XXXII.

Qui n’è d’uopo aprire una parentesi, per dare al lettore un

indispensabile schiarimento.

Gabriele s’era mantenuto fedele alla memoria di Stefanella fino al suo

ritorno a Parigi. Il tempo e la compagnia di uomini che erano soliti

a trattare l’amore come un trastullo avevano finito coll’attiepidire

l’ardore primitivo dei suoi vent’anni; ma tuttavia, tornando in

Francia, egli credeva sentire ancora tanto affetto nel cuore da poter

sciogliere senza sforzo la sua promessa. Infatti, scorsi tre anni e

tornato a Parigi, la prima cosa che chiese a suo padre fu della sua

fidanzata, ma suo padre assumendo un contegno di tristezza e facendo

precedere le sue parole da un sospiro, gli rispose:

— Che vuoi, figlio mio!?... io l’ho custodita e protetta per un

anno intero ed era felice di potertela conservare pura ed intatta...

Illusione!... Un giorno ella disparve con un altr’uomo ed io per quanti

sforzi facessi non ne ebbi mai più notizia.

— Menzogna, gridò il giovane.

— Tu dimentichi che parli a tuo padre, replicò severamente De-Mauve, ma

ti perdono; poniti tu stesso alla ricerca e lo vedrai.

Gabriele infatti si diede a cercare di Stefanella per tutta Parigi....

Ne chiese al mondo elegante, al mondo equivoco, al mondo turpe, alla

polizia, agli ospedali, alle carceri, e in capo a molti mesi ebbe la

conferma che una calabrese della quale non si sapeva nemmeno il nome

era uscita da un luogo infame per passare in un carcere.

Restò atterrito e per più mesi istupidito e quasi pazzo. Egli non

poteva credere che Stefanella fosse discesa spontaneamente in tanta

abbiezione e la credeva vittima d’un tradimento; ma intanto ella non

c’era più, ella era perduta, era come morta. E i fedeli alla morte son

pochi; sopravvive forse nei più gentili il fiore della ricordanza, ma

a poche anime elette è dato eternare sopra una tomba il fiore ardente

dell’amore.

Però Gabriele, bella ma non perfetta natura, più generoso che costante

e abbastanza buono per vagheggiare, ma non abbastanza forte per

consacrare la sua vita al culto di un ideale che la scettica saviezza

del suo tempo e del suo paese derideva, piegò agli eventi, agli anni,

al destino; si credette obbligato a vivere come tutti gli altri,

sciolto dalla sua promessa; ricordò qualche volta con una lacrima il

suo mesto idillio di gioventù e vi posò sopra una pietra.

Scorso alcun tempo, il padre, sempre intento ad apprestargli la

fortuna, gli propose un ricco matrimonio. Gabriele mostrò dapprima

qualche riluttanza, ma poi si arrese. La sposa parve gentile, la coppia

bene assortita: il padre insisteva, il mondo applaudiva, Gabriele finì

col credere d’amare la sua promessa e di essere felice con lei. Egli

si sposò e nella settimana stessa col padre, la matrigna e la sposa si

mise in viaggio per l’Italia. Il resto ci è noto: il primo viaggio di

nozze doveva finire nella caverna del brigante.

La tratta dei fanciulli · 第 38 / 42 题