più comoda, più utile, e dilettevole il distenderle isolatamente,
riempiendosi gl'intervalli tra l'una casa, e l'altra di gruppi
d'alberi, o di siepi fiorite, che difendino i rispettivi orticelli.
L'ammucchiamento delle case rustiche aumenta i pericoli in caso
d'incendio, o di malattìe contagiose; apporta maggior distrazione, ed
ozio nelle famiglie, e strascina minor pulitezza, soprattutto dove si
trova bestiame.
L'architettura delle case deve regolarsi sopra gli usi, e i bisogni del
contadino. Dappertutto una libera ventilazione, un'abbondanza di luce,
e la maggior solidità. Anche quì tutto vuol essere ragionato, e ben
concepito.
Un'acqua sana, e pura è oggetto di prima necessità, e devesi rivolgere
ogni cura a procurarla tale, e singolarmente a tirar partito delle
naturali sorgenti, ove il sito le dona.
Un villaggio ancora può essere ornato da recipienti diversi d'acqua,
onde servire all'abbeveramento del bestiame, e per la lavatura de'
carri, e della biancherìa.
Le piazze de' villaggi non devono assomigliare a quelle delle città,
e il loro principal ornamento debbono esserne gli alberi. Quegli che
preservato avesse il villaggio da un grande incendio, o salvata la vita
al suo vicino; quegli che avesse fatta a sue spese un'utile fondazione,
o a cui qualche ramo di rustica economìa dovesse una nuova scoperta,
ed una riconosciuta utilità generale, troverebbe quì un posto adattato
all'erezione d'un umile monumento in suo onore.
La chiesa ancora, allorchè è situata sopra una leggier eminenza,
e convenientemente decorata, può fornire un punto di prospettiva
oltremodo interessante.
I siti più belli per la costruzione de' villaggi, e casolari sono sulle
colline mediocri, e sopra dolci declività riposte fra eminenze, che si
succedono alternando; alla riva sicura d'un fiume, o d'un limpido lago,
che presenta alle sovra imposte fabbriche l'amabile suo specchio, e che
le vicine piantagioni coronano d'una degradata verdura.
[Illustrazione: _Tav. XXVII._ Tempietto a pergolato.]
DEI VERZIERI.
Gli orti per gli erbaggi, e i frutteti contigui alla abitazione,
vogliono essere posti, come si è detto, sui lati, in siti appartati,
dove vi siano le serre per le piante esotiche, e i serbatoj per i
vasi di cedro; ed egualmente i lettorini, e le campane di vetro per
la verdura, e per le frutte d'inverno. Quì regna soltanto l'utile, e
la distribuzione di consimili giardini riesce talmente metodica, e il
loro aspetto talmente uniforme, che qualunque sorta di bello ne pare
escluso.
Tuttavìa si possono combinare gli orti in modo che campeggino con
vezzo, e con effetto, senza punto privarli della loro utilità.
Non è necessario in primo luogo, che le ajuole siano distribuite
simmetricamente; e per riguardo alle altre parti dell'orto si prestano
senza ripugnanza ad una varietà di forme, che loro comparte un aspetto
men artificioso, e duro.
Sono particolarmente da proscriversi i murelli, ordinaria chiusura
degli orti, che spargono sopra d'essi un'aria dispiacevole,
rinchiudendoli dentro uno spazio isolato, e rompendo in conseguenza
il naturale loro legame cogli oggetti, e le viste all'intorno; ed
è precisamente questa concatenazione di scene campestri, che per
l'incanto de' suoi effetti, ora contrastando, ora rinforzandosi,
ed accrescendosi di valore armoniosamente, ora compensandosi, e
reciprocamente correggendosi, agisce con tanto potere sull'animo
dell'osservatore sensibile. La connessione d'una scena aggradevole,
oppure dispiacevole cogli oggetti vicini, decide principalmente
del suo vantaggio, o disavvantaggio, egualmente che un immagine, un
pensiero ne rende chiaro, od oscuro un altro. E perchè non lasciamo noi
sussistere pel nostro piacere questo legame dell'orto colle altre utili
piantagioni, e colle attrattive de' campi? Perchè continuamente questo
nojoso quadrato, nel quale si crede di doverlo sempre rinchiudere?
E perchè non si pone maggior attenzione alla qualità del terreno,
ed al sito, che alla sua regolarità? Perchè questi muri rialzati,
cotanto dispendiosi a fabbricarsi, e a mantenersi, e d'un aspetto
tanto ingrato? Il picciol numero di piante a frutta, che si coltivano
in ispalliera al lungo di questi muri, potranno forse compensarne le
spese? Un fosso secco, o una doppia siepe non proteggono abbastanza
l'orto? E qualche altura, oppure un bosco a disegno piantato a
tramontana non potranno ricoverar le parti esposte ai venti nocivi?
I ripari intorno di muro, oggetto tristo, che richiamano alla mente la
presenza de' ladri ne' siti consacrati al piacere, e che tolgono gli
effetti del bello, e del grande, isolando aspramente un picciolo spazio
dal resto del circondario, riescono altronde facilissimi a scavalcarsi,
tanto più dove da una parte vi si appoggiano spalliere. Questi muri
vogliono essere allontanati, e nascosti; e piuttosto si rivolgerà il
pensiero a trovarne una più economa costruzione, che compensi la di
loro maggior estensione. Si potranno fare a pilastri, impiegandovi
sassi, o in altro modo. In Inghilterra cingono così una parte della
possessione, nella quale si trova compresa la delizia del signore,
ossia la villa.
Medianti questi cambiamenti, gli orti, ordinario teatro d'una diligente
coltura, e di assiduo travaglio, si spoglierebbero della dispiacevole
loro monotonìa, e di quanto in essi dispiace all'occhio, e l'offende;
si congiungerebbero bene colle piantagioni d'intorno, e presterebbero
nuove attrattive. Provansi queste grate impressioni negli orti
d'Olanda, ed in alcuni della Germania, ed anche rare volte tra noi,
dove i legumi son coltivati in rasa campagna.
Alla regolarità, all'ordine, alle debite precauzioni, che devono
regnare in un orto, onde comodamente potersi accostare a ciascheduna
pianta, osservarla, e curarla; alla proprietà, che vi si esige,
si può accoppiare una tal qual sorta di bello, che faccia sì, che
l'osservatore si arresti con piacere, tenuto lontano, o in disparte
quanto vi può essere di disgustoso.
Arbusti fruttiferi ora contorneranno il sentiero, ora nasconderanno un
angolo acuto, ora romperanno una linea troppo lunga, ed or comporranno
un ben ordinato gruppo. Le ortaglie combinate colle piante di frutta, e
colle serre forniscono abbondante messe alla ricreazione dell'animo, e
a quella degli occhj.
Le opere a pergolato, quantunque non siano adottate dal gusto inglese,
tuttavìa, attesa la loro somma leggierezza, possono convenire agli
ortaggi; e la precedente vignetta ne presenta un disegno.
[Illustrazione: _Tav. XXVIII._ Prospetto della citroniera, e
di parte del castello di Belgiojoso.]
DELLE CITRONIERE.
Le citroniere sono quasi sconosciute nei giardini d'Inghilterra, e
le poche che vi si trovano, rassomigliano a piccioli ospitali, ove
languono prive di fiori, e di frutti, queste specie di piante, onor
primiero del giardino. Ma nel loro paese nativo, ed anche tra noi,
ove prosperano, mediante poca cura, che loro si accordi, la coltura di
queste piante non è da trascurarsi, e possono infinitamente contribuire
all'abbellimento delle parti architettoniche del giardino, ed anche
delle naturali. In conseguenza la citroniera dev'esser parte inerente
alla casa, oppure contigua; come la è nel primo caso quella assai
vaga del Clerici in Balsamo, e nel secondo la magnifica nella superba
villa di Belgiojoso, della quale la precedente vignetta ne offre il
prospetto.
Tali citroniere possono essere abbellite internamente in più maniere,
con pergolati, con getti d'acqua, con statue, e vasi, e rallegrate da
uccelli peregrini, che vi svolazzino in libertà.
Le piante degli agrumi possono esser riposte entro vasi, e produrranno
ancora effetto migliore se in cassette sepolte in terra.
Qualora l'aranciera non sia inerente, nè contigua all'abitazion
principale, formerà una scena distinta nel giardino d'inverno, o nel
verziere.
Le citroniere poi in ispalliera colle piante stabilmente in terra,
ponno essere magnifiche per se stesse, e fornire un grato passeggio
durante l'inverno, ed imbalsamar l'aria nella bella stagione;
ma riuscirà cosa difficile il tirare un buon partito da queste,
volendosi un giardino pittorico. Lasciando da parte la grave spesa,
che continuamente esigono, disdicono all'occhio in più maniere, ed
è particolarmente alla ricerca, ed alla ricreazione dell'occhio,
che tutto vuol essere diretto ne' giardini all'Inglese. Se in luogo
di spalliere rettilinee mai più finite, si rivolgesse il pensiero
a formare piccioli quadrati, forse con non maggior dispendio si
perverrebbe ad ottenere boschetti naturali d'agrumi d'un effetto
voluttuoso, ed incomparabile.
I vecchj giardini inglesi, e forse i più belli tra gli attuali, ne'
quali non rimane più vestigio di regolarità, erano regolari un tempo,
ed assoggettati ai principj del predominante in allora stile francese.
Forniti però d'abbondanti acque bellissime, e di una prodigiosa copia
d'alberi superbi, contenendo nel loro seno una mirabile varietà di
piani, che l'arte non aveva saputo abbastanza vincere, nè sfigurare,
e circondati dal paese il più vago, e ridente; all'appoggio di così
preziosi materiali il genio Britannico applicandovi i principj della
pittura, e del bello, mediante qualche sacrificio, e qualche leggiera
addizione, è pervenuto a saperne approfittar tanto, ed ottenere i
giardini che formano da gran tempo l'universal ammirazione.
Abbattute le cinte di muro, e le arcate verdi, si sono estesi, e
nascosti i confini; non hanno più esistito i gran viali, e tutte le
emanazioni della linea retta sono scomparse; le masse d'acqua, e dei
boschi sono state contornate naturalmente, e praticate grandi aperture,
che presentassero sfondi, e perspettive, correlative alle distanze, ed
al significato del davanti: le fitte masse de' boschi disseminate di
spazj vuoti variamente configurati, ed adorni, e percorse da fiumi, e
da gorgoglianti ruscelli.
Le stesse case in tai siti soggiacquero a considerabili variazioni;
s'interrì il primo piano, che si convertì in cantine atte al servizio,
e sostituendo ad esso nuovi piani, si portò in alto la casa, e si
ripose sopra un'artificiale collinetta.
Allorchè ebbero principio in Inghilterra i giardini del nuovo gusto, si
videro sorgere quadri di paesaggio d'uno stile vario, e ragionato, che
spiegarono un complesso di bellezze ricavate dall'arte, e dalla natura.
Tutto lo studio consiste nel saper scegliere le parti, che possono
entrare nella composizione di siffatti giardini, e di saperle legare
in modo, come abbiamo detto tante volte, perchè formino un determinato
totale, e quest'arte dipende molto da quella, che c'insegna a levare
dal quadro tutto ciò, che non gli conviene, a riunire gl'interni
disegni colle scene esteriori, a ben disporre i limiti, ed approfittare
delle lontananze[23].
La configurazione, le mosse, e gli effetti del terreno vogliono essere
diligentemente studiati, come
ognun sa, alla montagna, o nelle adjacenze de' fiumi, nei siti, in cui
le acque hanno stazionato altre volte, e il cui terreno hanno percorso,
e travagliato. Perfettamente edotti, e penetrati delle bellezze di
questi effetti, si tratta di saperne trarre il buon partito, ove queste
circostanze si presentano, soprattutto accompagnate da quella della
sicurezza, e dell'inviolabilità del sito; oppure di saperle saggiamente
trasportare in una sede sicura, che vi aggiunga le proprie qualità; e
col mezzo della formazione de' fiumi, de' laghi, dell'alto e del basso,
ottenere una egual varietà, e bellezza di quadri. Le ville inglesi sono
di questi due generi.
Lo sguardo generale presentandosi in giardino deve scorrere fra
massicci diversi di verdura, fra boschi, e fra alberi isolati, fra
spazj erbosi, e fra strati di fiori; dal chiaro passando all'ombroso,
e dall'ombroso al chiaro; dai siti scoperti ai siti rinchiusi, dal
ridente al tristo, e da una degradazione d'un verde all'altro.
Gli aspetti interni saranno numerosi, e variati; a ciaschedun passo, a
ciascheduna fermata, ad ogni voltata si scorgerà un nuovo quadro.
I gruppi d'alberi siano differenti per le lor forme, per le loro
grandezze, per la loro composizione, e per le loro distanze.
[Illustrazione: _Tav. XXIX._ Casa rustica nella villa Silva a
Cinisello.]
RIPRESA, ED OSSERVAZIONI SU VARJ ARTICOLI, PARTICOLARMENTE RELATIVI
ALLA PIANTAGIONE.
La distribuzione delle piante, degli arbusti, e dell'erbe domanda una
grande conoscenza dei vegetabili, molta osservazione, molta cura, e
molte prove. In fatto di piantagione, da disporsi pittorescamente, è
a guardarsi da un botanico, perchè uno precisamente botanico va del
pari d'un altro precisamente architetto. A tal uopo richiedesi una
sufficiente cognizione botanica, corroborata però da un occhio, che le
leggi della prospettiva hanno reso intelligente, e le bellezze della
natura delicato.
La composizion pittoresca de' differenti colori atta a produrre un
quadro, che possa piacere, esige la conoscenza delle diverse tinte,
e delle affinità dei colori. Il bianco fa lega con tutt'i colori;
il color giallo s'accorda meglio col bianco, che col rosso, o col
turchino; il color rosso s'unisce meglio col giallo, che col celeste; i
colori intermedj faciliteranno le mischie[24]. Gli schizzi dolci, ed un
amabile impasto sembrano preferibili in tal genere di pittura.
L'arte, o la maniera di ordinare una piantagione è dipendente dalla
qualità dei siti. Una landa è disseminata senz'alcun ordine; una
scena malinconica debb'essere folta, e come ammucchiata, e lasciare
pochi interstizj alla luce; un cantone allegro domanda molta vista
dell'orizzonte; e un cantone romanzesco consiste nei contrasti
singolari tra le forme degli alberi, e tra i colori delle lor foglie.
I boschetti ridenti figurano meglio sulle colline dolcemente gonfie, e
rivestite d'un verde animato, che alla pianura. Il modo, col quale le
cime si alzano le une sopra le altre, oppure le une dietro alle
altre; le forme ineguali delle loro elevazioni; le varie cadute de'
loro pendìi; la maniera, in cui talune sembrano ritirarsi, frattanto
che tal altre s'avanzano con risalto; tutte queste varietà di volume,
di sito, e d'aspetto formano la bellezza del quadro. Egualmente
bisogna comporre le piantagioni seguendo un tal carattere, e talvolta
diradare i gruppi, e tal altra inspessirli; ora spargerli lontani,
e distaccati, ed ora rinserrarli in masse solide, e fitte; quì
collocare un bell'albero isolato, e là gettar i cespugli, o ben anche
una successione interrotta di piante della stessa specie, che si va
perdendo insino che un'altra specie diversa a poco a poco vi predomini,
per lasciar poi lo spazio successivo ad un altra.
Bisogna che l'aperto succeda al chiuso, il chiaro all'oscuro, il vuoto
al pieno, il piano al rilevato, l'elegante all'agreste.
Componendosi boschi o boschetti, o raccomodandosi naturali foreste,
una delle principali avvertenze sarà di risparmiare i punti di vista.
Convien che lo sguardo sia, per così dire, incatenato ai soli oggetti,
che lo interessano; e che gli altri oggetti, che non apporterebbero
che distrazione, sieno nascosti, o velati infino a tanto che
l'immaginazione, e il sentimento siano compiutamente soddisfatti da ciò
che li aveva singolarmente invitati. Con colline, con curve sporgenti
di piantagione si nasconde quanto si vuole.
L'artista giardiniere sarà guidato dalle leggi del bello, e da quelle
della prospettiva, disponendo i suoi punti di veduta: esaminerà
quando dovrà raccorciarli, o stenderli, e quando li dovrà nascondere
per far gioire della solitudine, e per procurare riposo all'occhio;
limitarli per far provare tutto l'effetto della scena, ed aprirli per
far gustare i piaceri dell'estensione, e dell'aperto. Col soccorso
dei punti di veduta ci appropriamo in qualche modo di tutto il paese
intorno, aumentiamo i piaceri d'un piccolo spazio, e ci procacciamo
un nuovo possesso, che ci rallegra, senza esserci a carico e senza
toglier nulla al suo vero proprietario. Ma quanto ciaschedun punto di
vista è differente ne' suoi effetti! Va egli a cadere sopra un lago?
Cagiona un sentimento di gioja, e di serenità. Si avanza fra una valle?
Desta sentimenti di pace campestre, e di riposo. Va errando per vaste
campagne, e ben coltivate? Produce uno squisito senso di contentezza.
Un'altura, che si elevi nel vicinato, accorcia la veduta, e risveglia
l'idea del ritiro; una serie di montagne fa nascere un sentimento di
grandezza, e d'elevazione: i vecchi castelli, e le rovine richiamano
la malinconica memoria de' tempi andati: le tristi foreste eccitano
la gravità, e le riflessioni serie: i boschetti percorsi da acque
correnti risvegliano l'allegrìa: una catena di monti, che s'ammucchiano
gli uni sugli altri sopra un fondo celeste, e che svaniscono
coll'orizzonte, rapiscono l'immaginazione colla rappresentazione
sublime dell'immensità. Conviene non solamente saper scegliere tutti
questi aspetti sotto i loro punti di vista più favorevoli, ma saper
fare ancora dei loro differenti effetti un uso convenevole al carattere
del quadro; non prendere nè più, nè meno che la composizione di questo
esige, e farli succedere di maniera che i sentimenti, che risvegliano,
si leghino, e si rinforzino reciprocamente, si fondino in un seguito
d'emozioni piacevoli, e colpiscano pel contrasto dei loro subitanei
passaggi. Perchè non manchino d'effetto queste vedute del paese,
devono accordarsi colle sensazioni, che fan nascere le scene interne
del giardino. Gli aspetti rinchiusi nei limiti della piantagione del
giardino sono altresì suscettibili di varietà. La diversità degli
alberi, e degli arbusti; le grandezze diverse, e la posizione dei
gruppi; la direzione dell'occhio tantosto verso un albero sommamente
bello, o raro, tantosto verso tal altro oggetto di rimarco; la variata
successione degli ornati, dei siti di riposo, delle fabbriche,
degli spazj erbosi, e dei sentieri; la freschezza, che spandono i
ruscelletti, che co' loro ponti leggieri animano tanto il paesino, sono
altrettante risorse della varietà.
I boschi attraversati da passeggi sinuosi non ponno esser altro che
masse più o meno grandi di gruppi di piante. Quelle che copriranno i
murelli del confine, saranno abbastanza fitte, e larghe per nasconderli
interamente. La distribuzione piramidale delle piante è quella che
d'ordinario conviene maggiormente in tal caso, vale a dire, gli arbusti
in avanti, poi le piante, e per ultimo gli alberi accosto al muro.
Qualche albero de' più rari sarà posto solo, o gruppato con altri nei
gomiti della piantagione con cespi fioriti ai piedi; e nelle stesse
posizioni irregolarmente a vicenda qualche arbusto distinto pel suo
fusto, pel suo fogliame, o pe' suoi fiori. È in grazia di queste
piante sporgenti, che il sentiero piega, e vuol essere giustificata la
prevalsa loro resistenza: il tutto sarà fatto senz'alcuna affettazione.
Dove la massa presenta due fronti, onde ottenere la disposizione
piramidale, gli alberi saranno collocati al lungo nel mezzo.
La disposizione piramidale conviene in qualche situazione, e per
qualche tratto, ma la più naturale, e di maggior buon effetto riesce
immancabilmente quella di formar varj gruppi di diverso numero di
piante; ora della stessa specie, ed ora di specie analoga, e qualche
volta affatto opposta, per ottenere contrasto tra le foglie, e tra le
cime, situate agli sporti della piantagione, e nell'indentro delle
sue curve, ed in quà, e là gettate nel folto del bosco, in modo che
rappresentino successive piramidi diverse agli occhi di chi passa. La
ben calcolata disposizione, e l'economìa delle piante otterran meglio
l'intento, che la profusione. Fra i diversi gruppi di piante saranno
collocati gli arbusti, egualmente gruppeggiati; avvertendo d'introdurre
nel mezzo dei folti massicci, ove questi avran luogo, frequenti spazj
vacui, essenziali non solo alla riuscita delle piante, e de' cespugli,
ma essenziali ancora al magico effetto del chiaroscuro.
Dove il sentiero sarà sabbiato, di quando in quando varie striscie di
sabbia penetreranno, perdendosi nella piantagion laterale, riposta su
d'un fondo erboso, e dove i sentieri saranno erbosi, penetrerà l'erba
nel fondo sabbioso della piantagione, affine di rompere la disgustosa
monotonìa, e la poco naturalezza delle verdi orlature. Di tratto
in tratto nei grandi sentieri usciranno fuori con vaghezza gruppi
d'alberi, e d'arbusti.
I fiori vogliono essere sparsi in quà, e in là, specialmente nei gomiti
delle piantagioni. È a calcolarsi la continua successione di questi, ed
il buon effetto delle varie loro tinte.
Le masse saranno proporzionate alla vastità del totale, e delle singole
parti. Le larghe ammettono più facilmente i necessarj spazj liberi,
senza de' quali i cespugli non le renderebbero impraticabili nè allo
sguardo, nè al piede. Da taluni di questi spazj vuoti si potrà trarre
diverso partito pel mezzo degli stretti sentieri sinuosi, e nascosti,
che v'introducono. In consimili piantagioni si avverta di frammescolare
le piante, che attirano il loro nutrimento dal fondo della terra, con
quelle che lo attirano dalla superficie.
Si comporranno masse rischiarate con alberi isolati, o a gruppo, della
stessa famiglia; e se ne formeranno così anche di piante, e d'arbusti
di specie diversa.
Allorchè i sentieri serpeggiano fra colline, si può produrre un nuovo
buon effetto, prolungando sul pendìo le piantagioni, e facendole
variamente percorrere le diverse sommità, lasciandone sgombri alcuni
spazj, per i quali godere delle circostanti vedute.
Nel sito, ove un ruscello, oppure un fiume forma un gomito piacevole,
per vieppiù marcarlo, sarà ben fatto piantarvi un albero maestoso, o un
gruppo d'alberi superbi.
Sulla fronte del boschetto, e della foresta collocate alberi di bella
venuta, e di abbondante fogliame, che facciano contrasto con quelli
del di dentro. Nel prato disseminate alberi gruppeggiati a grandiosa
cima, che si pieghino, che s'incrocicchino tra loro a giuste distanze.
Formano prospettiva, apportano l'effetto del chiaroscuro, aprono, e
nascondono gli spazj, e gli oggetti a piacere, ed arricchiscono il
quadro.
Le piantagioni sui fianchi dell'abitazione non consisteranno che in
gruppi leggieri, ed avvenenti.
Le masse d'alberi folte, ed oscure compongono il miglior fondo, che si
può dare alle praterìe. L'occhio si compiace a riposarvici sopra, dopo
d'avere errato fra gruppi d'alberi grandiosi, e di fioriti arbusti. Il
totale della piantagione ora anderà salendo, ed ora successivamente
mancando, in modo che ingrandisca lo spazio, ed apra un esteso
orizzonte. Essa deve contrapporre cogli spazj erbosi. A fondi oscuri
fate succedere boschetti ridenti. Che la varietà, e il contrasto
regnino mai sempre nella grandezza, nelle forme, nelle distanze,
e nelle foglie de' gruppi. L'allegro fogliame conviene sul davanti
d'un'oscura foresta; il bruno sull'erba ridente; ne' fondi il verde
cupo del tasso, e della tuja.
In generale non bisogna sopraccaricare di piante gli spazj erbosi;
devono presentare vaste superficie verdi, nelle quali le piantagioni
non sono che abbellimenti, e qualche volta una necessità prescritta
dalla disposizione dei punti di veduta.
Alcune volte conviene di lasciare sgombre le naturali convessità del
terreno. Si legano allora l'una coll'altra d'una maniera più dolce.
Una leggiera eminenza potrà ornarsi con fiori, con arbusti, o con
piante nane; un albero non vi converrebbe, poichè l'elevazione poco
considerabile del terreno contrasterebbe troppo colla sua altezza; a
meno che questi piccoli rialzi non finghino l'effetto della terra, che
naturalmente vien sollevata dalle radici dell'albero sovrapposto. Agli
angoli delle curve rientranti collocate piccole piante, e collocatene
delle grandi agli angoli delle curve sporgenti.