fargli, se possibil fosse, ancor più ardenti ed ostinati, e conoscendo,
quanta autorità abbiano le cose della religione nelle menti umane, operò
sì, che i sinodi di Nuova-Jork e di Filadelfia pubblicarono una lettera
pastorale, la quale fu letta, essendovi concorsa una infinita
moltitudine di popolo, in tutte le chiese. Affermarono, che finora si
erano contenuti nel silenzio, non volendo essere gl'istrumenti di
discordia e di guerra tra uomini e tra fratelli. Ma che però eran ora le
cose giunte a tale, ch'eglino si erano risoluti a manifestare, quali
fossero nella presente querela le opinioni loro; che gli esortavano
pertanto a pigliar la difesa della patria loro; e che stessero pur
persuasi, che, ciò facendo, camminerebbero nella via del principe dei Re
della terra; che andassero pur sicuri alla vittoria, od alla morte.
Aggiunsero alcuni ricordi morali molto accomodati ad infiammar vieppiù
quelle menti religiose, ed a persuader loro, che la causa dell'America
era la causa di Dio. Raccomandarono ancora l'umanità e la misericordia
ai soldati; ed a tutti gli ordini di persone di umiliarsi, di digiunare,
di pregare, d'implorare l'assistenza divina in quella perigliosa
contesa.
Il congresso statuì, che il dì venti di luglio fosse un giorno di
digiuno in tutte le colonie, il quale fu religiosamente osservato; ma
più solennemente nella città di Filadelfia, che altrove. Tutto il
congresso assistette unitamente ai divini uffizj, e furon fatti nella
chiesa sermoni accomodati a' tempi.
Questo medesimo dì, stando il congresso per entrar nel tempio, gli
sopravennero dalla Giorgia desideratissime novelle, le quali furono, che
questa provincia si era accostata alla confederazione, ed aveva eletto
cinque deputati, che dovessero intervenire al congresso. La qual cosa fu
presa da tutti in lietissimo augurio, e molto rallegrò gli animi, tanto
per l'importanza che aveva in sè stessa, quanto per l'ora, in cui ella
era venuta a notizia del governo e del popolo. Avevano in quella
provincia lungo tempo prevalso i leali, di modo ch'ella non si moveva, o
pareva voler tener la via di mezzo. Ma le estremità, in cui erano venuti
gli affari, le giornate di Lexington e di Breed's-hill, le crudeltà
commesse dalle soldatesche reali, o vere, o credute, l'inclinazione
generale dell'esito della guerra in favore degli Americani, l'unione ed
il consenso delle altre colonie, e l'opera efficace dei libertini, tra i
quali più attento e più vivo di tutti si dimostrò il dottor Zubly, furon
cagione, che fattosi un convento provinciale, accettarono tutte le
risoluzioni del congresso generale, e vinsero parecchj partiti molto
animosi contro l'Inghilterra, o sia che volessero con questi l'antica
freddezza compensare, ovvero che i libertini, tenuti in freno per lo
avanti, fossero a maggior rabbia concitati. Dichiararono, che l'esser la
provincia della Giorgia stata eccettuata negli atti vinti nel Parlamento
contro l'America, ricevevan essi piuttosto in luogo d'ingiuria che di
favore, essendo, aggiugnevano, questa esenzione fatta a bello studio per
sceverargli dai loro fratelli. Deliberarono eziandio, che non
riceverebbono alcuna merce, la quale fosse nell'Inghilterra stata
imbarcata dopo il primo di luglio; e che, facendo tempo dal dieci di
settembre, nissuna ne imbarcherebbero dalla Giorgia per alla volta
dell'Inghilterra; ed oltre a ciò, che nulla trasporterebbero alle isole
dell'Indie occidentali inglesi, ed a quelle parti del continente
americano, le quali le risoluzioni del congresso generale accettate non
avessero. Queste cose erano in sè di molto momento, essendo la Giorgia,
avvegnachè non vasta provincia, fertilissima in biade, e massimamente in
riso. Vollero eziandio astenersi da ogni superfluità, e sbandire il
lusso; dar animo agli agricoltori, che quel maggior numero, che più
possibil fosse, di pecore allevassero. Nè tralasciarono d'inviare una
petizione loro al Re molto acconcia, e piena delle solite asseverazioni
di lealtà, le quali forse più efficacemente si facevano, perciocchè si
aveva in animo di non osservarle.
Ma ritornando al congresso generale, avendo egli qualche gelosia della
provincia della Nuova-Jork, sia perchè vi abbondavano i leali, sia
perchè la medesima è molto aperta agli assalti di un nemico forte in
sull'armi di mare, deliberò, che, perchè quelli non vi avessero a
sormontare, dovessero nell'appartinenze stanziare cinquemila fanti; e
antivedendo i bisogni, ai quali i soldati loro sarebbero stati soggetti,
siccome pure le malattie e le ferite, volle, che si ordinasse
un'ospedale atto a ricevere i malati di un esercito di ventimila uomini.
Fu eletto a direttore e medico principale il dottor Beniamino Church.
Considerato ancora di quanta importanza fosse l'aver gli spacci delle
lettere prontissimi, e l'esser l'uffizio delle poste commesso a uomini
zelanti e fedeli, elessero a direttore generale sulle poste il dottor
Beniamino Franklin, il quale l'istesso luogo aveva occupato in
Inghilterra per le lettere d'America, ed erane stato dismesso per l'amor
suo verso le libertà delle colonie. Stabilirono regolari procacci,
facendo principio da Falmouth nella Nuova-Inghilterra sino alla città di
Savanna nella Giorgia.
Ma siccome il principale nervo della guerra consiste nella pecunia, così
il congresso non tardò a rivolgere i suoi pensieri verso di
quest'oggetto; il quale in un cogli uomini e l'armi, è il più
importante, anzi il più necessario di tutti, massimamente nei casi della
guerra difensiva, come per la natura stessa delle cose doveva quella
essere, che si esercitava dagli Americani. Nelle guerre offensive, nelle
quali si va ad assaltar l'inimico correndo e guastando il suo paese, gli
uomini e l'armi possono nella prosperità della vittoria trovar la
pecunia. Ma nei casi di guerra difensiva la pecunia è quella, che deve
gli uomini e le armi procurare. Questo affare però aveva in sè
grandissima difficoltà. La pecunia non si poteva riscuotere, se non per
via di accatti, o per via di balzelli. L'una e l'altra erano non che
malagevoli, quasi impossibili; essendovi da molti anni addietro, e per
causa dei dispareri nati coll'Inghilterra, assottigliata di troppo la
quantità del conio, che girava nelle colonie. Le province della
Nuova-Inghilterra ne erano sempre state anzi scarse che no, e gli atti
proibitivi del Parlamento da dieci anni addietro avevano ancora questa
sottil massa attenuata. Nelle province meridionali poi, quantunque più
ricche per la fertilità delle terre, la scarsità della moneta era andata
crescendo, non solo per la sovraddetta cagione, ma eziandio per la
numerosa introduzione dei Neri, la quale in quegli ultimi tempi aveva
avuto luogo. Laonde il trar danaro da quei popoli per via d'accatti, o
di balzelli sarebbe stata cosa imprudente, dannosa, e forse, od anche
senza forse, impossibile, almeno in quella quantità, che i bisogni dello
Stato richiedevano. Aggiungasi in rispetto agli accatti, che, sia che i
ricchi avessero la pecunia loro a fornire, o no, avrebbero però sempre
potuto prestare il credito, ed il far uso di questo secondo mezzo,
meglio che del primo era conveniente. Imperciocchè se essi o l'una, o
l'altra cosa, od ambedue potevano somministrare, gli uomini dotati di
mediocri o di tenui facoltà non l'avrebbero potuto del pari. Eppure gli
accatti parziali di moneta non si sarebbero potuti abbracciare, quando
che all'incontro un accatto parziale di credito si poteva eleggere, il
quale sarebbe stato in nome comprensivamente verso di tutti, ma in fatti
parzialmente sopportato nell'opinione generale dalle larghe facoltà del
ricchi. In rispetto poi ai balzelli, non sarebbe stato il porgli, se non
cattivo eleggimento; perciocchè, essendo poco usi quei popoli alle
gravezze, il recarsi di punto in bianco ed in sul bel principio, in sul
toccare le borse dei cittadini, avrebbe sull'opinione dell'universale i
più perniziosi effetti partorito. I popoli infiammati in una impresa
comune fanno più volentieri giattura della vita, che non della pecunia;
perciocchè a quella sta annessa più gloria che a questa, e l'onor dei
bravi è più frequente, che l'onor dei facoltosi. Per la qual cosa il
congresso aveva in ciò un'impresa molto malagevole alle mani. Ci
accorgeremo eziandio, dover essere cresciute vieppiù le difficoltà, se
farem considerazione, che il congresso aveva bensì la facoltà di
raccomandare, ma non già quella di comandare; e che la obbedienza dei
popoli era più volontaria, che costretta; ed era da temersi, ch'essi
ricusassero, se si fossero toccate le borse. Era anche molto da
apprendersi, che le assemblee provinciali gelosissime del diritto di
impor le gravezze pubbliche, non avrebbero di buon grado, ed in niun
modo acconsentito a questo, che il congresso assumesse la facoltà di
tassare. Poi come questi avrebbe potuto sperare di porre un balzello
giusto e ben temperato in rispetto a ciascuna colonia, se, stantechè le
ricchezze loro erano in gran parte fondate sul commercio, ed erano state
l'una e l'altra in varie maniere dalle presenti turbolenze
impressionante, e perciò molto soggette a variazione, non si conoscevano
a puntino le facoltà di ciascuna di esse? Nissuna evidenza della
conveniente rata si sarebbe potuta avere, e molto meno dimostrare; e la
sembianza di parzialità, o vera fosse od apparente, o soltanto creduta,
avrebbe guasta tutta l'opera e prodotto clamori e dissensioni
pregiudiziali. Questi erano gli scogli, che il congresso incontrava in
rispetto ai modi di trar pecunia pei bisogni dello Stato e della guerra.
Perciò si risolvette a schivargli, ed a volersi accostare agli accatti
del credito col gittar biglietti, che avessero la mallevadoria della
fede delle colonie unite. Nella qual cosa si sperava, che l'abbondanza
delle derrate, l'ardore e l'unanimità del popolo, e massimamente dei
ricchi, i quali, i più erano alle cose nuove favorevoli, avrebbero esso
credito mantenuto vivo, ed impedito che i biglietti non cadessero in
bassanza. Abbenchè quello ch'era già accaduto nelle province
settentrionali, in cui i biglietti che allora esistevano, scapitavano,
avrebbe dovuto tenergli avvisati del pericolo. Oltre a ciò gli uomini
prudenti prevedevano benissimo, che per la facilità della cosa, e pei
bisogni che si sarebbero ad ogni ora moltiplicati, si sarebbe gittata
una sì grande quantità di biglietti, che sarebbe diventata del tutto
soprabbondante, e gli avrebbe fatti scapitare. Aggiungasi, che il
congresso non era solo a far gittate di biglietti, ma che anche le
assemblee provinciali avevano, ed usavano l'istessa facoltà; il che
doveva produrre di breve la soprabbondanza. Quest'era un male, che fin
da principio doveva far temere i più pregiudiziali effetti. Nè si deve
passar sotto silenzio, che, siccome sono sempre incerti i casi della
guerra, potevano le armi inglesi andarne colla migliore, e correre
vittoriosamente il paese. Dal che ne sarebbe nata di necessità la totale
rovina del credito, ed i biglietti sarebbersi forse anco ridotti al
niente. Si sa per pruova, che in cotesti affari la sfidanza dei popoli
non ha rimedio. Questi erano i pericoli, questi i timori, che non senza
gran cagione tenevano sospesi gli animi dei prudenti nell'affare del
gittar fuori i biglietti. Ma non era luogo ad elezione; ed il congresso
era in tali termini constituito, che gli abbisognava, come si suol dire,
o bere o affogare. Perciò non esitarono punto a por mano a quel
compenso, il quale, se non era buono, era al certo necessario. Adunque
il congresso nel mese di giugno deliberò, si gittassero due milioni di
dollari di Spagna in altrettanti biglietti di credito, e che la fede
delle colonie unite dovesse stare per la redenzion loro. Qualche tempo
dopo fece un'altra gittata di biglietti sino ad un milione di dollari
pure di Spagna, dei quali biglietti ciascuno avesse ad esser di trenta
dollari. Questi furono ricevuti su quei primi principj con consenso
universale dei popoli.
Avendo il congresso procurati gli uomini, le armi e la pecunia, applicò
l'animo ad assicurarsi alle spalle con guadagnarsi le nazioni indiane,
sulla mente delle quali non si stava senza qualche timore. Sapeva, che
il generale Gage aveva spedito da Boston un suo messo per nome Giovanni
Stuart presso la nazione dei Cherokee, che abitava le regioni prossimane
alla Carolina Meridionale; e che il generale Carleton, governatore del
Canadà, aveva mandato il colonnello Johnson presso gl'Indiani di San
Francesco, ed altri pertinenti alle sei tribù, che più erano vicine a
quella provincia. Il fine loro era di adescar quelle nazioni con
promesse, con danari, e con presenti per indurle a pigliar le armi
contro i coloni; la qual cosa, se per avventura si sarebbe potuta
tollerare, quando, perduta ogn'altra speranza e forza, l'Inghilterra
fosse stata ridotta alla necessità o di adoperar gl'Indiani, o di dar
vinta la causa agli Americani, certamente non potrà non condannarsi, e
come orribile non biasimarsi, allorquando altre armi, altri soldati si
avevano in pronto per esercitar con prosperità di fortuna la guerra
contro le colonie. La posterità non potrà non detestare i consiglj di
coloro, i quali, da nissuna necessità spinti, hanno anteposto gli
sfrenati e crudeli Indiani ai soldati disciplinati dell'Inghilterra.
Quest'è stato un partito non solo di barbara ferità notato, ma che
riuscì anche in ultimo ai suoi proprj autori esiziale. Ma la mente
dell'uomo è cieca, l'animo suo spesso crudele, e le ire civili non
placabili. Pensò adunque il congresso ad opporsi con efficaci mezzi a
questi tentativi inglesi; e perchè la cosa procedesse con più ordine
determinò, che le tribù indiane divise fossero secondo la mente sua in
altrettanti distretti; a ciascuno dei quali fosse destinato un uomo a
posta, il quale, essendo pratico della lingua, dei costumi e dei luoghi
loro, ad essi corrispondesse, spiasse gli andamenti loro, soddisfacesse
alle domande in ciò, che fossero ragionevoli, ed ai bisogni e necessità
loro provvedesse. In somma non dovevano questi mandatarj nissun mezzo
lasciar intentato per cattivarsi la benevolenza degl'Indiani, acciò non
dessero ajuto all'armi reali, e tenessero la via neutrale. Credono
alcuni, che gli uomini del congresso avessero anche il mandato di far in
modo, che gl'Indiani entrassero a parte della guerra, accostandosi agli
Americani contro gli eserciti inglesi. Il che non ci pare abbia la
sembianza della probabilità, stantechè chiara cosa ella era, che la
guerra si doveva in grandissima parte esercitare sul territorio
americano; e che quest'Indiani erano soliti a mettere a sacco ed a morte
così gli amici, come i nemici. Inoltre non è da credersi, che gli
Americani potessero avere in animo di macchiare con una nota di barbarie
sul bel principio una causa, ch'essi volevano, fosse da tutti riputata e
giusta e santa. Tuttavia non vogliamo tralasciar di dire, che in
Filadelfia si credeva e si annunziava, come un caso prospero, che
gl'Indiani Moacchi, e quelli di Stockbridge, avendo i primi mandato la
ciarpa ai secondi, il che presso di quelle nazioni era un segno di
leanza, si eran confederati, e stavan pronti ad unirsi ai coloni, per
correre a' danni degli Inglesi. Si credeva istessamente nel
Massacciusset, che i Seneca, altra nazione indiana, fossero
apparecchiati a far lo stesso. Oltre a ciò un Capo indiano, per nome
Svyashan, con altri quattro Capi della tribù di San Francesco arrivarono
nel mese di agosto al campo di Cambridge guidati da un Reuben-Colburn.
Venivano ad offerirsi pronti ad intraprendere la difesa dell'americana
libertà. Furono fatte loro le grate accoglienze, e condotti al soldo.
Svyashan si vantava, che avrebbe all'uopo condotta molta gente,
aggiungendo eziandio, che gl'Indiani nel Canadà, e perfino i Francesi
erano a favore degli Americani volti, e pronti a collegarsi con loro.
Queste cose si dicevano, e si credevano universalmente. Ma fossero
qualsivogliano i desiderj del popolo, il congresso si contentava di
avergli neutrali, ed a questo fine solo s'avviavano i suoi maneggi. Ciò
per altro non potè impedire, che gl'Inglesi non si prevalessero di
queste prime dimostrazioni, affermando aver essi tratto alla parte loro,
ed usati gl'Indiani, perchè gli Americani i primi avevan voluto
adoperargli.
Speditosi il congresso dalla bisogna degl'Indiani, la quale lo aveva
grandemente tenuto sospeso, si rivolse, fatto più ardito dalle giornate
di Lexington e di Breed's-hill, ad onestar la causa sua, e la presa
dell'armi nel cospetto di tutte le nazioni del mondo; e ciò facendo usò
lo stile delle nazioni independenti. Mandarono un bando, o sia
dichiarazione, nella quale con molto gravi parole ricordarono le
fatiche, i disagi ed i pericoli dagli antenati loro sopportati
nell'andar a piantare le colonie in quelle strane e rimote regioni; le
cure loro nel farle crescere e prosperare; i patti fermati colla Corona,
e l'utilità e le ricchezze che ne erano all'Inghilterra derivate.
Rammentarono la lunga fedeltà e la lodata prontezza a venir in soccorso
della comune madre. Quindi trapassarono a parlare dei nuovi consiglj
presi dai ministri sul finire dell'ultima guerra, e fecero una diligente
enumerazione delle lamentate leggi. Narrarono acconciamente le lunghe e
vane querele, le decennali ed inutili supplicazioni. Accennarono le
inique condizioni per la pace proposte nel Parlamento (intendo di
parlare della proposta d'accordo del lord North), escogitate a bella
posta per dividergli, per metter le tasse all'incanto, al quale una
colonia concorrerebbe contro l'altra, non sapendo ambedue qual prezzo
sia a redimer le vite loro bastevole. Descrissero la possessione
nimichevolmente presa della città di Boston dalla soldatesca armata
sotto i comandamenti del generale Gage; le ostilità di Lexington
incominciate dai soldati reali, e le crudeltà commesse in quel fatto; la
rotta fede di quel generale pel rifiuto delle permissioni di uscita, e
le più peggiori permissioni concesse, per avere con barbara inumanità
separato i mariti dalle mogli, i figliuoli dai genitori, gli amici dagli
amici, i vecchi e gl'infermi dai pietosi, dai forti e dai sani, i
padroni dalle robe e masserizie loro. Rammentarono la beccheria di
Breed's-hill, l'incendio di Charlestown, l'arsione delle navi, il guasto
delle vettovaglie, la minacciata rovina e distruzione di tutte le cose.
Favellarono delle tente fatte dal governatore del Canadà per ispingere
a' danni loro gl'Indiani, gente fera e bestiale, ed i disegni
ministeriali notarono di voler accumulare sulle infelici ed innocenti
colonie tutti i flagelli del fuoco, del ferro e della fame.
«Siamo, _esclamarono essi_, al bivio ridotti, o di sottometterci
intieramente alla tirannide d'irritati ministri, o di resistere colla
forza. Abbiam ragguagliati i danni da una parte e dall'altra, e trovato
abbiamo, che nulla è più da temersi, che la volontaria schiavitù.
L'onore, la giustizia, l'umanità ci vietano di abbandonar vilmente
quella libertà, che abbiamo dai nostri valorosi antenati ricevuta; e che
la nostra innocente posterità ha diritto di ricevere da noi. Non possiam
portar l'infamia di dar in preda le future generazioni a quella
miserabilità, che sovrasta loro inevitabilmente, se noi con inudita
viltà lasciam loro per eredità la servitù. La nostra causa è giusta,
l'unione perfetta, le facoltà grandi; e non mancheranno all'uopo i
soccorsi esterni. Noi ringraziamo grande e gratamente la divina
Provvidenza, che a questo terribil cimento non ci abbia tratti, se non
quando erano già le nostre forze al presente grado cresciute, ed avevamo
nelle precedenti guerre imparato l'uso dell'armi, ed acquistato i mezzi
di difesa. Con i cuori confortati da questi pensieri noi solennemente,
avanti Dio ed avanti gli uomini, dichiariamo, che noi giusta nostra
estrema possa quelle armi, che il benefico Creatore ha nelle nostre mani
poste, ed alle quali i nostri nemici ci hanno sforzati di ricorrere, ad
onta di ogni pericolo, con animi invitti ed insuperabil costanza
adopreremo in difesa delle nostre libertà, essendo tutti, ed al tutto
risoluti a morir liberi, piuttosto che a vivere schiavi. Che le menti
dei nostri amici e concittadini non si sollevino a queste nostre
determinazioni. Noi non intendiamo a niun modo quell'unione
disciogliere, la quale da sì lungo tempo dura fra di noi, e che con ogni
sincerità desideriamo di veder ristorata. La necessità non ci ha peranco
spinti a questo disperato consiglio, nè alcun'altra nazione abbiam
contro di essi alla guerra provocata. Noi non leviamo gli eserciti
coll'ambizioso disegno di separarci dalla Gran-Brettagna, e diventar
Stati independenti. Noi non combattiamo nè per la gloria, nè per le
conquiste. Noi offeriamo al mondo lo spettacolo di un popolo assaltato
da un nemico non provocato, senza niuna imputazione, o sospetto di
offesa. Vantan essi i privilegj e la civiltà loro. Eppure altre
condizioni non offrono, che la servitù, o la morte.
«Nella nostra propria contrada, in difesa di quella libertà che abbiamo,
nascendo, eredata, che abbiam goduta dai tempi della rivoluzione in poi,
per la protezione delle nostre proprietà solo acquistate per la onesta
industria de' nostri antenati, e nostra, e contro la violenza testè
usata, noi abbiamo le armi pigliate. Queste porremo noi giù, ma non
prima, allor quando gli assalitori avran cessato le ostilità, ed ogni
pericolo che ricominciar possano, sarà allontanato. Posta umilmente ogni
nostra confidenza e speranza nella mercè del supremo, ed indifferente
Giudice e Governatore di tutte le cose, noi divotamente supplichiamo la
sua divina bontà di proteggerci in questo gran conflitto, ed a felice
fine condurci, di piegare il cuore de' nostri avversarj alla concordia,
di fargli a ragionevoli termini consentire, ed in tal guisa l'impero
preservare dalle calamità della cittadina guerra».
Questo manifesto, il quale fu molto lodato a quei tempi, fu sottoscritto
da Giovanni Hancock, il quale era in iscambio del Rutledge stato eletto
presidente del congresso, e dal segretario Carlo Thompson.