Qui n’è d’uopo aprire una parentesi, per dare al lettore un
indispensabile schiarimento.
Gabriele s’era mantenuto fedele alla memoria di Stefanella fino al suo
ritorno a Parigi. Il tempo e la compagnia di uomini che erano soliti
a trattare l’amore come un trastullo avevano finito coll’attiepidire
l’ardore primitivo dei suoi vent’anni; ma tuttavia, tornando in
Francia, egli credeva sentire ancora tanto affetto nel cuore da poter
sciogliere senza sforzo la sua promessa. Infatti, scorsi tre anni e
tornato a Parigi, la prima cosa che chiese a suo padre fu della sua
fidanzata, ma suo padre assumendo un contegno di tristezza e facendo
precedere le sue parole da un sospiro, gli rispose:
— Che vuoi, figlio mio!?... io l’ho custodita e protetta per un
anno intero ed era felice di potertela conservare pura ed intatta...
Illusione!... Un giorno ella disparve con un altr’uomo ed io per quanti
sforzi facessi non ne ebbi mai più notizia.
— Menzogna, gridò il giovane.
— Tu dimentichi che parli a tuo padre, replicò severamente De-Mauve, ma
ti perdono; poniti tu stesso alla ricerca e lo vedrai.
Gabriele infatti si diede a cercare di Stefanella per tutta Parigi....
Ne chiese al mondo elegante, al mondo equivoco, al mondo turpe, alla
polizia, agli ospedali, alle carceri, e in capo a molti mesi ebbe la
conferma che una calabrese della quale non si sapeva nemmeno il nome
era uscita da un luogo infame per passare in un carcere.
Restò atterrito e per più mesi istupidito e quasi pazzo. Egli non
poteva credere che Stefanella fosse discesa spontaneamente in tanta
abbiezione e la credeva vittima d’un tradimento; ma intanto ella non
c’era più, ella era perduta, era come morta. E i fedeli alla morte son
pochi; sopravvive forse nei più gentili il fiore della ricordanza, ma
a poche anime elette è dato eternare sopra una tomba il fiore ardente
dell’amore.
Però Gabriele, bella ma non perfetta natura, più generoso che costante
e abbastanza buono per vagheggiare, ma non abbastanza forte per
consacrare la sua vita al culto di un ideale che la scettica saviezza
del suo tempo e del suo paese derideva, piegò agli eventi, agli anni,
al destino; si credette obbligato a vivere come tutti gli altri,
sciolto dalla sua promessa; ricordò qualche volta con una lacrima il
suo mesto idillio di gioventù e vi posò sopra una pietra.
Scorso alcun tempo, il padre, sempre intento ad apprestargli la
fortuna, gli propose un ricco matrimonio. Gabriele mostrò dapprima
qualche riluttanza, ma poi si arrese. La sposa parve gentile, la coppia
bene assortita: il padre insisteva, il mondo applaudiva, Gabriele finì
col credere d’amare la sua promessa e di essere felice con lei. Egli
si sposò e nella settimana stessa col padre, la matrigna e la sposa si
mise in viaggio per l’Italia. Il resto ci è noto: il primo viaggio di
nozze doveva finire nella caverna del brigante.