CAPO XVII.

_Proseguimento della navigazione sul Mar-glaciale. Golfo delle

Balene. Isola della Have-Sund, il più orribil sito, che possa

vedersi. Isola Mageron. Arrivo al Capo-Nord. Descrizione di

questo promontorio._

Entrati adunque nel nostro battello noi passammo il Whaal-Sund, ossia

il golfo delle Balene. Esso era agitato da una violentissima correntia,

e dal venticello gagliardo che soffiava in una direzione contraria alla

nostra gita.

Le balene recansi in gran numero in quel golfo; e in que’ mari,

per quanto ci si disse, sono comunissime. Ma quantunque le nostre

genti ci assicurassero che non aveano mai passato quello stretto

senza averne vedute otto o dieci, noi non ne incontrammo nessuna.

Smontammo abbordando alla casa di un mercante posta in un’isola presso

l’Have-Sund. Ardisco dire che quella era la più orrida abitazione di

tutta quanta la contrada. Il terreno del contorno non avea un solo

albero, nè un solo cespuglio, nè un filo d’erba: nè vi si vedeva che

nude rupi. L’abitatore di quel luogo non avea nulla, se non ne andava

a cercare ben lungi; e così era persino della legna da scaldarsi. In

quel luogo il sole stava assente dall’orizzonte per quasi tre mesi,

di modo che senza le aurore boreali, che spargono una luce utilissima

agl’indigeni, que’ miserabili rimarrebbonsi sepolti nelle tenebre più

profonde. Che soggiorno d’orrore per un abitante della zona temperata,

se fosse condannato a passarvi la vita! L’amor del guadagno, e quello

della pescagione, vi fissano nondimeno alcuni individui.

[Illustrazione: _Tav. III._ — VEDUTA DEL CAPO NORD]

Del rimanente più che si accosta al Capo-Nord, più la Natura sembra

infoscarsi; la vegetazione debolissima, che fa ogni suo sforzo sulla

superficie della terra, immantinente perisce, e non lascia presso di sè

che rupi scarnate.

Continuando il nostro viaggio lasciammo alla sinistra lo stretto

formato dall’isola deserta detta Mageron, e dal continente. Alla

nostra destra aprivasi la vasta estensione dell’Oceano-glaciale; ed a

mezza notte precisa arrivammo finalmente all’ultimo punto dell’Europa,

cognito sotto il nome di _Nord-Cap_, o _Capo-Nord_.

Questo Capo-Nord, oggetto formidabile di una temerità vittoriosa di

tanti ostacoli, di tanti pericoli, e di tante fatiche; scopo veramente

colossale di un viaggio tanto lungo, intrapreso pel solo piacere

di toccarlo, e perchè fosse detto una volta senza impostura che gli

uomini non si erano arrestati se non dove era loro mancata la terra;

il Capo-Nord presentandosi a’ nostri sguardi s’impadronì di tutte le

nostre facoltà. Al suo aspetto la nostra immaginazione si separò da

tutto quello che la nostra vita si lasciava alle spalle; e il mondo non

fu più per noi che in questo confine della terra. Il nostro orgoglio

si fece grande per la riuscita avuta; ci trovammo spettatori della

nostra propria audacia; e calpestando codesto suolo, che nissuno prima

di noi avea calpestato, pareaci di camminarvi sopra, non da uomini, ma

da creatori. — Ah! questo delirio ben presto svanì. La malinconia, la

tristezza cupa e profonda succedettero al nobile entusiasmo del nostro

trionfo. Le rupi senza ornamento, il terreno senza vegetazione, l’aria

senz’abitanti ci dissero ben chiaramente che tanta costanza, tanti

sudori, tante cure ed ansietà non aveano servito che a condurci ov’è la

tomba della Natura.

Il _Capo-Nord_ è una roccia, la cui fronte, ed i cui enormi fianchi

spingonsi assai lungi nel mare. Gigantesco avversario de’ flutti e

degli uragani sembra sulla sua profonda base sicuro di comandare alla

loro agitazione; ma assalitori instancabili que’ flutti contro di esso

sollevati, non gli lasciano altra tregua che quella, la quale di tratto

in tratto la calma del cielo impone a’ loro proprii furori; e terribili

tosto che rimangano scatenati, tornano ad assalirlo, a batterlo, a

minarlo. Ogni anno l’antica sua caducità si va vieppiù manifestando: i

progressi di questa loro vittoria sono evidentissimi; e questo grande

sostegno del globo si va distruggendo senza alcun testimonio della

sua lunga e continua decadenza. Là tutto è solitario, tutto lugubre,

tutto sterile: niuna foresta sulla cima di que’ monti, niuna verzura

sulle grigie asperità di quegli scogli: non un uccello terrestre rompe

col suo volo la pacatezza dell’aria: niuna voce vi si ode fuori del

muggito dell’onde marine, e del fischio delle tempeste. Un Oceano

immensurabile, un cielo senza orizzonte, un sole senza riposo, notti

senza risvegliamento: la infecondità, il silenzio, la desolazione, ecco

i tratti di questo quadro sublime e tremendo: ecco il _Capo-Nord_.

Qui le occupazioni, l’industria, e le inquietudini degli uomini non

si presentano alla memoria che come un sogno: l’energia della natura

animata, le sue forme diverse, le innumerabili sue modificazioni

cancellansi dalla ricordanza. Non si vede più il globo che ne’ suoi

nudi elementi. Non è più il soggiorno della vita; è un punto del

sistema dell’universo.

Viaggio al Capo Nord fatto l'anno 1799 dal Sig. cavaliere Giuseppe Acerbi · 第 27 / 40 题