Intanto non poteva il congresso non manifestare qual fosse la opinion

sua intorno la provvisione d'accordo del lord North. Il passarla sotto

silenzio avrebbe dimostrata troppa caparbietà, e' si sarebbero

discoperti gli Americani a non voler ascoltar alcun temperamento. Ciò

non pertanto il congresso non volle troppo affrettare questa

risoluzione, ed aspettò ben due mesi, prima ch'ei venisse ad un partito

terminativo. Voleva con l'indugio mostrare maturità di consiglio, ovvero

noncuranza verso la provvisione. Ma la più principal cagione si fu

questa, che essendo incominciata la guerra, voleva aspettare l'esito

delle prime battaglie. Imperciocchè altra doveva esser la risposta, se

le armi inclinavano a suo favore, ed altra se la fortuna si dimostrasse

favorevole agl'Inglesi. E quantunque, quando si ricevette la

provvisione, che fu ai trenta di maggio, si fosse già combattuta la

battaglia di Lexington, nella quale gli Americani avevano acquistato la

lode di gente valorosa e forte, era però questa stata piuttosto

un'affrontata di moltitudine collettizia contro pochi soldati

d'ordinanza, che una giusta battaglia, dalla qual si potesse qualche

probabile augurio pigliare intorno l'esito finale della guerra. Vedevano

benissimo, che sarebbe stato tempo di calare agli accordi, e volevan

serbarsi nel caso di qualche sinistro evento una via aperta a potere,

quell'appuntamento accettare, che l'Inghilterra stessa aveva offerto. La

vittoria sarebbe divenuta inutile, se prima avessero acconsentito ai

patti, e la mala fortuna non avrebbe peggiorate le condizioni

dell'accordo. Perciò dal temporeggiare nissun danno si poteva ricevere,

e molto utile ricavare. Ma la battaglia di Breed's-hill cambiò affatto

lo stato delle cose, e l'ardore col quale i coloni correvano sopra

Boston, la prontezza colla quale si procacciavano le armi e le

munizioni, la costanza, e quasi l'allegrezza, che si manifestavano nel

sopportare i disagi della guerra, e quei prodotti dagli ultimi atti del

Parlamento, le confermarono. Se l'evento poteva ancor parer dubbio agli

uomini indifferenti, in quegli animi concitati doveva più potere la

speranza, che il timore. Adunque i membri del congresso confortati dal

favorevole aspetto delle cose, ed avendo indugiato la risposta, quanto

parve dignità, si accostarono alla disaminazione delle condizioni

d'accordo, e ciò fecero con animo di volerle rifiutare. Il che però non

era senza qualche disagevolezza. Poichè nel momento stesso, in cui

ricusavano i patti, volevano peranche aver la sembianza di desiderar la

concordia. Dovevasi al rifiuto dare qualche probabile colore, e far

vedere agli occhi di tutti, che non ogni condizione, ma quelle solamente

ch'erano allora offerte, ricusavano. Opinarono, che le colonie d'America

avevano sole il diritto di dare e concedere la pecunia loro; e che

questo diritto importava quell'altro di poter deliberare, se una qualche

concessione, ed a qual proposito debba esser fatta, ed a quanto ella

debba sommare, le quali cose tutte in virtù della provvisione di lord

North erano tolte affatto dalla facoltà dei coloni; che siccome le

colonie hanno il diritto di giudicare dell'uso che si deve fare della

concessa pecunia, così dovevan anche aver quello di sopravvederlo,

acciocchè non sia adoperata nel comprare, o corrompere questo e quello,

a fine di sovvertire i civili diritti dei concessori, di trattener gli

eserciti stanziali, ed opprimere la libertà loro. Il quale diritto era

violato dalla provvisione, stantechè per questa la pecunia riscossa

doveva serbarsi a disposizione del Parlamento; che la provvisione era

irragionevole, perciocchè non si poteva sapere, a quali somme sarebbe

stato contento il Parlamento, ed insidiosa, perciocchè il Parlamento

stesso poteva accettar le modiche offerte di una colonia, e rifiutar le

grosse di un'altra, e perciò accordarsi con le prime, e ributtar in una

nimichevole condizione le seconde, le quali, abbandonate a sè stesse,

avrebbero dovuto a qualunque più grave termine acconsentire, e che da

questa divisione delle colonie ne sarebbe nata a posta del Parlamento la

schiavitù di tutte. Che siccome la sospensione del diritto di tassar le

colonie altrettanto doveva durare, e non più, quanto duravan le

concessioni, così potrebbero queste ad arbitrio del Parlamento diventar

perpetue; la qual cosa sarebbe molto pericolosa alla pubblica libertà;

ed il Parlamento stesso era solito a non conceder la pecunia, se non per

lo spazio di un anno, rinnovando ciascun anno la concessione. Che

quand'anche si volesse credere, che le condizioni altrettanto fosser

giuste e ragionevoli, quanto sono ingiuste ed insidiose; il risuonar

d'ogni parte romori sì grandi d'armi, gli eserciti e le flotte, che

l'America infestavano e circondavano, dovrebbero soli renderle odiose e

non accettabili. Che si credeva, che l'impresa di volere colla forza

trarre dalle mani loro le contribuzioni per la comune difesa era del

tutto inutile, stantechè di buon grado avevano sempre contribuito;

ch'essi soli erano i giudici competenti delle provvisioni a ciò

necessarie, e che non volevano, che i popoli d'America fossero gravati

per procurar pensioni agli oziosi ed ai malvagi, sotto colore di fornire

la Camera reale; che se il Parlamento ordinava nei limiti della sua

giurisdizione il civil governo, come gli pareva meglio e piaceva, così

anche speravan essi di poter ordinar il loro senza molestia; che la

provvisione non gli poteva soddisfare, sia perchè importava solamente

sospensione, e non rinunziazione del diritto di tassare, sia perchè non

annullava gli odiosi atti del Parlamento; che il ministro voleva far

credere, che di nulla altro si disputasse, che del modo di riscuotere le

tasse, quandochè in vero pretendeva di aver il diritto di tassar le

colonie ad arbitrio suo, e per quelle somme ch'ei voleva. Che inoltre il

governo inglese pretendeva di aver la facoltà di alterar i diplomi e le

patenti delle costituzioni delle colonie; che finalmente, se si farà

considerazione alle tante ingiurie, le quali alle colonie fatte si erano

da undici anni in poi, alle pacifiche e rispettose supplicazioni loro, o

trasandate, o con nuovi insulti ricevute; se si porrà mente a quel che

disse il ministro, che non avrebbe consentito ad entrare in nissuna

pratica d'accordo, se non quando sarebbe l'America prostrata a' suoi

piè, ed al motto di quell'altro, il quale, parlando dell'America, ebbe a

dire, che _si spegnesse Cartagine_; il che nissuno dei senatori

britannici imprese a contraddire; se si attenderanno le armi, colle

quali state sono le colonie assalite, e le crudeltà che le

accompagnarono, nissuno potrà credere, esser gli Americani (così

conchiudevano) discosti dalla ragione; che anzi ognuno si persuaderà,

che niuna cosa fuori dei proprj sforzi poteva rompere i ministeriali

disegni di eccidio e di servitù.

Queste furono le risoluzioni del congresso rispetto alla provvisione

d'accordo del lord North, le quali fece pubblicare e mandare in ogni

luogo. Nissuno non vi potrà osservare lo stile acerbo, e le nuove

pretensioni degli Americani, che evidentemente dimostrarono, quanto

fossero lontani dalla concordia. Tuttavia volendo purgar il pregiudizio,

che alla causa loro arrecava la opinione, in cui si era generalmente,

che mirassero già fin d'allora all'independenza, e desiderando di

lavarsi da quel biasimo, che loro si dava di non aver mai voluto in

tutto il tempo della contesa mettere in mezzo veruna proposizione

d'accordo, ed intendendo forse di tenersi una via aperta verso il

vincitore nel caso, in cui le cose della guerra sinistrassero, e forse

anche per preoccupare l'adito alle proposizioni del lord North, che non

avevano in animo di accettare, il congresso aveva deliberato di offerire

le seguenti condizioni; avessero le colonie non solamente a continuare a

concedere gli straordinarj sussidj a tempi di guerra, ma di più, se loro

fosse concessa la libertà del commercio, a pagare nella cassa di

redenzione tale somma annualmente per lo spazio di cento anni avvenire,

la quale sarebbe in tal tempo stata sufficiente, quando fosse fedelmente

impiegata, ad estinguere il presente debito della Gran-Brettagna. E nel

caso, che questa condizione non fosse accettata, offerivano, che

avrebbero consentito a far un accordo colla Gran-Brettagna, in virtù del

quale fosse concessa alla medesima la facoltà per lo spazio eziandio di

cento anni, di fare tutte quelle provvisioni, che avrebbe creduto

necessarie per regolar il commercio, e verso l'utile generale

dell'impero indirigerlo; ma che in tal caso niun'altra somma di pecunia

potesse loro venire richiesta. La qual offerta, come ognun vede, alcuna

nuova concessione non conteneva; che anzi era questo veramente il

soggetto proprio della controversia. Alcuni credettero ancora, che

proponessero, il Parlamento ponesse una tassa generale su tutto

l'impero, intendendosi dell'Inghilterra, della Scozia e delle colonie

americane, della quale ciascuna delle parti dovesse sopportare la rata

sua all'avvenante delle sue facoltà. Speravano in tal modo, che il

Parlamento sarebbe andato a rilento nel por tasse sull'America,

stantechè, fatto questo accordo, non poteva porne su di questa, senza

gravare nel medesimo tempo, ed in egual proporzione l'Inghilterra. Ma il

fatto di Breed's-hill, lo stretto assedio di Boston, l'ardore dei

popoli, e forse già qualche più probabile speranza di soccorsi esterni

fecero sì, che queste proposte furono messe in disparte, e gli animi si

voltaron del tutto ai pensieri di guerra.

Fatte tutte queste cose, le quali riguardavano od alle provvisioni della

guerra, od a conservarsi nell'amicizia le vicine nazioni, ovvero a dar

favore alla causa loro presso gli abitanti della Gran-Brettagna e

dell'Irlanda, il congresso applicò l'animo a determinare, qual fosse

l'autorità sua ed i termini, sino a' quali essa si doveva distendere,

siccome i rispetti che doveva avere coll'autorità delle assemblee

provinciali. La qual cosa era di somma necessità non senza ragione

tenuta. Imperciocchè fin allora il suo operare era meglio fondato

sull'opinione favorevole dei popoli, che su statuti, i quali fossero da

questi, o dalle assemblee, che gli rappresentavano, approvati. Si

obbediva al congresso, perchè tal era l'inclinazione delle genti, ma non

già perchè così fosse dagli ordini pubblici statuito. Si desiderava

eziandio, che siccome si voleva condurre l'America allo stato di una

nazione independente, la quale avesse un governo proprio, ed un solo

maestrato supremo, così si cominciassero appoco appoco a questo fine

indirizzare le cose, e la somma di esse ritraendo dalla potestà dei

maestrati locali, in una sola e generale si concentrassero. Quest'era

anche un mezzo efficace per ottenere, che nissuna provincia si ardisse

da sè sola scostarsi dalla lega; perchè in tal caso non solo sarebbe

diventata infedele alle altre, ma ancora ribelle al governo generale

dell'America. Con tutto ciò non si poteva questa bisogna senza molta

disagevolezza maneggiare per causa delle gelosie delle assemblee

provinciali, le quali difficilmente avrebbero consentito a rinunziare ad

una parte dell'antica autorità loro per investirne un maestrato insolito

e nuovo. E se non fosse stata la propensione dei popoli e la necessità

di continuare nella carriera, nella quale si era di già camminato sì

gran tratto, forse che tutta l'impresa si sarebbe guasta per causa di

queste ambizioni parziali. Ma le sorti eran tratte, e bisognava o andar

avanti più che non si sarebbe voluto, o ritornar indietro più che non si

sarebbe temuto. Adunque tra di queste speranze e queste necessità il

congresso divisò e pubblicò gli articoli della confederazione, coi quali

veniva a stabilire ed a dichiarar l'autorità sua non più fondata

sull'impeto momentaneo dei popoli, ma sugli ordini pubblici approvati e

consentiti da tutti. Si obbligassero i coloni e la posterità loro per la

comune difesa contro i nemici, per la sicurezza delle libertà e

proprietà loro, siccome delle persone e della prosperità dell'America;

ritenesse ciascheduna colonia l'intiera sua giurisdizione dentro i suoi

limiti, e quella ancora di far leggi di amministrazione interna, ed una

independente sovranità in tutti i suoi domestici affari: si eleggessero,

pel più conveniente maneggio delle faccende generali, da ciascuna

colonia delegati da doversi riunir in congresso a tali tempo e luogo,

che dal precedente congresso sarebbero determinati, e che nei casi

ordinarj s'intendesse, che la sede del congresso dovesse andar a volta

da questa colonia a quella, sinchè in tutte successivamente assembrato

si fosse; il che fatto, si dovesse ricominciar la vicenda; la potestà

del congresso fosse di far la guerra o la pace, di contrar leanze, di

comporre le controversie tra una colonia e l'altra, e di piantarne nuove

là, dove fosse creduto necessario; dovesse il congresso, e far potesse

quelle generali provvisioni, che all'utilità generale delle colonie

fossero stimate necessarie, e per le quali non fossero le assemblee

provinciali competenti, come sarebbe a dire ordinar le forze della lega,

e le faccende appartenenti al commercio, od al conio; dovesse nominare

tutti gli uffiziali, tanto civili che militari della lega, come

sarebbero generali, ammiragli, ambasciadori e simili; dovessero le

gravezze della guerra ed altre spese della lega pagarsi dal comun

tesoro, il quale dovesse da ciascuna colonia riempirsi in proporzione

del numero dei maschi dell'età dai sedici infino ai sessant'anni; il

numero dei delegati per colonia al congresso fosse scalato secondo il

numero degli abitanti maschi nella medesima, dimodochè un delegato vi

fosse per ogni numero di cinquemila abitanti maschi; le provvisioni nel

congresso si dovessero vincere colla metà dei suffragi; e che si potesse

anche render suffragio per procurazione; vi fosse un Consiglio esecutivo

composto di dodici persone elette fuori del congresso, quattro delle

quali dovessero aver gli scambj ogni anno; dovesse questo Consiglio a'

tempi delle vacanze del congresso mandare ad esecuzione tutte le

provvisioni da questo fatte, e che i partiti vi si dovessero vincere con

due terzi delle voci; avesse il medesimo Consiglio il maneggio delle

faccende generali tanto interne quanto esterne; ricevesse gli uffizj

presentati da parte dei Principi e governi forestieri; preparasse la

materia da sottomettersi alla considerazione del prossimo congresso;

riempisse nelle vacanze di questo tutti i maestrati che vacassero; ed

avesse inoltre la facoltà di estrar la pecunia dal pubblico erario. Si

stabilì ancora, che nissuna colonia potesse offender con guerra alcuna

nazione indiana, senza il consentimento del congresso; che i confini e

le terre di ogni nazione indiana dovessero esser riconosciute loro, ed

assicurate; che si trattenessero agenti da parte del congresso tra le

nazioni indiane nei distretti a ciò appropriati, il cui debito fosse di

prevenir le fraudi e le soperchierie nel traffico con quelle; che questa

general lega dovesse bastare, finchè i termini di composizione proposti

nella petizione del varcato congresso al Re fossero accettati

dall'Inghilterra, e gli atti proibitivi del commercio americano

annullati, ed un compenso fosse dato per la chiusura del porto di

Boston, per l'incendio di Charlestown, e per le spese fatte nella

guerra, e finchè ancora le genti britanniche non avessero votato

intieramente il territorio dell'America. Aggiunsero in ultimo, che

quando le soppraddette condizioni avesse il governo inglese adempite,

sarebbero le colonie all'antica congiunzione ed amicizia colla

Gran-Brettagna ritornate. Ma che diversamente dovesse la confederazione

esser perpetua. Fu lasciato luogo ad entrar nella lega alle province di

Quebec, di San Giovanni, della Nuova-Scozia, delle due Floride, ed alle

Bermude. Questi furono i fondamenti gettati dal congresso alla grandezza

dell'America.

Ma le colonie nell'accettar questi articoli fluttuarono. La Carolina

Settentrionale apertamente gli ricusò. Le cose non erano ancora a tal

maturità pervenute, che già si potesse venire allo stabilimento della

lega. I popoli si lasciano troppo spesso condurre o da vani timori, o da

vane speranze. Ed a quel tempo l'universale dei coloni andavasi tuttavia

lusingando di poter ritornare, quando che fosse, con onorati termini

all'antica unione colla Gran-Brettagna. Si vedeva in vero, a qual fine

mirasse il congresso. Ei considerava la riconciliazione come se fosse,

se non affatto impossibile, almeno molto improbabile. E se vi fosse

stata tuttavia qualche speranza di componimento, questi stessi capitoli

(e perciò forse il congresso gli aveva messi avanti) l'avrebbero molto

attenuata, per non dir del tutto spenta. Imperciocchè, passando anche

sotto silenzio le acerbe e minaccevoli parole, e gli stabiliti ordini

pubblici affatto lontani dalla costituzione inglese, e dal tenore dei

diplomi, solo questa nuova pretensione dei compensi sarebbe stata

sufficiente per rompere ogni pratica d'accordo; poichè nissuna speranza

si poteva avere, che il governo britannico fosse per calare a sì

vituperevoli condizioni. Laonde essa era una cosa molto manifesta, che

nel mentre che le due parti protestavano di volersi appuntar l'una e

l'altra, facevano ogni sforzo per disgiungersi e vieppiù discostarsi. Da

questo si vede ancora, che quando nel Parlamento si proponevano dagli

avversarj dei ministri concessioni e condizioni d'appuntamento, molto a

ragione gli ridarguivano i ministri, dicendo, ch'esse concessioni e

condizioni non solo sarebbero inutili state, ma eziandio dannose,

perciocchè avrebbero dato animo ai coloni a tirarsi su maggiormente

colle dimande. E se i ministri stessi poi proposero e vinsero una

provvisione di accordo, ciò fu per colorire e per dividere, e non per

accordare. Avevan adunque i ministri la ragione, quando volevano ad ogni

modo continuare la guerra; ebbero bensì il torto a non averla esercitata

coll'armi sufficienti.

Io non so quello che taluno sarà per dire, leggendo queste storie,

considerando, che mentre i popoli in tutte le colonie correvano

all'armi, pervertivano o annullavano le leggi pubbliche, ed ogni sorta

di dimostrazione ostile facevano contro l'autorità del Re, i

governatori, i quali questo rappresentavano, si stessero, per così dire,

colle mani alla cintola, e nissuna di quelle determinazioni pigliassero,

che fossero atte a ristorare l'antica obbedienza e divozione. Se

qualcuno avesse preso maraviglia, che nessuno dei governatori abbia

fatto sforzi eguali alla gravità delle circostanze, ci ponga mente, che

in nissuna provincia si avevano in pronto eserciti stanziali per

costringere gli abitatori alla obbedienza. La sola forza, alla quale

solevano i governatori ricorrere per mantenere la pubblica quiete e far

eseguir le leggi, eran le bande paesane, le quali essendo parte del

popolo sollevato, ed alle voglie di questo del tutto favorevoli, nissuna

forza rimaneva per proteggere efficacemente l'autorità loro. Non era

quivi il caso, che si osserva ne' regni europei, nei quali una milizia,

che non è più parte del popolo, ma sibbene questo signoreggia, e,

perpetuamente armata essendo, è sempre apparecchiata a mandar ad effetto

le leggi ed i comandamenti del principe. Per lo contrario nelle colonie

inglesi la milizia non era altra, ma sì la stessa col popolo, e, mancata

questa, mancava di necessità ogni nervo del governo. Tuttavia i

governatori si adoperarono più o meno efficacemente, secondo la natura e

circostanze loro, nel voler mantenere l'autorità del Re; dal che ne

nacquero memorabili effetti, siccome in appresso si vedrà, e l'estinzion

totale del governo regio.

Abbiamo già notato i disgusti che correvano tra lord Dunmore e

l'assemblea, e generalmente tutti i popoli della provincia di Virginia.

Nuovi umori si mossero, tostochè arrivarono dall'Inghilterra le novelle

della provvisione d'accordo del lord North, e si può dire, che un mezzo,

che portava in titolo la pace e la concordia, sia stato la cagione, non

solo di discordia, ma di aperta guerra. Il governatore pose innanzi gli

occhi dell'assemblea, che fu a quest'uopo convocata, la provvisione,

dicendo molte cose della bontà del Parlamento. Ei si lasciò anche

intendere, che il frutto della condiscendenza loro sarebbe stato

l'annullazione delle lamentate leggi. Ma le dolci parole poco

profittavano negli animi esacerbati e nelle menti insospettite dei

Virginiani. L'assemblea, che voleva la gara, in vece di entrare nella

disquisizione della proposta, venne tosto in sulla querela del

magazzino, e voleva che si ristorasse. Ma non potendo ciò fare senza il

consenso del governatore, mandarongli dicendo, fosse contento, vi

potessero entrare. Qui nacquero le altercazioni, e mentre tra il sì ed

il no si tenzonava, ecco che il popolo a calca vi fe' impeto dentro, e ne

portò via le armi. Ma se prima erano alterati, ora, veduto lo stato in

cui si trovava, entrarono in grandissimo furore; la polvere guasta; i

focili tolti dagli archibusi; ogni cosa mancante, artiglierie piantate,

ed effetti predati nell'ultime turbolenze.

Il governatore, veduta la mala parata, si ritirò colla sua donna ed i

figliuoli a bordo di una nave da guerra, ch'era sorta in sull'ancore

presso Jork-Town nella riviera di questo nome. Prima di partire lasciò

un messaggio indiritto all'assemblea, col quale dopo di aver narrato,

che in rispetto al pericolo, ch'egli e la sua famiglia correvano per

causa della infuriata moltitudine, aveva cosa prudente stimato di

ritrarsi ad un luogo di sicurezza; annunziava, ch'ei desiderava,

continuassero le bisogne loro; che dal canto suo avrebbe continuato ad

esercitare l'uffizio; e mandassero, secondo che mestiero ne sarebbe,

alcuni dei membri loro a conferir con lui a bordo della nave sugli

affari che correvano.

Rispose l'assemblea, che non potevano recarsi a credere, che alcuno vi

fosse in mezzo ai Virginiani d'animo così scellerato, che fosse capace

di trascorrere all'eccesso, del quale il governatore apprendeva. Si

lamentavano, ch'ei non gli avesse fatti consapevoli dei suoi timori

prima di abbandonar la sede del governo; che avrebbero volonterosamente

tutti quei partiti abbracciati, ch'egli stesso avesse saputo proporre

per la sicurezza sua e della sua famiglia; che in quel luogo così

sconcio non era possibile di seguir il corso degli affari con quella

convenevolezza e celerità, che richiedevano. Lo pregavano perciò,

ritornasse, soddisfacesse all'impazienza dei popoli, e gli disponesse

con questa pruova di confidenza alla quiete ed alla concordia.

Il governatore rescrisse molto acerbamente, perchè questi moti popolari

troppo più, che non si conveniva, gli perturbavano l'animo. Ritornò però

in fine sulla provvision dell'accordo, conchiudendo, che sarebbesi

recato a felicità sua, se avesse potuto esser l'istrumento della

concordia tra le disgiunte parti dell'impero britannico.

La mansuetudine del fine non era valevole a mitigare l'acerbità concetta

negli animi per le male parole del principio della lettera. E se questa

fu aspra, nissun dubiti, che la risposta dell'assemblea non lo sia stata

molto più. In rispetto poi alla provvisione d'accordo risposero, ch'essa

era vana ed insidiosa. Conchiusero, che cambiava bene il modo

dell'oppressione, ma non la levava; perciò non la volevano accettare.

Stando in tal tempera gli animi da ambe le parti, le altercazioni eran

senza fine. Finalmente avendo l'assemblea fatte le provvisioni, mandò

dicendo al governatore, fosse contento di venire nella città di

Williamsburgo per dar la ferma alle medesime. Rispose Dunmore, che non

voleva la sua persona arrisicare in mezzo ad un popolo impazzato,

mandassergli le provvisioni; le avrebbe esaminate. Venisse anche

l'assemblea per fermar gli atti che avesse approvati. Qui fu fatto fine

ad ogni pubblica corrispondenza tra il governatore e la colonia di

Virginia. Se il governatore non voleva fidar sè stesso ai Virginiani,

questi non vollero di vantaggio fidarsi in lui. Senza di che pareva

anche una strana cosa, che in mezzo a tanti sospetti gli uomini

principali di tutta una provincia andassero a mettersi a bordo di una

nave da guerra affatto in balìa di una persona, che credevano avversa, e

che avrebbe in tal modo potuto ritenergli, come statichi a' suoi

ulteriori disegni.

Ricevuta questa risposta l'assemblea vinse un partito, col quale

dichiarò, che si avevano sospetti, che qualche sinistro disegno si

tramasse contro il popolo di quella colonia. Perciò si avvertivano gli

abitatori di star avvisati e pronti a difendere le proprietà e

gl'inestimabili diritti loro. Fatte poscia protestazioni di lealtà al

Re, e di amore verso l'antica patria si risolvettero, aggiornandosi al

mese di ottobre. Così verso la metà di luglio cessò affatto il governo

reale in Virginia, dopo ch'esso aveva bastato per ben dugento anni con

universale soddisfazione dei popoli, e felicità di tutti.

Ma soprastava grave travaglio e pericolo alla provincia. Si temevano

sulle coste e sulle rive dei grossi e numerosi fiumi, che la bagnano, le

correrie del nemico, che tanto prevaleva per le forze di mare. Nè si

stava senza sospetto sugli schiavi, che in essa erano numerosissimi, e

che Dunmore aveva dato intenzione di voler far rivoltare contro i

padroni. Questa generazione d'uomini crudele, e crudelmente trattata, se

si fosse congiunta con alcuni leali in quei primi momenti, in cui il

governo virginiano era tuttavia così tenero, avrebbe potuto operare i

più perniziosi effetti, e forse lo sterminio totale della provincia. Per

la qual cosa fecero i Virginiani un convento, nel quale presero

grandissima confidenza. Procedettero senza soprastamento alcuno ad

assoldar genti, a procacciar munizioni, a far provvisioni di pecunia, ed

a tutti quei partiti pigliare, che credettero poter partorire qualche

benefizio alle cose loro.

Escluso in tal modo Dunmore o per propria caparbietà, o dalla necessità

delle cose dal proprio governo, non volle per altro, essendo egli uomo

pratico nell'arte della guerra, abbandonar la speranza di ricuperar

l'autorità; al qual tentativo l'invitavano oltre l'animo suo tenace e

capace di ogni più grande disegno, anche il desiderio, che aveva

grandissimo, di far qualche rilevata pruova in servigio del suo Re, e

l'opinione, in cui egli era, che sarebbe nato qualche gran moto infra

gli schiavi. Credeva eziandio, che fosse grande il numero dei leali, i

quali non avrebbero, come ei riputava, mancato di romoreggiare, quando

si fosse rappresentato con forti e numerose navi sulle coste, e per fino

nel cuore stesso della provincia. La quale speranza, se non era affatto

vana, non aveva però in sè certezza alcuna; ed il motto volgare, che

dice, che chi vive nella speranza muore a stento, in nissun caso più

pienamente si è verificato, che in questo. Ma questo sperare nelle Sette

e divisioni intestine dei popoli sollevati è stato un errore comune in

tutti i tempi, ed a tutti i capitani. In fatto però vennero a

congiungersi col governatore tutti coloro, che venuti essendo in voce di

popolo non potevan più rimanere sicuramente nella provincia, ed un certo

numero di schiavi, gente tutta di mal affare. Con questi, e colle

fregate da guerra, che là stanziavano, aveva in animo di poter fare

qualche impressione di momento nei vicini luoghi. Ei non omise nemmeno

nissuna diligenza per accrescere il suo navilio, per poter raccor più

gente, e maggiormente alla terra avvicinarsi. Nel che avendo ottenuto il

suo intento, poichè già aveva in pronto oltre le fregate un gran numero

di navi minute, si mise all'opera, mostrandosi ora in questa parte, ora

in quella. Ma di per sè non era abile a produrre qualche considerabil

effetto. Sperava bensì, che il popolo avrebbe fortuneggiato, e pigliate

le armi in favore del Re. Ma questa speranza fu vana. Allora stretto

dalla necessità incominciò le ostilità, le quali riuscirono piuttosto

una ladronaia, che una buona e giusta guerra. Cosa in vero brutta, che

il governatore corresse con ogni sforzo ai danni della sua provincia, e

fosse costretto ad accattar colla forza i viveri, dei quali abbisognava.

E che dall'altro canto coloro, che testè, e per lungo tempo, obbedito

avevano ai comandamenti suoi, s'ingegnassero diligentemente a

ributtarlo. Abbenchè i Virginiani affermavano, ch'era loro data onesta

cagione di così far dal governatore; poichè le soldatesche regie non

solo la conservazione di sè, ma di più la distruzione del paese avevano

in mira. Si lamentavano, che rapissero le persone a loro moleste, ed in

sulle navi le confinassero; che guastassero le piantagioni,

incendiassero le case, rubassero i Neri; nella quale devastazione

seguirono molte ferite e morti. I Virginiani fecero marciar verso i

fiumi e le coste alcune bande di fresco assoldate dal convento

provinciale. Ne seguiva una guerra altrettanto crudele, quanto era

inutile, ed a niun altro fine tendeva, che a vieppiù accendere ed

inasprire gli animi da una parte e dall'altra.

Il governatore inserpentito incendiò la Terra di Hampton, situata sul

porto di questo nome. Avrebbe voluto pigliar ivi le stanze, e farvi un

capo grosso. Ma i Virginiani, sopravvenuti a calca, il rincacciarono.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2 · 第 6 / 30 段