Fermina lavorava, col lume, in un angolo della stanza, quando sentì un
passo rapido e leggiero su per la scala, e s'accorse, troppo tardi, che
aveva lasciata la porta socchiusa. Ebbe appena il tempo di alzarsi e di
ricadere sulla seggiola: Menendez si precipitò ai suoi piedi, curvò la
fronte sul pavimento, e gridò singhiozzando: — Perdono, Fermina!
Essa non rispose.
Aveva il viso pallidissimo, e stava rivolta verso la finestra, cogli
occhi dilatati e colle labbra tremanti.
— Fermina! — continuò Menendez con una voce che pareva gli dovesse
spezzare il petto — perdonami! Sono stato un vile e un pazzo! Tu sei
un angelo! Io sono un disgraziato! Mi sono lacerato il cuore colle mie
mani, ho pianto lacrime di sangue, m'hanno insultato per le strade,
credevo d'impazzire, non posso più vivere così, perdonami, rendimi il
tuo amore, non mi condannare a uno strazio eterno, dimentica, amami!
Vedi, io mi striscio ai tuoi piedi, batto la fronte per terra, non ho
più voce, non ho più lacrime, non ho più stima di me, non ho più onore
nel mondo, non ho più che l'amore che mi strazia e la disperazione che
mi uccide! Fermina, abbi compassione di Menendez!
Fermina continuava a guardar la finestra; aveva il viso stravolto e
convulso, il seno ansante, tutta la persona agitata da un tremito
febbrile; pareva che facesse uno sforzo per ottenere prima da sè
stessa quello che Menendez voleva da lei; che aspettasse essa pure
un improvviso cangiamento del proprio cuore; e Menendez osservava con
profonda ansietà tutti i movimenti del suo viso. Finalmente proruppe
con accento disperato:
— È inutile, Menendez! Non posso! non sento più niente! son vuota! son
morta! Potresti supplicarmi per tutta la vita, ucciderti sotto i miei
occhi, diventare un re, un santo, un Dio.... è inutile! Non credo più!
Non amo più! M'hai uccisa! Hai capito, Menendez? Hai forse dimenticato
che cos'hai fatto? Fermina t'aveva dato il suo onore e tu v'hai sputato
sopra in faccia a tutta Siviglia! Dio! Dio! Dio! E questo è stato
possibile! e tu vuoi che io ti perdoni! — Poi, facendo un violento
sforzo, si ricompose, e soggiunse freddamente: — Va, Menendez, lasciami
sola, lasciami nella mia tomba, tutto è finito, addio.
— Pensaci ancora, — disse Menendez con voce supplichevole.
Fermina si svincolò da lui e gli accennò la porta senza guardarlo in
viso.
— Ma sei dunque senza cuore! — gridò il giovane balzando in piedi colla
rabbia nel sangue e la minaccia sul volto.
Fermina lo guardò.
Menendez diede indietro e si gettò fuor della porta.