Stefanella, scosso il terribile colpo che aveva ricevuto, aprì gli
occhi a stento, e all’incerto crepuscolo che spandeva nella caverna il
fioco lume d’una lanterna cieca, potè vedere che i quattro prigionieri
erano sempre legati e ginocchioni allo stesso posto. Allora si alzò
a stento e stette un istante a pensare: poi coll’atto di chi ha preso
una risoluzione si inginocchiò, fece una rapida preghiera, rialzossi e
corse vicino a Gabriele, dicendogli a bassa voce:
— Io vi salverò... secondatemi... e silenzio.
Detto ciò, corse al fratello e brancolando cercò dove teneva la mano
destra nella quale portava l’anello dell’Erinni che gli serviva di
sigillo. La mano gli pendeva abbandonata per terra. Essa la prese
delicatamente, la sollevò leggierissimamente, ne cavò l’anello e se
lo pose in dito. Stefanella sapeva che Carluccio aveva prescritto che
chiunque gli portasse un ordine a nome suo mostrando quell’anello dovea
essere obbedito. Poi la Stefanella, brandito un coltello che giaceva
sulla tavola, cominciò a tagliare le ritorte che tenevano avvinti i
francesi e quando l’ultimo fu libero.
— Aspettatemi! disse, scendo subito.
E Stefanella salì per il sentiero della caverna fino alla sua
imboccatura. Ivi vegliava un brigante in sentinella; mostrò l’anello e
gli disse:
— Ordine del capo di lasciarmi passare coi francesi.
La sentinella guardò l’anello e rispose:
— Passate.
Stefanella ridiscese a’ suoi liberati e sempre a bassa voce disse loro:
— Seguitemi ora....
Gabriele, la sua sposa, De-Mauve e la matrigna si mossero insieme come
spettri usciti da un sepolcro, per il sentiero sul quale Stefanella li
precedeva. In capo a pochi minuti furono tutti di sopra. La sentinella
disse:
— Quanti sono?...
— Quattro!... rispose Stefanella, e si fermò all’imboccatura per
contarli: l’ultimo a salire era stato Gabriele e quando egli al
chiarore delle stelle rivide il volto della santa fanciulla che era
stata tanta parte de’ suoi sogni giovanili, s’arrestò un attimo per
contemplarla e per dirle forse una parola d’affetto.
— Andate via!... fate presto!... fece la giovine interrompendogli la
parola sulle labbra. — Ma Stefanella non aveva ancora profferito queste
parole che due detonazioni partirono dal basso della caverna, e nello
stesso tempo Gabriele e Stefanella rotolarono insieme di pietra in
pietra fino al fondo dell’antro e vi restarono immobili.... morti!...
Carluccio ad onta della grande cautela impiegata dai fuggitivi, aveva
sentito un lieve rumore e, avvezzo agli _all’erta_ s’era destato. Egli
apriva gli occhi proprio nel momento che Gabriele toccava la soglia
dell’antro e s’avvicinava a Stefanella. A quella vista egli non fece
che balzar dal suo letto, afferrare la sua carabina a due colpi e
puntare le sole due persone che avesse sotto la mira. Egli aveva ferito
al cuore sua sorella e Gabriele al cervello.
Allo scoppio dell’archibugio tutta la masnada fu in all’arme; la voce
di tradimento si sparse da una fila all’altra e gli altri tre francesi
che si trovavano nella notte smarriti per il bosco, furono a colpi di
coltello, di fucile e di scure massacrati. In pochi minuti erano tutti
morti.
Carluccio intanto aveva aperta la sua lanterna cieca e s’era curvato
sul corpo dei feriti per riconoscerli.... Guardò il primo era Gabriele,
guardò l’altro era Stefanella.
Il brigante si precipitò sul bel corpo che egli aveva piagato, ne cercò
i battiti e non li trovò; volle ridestarne il calore, ma solo il gelo
della morte gli rispose; cercò scuoterla, rianimarla, e vide una testa
già livida e inanimata penzolargli tra le braccia.
Allora, ben persuaso che era morta.... diè fiato tre volte al suo
fischio e tutti i briganti in un attimo accorsero colle faci sull’alto
della caverna.
E quando vide tutta la banda raccolta, fe’ un cenno colla mano e parlò:
— La Furia ha finito!... egli s’era fatto brigante per vendicare costei
che le pende morta fra le braccia.... Ma per vendicarla l’ha uccisa....
Dio ha mostrato che la vendetta è fatale a chi l’adopera e colpisce
colla stessa arma il vendicatore. Voi non lo credete?... Guardate
allora.
E afferrato il pugnale che portava infisso alla cintola se lo affondò
nella gola, e spirò senza un gemito, tra i corpi di Gabriele e
Stefanella l’anima fiera.