_Civiltà incontrata in Wasa. Aneddoti curiosi riguardanti _Linneo_.
Gamla-Carleby. Nuovi motivi di spavento sul ghiaccio. Pescatori
sul ghiaccio e loro industrie. Illusioni prodotte dal ghiaccio.
Brachestad. Uleaborg. Avventura galante. Particolari riguardanti
Uleaborg. Risoluzione di fermarsi in questa città._
Al nostro arrivo a Wasa eravamo stati a far visita al governatore e al
presidente, i quali cortesemente c’invitarono a pranzo, e radunarono
presso di sè la società migliore del luogo. Noi trovammo tutto sul
piede di Stockholm. Ma parvemi un sogno l’avere in quelle adunanze
trovata una dama di una somma amabilità, squisitamente educata e
perfettamente intendente delle lingue e delle lettere sì francesi che
italiane, e de’ migliori scrittori delle medesime. Essa era la moglie
dei presidente. Vi trovai pure un ecclesiastico pieno di erudizione
e di conversazione piacevolissima. Molte cose importanti imparai
da lui riguardanti i Finlandesi e i loro poeti; e ragionandomi del
_Linneo_, da lui conosciuto in particolare in Upsal, del carattere
di quel valentuomo assai cose mi disse, e molte compassionevoli in
proposito della incredibile vanità che lo predominava. Fra gli altri
aneddoti raccontatimi fu questo. Una dama della provincia di Upsal,
che non era uscita mai del suo paese, domandò ad un amico del _Linneo_
una commendatizia, desiderando di conoscere un uomo sì distinto, e
di vedere le sue collezioni. Ebbe la lettera, andò a visitare il
_Linneo_, vide il suo museo. Ma sbalordita da tante cose in esso
raccolte, nel suo entusiasmo esclamò innocentemente: _Ah! non mi
meraviglio più che il Linneo sia conosciuto in tutta la provincia di
Upsal!_ Il _Linneo_ che si aspettava di udire _nell’universo mondo_,
cessò sull’istante d’indicarle più altro; la condusse alla porta, e
sgarbatamente la congedò. — Altro aneddoto. Un giorno in un accesso
di melanconia diede ordine che non s’introducesse nissuno, e in
veste da camera e in berretta da notte si sdrajò sopra un sofà per
riposare. Intanto presentossi un uffiziale svedese che conosceva assai
bene la debolezza di lui; ed era accompagnato da varie dame, venute
espressamente per vedere la collezione del _Linneo_. Si negò l’ingresso
all’uffiziale, che conoscendo l’umor del filosofo, nulla badando al
domestico, si spinse innanzi, ed entrò nella camera, ove il _Linneo_
stava. Il _Linneo_ da prima si mostrò molto sdegnato della inciviltà;
ma l’uffiziale senza punto badarvi, introdusse le dame; e con molta
gravità disse loro: _Signore! vi presento all’illustre filosofo,
l’oggetto solo del viaggio che avete fatto, all’uomo che tutto il
mondo ammira meravigliato, e che mette al di sopra di tutti gli uomini
grandi: a quello che ha messa la natura ai tormenti per istrapparle
i suoi più cari secreti._ — Il Linneo si spogliò in un lampo del suo
cattivo umore, e diventò la più gentile e carezzevole persona.
In Wasa tutto è ad un infimo prezzo. Nel 1790 non contava che 2,166
anime.
Partendo da Wasa il governatore ci diede tutte le istruzioni opportune
per viaggiare il meno male che fosse possibile, e ci accompagnò con un
ordine, onde fino ai confini della sua giurisdizione fossimo assistiti
in ogni nostro bisogno. Ma i paesani di quel paese non erano avvezzi a
condur viaggiatori, e mancavano di una infinità delle cose necessarie.
La strada da Wasa ad Uleaborg è di circa 190 miglia. Seguimmo nel
nostro viaggio la costa attraversando fiumi, boschi e bracci di mare;
e qualche volta non di poco allontanandoci anche dalla costa. Il paese
è piano ed abbondante di grossissimi pini. La costa è nuda e sassosa.
Facemmo molta fatica per arrivare a Gamla-Carleby. Questa è un’assai
bella città posta sopra un piccol golfo, e passabilmente commerciante.
È lontana da Stockholm 1,023 miglia e 98 da Wasa; nel 1790 vi
si contavano 1,367 abitanti. Ha molti bastimenti proprii pel suo
commercio; molti ne fabbrica per venderli; e il suo commercio consiste
in catrame, in pece, in tavole e in sevo, burro e frumento. Coltiva
poi, e consuma per sè, segala, orzo, pomi di terra e tabacco; ed ha una
fabbrica di tele di cotone dipinte.
Da Gamla-Carleby continuammo a viaggiare sul ghiaccio; e qui trovammo
una novità che non mancò di sorprenderci e di farci piacere. Il gelo
in quel paese è sì forte, che ferma nel loro moto i flutti del mare; e
intanto il sole acquistando forza nel corso della giornata a misura che
la stagione si avanza, squaglia notabilmente il gelo alla superficie;
e l’acqua radunasi entro cavità o solchi, ne’ quali poi alla notte fa
una crosta di gelo, rimanendone così una parte nel suo stato naturale
tra questa crosta e il gelo inferiore. Ora nel procedere, questa crosta
facilmente si rompe, e il cavallo e la slitta pescano entro l’acqua
di quelle cavità; e vuolsi tutta la fede di un buon cristiano per non
temere che in quel momento non siasi per discendere ne’ gorghi del
mare. Di sì fatte paure ne provammo molte. E chi poteva dirci che se in
un luogo o nell’altro al di sotto il grosso ghiaccio ci sosteneva, in
altri luoghi non fosse per mancarci? Ogni volta che il povero cavallo
rotta la fragile crosta cadeva, non mancava il terrore; e cresceva
infinitamente, se la crosta essendo larga vi cadeva dentro la slitta e
noi con essa.
Camminando di questa maniera incontrammo alcuni pescatori, che
pescavano sul ghiaccio. Ecco la loro industria: fanno un buco nel
ghiaccio e vi gettano dentro un amo, approfondandolo circa venti piedi;
e intanto perchè quel buco non si serri pel gelo, vanno continuamente
movendo l’acqua che al medesimo corrisponde. Costoro usano camminando
sul ghiaccio scivolatoi di legno assai lunghi; e per ispingerli innanzi
servonsi de’ loro bastoni, sicchè per nissun conto muovono le gambe, e
corrono intanto con mirabile celerità. Un’altra loro industria è quella
di portar seco una piccola vela triangolare che distendono contro il
vento, quando questo fortemente gl’incomoda; e mettonla tra il vento e
le loro persone.
Altra cosa di queste contrade degna di menzione è quella di certe
illusioni prodotte sul ghiaccio. Accade spesso ne’ sommi freddi che
l’acqua del mare cala, massimamente per la mancanza di quella che è
solita venire dai fiumi. Allora il ghiaccio rimanendo abbandonato al
proprio peso, si sfacella; e se n’alzano qua e là rottami infiniti,
i quali pel disgelo alla superficie che succede il giorno, e pel
gelo che si forma di nuovo la notte prendono diversissime forme agli
occhi di chi li rimira; e par di vedere là un castello, qua torri,
palazzi, altra sorte di edifizii in ogni maniera diroccati, e scogli
pure, e rupi, e simili. E come questi rottami qua e là si estendono,
il camminare di notte massimamente diventa di grave pericolo; e per
iscansarli può anche avvenire che si perda la direzione; e si corra
rischio di smarrirsi in quel deserto di ghiaccio, siccome a noi più di
una volta è succeduto.
Noi andavamo adunque pieni di paura quanto mai possa dirsi; e intanto
venimmo a passare da Brachestadt, piccola città distante da Uleaborg 56
miglia, di 763 abitanti, che fa commercio di pece, di sevo, di burro,
di pellami grossi e fini, di sermoni e d’altri pesci, e di legnami:
introduce poi sale, di cui usa avere sempre buona provvigione. Una
volta vi si faceva commercio considerabile di carni e di certe conserve
di una bacca particolare alla Svezia e alla Finlandia. Arrivammo ad
Uleaborg ai sette d’aprile, e andammo ad alloggiare in un albergo
assai buono, prossimo al palazzo della città. Avevamo avute, siccome
si è detto, tristi avventure nel viaggio: era giusto che ne avessimo
qualcheduna meno spaventosa e più degna di giovani viaggiatori. Ho
avuto sempre il vizio, andando a letto, di mettermi a leggere un
qualche libro prima di pigliar sonno. Stava adunque dopo essermi
coricato leggendo l’_Ariosto_, quando mi parve di sentire tre dolci
battute alla finestra della nostra camera, la quale era a pian terreno.
Nè per quella volta, nè per la seconda io vi feci grande attenzione.
Alla quarta volta dovetti pur pensare che si trattasse di qualche
cosa, e svegliai il mio compagno, il quale dormiva in un altro letto
nella medesima camera; e gli dissi che badasse se gli paresse di udire
qualche rumore alla finestra. Ed egli ed io sentimmo infatti quelle tre
leggiere botte, che io avea udite da prima, ed insieme alcune parole,
ma poco distinte. Allora mi alzo; mi metto indosso la pelliccia;
prendo due pistole; e vado fuor della camera per vedere che fosse. Che
v’immaginate che fosse in un paese di una sì alta latitudine?... Era
una bella ragazza, che ci domandava qualche momento di conversazione...
Il fatto non mancò di sorprenderci. Sorprenderà forse egualmente il mio
lettore.
Uleaborg è posta al 65.º grado di latitudine: conta da circa 3,800
anime: ha due piazze, e sedici strade, con un porto cattivo, ma ciò non
ostante con faccende mercantili di molto suo utile. Il suo commercio
è di catrame, di pece, di burro, di sevo, di sermoni, e di luccio
secco, di aringhe, e di legnami. Introduce poi vino, olio, limoni, e
sale. Uleaborg spedisce ogni anno quattro vascelli nel Mediterraneo,
i quali tra le altre cose portano spezialmente sale nel paese. Ottimo
regolamento è qui rispetto alla navigazione del fiume Ulea, sul quale
la città è posta. Per discendere al mare i bastimenti non possono
essere condotti che da piloti espressamente patentati, perchè tanto è
rapida la corrente, che la nave fa sei miglia in venti minuti; e sommo
è il pericolo del naufragio a cagione de’ troppi scogli, di cui il
letto del fiume è sparso. I minerologi hanno di che molto occuparsi ne’
contorni di Uleaborg; e vi notano particolarità meritevoli della loro
attenzione. In Uleaborg si ha due mesi d’inverno più che a Stockolm,
e una primavera più breve di un terzo: l’autunno però è presso a
poco eguale nell’uno, e nell’altro luogo. I geli notturni nell’estate
arrivano verso il fine di agosto, e qualche volta anche prima. Ma è
giusto dire che in nissun luogo la vegetazione è più rapida, che in
questo paese; perciocchè v’ha esempi di grani seminati, e mietuti nello
spazio di sei settimane: effetto delle belle notti, o per dir meglio,
della continua presenza del sole.
Noi intendevamo di non fermarci in Uleaborg più di cinque giorni
per approfittare del comodo delle slitte fin tanto che v’era ancor
neve e ghiaccio sulla strada che dovevamo battere: ci lusingava pure
l’idea di barattare il servizio de’ cavalli in quello delle renne;
e di conversare coi Laponi erranti. Ma le gentilezze del barone
_Silfverkielm_, e del governatore _Carpalan_, la conoscenza che facemmo
di parecchie persone della città amabilissime, l’incontro inaspettato
di due dilettanti di musica capaci di suonare co’ nostri compagni e
con me un quartetto, ci fecero dimenticare la nostra risoluzione, e
fermarci in Uleaborg un pajo di mesi. Forse però più che tutte queste
ragioni valse quella, che essendo alla metà di aprile, la stagione
era troppo avanzata; il ghiaccio cominciava a sciogliersi; e i fiumi
di giorno in giorno divenivano per l’abbondanza delle loro acque, e
per gli straripamenti assai pericolosi. Potevamo poi anche godere in
Uleaborg de’ fenomeni, che accompagnano il cangiamento delle stagioni
quando accade in paese di altezza maggiore; e nel mio particolare io
poteva comodamente applicarmi a molti oggetti di storia naturale della
Laponia, avendo fatta conoscenza con un bravo uomo, certo sig. _Julin_,
farmacista della città, che avea e libri, e collezioni, come pur
notizie, e dottrina, di cui avrei potuto approfittare. Eccoci dunque
tutti d’accordo fermati in Uleaborg. Debbo quindi ricordare come vi
passammo il tempo della nostra fermata.