La frequenza del concorso esclude tutto ciò, ch'è raffinato,

delicato, e facilmente struggibile. Ma si possono d'altra parte più

utilmente ornare i pubblici passeggi, presentando al cittadino quà,

e là frammezzo a' suoi stessi divertimenti delle saggie lezioni, e

delle interessanti reminiscenze, col mezzo di quadri, di statue, di

monumenti. Si rammentino al popolo le sue virtù nazionali, la fortuna

de' pubblici avvenimenti, le azioni de' migliori suoi concittadini. Una

delle pubbliche passeggiate d'Atene consisteva in alcuni portici ornati

da quadri, che rappresentavano le belle azioni fatte da' benemeriti

cittadini[28]. Si è poco pensato ancora a' giorni nostri a decorare

consimili siti dedicati ai pubblici diporti, d'opere dell'arte,

che onorino l'utile merito, imitando in ciò gli antichi, che non

trascuravano mai ne' pubblici luoghi d'animare i cittadini alle virtù

colle immagini delle virtù civili. Quanto sarebbe facile a ciascheduna

città d'innalzare ne' pubblici suoi passeggi un monumento consacrato

all'uomo più meritevole, nato nel suo seno! Ne' grandi giardini

pubblici delle capitali si potrebbe dedicare ad alcun illustre

poeta, artista, o filosofo, o guerriero celebre, qualche particolare

boschetto, e decorarlo coi loro mausolei, collocati in iscene disposte

a disegno, tratte dal carattere del genio, cui sarebbero consacrate.

Sarà piacevole che vi s'incontrino serragli di fiere, ricinti

d'augelli peregrini, parchi di cervi, e di damme; che le acque siino

popolate di cigni; che insomma tutto spiri il movimento, e la vita.

Nulla di piccolo, nulla di meschino è perdonabile in questi pubblici

luoghi. I mezzi delle nazioni sorpassano quelli de' privati; e tutto

ciò ch'è pubblico, deve portare l'impronta della grandezza, e della

magnificenza[29].

GIARDINI D'UNIVERSITÀ, E D'ACCADEMIE.

Amano le muse ridenti eminenze coperte, ed adorne di ruscelletti, e di

fiori. L'Elicona, antica sede delle nove suore, era uno de' monti più

fertili, e più arborati della Grecia.

Le operazioni dello spirito ottengono successi più pronti, e più

felici, allorchè siamo circondati d'oggetti, che per loro natura ci

apportano grate impressioni. La bellezza, e la serenità del luogo,

allettando i sensi esterni, ravvivano l'immaginazione, e raddoppiano

l'attività dello spirito. Noi lo sappiamo per prova a qual punto la

nostra lena è rianimata, allorchè ritorniamo al travaglio dopo aver

fatto graziosamente dell'esercizio in un giardino. L'amenità dello

spirito, eccitata dal godimento della bella natura, fa dovunque la

nostra contentezza, e contribuisce possentemente allo sviluppo delle

disposizioni, per le quali si formano l'oratore, il poeta, e l'artista.

La città altera, e deprava il gusto della gioventù; la campagna, e i

giardini lo rimenano al suo naturale istinto, e prestano preziose,

e facili attrattive alla sua coltura. Le circostanze, fra le quali

comincia la prima educazione dell'uomo, sono importanti. Il tuono, sul

quale si monta la nostra sensibilità, e che ci accompagna per tutta

la vita, è dipendente in gran parte dalle prime impressioni, che ci

han colpite. De' giovanetti cuori, a cui di buon'ora si è inspirato il

gusto della mondezza, dell'ordine, e dell'amenità, non lo perderanno

così facilmente, e passeranno queste qualità ne' loro giudizj, e

nelle loro azioni. La ristrettezza, il disordine, il tristo aspetto,

che presenta una cattiva scuola, o una casa d'educazione, inceppa,

ed intorpidisce le anime della gioventù, che vi si trova rinchiusa,

e basta a renderle insensibili alle delicate impressioni del bello,

che spiegano le grandi opere della natura, e dell'arte. Tutto ciò che

trasmette idee, e sentimenti d'ordine, di convenevolezza, di beltà;

gli edificj, e i giardini, che contribuiscono grandemente a ciò,

non saranno meno essenziali, che i buoni maestri agli stabilimenti

destinati all'educazione. Diversi collegi delle università di Oxford,

e di Cambridge hanno vaghi giardini. L'università di Dublino ha un

parco ripieno di campestri attrattive. Alcune università di Germania

rinchiudono vasti passeggi; ma siamo ancora ben lontani d'avere de'

giardini accademici, quali converrebbero.

Un'accademia, dove si addestra la miglior gioventù dello stato alle

scienze, alle arti, e al servigio della patria, esige un sito sano,

aggradevole, e tranquillo. Le mediocri città, e i grossi borghi sono

preferibili a tal uopo alle rumorose città, e commercianti. L'aspetto

dell'edificio, distribuito con sapere, ed ornato da buona architettura,

sia bello, ed attraente. Vi avrà un giardino annesso, le cui

piantagioni formeranno vaghi boschetti sacri ad Apollo, alle Muse, ad

Ebe, disegnati d'una maniera caratteristica, e decorati dalle statue,

e dai busti di queste divinità. Una campestre biblioteca, e parziali

collezioni di storia naturale potranno essere sparse a proposito nel

giardino, e potranno esservi case consacrate ai più illustri filosofi,

e ai più chiari ingegni, ove i loro scritti si trovino accanto alle

loro immagini. L'ordinanza del totale riuscirà facile, naturale,

progettata con nobile semplicità, ed eseguita con gusto, e con

discernimento.

Vi sia un orto botanico; e soprattutto s'insegni in tai luoghi l'arte

benefica della coltura de' campi, e delle utili piante. Essa fornisce

alla gioventù trattenimenti ripieni di allettamento, e d'interesse.

Nelle parti appartate vi siano vasche per i bagni, e per la nuotazione,

cavallerizza, e spazj destinati a diversi giuochi, ed esercizj di

corpo.

La particolar destinazione di ciascheduna casa di educazione farà

nascere facilmente nuove idee, relative alla disposizione del totale, e

delle parti.

GIARDINO D'OSPITALE.

L'interesse degl'infermi, e quello de' sani domanda, che gli ospitali

siano stabiliti fuori del ricinto delle città, in siti salubri, bene

esposti, e secchi. In tali situazioni potranno tanto più facilmente

avere un conveniente giardino, che circondi tutto all'intorno

l'edifizio.

Un giardino d'ospitale deve offrire all'occhio dell'ammalato una

vista ridente, e fiorita; alla sua orecchia una placida tranquillità:

al convalescente un agiato passeggio, il benefizio dei tepidi raggi

solari, e una ristorante freschezza, cagionata dall'aria libera, e

dalle salutari esalazioni delle piante, e dei fiori. Le piantagioni

si stenderanno lungo i sentieri asciutti, e ben sabbiati, guarniti

d'abbondanti sedili, e varj. Viali troppo fitti renderebbero l'aria

umida, stagnante, malsana; sono preferibili i gruppi di piante a

fogliame rado, e leggiero fra cespugli, e piante odorose. Gli alberi

coniferi, e resinosi ne siano proscritti. In un giardino d'ospitale

tutto inviterà al godimento de' piaceri benefici della natura,

all'obblìo delle infermità, e degli affanni della vita, e a far sperare

un avvenire, e de' giorni più prosperi: quì deve tutto respirare

quiete, e placida serena gioja, che nessuna scena malinconica, nè

alcun vestigio della nostra fragilità intorbidi. Li frequenti spazj

vuoti saranno animati da erbosi tappeti, e da ridenti piantagioni di

fiori. De' ruscelli, il cui mormorìo sia sensibile, ivi scherzeranno

piacevolmente. Si potranno disporre spaziosi massicci di piante a odori

forti e balsamici, ed attirarvi una folla di canori uccelletti, che co'

loro canti facciano risonare la gioja in cuori oppressi. Vi si potrà

annettere un giardino di semplici per uso non meno che per diletto.

DE' GIARDINI DI CONVENTO.

Questi giardini, allorchè non sono consacrati all'utile, esigono un

particolare carattere, dipendente dalla destinazione dell'edificio, dal

genere di vita de' suoi abitanti.

In Inghilterra v'ha più d'un esempio di case di campagna fabbricate

a foggia di monastero. Strawberryhill, campestre dimora del

celebre Orazio Walpole, è un modello in questo genere. Lo stile

dell'architettura, i mobili, le vetrate dipinte delle finestre, e tutti

gli ornati sembrano del decimoterzo secolo. Non è desiderabile però che

venghino alla moda le case di campagna in forma di chiostro (a meno che

ciò non nasca per ripiego), che non presentano, che un leggierissimo

vantaggio, quello di potervi cioè applicare a proposito l'architettura

gotica.

[Illustrazione: _Tav. XXXII._ Campo santo, d'invenzione de la

Gardette.]

GIARDINI ANNESSI AI CIMITERJ.

I cimiterj sono que' luoghi, che per loro stessi, ricordando

all'uomo il più luttuoso di tutt'i momenti, abbisogna che nel loro

aspetto diminuiscano il ribrezzo, che viene causato dall'idea della

dissoluzione, ornandoli con maestosa semplicità di tutti quegli

oggetti, che possono sussidiare l'immaginazione colle idee del riposo,

e della riproduzione.

Le piante, che hanno il verde perenne, come i pini, i cipressi, i

tassi, ed i lauri, sembrano essere esclusivamente volute per ornare

questi ricinti, sia per l'idea funerea, che la consuetudine vi ha

applicata, sia perchè mostrando queste piante di avere una vitalità

permanente, che non riceve insulto dal verno, consolano l'umana

ambizione, che tanto spesso ama di pascersi di felici illusioni.

Presso gli antichi Romani il cipresso era consacrato alle tombe, ed era

l'emblema della morte, come la rosa quello del piacere. Questi alberi

circondavano i loro tumuli, che non nascondevano in angoli remoti,

ed oscuri, ma che collocavano in siti scoperti, e vistosi, e lungo le

pubbliche vie.

Gli alberi piantati ne' cimiterj non solamente servono ad indicare

i siti, ove giacciono amate spoglie, ma ancora a purificare l'aria;

poichè le piante diminuiscono le cattive esalazioni, o almeno le

rendono men perniciose. Gli alberi servono ancora ad arrestare lo

stanco passeggiero là dove tanti monumenti atti a commuoverlo gli

richiamano in mente interessanti rimembranze, e gli destano utili

riflessioni.

Vi sono de' grossi borghi, e delle piccole città in Inghilterra, dove

precisamente i campi santi offrono il solo passeggio pubblico alla

popolazione; ma per quanti ornamenti, e quanta delizia vi sia sparsa,

non è mai possibile di allontanare totalmente da quelli l'idea della

tristezza, e del dolore.

Devono i cimiterj accogliere ne' loro ricinti senza ributtare per un

aspetto eccessivamente tetro, non devono invitare con troppo lusso di

ornati, e di amenità.

Li frequenta ora il pensatore malinconico, ora le madri piangenti,

ora la vedova sposa, e l'orfano figlio, e sentono mitigare per la

semplicità degli abbellimenti di quel ricinto il dolore, che vengono ad

esalare sulle tombe de' congiunti, e degli amici.

Lodevole è quella legislazione, la quale avendo in cura gli oggetti

sovraccennati, ha tenuto di mira di allontanare questi luoghi

dall'abitato per procurare la maggiore salubrità dell'aria, e non

serbare sott'occhio con troppa frequenza gli oggetti di commiserazione,

e di dolore agli abitanti[30]. Più lodevole ancora sarebbe se si

adottasse la pia e più salubre costumanza di serbare soltanto colla

memoria e il nome degli estinti le ceneri, in luogo di custodirne le

ossa. Più semplici in questo modo, e meno dispendiosi riescirebbero

i monumenti di tutti coloro, che hanno un dritto affidato alla

riconoscenza dei posteri, e all'amor della patria. Fede ne facciano

i colombari Romani, che ne' vasi cinerarj ci hanno serbate le memorie

di tanti illustri cittadini colle ceneri unite alle sepolcrali

inscrizioni in piccoli spazj appunto, o nicchie, come i colombi

sogliono praticare per riporre i loro nidi. Almeno tal costumanza

potrebbe aver luogo fra i cittadini agiati, li di cui cinerarei

sarebbero riposti ne' rispettivi poderi, come si costumava presso

la più grande nazione del mondo. Frequenti e necessarie distinzioni

convenendo alla diversità delle persone, d'uopo è, che introducasi

nel ricinto una simmetrìa, che offra la collocazione dei tumuli più

o meno eminente secondo i rispettivi ranghi. La più esatta eguaglianza

morale, e politica diviene ineguaglianza di fatto; e per conseguenza

il sarcofago, che eterna la memoria del liberatore della patria, e

del sommo legislatore, sarà più eminente, e più ornato dell'urna

d'un cittadino privato. I padri additeranno ai figli la storia delle

gesta degli avi, e lodevole invidia, e grata rimembranza faranno

emulare la celebrità dei predecessori.

Abbiano i cimiterj un sito esposto ai venti, che purificano l'aria;

il paese all'intorno sia solitario, serio, e tranquillo. Felice chi

potendo edificare questi ricinti in luogo, ove scorrano acque, saprà

trarne il convenevole partito, e introdurrà dei ruscelli lustrali, che

lambendo l'erba, e il piede delle piante possano contribuire col grato

loro rumore ad interrompere il silenzio del luogo. I giardini annessi

ai cimiterj devono considerarsi fra la classe di quelli, in cui regna

una dolce malinconìa.

Il locale non sarà chiuso, ma protetto da una bassa muraglia, o da un

fosso. Al di dentro una lista di pioppi piramidali, o di cipressi ne

circonscriveranno simmetricamente lo spazio. Frammezzo queste piante

vi siano spiazzi, che rinchiudino edificj funebri, cappelle mortuarie,

cenotafj, e mausolej distinti con saggie inscrizioni, e vere. L'area

sia vacua, e serva alle sepolture comuni, nel cui centro sorga un

tempietto d'eccellente stile. Il lato aperto in avanti sarà chiuso da

cancellata[31].

Il totale deve rappresentare un quadro tristamente grande, e maestoso,

che non avendo in se niente di ributtante, nè di terribile, smuova

ciò non pertanto l'immaginazione, e porti nello stesso tempo nel cuore

un'emozione piena di pietà, di tenerezza, e di dolce malinconìa.

Tutte le popolazioni hanno molto contribuito alla memoria dei loro. I

monumenti, che ci rimangono, ne fanno fede; e le memorie, che ci sono

state tramandate dei riti sacri dell'antichità, ci attestano quanto

rispetto s'avesse pei funerali, e pei sepolcri. Questo degenerò in

superstizione esagerata, poi fatalmente è passato in moltissimi luoghi

a una noncuranza colpevole. Possa risalire colla decorosa semplicità

dei monumenti a conservarci le illustri memorie de' cittadini

arricchiti delle virtù più eminenti, e nello stesso tempo non si vegga

più profanato il municipio da' tristi oggetti di lutto.

[Illustrazione: _Tav. XXXIII._ Uccelliera del cittadino P. A.

Zappa a Sesto.]

GIARDINI RELATIVI ALLE STAGIONI.

Ciaschedun cantone non è egualmente aggradevole duranti tutt'i mesi

dell'anno; l'esposizione, e il suo carattere rendono dispiacevole in

una stagione un soggiorno, che faceva piacere nell'altra. La natura

ha dato ad ogni parte dell'anno il suo carattere proprio, come le

particolari sue piante. Inoltre ciascheduna stagione è accompagnata

da una quantità di circostanze, e d'accidenti, che non appartengono

che ad essa sola. La natura stessa c'indica adunque che formando

un giardino, bisogna fare attenzione alle distinte influenze delle

stagioni. Le successive loro variazioni mantengono, e rianimano il

gusto, che si prende agli allettamenti proprj di ciascheduna. Il gusto

personale, i bisogni, o la disposizione d'un sito, che abita un amico

de' giardini, possono altresì condurre a progetti di tale specie; ed è

per tal maniera, che noi avremo de' giardini di primavera, dei giardini

d'estate, d'autunno, e d'inverno.

Tutto il sapere dell'artista giardiniere consiste nel presentare sotto

l'aspetto più favorevole ciò che la stagione ha di particolare, e

tutto ciò, che il suo carattere ha di bello, e di piacevole; riunendo

le circostanze avvantaggiose, ed accidentali, che l'accompagnano,

rinforzandone gli effetti, per quanto è dato all'arte, ed escludendo

tutto ciò, che non si accorda col piano di questa particolar

disposizione. Cosicchè tutto quello, che la natura dispiega di

caratteristico in ciascuna stagione nei differenti climi, sembri quì

riunito, e reso più bello.

GIARDINO DI PRIMAVERA.

I fiori, il sereno, e la gioja coronano la gioventù dell'anno. La

natura risvegliandosi dal suo sopore celebra i giorni ridenti della

nuova sua nascita. Tutto è ripieno di movimento, e di vita. Le valli,

e i prati s'adornano di fresca verdura, e degli smaltati doni di Flora.

I boschi mettono foglie, e fiori; e l'esalazioni balsamiche ondeggiano

per l'aria divenuta più calmata. Le ingrandite ombre campeggiano,

e maestrevolmente contornano, e fanno risaltare gli oggetti. Il

cielo sgombro dalle nubi, brilla d'un celeste chiarore, che rianima,

e ristora, e riluce sui ruscelli, e sui fiumi, che susurrano, e

mormorano, scorrendo con piena libertà.

Nei campi tappezzati d'erba le tenere agnella seguono belando la madre,

mentre sulle alture un più robusto bestiame sorbe a lunghi sorsi

i torrenti del nuovo aere, e fa rimbombare i suoi lieti muggiti di

colle in colle. I boschi risuonano d'innumerevoli accenti d'uccelli,

che cantando si chiamano, che fabbricano cantando i novelli ricoveri

d'amore, e che s'addormentano, e si risvegliano cantando. Frattanto

i sensi dell'uomo sono destati: un sentimento, che lo riscalda, lo

penetra, e si sente rianimato, ed acceso d'entusiasmo; dimentica

le città, e le loro occupazioni, e brighe, e respirando con maggior

libertà, corre incontro alle voluttà, alle quali l'invita la natura

campestre.

Questa è la festa di Flora. Gli alberi, i cespugli, e le piante, che

in questa stagione fanno mostra dei loro fiori in tutta la vaghezza

della vario-colorata loro pompa, devono decorare col loro smalto,

e colle loro vacillanti ombre il verde tenero degli spazj erbosi.

Perciò tantosto si disperdino isolate sul verde tappeto; tantosto si

radunino in gruppi, e compongano folte masse a vaghe mischie, ed a

soavi odori, o s'innalzino in forme piramidali, dominati dalle fiorite

cime, al tempo stesso, che all'intorno pendano mazzi diversi d'arbusti

men alti; e si riuniscano in leggiadri boschetti, consacrati alla

primavera. L'artista giardiniere sceglierà le famiglie, e le specie,

che forniscono una successione di fiori, e li radunerà in modo di non

lasciarne mai priva la scena. Porrà attenzione a scegliere i gambi

d'una forma più bella, perchè anche dopo la fiorita non offendano

l'occhio; e sarà diligente in levare tutto ciò, che diggià è passato.

Le piante a frutta non sono mai abbastanza raccomandate per le scene

di primavera, per motivo della loro bella fiorita, ed anche i fiori

a cipolla, de' quali si puonno comporre vaghi strati pittorescamente

dispersi in quà, e là sulla fresca erba.

L'esposizione del giardino di primavera sarà al mezzogiorno. Una serie

di collinette illuminate dal sole, e leggiadramente gonfiate, che

spieghino ondeggiando le loro dolci pendenze senza rabbassi profondi,

sembrano offrire il sito più analogo a questo carattere. Questo sito

acquista maggior pregio ancora, quando si possa nelle piccole valli

trammezzo a' lucidi sassi far gorgogliare qualche rigagnolo, di cui

le acque sieno trasparenti, e chiare, il corso animato, moderato il

mormorìo, e le rive coronate di fiori, che pendano, e che si mirino

nel liquido elemento. Le acque, e i cespugli attirano la melodìa dei

colorati augelli, la cui compagnìa non è giammai più aggradevole, che

nel corso di questi giorni festosi, sacri all'amore, e alle canzoni.

Che la serenità, e la gioja regnino in ogni parte del giardin di

primavera. Tutte le decorazioni, tutte le opere dell'arte devono

annunciare l'indole della stagione, la gioventù, e l'allegrìa.

Appartengono a questo cantone i seggi scoperti, gli alberi piegati ad

arco, i tempietti ridenti, collocati in faccia di belle prospettive,

circondati al di fuori di piante fiorite, ed ornati al di dentro

d'immagini, che non respirino che il piacere. Le fabbriche saran

leggieri, e d'uno stile gajo. Iscrizioni collocate sulle fabbriche, e

nei siti di riposo possono altresì contribuire a renderci più attenti

alle scene di primavera, e invitare a godere de' piaceri, ch'ella ci

offre.

Quì fra ciocche di rose, e di gelsomini, e fra i gruppi di mandorli,

e d'arbusti fioriti, frammezzo alle esalazioni balsamiche del giglio

convalio, della madre selva, del giacinto, e dei narcisi, vicino ai

boschetti, ove il cantor d'amore invita co' suoi accenti, al lungo de'

ruscelletti, su le cui rive crescono la violetta, la precoce pivonia, e

l'iride odorosa, quì le grazie, e l'amore amano avervi e sede, e culto.

[Illustrazione: _Tav. XXXIV._ Latterìa di Hohenheim.]

GIARDINO ESTIVO.

La state ha le sue parti caratteristiche, e le sue particolari delizie.

Le piante crescono nella pienezza della loro vegetazione, e i frutti

de' campi, e degli alberi si colorano all'accostarsi della loro

maturità. Mille fiori sbucciati di fresco presentano tutte le loro

attrattive. Dappertutto il fogliame interamente sviluppato si comparte

in folte volte, galleggia nell'aria, e diffonde la benefica sua

ombra, rivestito il verde di tutta la forza del suo colorito. I boschi

ondeggiano fieri per la bellezza delle loro frasche. I prati, e i campi

esalano abbondantemente i loro balsami, e sono animati dall'allegro

spettacolo, che presenta la segatura, che fra le occupazioni de'

mietitori risonano di riso campestre, e di liete canzoni, e del grido

monotono della nascosta quaglia. A queste scene succedono quelle delle

diverse raccolte dei grani. Le mandre attestano co' loro muggiti la

gioja, che loro inspirano le pingui pasture, e la secchia ridonda di

latte. I temporali abbozzano sulle nubi i più superbi quadri. Col caldo

s'aumenta l'ombra, e colla lunghezza del dì s'accresce la profonda

oscurità de' boschi. La state dà a ciascheduna parte del giorno un

carattere, e degli allettamenti distinti; al mattino una freschezza,

che ristora; al mezzogiorno una chiarezza accompagnata da ardore, e

da un silenzio solenne delle cose; alla sera una salutare diminuzione

di calore, ed una placida calma. Le notti senza tenebre scorrono

piacevolmente nel seno di un amabile crepuscolo; la loro freschezza,

gli odori soavi, che esalano allora, l'universal quiete ravvivano la

natura, che dorme, e lo stellato cielo le sorride.

Il giardino d'estate è specialmente destinato a procurare un pieno

godimento de' piaceri di questa stagione, e a difendere dalle sue

incomodità.

Si cerca in questa stagione un'ombra benefica; un folto bosco di

faggi, o di quercie, sarà dunque un gran presente di natura. Tuttavìa

l'industria deve prestarsi al suo soccorso nel giardino estivo. Devesi

particolarmente far caso degli alberi a foglie grandi, e contare

sul tiglio, sul castagno d'India, sull'acero, sul platano, e sulla

catalpa. Il passeggio riesce fresco, e piacevole sotto queste piante,

che forniscono a' siti di riposo un rifugio pieno d'amenità. Ma oltre

l'ombra dobbiam contare sui fiori, e sui frutti della stagione.

Perspettive, che diano su praterìe coperte d'armenti, e su' campi

coronati di spighe, sono valutabili quanto mai nella specie di

giardini, di cui parliamo.

Nulla combina più col carattere della state, che la freschezza

dell'acque. Un sito abbondante di ruscelli, e di cascate, che i giorni

più adusti non impediscono di mormorare, riesce de' più felici,

come de' più rari. Il lago presenta un godimento più sicuro, e più

indipendente dai capricci del caso. Il solo aspetto dell'acqua rianima,

ed il suo specchio rallegra col quadro, che presenta delle colline,

degli alberi, e del cielo. I passeggi, ed i comodi ritiri in nessun

altra parte riescono più aggradevoli, che quì. Le fabbriche diventano

un vero bisogno per questi giardini. Primieramente devono prestare un

ricovero contro il caldo, e una dimora fatta per il riposo. Attesa

l'abbondanza del fogliame, che appartiene alla state, le fabbriche

ponno divenire oggetti oltremodo pittorici, soprattutto per la loro

situazione, pel colorito, e per la combinazione cogli alberi, e

l'acque. Possono essere ancora di varj caratteri. In parte ricca,

e fertile sorga il tempio di Cerere; in un sito selvoso, e folto si

presenti una capanna, formata da scorze d'alberi, ed a canto del prato

una vaga latterìa, che abbellendo ne qualifichi la scena.

I bagni sono più che un semplice oggetto di piacere in un giardino

della state.

In un giardino d'estate hanno luogo ancora i passeggi sotterranei,

idea niente nuova, e felicemente praticata in Inghilterra, ed anche in

Francia; e tra gli altri giardini in quello, che apparteneva un tempo a

madame Brunois in Parigi ai campi elisi.

GIARDINO D'AUTUNNO.

In questa stagione la natura non è più occupata che a dare

l'ultima raccolta de' suoi frutti più abbondanti, ed a prepararsi

insensibilmente al riposo. Le foglie cominciano a seccarsi, e a cadere;

la forza vegetativa, e vivificante s'indebolisce; tutto, compreso pure

il giorno, tende a decrescere. Tuttavolta l'autunno non manca de' suoi

piaceri, indipendentemente ancora dalle feste della vendemmia.

Dell'arte dei giardini inglesi · 第 16 / 19 段