Gli alberi destinati a presentarsi isolatamente devono essere distinti

per il lor tronco, per la loro corona, o attrarre l'occhio, che vi

si fissa, per qualche altra eminente qualità. La loro bellezza si

distingue meno in una foresta, o in un bosco fra gli altri alberi, che

allorchè si presentano soli, o in piccoli gruppi, e più liberamente

allo sguardo. Il castagno d'India, per quanto comune sia, riesce

sempre pregievole per questa parte, considerata la sua bella cima

tonda, il suo fogliame che presenta belle macchie, ed i suoi grandi

mazzi di fiori. Il tiglio d'America, e d'Europa, il pioppo d'Italia,

e della Carolina, l'albero tulipifero, gli aceri, e soprattutto

quello che si chiama ACER OPALUS Mill., la cui ampia corona ricca di

superbe foglie accresce il valor del tronco; e nelle scene autunnali

il sorbo aucupario, ed anche il lazzeruolo sono da preferirsi a

giusta ragione[25]. Il pino, il larice, quello detto STROBUS, ed in

generale tutte le piante sempre verdi vengono collocate nella guisa più

avvantaggiosa, allorchè sono poste isolatamente: prestano un grande

abbellimento ai vasti tratti di terreno erboso, ove arrestano

piacevolmente lo sguardo.

Componendosi gruppi, bisogna soprattutto essere attenti ad unire gli

alberi, che si convengono tra loro. Quelli a foglia si convengono

più co' loro simili, e così gli alberi coniferi con piante analoghe,

le quali propriamente non hanno foglie, ma una specie di linguette.

Tuttavìa gli alberi riescono bene se sono in opposizione colle loro

foglie, p. e., il salice di Babilonia, la betola bianca, e il larice

si associano felicemente; l'albero tulipifero, gli aceri, il platano,

la quercia si accordano per la forma delle loro foglie; il tiglio, il

pioppo nero, e gli aceri mettono cime egualmente diritte. Ove si vorrà

introdur contrasto, il pioppo bianco si unirà col faggio purpureo, ed

anche meglio questo secondo col rubione. L'arte del gruppeggiare le

piante devesi imparare dalla stessa natura, ove questa è intatta, o

almeno più conservata che tra noi.

Il luogo suggerisce sul fatto un'infinità di partiti, che sarebbe cosa

stucchevole, ed imperfetta il precisarli; come altresì molto in fatto

di piantagione è da lasciarsi alla natura, che vi mette poi l'ultima, e

più valente sua mano.

Le piante giovani col tempo prosperano meglio, le vecchie sono più

presto godibili, ma il di loro traspiantamento esige gran diligenza, e

domandano anch'esse qualche anno per rimettersi, e talune periscono.

Sarà bene mescolarne dell'una, e dell'altra sorta. Le varie maniere

di riunire gli alberi in gruppi possono essere incognite a qualche

dilettante, per cui non gli spiacerà di trovare quì un leggier saggio a

questo riguardo.

[Illustrazione: _Tav. XXX._ Modello di piantagione per

gruppeggiare le piante.]

CONCEZIONE DI UN GIARDINO.

Allorchè l'artista giardiniere sarà incaricato dell'esecuzione, e

della piantagione d'un giardino, comincierà dallo studiare la natura

del terreno, che dovrà abbellire. Osserverà a vicenda i contorni del

sito, ed il paesaggio, che lo circonda, e che può fornirgli bei punti

di vista. Esaminerà le acque correnti, e le stagnanti, le roccie, le

colline, i rincalzamenti, i boschi da taglio, e quelli d'alberi da

cima; considererà quali piante prosperino meglio nel terreno, sul quale

dovrà travagliare; lo percorrerà spesso per tutt'i sensi, e a tutte le

ore del giorno, affine di bene impossessarsi della natura del sito, e

di marcare le naturali separazioni, che presenta, e per approfittare

degli effetti del mattino, del mezzodì, e della sera.

Dietro queste meditazioni calcola, ed abbozza il suo piano generale;

si forma nella sua testa la distribuzione delle grandi masse, e la

prospettiva gli indica il posto, che occupar devono per non nuocersi

mutuamente, sia nascondendosi le une dietro le altre, sia non

gruppeggiandosi convenevolmente tra loro, onde formare quelle vedute

pittoriche, che difficil cosa riesce d'incontrarne delle somiglianti in

natura.

Abbastanza versato in botanica, conosce l'indole degli alberi, delle

piante, e degli arbusti; sa quale qualità di terra, e quale quantità

d'acqua addomandino. Instrutto del naturale loro crescimento, delle

forme, e colorito delle loro foglie, e de' loro fiori, e frutti,

sa se prosperino più al sole, o all'ombra. Fatte queste conoscenze,

stabilisce le sue grandi masse; e dopo d'avere disposto il terreno,

riflette alla distribuzione delle parti, e fa le sue piantagioni in

modo che le differenti specie di piante, in ragione delle loro forme, e

colori, produchino l'effetto, che brama.

Volendo ornare il suo giardino d'opere d'architettura, e non conoscendo

abbastanza quest'arte, si rivolge ad un architetto intelligente, e

di gusto: spiega a lui il suo piano, lo conduce sul sito, e cerca

d'immedesimarlo nelle proprie idee, perchè la fabbrica, di qualunque

carattere ella sia, abbia una reciproca convenienza, e proporzione; con

anticipata previdenza calcolando il maggior incremento, che potranno

acquistar le piantagioni, che la circondano[26].

Operando così è quasi impossibile di non far bene, e di non accostarsi

ai movimenti semplici, e fecondi della natura. Il possessore risparmia,

e l'artista acquista riputazione; le persone di gusto sono soddisfatte,

e ciascheduno vi trova il suo conto.

Proprietarj! nuovi ricchi del giorno! sappiate approfittare di quanto

possedete, e non vi affannate a crear quello, che vi manca. Impiegate

il vostro denaro ad ingrandire la vostra possessione, piuttostochè

rinchiuderla in un piccolo spazio per aggravare il vostro terreno di

vani oggetti discordi, e ridicoli.

Se si trovano nel vostro fondo naturali elevazioni, boscaglie, e

dirupi, cercate di pervenire comodamente a questi oggetti; diramate gli

alberi, atterratene alcuni per iscoprire le parti troppo nascoste, fate

piantagioni per guarnire le parti vacue; colmate le concavità inutili,

e dispiacevoli all'occhio; introducete comode stazioni nelle posizioni

pittoriche, dove la veduta dei contorni interessa l'attenzione, e dove

la fatica fa desiderar un ricovero. Disegnate il vostro sentiero nei

boschi, abbattendo le piante, che impediscono il passaggio; ma abbiate

cura di conservarne le più belle, facendo deviar la strada ora da

un canto, ed ora dall'altro. In questa guisa si troveranno i cammini

formati naturalmente, e a poca spesa. La costruzione di una capanna,

che servirà d'asilo contro il sole, e la pioggia, o d'un villereccio

ponte congegnato d'alberi, fatti dal più zotico villano, riescono cento

volte più pittorici, e più analoghi al luogo, che se fossero questi

oggetti l'opera del più abile ingegnere.

Se al contrario il vostro terreno giace in un fondo, e che siate

abbastanza felice d'avervi dell'acqua, e di trovarvi a poca profondità

una sorgente, scavate, ingrandite il suo recipiente, cercate il suo

declivo, e fate scorrere questa limpid'acqua in tutt'i siti, ove potrà

portarsi. Imitate fedelmente le rive de' ruscelli, lasciandovi crescere

l'erba, le canne, e le piante palustri; collocate con discernimento

il salice piangente, il pioppo, ed il faggio; ed aggiungete i

più convenienti arbusti, procacciandovi effetti, e punti di vista

interessanti. Di luogo in luogo arrestate il corso delle acque con

sassi, che sormontandoli, le acque produrranno cadute. Se le rive sono

abbastanza separate, perchè il volume dell'acqua formi grandiosi nappi,

collocate sulle sponde qualche pezzo d'architettura. La sua riflessione

nell'acque, e la quiete del luogo apporteranno la calma nell'animo, e

l'inviteranno ad una dolce meditazione.

Le tombe, gli obelischi, i templi, le grotte saranno artistamente

riposte, e con infinito giudizio. Dalla loro disposizione si

riconoscerà il sapere, ed il gusto dell'artista, se ha saputo

approfittar del terreno, e se è pervenuto ad ingrandirlo.

Vi è un mezzo di alzare il terreno collo scavarlo all'intorno, e

portare le terre all'orlo. Questa fattura comunica movimento al piano,

e diventa più profittevole qualora si trovi nel fondo una sorgente.

Infoltendo di piantagioni l'argine, si ottiene un ricovero delizioso

nei calori della state.

Si perverrà a tutti questi siti senza punto accorgersene, sia per vie

diritte, o tortuose, sia per cammini scavati, o coperti. Si darà luogo

a piacevoli sorprese, e non si mostrerà ogni cosa tutto ad un tratto: è

questo il mezzo infallibile di cagionare sensazioni piacevoli, e di non

stancare l'immaginazione.

Quanto è soddisfacente di comunicare un aspetto più bello ad un

tratto di paese! Riempirlo della varietà delle scene magnifiche, è

approssimarsi in qualche modo alla creazione! L'uomo virtuoso, ed

industre, che passa la sua vita fra le sue piantagioni, e che coltiva

con cura il suo orto, è l'amico del genere umano, che soddisfa a

un debito di natura. Le piantagioni non procurano soltanto piaceri

innocenti, ma durevoli, che rinascono in ciaschedun anno. Quanto

diletto si prova alla vista di un paesino, che si è formato, a quella

di ameni passeggi, e all'ombra degli alberi, che si sono piantati

colle proprie mani! Non imbarazzate, non opprimete dappertutto gli

ammirabili siti della bella natura; non tagliate mai i rami delle

vostre piante in figure matematiche: poichè il vedere le piante, che

s'innalzano in forma di cono, di palla, di piramide, o di ventaglio,

oppure in altre forme, che annunciano i segni della violente forbice,

tutto ciò rovescia le idee di natura, e non compensa i piaceri, ch'essa

ci somministra. Imprimetevi bene in testa, che non si crea la natura,

e che tutta l'arte immaginabile non può servire, che a farla valere.

Qualunque tu sia, guardati dal produr indifferenza coll'opera tua.

Sarebbe questa la prova più certa, che hai mancato al tuo scopo, e che

non hai sentito tu stesso le emozioni, che ti proponevi di risvegliare

in altrui.

[Illustrazione: _Tav. XXXI._ Veduta della casa, e di una parte

del giardino, ricavata dal piano generale, tav. III, pag. 34.]

CONDOTTA, E FILO D'UN GIARDINO.

A dare in qualche maniera la condotta, ed il filo di un giardino

Inglese, offriremo uno squarcio ricavato dall'opera DE LA COMPOSITION

DES PAYSAGES DI M. DI GERARDIN. «Noi dobbiamo trovare sui fianchi della

casa un sentiero ombroso, e battuto, che ci condurrà facilmente ne'

siti più interessanti..... Ora ci troviamo in un bosco, ove i raggi del

sole scherzano attraverso le ombre; il cristallo di una fonte riflette

le forme della rosa, che germoglia sulle sue rive; il mormorìo delle

limpide acque, gli amorosi accenti degli augelli, il grato profumo de'

fiori vi allettano al tempo stesso tutt'i sensi.

Più innanzi un bosco quasi impenetrabile offre il santuario al pensante

silenzio, e alla confidente amicizia. All'estremità di questo bosco il

susurro d'un ruscello, inteso da lontano, invita al dolce riposo sotto

l'ombra. In una solitaria, e trista valle scorre fra scogli ricoperti

da coralline il ruscello, di cui s'intende lo strepito. Quasi subito la

valle si richiude da ogni parte, e lascia a stento un sol passaggio per

un sentiero tortuoso, e difficile. Quale spettacolo si presenta tutto

ad un colpo! Attraverso le cavità oscure dei lontani massi si slanciano

da ogni banda acque brillanti, e rapide; i sassi, le radici, i rami, e

i tronchi d'alberi frammescolati nella precipitosa corrente dell'acque

variano gli ostacoli, lo strepito, e le forme delle loro cadute in

cento guise diverse. Lo spazio è circondato d'alberi annosi, che

l'avviluppano, e l'abbondante fogliame s'incurva, e s'intralcia sopra

l'onde spumose: i gruppi d'alberi, disposti nella più felice maniera,

procacciano un sorprendente effetto di chiaroscuro, e di prospettiva

a questa scena incantata; le rive sono adorne di piante odorose, e di

cespugli fioriti; qualche scarso raggio di luce, riflettuta dal lucido

della cascata, rischiara questo misterioso ricovero, ove regna quel

dolce chiarore, che si confà tanto alla bellezza. È là appunto, che la

bella Ismene si bagnava un giorno; il caso vi condusse il giovinetto

Ila: attraverso le foglie scorge l'amante, che da lungo tempo il suo

cuore adora in segreto. Che addivenne alla vista di tante attrattive!

Arso da desiderj, combattuto da delicatezza, prende il partito

d'involarsi con una precipitosa fuga al delirio de' sensi; ma fuggendo

lascia cader un viglietto. La bella Ismene sorpresa dal rumore, che ha

inteso, getta lo sguardo intorno, scorge il viglietto, e il suo cuore

è commosso da tanta delicatezza, e da tanto amore. Ila fu amato, Ila fu

felice; e la memoria di questi avventurosi amanti è ancora incisa sopra

una vicina quercia.

Quì in un terreno profondo, e ritirato un'acqua placida, e pura forma

un laghetto; la luna, avanti d'abbandonar l'orizzonte, si compiace

a mirarvisi lungamente. Le rive sono circondate da' pioppi: fra i

nascondigli delle loro tacite ombre si scorge in lontananza un umile

monumento filosofico, consacrato alla memoria d'un uomo di genio,

perseguitato quaggiù, perchè volle colla sua indipendenza porsi al

dissopra della vana grandezza. La tranquillità, e il silenzio regnano

in questo grato ritiro.

Fra poco un bosco d'antiche quercie, sotto le quali si travede un

tempio, involto nella più profonda oscurità, offre alla meditazione un

sicuro asilo. Quì il poeta in preda all'entusiasmo non è distratto, e

quì ritrova le sublimi idee, che esprime ne' suoi versi.

Là si presenta una valle ristretta, e solinga; un ruscelletto scorre

tranquillamente sull'erboso letto; i pendìi delle montagne sono

ricoperti di felce, ed i boschi racchiudono questa solitudine: un

romitaggio si trova in queste parti, che servì di pacifico rifugio ad

un sapiente.

Sulle rive d'un vasto lago vicino s'innalzano aridi scogli, e massi

informi, le cui cime sono coperte da pini, da larici, e da tortuosi

ginepri. L'incolto terreno richiama alla mente dappertutto l'immagine

d'uno squallido deserto. Questo sito è separato dal restante della

natura per una lunga catena di rupi, e di monti. Il pittore viene

a cercarvi de' quadri della gran maniera; e l'amante infelice, o

quegli, che ha perduto l'oggetto del suo amore, vengono a cercarvi la

dimenticanza delle loro pene; ma non vi ha sito così selvaggio, ove

amore non li perseguiti: si veggono scolpiti sul sasso i nomi delle

belle, e la rappresentazione de' pegni de' loro antichi amori.

Attraverso un bosco di cedri per una dolce salita si perviene alla

sommità d'un erto monte, ai cui piedi serpeggia un fiume tra fertili

praterìe: da là l'occhio abbraccia un ampio orizzonte, coronato in

lontananza da un anfiteatro di monti.

Diggià il sol levandosi dispiega con maestà il suo radioso disco.

Le vaporose nuvolette si dissipano al suo aspetto; lunghe ombre

spandono in avanti gli alberi, le case, e le dorate coste sopra il

verde tappeto, risplendente ancora di rugiadose perle; mille e mille

accidenti diversi di luce arricchiscono questo quadro solenne, ove

l'orgoglioso filosofo, dopo di avere vanamente esauriti tutt'i sistemi,

è forzato di riconoscere l'essere degli esseri, e il dispensator delle

cose.

Ma quanto prima l'attrattiva dell'ombre, e l'amabil verde de' prati

ci chiamano nella valle per dare riposo agli occhi abbagliati da

tanto spettacolo. Ai piedi del monte havvi un bosco, ove i lupoli,

e i caprifogli, attortigliandosi agli alberi, formano festoni, ed

intrecciate ghirlande. Gli strati di musco, e d'erba verdeggiante

sono rinfrescati da spruzzi di piccole sorgenti, intorno alle quali

ne' cespugli di rose salvatiche, e di spine fiorite l'usignuolo

amorosamente gorgheggia.

Letti di verdura ci arrestano ad ascoltarlo con tanto più di piacere,

che all'odor della rosa, e del bianco spino si frammischia quello del

giacinto salvatico, delle semplici violette, e del giglio delle valli,

che crescono con profusione in tutti i luoghi di questo ameno bosco,

che sono visitati dal sole.

Sortendo di là uno spazio vasto di praterìe, si stende insino al fiume,

e serve di pastura a numerosa greggia, che non paventa il cane del

pastore, nè la sua verga. Gruppeggiati gli agnelli in cento maniere

diverse, gli uni pascolano pacificamente, gli altri sono sdrajati;

e sembrano ancora più ingrassati dalla dolcezza della pace, e della

libertà, che pel sapore dell'erba fresca, e fiorita; mentre dall'alto

delle roccie mal accessibili la capra divora il citiso amaro, e fa una

pompa maestosa delle ondeggianti sue lane.

Massicci di salici, d'ontani, e di pioppi ci porgono la loro ombra per

condurci ad un ponte, dove si traversano i due bracci del fiume, che

formano un'amena isoletta.

In un bosco di mirti, e di allori si osserva tuttavìa un antico

altare. Il profumo del fiorito bosco, nel quale è piantato, e le

vicine rovine d'un tempietto antico dimostrano abbastanza, che fu altre

volte consacrato all'amore; ma di presente non forma che un semplice

passaggio, ed una rustica abitazione è appoggiata alle rovine, quasi

non più riconoscibili, del tempio.

Dall'altra parte del fiume si trovano i ricinti d'una cascina, della

quale si scopre il fabbricato sulla vicina costiera. Un sentiero

percorre i differenti campi fra siepi di ribes, di piante del lampone,

e d'arbusti fruttiferi. La terra non vi riposa mai. Il bue ivi rumina

in pace, il montone, e la capra saltellano in libertà, ed il puledro

esulta, scuotendo la sua crinita cervice, divorando i sentieri, e gli

spazj immensi del prato colle rapide corse, senza invidiare la libertà

dei campi dell'Iri, o del Galeso.

Un po' più in là, in altri campi l'agricoltore mena l'aratro cantando,

e i suoi più teneri figli giuocano d'intorno a lui; frattanto che

quelli, che sono capaci al lavoro, strappano la cattiv'erba ne' solchi

seminati. Il travaglio risparmia alla gioventù il disordine delle

passioni, risparmia i mali, sostiene la salute, prolunga i giorni della

vecchiaja; e questa buona gente alla fine della giornata, per lo meno

si è sottratta alla noja, ch'è ben di spesso il tormento del ricco, e

della grandezza.

Ma è tempo di finire il nostro passeggio. Un frutteto ci riconduce a

casa.

«Ho voluto soltanto darvi un leggier saggio delle bellezze, e delle

varietà, che si possono rincontrare nella natura; intraprenderei

invano di rappresentarvi tutte quelle, di cui essa n'è suscettibile. La

differenza delle colture, le ineguaglianze del terreno, la diversità

degli stessi oggetti, osservati da differenti punti, e sotto diversi

aspetti; finalmente tutta la fecondità dello spettacolo dell'universo

non può non offrirvi in una maniera, o nell'altra dettagliati oggetti

in tale abbondanza, che non sarete imbarazzato che della scelta. Ma

nelle parti, come nel tutto non contrariate mai la natura»[27].

DEI GIARDINI PUBBLICI.

Non è da lasciarsi dimenticato in proposito di giardini qualunque

abbellimento conveniente ai luoghi pubblici, siano piazze, passeggi,

mercati, monumenti, licej, nosocomj, ec., i quali possono essere

abbelliti di piante, di ombre, di acque, di edifizj analoghi a tutto

quello, di cui si è fatto parola, parlando dei giardini Inglesi.

Oltre le grandi piazze, che una città considerabile deve rinchiudere,

ornate da statue, da monumenti, da fontane, ed anche da alberi, e

circondate da fabbriche eleganti; deve altresì avere entro le sue mura,

o in vicinanza delle sue porte alcuni luoghi destinati al pubblico

passeggio. Questi luoghi sono consacrati all'esercizio, alla libera

respirazione, al ristoro, e alla conversazione; quindi l'ordinanza,

e la maniera, giusta la quale saranno ideati, risponderà alla loro

destinazione. I giardini pubblici vengono riguardati oggigiorno

come un bisogno importante per gli abitanti di una città, poichè non

solamente temperano i travagli della giornata, risvegliando sentimenti

aggradevoli, ma insensibilmente ancora rimuovono il cittadino dai

divertimenti ignobili, e pericolosi, e lo avvezzano a trattenimenti

migliori, all'uso d'una sociabilità più dolce, e più compiacevole. Le

diverse condizioni guadagnano a rapprossimarsi in tai luoghi: gli uni

adottano un contegno più decente, un sembiante modesto meno affettato;

gli altri un'affabilità più prevenente, ed una più facile urbanità. Nel

giardino pubblico bisogna che vi sia tutto per tutti; in esso le madri

conducono i teneri figli a godere dell'aria aperta, e a sviluppare

con semplici giuochi l'agilità delle loro membra; in essi l'artista

concorre a sollevarsi nei giorni di riposo dalle fatiche ordinarie;

la gioventù robusta vuol rinvenirvi i facili modi onde esercitare

la ginnastica forza; il pensatore vi cerca i passeggi solitarj, ed i

monumenti instruttivi; il grave magistrato vi rintraccia le piacevoli

distrazioni; e le molli donzelle vi gustano la dolce frescura, il

delicato olezzo, e la voluttà del riposo.

Un giardino pubblico deve trovarsi, per quanto è possibile, in sito

aperto, e circondato da ridenti lontananze; dovrà avere alcune parti

ombrose a ciascun'ora del giorno, ed altre felicemente esposte durante

l'inverno. La piantagione sarà composta d'alberi, le cui larghe

foglie spandino molt'ombra, e formino grandiose volte. I viali saranno

larghi, comodi, moltiplicati, e preferibilmente in linea retta. Ciò

non pertanto un pubblico giardino d'una vasta estensione, oltre i

viali rettilinei, potrà contenere larghi sentieri tortuosi, praticati

nel folto de' boschi, e ne' separati boschetti. Ciò sparge varietà

nel totale. La comodità, e la sicurezza della gente a piedi esige che

ne' sentieri, che gli sono assegnati, non vi passino nè carrozze, nè

cavalli.

Non solamente si collocheranno sedili, e si destineranno seggi coperti,

e piacevoli ricoveri nelle parti più scelte; ma se ne proporzionerà

ancora il numero al bisogno della folla de' passeggiatori, e si

distribuiranno ad opportune distanze. Queste piccole fabbriche siano

varie per la forma, eleganti e leggiere per la loro costruzione.

Qualora un fiume, o un canale ne percorra il recinto, agili barchette

v'invitino alla gita sull'acque, ed al piacer della pesca. Devono in

recondita parte i bagni prestare il loro refrigerio, e le ampie vasche

addestrare i nuotatori. Vi siano spazj destinati, ed acconci per ogni

sorta di giuochi ginnastici, e di corse. Gli edificj pubblici, eretti

dall'eleganza, e dal gusto, accoglieranno nelle ampie sale le danze, i

giuochi, i festini, le refezioni: nessuno de' piaceri della vita sarà

trascurato; a tutto sarà previsto.

Le pubbliche feste potranno celebrarsi con tutta la pompa; e sarà di

modo disposto, che i viali regolari offrano il comodo di illuminazioni

brillanti, onde tramutare con artificio l'oscurità della notte nella

chiarezza del giorno; i boschetti si rischiareranno con faci meno

ardenti ad imitare il pallore della luna; e le mete, i prospetti

saranno innondati da scintillanti fuochi artificiali.

Dell'arte dei giardini inglesi · 第 15 / 19 段