_Proseguimento della navigazione sul Mar-glaciale. Golfo delle
Balene. Isola della Have-Sund, il più orribil sito, che possa
vedersi. Isola Mageron. Arrivo al Capo-Nord. Descrizione di
questo promontorio._
Entrati adunque nel nostro battello noi passammo il Whaal-Sund, ossia
il golfo delle Balene. Esso era agitato da una violentissima correntia,
e dal venticello gagliardo che soffiava in una direzione contraria alla
nostra gita.
Le balene recansi in gran numero in quel golfo; e in que’ mari,
per quanto ci si disse, sono comunissime. Ma quantunque le nostre
genti ci assicurassero che non aveano mai passato quello stretto
senza averne vedute otto o dieci, noi non ne incontrammo nessuna.
Smontammo abbordando alla casa di un mercante posta in un’isola presso
l’Have-Sund. Ardisco dire che quella era la più orrida abitazione di
tutta quanta la contrada. Il terreno del contorno non avea un solo
albero, nè un solo cespuglio, nè un filo d’erba: nè vi si vedeva che
nude rupi. L’abitatore di quel luogo non avea nulla, se non ne andava
a cercare ben lungi; e così era persino della legna da scaldarsi. In
quel luogo il sole stava assente dall’orizzonte per quasi tre mesi,
di modo che senza le aurore boreali, che spargono una luce utilissima
agl’indigeni, que’ miserabili rimarrebbonsi sepolti nelle tenebre più
profonde. Che soggiorno d’orrore per un abitante della zona temperata,
se fosse condannato a passarvi la vita! L’amor del guadagno, e quello
della pescagione, vi fissano nondimeno alcuni individui.
[Illustrazione: _Tav. III._ — VEDUTA DEL CAPO NORD]
Del rimanente più che si accosta al Capo-Nord, più la Natura sembra
infoscarsi; la vegetazione debolissima, che fa ogni suo sforzo sulla
superficie della terra, immantinente perisce, e non lascia presso di sè
che rupi scarnate.
Continuando il nostro viaggio lasciammo alla sinistra lo stretto
formato dall’isola deserta detta Mageron, e dal continente. Alla
nostra destra aprivasi la vasta estensione dell’Oceano-glaciale; ed a
mezza notte precisa arrivammo finalmente all’ultimo punto dell’Europa,
cognito sotto il nome di _Nord-Cap_, o _Capo-Nord_.
Questo Capo-Nord, oggetto formidabile di una temerità vittoriosa di
tanti ostacoli, di tanti pericoli, e di tante fatiche; scopo veramente
colossale di un viaggio tanto lungo, intrapreso pel solo piacere
di toccarlo, e perchè fosse detto una volta senza impostura che gli
uomini non si erano arrestati se non dove era loro mancata la terra;
il Capo-Nord presentandosi a’ nostri sguardi s’impadronì di tutte le
nostre facoltà. Al suo aspetto la nostra immaginazione si separò da
tutto quello che la nostra vita si lasciava alle spalle; e il mondo non
fu più per noi che in questo confine della terra. Il nostro orgoglio
si fece grande per la riuscita avuta; ci trovammo spettatori della
nostra propria audacia; e calpestando codesto suolo, che nissuno prima
di noi avea calpestato, pareaci di camminarvi sopra, non da uomini, ma
da creatori. — Ah! questo delirio ben presto svanì. La malinconia, la
tristezza cupa e profonda succedettero al nobile entusiasmo del nostro
trionfo. Le rupi senza ornamento, il terreno senza vegetazione, l’aria
senz’abitanti ci dissero ben chiaramente che tanta costanza, tanti
sudori, tante cure ed ansietà non aveano servito che a condurci ov’è la
tomba della Natura.
Il _Capo-Nord_ è una roccia, la cui fronte, ed i cui enormi fianchi
spingonsi assai lungi nel mare. Gigantesco avversario de’ flutti e
degli uragani sembra sulla sua profonda base sicuro di comandare alla
loro agitazione; ma assalitori instancabili que’ flutti contro di esso
sollevati, non gli lasciano altra tregua che quella, la quale di tratto
in tratto la calma del cielo impone a’ loro proprii furori; e terribili
tosto che rimangano scatenati, tornano ad assalirlo, a batterlo, a
minarlo. Ogni anno l’antica sua caducità si va vieppiù manifestando: i
progressi di questa loro vittoria sono evidentissimi; e questo grande
sostegno del globo si va distruggendo senza alcun testimonio della
sua lunga e continua decadenza. Là tutto è solitario, tutto lugubre,
tutto sterile: niuna foresta sulla cima di que’ monti, niuna verzura
sulle grigie asperità di quegli scogli: non un uccello terrestre rompe
col suo volo la pacatezza dell’aria: niuna voce vi si ode fuori del
muggito dell’onde marine, e del fischio delle tempeste. Un Oceano
immensurabile, un cielo senza orizzonte, un sole senza riposo, notti
senza risvegliamento: la infecondità, il silenzio, la desolazione, ecco
i tratti di questo quadro sublime e tremendo: ecco il _Capo-Nord_.
Qui le occupazioni, l’industria, e le inquietudini degli uomini non
si presentano alla memoria che come un sogno: l’energia della natura
animata, le sue forme diverse, le innumerabili sue modificazioni
cancellansi dalla ricordanza. Non si vede più il globo che ne’ suoi
nudi elementi. Non è più il soggiorno della vita; è un punto del
sistema dell’universo.