Lord Dunmore pubblicò la legge marziale, per la quale ogni ordine civile

doveva cessar nella provincia; si esortarono i leali a ripararsi alle

insegne del Re, a ritener presso di loro i censi dovuti alla Corona ed

altre tasse, finchè la pace fosse ristorata. Si dichiararono inoltre i

servitori appartenenti ai ribelli, Neri o Bianchi che si fossero, del

tutto liberi, purchè, pigliate le armi, andassero ad unirsi alle

soldatesche reali.

Questo bando, e massimamente la dichiarazione di liberar gli schiavi,

che dimostrarono, Dunmore fosse un uomo poco prudente e poco temperato

nell'animo, non produssero quegli effetti, ch'egli aveva sperato. Fu

essa generalmente e nelle colonie, e in tutti gli altri paesi biasimata,

siccome quella, che tendesse a turbar fin in fondo la società, a

distruggere la domestica securità, ad ingenerare mortalissimi sospetti,

e ad eccitare una gente, già di per sè stessa crudele, all'ire ed al

sangue. In fatti poi questo partito del governatore riuscì non che vano,

dannoso. Irritò molti, e non sottomise nessuno.

Tuttavia essendo il governatore venuto a terra, prese i suoi

alloggiamenti a Norfolk, Terra molto grossa posta sulle rive del fiume

Elisabet, nella quale, e nelle vicinanze abbondavano i leali. Quivi

concorsero a lui alcune centinaia di questi, e di Neri, dimodochè

diventò in quella parte superiore ai nemici. Alcune milizie provinciali,

le quali avevano fatto le viste di opporsi, furon di leggieri sconfitte.

Già si aveva concetta nell'animo la speranza di esser in grado di

ricuperare la provincia, ed alla divozione del Re tutta ritornarla.

Queste cose, come origine di più importanti moti, e seme di più gran

guerra furono gravemente sentite dai reggitori dello Stato di Virginia;

onde deliberarono di porvi un pronto rimedio. Mandarono con ogni maggior

diligenza alla volta di Norfolk un reggimento di soldati d'ordinanza, ed

una mano di minuti uomini sotto i comandi del colonnello Woodford. Avuto

il governatore intenzione di questi rinforzi, occupò molto prudentemente

un forte luogo sulla sponda settentrionale della riviera Elisabetta,

chiamato _Great-Bridge_, o sia Gran Ponte, distante a poche miglia da

Norfolk. Questo dovevano traversare i provinciali, se volevano arrivare

alla Terra. Quivi construsse tosto un puntone dalla parte di Norfolk,

che affortificò il meglio che seppe e potè per la brevità del tempo, e

lo fornì copiosamente d'artiglierie. Il puntone era da ogni parte

attorniato d'acque e da paludi, e solo vi si aveva il passo per un

dicco, o sia argine molto lungo. Le forze del governatore non erano di

gran momento. Aveva da due centinaia di stanziali, ed una banda di

volontarj norfolchesi. Il resto era, tra gentame di Bianchi, e

servidorame di Neri racimolati in fretta, una moltitudine disordinata. I

Virginiani pigliarono gli alloggiamenti a fronte degl'Inglesi in un

piccolo villaggio a gittata di cannone. Avevano avanti di sè il dicco

molto stretto, l'estremità del quale affortificarono anch'essi con un

puntone. In questo stato stettero molti dì l'una parte e l'altra senza

far moto alcuno. Finalmente accortosi Dunmore, che l'indugio era

pregiudiziale a lui ed utile agli Americani, ai quali abbondavano le

vettovaglie, e che s'ingrossavano ogni giorno, essendo egli stesso

d'animo grande, ed avendo forse a vile i soldati del nemico, deliberò di

dar la batteria. Sperava in questo modo di potersi aprir la via nelle

viscere della provincia. Adunque la mattina dei 9 dicembre prima del dì

ordinò a Fordyce, capitano di una compagnia di granatieri, andasse

all'assalto. Marciarono baldanzosamente contro il puntone degli

Americani. Fordyce guidava l'antiguardo; il luogotenente Baturst i fanti

perduti. Il capitano Leslie veniva dopo con una schiera di trecento tra

Neri e Bianchi, e dugento stanziali. Si risentì tosto il campo

americano, e si apparecchiò alle difese. Il combattimento durò lunga

pezza con un'ostinazione incredibile. Finalmente, morto Fordyce, che

meritò in questo fatto le lodi di animosissimo soldato, a pochi passi

del puntone, e molti de' suoi, le genti britanniche si ritirarono al

ponte. Gli Americani non gli seguitarono, impediti dall'artiglieria del

Forte. I Neri fecero cattivissima pruova, e si salvarono con la fuga.

Trattarono gli Americani dolcemente gl'Inglesi venuti in mano loro,

duramente i leali. Fu questo fatto, dal canto di Dunmore, più di

temerario capitano, che di animoso soldato.

Il governatore, perduta ogni speranza di far frutto in questa parte,

abbandonato il Gran Ponte, si ritirò a Norfolk, lasciando in poter dei

nemici alcune bocche da fuoco. E non credendosi sicuro in questa Terra e

nella vicinanze, deliberò di montar di nuovo sulle navi, il numero delle

quali si era molto accresciuto per l'aggiunta di quelle, che si erano

trovate nel porto di Norfolk. Il che gli venne fatto in un gran bisogno;

poichè molti fra i leali, abbandonato il paese, cercarono rifugio

sull'armata, portando seco gli arredi e suppellettili più preziose. I

provinciali occuparono Norfolk, il quale quasi deserto trovarono, avendo

i più sgombrato alle navi del governatore.

Mentre in tal modo si travagliava sulle coste della Virginia, covava un

disegno di grand'importanza, e questo era di levare in armi gli

abitatori delle parti diretane delle colonie, ma particolarmente della

Virginia e delle due Caroline, i quali si sapeva essere bene affetti

verso la causa reale. Si sperava ancora, che gl'Indiani si sarebbero

accozzati, e non solamente avrebbero molestato alla coda i provinciali;

ma inoltre crescendo di numero e di forze, pervenuti sarebbero a

traversare le province, e congiungersi sulle coste col lord Dunmore. Fu

creduto istrumento opportuno a questo disegno un Giovanni Conelli, nato

nella contea di Lancastro in Pensilvania, uomo arrisicato ed audace

molto, il quale, trovatosi con Dunmore, aveva da lui ricevuto favorevoli

condizioni, ed un mandato amplissimo per poter mettere ad esecuzione il

carico, che gli era stato dato. Adunque questo Conelli, lasciato

Dunmore, andò a tentare gli animi degl'Indiani dell'Ojo e quelli dei

leali sui confini delle colonie. Avendo in ciò fatto grandissimo frutto,

se ne ritornava al governatore. Si era appuntato, che le guernigioni

vicine, e principalmente quelle del Detroit, e del Forte Gage fra

gl'Illinesi gli prestassero assistenza, e si sperava altresì, che gli

uffiziali delle guarnigioni del Canadà lo avrebbero secondato.

S'intendeva, che tostochè le genti sue fossero in pronto, dovesser far

capo grosso a Pittsburgo, e quindi, valicate le montagne Allegany,

correre la Virginia, e, traversatala, andarsi a congiungere con Dunmore

nella città di Alessandria, posta sulle rive del fiume Potamack. La

fortuna si era favorevole dimostrata a questi primi principj. Era già

Conelli andato parecchie volte sano e salvo da un luogo all'altro, e

tenute le sue pratiche cogl'Indiani e coi leali molto segrete. Già si

andava avvicinando a Detroit sulle estreme frontiere della Marilandia

presso il borgo di Tamar, seco stesso rallegrandosi di essere oramai

uscito da tutti i pericoli. Ma in questo luogo fu conosciuto, carcerato,

e le scritture che portava, pubblicate per ordine del congresso. Così

questa segreta trama che Dunmore, mancando di armi vive, aveva ordito,

riuscì come parecchie altre di niun effetto. Solo s'inasprirono vieppiù

gli animi dei coloni, e la sua autorità andò soggetta a maggior

diminuzione.

In questo mentre si preparava contro Norfolk un evento lagrimevole.

Quantunque molti fra i leali di Norfolk e del contado vicino avessero

cercato asilo sull'armata del governatore, molti però erano rimasti, o

sia, che non fosse bastato loro l'animo di lasciar le proprie terre, o

sia, che temessero i disagi del mare e della fame, o sia pure, che

sperassero di trovare più mansuetudine nei concittadini loro, i quali

facevano professione della libertà, ch'essi stessi non avevano fatto

provare a questi, quando erano stati superiori in quel tratto di

contrada. Certo è, che i libertini diventati superiori essi, gli

aspreggiarono fieramente, e sopra di loro tutte quelle più gravi

nimicizie esercitarono, che tanto sono frequenti nelle guerre civili tra

gli uomini di diverse Sette. Il governatore arrabbiato, e commosso alle

miserabili grida dei leali, se ne volle vendicare. Questo mal talento si

accresceva ogni giorno a motivo delle avvisaglie, che seguivano

frequentemente tra le due parti, sforzandosi i provinciali d'in sulla

spiaggia d'impedire, che i reali non isbarcassero per andare alla busca

nel paese, e questi per lo contrario brigando in ogni maniera di furar

vettovaglie ad ogni tratto. Per la moltitudine delle bocche erano stremi

di ogni cosa, e non avevano più di nissun ben vivente. Finalmente

essendo arrivata dall'Inghilterra nella cala di Norfolk una nave da

guerra, Dunmore mandò a terra un tamburino, intimando ai provinciali,

somministrassero i viveri, e cessassero il trarre; altrimenti avrebbe

fulminata la Terra. I provinciali risposero del no. Il governatore

deliberò di cacciargli colle artiglierie, e di ardere le case che

stavano in sulla riviera. La mattina mandò a dar notizia della presa

risoluzione, acciocchè le donne, i fanciulli e tutte le bocche innocenti

potessero ritirarsi in salvo. Il primo di gennajo la fregata il

Liverpool, due corvette ed il giunco armato del governatore traevano

furiosamente contro la città, e nel medesimo tempo alcuni uomini delle

ciurme sbarcavano e mettevano fuoco alle case. Tosto le fiamme si

apprendevano, l'incendio si propagava. Tutta la Terra fu consumata. Arse

anche tutto il paese all'intorno per opera dei provinciali stessi,

perchè volevano levare al nemico qualunque comodità, e tor quel nido

alle genti del Re. Tali sono gli effetti dell'ire civili, tali i

risultamenti delle umane discordie. Ma l'uomo è troppo spesso o

ambizioso, o ingannato; e se non mancano in ogni età gli autori delle

guerre, non manca nemmeno loro l'ingegno di ricoprirne coi soliti

inorpellamenti le cagioni, sicchè i miseri popoli oppressi e soppozzati

in fondo non sappian il più delle volte, da chi ne abbiano il buon prò.

In questo modo fu distrutta una delle più ricche e delle più fiorenti

città della Virginia.

Narrato lo stato della provincia di Virginia, dopo che vi aveva il

governo regio cessato, l'ordine della storia ricerca, che noi ci

voltiamo a raccontar quelle cose, che a questi tempi accaddero nelle

altre. Già abbiamo detto l'ardor dei popoli, che si manifestò nella

Carolina Meridionale al tempo, in cui vi si ebbero le novelle del fatto

di Lexington, e come vi si facesse un convento provinciale, si

sottoscrivesse una lega e vi si assoldassero fanti e cavalli per

difendere la colonia. In mezzo a questi travagli arrivava il governatore

Campbell, al quale nonostante i pubblici romori furon fatte le grate

accoglienze. Ei si pensò di voler usar la milizia per ostare ai

reggimenti d'ordinanza, che stati erano levati dal convento, o congresso

provinciale, ed a questo medesimo contrapporre l'assemblea provinciale.

Sperava in tal modo, col dividere i popolani, diminuir le forze loro ed

interrompere i loro disegni. Perciò di propria autorità spedì i ruotoli

agli uffiziali della milizia, e convocò l'assemblea secondo gli ordini

antichi. Ma l'uno e l'altro disegno riuscì vano; le milizie stettero

ferme nella impresa del popolo, e l'assemblea sì ostinatamente

resistette ad ogni sua proposta, ch'ei fu necessitato a congedarla.

Parve star quieto per qualche tempo. Ma si sapeva che teneva pratiche

segrete coi leali, che non eran pochi, e massimamente sui confini verso

le montagne ed i laghi. Per iscalzarlo i provinciali operarono di modo,

che uno, Adamo Macdonald, capitano nei reggimenti provinciali, uomo in

molta fede presso i libertini, andò a visitare il governatore sotto il

nome di Dick Williams, qualificandosi di messo, che i leali mandavano

per professar la fede loro e ricevere gli ordini. Il governatore, che si

sentì sollecitare dove gli pizzicava, si discoperse, e disse tutto quel

che sapeva. Macdonald, scovato nel modo che si è detto il governatore,

rapportò le cose al Consiglio generale. Si levò un romore grandissimo.

Il Consiglio diputò al governatore alcuni de' suoi, fra i quali lo

stesso Macdonald per chiedergli, mostrasse loro i dispacci ricevuti

dall'Inghilterra. Campbell ricusò risolutamente. Si mosse il partito di

farlo arrestare, ma non si ottenne. Il governatore ebbe paura, e si

ritirò a bordo di una corvetta, ch'era sorta nel porto. Portò seco il

sigillo della provincia. Il Consiglio mandò a pregare, ritornasse. Non

volle. Così cessò affatto il governo reale nella Carolina Meridionale, e

tutta l'autorità pubblica fu trasferita dagli antichi maestrati nel

convento provinciale, nella congregazione di sicurezza, e simili

maestrati popolari, alla potestà dei quali il popolo non pose alcun

limite, se non se, guardassero, la repubblica non ricevesse danno.

Ma intanto il governatore Campbell non istava ozioso. Sapeva, che i

reali erano numerosi in certe parti della provincia, e sperava, che

incitandogli e rizzando un'insegna, intorno alla quale avessero potuto

raunarsi, avrebbe fatto qualche gran frutto. Nella parte posteriore

della provincia abitava una generazione d'uomini chiamati _regolatori_.

Eransi questi nel 1770 arrogato il diritto di eseguire essi stessi le

leggi contro i malfattori. Sì oltre procedettero, che di propria

autorità davan le pene corporali a questo ed a quello. Per ovviare a

tanta enormità fu mandato lord Mantague, il quale, usando molta

severità, restituì in mezzo a quella gente trascorsa l'autorità delle

leggi. Adunque questi regolatori ricordevoli dello scotto avuto per

causa di quelle illegittime assemblee, non fu mai, che avessero voluto

consentire ad accostarsi al congresso ed agli altri maestrati popolari,

che, egualmente che i passati, riputavano irregolari ed illegali.

Ritrovavansi nei medesimi luoghi molti Olandesi ed Irlandesi, i quali

siccome quelli che dalle concessioni e liberalità del Re avevano

ricevuto le terre, o per debito di gratitudine, o per paura di perderle,

se si fossero congiunti coi libertini, si conservavano fedeli, ed ogni

opera facevano per contrastare ai nuovi reggitori. Ai medesimi si

congiunsero alcuni altri Irlandesi, i quali veniticci per paura dalle

province settentrionali si erano in questa ritirati. Perciò determinò

Campbell di usar queste genti per arrivare ai fini suoi. Andò seminando

fra di loro, che le colonie d'America erano di gran lunga troppo deboli

per poter resistere alla potenza della Gran-Brettagna; che non si

trattava, che di una piccola tassa sul te, il qual essi non erano usi di

logorare; che gli abitanti delle coste erano quelli, che si opponevano a

questa tassa, e ciò per averne il te franco, senza prendersi pensiero,

che questa ostinazione loro avrebbe privato gli abitatori delle parti

interne di molti oggetti al vivere necessarj; che la sola spesa di

mantenere i reggimenti provinciali oltrepasserebbe d'assai quella, a cui

sommavano le tasse imposte dal Parlamento. Accrebbero il mal animo di

costoro le violenze dei popolani, i quali si sforzavano, volessero o no,

di far loro sottoscrivere la lega. Dal che nacque, che molti, che

rimasti sarebbero neutrali, si gettavano di forza nella parte contraria.

In nessuna parte della provincia erano i leali altrettanto numerosi,

quanto in quel tratto di paese che giace fra i due fiumi Broad e Saluda.

Ricusarono di secondare le risoluzioni del congresso, di sottoscrivere

la lega e di far leve di soldati. I libertini desiderando di procedere

pacificamente, mandarono in quei luoghi due uomini di grandissima

autorità Guglielmo Enrico Drayton, e Guglielmo Tennent. Questi molto

dissero e molto fecero per sopire i sospetti nati fra quei popoli, ma

con niuno o poco frutto. Quindi nacquero gravi gelosie tra le due parti.

Corsero all'armi, e le due osti presero il campo l'una dirimpetto

all'altra. S'interposero i buoni cittadini per evitar il sangue, e

finalmente dopo alcuni giorni di pratica si conchiuse un accordo, pel

quale i leali dettero la fede di rimaner neutrali. Ma ruppe queste prime

speranze di qualche riposo un Roberto Cunningham, persona inquieta, ed

uno dei Capi più vivi dei reali, il quale non cessava di sparger nuovi

semi di discordia. Da ogni parte i reali correvano all'armi. Il

congresso, volendo porre il piè su di quelle prime faville, ordinò al

maggiore Williamson, comandante la milizia, di marciar contro i

sediziosi. Ma questi, in maggior numero essendo, prevalevano. I tempi

correvano difficili, ed il congresso caroliniano avendo un esercito ed

un'armata inglese a fronte, a ridosso i concittadini sospetti, non

poteva sperar di ottenerne la vittoria. I Capi provinciali per opprimere

questi tentativi degli avversarj fecero marciare alla volta dei luoghi

sospetti molte bande di milizie e di soldati di ordinanza sotto gli

ordini dei colonnelli Richardson e Thompson, ai quali si accozzarono di

vantaggio i colonnelli Polk e Rutherford, che guidavano i Caroliniani

settentrionali. I reali, dispersi, discordi, e privi di Capi di

riputazione, trattando tutte le cose con timore e con dubbioso

consiglio, dovettero ricevere i patti dai vincitori. A questo subito

impeto dei libertini stettero per lungo tempo quieti, e non fecero più

nissuna dimostrazione, fino a che le armi inglesi non prevalsero nelle

province della Giorgia e della Carolina Meridionale.

I Caroliniani essendosi al tutto risoluti al partito della guerra,

incominciarono a voltar l'animo a tutti quei provvedimenti, che

potessero abilitargli ad esercitarla con frutto. Pensarono sulle prime a

far procaccio di polvere d'artiglierie, della quale avevano grandissimo

difetto. Stava sull'ancore vicino al rialto o banco, che essi chiamano

_barra_, di Sant'Agostino nella Florida Orientale una nave inglese, che

aveva un gran carico di polvere. Alcuni popolani audaci e pratichi del

mare si recarono con grandissima celerità sopra la nave, l'abbordarono,

e s'impadronirono di quindici migliaia di libbre di polvere, che con

eguale felicità trasportarono in Charlestown. Questo fu acquisto

utilissimo in tanto bisogno loro, e ne fornirono molto opportunamente i

Massacciuttesi, siccome pure l'esercito, che fece poco dopo la

spedizione del Canadà. Ma rimaneva ancora in potestà del Re il Forte

Johnson posto sull'isola James, la quale sta a rimpetto della città.

Questo Forte signoreggiava il porto di Charlestown. La notte il

colonnello Motte con una buona smannata di nuove leve, sbarcato sulla

isola entrò dentro, essendosi la guernigione ritirata, come inabile a

resistere, sopra le navi da guerra. I Capi del popolo ordinarono, che

nissuno stesse a somministrare acqua o vettovaglie alle navi del Re,

altro che del giorno al dì. Gl'Inglesi bloccavano il porto e facevan

molte prede con infinito danno della città. Perciò il colonnello

Moultrie con una masnada di soldati provinciali, e colle artiglierie

andò ad occupare la punta di Huddrel, e piantativi alcuni pezzi ben

grossi obbligò i capitani inglesi a snidare di quei luoghi, e ad

allargarsi in alto mare. Così la città si trovò per allora libera dal

travaglio dell'armi inglesi. Ma per preservarsi dai futuri assalti

deliberarono di far fortificazioni sulla punta di Huddrel, che difende

l'entrata alla città per la via del canale di Hog-Island, e di

accrescere quelle del Forte Johnson, il quale assicura il porto in

faccia a James's-Island. Rizzarono eziandio un nuovo Forte in questa

medesima isola a ponente del Forte Johnson, ed un altro sull'isola di

Sullivan, il quale chiamarono poscia col nome del colonnello Moultrie.

Le milizie provinciali si esercitavano, e i reggimenti di ordinanza

s'ingrossavano ogni giorno. In somma in tutte le parti della provincia

si preparavano le difese contro gli assalti del nemico.

Ma questo zelo dei Caroliniani a difendere la propria provincia,

quantunque vi andassero molto di buone gambe, era anche acceso vieppiù

dalle risoluzioni del congresso generale. Aveva questi decretato, che se

si avesse a difendere Charlestown contro i tentativi dei nemici, si

dovessero mantenere a spese della lega nella colonia tre reggimenti di

fanti; che se il convento o la congregazione di sicurezza giudicassero

spediente di arrestare o distruggere qualsivoglia nave che si fosse, il

facessero, ed avrebbe il congresso approvato. Raccomandò eziandio, si

piantassero Forti e batterie nei luoghi, che più opportuni giudicassero.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2 · 第 7 / 30 段