possa avere mai più bene nè vivo nè morto, se per mia maledetta sorte
potessi mancare alla formata promessa che ti do in questo punto.» E
qui, alzando la fede con modi concitati e con un'esaltazione di
spirito straordinaria: «Per l'avvenire tu non vivrai più sola, io sarò
sempre con te, noi vivremo all'amore, nella pace di quest'isola
solitaria, lontani dal mondo dove non si raccoglie che pentimento e
dolore. Le nostre anime non saranno mai più offuscate dai torbidi
sospetti, e in quanto a me non vorrò pensare ad altro che ad
accrescere la tua felicità, se mi sarà dato.»
«O Alberigo,» le rispondeva allora Valenzia, balzando dalla sua sedia
come per un moto di gioia repentina, e lasciandosegli andare addosso
con una confidenza piena di passione e di languore; «o Alberigo,
faccia Iddio che le parole che tu dî siano sincere, che guai, se mi
avessero a trarre in inganno un'altra volta.... Vivi dunque all'amore,
giacchè tu stesso l'hai promesso il primo, vivi per me, che dopo tanta
solitudine sì a lungo gemuta, io possa gettarmi sicura una volta nelle
tue braccia per non istaccarmene mai più, mai più, giacchè i resti del
mio vivere gioiti compiutamente con te, da questo momento e per sempre
appena varranno a compensarmi le dubbiezze, le angosce e
gl'insopportabili tormenti a cui non so come sopravvissi.»
«O mia Valenzia, che ogni tuo desiderio sia esaudito colla più
scrupolosa osservanza, e che tu per lo innanzi abbi a lodarti di me
tanto, che debba benedire quell'affanno che ti fu scala al bene di che
godrai in appresso; questo io ti prometto, e Iddio ti benedica.»
Abbracciati strettamente quelle due giovani creature, stettero
guardandosi in volto per assai tempo tacite, pensose e intenerite. Oh!
la sorte potesse conceder loro di radicarsi eternamente in quel posto,
come un gruppo d'indistruttibile marmo, che guai se alcuno si
frapporrà a dividerle un istante; quell'istante sarà tutto, non si
riuniranno mai più.
Al primo spuntare dell'alba vicina, il Fossano ripartiva, per quel
giorno soltanto, dall'isola di San Giulio, giacchè, come aveva detto
la notte prima a Valenzia, doveva recarsi ancora alla rocca d'Angera
dov'era il duca Galeazzo, per prendere licenza da lui, e ottenere il
permesso di vivere lontano dalla corte milanese. Si salutarono i due
sposi, dicendosi a vicenda. Ci rivedremo domani;--e la Valenzia, nel
momento che il Fossano stava per saltare nel battello, gli disse non
so che parola all'orecchio, a cui l'altro rispose col porsi la mano
sul cuore quasi a rinnovarle un giuramento.
Il Malumbra ripartiva esso pure con Alberigo, e Valenzia il pregò
portasse a Candiano i sentimenti d'amore ch'ella nutriva pel generoso
padre suo e le sue felicitazioni; e il tristo uomo, mentre, chinando
la testa in atto di ossequio, rispondeva che avrebbe fatto, pensava
già al miglior mezzo che gli rimaneva per condurre a fine i disegni
del senator Barbarigo.
Di lì a poco la barchetta animata da un vento impetuoso volava sul
lago, e la Valenzia dalla riva stette a guardarla, aguzzando sempre
più la vista in fino a tantochè il battello toccò la riviera opposta.
Il viaggio da Orta ad Angera non era di molte ore. però, essendosi
affrettati un poco, vi giunsero prima del mezzodì. Nell'intervallo
della loro assenza aveva già avuto luogo un intermezzo che merita di
essere qui ricordato.
La bella contessa Giulia, partita che si fu dalla presenza di Fossano
e di Valenzia, tanto dolore e vergogna la prese, tanta disperazione,
che maledisse mille volte a quella sua amica che non aveva saputo
sconsigliarla dal recarsi ad Orta, e lungo il viaggio fu un continuo
contrasto di lamenti e di scuse.
«Io ve'l diceva ch'egli era un passo troppo ardito e vergognoso; ma
voi avete proprio voluto spingermi a tanto.»
«Io non ho secondato che il voler vostro; la mia colpa è tulta qui.»
«Ma perchè dirmi ch'egli aveva un suo castello a quella malaugurata
isola di San Giulio, e che erasi colà recato?»
«Non l'ho fatto che a tener lontana la noia del vostro continuo
tempestarmi per saper notizie di quel caro ed aggraziato cavaliere.»
«Oh maledetto il dì e l'ora ch'io misi il piede in quella stanza dove,
mal mio grado, mi avete mandata, e dove, senza ch'io me l'attendessi,
mi son trovata faccia a faccia con quel tristo....»
«Io non ci ho colpa nessuna.»
«Se voi non foste stata, io non sentirei adesso salirmi sul volto il
rossore della vergogna, io non soffrirei queste pene d'inferno.»
Giunta ad Angera, volendo evitare le occasioni di trovarsi ancora col
Fossano, erasi presentata all'eccellentissima duchessa Caterina
Visconti, supplicandola, col mettere innanzi motivi di salute, le
volesse concedere di tornare a Milano; la qual cosa non essendole
stata rifiutata, la contessa Giulia era già in pronto di partire, nel
punto che il Fossano arrivò. Tra le gravissime dame che formavano il
corteggio e gli illustri cavalieri, non mancò chi parlasse a lungo di
quell'improvvisa risoluzione, e ne ridesse anche un poco, tanto che il
Fossano ebbe ad indispettirsi, considerando ch'egli pure tra breve
sarebbesi presentato al duca per impetrare ciò che la bella contessa
aveva già domandato ed ottenuto.
Il Malumbra intanto, sempre fingendosi altro da quello che era
veramente, non cessava di raccomandare al Fossano, si guardasse dal
mettere sotto la vista di tutti la sua Valenzia, che continuando a
vivere in quell'isola di San Giulio, non avrebbe potuto esimersi dal
ricevere molte visite che in breve avrebbero propalato chi era la
donna sua e mille altre cose, di cui era assoluta necessità continuare
a far mistero; però misurasse le parole nel domandare la licenza al
duca, e piuttosto che affrettarsi col rischio di destare sospetti,
tirasse la cosa d'oggi in domani finchè si presentasse la bella
opportunità di allontanarsi dalla corte.--Il Fossano aveva, durante il
viaggio, detto al Malumbra che bramava di condursi a vivere lontano
dal mondo colla sua Valenzia, e quel dì medesimo voler trarre a fine
il suo desiderio.
Verso sera seppe il Malumbra dal Fossano che per quel giorno non aveva
mai potuto trovare il momento opportuno di parlare al duca, che però
l'avrebbe potuto quella sera medesima, e che sperava ritornerebbe il
dì dopo all'isola per non partirne mai più. Il Malumbra fece suo pro
dell'avviso; avendo già da qualche tempo fisso un suo disegno, aveva
tutto in pronto perchè nulla potesse mancare quando i momenti fossero
per incalzare. Una cavalcatura l'attendeva a tutte le ore, una barca
sul Verbano era continuamente a sua disposizione; e un'altra pure sul
lago d'Orta; quella sera alle ventitrè si partì d'Angera, e a notte
chiusa fu di ritorno all'isola di San Giulio.
VII
INSIDIA.
Qui c'è forza rifarci indietro un momento. La sera prima quando il
Malumbra toccò, per la prima volta, l'isola di San Giulio, anche il
Bronzino metteva il piede in Vall'Intrasca, difilato all'abitacolo,
dove sapeva trovarsi il suo signore, e contento d'avere a riferirgli
qualche cosa che forse gli sarebbe tornata ad utile. Carlo Visconti,
essendo già calata la notte, pieno d'impazienza, era stato costretto a
ridursi in quel covo miserabile, e pensava ai motivi che potevano aver
fatta ritardare la venuta del Bronzino, quando sentì un colpo alla
porta, e un momento dopo se lo vide innanzi.
«E così?» gli domandò il Visconti volgendogli un viso più pallido del
solito.
«E così,» rispose il Bronzino, «se non ho fatta buona caccia di
fagiani, ho però qualche cosa nel carniere.»
«Che vuoi dire?»
«Voglio dire che;... già in quanto all'eccellentissimo vostro cugino,
adesso per adesso vi conviene lasciarlo in vita, e l'occasione non è
ancora venuta.»
«Prosegui.»
«Mi sono però incontrato in un galantuomo veneziano, il quale....»
«Che cosa può avere a fare il veneziano nelle faccende nostre?»
«Forse moltissimo; egli mi ha dato carico di venire sulle vostre
traccie colla promessa di cinquanta ducati, che sono ben poca cosa per
dire la verità.»
«E ciò mi dici con tanta pacatezza?»
«State tranquillo.... Quel galantuomo mi disse che se voi aveste a
rifuggirvi in Venezia, colà sareste il ben raccattato.... e che....
già è facile ad indovinare che a quella gelosa Republica non possono
piacer molto le conquiste dell'eccellentissimo vostro cugino....»
«E dunque?»
«Dunque, dovreste aver già fatta una risoluzione. Se voi state qui ad
aspettare che faccian la calata del monte que' buoni Francesi, i quali
se sono i primi a promettere, son poi gli ultimi a mantenere, vi
avviso che quand'anche le labarde del Galeazzo non potessero trovarvi
così presto, la noia vi farà prima morire. Se voi in vece ve ne andate
a Venezia, gli è certo per lo meno che non vi potrà intervenire male
di sorta, e poi sono d'avviso che il vostro destino ha da mutarsi
colà. Risolviamo dunque, e senza por tempo in mezzo usciamo di questi
luoghi maledetti dove ci mette in fastidio anche lo stormire delle
frasche.»
«Io penso in vece che per uno stolido malaccorto, tu sii quel tale.»
«Io non vi comprendo.»
«Ti vengono offerti cinquanta ducati d'oro per venire sulle mie
traccie, e tu credi che ciò sia per procurare il mio meglio.... e
forse preso all'amo da quell'astuto che ti si mise intorno, gli hai
confessato....»
«Di confessioni, sapete bene che non mi son mai preso cura gran fatto,
e molto meno questa volta.»
«Parla più chiaro adunque.»
«Quel tale non sa nè chi mi sia, nè dove siate voi; ma ho tutte le
buone ragioni per credere che Venezia lo abbia mandato espressamente
fuori in traccia di voi, e si capisce che la Serenissima ha tutta la
buona volontà di fare le vostre vendette per eseguire le sue; in
conseguenza di che, vi consiglio a partire questa notte medesima....
Ora poi mi ricordo di un'altra cosa che mi raccontò quel veneziano:
prima di tutto, è vero che voi già foste a Venezia, e che siete stato
a un dito di dare l'anello ad una patrizia di colà? e l'avreste anche
sposata se non fosse morta?»
«Perchè mi domandi questo?»
«Vi ho chiesto, o illustrissimo, se ciò è ben vero?»
«Verissimo.»
«E siete anche certo che sia morta la pulzella?»
«Certissimo.»
«Ho il piacere di dirvi che siete in un grande errore.»
«Si capisce che oggi non hai sofferta penuria di vino, e il cervello
ti ha dato di volta.»
«In quanto al vino.... siccome ad Angera ve n'è del pretto.... così
non ho voluto lasciar fuggir l'occasione.... ma in quanto al cervello
state pure di buona voglia che non ha sofferto per niente.... del
resto ciò non toglierebbe che quella tal fanciulla non fosse viva.»
Il Visconti, come udì queste parole, subito rispose:
«Di questo nuovo imbroglio, sia desso vero, o una fantasia al tutto,
mi farò chiaro un'altra volta; ma ora considerando un po' meglio il
resto, io vedo pure assai probabile che in Venezia possa trovare alcun
valido appoggio, e quand'anche il tuo veneziano, che hai detto, non ti
avesse mai parlato di questo, sarei venuto io medesimo nella
risoluzione d'andarmene colà.»
«E così?»
«E così, giacchè si ha da fare, partiremo questa notte medesima.»
«Questo si chiama parlar bene,» rispose Bronzino, «or voglia Dio che
il barcaiolo che mi ha condotto qui, non si rifiuti a spiegare la sua
vela di quest'ora, che per l'alba noi saremo a buon cammino.»
Ma dovettero in vece aspettare il dì dopo, e la barca che li doveva
condurre a Sesto Calende, si staccò dalla riva intorno all'ora che il
Malumbra entrava nelle stanze di Valenzia.
Partito che si fu il Fossano dell'isola, a Valenzia vennero certe
ombre di malumore che le misero tanto amaro nel cuore, quanta dolcezza
aveva provata la sera prima alle parole del suo Alberigo, ed a quella
generosa promessa che ebbe la forza di spegnere in lei del tutto ogni
ira gelosa, quantunque poco prima avesse dovuto accertarsi co' propri
occhi di quello che era passato tra il Fossano e la contessa Giulia.
Per quanto sembrasse anche a lei ragionevole, che Alberigo prima di
fermare al tutto la sua dimora nell'isola, dovesse presentarsi al duca
Galeazzo per impetrarne la licenza, pure non sapeva vincere e
scacciare il sospetto che dopo quelle prime parole d'amore
pronunciate, forse più per trarla in inganno che per altro, egli
avesse preso il pretesto di recarsi quella mattina medesima dal duca
per potersi un momento allontanare da lei, e ritornare ove trovavasi
la contessa Giulia. E questo pensiero la vessava di tal modo che non
ne avrebbe saputo celar la smania a nessuno; in alcuni momenti di
quella giornata, per quanto, richiamandosi in mente e gli atti, e le
parole, e le soavi espressioni del suo Fossano, non potesse trovare
alcun fondamento per crederlo infinto, si figurava di vederlo ancora
vicino alla contessa Giulia, la cui bellezza, sebbene tentasse
dissimulare a sè medesima, pure le stava sempre innanzi gli occhi.
Allora l'assaliva una rabbia di un genere particolare che la traeva a
maledire la propria sorte, ed era in que' momenti specialmente che le
entrava in cuore quasi una certezza crudele che il suo Fossano non
sarebbe tornato mai più. Allora nella soave e gentile anima sua (pur
troppo talvolta le passioni quando son troppo veementi, portano il
guasto ovunque) entrava il veleno dell'odio, odio per la bella
contessa Giulia, della quale sì godeva ad imaginare qualche atroce
modo a vendicarsi. Pur troppo quell'ingenua e pietosa creatura potè
volgere in mente pensieri di vendetta, che l'amore ch'essa portava al
suo Fossano, era di tanto impeto da non ammettere le mezze misure, e a
più doppi le si era accresciuto in cuore dopo averlo saputo amato da
un'altra, dopo aver veduto imminente il pericolo di perderlo.
E in questi pensieri stava appunto tormentandosi l'animo suo, quando
le fu annunziato che un tale aveva bisogno parlarle.
Avendo il Malumbra pe' suoi buoni motivi cangiata la foggia e il
colore alle sopravvesti, e adattatosi un cappuccio che gli copriva la
testa fin oltre gli occhi, non era stato conosciuto dai servi di
Valenzia, che non s'attentarono introdurlo nelle camere di lei.
Valenzia a quella chiamata discese lesta, ned ella medesima seppe
riconoscere il Malumbra, quando se lo vide innanzi, e un po' turbata
da quella sinistra apparenza, e accennando ai servi di non muoversi di
lì,
«Chi siete?» gli disse, «chi vi manda?»
«Son io, madonna,» le disse allora il Malumbra, e volgendo il tergo ai
servi che stavan presenti al colloquio, si levò un tratto il cappuccio
della veste, col quale, com'era suo costume nelle occasioni
straordinarie, aveva sempre tenuto a mezzo coperto il viso.
«Ah! ora vi conosco.»
«Zitto, madonna, parlate sommessa.» E avvolgendosi ancora nel
cappuccio, e abbassando più che potè la voce, perchè non l'avessero ad
udire i servi: «È necessario che nessuno sappia per ora ch'io son qui
venuto.»
«Ma perchè vi siete travisato di questa guisa?» gli domandò sottovoce
Valenzia.
«Mi manda a levarvi di qui l'illustrissimo cavalier Fossano, vostro
marito, che mi raccomandò la più scrupolosa segretezza.»
La povera sentì tutta rimescolarsi il sangue per la gioia improvvisa,
e ogni sospetto le si dileguò dell'animo.
«Si è già presentato al duca?» domandò poscia.
«No, madonna; ma essendo intervenuto un caso assai strano, egli ha
pensato non farne altro col duca, e partire in vece di nascosto per
riunirsi con voi: però mi ha dato incombenza di venirvi a prendere,
che in quanto a lui ha dovuto già rifuggirsi in luogo ben sicuro, dove
appunto io vi ho a condurre.»
«Ma è forse minacciato da qualche grave pericolo?» domandò tutta
paurosa Valentia.
«No, no, state tranquilla e venite con me, egli è impaziente di avervi
seco, e vi so dire che vi è mestieri far presto.»
«Vi avrà ben detto Fossano,» chiese Valenzia al Malumbra, «che io
conduca con me anche questi miei buoni compagni,» e additava la fante
e il donzello.
Il Malumbra stette un pezzo in forse senza sapere che cosa rispondere,
poi non volendo destare sospetti:
«La fante potete bene condurla con voi; ma in quanto a quest'uomo,
l'illustrissimo cavaliere lo manderà a levare quando sarà a tempo.»
«Ebbene, farò come voi dite.»
«Ma soprattutto fate presto, madonna.»
Il Malumbra era impazientissimo, e non ci voleva meno dell'assoluta
buona fede di Valenzia, per non accorgersi che nelle parole e ne'
gesti di quell'uomo, era qualche cosa d'irresoluto, d'impigliato, di
poco sincero; ma la poveretta non pensava che al suo Fossano, e
ridottasi nella sua camera a mettersi intorno le robe, che si volevano
per quel notturno viaggio, e così fatto fare alla sua fante, in breve
ambedue furono all'ordine.
Il Malumbra che, fermo sulla soglia del palazzo a guardare la
prospettiva del lago, si mutava ora su d'un piede ora sull'altro, pel
timore che mai un inciampo venisse a troncare a mezzo il suo disegno,
sentì finalmente quella voce soave di Valenzia che diceva:
«Siamo in pronto, possiamo andare.»
E tutti e tre entrarono nel navicello, che spinto da due forti
rematori, in breve toccò la riva, colà dove sorge il paesello di
Bussone. Qui era pronta una lettiga con una cavalcatura; egli montò a
cavallo, le due donne entrarono nella lettiga, e per una scorciatoia
attraverso del monte, della quale il Malumbra, prima di recarsi ad
Orta, aveva voluto pienamente farsi istrutto, calarono ad Arona. Qui
era pronto un altro battello (bisogna confessare che quel tristo di
Malumbra era uomo tutt'altro che impacciato), e col favore di una
ventata piuttosto generosa, attraversarono quel tratto di lago che è
tra Arona e Sesto Calende.
Al Malumbra nell'attraversare quel lago, sul quale pensava non avere a
tornare mai più, venne in mente l'incontro fatto due dì prima con
quell'uomo, la cui faccia astuta e scialba tanto il colpì sul mercato
d'Angera, e le parole avute con lui. e l'incombenza datagli, e come si
fosser data l'intesa di trovarsi ancora colà, se mai si fosse potuto
scoprire la traccia del figlio di Bernabò. Ad appagare interamente il
desiderio del senator Barbarigo, non bastava che egli potesse condurre
a Venezia Valenzia e Fossano, ci voleva per terzo anche il Visconti;
però il Malumbra che in quel dì, tutt'occupato com'era nel mandare a
buon fine il suo tristo disegno, non aveva più pensato a colui,
s'indispettì del non essere oramai più in tempo a gettare ed a
stringere la rete anche per un altro, tanto più che, guardate
combinazioni! egli aveva sperato moltissimo dopo il dialogo avuto col
Bronzino.
--In ogni modo però,--diceva intanto tra sè e sè,--appena ch'io abbia
messo in luogo sicuro questa augellina del becco gentile,--e volgevasi
a guardarla con un tal atto di mezzo tra il compassionevole e il
beffardo,--io potrei ancora tornarmene qui e cercare e frugare e
fiutare infino a tanto che mi venga fatto di scoprire la traccia di
quel birbone disgraziato.... e in quanto all'uomo a cui ho promesso
trovarmi ad Angera, se mai ci venisse carico di notizie, e non mi
trovasse, son persuaso che non gli recherei gran danno per questo, e
tutt'al più a sfogare l'ira sua starà contento a qualche bestemmia che
mi manderà dietro ad augurarmi il buon viaggio.
Valenzia dal canto suo intrattenevasi a parlare colla sua fante, e di
quando in quando volgeva qualche parola al Malumbra, il quale tra per
l'amicizia che aveva detto avere col padre di lei, tra per esser
quello, che, come credeva la poveretta, la conduceva nelle braccia del
suo Fossano, tra perchè nella sua persona era un'apparenza di
bonarietà ch'egli sapeva benissimo colorire e farla sfoggiare
all'occorrenza, aveva messo nell'animo ingenuo di lei tanta sicurtà
che ella più d'una volta ebbe a dire alla fante:
«Quest'uomo lo amo perchè mi è di buon augurio; insieme a lui tornò
sempre la pace nel mio cuore, e con lui io vado ad abbracciare il mio
Fossano.» A chi le avesse detto nel momento che proferiva queste
parole, chi era il Malumbra, dove la conduceva, e da chi era stato
mandato, avrebbe la povera Valenzia voluto prestare alcuna fede? Oh
pur troppo per una combinazione che si verifica sovente nell'umana
vita, era tanto lontana dai sospetti, quanto era vicina al pericolo
estremo. Qui la barchetta urtò alla riva di Sesto Calende, ove tutti
discesero. Potevano essere otto ore di notte, e le donne si sentivano
stanche. Valenzia domandò al Malumbra:
«Dove siamo adesso?»
«A Sesto, madonna, troppo vicino ad Angera perchè possiamo fermarci
qui.»
«Ma ci rimane ancora molta strada a percorrere prima di arrivare dove
ci aspetta il Fossano?»
«Non molte miglia, madonna, e attendete a stare di buon animo, che in
breve saremo colà.»
Valenzia sostava un istante, e chinava la testa a queste parole,
essendole d'improvviso entrato in mezzo alle sue idee gioconde un
tristo pensiero che tosto tornò a svanire come ombra. Anche a Sesto
era pronta una lettiga e una cavalcatura, come ad Arona, e così senza
aspettar altro proseguirono il viaggio.
Arrivati presso a Crugnoga, che è un paesello non molto distante del
lago, al confluente di una stradella, s'incontrarono in due uomini a
cavallo, e fu così rapido e inaspettato quello scontro che l'uno de'
cavalcatori fu addosso alla lettiga, e nel momento che tirò a sè le
briglie per iscansarla, potè vedere così alla sfuggita le due donne
che stavano dentro, senza però poterne distinguere i volti; bensì
Valenzia, che, per essere chiusa e all'oscuro, vedeva meglio chi stava
fuori, potè in quel fuggevole istante vedere il viso di colui che le
era passato così presso, e senza indovinarne la cagione, provò una
sensazione di terrore, e le sorsero in mente mille sparse ricordanze
che non sapeva come raccapezzare, e intanto lo scalpito de' cavalli
che sentiva ancor vicino, continuava a stringerla di spavento. E vôlta
al Malumbra che in quel momento le stava da canto:
«Avreste mai, per caso, conosciuto chi sieno costoro?»
«Io no, madonna, non ho potuto guardarli in volto.»
«Non vorrei fosser uomini di malavita che vanno attorno la notte per
recar danno a' viandanti.»
«Non è possibile.»
«Eppure....»
«Guardate come se ne van difilati per la via loro; non fa così chi ha
ribaldi disegni.»
«Ma adesso han rallentato il corso, mi pare.»
«Scacciate codeste fantasie dal capo, e siate sicura che non c'è un
pericolo al mondo.»
In questo momento i due uomini che avanzavano di qualche passo
Valenzia, attendevano essi pure a parlare tra loro:
«Mi dà molta noia il far la via di conserva con questa gente.»
«Eppure non è a temer nulla da un uomo solo che viaggia insieme a due
donne.»
«Chi t'ha parlato di timore? Sai bene chi son io, se mai si trattasse
di menar le mani; ma qui ci conviene tirar via dritto, che tutto il
nostro pericolo sta nell'essere conosciuti.»
«Voi dite benissimo.»
«Dunque?»
«Dunque lì c'è un altro sentiero, e dilunghiamoci un tratto da
costoro.»
«Purchè non si corra l'altro pericolo di sviare.»
«Perciò basta che ci teniam volti un poco a que' monti, e non faremo
contrario cammino.»
Allora dato di sprone a' ronzini presero per una viuzza che s'apriva
attraverso le campagne. e scomparvero alla vista de' nostri
viaggiatori.
Del resto lo spavento che aveva assalito Valenzia alla vista d'uno di
que' viandanti, era ben ragionevole, e se il volto di quell'uomo
suscitò in sua mente sparse e terribili ricordanze, gli era perchè
quell'uomo l'avea veduto infatti più d'una volta. Era esso il figlio
di Barnabò accompagnato dal fidato suo Bronzino,
Arrivati a Sesto qualche ora prima del Malumbra, avendo voluto
percorrere le strade assai fuori di mano, di tanto prolungarono il
cammino che si lasciarono raggiungere da chi era partito dopo. Così
Valenzia e il figlio di Bernabò si trovarono a un passo di distanza, e
fu gran ventura se non successe altro.
Ma intanto che i nostri viaggiatori continuavano alacremente il loro
cammino, sorse la prim'alba, spuntò il sole, e ai campanili dei
paeselli vicino a cui passavano, si sentivano di tratto in tratto a
batter l'ore.... il tempo camminava veloce, nè ancora si sostava;
venne il mezzodì, e quantunque la stagione autunnale non desse gran
caldo per sè, pure la sferza del sole intorno a quell'ora bruciata,
diede tanta noia e tanto affanno a Valenzia che, non usa a quelle
corse, sentivasi d'aggiunta indolenzite le membra per la notte
vegliata e trascorsa a malagio; andava tempestando il Malumbra perchè
si fermassero a riposare un momento in qualche luogo; ma troppo
premeva a lui il tirarsi assai lontano dal lago, e con belle parole
d'uso in altro paese, giunsero verso l'imbrunire presso Olgiate Olona.