XI.

Il primo pensiero che dovea naturalmente venire era quello di deludere

la legge, giacchè il proverbio italiano: _Fatta la legge fatto

l’inganno_, è universale a tutti i luoghi e a tutte le età. Però

Carluccio tutte le volte che gli si parava il destro, non esitava ad

accettare il pane che gli veniva regalato; ma non così Stefanella;

essa era troppo timida per osarlo e forse troppo buona per pensare

un inganno anche legittimo. Che se qualche volta le veniva offerto

un pane, essa con voce tremante diceva: «Signore, non lo posso

prendere, datemi un soldo» e siccome il signore si credeva in diritto

di sospettare subito in quella domanda un’avidità di denaro, così se

n’andava spesso borbottando senza dar nulla, e la povera Stefanella se

ne restava a borsa vuota ed a bocca asciutta. Era naturale che essa

come più debole dovesse soffrir di più di quella umana ingiustizia e

che la fame rodesse in quel suo misero stomaco con dente più acuto.

Molte volte, specialmente nelle giornale fredde dell’inverno, era

accaduto che la colletta non raggiungesse la cifra decretata e che i

due orfani fossero condannati a coricarsi interamente digiuni.

Una sera la Stefanella tornando a casa non potè più resistere allo

strazio della fame e cascò esausta di forze e quasi di respiro sul

lastricato della via. Quando la raccolsero la trovarono bruciante di

febbre e la portarono allo spedale. E lo spedale, sgomento di tutti

quelli che hanno una casa, un letto, una pentola al loro fuoco, un

sorriso di parente al loro capezzale, era per quella bimba, foglia

morta strappata dal suo ramo e gettata in quell’oceano, senz’altro

nome che un numero, senz’altro asilo che l’angolo d’un sotterraneo,

senz’altri conoscenti che l’aguzzino, senz’altra legge che la fame,

senz’altra vita che il dolore; lo spedale colla sua carità misurata,

la sua medicina ufficiale, il suo servidorame indifferente, il suo

comunismo indecente, era ancora per lei una reggia, una benedizione, un

pezzo di cielo. Essa da quel giorno non ebbe che un rammarico: «esser

divisa da Carluccio» e non ebbe che una paura, il presentimento di

dover tornare o tosto o tardi alla sua orrenda Gemonia.

E vi tornò diffatti. Un agente dell’amministrazione presentatosi

come il padrone dell’operaia andò a reclamarla. Lo spedale trovò che

le carte erano in regola e che esso avea finito il suo cómpito e la

restituì. La carità pubblica ha di queste lacune: il brefotrofio non

riconosce l’asilo infantile, l’asilo non ha a che fare colla scuola

primaria, l’orfanotrofio non c’entra collo spedale, e il carcere,

che dovrebbe essere un luogo di correzione e di miglioramento, si

sente indipendente da tutti. E finchè le anella delle istituzioni

filantropiche non saranno tenute insieme da un’unità di concetto e di

scopo; finchè il miserabile non troverà in tutte le età e in tutte

le condizioni una provvidenza continua ed organizzata su queste tre

parole: Luce, Lavoro, Pane; finchè la _Ruota_ non metterà capo al

_Collegio_, e la _Prigione_ non si confonderà colla _Chiesa_, una parte

del problema sociale resterà sempre insoluta.

La tratta dei fanciulli · 第 16 / 42 题