CAPO V.

_Civiltà incontrata in Wasa. Aneddoti curiosi riguardanti _Linneo_.

Gamla-Carleby. Nuovi motivi di spavento sul ghiaccio. Pescatori

sul ghiaccio e loro industrie. Illusioni prodotte dal ghiaccio.

Brachestad. Uleaborg. Avventura galante. Particolari riguardanti

Uleaborg. Risoluzione di fermarsi in questa città._

Al nostro arrivo a Wasa eravamo stati a far visita al governatore e al

presidente, i quali cortesemente c’invitarono a pranzo, e radunarono

presso di sè la società migliore del luogo. Noi trovammo tutto sul

piede di Stockholm. Ma parvemi un sogno l’avere in quelle adunanze

trovata una dama di una somma amabilità, squisitamente educata e

perfettamente intendente delle lingue e delle lettere sì francesi che

italiane, e de’ migliori scrittori delle medesime. Essa era la moglie

dei presidente. Vi trovai pure un ecclesiastico pieno di erudizione

e di conversazione piacevolissima. Molte cose importanti imparai

da lui riguardanti i Finlandesi e i loro poeti; e ragionandomi del

_Linneo_, da lui conosciuto in particolare in Upsal, del carattere

di quel valentuomo assai cose mi disse, e molte compassionevoli in

proposito della incredibile vanità che lo predominava. Fra gli altri

aneddoti raccontatimi fu questo. Una dama della provincia di Upsal,

che non era uscita mai del suo paese, domandò ad un amico del _Linneo_

una commendatizia, desiderando di conoscere un uomo sì distinto, e

di vedere le sue collezioni. Ebbe la lettera, andò a visitare il

_Linneo_, vide il suo museo. Ma sbalordita da tante cose in esso

raccolte, nel suo entusiasmo esclamò innocentemente: _Ah! non mi

meraviglio più che il Linneo sia conosciuto in tutta la provincia di

Upsal!_ Il _Linneo_ che si aspettava di udire _nell’universo mondo_,

cessò sull’istante d’indicarle più altro; la condusse alla porta, e

sgarbatamente la congedò. — Altro aneddoto. Un giorno in un accesso

di melanconia diede ordine che non s’introducesse nissuno, e in

veste da camera e in berretta da notte si sdrajò sopra un sofà per

riposare. Intanto presentossi un uffiziale svedese che conosceva assai

bene la debolezza di lui; ed era accompagnato da varie dame, venute

espressamente per vedere la collezione del _Linneo_. Si negò l’ingresso

all’uffiziale, che conoscendo l’umor del filosofo, nulla badando al

domestico, si spinse innanzi, ed entrò nella camera, ove il _Linneo_

stava. Il _Linneo_ da prima si mostrò molto sdegnato della inciviltà;

ma l’uffiziale senza punto badarvi, introdusse le dame; e con molta

gravità disse loro: _Signore! vi presento all’illustre filosofo,

l’oggetto solo del viaggio che avete fatto, all’uomo che tutto il

mondo ammira meravigliato, e che mette al di sopra di tutti gli uomini

grandi: a quello che ha messa la natura ai tormenti per istrapparle

i suoi più cari secreti._ — Il Linneo si spogliò in un lampo del suo

cattivo umore, e diventò la più gentile e carezzevole persona.

In Wasa tutto è ad un infimo prezzo. Nel 1790 non contava che 2,166

anime.

Partendo da Wasa il governatore ci diede tutte le istruzioni opportune

per viaggiare il meno male che fosse possibile, e ci accompagnò con un

ordine, onde fino ai confini della sua giurisdizione fossimo assistiti

in ogni nostro bisogno. Ma i paesani di quel paese non erano avvezzi a

condur viaggiatori, e mancavano di una infinità delle cose necessarie.

La strada da Wasa ad Uleaborg è di circa 190 miglia. Seguimmo nel

nostro viaggio la costa attraversando fiumi, boschi e bracci di mare;

e qualche volta non di poco allontanandoci anche dalla costa. Il paese

è piano ed abbondante di grossissimi pini. La costa è nuda e sassosa.

Facemmo molta fatica per arrivare a Gamla-Carleby. Questa è un’assai

bella città posta sopra un piccol golfo, e passabilmente commerciante.

È lontana da Stockholm 1,023 miglia e 98 da Wasa; nel 1790 vi

si contavano 1,367 abitanti. Ha molti bastimenti proprii pel suo

commercio; molti ne fabbrica per venderli; e il suo commercio consiste

in catrame, in pece, in tavole e in sevo, burro e frumento. Coltiva

poi, e consuma per sè, segala, orzo, pomi di terra e tabacco; ed ha una

fabbrica di tele di cotone dipinte.

Da Gamla-Carleby continuammo a viaggiare sul ghiaccio; e qui trovammo

una novità che non mancò di sorprenderci e di farci piacere. Il gelo

in quel paese è sì forte, che ferma nel loro moto i flutti del mare; e

intanto il sole acquistando forza nel corso della giornata a misura che

la stagione si avanza, squaglia notabilmente il gelo alla superficie;

e l’acqua radunasi entro cavità o solchi, ne’ quali poi alla notte fa

una crosta di gelo, rimanendone così una parte nel suo stato naturale

tra questa crosta e il gelo inferiore. Ora nel procedere, questa crosta

facilmente si rompe, e il cavallo e la slitta pescano entro l’acqua

di quelle cavità; e vuolsi tutta la fede di un buon cristiano per non

temere che in quel momento non siasi per discendere ne’ gorghi del

mare. Di sì fatte paure ne provammo molte. E chi poteva dirci che se in

un luogo o nell’altro al di sotto il grosso ghiaccio ci sosteneva, in

altri luoghi non fosse per mancarci? Ogni volta che il povero cavallo

rotta la fragile crosta cadeva, non mancava il terrore; e cresceva

infinitamente, se la crosta essendo larga vi cadeva dentro la slitta e

noi con essa.

Camminando di questa maniera incontrammo alcuni pescatori, che

pescavano sul ghiaccio. Ecco la loro industria: fanno un buco nel

ghiaccio e vi gettano dentro un amo, approfondandolo circa venti piedi;

e intanto perchè quel buco non si serri pel gelo, vanno continuamente

movendo l’acqua che al medesimo corrisponde. Costoro usano camminando

sul ghiaccio scivolatoi di legno assai lunghi; e per ispingerli innanzi

servonsi de’ loro bastoni, sicchè per nissun conto muovono le gambe, e

corrono intanto con mirabile celerità. Un’altra loro industria è quella

di portar seco una piccola vela triangolare che distendono contro il

vento, quando questo fortemente gl’incomoda; e mettonla tra il vento e

le loro persone.

Altra cosa di queste contrade degna di menzione è quella di certe

illusioni prodotte sul ghiaccio. Accade spesso ne’ sommi freddi che

l’acqua del mare cala, massimamente per la mancanza di quella che è

solita venire dai fiumi. Allora il ghiaccio rimanendo abbandonato al

proprio peso, si sfacella; e se n’alzano qua e là rottami infiniti,

i quali pel disgelo alla superficie che succede il giorno, e pel

gelo che si forma di nuovo la notte prendono diversissime forme agli

occhi di chi li rimira; e par di vedere là un castello, qua torri,

palazzi, altra sorte di edifizii in ogni maniera diroccati, e scogli

pure, e rupi, e simili. E come questi rottami qua e là si estendono,

il camminare di notte massimamente diventa di grave pericolo; e per

iscansarli può anche avvenire che si perda la direzione; e si corra

rischio di smarrirsi in quel deserto di ghiaccio, siccome a noi più di

una volta è succeduto.

Noi andavamo adunque pieni di paura quanto mai possa dirsi; e intanto

venimmo a passare da Brachestadt, piccola città distante da Uleaborg 56

miglia, di 763 abitanti, che fa commercio di pece, di sevo, di burro,

di pellami grossi e fini, di sermoni e d’altri pesci, e di legnami:

introduce poi sale, di cui usa avere sempre buona provvigione. Una

volta vi si faceva commercio considerabile di carni e di certe conserve

di una bacca particolare alla Svezia e alla Finlandia. Arrivammo ad

Uleaborg ai sette d’aprile, e andammo ad alloggiare in un albergo

assai buono, prossimo al palazzo della città. Avevamo avute, siccome

si è detto, tristi avventure nel viaggio: era giusto che ne avessimo

qualcheduna meno spaventosa e più degna di giovani viaggiatori. Ho

avuto sempre il vizio, andando a letto, di mettermi a leggere un

qualche libro prima di pigliar sonno. Stava adunque dopo essermi

coricato leggendo l’_Ariosto_, quando mi parve di sentire tre dolci

battute alla finestra della nostra camera, la quale era a pian terreno.

Nè per quella volta, nè per la seconda io vi feci grande attenzione.

Alla quarta volta dovetti pur pensare che si trattasse di qualche

cosa, e svegliai il mio compagno, il quale dormiva in un altro letto

nella medesima camera; e gli dissi che badasse se gli paresse di udire

qualche rumore alla finestra. Ed egli ed io sentimmo infatti quelle tre

leggiere botte, che io avea udite da prima, ed insieme alcune parole,

ma poco distinte. Allora mi alzo; mi metto indosso la pelliccia;

prendo due pistole; e vado fuor della camera per vedere che fosse. Che

v’immaginate che fosse in un paese di una sì alta latitudine?... Era

una bella ragazza, che ci domandava qualche momento di conversazione...

Il fatto non mancò di sorprenderci. Sorprenderà forse egualmente il mio

lettore.

Uleaborg è posta al 65.º grado di latitudine: conta da circa 3,800

anime: ha due piazze, e sedici strade, con un porto cattivo, ma ciò non

ostante con faccende mercantili di molto suo utile. Il suo commercio

è di catrame, di pece, di burro, di sevo, di sermoni, e di luccio

secco, di aringhe, e di legnami. Introduce poi vino, olio, limoni, e

sale. Uleaborg spedisce ogni anno quattro vascelli nel Mediterraneo,

i quali tra le altre cose portano spezialmente sale nel paese. Ottimo

regolamento è qui rispetto alla navigazione del fiume Ulea, sul quale

la città è posta. Per discendere al mare i bastimenti non possono

essere condotti che da piloti espressamente patentati, perchè tanto è

rapida la corrente, che la nave fa sei miglia in venti minuti; e sommo

è il pericolo del naufragio a cagione de’ troppi scogli, di cui il

letto del fiume è sparso. I minerologi hanno di che molto occuparsi ne’

contorni di Uleaborg; e vi notano particolarità meritevoli della loro

attenzione. In Uleaborg si ha due mesi d’inverno più che a Stockolm,

e una primavera più breve di un terzo: l’autunno però è presso a

poco eguale nell’uno, e nell’altro luogo. I geli notturni nell’estate

arrivano verso il fine di agosto, e qualche volta anche prima. Ma è

giusto dire che in nissun luogo la vegetazione è più rapida, che in

questo paese; perciocchè v’ha esempi di grani seminati, e mietuti nello

spazio di sei settimane: effetto delle belle notti, o per dir meglio,

della continua presenza del sole.

Noi intendevamo di non fermarci in Uleaborg più di cinque giorni

per approfittare del comodo delle slitte fin tanto che v’era ancor

neve e ghiaccio sulla strada che dovevamo battere: ci lusingava pure

l’idea di barattare il servizio de’ cavalli in quello delle renne;

e di conversare coi Laponi erranti. Ma le gentilezze del barone

_Silfverkielm_, e del governatore _Carpalan_, la conoscenza che facemmo

di parecchie persone della città amabilissime, l’incontro inaspettato

di due dilettanti di musica capaci di suonare co’ nostri compagni e

con me un quartetto, ci fecero dimenticare la nostra risoluzione, e

fermarci in Uleaborg un pajo di mesi. Forse però più che tutte queste

ragioni valse quella, che essendo alla metà di aprile, la stagione

era troppo avanzata; il ghiaccio cominciava a sciogliersi; e i fiumi

di giorno in giorno divenivano per l’abbondanza delle loro acque, e

per gli straripamenti assai pericolosi. Potevamo poi anche godere in

Uleaborg de’ fenomeni, che accompagnano il cangiamento delle stagioni

quando accade in paese di altezza maggiore; e nel mio particolare io

poteva comodamente applicarmi a molti oggetti di storia naturale della

Laponia, avendo fatta conoscenza con un bravo uomo, certo sig. _Julin_,

farmacista della città, che avea e libri, e collezioni, come pur

notizie, e dottrina, di cui avrei potuto approfittare. Eccoci dunque

tutti d’accordo fermati in Uleaborg. Debbo quindi ricordare come vi

passammo il tempo della nostra fermata.

Viaggio al Capo Nord fatto l'anno 1799 dal Sig. cavaliere Giuseppe Acerbi · 第 12 / 40 题