ma pure io non so chi sia.»
In quel momento la Valenzia apriva gli occhi, e quella soave
guardatura che tanto le era caratteristica, rischiarò nella memoria
del Gritti le bellissime sembianze che una volta aveva cotanto fermati
anche gli sguardi di lui, e se avesse saputo che Valenzia non era
altrimenti morta, non avrebbe tardato un istante a dire:--Costei è la
figlia di Candiano;--ma in vece, tornato a riguardare la sventurata, e
dopo essersi affannato un pezzo a raccogliere delle sparse ricordanze,
«Costei,» tornò a ripetere, «non mi riesce nuova alla vista; ma pure
non so chi sia.»
«Guardala meglio,» ripeteva il Visconti, «guardala meglio, e vedrai
ch'ella è la figlia di Candiano.»
Il Gritti, a quelle inaspettate parole, fece un movimento che non si
può descrivere, e tornò a guardare Valenzia, e allora gli parve di
fatto che in quanto a somiglianza non ne scattasse un filo; ma
soprastato un pezzo, e alla fine scrollato il capo:
«Sei pazzo, amico, il tempo de' miracoli è passato.» E faceva per
uscire.
«Ti dico ch'ella è Valenzia, figlia dell'ammiraglio Candiano,» tornava
a ripetere il Visconti, fermando il Gritti pel lembo della sopraveste.
«Costui ti farà capace,» soggiunse additando il Bronzino, «solo mi
pesa che la Republica abbia voluto prendersi un tristo giuoco di me;
ma per l'anima del terribile padre mio, ne prenderò vendetta.»
In questo mentre, tornando a poco a poco il senso a Valenzia, la prima
memoria che la percosse fu quella del Fossano.... del padre.... e le
tronche ed interrotte parole che pronunciò così tra labbro e labbro,
furono tali che poterono assicurare tanto il Visconti quanto il Gritti
ch'essa era la vera figlia di Candiano.
Allora Attilio, associando insieme tante idee e tanti fatti sparsi, e
ricordandosi di alcune misteriose parole che spesso il Barbarigo gli
aveva dette sul conto di Candiano, le balzò in mente un'idea, e in
parte potè congetturare com'era veramente il fatto. Una sola cosa non
riusciva a comprendere, ed era l'elezione dell'ammiraglio al dogato,
mentre il consiglio de' Dieci, dal momento che Valenzia veniva
condotta in una barca della Republica, doveva pur sapere ogni cosa
punto per punto; ma le parole misteriose del Barbarigo, che non aveva
mai potuto comprendere, non avendo neppure un dato per rintracciarne
il valore, ora che quel dato più non le mancava, le tornavano
chiarissime alla memoria, e conobbe per intero la trama, e d'una gioia
insolita senti tutto accendersi il sangue:
«E ci sei colto,» proruppe quasi gridando, «ci sei colto, o tristo;
addio scettro, addio corno ducale, addio tutto.»
Il Visconti e il Bronzino si volsero a guardare maravigliati il
Gritti, non comprendendo per niente il senso delle sue parole. Ma il
tristo li seppe far capaci di tutto, e voltosi poi al Visconti:
«Io non comprendo perchè tu abbia a lagnarti della Republica, che ti è
larga di tanti favori, e a credere opera sua un inganno che ella....
come potrai vedere, punirà con tutto il rigore. Non è già la
Republica, ma l'ammiraglio Candiano che ha voluto farsi giuoco di
te.... e il Candiano sconterà la pena della legge.»
Valenzia erasi oramai risentita abbastanza per comprendere quel che si
diceva.... e sentito il nome del padre.... e la minaccia di una pena,
si rizzò così sulle ginocchia, e si volse al Visconti e al Gritti in
atto di supplicarli; ma la tinta assai truce di que' volti, le arrestò
la parola sulle labbra, e guardato meglio il Visconti, e
riconosciutolo, mandò un altro grido e ancora ricadde sul fondo della
barca.
Questa intanto era giunta a poca distanza della riva, e l'arsenalotto
s'affrettava coi remi a rimediare al molto tempo perduto.
Gli dice il Gritti:
«Dove hai da condurre costei?»
«Nella sala dei Dieci, messere.»
«Dove sei andato a prenderla?»
«Al convento di Santa Brigida.»
«Gli era un pezzo che costei trovavasi in quel luogo?»
«Di tutto questo non so nulla, messere, perchè il capo arsenalotto,
che ci conduceva e aveva l'ordine scritto, ebbe un maledetto colpo di
remo sul capo da quel tristo spione, che ho conosciuto benissimo, e
cadde riverso nel mare.»
A queste parole che il Visconti potè sentire, comprese che Valenzia
versava in gravissimo pericolo, e che sarebbe stata punita dell'avere,
d'accordo col padre e col Fossano Alberigo, ingannato la Republica, e
quantunque la pietà non fosse in vero delle sue doti la principale, se
pure ne aveva ombra, tuttavia essendogli già piaciuto fieramente quel
volto, troppo gli rincresceva che di presente gli sfuggisse ancora
quella, che per un caso stranissimo eragli capitata fra le mani.
D'altra parte gli restava ancora un mezzo a vendicarsi del Fossano,
che tanto aveva in uggia, e di lei che così manifestamente aveva
mostrato avere in odio il nome Visconti.... però voltosi al Gritti,
«E così,» gli domandò, «che provvedimenti prenderà per costei
l'eccelso consiglio dei Dieci?»
L'Attilio si strinse nelle spalle, e rispose:
«Gravissimi provvedimenti; se la cosa è, com'io credo che sia, ella,
in uno al padre suo, è rea d'aver tradita la patria.»
«La cosa è ben altro che da celia.»
«È da patibolo, caro mio, e non si vorrà andar per le lunghe, e tu
sarai vendicato appieno.»
«In quanto a me,» rispose il Visconti, «non me ne importerebbe gran
fatto.... e quando trattossi di vendette, mi è sempre piaciuto farle
io medesimo.»
«E così?»
«E così trovomi pentito assai d'aver dato aiuto a queste cappe
rosse....» e additava l'arsenalotto.
«Cosa avreste voluto fare?»
«Quello che farò ora.» E preso l'arsenalotto per la cappa, «Ferma,»
gli disse, «e torna indietro.»
Il Gritti, non volendo credere a sè stesso, lo guardava maravigliato,
poi disse:
«Sei tu pazzo?»
«Sta di buon animo ch'io son ora benissimo in cervello più che altri.»
«Dunque?»
«Dunque mi penso di non voler gettar questa grazia di Dio a quelle
bocche ingorde dei signori Dieci, e giacchè si vuol vendicare
un'ingiuria che io ho ricevuta, io ne li ringrazio di cuore, e a quel
che sarà da fare ci penserò io stesso, e molto meglio di loro.» E con
voce aspra molto, «Arsenalotto,» disse, «ti ho detto di tornare
indietro. Obbedisci, o fa conto d'ire un tratto sott'acqua a trovare
il compagno.»
Allora il Gritti preso da un impeto d'ira, e non avendo riguardo al
Visconti,
«Va innanzi,» disse all'arsenalotto, «e fa il tuo debito.»
Ma quelle dispettose parole non le volle trangugiare il Visconti, e
cavatosi la daghetta che aveva accanto e fattala balenare all'occhio
dell'arsenalotto,
«Con questo,» gli gridò furibondo, «io ti scucirò la cappa e la pelle,
se non dai retta a quel che voglio io.»
Il malcapitato arsenalotto guardava ora il Gritti ora il Visconti, in
dubbio di quel che si dovesse fare.
«Se i signori Dieci,» continuava il Visconti parlando all'arsenalotto,
«ti domandassero, come ti domanderanno certamente, quel che sia
avvenuto di codesta donna, in prima racconterai l'incontro avuto con
quei due ribaldi, poi dì pure che capitò in mie mani; e giacchè
un'altra volta mi si condusse di camera in sala per poi lasciarmi
colle mani vuote, ora ho pensato di tenerla in custodia io costei,
infin che l'eccelso consiglio abbia fatto i suoi provvedimenti. Dunque
m'hai compreso, ed è inutile al tutto che tu vada spiando i pensieri
di questo amico mio,» e additava il Gritti, «il quale se mai si
pensasse di avere a far star me, sarebbe indizio che quel poco senno
che aveva, è uscito intero del suo cervello.»
Il Gritti in questo frattempo pensò molto bene a' fatti suoi,
ricapitolò in quell'istante tutto ciò che aveva riguardo a lui ed al
Candiano, del quale voleva vendicarsi in qualche modo terribile.
Considerò che a buoni conti l'eccelso consiglio avrebbe cominciato a
punire il vecchio.... qui una gioia diabolica gli scintillò tra ciglio
e ciglio... e pensò di che affanno, di che disperazione sarebbe stato
cagione al vecchio Candiano il sapere che la sua Valenzia era caduta
nell'artiglio del Visconti.
Considerate ben bene tutte queste cose, e giacchè vedeva che non era
quello il momento opportuno di venire alle mani col Visconti, il
quale, se per caso fosse rimasto ucciso, l'eccelso consiglio avrebbe
punito lui d'aver tanto osato contro un ospite, ch'essa manifestamente
proteggeva, fece ogni sforzo a mandare indietro quell'impeto di sdegno
che già lo aveva tramestato, e cambiando modi e sforzandosi a ridere,
«Fa egli bisogno di scalmanarsi tanto?» prese a dire. «Doveva io
sapere che costei vi dovesse tanto stare in sul cuore? Adesso che lo
so, è ben altra faccenda, e me ne lavo le mani. Sappiate per altro,
amico mio, che tanto io che questo bravo uomo, getteremo la broda
addosso a voi, che coll'eccelso consiglio non si scherza, e non ha un
riguardo al mondo nè al patrizio, nè al plebeo.»
«Bene, benissimo, e direte ai signori Dieci che colei che già
m'apparteneva per diritto, ora la tengo per forza.»
A qualche distanza passava in quella un gondoliere, il Gritti mandò un
fischio.
«Attilio, che fai?» gli chiese il Visconti.
«Chiamo quel gondoliere perchè m'abbia a condurre dove mi parrà
meglio. Io non debbo saper nulla nè di te, nè di quest'uomo.
Patteggiate fra voi due, io me ne lavo le mani;» e replicava il
fischio. La gondola s'accosta, e il Gritti dice al gondoliere:
«Non hai da servire altri per questa notte?»
«Messere, comandate ch'io sono a vostri ordini,»
«Bene, ti accosta....» E senza volgere un saluto al Visconti, nè una
parola all'arsenalotto, saltò nella gondola e si allontanò con quella.
Accosto alla barca della Republica veniva la gondola del Visconti dove
trovavasi il Bronzino e un altro uomo.
L'arsenalotto intanto stava pensando se gli convenisse far resistenza,
o dar le mani vinte. Sapeva che quel Visconti era protetto dalla
Republica vedeva che volendo opporsi non avrebbe potuto a lungo gioco
resistere contro tre, essendo solo, e quel fante della Republica si
trovò in così terribil bivio che avrebbe voluto piuttosto trovarsi
sott'acqua insieme a' suoi due compagni che in quella situazione. Però
non ebbe l'ardimento di opporsi al Visconti, il quale, alzata di peso
Valenzia, che era ancor tramortita, la trasportò nella propria
gondola, dove saltò esso pure, e detto all'arsenalotto che lo guardava
perplesso: raccontasse pure ciò che voleva meglio all'eccelso
consiglio, fece dare ne' remi e s'allontanò.
Quando furono a qualche distanza,
«Messere,» entrò a dire il Bronzino, «io non ci vedo ben chiaro in
questa vostra pensata, e credo che voler cozzare colla Republica, sia
per essere il più dannato mestiere di questo mondo.»
«Tu non sai nulla, costei doveva essere già mia.»
«Doveva, questo lo capisco; ma il fatto mi dice che adesso è donna
d'altri, e vedrete che tempesta di guai ci coglierà presto.»
«Nasca pure ciò che saprà nascere, credo che a questo mondo io non
abbia più nulla a perdere, così penso di non rifiutare quel poco di
bene che la sorte mi getta innanzi. D'altra parte, come avrai sentito,
egli era per vendicar me che fu fatta la cattura di questa poveretta;
però la Republica non si sdegnerà poi tanto come tu dî.»
Il Bronzino stringevasi nelle spalle, e non aggiungeva altro; poco
dopo la gondola, attraversato il canale della Zucca, si fermò a' piedi
di un palazzetto. Per l'ora assai tarda non udivasi più batter remo
sulla superficie di quelle acque, nè una voce, nè un canto. Quando la
gondola urtò contro lo scaglione, si udì Valenzia a mandare un gemito.
«Pare che si risenta,» disse il Visconti.
«Sarebbe ben tempo, io la credevo già morta questa poveretta. Dal
momento che la togliemmo di mano a quel suo Fossano svenne e si
risentì più di quattro volte.»
«Dammi or mano a trasportarla in camera.» E il Visconti da capo e il
Bronzino dei piedi, l'alzarono di peso, e la trasportarono nelle
stanze interne,
«Recati un tratto verso la piazza di San Marco,» così stando dentro
diceva il Visconti al Bronzino; «e appena che avrai potuto raccapezzar
qualche cosa, che qualche cosa succederà di certo, fa di venir subito
a darmene notizia.»
«Bene, bene....» E crollando il capo il Bronzino saltò ancora nella
gondola, e vogò verso San Marco.
Il senator Barbarigo, che di tutta l'insidia che aveva tesa al suo
antagonista e alla povera sua figlia, non aveva ancora palesato nulla
a' colleghi, se ne stava intanto nella gran sala del consiglio a
ripassare alcune carte impazientissimo, ed aspettando che la Valenzia
Candiano venisse condotta alla sua presenza. Ma quando gli parve che
fosse oltrepassata l'ora in cui gli arsenalotti avrebbero dovuto esser
già di ritorno, fa preso da tale e tanta inquietezza che non potè più
star seduto. Nella sala passeggiò per qualche tempo, poi uscì nelle
anticamere del consiglio, e non sentendo alcuna pedata nè altro, dopo
essersi anche colà indugiato assai tempo. alla fine più non gli
bastando la pazienza, discese la scala del Gigante, e uscì fuori sulla
piazza. S'accostò alla riva, si sforzò a render più acuta la facoltà
visiva, e potè distinguere finalmente a qualche distanza una gondola;
ma in ragione che veniva essa accostandosi, egli perdeva ogni
speranza, ed alla fine potè accertarsi che non era altrimenti la barca
della Republica. Quando la gondola fu all'approdo, vide uscirne un
uomo e guardò: era Attilio Gritti. Il Barbarigo gli si accostò, non
per altro, che per intertenersi un momento con lui a fuggir tempo, e
lo chiamò per nome.
«Voi qui?» gli disse il Gritti assai maravigliato, e soprastava
perplesso, e avrebbegli pur voluto dir tutto. Ma stando fermi ambidue,
l'uno potè vedere nell'aspetto dell'altro manifesti indizi d'imbarazzo
e di sollecitudine. Però prese a dire il Barbarigo pel primo:
«E donde vieni?» gli domandò.
Attilio stette ancora un momento senza rispondere, poi s'accostò al
senatore, e con voce assai bassa,
«Voi,» disse, «state qui aspettando alcuno che vi deve premere assai.»
«Io?» rispose il senatore aguzzando gli occhi sul Gritti....e stava
per aggiunger qualche cosa... ma si trattenne, e dando la svolta al
discorso: «Stanotte ho la sopraveglianza in palazzo, sono uscito così
un momento a respirare un po' d'aria libera.»
«Ma....» tornò il Gritti a riappiccare il discorso.... «voi state
aspettando adesso chi non verrà così presto. Gli arsenalotti furono
assaliti.»
Il senator Barbarigo diede due passi indietro a quelle parole, e fatto
livido in volto,
«Chi?» disse, «come tu sai?...»
«La Valenzia è ora nelle mani del Visconti.»
«Del Visconti?...»
E in mezzo alla dispettosa maraviglia con che pronunciò quel nome, un
occhio scrutatore avrebbe veduto a balenare una scintilla di gioia,
che in quel rapido istante aveva già potuto pensare che quel
contrattempo avrebbe dovuto accrescere la sventura di Candiano.
«Dimmi,» soggiunse poi: «come avvenne tutto questo?»
Il Gritti gli narrò come seppe meglio ciò che era avvenuto, poi disse:
«L'ammiraglio sa qualche cosa?»
«No, non sa nulla. Nell'istante che starà sognando il corno ducale, il
fante della Republica andrà a dargli uno scrollo. Insieme a questa
nostra patria, che quel vecchio imbecille ha offeso contravvenendo
alle sue leggi, vendico anche la tua ingiuria.»
«Io vi ringrazio; ma qualche cosa vorrei fare anch'io.»
«E che vorresti far tu? bada a non rompere la rete; bada.... ora io
vo. Addio....»
E quel vecchio settantenne, fatto agile a un tratto e assai presto,
rientrò in palazzo quando il Gritti, più maravigliato ancora di prima,
si mise di nuovo per la laguna.
Non appena il Barbarigo ebbe messo il piede nella sala del consiglio,
chiamò i colleghi; e lor disse:
«Messeri, stanotte c'è necessario raccoglierci in sessione. Un affare
d'importanza, della più grave importanza, ci resta a trattare; vi dirò
tutto in breve: mandiamo intanto il fante del consiglio ad avvisare i
nostri colleghi di venir qui sull'istante.»
Gli altri due rimasero stupefatti, però domandarono qual fosse quella
così grave bisogna.
«Non è tempo da perdere, lo paleserò in pieno consiglio....» e
chiamato il fante gli diede l'ordine d'ire a chiamare gli altri membri
del consiglio, «Se non sono nelle case loro, si troveranno alla festa
de' Malipieri,» diceva il Barbarigo a quel fante. «Va e fa presto.»
Rimasto solo cogli altri due senatori, questi cominciarono a
tempestarlo di domande, alle quali egli non faceva che
rispondere:--Parlerò in pieno consiglio.--E andava pensando e
ripensando al modo di svolgere quel viluppo di cose che
improvvisamente e all'impensata s'era venuto aggruppando. Da qualche
giorno poi lo martellava il timore non venisse mai a chiarirsi in
faccia a tutti i suoi colleghi la sua trama, giacchè non era facile a
dare ad intendere ch'egli non avesse saputo la colpa dell'ammiraglio
Candiano prima di dare il voto per l'elezione di lui al dogato. Nei
primi momenti che gli balzò in pensiero il perfido e raffinato
disegno, l'impeto della passione non gli avea permesso di vedere le
possibili conseguenze, e di presente pensava al modo di poter celare
altrui il basso e perfido fine che egli aveva, e al quale serviva di
pretesto l'obbligo che gl'incumbeva di punire i colpevoli.
L'essere poi caduta Valenzia nelle mani del Visconti in quel momento
che la presenza di lei era tanto necessaria, gli dava pure moltissimo
a pensare, giacchè se l'ammiraglio, messo agli esami, non avesse
voluto confessare al primo, tutto il congegno della sua trama avrebbe
dovuto fermarsi per il momento, e infino a tanto che Valenzia non
fosse in potere della Republica. Considerava però che il Visconti non
poteva aver che un fine a conseguire, e quindi avrebbe di leggieri
rimessa colei nelle mani dell'eccelso consiglio.
In quella notte nel palazzo del senator Malipieri a festeggiare le
nozze di una sua figlia con un patrizio Veneto, tenevasi una
sontuosissima festa alla quale era stato invitato anche il povero
Alberigo Fossano, che vi sarebbe certo intervenuto se si fosse trovato
in tutt'altra condizione d'animo.
L'ammiraglio Candiano vi si recò invece, e quantunque di ragione
l'attenzione dovesse in quella notte rivolgersi ai due sposi felici,
pure il prode vegliardo, sul quale, come sapevasi da tutti, il dì dopo
avrebbe posato il corno ducale, era il vero eroe della festa. Non
avendo il Fossano mai osato metterlo a parte dell'orribile sua
sventura, e avendo anzi coll'assicurarlo che la Valenzia era in
buonissimo stato, fatto dileguare dalla mente di lui quel dubbio
orrendo che vi s'era messo per le ingannevoli parole del Malumbra, il
Candiano era d'un umore così ingenuo, così gaio, così affabile, che
tutti se ne consolavano pensando che sarebbe stato il doge colui nel
quale, anche gli occhi acutissimi dell'invidia, non avrebbero potuto
trovare una pecca.
Soltanto quando comparve nel bel mezzo della festa la giovinetta sposa
Malipieri, sfolgorante di bellezza e di gemme, il buon vegliardo corse
col pensiero alla sua Valenzia, e una nube coprì per un istante la
faccia serena di lui. Quantunque si consolasse nell'idea ch'ell'era
ancor viva, e in sicuro e forse felice, pure considerava ch'egli non
l'avrebbe veduta mai più, che l'essere egli assunto alla dignità del
dogato, impediva assolutamente di recarsi là dov'ella si trovava, e
che Valenzia non avrebbe mai potuto venire neppure per un momento a
Venezia, chè guai per lei e per tutti! e questa considerazione scemò
per un momento quella fantastica gioia che aveva generato in lui il
sapere d'aver potuto raggiungere quell'alto seggio a cui eran volti i
desiderii, le virtù, i talenti, le fatiche, i sacrifici di tutti
quanti i patrizi veneziani; lo accasciò il pensiero che non avrebbe
mai più veduta la diletta sua Valenzia!
A quella festa trovavansi quasi tutti i senatori che formavano
l'eccelso consiglio dei Dieci; e non vi mancava che il senatore
Attendolo Barbarigo. Candiano, avendo saputo quanto in suo pro si
fosse adoperato colui ch'egli aveva tenuto per suo rivale e peggio, e
non sospettando che il Barbarigo si fosse rifiutato a intervenire a
quella festa, pel dispetto di trovarsi faccia a faccia con lui che ora
lo avanzava di tanto nella dignità della carica, ne chiese conto ai
colleghi di lui:
«Stanotte gli è toccata insieme al Mocenigo, e al Tiepolo, la
sopraveglianza nella sala dell'eccelso consiglio, però non ha potuto
intervenire alla festa.»
«Si sa mai quello che può succedere, ammiraglio, e sapete bene che
quando trattasi di servire la patria, non v'è altra cosa al mondo che
possa distogliere il Barbarigo dall'oficio suo.»
«È suo debito,» rispose Candiano, «e quanti siam Veneziani dobbiamo
fare così.»
«E poi, sapete bene, ammiraglio, quel che resta a farne domani, e
quante cose si debbono apprestare prima di cingere la veste d'oro
all'amico nostro dilettissimo.» E sorridendo i due che parlarono,
strinsero cordialmente la mano al vecchio Candiano, che, assai grato
di quelle cortesie, fece altrettanto con loro.
Poco dopo s'era ritratto con que' due a giocare a tavola reale, in una
sala appartata.
Quando agli orologi suonò la mezzanotte, entrò in quella sala un servo
del senator Malipieri, e accostatosi al tavoliere,
«Illustrissimi Senatori,» disse, «il fante dell'eccelso consiglio è
qui fuori che aspetta; vorrebbe parlarvi.»
I due senatori furono colpiti a quell'annuncio, e si domandarono a
vicenda:
«Che sarà mai? a quest'ora.» Poi volti al servo: «Avete dato codesto
avviso,» gli domandarono, «anche agli altri nostri colleghi che si
trovano qui?»
«Il fante m'ha ingiunto ch'io dessi avviso a tutti voi che siete
chiamati a palazzo.»
Ogniqualvolta i membri dell'eccelso consiglio venivano nottetempo
invitati a recarsi in palazzo, era indizio ch'era sopravvenuto
d'improvviso una bisogna così grave e seria che non ammetteva
dilazione di tempo. I due senatori, smettendo subito il giuoco, si
alzarono tosto; i loro volti erano alquanto impalliditi.
«Vi lasciamo colla buona notte, ammiraglio.»
«Ammiraglio, a rivederci domani, che per questa notte sendo già ora
assai tarda, non è facile che possiamo tornar qui.»
«Che cosa può mai essere intervenuto di sì grave, che possa fare
necessaria una sessione a quest'ora?» domandò il Candiano alzandosi
esso pure.
I due si strinsero nelle spalle, e nulla risposero.
Allora il Candiano, e fu cosa assai notabile, che al primo annuncio
del servo non aveva tampoco dato segno di maraviglia.... cominciò a
farsi pensoso, e disse:
«Per sant'Elmo! codesta improvvisa chiamata mi fa pensare il peggio:
non vorrei?...»
«Cosa, ammiraglio?»
«Gli è dieci anni che l'eccelso consiglio dovette a quest'ora
raccogliersi in seduta per deliberare, e se non vi ricorda, ci fu in
quella notte annunziato che s'eran vedute sull'Adriatico le vele
turche, non vorrei che qualche grave sventura stèsse sopra Venezia.»
«Non sarà, non sarà,» risposero i due senatori impalliditi il doppio,
e uscirono di là lasciando solo il Candiano.