Ma la fazione più importante di tutto questo anno si fu quella

dell'invasione del Canadà tentata dall'armi americane. Aveva il

congresso considerato, che non senza grave cagione aveva il governo

inviato per governatore in quella provincia il generale Carleton, uomo

di animo invitto, di mente vasta, e di chiaro nome nelle faccende

militari; ed investitolo, siccome già abbiam veduto, di sì piena

autorità, che nissun governatore prima di lui ne aveva a gran pezza

avuto altrettanta. Sapeva, ch'egli ogni sforzo faceva per far levar i

Canadesi e gl'Indiani, e spignerli all'armi contro le colonie. E sebbene

da principio molta ripugnanza avesse incontrato tra i primi, temevasi

però, che coll'arti e coll'autorità sua riuscisse finalmente a potergli

soldare. Non ignoravasi la disposizione in cui erano i popoli del

Canadà, i quali erano, siccome Francesi, poco stabili, e non poco

irritati all'atto di Quebec, siccome quello, che sebbene la religion

loro favorisse, gli metteva però di nuovo sotto l'antica soggezione

verso la nobiltà, ch'essi detestavano; e non si voleva trasandar

l'occasione di far profitto di questo mal animo loro, prima che Carleton

svolti gli avesse. Speravasi, che giunti colà gli Americani vittoriosi,

non avrebbero i Canadesi esitato ad abbracciar le parti loro per l'odio

che portavano alla nobiltà, e per la moderazione, colla quale gli

Americani eran soliti procedere nelle cose appartenenti alla religione.

La provincia del Canadà era allora sfornita di soldati di ordinanza, i

quali tutti erano stati chiamati a Boston. Aveva per altro il congresso

avuto intenzione, che nella vegnente primavera era il governo per fare

un grande sforzo in quella provincia, mandandovi in copia armi, soldati

e munizioni per assalir le colonie alle spalle. La qual cosa, se si

fosse aspettata, senza farvi contro nissun rimedio, era da dubitarsi di

qualche gran male. Imperciocchè i coloni, assaltati nel medesimo tempo

di fronte ed alla coda, non avrebbero potuto resistere. Dava eziandio

favore a questo disegno il felice evento dell'impresa di Ticonderoga e

di Crown-point, per la quale era stata aperta agli Americani la via del

Canadà. Pensavano, che si dovesse usar bene la presente occasione, in

cui le soldatesche britanniche erano tutte rinchiuse in Boston, ed

avevan là ben che fare, senza che andar potessero a prestar ajuto in una

parte sì lontana dalle province della lega. Ma vi era da temere, che se

s'indugiasse, avrebbe il governo inglese fatti gli opportuni

provvedimenti per opprimere ad un tratto le colonie, ed all'antica

divozione ritornarle. Nè non era da non curarsi la considerazione, che

sui principj massimamente dei moti popolari si deve far dai Capi qualche

rilevata impresa per confermar gli animi; senza di che si corre

pericolo, che si raffreddino, e, deposta la foga, si ricompongano nella

pristina quiete con grave danno e perdita loro. Nelle imprese dubbie,

che i popoli sollevati tentano, la speranza ed il timore nascono e si

depongono prontissimamente. Al che si debbe aggiungere, che altrettanto

più ostinatamente difendono i popoli una causa, quanto più la credono

giusta; ed altrettanto giusta la credono, quanto essa è felice. Da tutte

queste ragioni mosso il congresso, si risolvette a far la spedizione del

Canadà. Nella qual cosa però non è, che gli uomini prudenti non

trovassero molte e gravi difficoltà. Questo non era più un volere star

sulle difese, ma sibbene un offendere gravissimamente quel principe, al

quale protestavano ancora fedeltà, portando le armi in una sua

provincia, la quale in nissun modo gli aveva chiamati. Quest'era non

solamente incitar con parole i sudditi quieti e non offesi alla

resistenza contro l'autorità legittima del proprio sovrano, ma ancora

occupar violentemente il paese loro, e trargli per forza a parte della

sedizione. Si doveva temere, che un sì audace disegno non discoprisse

troppo le intenzioni del congresso generale, e che perciò quelli fra i

coloni, i quali di buona fede combattevano per ottener dal governo la

rivocazione delle novissime leggi, e desideravano, detestando la totale

separazione dalla Gran-Brettagna, di ritornare all'antica obbedienza, si

ristassero, ed i compagni abbandonassero. Nè non istavano molti senza

apprensione, che si perdesse per l'esecuzion di questo disegno quel

favore, che molti abitanti dell'Inghilterra, e parecchj membri del

Parlamento avevano sin allora alla causa dell'America prestato, perchè

in tal caso, da sudditi offesi diventati sarebbero pregiudiziali nemici,

da uomini oppressi soldati oppressori, da cittadini difendentisi contro

una sembianza di tirannide insaziabili assaltatori di una pacifica

provincia. Si doveva anche credere, che il timore che non fossero messe

a sacco ed a ruba le merci e le proprietà inglesi, che in gran copia si

ritrovavano ammassate nel Canadà, e massimamente nella città di Quebec,

alienasse molto gli abitatori dell'Inghilterra. Ma però si discorreva

dalla contraria parte, che allorquando si è già venuto all'armi e sparso

il sangue, il persistere nella guerra difensiva, egli è un lasciar

migliori condizioni all'inimico, il quale non ha il medesimo rispetto;

che giacchè si era la guerra incominciata, si doveva essa con tutti i

più efficaci mezzi continuare, e che certamente nissuno più efficace si

poteva immaginar di quello di assalire e preoccupare il nemico nella sua

parte più debole. Si osservava, che l'Inghilterra non avrebbe usato

questa distinzione delle difese e delle offese, ma che avrebbe

esercitato sopra tutti indistintamente la medesima vendetta; che l'armi

sole, e queste gagliardamente e pienamente usate, e non i timidi rimedj

quelli erano, che dovevano gli Americani dagli estremi danni preservare;

che la felicità dell'impresa, la quale molta probabilità aveva, non solo

i titubanti, ma forse anche gli avversi avrebbe conciliato, e che ogni

tentativo che l'uomo faccia, qualche parte d'incertezza s'incontra e

qualche pericolo; ma che non debbono perciò ristarsi gli animi generosi.

Ricordavasi quell'antico motto, _che chi non fa quando e' può, non fa

quando e' vuole_. Riflettevasi finalmente, che gli acconci parlatori

delle due Camere del Parlamento o per amor della libertà, come dicevano,

o certo almeno per l'ambizione e per l'agonia di contraddire ai

ministri, non si sarebbero rimasti dal lodare, non che dal difendere la

causa degli Americani, quantunque questi avessero fatto peggio, che

assaltare la provincia del Canadà.

Fatta la risoluzione non fu lento il congresso a fare tutti quei

provvedimenti, ch'erano a sì importante spedizione necessarj. Tremila

soldati, parte abitatori della Nuova-Inghilterra, e parte Jorchesi

furono trascelti all'impresa. Erano capitanati da due brigadieri

generali Wooster e Montgommery, ed avevano per capitano generale il

maggiore generale Schuyler, uomini tutti, in cui l'America aveva

grandissima fede collocata. E siccome per arrivar nel cuore del Canadà,

bisognava far la via del lago Champlain, dei fiumi Sorel e San Lorenzo,

dei quali l'ultimo largo e profondo bagna le mura di Quebec, città

capitale della provincia, così si era dato opera a construrre piatte a

Ticonderoga ed a Crown-point per trasportar le soldatesche, ovunque

d'uopo fosse. Dovendosi poi andare in una provincia, la quale non era

nella lega americana entrata, e che si reggeva alle sue proprie leggi,

non si poteva sperare che gli abitanti suoi ricevessero i biglietti di

credito che correvano nelle colonie, e medesimamente si abborriva, che i

soldati vivessero a discrezione in una contrada, che s'intendeva doversi

rendere favorevole ed amica. Perciò il congresso aveva, fatto un sforzo,

raggranellato cinquantamila dollari in ispecie, e destinatigli alla

spedizione. Egli era ancora necessario per assicurarsi alle spalle, che

si confermassero nell'amicizia gl'Indiani, che abitavano le rive del

fiume Mohack, che mette in quello del Nort un poco al di sopra di

Albanìa. Perciò il generale Schuyler si era fermato in questa città, e

teneva continue pratiche coi medesimi, coi quali esercitava grandissima

autorità. Era già arrivato Montgommery a Crown-point accompagnato da una

parte dell'esercito, e stava aspettando l'arrivo del rimanente.

Carleton, che stava molto avvisato, vedendosi venire tanta piena

addosso, e pensandosi che, se s'impedisse agli Americani l'entrare nel

fiume Sorel, sarebbe loro impossibil cosa stata il penetrar nel Canadà,

aveva fatto construrre ed armare un grosso giunco, con altri legni

minori, e dal Forte di San Giovanni intendeva di fargli innoltrare sino

all'emissario del lago nel Sorel, sperando in tal modo, e non senza

ragione, di chiudere affatto il passo agli Americani. Montgommery,

avutone intenzione, giudicando questo disegno di Carleton di quella

importanza ch'egli era, determinò di preoccuparlo, e si mosse, con

quelle poche genti che aveva, verso il Sorel. Entratovi andò ad occupare

l'isola delle Noci, la quale giace sull'entrar del fiume presso il lago.

In questo mezzo arrivava Schuyler da Albanìa, non senza però aver prima

lasciato gli ordini opportuni per far marciar le genti della spedizione

all'isola delle Noci. Quivi accozzatisi i due generali mandarono un

bando ai Canadesi, col quale gli esortavano a congiungersi cogli

Americani per difendere le libertà loro, e dichiararono, ch'essi

entravano nella contrada, non come nemici, ma come amici e protettori, e

che solo avrebbero combattuto contro le guernigioni inglesi. Per

accoppiar poi alle dimostrazioni la forza, determinarono di avvicinarsi

al Forte San Giovanni, il quale, posto alla sinistra riva del Sorel,

tutto lo signoreggia ed impedisce il transito verso il San Lorenzo.

Adunque si mossero, sebbene senza artiglierie, verso San Giovanni, e

sbarcarono ad un miglio e mezzo distante dal Forte dentro di una palude,

per la quale marciarono, serbando gli ordini, verso il medesimo a fine

di riconoscere il luogo. In questo mentre ebbero a ributtare un feroce

assalto degl'Indiani, i quali volevano impedire, non guadassero un

fiume. Dispersi quelli, gli Americani si accamparono la notte a veggente

del Forte, ed incominciarono a farvi le trincee. Ma avuto avviso, che il

Forte era ottimamente munito, non isperando di far frutto per allora, se

ne ritornarono il giorno seguente all'isola delle Noci, dove

determinarono di aspettare i rinforzi e le artiglierie. Quivi per

impedire il passo alle navi di Carleton da San Giovanni al lago chiusero

la riviera, che quivi ha il suo letto molto angusto, con macchine

opportune. Intanto ritornava Schuyler ad Albanìa per ultimar il trattato

cogl'Indiani, e per accelerar l'arrivo dei soccorsi all'isola delle

Noci. Ma quivi o trattenuto dagli affari, od impedito dalla malattia,

imperciocchè ei pativa di gotte, si ristette, di maniera che tutto il

governo della guerra del Canadà rimase nelle mani del solo Montgommery,

uomo per altro molto capacissimo a sostentare un tal peso. Incominciò

egli con opportune pratiche a spiccar gl'Indiani dalle parti di

Carleton, acciocchè stessero neutrali, il qual fine ottenne senza molta

difficoltà. Poi essendo arrivati i rinforzi e le artiglierie, deliberò

di andare a porre l'assedio a San Giovanni. Consisteva il presidio in

cinquecento, o seicento soldati d'ordinanza, con dugento Canadesi

capitanati dal maggiore Preston. Ma l'esercito del Canadà, siccome tutti

gli altri delle colonie unite, avevano carestia di polvere e di palle

d'artiglieria, e perciò si faceva poca impressione contro la Fortezza.

Si aggiungeva a questa difficoltà il difetto della disciplina nelle

truppe provinciali ritrose e male obbedienti ai comandi. A questo

rimediava il Montgommery colla pazienza, colle promesse e colle minacce,

ajutate tutte dalla sua magnanimità e dall'autorità della persona sua,

che presso tutti era grandissima. Per superar poi la prima offerì la

fortuna un mezzo favorevole. È posto un poco sotto il Forte San

Giovanni, pure sul fiume medesimo di Sorel, un altro piccolo Forte

chiamato Chambli, il quale non avevano gl'Inglesi fornito, perchè

credevano che il nemico non vi potesse arrivare, se non si fosse prima

impadronito di quello di San Giovanni. A questo voltò tosto il pensiero

il generale americano. Mandovvi un buon polso di genti tra coloni e

Canadesi sotto i comandamenti dei maggiori Brown e Livingston, i quali

arrivati alla non pensata entrarono nel Forte, e se ne fecero padroni.

Il presidio, ch'era debolissimo, fu fatto prigioniero. Vi si trovarono

alcuni pezzi di artiglieria con centoventiquattro barili di polvere. Le

bandiere inglesi conquistate furon mandate a gran festa al congresso.

Gli Americani, ottenute le munizioni, delle quali mancavano, strinsero

l'assedio di San Giovanni, aprirono una batteria a dugento cinquanta

passi dal Forte, e vi piantarono le artiglierie.

Molte bande di Americani correvano il paese tra il fiume Sorel e quello

di San Lorenzo, dove furono ricevuti con grandissime dimostrazioni di

allegrezza dai Canadesi, i quali venivano ad unirsi con loro a schiere,

portando armi, vettovaglie e munizioni. Trovandosi adunque superiori, si

accrebbero loro gli animi, ed i due Capi, il colonnello Allen ed il

maggiore Brown, l'uno e l'altro gente molto avvisata, fecero la

determinazione di sorprendere e pigliar per una battaglia di mano la

città di Monreale, capitale del Canadà superiore, posta in un'isola

fatta da due rami del San Lorenzo. Allen pervenuto a Longueil, trovate

le barche, traversò il San Lorenzo di notte tempo sotto Monreale. Doveva

nell'istesso tempo varcare Brown: ma mancò; onde l'altro si trovò in

pericoloso frangente. Carleton, il quale era allora in Monreale, ed era

uomo, che sapeva bene usar le occasioni, conosciuta la debolezza

dell'Allen, gli venne all'incontro con alcune centinaia d'uomini tra

Inglesi, Canadesi ed Indiani. Si attaccò una feroce mischia, nella quale

Allen si difese con molto valore. Ma sopraffatto dal numero, perduti

molti de' suoi, ed abbandonato dagli altri, principalmente dai Canadesi,

fu costretto ad arrendersi. Il governatore non volle far seco lui a

buona guerra; ma, fattolo incatenare, lo mandò in Inghilterra.

Il governatore, preso nuovo ardire da questo prospero successo, si

determinò a far qualche pruova per liberar dall'assedio San Giovanni. A

quest'effetto aveva raggranellato tra Indiani, Inglesi e Canadesi un

buon numero di soldati. Ma non credendosi di aver forza sufficiente per

ottener il suo fine, deliberò di partir da Monreale per andarsi a

congiungere col colonnello Maclean, il quale col reggimento di Scozzesi

chiamato i _Reali Montanari fuorusciti_ occupava la foce del Sorel nel

San Lorenzo. Intendeva egli con queste genti unite poter con sicurezza

marciare contro Montgommery, e levar al tutto l'assedio. La fortuna non

favorì il disegno. Stando il generale americano in sospetto, che la

guernigione di Monreale governata da un uomo tanto sagace ed attivo,

quanto Carleton si era, non facesse qualche motivo, aveva fatto correre

da numerose schiere de' suoi la riva dritta del destro ramo del San

Lorenzo. Il governatore, preparata ogni cosa, ed entrato nei battelli si

attentava di passar il fiume per andar a sbarcare dall'altra parte a

Longueil. Accortisi del disegno gli Americani condotti dal colonnello

Warner piantarono le artiglierie in riva del fiume, e cogli archibusi

stavano pronti a ributtare il nemico. Lasciarono avvicinare le navi del

governatore, contro le quali, giunte ch'esse furono a gittata,

scaricarono le armi, ma principalmente le artiglierie, che trassero a

schegge. Le genti del governatore soprapprese da questo improvviso

impeto, tosto si disordinarono. Abbandonata l'impresa si ritirarono di

nuovo dall'altra parte del fiume a Monreale. Il colonnello Maclean,

avute le novelle delle cose poco felicemente succedute intorno Longueil,

si ritirava a Quebec, lasciando libera agli Americani la bocca del

Sorel.

Intanto si procedeva caldamente nell'assedio di San Giovanni.

Montgommery si era già molto colle sue trincee avvicinato alla murata, e

si apparecchiava a dar l'assalto. Ma quei di dentro si difendevano

gagliardamente, e non facevano alcuna vista di volersi arrendere,

quantunque incominciassero a difettar di vettovaglie. Arrivarono

finalmente i certi avvisi della rotta ricevuta da Carleton, e

Montgommery mandò tosto dentro un trombetto accompagnato da uno dei

prigionieri fatti dal Warner con una lettera per informar Preston di

quell'avvenimento, che gli toglieva ogni speranza di soccorso, e per

esortarlo a por giù un'ostinata difesa, la quale altro non era per

partorire, che uno inutile spargimento di sangue. Ricusava dapprima

Preston, e domandava qualche giorno di soprastamento. Ma l'Americano non

poteva consumar il tempo inutilmente, essendo già molto innoltrata la

stagione. L'Inglese fu obbligato ad arrendersi il giorno tre di

novembre, dopo un mese e mezzo d'assedio, salve le robe e le persone, e

con tutti gli onori della guerra. Furon condotti prigionieri per la via

di Ticonderoga in quelle colonie, che furon credute più accomodate. Così

venne in poter degli Americani il Forte di San Giovanni, il quale dopo

la perdita di Ticonderoga e di Crown-Point era meritamente riputato la

chiave del Canadà. Vi si trovarono diciassette bocche da fuoco tutte di

bronzo, ventidue di ferro, sette bombarde, con una quantità notabile di

palle e di bombe, ed alcuni attrezzi navali; munizioni da guerra e da

bocca poche, essendo state logorate.

Preso il Forte di San Giovanni corsero tosto i provinciali ad occupar le

bocche del Sorel, e quella punta di terra, che questo fiume forma nella

sua congiunzione col San Lorenzo. La cosa era di somma importanza per

impedire, che le navi armate, le quali il governatore teneva allestite a

Monreale, non potessero, calando a seconda dell'acqua pel San Lorenzo,

salvarsi a Quebec. Si aveva speranza eziandio d'intraprendere la persona

stessa di Carleton, il quale si trovava tuttavia in Monreale, città, che

non essendo fortificata, non era capace di alcuna difesa. A questo fine

rizzarono i provinciali batterie su quella punta, ed essendo il fiume

molto largo construssero con grandissima sollecitudine foderi e batterie

galleggianti, colle quali non solamente impedirono il transito all'ingiù

al naviglio del governatore, ma di più, assaltatolo, l'obbligarono a

ritirarsi verso Monreale. Tutto quell'apparato navale, ed il governatore

medesimo correvano grandissimo pericolo. Arrivava intanto sotto le mura

di Monreale Montgommery il giorno dopo, che Carleton ritrattosi a bordo

delle navi l'aveva abbandonato. Gli abitanti proposero incontanente

molti articoli di capitolazione, ai quali Montgommery non volle

ratificare, allegando, che non essendo essi in istato di difesa non

potevano far accordo, e perciò intimò loro, si arrendessero a

discrezione. Tuttavia essendo egli non meno cortese, che valoroso, ed

ornato di tutte quelle virtù civili, che in uomo capir possono, concesse

ai Monrealesi umanissime condizioni, promettendo loro con una scritta di

sua mano, che avrebbe protetto le proprietà, le persone e la religione.

Aggiunse, volendo accennare un accordo e lega colle colonie unite, che

sperava, che i civili e religiosi diritti di tutti i Canadesi stati

sarebbero stabilmente constituiti da un provinciale congresso; che le

Corti di giustizia sarebbero ordinate a modo della costituzione inglese,

e generalmente, dei chiesti patti, concesse tutti quelli, che la

sicurezza del suo esercito, ed i suoi ulteriori disegni potevano

consentire. Queste cose faceva Montgommery non solo, perchè così portava

l'animo suo, che invero era cortesissimo e liberalissimo, ma eziandio

per dar sicurtà agli altri Canadesi, e principalmente agli abitatori di

Quebec, acciocchè, deposto ogni timore, e confidandosi affatto nella

fortuna e nella fede sua, alle parti americane si accostassero.

Assicurati così gli abitanti di Monreale, entrò vittorioso nella città

addì tredici di novembre.

Le genti di Montgommery, essendo mal in arnese, erano grandemente noiate

dal freddo della stagione, che incominciava ad innoltrarsi, e dal rigor

di quel clima. Specialmente nel viaggio loro da San Giovanni a Monreale,

essendo quelle terre molto basse e piene di fango, incontrarono molte

fatiche e disagi, i quali però sopportarono con incredibile pazienza. Ma

giunte in Monreale incominciarono ad inritrosire; e molti soldati,

essendo terminata la condotta, se ne volevano alle case loro ritornare.

Ma Montgommery colle parole e coll'autorità sua, e coll'aver partiti fra

di loro nuovi abiti di panni trovati in quella città, e comprati a buon

prezzo, ne fermò una parte. Gli altri se n'andarono, sicchè diminuì

l'esercito già non troppo grosso. Ma più crescevano gli ostacoli, e più

s'infiammava nell'impresa quell'animo smisurato del Montgommery.

Coll'essersi i provinciali renduti padroni di Monreale, si era tolta

ogni speranza al navilio del governatore. Si trovava questi come

assediato in quella parte del fiume San Lorenzo, ch'è compresa tra

quella città e le bocche del Sorel. Sotto gli serravano il passo le

batterie galleggianti, ed i foderi armati con artiglierie sotto i

comandamenti del colonnello Easton. La presa del governatore stesso

pareva inevitabile; la quale se avesse avuto luogo, si sarebbe ad un

tratto terminata la guerra del Canadà, e gli Americani avrebbero

acquistato tutta questa provincia colla città di Quebec. Tutta la somma

della guerra, tutta la speranza della vittoria era posta nella sola

persona del governatore, il quale coll'animo suo invitto, colla prudenza

e colla sperienza governava ogni cosa. In così imminente pericolo ei

trovò la via di scampare, quando pareva più vicina la perdita sua.

Montato su d'un battello, e fatto avviluppare i remi per diminuire il

romore dei medesimi in sul batter dell'acque, ebbe la ventura di

passare, usando l'oscurità della notte, a traverso delle guardie delle

navi nemiche, e di ritornarsene sano e salvo a Quebec. Il generale

Prescot, che, partito Carleton, aveva il comando delle navi, fu

obbligato ad arrendersi. Vennero in mano dei provinciali il generale

stesso con molti altri uffiziali, alcuni gentiluomini, che tenevano i

maestrati civili nel Canadà, i volontarj canadesi, e molti soldati

inglesi, i quali tutti avevano cercato rifugio a bordo delle navi,

quando Montgommery si era avvicinato a Monreale. Lasciate le guernigioni

in Monreale e nei Forti di San Giovanni e Chambli per tener aperta la

via tra Quebec e le colonie, conservar nella divozione i Canadesi, e

tener in rispetto gl'Indiani, siccome pure le guernigioni di Detroit e

di Niagara, s'incamminava alla volta di Quebec con poco più di trecento

soldati, che soli rimanevano di tutto l'esercito.

Mentre così si travagliava nelle parti superiori del Canadà, sovrastava

da una parte inaspettata un presentissimo pericolo alla città stessa di

Quebec. Aveva Washington nel campo suo presso Boston concetta nell'animo

una impresa molto mirabile per la novità sua, e per la difficoltà ed i

pericoli, che si dovevano superare nel mandarla ad effetto. Ma se ella

era arrisichevole, non era meno utile. Ei pensò, che una via vi doveva

essere, quantunque non battuta, e solo corsa dai montanari a' buoni

tempi, la quale dalle parti superiori del Nuovo-Hampshire e della

provincia di Mena guidasse a traverso deserti, paludi, bricche e

montagne pressochè inaccessibili nel Canadà inferiore dalla parte di

Quebec. Considerò, che una impressione fatta in questo luogo sarebbe

tanto più efficace stata, quanto più era inaspettata. Conciossiachè non

solamente nissun esercito era mai passato per quelle solitudini aspre e

selvagge, ma eziandio nissuno si era mai recato in mente, che ve ne

potesse alcuno passare. Sapeva egli, che la città di Quebec non era a

gran pezza fornita delle cose necessarie alla difesa. Il disegno di

Washington era molto opportuno per cooperare con quell'esercito, che

doveva per la via trita dei laghi e del Sorel penetrare nel Canadà

superiore. Si sapeva, quanto deboli forze avesse seco Carleton, e che

non poteva, dividendole opporsi con qualche speranza a due eserciti, che

lo assalissero, uno verso Monreale, e l'altro dalla parte di Quebec.

S'ei si ostinasse a difendere il paese intorno Monreale, Quebec veniva

in poter degli Americani. S'egli per lo contrario accorreva a Quebec,

avrebbero essi occupato Monreale, e tutte quelle vicinanze.

Il governo di questa insolita e difficile fazione fu commessa al

colonnello Arnold, uomo, non che audace, temerario, e con ciò di

grand'ingegno e di ammirabile fortezza. Furono scelte a quest'impresa

dieci compagnie di archibusieri, tre di corridori ed una di artiglieri

sotto gli ordini del capitano Lamb. Seguivano alcuni volontarj, tra i

quali il colonnello Burr, quegli, che fu poi vice-presidente degli Stati

Uniti d'America. Sommavano in tutto a undici centinaia di soldati.

Scorre per la provincia di Mena un fiume, che i paesani chiamano

Kennebec, il quale sorge dalle montagne che dividono questa provincia da

quella del Canadà, e correndo da tramontana verso ostro, va a mettere in

mare poco lungi da Casco-Bay. All'opposto delle sorgenti della Kennebec,

dall'altra parte dei monti, e non molto distante da quelle, nasce un

altro fiume chiamato Chaudiere, il quale va a sboccare nel fiume di San

Lorenzo poco sopra alla città di Quebec. Tra le sorgenti della Kennebec

e della Chaudiere havvi un tratto, per dove si passa da una sorgente

all'altra tra aspre montagne, e, come suole, impedito da spessi torrenti

e paludi. Non si trova in tutti questi luoghi anima vivente. Questa è la

via che le genti dell'Arnold dovevano tenere per arrivare a Quebec.

Aveva egli ricevuto ordini convenevoli per corrispondere all'esercito di

sopra per mezzo degli Indiani di San Francesco, i quali abitano le rive

di un fiume di questo nome, posto tra quel della Chaudiere ed il Sorel.

Doveva ogni ingegno usare per mantenersi i Canadesi amici, e per tener

avvisato il generale Washington di tutto ciò, che accadesse alla

giornata. Ei portava seco mille lire di sterlini, e bandi pei Canadesi

in copia. Imperciocchè in quei tempi, come poi, di bandi, che ora

gl'Italiani chiamano con vocabolo dedotto dai Latini, ma in effetto pel

pizzicore di parlar francescamente, _proclami_ e _proclamazioni_, non

v'era penuria.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2 · 第 10 / 30 段