Il congresso non tralasciò anche in questa circostanza di usare il mezzo

della religione. Il manifesto fu mandato in ogni parte del continente, e

letto su pei pulpiti dai ministri colle opportune esortazioni. Nel campo

bostoniano fu letto con preparata solennità. Il maggior generale Putnam

assembrò quella parte dell'esercito, che obbediva a' suoi comandamenti

in sul Prospect-hill, e quivi con insolita pompa fu letto ai soldati.

Terminata la lettura si fe' un'accomodata preghiera. Dato il segno dal

generale, tutto l'esercito gridò tre volte _amen_, ed in quel mentre si

sentì lo scoppio dell'artiglieria, che tirò dal Forte. Drappellavano

nell'istesso tempo colla insegna mandata recentemente al Putnam col

solito motto di _Appello al Cielo_, e con quell'altro; _Qui transtulit

sustinet_. Le istesse solennità osservate furono tra le altre schiere.

Tutti erano contenti e concitati. A Cambridge poi, essendovi concorsi i

principali uomini della provincia di Massacciusset, la lettura fu fatta

in presenza loro e di molto popolo con grande apparato. Il che contribuì

non poco ad indur negli animi, con una ardenza e zelo religiosi, una

grandissima ostinazione. Queste cose si facevano ad imitazione di

quelle, che stat'erano praticate dai libertini ai tempi di Carlo I,

sicchè pareva, fosse quell'istessa guerra rinnovata, nella quale la

religione protestante serviva di motivo o di pretesto agli autori della

libertà, od ai fautori dell'anarchia; e la religione cattolica serviva

di titolo o di coperta ai difenditori della temperata Realtà, od agli

stabilitori del dispotismo. Tanta è la forza della religione nei cuori

umani! E tanta è sempre stata la propensione dei reggitori delle nazioni

a profittarne! Dal che la religione stessa ricevè gran danno; ed è nata

in gran parte quella freddezza, che in proposito di lei fu osservata in

certi tempi, e che fu sì meritevolmente lamentata dagli uomini prudenti.

Imperciocchè l'universale dei popoli si accorse, che gli uomini astuti

della religione si servivano, come di un istromento per arrivare ai fini

mondani loro. E siccome l'uomo è pur troppo sfrenato, e ne' desiderj

suoi molto intemperante, sicchè non contento di rimanersi ai limiti del

bene non precipiti spesso nel suo contrario, così la religione, che

dovrebb'essere sempre santa ed intemerata, diè talvolta favore a

biasimevoli imprese con grave scandalo dei popoli, e con molta

diminuzione della propria autorità, che riuscì assai dannosa alla

rettitudine ed al buon costume. Comunque ciò sia, ella è cosa certa, che

questa sembianza religiosa, colla quale vollero gli Americani colorire

l'impresa loro, se produsse fra di essi maggior consenso ed ostinazione,

fu causa eziandio della pertinacia del governo inglese, del rigore e

della severità, coi quali esercitò egli la presente guerra. Oltre la

ragion di Stato si tramescolava nella mente sua la ricordanza dei

passati casi dei britannici Re; il che doveva con un certo spavento

indurre anche più rabbia e maggior livore.

Avendo in tal modo il congresso cercato di giustificar l'opera sua

presso le nazioni del mondo, voltò il pensiero a protestare al popolo

inglese, che l'intendimento degli Americani era quello di voler l'antica

congiunzione con essi mantenere, la quale, affermavano, era stata, e

tuttavia era la gloria, la felicità ed il primo dei desiderj loro. Gli

ammonivano in istile grave e molto patetico, si ricordassero dell'antica

amicizia, delle gloriose e comuni imprese degli antenati, e

dell'affezione verso gli eredi delle virtù loro, le quali la vicendevole

congiunzione fin'allora conservata avevano. Ma quando, soggiungevano,

l'amicizia era violata colle più atroci ingiurie; quando ciò, ch'era

l'onore e l'ornamento degli antenati riputato, diventava una cagione di

biasimo, e quando niun'altri rispetti rimanevano fuori di quelli, che

fra tiranni e gli schiavi esistono; quando finalmente ridotti erano

all'alternativa di rinunziar al favor loro, od alla libertà, non dover

poter essere dubbia la elezione. E dopo di aver toccato i meriti loro e

le dannose leggi, concludevano con dire, che la vittoria sarebbe del

pari pregiudiziale all'Inghilterra, che all'America; che quei soldati, i

quali avrebbero cacciato le spade dentro le viscere degli Americani, le

avrebbero anche senza esitazione alcuna rivolte contro i Brettoni; che

pregavano bene il cielo, volesse dagli amici loro, fratelli e

concittadini, imperciocchè con tali nomi volevano ancora appellargli,

primachè la memoria dell'antica affezione cancellata non fosse,

quell'eccidio e quella rovina frastornare, che loro soprastavano.

Composero anche una dicerìa indiritta al Re, colla quale narrati prima i

meriti loro, la fede verso la Corona, le disgrazie e calamità presenti,

pregarono e scongiurarono, che il reale animo di Sua Maestà si piegasse

a voler interporre l'autorità sua per sottrargli dalla presente

condizione, ed a trovar qualche buon mezzo, onde, le unite supplicazioni

delle colonie udite, possano alla riconciliazione condursi. Imploravano

eziandio, cessassero intanto le armi, e quelle leggi si rivocassero,

dalle quali maggiore e più prossimo danno provavano. Che ciò fatto,

avrebbe il Re tali prove del buon animo delle colonie avute, che le

avrebbe tosto alla sua reale grazia ritornate, ed esse nulla lasciato

per testimoniare la divozione loro verso il sovrano, e l'affezion verso

la comune patria.

Desiderava il congresso di rendersi benevola la nazione irlandese,

essendochè molti utili cittadini ne venivano ogni anno dall'Irlanda ad

abitar l'America, e tra i soldati, anzi tra i generali americani si

trovavano alcuni Irlandesi. Temeva eziandio, che gli uomini di quella

nazione avessero mal animo contro i coloni per causa delle leghe contro

il commercio, dalle quali avevano ricevuto molto danno. Nè non sapeva,

che anche gl'Irlandesi erano per molte ragioni scontenti del governo

inglese; e quantunque si fossero ultimamente fatte loro concessioni,

tuttavia rimaneva ancora molto disgusto negli animi loro. Questa mala

contentezza intendeva di usare il congresso, e d'invelenir quelle

piaghe, che già andavano serpendo nei cuori irlandesi. La qual cosa come

potesse consistere colla fedeltà, nissuno non potrà non giudicare. Ma la

guerra era rotta, e già molto avanti trascorsa, e gli Americani volevano

con tutti i mezzi esercitarla; tra i quali secondo il solito, quello si

è di aver la sembianza di desiderar la pace, e quell'altro ancora di

sollevare ed inasprire gli animi dei sudditi del nemico contro

l'autorità dello Stato. A questo fine il congresso scrisse una molto

accomodata lettera, la quale inviò al popolo irlandese. Affermarono che

siccome ingiuriati ed innocenti, così desideravano di goder il favore

dei virtuosi ed umani uomini; che comunque incredibile dovesse parere,

che in quel secolo, tanto chiaro per la civiltà e per le dottrine, i

reggitori di una nazione, la quale in ogni tempo aveva per la libertà

combattuto, e la memoria degli amici di quella con perpetua onoranza

proseguiti, tentassero di stabilire un'arbitraria potestà sulle vite, le

libertà e le proprietà dei concittadini loro dell'America, ciò era non

di meno una altrettanto deplorabile, che incontrastabile verità.

Parlavano ancora delle battaglie di Lexington e di Breed's-hill,

dell'incendio di Charlestown, e delle prigioni di Boston. Continuarono

dicendo, che nissuno gli poteva biasimare di aver voluto colla forza

arrestar il corso di tanta desolazione; di ributtare gli assalti delle

feroci schiere; che speravano bene coll'ajuto di Dio di poter resistere

alle usurpazioni ministeriali, e che già anticipavano nella mente loro

quell'età d'oro, in cui la libertà, con tutte le gentili arti della pace

e dell'umanità, avrebbe il suo dolce dominio in quel mondo occidentale

stabilito, e rizzati monumenti eternali a quei virtuosi amici e martiri

della libertà, i quali avevano combattuto per la causa sua, e

riportatone ferite, patimenti o morte; che ringraziavano

grandissimamente gl'Irlandesi del buon animo loro verso l'America; che

sapevano, che non istavan essi nemmeno senz'aggravj; che molto si

condolevano alle strettezze loro; e che si rallegravano, che il disegno

dei ministri di voler soggiogar le colonie gli avesse indotti a graziar

l'Irlanda di alcuni benefizj; che per fino la mercè del governo era

stata crudele verso gl'Irlandesi, e che nei grassi pascoli dell'Irlanda

molti affamati parricidi avevano trovato e cibo, e forze per macchinare

la distruzion sua; che speravano, che la pazienza dei modesti uomini non

sarebbe sempre lasciata in dimenticanza, e che Iddio permetterebbe, che

fosser guasti e rotti i disegni di coloro, i quali volevano spegnere la

libertà nel britannico impero; che avevan essi pigliate le armi per

difenderla, e con essa la vita, la roba, l'onore e tutto quello, che

l'uomo ha più caro quaggiù; che per ottenere un prospero fine

all'impresa loro molto confidavano nei buoni uffizj dei compagni loro al

di là dell'Atlantico, giacchè questi altro destino sperar non potevano

dal comune nemico, se non quello di esser gli ultimi artigliati.

Insistendo nel medesimo pensiero scrisse il congresso una lettera alla

città di Londra per ringraziarla della parte, che aveva presa in favor

dell'America; il quale procedere, dicevano, molto bene si conveniva alla

prima città del mondo, a quella che in ogni tempo era stata la

difenditrice della libertà e di un giusto governo contro la tirannide.

Ma il congresso stimava importare assai al buon fine del suo negozio

tenersi gli animi dei Canadesi benevoli, sicchè od agli Americani si

accostassero, od almeno tenessero la via di mezzo. Sapevano, che la

prima lettera non era riuscita senza effetto, e questo intendevano di

confermare con una nuova. Del che avevano grandissima speranza;

conciossiachè l'atto di Quebec avesse in quella provincia effetti

partoriti del tutto contrarj a quelli, che gli autori suoi si erano

proposti. La maggior parte degli abitatori del Canadà l'avevano

ricevuto, eccettuati i nobili, con evidenti segni di disgusto, e

generalmente lo riputavano tirannico e tendente all'oppressione. E

quantunque non si potesse aspettare che i Canadesi, siccome quelli che

per lungo tempo sotto il governo francese erano stati avvezzi ad un più

duro freno, fossero altrettanto inclinati alla resistenza, che i coloni

inglesi usi a vivere sotto le leggi di un governo più largo, tuttavia

non si stava senza speranza, che, pel tedio della signoria degl'Inglesi,

entrassero anch'essi a parte della querela, e con quelle dei vicini le

armi loro congiungessero. Non ignoravano eziandio, che alcuni fra i

Canadesi, e massimamente quelli di Monreale e di altri luoghi più vicini

alle colonie, si erano gravemente risentiti all'occupazione fatta dai

coloni delle Fortezze di Ticonderoga, e di Crown-point, ed alla signoria

da essi presa dei laghi, pei quali si ha la via dalle colonie al Canadà.

Questi sospetti e queste gelosie volevano gli Americani purgare. Ma

quello ch'era più degno di considerazione, si era, che si avevano certe

notizie de' sforzi, che non cessava il governo inglese di fare per

indurre i Canadesi a pigliar le armi, e coi soldati britannici

accozzarsi. Gli agenti del Re nè ad oro risparmiavano, nè a lusinghe, nè

a promesse per ottener il fine loro. Il generale Carleton, che ne era

governatore, sebbene molto di propria natura severo, faceva in questo

però molto frutto coll'autorità, che aveva grandissima presso quei

popoli, e coll'opinione in cui era, e molto meritamente tenuto, di buon

guerriero, di uomo umano, e d'integerrimo cittadino. Era noto, ch'egli

era arrivato nella provincia con un mandato amplissimo. Poteva giusta

suo piacere eleggere tutti i membri del Consiglio, o congedargli;

obbligare quanti volesse dei sudditi del Canadà contro qualsivoglia

nemico ch'ei credesse di dover combattere; piantar Fortezze, o disfarle,

e tutte quelle provvisioni fare, che alla sicurezza della provincia

riputasse necessarie. Egli poi non era uomo da non saper usar bene

l'autorità che gli era stata conferita. Aveva già posto mano all'opera

avendo pubblicato, che si sarebbero volentieri ricevuti i Canadesi agli

stipendj del Re, ed ordinati in un reggimento. Avevano inoltre gli

Americani avuto lingua, che il governo aveva deliberato di spedire alla

volta del Canadà quindicimila archibusi per mettergli in mano ai

cattolici romani di questa provincia. Tutto annunziava, che si volesse

fare una testa grossa per assalir alle spalle le colonie, e cooperar di

là coll'esercito del generale Gage. L'istesso lord North, favellando in

Parlamento, si era lasciato intendere, che quest'era il disegno del

governo. Le cose erano molto strette, e se non si poneva un pronto

rimedio, gli animi dei Canadesi si sarebbero di breve rivolti a cose

nuove contro la sicurezza delle colonie. Per la qual cosa si risolvette

il congresso di scrivere una lettera a quei popoli, intitolandola: _Agli

oppressi abitatori del Canadà_, la quale riempirono di pensieri

opportuni, coloriti con istile elegante e molto concitato. Recavan essi

in mente dei Canadesi, che già avvisati gli avevano dei perniziosi

disegni, che si covavano contro gli uni e gli altri; che ora avevan bene

di che condolersi, che questi disegni si volessero mandare ad effetto;

che anzi i medesimi per la nuova forma di governo data alla provincia

del Canadà si erano già introdotti; che per questa gli abitatori suoi,

le donne, i figliuoli erano fatti schiavi; che più non avevan cosa, che

loro propria potessero estimare; che tutti i frutti delle fatiche e

della industria loro potevano essere involati, quandunque un avaro

governo, un rapace consiglio il volessero; che potevano in lontane

contrade trasportati essere, per combattervi le battaglie, nelle quali

non avrebbero niun interesse; che il godersi la religione loro stessa

dipendeva da una potestà legislativa, della quale non eran partecipi;

che i sacerdoti loro sarebber cacciati, banditi, spogliati, quantunque

volte le ricchezze loro e possessioni avessero sufficienti cagioni di

tentazione offerite; che non potevan esser sicuri, che un buon Re sempre

occupasse il trono, e se un cattivo, o non curante principe concorresse

con malvagi ministri nel cavar denaro per impoverire ed infievolire la

provincia, non si poteva prevedere, a quali estremità sotto le presenti

leggi avessero i Canadesi ad esser ridotti; che sapevano molto bene gli

Americani, che si faceva ogni sforzo, che si usava ogni ingegno per far

correre i fratelli del Canadà ai danni loro; ma che s'eglino

consentissero a ciò fare, si ricordassero, che, nascendo la guerra colla

Francia, sarebbero i tesori loro spesi, i figliuoli mandati nelle

spedizioni contro le isole francesi dell'Indie occidentali; che in

quanto ai coloni si erano essi determinati a viver liberi, od a morire;

che erano amici, e non nemici ai Canadesi; che la occupazione delle

Fortezze e delle navi sui laghi era stato l'effetto della necessità; ma

che stessero pur sicuri, che altri modi non avrebbero tenuti fuori di

quelli, che l'amicizia e l'interesse comune dei due popoli avrebbero

consentito; che speravano finalmente, si sarebbero i Canadesi ai coloni

congiunti per difendere la comune libertà.

Fatta la lettera la mandarono alla volta del Canadà. La cosa ebbe

l'effetto che desideravano, per quanto si voleva, che i Canadesi

tenessero la via neutrale. Risposero questi alle instanze del

governatore, che stavano sotto il governo inglese molto volentieri, e

sempre si sarebbero pacificamente e lealmente comportati. Ma ch'erano

affatto stranieri, e non potevano e non dovevano esser giudici delle

controversie nate tra il governo e le sue colonie; che in nissun modo

conveniva loro, che diventassero parte in questa contesa; che se il

governatore volesse levar le milizie della provincia per difenderla nel

caso in cui venisse assaltata, ciò farebbono di buonissima voglia; ma al

marciare oltre i confini, ed assaltare i popoli vicini non potevan

acconsentire. Da questo buon animo dei Canadesi ne ricevettero le cose

del congresso verso tramontana maggior sicurtà.

Trovata Carleton nei Canadesi tanta durezza si rivolse all'autorità

della religione, e pregò il signor Brand, vescovo di Quebec, acciò

volesse pubblicare un mandamento, il quale dovesse esser letto dai

parrochi in sui pulpiti nelle chiese a tempo dei divini uffizj.

Intendeva, che il vescovo esortasse quei popoli a pigliar le armi, ed a

secondare i soldati del Re nell'impresa loro contro i coloni. Il

vescovo, con memorabile esempio di pietà e temperanza religiosa, ricusò

di metter mano in quest'opera, dicendo, ch'ella era troppo indegna della

persona del pastore, e troppo contraria ai canoni della chiesa romana.

Tuttavia alcuni ecclesiastici, siccome in tutti gli ordini si trovan di

quelli, che antepongono l'interesse al dovere, e l'utile all'onesto, si

adoperavano caldamente in questa bisogna. Ma ciò fu tutto invano. I

Canadesi persistettero nella determinazione loro a volersene stare di

mezzo. La nobiltà, siccome quella che aveva tanto favore ricevuto

dall'atto di Quebec, credette, fosse della gratitudine sua di secondare

in questo le intenzioni del governatore, e vi si adoperò con molto

fervore. Ma i suoi sforzi a far correr la gente pacifica alle risse ed

al sangue riuscirono, come quei del governatore, del tutto vani.

Forsechè nel confermar gli animi degli abitanti di questa provincia a

non uscire della neutralità, oltre le esortazioni del congresso,

contribuì non poco la speranza, che il pacifico proceder loro in una

occorrenza piena di tanto pericolo, e nella quale la congiunzione loro

coi coloni sarebbe stata di tanto danno cagione agl'interessi

britannici, avrebbe piegato il governo ad usar con essi più

mansuetudine, ed a conceder loro favori, che senza di ciò non avrebbono

potuto conseguire.

Accorgendosi Carleton, che non poteva sperare di poter formar reggimenti

canadesi, e conoscendo che ciò non ostante esistevano nella provincia

alcuni leali, i quali non sarebbero stati lontani dal pigliar le armi,

ed altri ancora che per amor del guadagno sarebbero venuti volentieri al

soldo, si voltò ad un'altra via, e fe' dar ne' tamburi in Quebec per

eccitar la gente ad arrolarsi sotto le insegne d'un reggimento che

chiamò dei _Reali montanari fuorusciti_. Propose favorevolissime

condizioni; dovessero condursi solamente duranti le turbolenze; ciascun

soldato ottenesse dugento acri di terra in quella provincia dell'America

settentrionale, che più gli venisse a grado; il Re pagherebbe esso tutte

le gabelle solite a pagarsi nell'acquisto delle terre; per venti anni

avvenire non avessero a pagar censi alla Corona; ciascun soldato

ammogliato ottenesse cinquanta acri per conto della moglie, e

cinquant'altre per conto di ciascun figliuolo, le une e le altre colle

medesime esenzioni e privilegj, e di più una guinea di caposoldo nel

pigliar la condotta. In questo modo riuscì Carleton a raggranellare

alcuni pochi soldati; ma questa fu cosa di poco momento. Ben più

importante si fu quella delle mosse degl'Indiani. Il governatore e gli

agenti del Re presso di queste selvagge nazioni avevano tanto detto e

tanto fatto, che finalmente riuscirono in una parte dello intento loro,

avendo persuaso ad alcune di pigliar le armi in favor della parte

inglese, non ostante che avessero con tanti giuramenti asseverato di

volersene star dall'un de' fati senza impacciarsi più in questa parte,

che in quella. Ma non sono già le nazioni barbare meglio mantenitrici

della fede, che le civili; e grand'incentivo è l'oro, l'amor della

preda, e la sete del sangue. Adunque in sul finir di luglio arrivò in

Monreale il colonnello Guido Johnson, soprantendente generale del Re

sugli affari indiani, accompagnato da un gran numero di Capi, e di

guerrieri delle sei tribù. Vi si fece una solenne adunata, alla quale

essi intervennero, siccome pure i Capi ed i guerrieri degli Indiani

confederati. Erano una grossa banda. Giurarono, seguendo il costume

loro, ed in cospetto del generale Carleton di sopportar la causa del Re.

Questo fu il primo principio della guerra indiana. Questi furono quei

barbari, che, accozzatisi colle genti del generale Burgoyne, fecero, due

anni dopo, tanti guasti, ed usarono tante crudeltà, come apertamente

potrà vedere colui, che sarà vago di leggere il progresso di queste

storie.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2 · 第 5 / 30 段