In luogo d'una lunga fila di case, che significa nulla, riuscirà cosa

più comoda, più utile, e dilettevole il distenderle isolatamente,

riempiendosi gl'intervalli tra l'una casa, e l'altra di gruppi

d'alberi, o di siepi fiorite, che difendino i rispettivi orticelli.

L'ammucchiamento delle case rustiche aumenta i pericoli in caso

d'incendio, o di malattìe contagiose; apporta maggior distrazione, ed

ozio nelle famiglie, e strascina minor pulitezza, soprattutto dove si

trova bestiame.

L'architettura delle case deve regolarsi sopra gli usi, e i bisogni del

contadino. Dappertutto una libera ventilazione, un'abbondanza di luce,

e la maggior solidità. Anche quì tutto vuol essere ragionato, e ben

concepito.

Un'acqua sana, e pura è oggetto di prima necessità, e devesi rivolgere

ogni cura a procurarla tale, e singolarmente a tirar partito delle

naturali sorgenti, ove il sito le dona.

Un villaggio ancora può essere ornato da recipienti diversi d'acqua,

onde servire all'abbeveramento del bestiame, e per la lavatura de'

carri, e della biancherìa.

Le piazze de' villaggi non devono assomigliare a quelle delle città,

e il loro principal ornamento debbono esserne gli alberi. Quegli che

preservato avesse il villaggio da un grande incendio, o salvata la vita

al suo vicino; quegli che avesse fatta a sue spese un'utile fondazione,

o a cui qualche ramo di rustica economìa dovesse una nuova scoperta,

ed una riconosciuta utilità generale, troverebbe quì un posto adattato

all'erezione d'un umile monumento in suo onore.

La chiesa ancora, allorchè è situata sopra una leggier eminenza,

e convenientemente decorata, può fornire un punto di prospettiva

oltremodo interessante.

I siti più belli per la costruzione de' villaggi, e casolari sono sulle

colline mediocri, e sopra dolci declività riposte fra eminenze, che si

succedono alternando; alla riva sicura d'un fiume, o d'un limpido lago,

che presenta alle sovra imposte fabbriche l'amabile suo specchio, e che

le vicine piantagioni coronano d'una degradata verdura.

[Illustrazione: _Tav. XXVII._ Tempietto a pergolato.]

DEI VERZIERI.

Gli orti per gli erbaggi, e i frutteti contigui alla abitazione,

vogliono essere posti, come si è detto, sui lati, in siti appartati,

dove vi siano le serre per le piante esotiche, e i serbatoj per i

vasi di cedro; ed egualmente i lettorini, e le campane di vetro per

la verdura, e per le frutte d'inverno. Quì regna soltanto l'utile, e

la distribuzione di consimili giardini riesce talmente metodica, e il

loro aspetto talmente uniforme, che qualunque sorta di bello ne pare

escluso.

Tuttavìa si possono combinare gli orti in modo che campeggino con

vezzo, e con effetto, senza punto privarli della loro utilità.

Non è necessario in primo luogo, che le ajuole siano distribuite

simmetricamente; e per riguardo alle altre parti dell'orto si prestano

senza ripugnanza ad una varietà di forme, che loro comparte un aspetto

men artificioso, e duro.

Sono particolarmente da proscriversi i murelli, ordinaria chiusura

degli orti, che spargono sopra d'essi un'aria dispiacevole,

rinchiudendoli dentro uno spazio isolato, e rompendo in conseguenza

il naturale loro legame cogli oggetti, e le viste all'intorno; ed

è precisamente questa concatenazione di scene campestri, che per

l'incanto de' suoi effetti, ora contrastando, ora rinforzandosi,

ed accrescendosi di valore armoniosamente, ora compensandosi, e

reciprocamente correggendosi, agisce con tanto potere sull'animo

dell'osservatore sensibile. La connessione d'una scena aggradevole,

oppure dispiacevole cogli oggetti vicini, decide principalmente

del suo vantaggio, o disavvantaggio, egualmente che un immagine, un

pensiero ne rende chiaro, od oscuro un altro. E perchè non lasciamo noi

sussistere pel nostro piacere questo legame dell'orto colle altre utili

piantagioni, e colle attrattive de' campi? Perchè continuamente questo

nojoso quadrato, nel quale si crede di doverlo sempre rinchiudere?

E perchè non si pone maggior attenzione alla qualità del terreno,

ed al sito, che alla sua regolarità? Perchè questi muri rialzati,

cotanto dispendiosi a fabbricarsi, e a mantenersi, e d'un aspetto

tanto ingrato? Il picciol numero di piante a frutta, che si coltivano

in ispalliera al lungo di questi muri, potranno forse compensarne le

spese? Un fosso secco, o una doppia siepe non proteggono abbastanza

l'orto? E qualche altura, oppure un bosco a disegno piantato a

tramontana non potranno ricoverar le parti esposte ai venti nocivi?

I ripari intorno di muro, oggetto tristo, che richiamano alla mente la

presenza de' ladri ne' siti consacrati al piacere, e che tolgono gli

effetti del bello, e del grande, isolando aspramente un picciolo spazio

dal resto del circondario, riescono altronde facilissimi a scavalcarsi,

tanto più dove da una parte vi si appoggiano spalliere. Questi muri

vogliono essere allontanati, e nascosti; e piuttosto si rivolgerà il

pensiero a trovarne una più economa costruzione, che compensi la di

loro maggior estensione. Si potranno fare a pilastri, impiegandovi

sassi, o in altro modo. In Inghilterra cingono così una parte della

possessione, nella quale si trova compresa la delizia del signore,

ossia la villa.

Medianti questi cambiamenti, gli orti, ordinario teatro d'una diligente

coltura, e di assiduo travaglio, si spoglierebbero della dispiacevole

loro monotonìa, e di quanto in essi dispiace all'occhio, e l'offende;

si congiungerebbero bene colle piantagioni d'intorno, e presterebbero

nuove attrattive. Provansi queste grate impressioni negli orti

d'Olanda, ed in alcuni della Germania, ed anche rare volte tra noi,

dove i legumi son coltivati in rasa campagna.

Alla regolarità, all'ordine, alle debite precauzioni, che devono

regnare in un orto, onde comodamente potersi accostare a ciascheduna

pianta, osservarla, e curarla; alla proprietà, che vi si esige,

si può accoppiare una tal qual sorta di bello, che faccia sì, che

l'osservatore si arresti con piacere, tenuto lontano, o in disparte

quanto vi può essere di disgustoso.

Arbusti fruttiferi ora contorneranno il sentiero, ora nasconderanno un

angolo acuto, ora romperanno una linea troppo lunga, ed or comporranno

un ben ordinato gruppo. Le ortaglie combinate colle piante di frutta, e

colle serre forniscono abbondante messe alla ricreazione dell'animo, e

a quella degli occhj.

Le opere a pergolato, quantunque non siano adottate dal gusto inglese,

tuttavìa, attesa la loro somma leggierezza, possono convenire agli

ortaggi; e la precedente vignetta ne presenta un disegno.

[Illustrazione: _Tav. XXVIII._ Prospetto della citroniera, e

di parte del castello di Belgiojoso.]

DELLE CITRONIERE.

Le citroniere sono quasi sconosciute nei giardini d'Inghilterra, e

le poche che vi si trovano, rassomigliano a piccioli ospitali, ove

languono prive di fiori, e di frutti, queste specie di piante, onor

primiero del giardino. Ma nel loro paese nativo, ed anche tra noi,

ove prosperano, mediante poca cura, che loro si accordi, la coltura di

queste piante non è da trascurarsi, e possono infinitamente contribuire

all'abbellimento delle parti architettoniche del giardino, ed anche

delle naturali. In conseguenza la citroniera dev'esser parte inerente

alla casa, oppure contigua; come la è nel primo caso quella assai

vaga del Clerici in Balsamo, e nel secondo la magnifica nella superba

villa di Belgiojoso, della quale la precedente vignetta ne offre il

prospetto.

Tali citroniere possono essere abbellite internamente in più maniere,

con pergolati, con getti d'acqua, con statue, e vasi, e rallegrate da

uccelli peregrini, che vi svolazzino in libertà.

Le piante degli agrumi possono esser riposte entro vasi, e produrranno

ancora effetto migliore se in cassette sepolte in terra.

Qualora l'aranciera non sia inerente, nè contigua all'abitazion

principale, formerà una scena distinta nel giardino d'inverno, o nel

verziere.

Le citroniere poi in ispalliera colle piante stabilmente in terra,

ponno essere magnifiche per se stesse, e fornire un grato passeggio

durante l'inverno, ed imbalsamar l'aria nella bella stagione;

ma riuscirà cosa difficile il tirare un buon partito da queste,

volendosi un giardino pittorico. Lasciando da parte la grave spesa,

che continuamente esigono, disdicono all'occhio in più maniere, ed

è particolarmente alla ricerca, ed alla ricreazione dell'occhio,

che tutto vuol essere diretto ne' giardini all'Inglese. Se in luogo

di spalliere rettilinee mai più finite, si rivolgesse il pensiero

a formare piccioli quadrati, forse con non maggior dispendio si

perverrebbe ad ottenere boschetti naturali d'agrumi d'un effetto

voluttuoso, ed incomparabile.

I vecchj giardini inglesi, e forse i più belli tra gli attuali, ne'

quali non rimane più vestigio di regolarità, erano regolari un tempo,

ed assoggettati ai principj del predominante in allora stile francese.

Forniti però d'abbondanti acque bellissime, e di una prodigiosa copia

d'alberi superbi, contenendo nel loro seno una mirabile varietà di

piani, che l'arte non aveva saputo abbastanza vincere, nè sfigurare,

e circondati dal paese il più vago, e ridente; all'appoggio di così

preziosi materiali il genio Britannico applicandovi i principj della

pittura, e del bello, mediante qualche sacrificio, e qualche leggiera

addizione, è pervenuto a saperne approfittar tanto, ed ottenere i

giardini che formano da gran tempo l'universal ammirazione.

Abbattute le cinte di muro, e le arcate verdi, si sono estesi, e

nascosti i confini; non hanno più esistito i gran viali, e tutte le

emanazioni della linea retta sono scomparse; le masse d'acqua, e dei

boschi sono state contornate naturalmente, e praticate grandi aperture,

che presentassero sfondi, e perspettive, correlative alle distanze, ed

al significato del davanti: le fitte masse de' boschi disseminate di

spazj vuoti variamente configurati, ed adorni, e percorse da fiumi, e

da gorgoglianti ruscelli.

Le stesse case in tai siti soggiacquero a considerabili variazioni;

s'interrì il primo piano, che si convertì in cantine atte al servizio,

e sostituendo ad esso nuovi piani, si portò in alto la casa, e si

ripose sopra un'artificiale collinetta.

Allorchè ebbero principio in Inghilterra i giardini del nuovo gusto, si

videro sorgere quadri di paesaggio d'uno stile vario, e ragionato, che

spiegarono un complesso di bellezze ricavate dall'arte, e dalla natura.

Tutto lo studio consiste nel saper scegliere le parti, che possono

entrare nella composizione di siffatti giardini, e di saperle legare

in modo, come abbiamo detto tante volte, perchè formino un determinato

totale, e quest'arte dipende molto da quella, che c'insegna a levare

dal quadro tutto ciò, che non gli conviene, a riunire gl'interni

disegni colle scene esteriori, a ben disporre i limiti, ed approfittare

delle lontananze[23].

La configurazione, le mosse, e gli effetti del terreno vogliono essere

diligentemente studiati, come

ognun sa, alla montagna, o nelle adjacenze de' fiumi, nei siti, in cui

le acque hanno stazionato altre volte, e il cui terreno hanno percorso,

e travagliato. Perfettamente edotti, e penetrati delle bellezze di

questi effetti, si tratta di saperne trarre il buon partito, ove queste

circostanze si presentano, soprattutto accompagnate da quella della

sicurezza, e dell'inviolabilità del sito; oppure di saperle saggiamente

trasportare in una sede sicura, che vi aggiunga le proprie qualità; e

col mezzo della formazione de' fiumi, de' laghi, dell'alto e del basso,

ottenere una egual varietà, e bellezza di quadri. Le ville inglesi sono

di questi due generi.

Lo sguardo generale presentandosi in giardino deve scorrere fra

massicci diversi di verdura, fra boschi, e fra alberi isolati, fra

spazj erbosi, e fra strati di fiori; dal chiaro passando all'ombroso,

e dall'ombroso al chiaro; dai siti scoperti ai siti rinchiusi, dal

ridente al tristo, e da una degradazione d'un verde all'altro.

Gli aspetti interni saranno numerosi, e variati; a ciaschedun passo, a

ciascheduna fermata, ad ogni voltata si scorgerà un nuovo quadro.

I gruppi d'alberi siano differenti per le lor forme, per le loro

grandezze, per la loro composizione, e per le loro distanze.

[Illustrazione: _Tav. XXIX._ Casa rustica nella villa Silva a

Cinisello.]

RIPRESA, ED OSSERVAZIONI SU VARJ ARTICOLI, PARTICOLARMENTE RELATIVI

ALLA PIANTAGIONE.

La distribuzione delle piante, degli arbusti, e dell'erbe domanda una

grande conoscenza dei vegetabili, molta osservazione, molta cura, e

molte prove. In fatto di piantagione, da disporsi pittorescamente, è

a guardarsi da un botanico, perchè uno precisamente botanico va del

pari d'un altro precisamente architetto. A tal uopo richiedesi una

sufficiente cognizione botanica, corroborata però da un occhio, che le

leggi della prospettiva hanno reso intelligente, e le bellezze della

natura delicato.

La composizion pittoresca de' differenti colori atta a produrre un

quadro, che possa piacere, esige la conoscenza delle diverse tinte,

e delle affinità dei colori. Il bianco fa lega con tutt'i colori;

il color giallo s'accorda meglio col bianco, che col rosso, o col

turchino; il color rosso s'unisce meglio col giallo, che col celeste; i

colori intermedj faciliteranno le mischie[24]. Gli schizzi dolci, ed un

amabile impasto sembrano preferibili in tal genere di pittura.

L'arte, o la maniera di ordinare una piantagione è dipendente dalla

qualità dei siti. Una landa è disseminata senz'alcun ordine; una

scena malinconica debb'essere folta, e come ammucchiata, e lasciare

pochi interstizj alla luce; un cantone allegro domanda molta vista

dell'orizzonte; e un cantone romanzesco consiste nei contrasti

singolari tra le forme degli alberi, e tra i colori delle lor foglie.

I boschetti ridenti figurano meglio sulle colline dolcemente gonfie, e

rivestite d'un verde animato, che alla pianura. Il modo, col quale le

cime si alzano le une sopra le altre, oppure le une dietro alle

altre; le forme ineguali delle loro elevazioni; le varie cadute de'

loro pendìi; la maniera, in cui talune sembrano ritirarsi, frattanto

che tal altre s'avanzano con risalto; tutte queste varietà di volume,

di sito, e d'aspetto formano la bellezza del quadro. Egualmente

bisogna comporre le piantagioni seguendo un tal carattere, e talvolta

diradare i gruppi, e tal altra inspessirli; ora spargerli lontani,

e distaccati, ed ora rinserrarli in masse solide, e fitte; quì

collocare un bell'albero isolato, e là gettar i cespugli, o ben anche

una successione interrotta di piante della stessa specie, che si va

perdendo insino che un'altra specie diversa a poco a poco vi predomini,

per lasciar poi lo spazio successivo ad un altra.

Bisogna che l'aperto succeda al chiuso, il chiaro all'oscuro, il vuoto

al pieno, il piano al rilevato, l'elegante all'agreste.

Componendosi boschi o boschetti, o raccomodandosi naturali foreste,

una delle principali avvertenze sarà di risparmiare i punti di vista.

Convien che lo sguardo sia, per così dire, incatenato ai soli oggetti,

che lo interessano; e che gli altri oggetti, che non apporterebbero

che distrazione, sieno nascosti, o velati infino a tanto che

l'immaginazione, e il sentimento siano compiutamente soddisfatti da ciò

che li aveva singolarmente invitati. Con colline, con curve sporgenti

di piantagione si nasconde quanto si vuole.

L'artista giardiniere sarà guidato dalle leggi del bello, e da quelle

della prospettiva, disponendo i suoi punti di veduta: esaminerà

quando dovrà raccorciarli, o stenderli, e quando li dovrà nascondere

per far gioire della solitudine, e per procurare riposo all'occhio;

limitarli per far provare tutto l'effetto della scena, ed aprirli per

far gustare i piaceri dell'estensione, e dell'aperto. Col soccorso

dei punti di veduta ci appropriamo in qualche modo di tutto il paese

intorno, aumentiamo i piaceri d'un piccolo spazio, e ci procacciamo

un nuovo possesso, che ci rallegra, senza esserci a carico e senza

toglier nulla al suo vero proprietario. Ma quanto ciaschedun punto di

vista è differente ne' suoi effetti! Va egli a cadere sopra un lago?

Cagiona un sentimento di gioja, e di serenità. Si avanza fra una valle?

Desta sentimenti di pace campestre, e di riposo. Va errando per vaste

campagne, e ben coltivate? Produce uno squisito senso di contentezza.

Un'altura, che si elevi nel vicinato, accorcia la veduta, e risveglia

l'idea del ritiro; una serie di montagne fa nascere un sentimento di

grandezza, e d'elevazione: i vecchi castelli, e le rovine richiamano

la malinconica memoria de' tempi andati: le tristi foreste eccitano

la gravità, e le riflessioni serie: i boschetti percorsi da acque

correnti risvegliano l'allegrìa: una catena di monti, che s'ammucchiano

gli uni sugli altri sopra un fondo celeste, e che svaniscono

coll'orizzonte, rapiscono l'immaginazione colla rappresentazione

sublime dell'immensità. Conviene non solamente saper scegliere tutti

questi aspetti sotto i loro punti di vista più favorevoli, ma saper

fare ancora dei loro differenti effetti un uso convenevole al carattere

del quadro; non prendere nè più, nè meno che la composizione di questo

esige, e farli succedere di maniera che i sentimenti, che risvegliano,

si leghino, e si rinforzino reciprocamente, si fondino in un seguito

d'emozioni piacevoli, e colpiscano pel contrasto dei loro subitanei

passaggi. Perchè non manchino d'effetto queste vedute del paese,

devono accordarsi colle sensazioni, che fan nascere le scene interne

del giardino. Gli aspetti rinchiusi nei limiti della piantagione del

giardino sono altresì suscettibili di varietà. La diversità degli

alberi, e degli arbusti; le grandezze diverse, e la posizione dei

gruppi; la direzione dell'occhio tantosto verso un albero sommamente

bello, o raro, tantosto verso tal altro oggetto di rimarco; la variata

successione degli ornati, dei siti di riposo, delle fabbriche,

degli spazj erbosi, e dei sentieri; la freschezza, che spandono i

ruscelletti, che co' loro ponti leggieri animano tanto il paesino, sono

altrettante risorse della varietà.

I boschi attraversati da passeggi sinuosi non ponno esser altro che

masse più o meno grandi di gruppi di piante. Quelle che copriranno i

murelli del confine, saranno abbastanza fitte, e larghe per nasconderli

interamente. La distribuzione piramidale delle piante è quella che

d'ordinario conviene maggiormente in tal caso, vale a dire, gli arbusti

in avanti, poi le piante, e per ultimo gli alberi accosto al muro.

Qualche albero de' più rari sarà posto solo, o gruppato con altri nei

gomiti della piantagione con cespi fioriti ai piedi; e nelle stesse

posizioni irregolarmente a vicenda qualche arbusto distinto pel suo

fusto, pel suo fogliame, o pe' suoi fiori. È in grazia di queste

piante sporgenti, che il sentiero piega, e vuol essere giustificata la

prevalsa loro resistenza: il tutto sarà fatto senz'alcuna affettazione.

Dove la massa presenta due fronti, onde ottenere la disposizione

piramidale, gli alberi saranno collocati al lungo nel mezzo.

La disposizione piramidale conviene in qualche situazione, e per

qualche tratto, ma la più naturale, e di maggior buon effetto riesce

immancabilmente quella di formar varj gruppi di diverso numero di

piante; ora della stessa specie, ed ora di specie analoga, e qualche

volta affatto opposta, per ottenere contrasto tra le foglie, e tra le

cime, situate agli sporti della piantagione, e nell'indentro delle

sue curve, ed in quà, e là gettate nel folto del bosco, in modo che

rappresentino successive piramidi diverse agli occhi di chi passa. La

ben calcolata disposizione, e l'economìa delle piante otterran meglio

l'intento, che la profusione. Fra i diversi gruppi di piante saranno

collocati gli arbusti, egualmente gruppeggiati; avvertendo d'introdurre

nel mezzo dei folti massicci, ove questi avran luogo, frequenti spazj

vacui, essenziali non solo alla riuscita delle piante, e de' cespugli,

ma essenziali ancora al magico effetto del chiaroscuro.

Dove il sentiero sarà sabbiato, di quando in quando varie striscie di

sabbia penetreranno, perdendosi nella piantagion laterale, riposta su

d'un fondo erboso, e dove i sentieri saranno erbosi, penetrerà l'erba

nel fondo sabbioso della piantagione, affine di rompere la disgustosa

monotonìa, e la poco naturalezza delle verdi orlature. Di tratto

in tratto nei grandi sentieri usciranno fuori con vaghezza gruppi

d'alberi, e d'arbusti.

I fiori vogliono essere sparsi in quà, e in là, specialmente nei gomiti

delle piantagioni. È a calcolarsi la continua successione di questi, ed

il buon effetto delle varie loro tinte.

Le masse saranno proporzionate alla vastità del totale, e delle singole

parti. Le larghe ammettono più facilmente i necessarj spazj liberi,

senza de' quali i cespugli non le renderebbero impraticabili nè allo

sguardo, nè al piede. Da taluni di questi spazj vuoti si potrà trarre

diverso partito pel mezzo degli stretti sentieri sinuosi, e nascosti,

che v'introducono. In consimili piantagioni si avverta di frammescolare

le piante, che attirano il loro nutrimento dal fondo della terra, con

quelle che lo attirano dalla superficie.

Si comporranno masse rischiarate con alberi isolati, o a gruppo, della

stessa famiglia; e se ne formeranno così anche di piante, e d'arbusti

di specie diversa.

Allorchè i sentieri serpeggiano fra colline, si può produrre un nuovo

buon effetto, prolungando sul pendìo le piantagioni, e facendole

variamente percorrere le diverse sommità, lasciandone sgombri alcuni

spazj, per i quali godere delle circostanti vedute.

Nel sito, ove un ruscello, oppure un fiume forma un gomito piacevole,

per vieppiù marcarlo, sarà ben fatto piantarvi un albero maestoso, o un

gruppo d'alberi superbi.

Sulla fronte del boschetto, e della foresta collocate alberi di bella

venuta, e di abbondante fogliame, che facciano contrasto con quelli

del di dentro. Nel prato disseminate alberi gruppeggiati a grandiosa

cima, che si pieghino, che s'incrocicchino tra loro a giuste distanze.

Formano prospettiva, apportano l'effetto del chiaroscuro, aprono, e

nascondono gli spazj, e gli oggetti a piacere, ed arricchiscono il

quadro.

Le piantagioni sui fianchi dell'abitazione non consisteranno che in

gruppi leggieri, ed avvenenti.

Le masse d'alberi folte, ed oscure compongono il miglior fondo, che si

può dare alle praterìe. L'occhio si compiace a riposarvici sopra, dopo

d'avere errato fra gruppi d'alberi grandiosi, e di fioriti arbusti. Il

totale della piantagione ora anderà salendo, ed ora successivamente

mancando, in modo che ingrandisca lo spazio, ed apra un esteso

orizzonte. Essa deve contrapporre cogli spazj erbosi. A fondi oscuri

fate succedere boschetti ridenti. Che la varietà, e il contrasto

regnino mai sempre nella grandezza, nelle forme, nelle distanze,

e nelle foglie de' gruppi. L'allegro fogliame conviene sul davanti

d'un'oscura foresta; il bruno sull'erba ridente; ne' fondi il verde

cupo del tasso, e della tuja.

In generale non bisogna sopraccaricare di piante gli spazj erbosi;

devono presentare vaste superficie verdi, nelle quali le piantagioni

non sono che abbellimenti, e qualche volta una necessità prescritta

dalla disposizione dei punti di veduta.

Alcune volte conviene di lasciare sgombre le naturali convessità del

terreno. Si legano allora l'una coll'altra d'una maniera più dolce.

Una leggiera eminenza potrà ornarsi con fiori, con arbusti, o con

piante nane; un albero non vi converrebbe, poichè l'elevazione poco

considerabile del terreno contrasterebbe troppo colla sua altezza; a

meno che questi piccoli rialzi non finghino l'effetto della terra, che

naturalmente vien sollevata dalle radici dell'albero sovrapposto. Agli

angoli delle curve rientranti collocate piccole piante, e collocatene

delle grandi agli angoli delle curve sporgenti.

Dell'arte dei giardini inglesi · 第 14 / 19 段