V.

In questo stato di cose, un improvviso rivolgimento seguì nell'animo

del Menendez. Nessuno, a Siviglia, ne seppe la cagione, fuorchè colui

o coloro che ne furono colpevoli; ma tutti quelli che conoscevano

il carattere di lui, non se ne meravigliarono punto. In certe nature

esiste sempre intera e pronta la formidabile macchina del sospetto,

alla quale basta buttare un nome e dare una scossa, perchè il più

forte affetto vi rimanga stritolato. Chi, in vita sua, non è stato

almeno una volta o vittima o colpevole d'una di queste precipitose

distruzioni? Un dubbio leggerissimo, che c'era passato un giorno per

la mente, e di cui avevamo sorriso, trova nella riga d'una lettera,

nella parola d'un amico, in un avvenimento fortuito e insignificante,

una presa fatale che lo rialza lentamente, come una lenza, dalla più

oscura profondità dell'anima dove stava sepolto, e ce lo rimette sotto

gli occhi come un insetto schifoso che agita con furia orribile le sue

cento braccia smaniose di preda. Atterriti per un momento, ripigliamo

coraggio e fede, e schiacciamo il piccolo mostro. Ma è inutile. Già

da tutti i ripostigli della memoria, sono usciti, come una folla di

piccoli cattivi genii, mille ricordi, fino allora sopiti, di sorrisi

sfuggevoli, di mezze parole, di movimenti appena percettibili delle

sopracciglia e delle labbra, d'una porta socchiusa, d'un rumor di

passi, d'un fruscío, d'un bisbiglio, d'un'ombra, che prima ribollono

confusamente nel capo, e poi si congiungono e si combinano, pigliano

forza, fuoco e parola, denunziano, affermano, provano, stravolgono il

cuore e la ragione, mettono in mano il pugnale o la penna, e spingono

al delitto o alle offese che non si perdonano, in minor tempo che

non ci saremmo spinti dalla evidenza immediata della realtà. Quando

questo accadde a Menendez, erano le undici di sera; egli si trovava

in casa, ritto dinanzi a un tavolino, con una lettera fra le mani.

Sul primo momento, temette d'essere impazzito; balzò in piedi, si

slanciò alla finestra, e rimase qualche tempo immobile come una statua,

con una mano sulla fronte e l'altra sul cuore, guardando fissamente

in mezzo alla piazza. Poi mise un grido soffocato d'angoscia e di

rabbia, e si precipitò fuor di casa. Attraversò come una freccia la

piazza del Trionfo, girò intorno alla _Caridad_, oltrepassò quasi

correndo la Torre D'Oro, saltò in una barca, raggiunse la riva destra

del fiume, si slanciò nella casa di Fermina e percosse la porta....

Fermina non c'era! Per un caso straordinario non aveva ancora potuto

tornare a casa, e per la sciagura di tutti e due quell'assenza, in

quell'ora, corrispondeva fortuitamente a un'indicazione della calunnia,

era un'accusa, una prova, una maledizione. Menendez rimase come

pietrificato davanti alla porta. Il dolore dell'amante era già morto

dentro al suo cuore, e non vi fremeva più che l'ira feroce del suo

enorme orgoglio ferito. Un pensiero satanico gli balenò alla mente,

scese di volo le scale e si diresse di corsa verso casa. Arrivato

al ponte, si fermò. Un altro pensiero gli aveva quasi percosso e

schiacciato il primo. — E se non è vero? — si domandò, e per un momento

gli brillò l'anima. Ma la fatalità lo perseguitava. In quel punto

gli passò accanto una donna, lo guardò in viso e gli disse fuggendo:

— Fermina ti tradisce! — A quelle parole il furore, risollevandosi

impetuosamente, gli velò l'intelletto, e lo ricacciò innanzi come

un dannato. Per colmo di sventura, rientrando nella sua stanza trovò

una lettera di Fermina che diceva: — domattina non sarò in casa; — e

anche quest'annunzio avverava sciaguratamente una previsione. Allora

Menendez perdette affatto il lume della ragione, ruggì, rise, maledì,

afferrò la penna, scrisse a grandi caratteri sopra un foglio di carta

il nome di Fermina, un epiteto, l'indicazione d'un'ora e d'un prezzo,

un insulto orrendo; poi volò fuor di casa con quel foglio, rifece la

via di prima, arrivò alla casa dì Fermina, attaccò alla porta con le

mani convulse il cartello infame, e si cacciò digrignando i denti giù

per le scale. Arrivato in fondo, si fermò: sentì aprirsi quella porta,

vide illuminarsi la scala, e udì quasi nello stesso punto un grido

disperato e il rumore della caduta d'un corpo. Dopo pochi momenti sentì

aprire altre porte, — scender gente, — una donna leggere il biglietto

— e molte voci prorompere in un grido d'indignazione: — _Mentira!_

(Menzogna!)...

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