«La maledizione e i fulmini di Dio possano cadere una volta colà.» E

ciò dicendo additava il palazzo ducale. «Iddio porti là dentro lo

sterminio, e punisca gl'infami a cui è affidata questa sventurata

Venezia e noi tutti; ma abbia pietà di voi, giovane sventurato, che

per volere di que' tristi ho saputo strascinare in un'insidia

d'inferno. Abbia pietà di me pure, e conceda che io possa prestarvi

aiuto a salvare la donna vostra, che da due mesi io so dove se ne sta

a piangere e a disperarsi.» E levata la mano destra trinciava l'aria

come a dinotare un luogo lontano: «Là, nel convento di Santa Brigida a

Murano,» soggiungeva indi a poi, «e in questa notte, Dio ci dia aiuto;

da quel convento verrà condotta qui in una gondola, e passerà il Ponte

dei Sospiri: se a voi: se a me non riesce trarla in salvo, non c'è più

speranza, ella sarà condannata insieme a suo padre, e moriranno.»

Quest'ultima parola la pronunciò squassando il braccio ad Alberigo,

che dal capo alle piante si sentì scorrere un brivido in quel punto, e

tremò come per sensazione di freddo insopportabile. Passò così un

momento di silenzio profondo in cui Alberigo, senza dir parola,

guardava fisso il Malumbra, e questi guardava lui come in aspettazione

di una risposta. In quella la campana di San Marco suonò sei ore, e

l'oscillazione prolungata rimbombò nel ridato della piazzetta.

«Sono le sei,» disse allora il Malumbra, scuotendosi e traendo seco il

Fossano. «Non è tempo a perdere. Andiamo.»

Quantunque Alberigo non avesse ancora potuto vincere al tutto il

timore d'un'altra insidia, tuttavia le parole del Malumbra, le sue

imprecazioni contro i Dieci, e l'accento pieno di furore onde le aveva

pronunciate, l'avvisarono che doveva essere avvenuto un cangiamento

notabile nell'animo di colui, e senza pensare più in là, come l'uomo

che più non teme pericolo di sorta, si lasciò condurre fino all'ultimo

lembo della piazza di San Marco. Assicurata ad un piccol molo, aveva

il Malumbra colà una sua gondola. L'additò ad Alberigo, dicendo:

«Con questa ci recheremo a Murano: se la fortuna ci vorrà giovare, a

voi non resta che menar le mani, e farvi largo con la spada e il

pugnale. In quanto a me, vedrete che non mi manca coraggio.»

Pronunciando queste parole, saltò il primo nella gondola, e Alberigo

gli tenne dietro così stupido e attonito, che, per verità, non sapeva

veramente quel che si facesse.

Nel momento che la gondola si allontanava dalla riva, tre persone che

per qualche tempo erano state ferme in crocchio in un canto della

piazza, s'inoltravano verso la riva: erano il Visconti e il Gritti

accompagnati dal Bronzino, che esciti allora allora dal palazzo di un

patrizio, attraversavano la piazza.

Dice il Visconti al Bronzino:

«Li hai tu veduti? È ben egli il Fossano, colui che saltò in questo

momento nella gondola?»

«Non vi siete ingannato; e l'altro sapreste voi chi sia?»

«Poco m'importa di saperlo.»

«È un galantuomo che si diletta a suggere i segreti altrui per poi

rigurgitarli dove gli par meglio; del resto non so che cosa abbia a

fare con quel giovane cavaliere, e come tra loro ci possa essere tanto

accordo in questo momento, mentre l'altro dì fu il Fossano stesso che

in faccia a tutta Venezia lo tamburò per ispione.»

«Messer Gritti,» disse allora il Visconti, «tu m'hai detto un dì che

questo giovinastro non ti va niente niente per la fantasia, e che a

vendicarti anche dell'ammiraglio, che lo ha caro più che gli occhi

suoi, aspettavi un'occasione di segnarlo per tutta la vita; se

l'occasione non vien per sè, bisogna farla venire, amico caro, ed oggi

io sarei tentato di fargli uno sfregio.»

«Egli è una creatura dell'atroce Galeazzo.»

«Ed è per ciò che mi prendo pensiero di questo giovane: offendendo

lui, faccio offesa anche a quel ribaldo di mio cugino.»

«Quand'è così, andiamo, e il destin faccia che questa sia la mala

notte per colui, e per l'ammiraglio che gli vuol bene.»

Così fermato, senz'altre parole, messisi in uno schifo, presero

anch'essi il largo sulla laguna.

La gondola intanto ove trovavasi il Fossano, correva rapida sulla

superficie assai calma delle acque, nelle quali riflettevasi un

bellissimo cielo d'un azzurro tutto stellato; il Malumbra lavorava col

remo con sì potente e infaticabil lena, che pareva fosse il navicello

sospinto da dieci braccia, anzichè da un uomo solo. E il desiderio di

mandare a vuoto i provvedimenti dell'eccelso consiglio che lo aveva

ributtato come inutile stromento, accresceva a più doppi le sue forze,

nè il pensare che il Fossano era stato la prima cagione della sua

caduta, lo faceva rimanere dal recargli quel sì potente soccorso, che

in que' primi istanti l'intensità dell'odio che sentiva pei membri del

consiglio, escludevano al tutto ogni altra passione. In quanto ad

Alberigo, trascorso quel primo momento d'attonitaggine e maraviglia,

essendosi fatto capace che nel Malumbra era una volontà sincera di

giovargli, e dopo quasi due mesi trascorsi in una spasmodica

incertezza, avendo sentito da lui per la prima volta ove trovavasi la

sua Valenzia, guardava di tratto in tratto la figura del Malumbra con

un certo senso di gratitudine, che lo faceva pentito dell'ingiuria

fattagli alcuni dì prima. Versando in questi pensieri, dopo un quarto

d'ora, giunsero in veduta di Murano.

La più bella luna che mai potesse splendere, rischiarava il monastero

di Santa Brigida di guisa che un occhio acuto avrebbe potuto veder

l'ore alla torre della chiesa vicina. Era mezz'ora dopo mezzanotte, il

Malumbra drizzò la prora ad un seno che si apriva entro terra, e qui,

puntando il remo, si fermò; la quiete dell'ora non era interrotta che

da quel suono intermittente che fa il mareggio dell'onda, dal soffiare

ineguale del vento, e di quando in quando da qualche rumore indistinto

che veniva da lontano. Il Malumbra, che teneva l'occhio sempre volto

al monastero, non udendo cosa alcuna che potesse dare indizio di

quanto si attendeva, nè udendo nulla che pur si agitasse su quella

vasta superficie, dubitò forte non avesse mal comprese le parole degli

arsenalotti, e si morse le labbra pensando d'aver troppo detto al

giovane che gli stava presso, il quale, di ragione, doveva tutto

ripromettersi in quel momento.

Il Fossano in fatti non sapendo che si pensare, e colto da un impeto

d'impazienza,

«E così,» disse, «che stiamo aspettando qui?» E nulla potendo

rispondere il Malumbra. «Oh! il mare,» soggiungeva, «ne potesse

ingoiare ambidue in una volta, e farla finita. Oh! dî, tristo, che

cosa aspettiamo qui?»

Appena ebbe il Fossano cessato di parlare, in quel silenzio spiccaron

nette, a qualche distanza, alcune voci, e mentre ambidue tendevan

meglio l'orecchio, dalla parte anteriore dell'isoletta usciva lesta

lesta una gondola.

«È quella senz'altro,» disse il Malumbra allora, con voce repressa.

«Se avete coraggio, è tempo di farlo vedere. Andiamo, che in quanto a

me sarà la prima azione della quale mi potrò lodare nella mia vita

vituperata. Così là dentro un solo ci fosse, uno almeno di que' tristi

ipocriti, che il mare non sarebbe troppo fondo per lui, e lo manderei

all'inferno con un colpo solo.»

Nel pronunciar queste parole si spinge in alto per raggiungere la

barca che si allontanava dal monastero. Chi stava alla direzione di

essa, non avendo un sospetto al mondo, eseguiti come aveva punto per

punto gli ordini del consiglio dei Dieci, quantunque vedesse che la

gondola moveva alla loro direzione, pure continuava placidamente il

suo viaggio. Pervenuti a poca distanza il Fossano potè vedere che

quattro uomini con mantel nero e rosso giubbone trovavansi in quella

barca. Due se ne stavano in piedi senza far nulla, gli altri

attendevano al remo.

Dice al Malumbra:

«Sono essi?»

«Sì, facciam presto, assaliamoli a man salva, prima che s'accorgano di

nulla.»

«Coraggio dunque.»

«Badate che la donna sarà sotto il felze.»

«Bene.»

«Ora attento, che con una remata me li porto appresso di slancio:

fuori la spada.»

La prora della gondola del Malumbra urtò allora con molta forza nel

fianco della barca della Republica: gli arsenalotti, i quali non si

aspettavano quell'incontro, e credendo non fosse altrimenti che una

remata data in falso, si volsero alzando la voce, si volsero in quella

che il Fossano, colla spada in alto saltò nella loro barca gettando in

mare con un potente punzone il primo che gli si parò innanzi, mentre

il Malumbra percosso un altro con un remo in sul capo, lo stordì al

punto da farlo cadere esso pure nel mare. L'assalto fu tanto

improvviso, che i due che rimasero in piedi, non poterono per nulla

opporsi al Fossano, il quale si cacciò con sì gran furia sotto il

felze, che la Valenzia, (era proprio essa, nè avevano colto in fallo,)

già intimorita com'era, mandò un grido acutissimo.

«Son io, Valenzia,» disse allora il Fossano, e senza più altro

strettala fra le braccia, se ne usciva fuori colla spada in alto.

Tutto questo avvenne in men che non si dice, tanto che al Malumbra era

rimasto il tempo di difendersi contro i due. Quando vide uscire il

Fossano col corpo della donna fra le braccia, fe' girare a tondo la

gondola, gridando:

«Fate presto, saltate qui.»

Ma gli si oppose col pugnale chi vegliava la barca. Il momento era

terribile, che la Valenzia, svenuta alla vista del Fossano, gli pesava

fra le braccia come morta, pure tutta la sua virtù raccolse in quel

punto, e si venne aiutando così bene, che, riuscito a metter sotto chi

gli si opponeva, saltò nella sua gondola a canto al Malumbra, il

quale, senza pensare ad altro, si volse a rapidissima fuga.

I due arsenalotti che stavano nella barca, non si rimasero però, e

arraffati i remi con una velocità straordinaria si diedero ad

inseguirli.

«Mettete giù la donna,» diceva intanto il Malumbra con voce affannata

al Fossano, «e prendete il remo voi pure: su presto, che quei tristi

impiccati ci stanno alle coste. Va bene così.»

Ed erano così potenti i loro colpi, che anche per la gondola che li

portava assai più leggiera della barca della Republica, venne lor

fatto di allontanarsi per gran tratto dagli arsenalotti che tuttavia

li seguitarono con una lena infaticabile. Durò quella gara un quarto

d'ora buonamente, e gli uomini della Republica s'erano accostati di

tanto che gli inseguiti temettero il peggio.

«Aspettate,» disse allora il Fossano, «fermiamoci di botto, e lasciamo

che la barca ci passi accanto, Appoggerò intanto ad un di loro, che

non se l'aspetta, tal colpo in sul capo che lo getterò in mare come

l'altro.»

Così fece e l'intento gli riuscì con tanta fortuna, che la barca della

Republica dovette fermarsi, ed essi poterono darsi ancora a

rapidissima fuga.

L'arsenalotto, rimasto solo a quel modo, soprastette in forse di quel

che si dovesse fare.... ma, per caso, in quel momento, gli venne

veduta, a non molta distanza, una gondola che si moveva quetamente sul

mare. Gridò al soccorso con quanta voce potè metter fuori, e per

avventura essendo stato udito, presto la gondola gli si accostò.

Il Visconti e il Gritti, messisi in mare col fine di tener dietro al

Fossano, ed a vedere dove s'avviasse di quell'ora, accompagnatolo a

molta distanza, l'avevan perduto di vista, e già si ritornavano

pensando di non farne altro, quando furono chiamati dall'arsenalotto;

questi raccontò loro il tutto in breve e con parole che manifestarono

assai bene a que' due ribaldi, che nella gondola fuggitiva si trovava

appunto il Fossano col Malumbra.

«Vieni dunque con noi,» dissero all'arsenalotto, «e, sol che ci venga

fatto rintracciare la gondola, riavremo quel che tu hai perduto.»

A molta distanza si vedeva spiccar nettamente come un punto nero sul

mare assai ben rischiarato in quella notte dagli splendori lunari:

grida l'arsenalotto:

«Guardate... è là... ma è troppo lontana.»

«Non abbastanza,» gridò l'Attilio, con una compiacenza infernale; «su,

presto, cinque remi fanno assai più che due, e penso che a quest'ora

dovran essere ben stracchi. Anche voi, Visconti, ecco il vostro remo.»

Così fu fatto, e quelle dieci braccia diedero una spinta sì veloce ai

navicelli, che in poco tempo poterono distinguere assai bene la

gondola del Malumbra che già volgevasi a riva....

La Valenzia s'era riavuta, e il Fossano non potè dominarsi così che

non lasciasse cadere il remo, ad abbracciarla, a guardarla, a

parlarle. Oh! quella consolazione inaspettata, immensa, suprema,

avesse tanto agitate e scosse quelle due anime lassate da sì lunga

angoscia, da farne durare l'oscillazione eternamente!... Ma il suono

delle loro parole venne coperto da due voci terribili che li fecero

gelare ambedue, e da un colpo di remo che cadde colla rovina di uno

spadone a due mani, a fracassare il fianco della gondola. In quella la

mano del Gritti aveva già afferrato il Fossano pel lembo della sua

cappa, e il Visconti stese la sua sulla Valenzia, la quale, attaccata

tenacemente al Fossano, non si potè dividere da lui, senza lo sforzo

unito di più braccia. Il Fossano riconosciuto il Visconti e il Gritti,

e accortosi d'essere assalito da cinque uomini, si tenne perduto: pure

con un coraggio che solo può aggiungere la disperazione, si dispose a

far testa a quegli assalitori: ma sendo la lotta troppo ineguale, nel

momento che spossato dall'eccessiva stanchezza, rallentò la tensione

del braccio con cui teneva stretta Valenzia, questa gli fu di un

tratto strappata d'appresso, e portata di peso nella barca della

Republica. Il Fossano allora mandò un grido di una tal natura, che fe'

a tutti, anche al Gritti ed al Visconti, rizzare i capegli d'orrore in

sulla fronte, e cadde di piombo sul fondo della gondola, come se

qualcuno gli avesse in quel momento cacciata una daga in cuore, e fu

nel punto medesimo che il Malumbra, avendo tentato un partito

disperato, ebbe un colpo di remo sulla testa che lo fece ricadere esso

pure a battere la testa sulla sponda della gondola, e, lasciatisi

uscir di mano i due remi che caddero in mare e tosto furon tratti seco

dall'onde, colà giacque come morto.

Gli assalitori, veduto che non era altro a fare, pensarono partirsi.

La Valenzia che in quel trambusto non era stata raffigurata dai due

ribaldi, fu messa sotto il felze, indi con quattro colpi di remo fatta

muover la barca, si allontanarono di conserva. Il rumore dell'acqua,

lo stridere dei fianchi delle barche, le grida lamentevoli e

intermittenti di Valenzia, continuarono a farsi sentire per qualche

tempo; ma come furono a una certa distanza, non s'udì più nulla, e in

quel tratto di mare tornò a stendersi un profondo silenzio.

La gondola intanto ove trovavasi il Fossano e il Malumbra movevasi

così in balia delle acque, e passò molto tempo prima che i due

facessero un sol movimento. Il Malumbra si giaceva sul fondo, e il

Fossano tenendo disperatamente gli occhi rivolti al cielo, se ne stava

ginocchioni verso prora come trasognato.

L'espressione del suo volto e di tutta la sua persona in quel momento,

la natura de' pensieri che gli cozzarono in mente allora, non sono

cose che si possono descrivere, bisogna sentirle, bisogna immaginarle

e nulla più.

Passato così qualche po' di tempo, il Malumbra cominciò a riaversi da

quella potente percossa, e si veniva alzando sui gomiti rendendo

immagine di chi si desta da un sonno profondo, e guardava attonito gli

oggetti che gli stavano intorno, se non che il suo occhio cadde sul

Fossano, e vi si fissò con una terribile immobilità, nè c'era verso

che ne lo volesse rimovere un istante, e ciò che è stranissimo a

credersi, quasi per virtù d'incanto, anche Alberigo attratto

irresistibilmente da quella pupilla luccicante e immobile, cominciò a

fissarvisi anch'esso, nè a lui pare era concesso di poternela sviare

un momento. La luna intanto, placida e indifferente come il mondo che

segue in suo viaggio, rischiarava quelle due pallide figure. Lo schifo

si moveva così in balia dell'onda, e girava e rigirava intorno a sè

senza che si allontanasse d'un punto da quel posto: non era un suono

che dinotasse resistenza di un essere animato, soltanto udivasi un

indistinto mugolío, e a qualche distanza come un monotono gorgheggio

che accompagnato dal sordo mormorare dell'onde, rendeva un'armonia

così tetra che mai la maggiore, ed era il chiurlo che dalla cima di

uno scoglio rompeva i silenzi della notte colle sue triste cadenze; ma

quelle due figure, le cui facoltà erano rimaste quasi sospese per

qualche tempo, rinacquero a poco a poco, finchè, come la primissima

favilla di luce che spriccia dal sole eclissato, scorso appena il

momento dell'oscurità totale, le saettò improvviso il sentimento della

loro sventura, e inabissò quell'anime in un dolore profondo, intenso,

insopportabile, quale idea non sa comprendere.

E il trovarsi in quel momento essi soli in mezzo a tanto silenzio al

cospetto l'uno dell'altro, mentre la loro condizione e i vicendevoli

rapporti, e gli eventi avrebbero dovuto tenerli eternamente discosti,

suscitò ne' loro animi tale un sentimento che li comprese di spavento

e d'orrore. Ambedue erano in quello stato estremo di miseria e l'uno

per colpa dell'altro a vicenda. Un odio implacato, un'ira di

disperazione, un sentimento unico del quale non possiamo farcene idea

noi che non fummo nei loro panni, li teneva disgiunti l'uno

dall'altro, li respingeva con una spaventevole prepotenza; eppure a

quell'odio, a quell'ira, a quel non so che così terribile e senza

nome, si mesceva un tal senso di gratitudine per una parte, di

compassione dall'altra, abbastanza forte perchè in tanta irosa

disperazione non si gettassero l'uno su l'altro a sfracellarsi a

vicenda. Il Fossano aveva perduta la donna sua per la tristizia del

Malumbra; ma per opera di costui l'avrebbe pure ricuperata, se i

destini fossero stati più secondi. E Venezia non avrebbe saputo chi

era il Malumbra, nè i Dieci l'avrebbero così duramente licenziato, se

il Fossano non l'avesse smascherato in faccia a tutti; ma egli pure

l'aveva tratto nell'infernale insidia, e di presente il giovane era

così infelice per lui, e per lui unicamente. Tutte queste idee in

confuso miste alle più tormentose, alle più desolanti, rombavano nella

mente attonita di quei miserabili; ambedue versavano allora in una di

quelle lutte orribili dell'anima che bastano a depennare molt'anni

dalla vita di un uomo. a fiaccare, a spezzare una esistenza di un

colpo solo.

Alla fine il Fossano uscì gridando in alcune disperate parole che non

avevan senso in sè stesse; ma che sole potevano esprimere la natura

del suo dolore, poi chiamò iteratamente la Valenzia per nome, e le

ultime sillabe di quella parola venivano ripercosse a molta distanza

dalle mura del monastero, talchè pareva che quella sventurata gemesse

una risposta abbandonata in quelle triste solitudini. Quando tutt'a un

tratto, il Fossano, troncando quei lamenti, si voltò improvviso, come

scagliandosi sul Malumbra,

«Per te,» gridando, «per te, o mostro, io soffro queste pene

d'inferno. Ora va; tu mi metti orrore.» E afferravalo pel mantello

quasi a gettarlo in mare.

Il Malumbra si riscosse a quell'atto; fino a quel punto egli era stato

concentrato in un solo pensiero, nulla aveva udito dei lamenti, delle

grida, delle imprecazioni d'Alberigo. Aveva pensato alla sua moglie,

ai figli, alla miseria irreparabile che loro stava sopra, ai Dieci, a

Venezia, a colui che era stato la cagione del suo danno.

La figura dell'Alberigo che aveva innanzi, allora gli si fece più

orribile che mai. L'odio che un momento prima gli aveva fatto

bestemmiare i Dieci, non pensando alla causa per cui l'avessero

scacciato, gli si raddensò in cuore mutandone l'oggetto, e uno scoppio

violento di sdegno lo sconvolse, lo tramestò in quel momento istesso

che il Fossano gli si scagliava contro.

«E tu,» disse, «tu sei un mostro. Piangi, grida e ti dispera, che

l'angoscia tua non è la millesima parte di quella io vorrei che tu

provassi. Ma i lamenti e le lagrime de' miei figli innocenti, che per

te patiranno inedia e fame, ricadranno sul capo tuo, e tu vivrai, te

lo predico, disperato per sempre.»

A questo scongiuro così intempestivamente proferito, il Fossano,

esaltato da un pazzo furore, colla mano convulsa e aggranchita,

impugnata la daga che aveva accanto, Dio gli perdoni il delitto, diede

un colpo potente al Malumbra, che cadde arrovesciato. All'ira, al

colpo, alla caduta, al lamento che mandò colui fu presto il pentimento

nel buono Alberigo, e,

«Oh Dio!» disse, «che ho io fatto?» E cacciandosi le mani fra i

capegli, tacque inorridito, e tutto ritornò in silenzio.

Un gruppo di nuvole, che un momento prima aveva coperta quella scena

orribile, lasciò liberi i raggi della luna, che dardeggiarono sul

corpo insanguinato del Malumbra, il quale, caduto colla testa sul

fondo della barca, nè avendo forza di alzarsi, per un pezzo continuò a

mandare singhiozzi gemebondi, poi tra l'uno e l'altro singhiozzo

alcune parole tronche, smozzicate che non venivano a dare alcun senso.

Ma come la vita fu alle ultime strette, ed egli tentò quegli sforzi,

coi quali chi è all'estremo termine sembra che voglia divincolarsi

dalla morte, saltatogli un forte delirio usci in alcune parole

d'imprecazione e di bestemmia, che veniva emettendo interrottamente, e

quando i singhiozzi e l'affanno gli lasciavano per un momento libera

la voce:

«Io? perchè io?... perchè con me.... non tutti? Del male.... sì.... ne

ho fatto.... l'hanno voluto però.... Sei mesi d'inedia, tre giorni di

fame.... fame.... e colui si morde le mani per una donna perduta!»

E qui taceva e s'andava contorcendo, e faceva mille atti che non si

poteva comprendere cosa volesse indicare, poi ripigliava con più di

furore e delirio:

«La bocca del leone.... Oh! maledetta la sorte mia! Dico.... Nessuna

pietà di me.... colui che mi scacciò.... ho accusato quel mostro....

il primo danaro.... ahi!... Cristo!... Maledetti i danari.... Ed

io.... ahimè!» e replicatamente nominava i figli: «Piero, Margherita,

Anselmo.... e non avran più pane fra poco.... e voi.... voi....

maledetto.... maledetto per sempre!»

E così continuò per un pezzo sino a che la vita lo abbandonò.

Il Fossano, finchè la facoltà del suo spirito rimasero così percosse,

così ammortite, da non lasciargli comprendere dove si fosse, stette

immobile nella gondola; ma poi, come si riebbe dalla sua stupida

maraviglia, non potendo sopportare il ribrezzo di stare così vicino ad

un corpo morto, tastò colle mani sul fondo della gondola per vedere se

gli venisse mai fatto di trovare un remo. Tornatagli inutile questa

ricerca, alla fine gli venne in mente di gettarsi a nuoto, e senza più

mise in atto quel disperato suo disegno.

XI

RICONOSCIMENTO

Intanto che avvenivano queste cose, la barca della Republica

s'affrettava verso la riva. Attilio ed il Visconti avevano adagiata la

Valenzia su alcuni cuscini sotto il felze, quando era caduta priva di

sensi: per l'affanno assiduo di più d'un anno e, in quegli ultimi

giorni, per le ansie, gli spaventi e le angustie d'ogni sorta, avendo

peggiorato a furia, la Valenzia s'era venuta assai mutando nelle

sembianze, e il Visconti non aveva saputo riconoscerla. Bensì per que'

resti di somiglianza, che a chi la guardasse a lungo, si venivano

svolgendo anche sotto la sepolcrale pallidezza, il Visconti non sapeva

un momento toglierle di dosso lo sguardo, gli pareva e non gli pareva,

e preso il lampione ch'era appeso sotto il felze, lo accostò al volto

della giovane per osservar meglio, e,

«Per verità,» proruppe, «che costei somiglia a Valenzia!»

«Ed è Valenzia di fatto,» gli diceva il Bronzino, che in quell'istante

era entrato sotto il felze. «Voi non avete mai voluto credere alle mie

parole, che costei non era già morta.»

«Oh! adesso comincio a credere;» ed alzava i capelli d'in sulla fronte

della giovane.

«La notte che doveva essere trasportata nelle tombe di San Cristoforo

della Pace, ebbe in vece l'anello da quell'Alberigo Fossano che testè

abbiamo lasciato in mezzo alla laguna. Vi deste a credere ch'io

v'avessi voluto vendere vesciche e menzogne; ma ora sarete ben capace

del vero.»

«Dunque questa ipocrita Republica, che ora mi annoia con tante

cortesie, volle farsi giuoco di me, e mi raggirò con indegnissimo

inganno.» Qui il Visconti chiamava il Gritti che se ne stava fuori a

prender l'aria della notte.

«Conosci tu questa donna?» gli disse il Visconti come se lo vide

presso.

Il Gritti gettava gli occhi su Valenzia che già cominciava a

risentirsi, e guardatala ben bene,

Valenzia Candiano: Racconto · 第 11 / 15 段