In questo stato di cose, un improvviso rivolgimento seguì nell'animo
del Menendez. Nessuno, a Siviglia, ne seppe la cagione, fuorchè colui
o coloro che ne furono colpevoli; ma tutti quelli che conoscevano
il carattere di lui, non se ne meravigliarono punto. In certe nature
esiste sempre intera e pronta la formidabile macchina del sospetto,
alla quale basta buttare un nome e dare una scossa, perchè il più
forte affetto vi rimanga stritolato. Chi, in vita sua, non è stato
almeno una volta o vittima o colpevole d'una di queste precipitose
distruzioni? Un dubbio leggerissimo, che c'era passato un giorno per
la mente, e di cui avevamo sorriso, trova nella riga d'una lettera,
nella parola d'un amico, in un avvenimento fortuito e insignificante,
una presa fatale che lo rialza lentamente, come una lenza, dalla più
oscura profondità dell'anima dove stava sepolto, e ce lo rimette sotto
gli occhi come un insetto schifoso che agita con furia orribile le sue
cento braccia smaniose di preda. Atterriti per un momento, ripigliamo
coraggio e fede, e schiacciamo il piccolo mostro. Ma è inutile. Già
da tutti i ripostigli della memoria, sono usciti, come una folla di
piccoli cattivi genii, mille ricordi, fino allora sopiti, di sorrisi
sfuggevoli, di mezze parole, di movimenti appena percettibili delle
sopracciglia e delle labbra, d'una porta socchiusa, d'un rumor di
passi, d'un fruscío, d'un bisbiglio, d'un'ombra, che prima ribollono
confusamente nel capo, e poi si congiungono e si combinano, pigliano
forza, fuoco e parola, denunziano, affermano, provano, stravolgono il
cuore e la ragione, mettono in mano il pugnale o la penna, e spingono
al delitto o alle offese che non si perdonano, in minor tempo che
non ci saremmo spinti dalla evidenza immediata della realtà. Quando
questo accadde a Menendez, erano le undici di sera; egli si trovava
in casa, ritto dinanzi a un tavolino, con una lettera fra le mani.
Sul primo momento, temette d'essere impazzito; balzò in piedi, si
slanciò alla finestra, e rimase qualche tempo immobile come una statua,
con una mano sulla fronte e l'altra sul cuore, guardando fissamente
in mezzo alla piazza. Poi mise un grido soffocato d'angoscia e di
rabbia, e si precipitò fuor di casa. Attraversò come una freccia la
piazza del Trionfo, girò intorno alla _Caridad_, oltrepassò quasi
correndo la Torre D'Oro, saltò in una barca, raggiunse la riva destra
del fiume, si slanciò nella casa di Fermina e percosse la porta....
Fermina non c'era! Per un caso straordinario non aveva ancora potuto
tornare a casa, e per la sciagura di tutti e due quell'assenza, in
quell'ora, corrispondeva fortuitamente a un'indicazione della calunnia,
era un'accusa, una prova, una maledizione. Menendez rimase come
pietrificato davanti alla porta. Il dolore dell'amante era già morto
dentro al suo cuore, e non vi fremeva più che l'ira feroce del suo
enorme orgoglio ferito. Un pensiero satanico gli balenò alla mente,
scese di volo le scale e si diresse di corsa verso casa. Arrivato
al ponte, si fermò. Un altro pensiero gli aveva quasi percosso e
schiacciato il primo. — E se non è vero? — si domandò, e per un momento
gli brillò l'anima. Ma la fatalità lo perseguitava. In quel punto
gli passò accanto una donna, lo guardò in viso e gli disse fuggendo:
— Fermina ti tradisce! — A quelle parole il furore, risollevandosi
impetuosamente, gli velò l'intelletto, e lo ricacciò innanzi come
un dannato. Per colmo di sventura, rientrando nella sua stanza trovò
una lettera di Fermina che diceva: — domattina non sarò in casa; — e
anche quest'annunzio avverava sciaguratamente una previsione. Allora
Menendez perdette affatto il lume della ragione, ruggì, rise, maledì,
afferrò la penna, scrisse a grandi caratteri sopra un foglio di carta
il nome di Fermina, un epiteto, l'indicazione d'un'ora e d'un prezzo,
un insulto orrendo; poi volò fuor di casa con quel foglio, rifece la
via di prima, arrivò alla casa dì Fermina, attaccò alla porta con le
mani convulse il cartello infame, e si cacciò digrignando i denti giù
per le scale. Arrivato in fondo, si fermò: sentì aprirsi quella porta,
vide illuminarsi la scala, e udì quasi nello stesso punto un grido
disperato e il rumore della caduta d'un corpo. Dopo pochi momenti sentì
aprire altre porte, — scender gente, — una donna leggere il biglietto
— e molte voci prorompere in un grido d'indignazione: — _Mentira!_
(Menzogna!)...