I contadini parlano spesso e volentieri della loro salute e dei loro
malanni, e per questo v'è nel libro del Giuliani un gran numero di
espressioni efficacissime relative a quell'argomento.
_Una volta gagliardo era che sfidava il vento_, dice un contadino. —
_Fora l'aria come una saetta._ — _Va che manco una saetta l'arriva._
— _Corre che vola._ — _Ha un braccio che non c'è il compagno._ — _Sta
bene in gamba._ — _Mangia di voglia._ — _È pochino_ (piccoletto della
persona) _ma saldo più dell'acciaio_.
Ma pur troppo occorre più spesso di parlar di malanni che di salute, e
quindi v'è più messe di lingua da mietere in quel campo che in questo.
— Poveretto, a vederlo, _casca da tutte le parti_, — _rifiata a
stento_, — è bianco morto, _senza nemmen la forza di rifiatare_.
— È _all'ultime fiatate_. — _Ha un viso da campar più poco._ — _In
otto giorni che ha le febbri_ non si conosce più. — Poverino, a che
s'è condotto! Che voglia durarla a lungo, non credo: _le pere mezze_
(quasi sfatte) _a una ventata sono in terra_. — Quando viene il colpo
mortale, _si casca giù come pere mezze, e dove uno batte ci resta_. —
_Si strugge a oncia a oncia_ e tanto ha sempre quel suo sorriso sulle
labbra. — Non si lagnava neanco _quando il male lo cuoceva dentro_.
— Le morì il babbo; _dalla gran passione si lasciò andare giù giù,
strutta come una candela_. — È _schietta dentro_ (sana di viscere);
ma non ha più la faccia _rosata_ come prima. — Ebbe un _grosso male,
un male di pericolo_. — Ha una _freddagione_ che gli _mozza la vita_.
— Ci ha un dente che quando _c'entra lo spasimo_ non _gli dà requie_.
— A volte l'enfiagione è cosa di poco, _sfuma_ presto; ma se il male
infuria, se ne va la testa all'aria. — Oggi _m'ha preso una pena tanto
mai grossa_ allo stomaco. — Ho dovuto _tenere il letto_ per un mese, e
non ho avuto nessuno che mi _guardasse_. — Avevo un erpete infistolito;
dal gran _tribolamento_ mi sentivo mancare la vita; ma _tanto mi son
ripigliata_, mi riebbi adagio adagio, e questa _la riconto_. — A un
tratto cascò morta _e non c'è stato più verso a farla risentire_. — La
peggior vita è non essere nè sano nè malato, nè dentro nè fuori, nè di
qua nè di là; essere tra la vita e la morte; onde si dice di uno _che
non muore_ e _non campa_. — Dopo quella caduta, questa gamba non mi
_dice_ più come prima.
E si veda se è possibile dipingere più mirabilmente una figura
umana di quello che fa una povera contadina colle parole seguenti:
— .... _Ma gli ha i segni della morte in faccia; non vede più lume,
sdentato, il capo senza un pelo, e con quella faccia grinzosa, che la
morte non si può figurare più al naturale._ — Qui vocaboli, elissi,
cadenza, sintassi, tutto giova all'evidenza della descrizione.
Son tante pennellate e non ce n'è una superflua nè una che manchi.
Qualcuno, son certo, leggendo le parole e frasi sopra citate, dirà
che le _conosceva_. Ne son persuaso. Ma convien ripetere la solita
osservazione. In materia di lingua _conoscere_ non significa _sapere_,
perchè _sapere_ vuol dire avere alla mano, sulle labbra, pronto al
bisogno: vuol dire _servirsi_ della lingua. Che importa sapere che
esiste l'espressione _cosa di poco_, per esempio, se ogni volta che
occorre di esprimere quell'idea, si dice, ci scappa detto o ci vien
scritto invece: _cosa di poca importanza_? Ognuno di noi, italiani
delle provincie settentrionali, possiede nei ripostigli della mente
una parte di lingua viva, efficace, bella, — una parte della lingua
raccolta nel libro del Giuliani; — ma che non adopera perchè non è
ancora abbastanza _sua_, perchè appunto l'ha nei rispostigli della
mente e non sulla punta della lingua e della penna, come i Toscani ce
l'hanno. Per questo lo studiar la lingua, per una persona colta delle
nostre provincie, non è tanto un imparare parole e modi nuovi, quanto
un ravvivare nella memoria, un rimestare, un impadronirsi meglio di
quello che già si è acquistato; imparare a spendere il tesoro nascosto;
addestrarsi a maneggiare per tutti i versi lo strumento che si sa
maneggiare per un verso solo.
Il _tempo_ è un altro grande argomento di discorso per i contadini;
onde il libro del Giuliani è ricchissimo di espressioni e d'immagini
che vi si riferiscono.
_Il sole cuoceva la carne sull'ossa_, dicono. — _Per la via
s'avvampava._ — Con questo caldo _s'avvampa vivi_. — Il sudore _ci
casca in terra a goccioloni_. — Badi: _sul buon del giorno_ si vive
bene quassù; il _crudo_ è la mattina e la sera. — Oggi ve la siete
scaldata a codesto sole la groppina? — A queste _solate_. — A queste
_nebbiate_, — Signore! par d'esser rinati nel riveder la faccia del
sole! — _È un'aria che fa riavere!_ — Quelle chiare giornate che si
campa tanto volentieri, passano come un lampo! _E ci rientra_ tante
faccende allora! _Le giornate d'ora_ (inverno) _rilucono appena_.
— Oggi tirava un vento che pareva di _fitto inverno_. — _Tirava un
vento diacciato che arrivava alla midolla._ — _Che vita tribolata si
conduce noi poveri, il verno per un verso, l'estate per un altro!_
— Nel verno _si tribola per un conto_ e d'estate _per un altro_. —
A volte _il vento mena gran rovina_. — _Attaccò per bene a piovere_
sulla mezzanotte. — _Giù acqua e baleni_, pareva il finimondo. — Per
ora non c'è _disegno_ di piovere. — È un tempo _perverso, infierito_.
— E questa ammirabile descrizione che fa una povera contadina della
montagna pistoiese, presso Castiglione: — Il _vento percoteva forte, i
castagni svettavano_ (agitavano le vette, le cime), _l'aria rintronava,
un mugolío si sentiva che mi parevano urli di morte_.
Ciò non ostante, mi pare che il linguaggio più immaginoso e più poetico
sia quello che si riferisce all'agricoltura; e per questo l'ho serbato
in fondo.
Ecco, per esempio, un breve discorso d'un contadino della Valdinievole,
che è una vera meraviglia d'immagini, d'armonia, di gentilezza. Il
Giuliani gli domanda una spiegazione del proverbio: _Sotto la neve
pane e sotto l'acqua fame._ — Perchè, egli risponde, sotto la neve il
grano _accestisce meglio_ (_accestire_ significa venir su con parecchi
fili da un sol ceppo), _compone vita_ adagino adagino, piglia più
campo. Si sa: dalle barbe _riscoppiano più fili e la figliolanza_ si
fa maggiore. E poi, non si dubiti, che se il caldo viene a suo tempo,
_la maturazione s'affretta a buon modo_: lo _spigame_ abbonda. Una
moltitudine di spighe porta, che è una dovizia. Ma unguanno è venuta
tant'acqua, che il grano _ammutolisce_: perchè, m'intende? l'acqua
ripiove giù giù dalle barbe del grano e lo strugge. — Si metta questo
discorso in versi ed è poesia della meglio.
«Nel corpo (ossia nella parte interna del castagneto), — dice un
contadino di Montamiata, — _i castagni pigliano alterezza_» per dire
che crescon meglio.
«Belli quassù i grani! — dice un contadino di Valdinievole, — _s'ergono
su su col collo pieno; a vederli è una dignità_.»
Un contadino di Versilia dice al compagno: — Non lo gittare questo
seme, credi a me, non è terra _degna_, non lo merita.
Un contadino pistoiese dice che basta una solata a far levare il capo
all'erba, e che si rià a un tratto perchè il _sole è vita alle piante_.
Un diluvio d'acqua, — dice un senese, — è più una rovina che altro, ma
se vien regolata, che la possa ricevere, _il campo gode e lavora_.
Le patate a questa _rinfrescata_ si _son risentite_, — dice un di
Versilia, — e _godono_ che è un piacere a vederle.
Il grano, — dice un pistoiese, — è venuto adagino, pigliò vigore, e
vede come _rizza il capo rigoglioso_! — _È pieno, tien corpo, è bene
spigato._ — _Il sole quassù ha molta possanza_, ecc.
Vuol essere custodimento, — dice un pisano, — se si vuole che la pianta
_venga in orgoglio_.
Il buon sugo (pure un pisano) rinvigorisce le piante, le mantien
fresche e le fa _venire in essere_ a tutto punto.... Si cuoce a fiamma
la legna che _prende essere_ di carbone.
Giù nelle fondate (un altro pisano) le viti non ci approdano: _è il
trionfo dei grani_. — Miri che _trionfo_ di verde! — A volere che la
campagna _trionfi_ ci vorrebbe un pochino d'acqua.
Son terre magre e sassose (un senese); _è uno sgomento a domarle_.
Il grano cresce rigoglioso ch'è una bellezza, proprio _una meraviglia
di speranza_.
Pel freddo il faggio s'abbandona e resta _mortificato_; par che _il
freddo gli rompa l'anima_.
È una pianta che vuol di molto custodimento, guai abbandonarla! _resta
senza fiato_.
La terra dà quanto riceve; nutrita poco, dimagra come i cristiani, _e
non ha più nerbo a reggere le piante; la terra rende frutto secondo che
si nutrica, ecc., ecc._
E questo è quel «dialetto come tutti gli altri» o «il dialetto che più
s'avvicina alla lingua» e che avrebbe «la pretesa di farsi considerar
come lingua,» quel gergo toscano, infine, che l'ignoranza presuntuosa
e cocciuta di molti non vuole nè ammirare, nè studiare, nè sentire.
— Pare impossibile! — diceva il Manzoni, scrollando il capo, con un
sorriso tra mesto e stizzoso.