L'eremo domanda una situazione nascosta, ama le montagne, e le rupi.

Talvolta una grotta può essere situata colla maggior naturalezza agli

orli d'un'acqua, ma l'eremo sembra unicamente fatto per le foreste, e

per i deserti.

Il romitaggio è una capanna, una semplice casuccia fabbricata per man

dell'uomo; o allorchè è praticato nel sasso, e che si accosta alla

natura delle grotte, è travagliato a foggia di stanza, che s'approssimi

alla regolarità.

Devesi rappresentare come abitato da un solo. La riunione di molti

romitaggi ai fianchi l'uno dell'altro, diminuirebbe coll'idea di

società la forte sensazione, che è propria al romitaggio. Appartiene ai

siti solitarj, ove regna una dolce malinconìa.

Il romitorio ci rammemora que' tempi, in cui la pia innocenza

abbandonava il mondo per trovare il paradiso ne' deserti. Quì la vita

de' primi monaci era santa, ed utile; coltivavano le terre, e rendevano

sani, e fertili una quantità di siti incolti. I deserti non risuonavano

solo delle loro preghiere, ma del fracasso ancora dell'ascia, che

dirigeva le lor mani; l'agricoltore del vicinato andava a domandar

loro non solamente delle benedizioni, ma delle istruzioni ancora

sopra i suoi travagli. Un genere di vita, privo di tutt'i piaceri

mondani, e di tutte le comodità della società, ed impiegato, e diviso

fra il travaglio, la penitenza, e la meditazione, non era veduto

che dal cielo, che doveva ricompensarlo un giorno. Li brevi giorni

della lor carriera scorrevano in seno di una felice uniformità, senza

bisogni, e senza passioni. I raggi del sole cadente, rischiarando la

fronte del romito, lo trovavano così sereno, che quelli dell'aurora,

che lo svegliavano. Il solitario aveva fatto cambio di tutte le sue

pretensioni su questa vita, per le speranze della futura, verso la

quale il suo spirito indefessamente si avanzava colla tranquillità, che

inspira la confidenza. Quando s'approssimava l'ora del suo passaggio,

pien di fiducia, porgeva l'orecchio alla voce degli angioli, che lo

chiamavano a loro; col crocifisso in mano abbandonava questo mondo con

una maestosa gioja, e lasciava la sua cella, e la memoria della sua

pietà ad un fratello, le cui preci l'accompagnavano in cielo. Simili

rimembranze si risvegliano all'aspetto d'un romitaggio, che hanno una

tenera energìa, e che destano sentimenti dolci, ed affettuosi.

Stantechè ne' giardini non si hanno considerabili porzioni di monti,

e difficilmente una scoscesa rupe, ed agreste, dietro cui si possano

nascondere gli eremi, non si saprebbe collocarli meglio, che in alcuni

ritagli di terreno imbrattati d'arbusti, e di sterpi, o in luoghi

rabbassati, ed ombrosi, ove più facilmente possono acquistare il

carattere, che esigono. Un romitaggio è felicemente situato quando

s'appoggia ad un colle, ed a rocche; e qualche volta troverà il suo

posto fuori del ricinto del giardino nelle adjacenze d'una vicina

landa.

Il cantone, ossia la scena, che circonda immediatamente un romitaggio,

dev'essere priva di fasto, d'attrattive, e d'ornati; ma presentare

un'aria d'abbandono, di modestia, di pacifica semplicità, senza brio, e

senza bellezze, che faccian colpo.

Una placid'acqua, o una chiara sorgente è conforme quanto mai al suo

carattere. Si potrà rinforzare l'idea della solitudine col mezzo di

piantagioni d'alberi a rami pendenti, ed a foglie oscure, e con spessi

cespugli.

L'edifizio può essere egualmente di sasso, che di legno, purchè la sua

struttura sia della più rigida semplicità, e della maggior negligenza.

Nessun'arte, nessun lusso; la stessa ignoranza delle proporzioni

dell'architettura risulta quì per un merito. L'aspetto del totale non

deve annunziare, che sobrietà, indigenza, dimenticanza di se stesso.

Un tetto di stoppia, o d'ardesia, informi pilastri, che lo sostengano,

una parete di cretoso fango, ne' cui fianchi si vedan i danni del

tempo, e delle stagioni, riunita in parte, ed in parte ricoperta da

musco; un'inelegantissima porta fra un rozzo steccato, che rinchiuda

lo spazio; delle finestrelle con stamigne, o con vetri consunti, o

colorati, formano l'esterior corredo d'un romitaggio.

L'interior distribuzione deve limitarsi alla decenza, ed alle comodità

indispensabili: della semplicità dappertutto, della modestia, e

della gravità; una panca, un letto per il riposo in un angolo; una

cappelletta in un altro; una specie di nicchia colla semplice immagine

del santo titolare; nei muri qualche sentenza, che c'insegni la

saggezza in questa vita con semplicissime parole; al dissopra della

porta un campanello per annunziar l'ora della preghiera, compongono la

decorazione più conveniente ad un eremo, oggetto ricavato dalla vita

monastica.

Ne' romitaggi deve trovarsi una certa oscurità, cagionata dal picciol

numero delle aperture, e dalla fosca piantagione all'intorno. Le tinte

predominanti saranno brune, o griggio-cariche.

Risguardando talvolta un romitaggio come oggetto, che non deve

produr impressione, che colla sola apparenza, si pensa di aver tutto

fatto, quando l'esterior solo porta l'impronto della solitudine, e si

crede che l'interno si possa adornare con tutte le bellezze di una

fastosa sala. Ma lasciando da parte, che questa disposizione mette

in contraddizione l'esterno coll'interno della costruzione, essa

interrompe l'impressione ognivoltachè si entra, e si sorte, e fa sì,

che il circondario stesso perde il suo effetto. Nessuna necessità

giustifica questa pratica, e la leggier sorpresa, che si prova al primo

aspetto, è troppo fugace, e debole, onde compensare le impressioni che

toglie.

Avanti di costruire un romitaggio fa di mestieri indagare il carattere,

e la destinazione delle parti, che compongono il giardino, e consultare

la di lui ampiezza. Non vi ha luogo sempre[18].

RUINE.

Gli effetti, che producono le ruine, non solamente ne giustificano

l'imitazione, ma le rendono ancora sommamente pregiabili nei moderni

giardini. Rammentano i tempi passati, ed eccitano un sentimento

compassionevole, misto a malinconìa. Queste impressioni possono

essere modificate in più maniere dal carattere particolare, e dalla

destinazione anteriore, dall'età, dall'ordine, e dalla forma sovente

distinta, e soventi volte incerta, dalle iscrizioni in quà, e in là per

metà scancellate di un edificio in decadenza, dal suo posto, e da altre

particolarità, che richiamano gli eventi, ed i costumi antichi. È per

tal maniera, che gli avanzi d'un castello posto sulla montagna, d'un

convento, d'una vecchia casa signorile, cagionano sensazioni variate a

norma de' tempi, e d'altre circostanze, che questi aspetti richiamano

allo spirito, e che puonno essere di una grande diversità intrinseca.

Ci ritroviamo fra secoli, che non esistono più. Si rivive per qualche

istante nell'età della barbarie, e della guerra, ma della forza, e del

valore; in quella della superstizione, ma della pietà modesta; nell'età

della ferocia, e della passione per la caccia, ma dell'ospitalità, e

dell'eroismo.

Tutte le rovine portano lo spirito a far il paragone tra lo stato loro

anteriore, ed il presente; ci richiamano gli eventi, ed i passati

costumi; e l'immaginazione trova nei monumenti, che le si offrono,

l'occasione di penetrare in là della portata degli occhj, e di perdersi

fra le immagini, sorgenti secrete, ma copiose di piacere, e di dolce

malinconìa.

Tali sono gli effetti delle vere ruine; ed allorchè le fattizie sono

ideate di maniera a produrre una felice illusione, possono fare quasi

la stessa sensazione.

Il colmo dell'arte sta nel togliere ad esse qualunque sorta d'apparenza

artefatta, e dare un'ordinanza, una precisione, una legatura, o una

discontinuazione, che le faccia sembrar antiche, e l'opera verosimile

dei guasti del tempo, e dell'influenza delle stagioni. Per ottenere

ciò è necessaria cosa, ch'esse sieno composte di grandi masse, e

che per quanto disgiunto, e smembrato il tutto appaja, si possa ciò

non pertanto riconoscere confusamente una certa proporzione fra le

parti. L'unione delle parti può essere cessata, poichè la disunione

è l'effetto naturale del tempo; ma devono queste essere collocate

di maniera a conservare ancora una tal qual connessione, e non

essere sparpagliate così da lontano, che l'occhio sia obbligato di

raccoglierle penosamente, o peggio ancora, che manifestino l'operazione

della mano dell'uomo, che le ha così disperse; dispersione altronde

niente indispensabile, come ce lo attestano tutt'i bei resti antichi.

Li frammenti intieri di muro potranno restar completi, e riuniti,

e far vedere di qual uso eran da prima. Qualche volta pure lo scopo

che si prefigge, di produrre cioè una determinata sensazione, rende

questa precauzione essenziale. In tal caso bisogna che rimanga qualche

vestigio della primiera destinazione dell'edifizio. In conseguenza non

vi siano mucchj informi di pietre, che significan nulla, ma delle parti

conservate, e di tratto in tratto riunite, che dinotino la forma, e la

precedente disposizione dell'intiera fabbrica.

Le ruine, ed il locale non devono manco essere in contraddizione: per

quanto incolto, per quanto rozzo sia il luogo, non deve ciò non ostante

esserlo al punto da rendere inverosimile, che la fabbrica, li cui

avanzi vi si trovano, abbia giammai potuto esservi eseguita realmente

in tutta la sua estensione, e servire all'uso, cui era destinata.

Perchè non manchi l'effetto delle fattizie ruine, convien accelerarne

la concezione, e non dar luogo a riflettere, e a ricercare se quanto si

vede sia realtà, od artificio. La riflessione è soprattutto ritenuta

da ruine d'un significato non equivoco, e determinato, e che fanno

tosto riconoscere la destinazione, e l'ordinanza della fabbrica, di

cui ne sono gli avanzi. Ad ottenere quest'effetto bastano talvolta un

basso rilievo per metà corroso, una statua spezzata, un frammento di

capitello, o di cornice, un'iscrizione appena leggibile.

Affine di dare alle ruine un'apparenza di verità, si può qualche volta

aver ricorso ad un intonaco sporco, e tristo. Dipenderà questo dal

carattere delle ruine. In generale però sono le masse di sasso, che

convien impiegare, e che vanno esposte logore, spezzate, e screpolate.

Acquistano le ruine maggior naturalezza, quando sono frammischiate ad

erbe, ed a boscaglia. La natura sembra riprendere con una specie di

trionfo il possesso dei siti, che l'architettura le ha rapito. Niente

prova maggiormente la vetustà, che un luogo, che, altre volte ornato

da una fabbrica, è oggidì ricoperto d'erba, e di sterpi. Una quantità

d'edera, che sorte dall'interno d'una conquassata torre; un ciriegio,

che solingo ed incurvato fiorisce fra ruinate mura; dei rovi sbucciati

dalle crepolature; un ruscelletto, che mormora attraverso i gradini

d'una scala appena riconoscibile, sono le circostanze varie, e soventi

volte compagne delle vere ruine, che annunziano vivamente la forza de'

tempi.

Altri accidentali oggetti potranno ancora stabilire un contrasto più

parlante fra le ruine dell'edifizio, e la trascorsa sua magnificenza.

Qual sentimento di tenerezza, di malinconìa, e di tristezza non

s'impadronisce mai dell'animo dei dotti viaggiatori, allorchè visitando

le contrade un tempo coperte da greche fabbriche magnifiche, trovano al

fianco degli informi frammenti un rozzo casolare, un miserabil tugurio

per il viandante, e nascondigli di belve feroci fra gli avanzi sublimi

d'antichi tempj! Un gufo, che abita una rovinata torre, una famiglia di

cornacchie, che si è stabilita in vecchj muri, un picciolo steccato pei

montoni, non sono cose rare presso le ruine, e rinforzano l'idea, che

si forma d'un sito deserto, da lungo tempo abbandonato dagli uomini, e

da uomini famosi.

In Inghilterra, ove non esiste un sol pezzo d'antichità greca, e

romana, con sommo criterio piuttosto si coltivano, e si rappresentano

le antichità gottiche; la qual buona usanza è di più appoggiata

dall'opinione di Home, che pretende, che nelle gottiche ruine si vede

il trionfo del tempo sopra la solidità, immagine malinconica, ma non

dispiacevole; e che le greche piuttosto ci ricordano il trionfo della

barbarie sul buon gusto, immagine trista, e che ci sconforta.

Supposto adunque, che le ruine non contraddicano l'architettura altre

volte impiegata nel paese, bisogna, che abbiano una situazione analoga

al lor carattere, e nella quale possano figurare senza estranei

soccorsi. Sembrano collocate naturalmente in ribassi sterili, e contro

eminenze aride, e sassose; non mai in riva d'un acqua chiara, fra

ridenti boschetti, o di mezzo a fiori. Sieno lontane da siti vaghi, ed

ameni: possono succedere a quelli per gettar del contrasto nel quadro,

ma non mai farne parte. Sono la proprietà dei cantoni, ove regna la

solitudine, la dolce malinconìa, la gravità, il solenne.

Le ruine non possono servire a viste opposte alla loro natura, e alle

sensazioni, che destano; in conseguenza non vogliono essere decorate

internamente a foggia di sala per mangiare, o di sala per la musica.

La gioja, ed il piacere non albergano là, dove non si mostrano, che la

caducità, e la distruzione.

L'ingresso alle medesime non sarà disposto con arte, nè abbellito. Le

ruine non devono presentarsi all'occhio; vogliono essere ritrovate,

nascoste ed inviluppate, come sono, nell'oscurità, e nella mestizia.

Scorte d'improvviso in parte solitaria fra sassosi ammassi, e fra

sterpi, e dopochè si son percorsi inospiti sentieri, ecciteranno, e

occuperanno sensibilmente l'immaginazione.

Le ruine possono spesso, per la loro situazione, e connessione con

boscaglie, comporre un quadro più pittoresco, che le stesse fabbriche

nuove, o ben conservate. Ammettono una maggior varietà nelle forme; la

mescolanza co' verdi arbusti moltiplica i loro aspetti; la loro tinta

è più dolce, e si amalgama meglio cogli oggetti all'intorno; il lor

difetto di simmetrìa facilita quest'unione, ed hanno accidenti più

varj.

L'accidental dono, ma difficile di trovare nel suo distretto delle

vere ruine di qualsiasi genere, riuscirà di tutt'altro valore, che

l'imitazione la più felice. Non si tratterà in allora, che di saperne

trarre partito, e d'accordarle felicemente col restante[19].

Si pretende, che in alcuni parchi Inglesi si siano fabbricate delle

rappresentazioni compite di pezzi d'antichità, e che dopo si siano

fatte saltar in aria col mezzo delle mine, perchè vi restassero gli

avanzi col maggior effetto di verità; procedere, che dinota piuttosto

una mal intesa prodigalità, che una ricerca di raffinamento.

Si travagliano in Roma de' modelletti, delle copie in piccolo dei

pezzi più belli dell'antichità, formate in gran parte di sughero, ed in

parte di terra cotta, con una indicibile precisione, e verità, le quali

studiandosi di passabilmente bene imitare, non si saprebbe desiderar

nulla di meglio.

SITI DI RIPOSO.

Si ha bisogno di siti di riposo per rifarsi della fatica del passeggio.

Saranno dunque essi a qualche distanza l'uno dall'altro, e sparsi nè

in troppo grande, nè in troppo piccola quantità; il loro numero sarà

regolato a seconda della maggiore, o minore estensione dello spazio

totale del giardino.

La comodità vuole, che si ripongano dei seggi in luoghi freschi,

ed ombrosi, sotto volte di fogliame, accanto colline; non in siti

intieramente scoperti, sabbiosi, ed esposti ai raggi del sole, ove

nessuno è tentato di sedersi.

Il riposo, e la comodità non formano tutto ciò, che si ricerca;

devono altresì i seggi occuparvi graziosamente con punti di vista,

con prospetti piacevoli, de' quali si gode maggiormente seduto, che in

piedi.

Alcune scene sono di tal natura, che esigono, che lo spettatore ne sia

vicino per gustarle in tutta la loro sfera; tali sono degli spartimenti

di fiori, dei gruppetti di piante rare, de' ruscelletti che scherzano.

Un agiato sedile inviterà a saporire queste leggieri delizie, che

sfuggono all'occhio passeggiando, soprattutto quando nello stesso

tempo vien provocato da altri quadri più grandi, e d'una composizione

magnifica. La situazione de' banchi dev'essere calcolata sotto diversi

rapporti.

Un picciol banco d'erba, o una elevazione di terra, che la natura

ha rivestito di muschio, è l'ordinario sedile de' paesani, e meritan

d'essere imitati nei siti d'un carattere semplice, qualora gl'insetti,

e l'umido non li rendano incomodi.

I seggi di pietra sono durabili, ma le panche, e le sedie di legno

meritano la preferenza, prive d'inconvenienti, più facili a farsi, ed

a trasportarsi, e perchè ricevono una forma, ed una vernice analoga ai

siti diversi. Più la forma sarà semplice, e leggiera, più riuscirà; la

vernice grigia, o bianca, produrrà maggior contrasto.

Per maggior comodo si potrà talvolta cangiare le panche, e le sedie

ordinarie in siti di riposo coperti. Le loro pareti difendono dal

vento, ed il lor tetto dalla pioggia. Il semi-circolo sembra la figura

la più adattata. L'architettura deve esserne semplice, leggiera, e

piacevole, e avere niente di massiccio, nè di magnifico. Si possono

ornar tali seggi d'un'iscrizione, o d'una sentenza corrispondente al

carattere della scena, o della prospettiva, della quale si gode, che

risvegli la riflessione, frattanto che il corpo riposa.

[Illustrazione: _Tav. XXI._ Seggio coperto, d'invenzione di

Schuricht.]

DEI PONTI.

I ponti vogliono essere collocati, ove un bisogno visibile li domanda.

I ponti sono inutili agli stagni, ai laghi, ed alle curvature, che

fanno le acque dormenti, perchè costeggiando le ripe, si può pervenire

all'opposta sponda; ed in simili posizioni producono cattivo effetto.

Il carattere della scena, alla quale conduce il ponte, o fra la quale

si trova, deciderà del più o meno d'ornato, o di semplicità, che

richiede. Un ponte di sasso architettato condurrà al tempio; uno di

pietre rotte alle ruine.

Nei giardini d'Inghilterra, come ho detto altrove, veggonsi de' ponti

superbi, stati ricavati taluni dal Palladio, che appena osò di porli in

carta, come ideale progetto.

I ponti di muro hanno un aspetto pesante, e troppo comune; vogliono

esser di sasso, oppure di legno. Soventi volte l'andata ad una grotta,

o ad un eremo non domanda altra sorta di ponte, che alcune selci

ordinarie, comodamente, e con sicurezza riposte.

Quelli di legno hanno un'apparenza più leggiera, e ridente; sono nello

stesso tempo più suscettibili di una maggior varietà di forme, e danno

più facilmente luogo ad una capricciosa costruzione.

Quando in un giardino necessitano più ponti, fa di mestieri prevenire

l'uniformità dei loro aspetti, evitando di collocarli in linea retta,

ed alla fila, e variandone la costruzione, e l'ornato. Per tal maniera

i ponti, oggetti necessarj, ponno divenire mezzi d'abbellimento,

e d'apparato. Accrescono la varietà, e concorrono a produrre belle

perspettive. Esposti allo scoperto spargono intorno una certa vivacità;

e cagionano miglior effetto quando appajano per metà nascosti ai

fianchi d'un bosco; o quando in siti più alti, hanno per fondo la

costa di un colle, o un oscuro bosco; o quando ancora si presentano

attraverso tronchi d'alberi, che vi formino sopra de' fiocchi, e de'

cesti. In vaghi distretti vi si collocheranno sopra delle stabili

seggiole.

PORTE.

Quando debbansi praticar delle porte, e dei portoni in un giardino,

l'ordine toscano ne sarà il più conveniente, e vi si osserverà la più

grande semplicità. Riescono di miglior effetto alla vista, allorchè

sono, da una parte almeno, coperti ne' fianchi da cespugli, e da

alberi. Alle sortite del giardino difficilmente faran bene mostrandosi

sfacciatamente; converrà il più delle volte nasconderli in parte, ed

anche intieramente.

STATUE.

La profusione delle statue nei giardini presso gli antichi Romani era

in parte scusata dalla loro mitologìa, ed in parte dalle loro usanze;

non così presso i Romani moderni, che hanno trasformati i loro giardini

in altrettante gallerìe; e peggio che peggio parlandosi de' Francesi,

i quali, finora almeno, non avevano diritto di far mostra nei loro

giardini, che di cattive copie, o di mediocri originali.

Tutto ciò che orna un edificio, non adorna egualmente un giardino, e

di tal numero sono le statue; tanto più se si tratta di giardini, che

devono imitare varj tratti della bella natura. Tuttavìa volendosene

pur impiegare, non saranno fuor di sito una Flora tramezzo ai fiori,

un Bacco sotto una pergola, una Diana in un bosco, Pomona nell'orto,

e Venere, e le Ninfe al fonte. L'impressione, che desteranno però, non

sarà mai gran fatto piacevole, attesa l'usanza resa di troppo comune; e

considerate come divinità tutelari del sito, il lor interesse è svanito

per noi. Produrranno forse miglior effetto le statue allegoriche

della pace, della vittoria, dell'abbondanza, e quelle ancora d'uomini

illustri, in siti a loro consacrati. Si potranno situare delle

statue simmetricamente intorno l'abitazione, a motivo delle opere

d'architettura, alle quali appartengono in qualità di produzioni

d'un'arte collega; ma in un giardino sarà meglio disperderle quà e là.

D'ordinario nel gran pezzo di tappeto verde, che circonda la casa,

campeggia con buon effetto la statua colossale della divinità,

cui sembra dedicato il giardino, usanza probabilmente ricavata

dall'antichità più nascosta, quando nell'orto si costumava di riporre

la statua di Priapo.

Le statue esposte allo scoperto nei modernissimi giardini Inglesi

sono totalmente proscritte; e diffatti la perpetua loro immobilità

annoja, tolgono l'illusione, la verità, e l'effetto dei siti naturali,

e quasi sempre non vi son collocate così che per pompa; su di che è da

riflettersi, che le statue non ammettendo mediocrità, se son belle,

vogliono essere meglio apprezzate, e riparate, e se cattive, non van

mostrate del tutto[20].

Le statue propriamente non sembrano fatte che per l'ornato degli

edifizj, e particolarmente per quello dell'interno. Nei giardini

ciascheduna richiede il suo tempio, o la sua sede, ove figurare da

sola, o con analogo corteggio. Convengono così, nè mai sfacciatamente

nei siti, ove natura domanda a dispiegare le sue bellezze; ove quando

pur s'incontrano, sembrano d'essersi scostate a caso dalle loro

stazioni, d'essersi perse in cammino, e smarrite nei luoghi, ove certo

non si aspettava di trovarle.

[Illustrazione: _Tav. XXII._ Piramide con sua cella, spaccato,

e pianta, d'invenzione del cittadino la Gardette.]

MONUMENTI.

Se all'esempio degli antichi noi imparassimo a pregiar maggiormente

l'energìa dei monumenti, noi potremmo, godendo nello stesso tempo

dei piaceri campestri, risvegliare pure in alcune parti de' nostri

giardini la memoria di un merito eminente, o di un'azione grande, ed

utile, e nutrirvi per tal maniera de' sentimenti morali. Nei giardini

si possono consacrar dei monumenti ai filosofi, ai poeti, ai grandi

artisti, ai cittadini utili, ed agli amici tanto morti, che vivi.

Questi contrassegni di memoria possono essere egualmente dedicati al

piacere, ed al dolore, ed esigono sempre una scena analoga al carattere

di queste emozioni. Il monumento d'un avventura, d'un sentimento,

d'una ricordanza piacevole attragga l'occhio sulla bella collina,

che sormonta: un monumento di duolo, o di malinconìa si nasconda

modestamente in un fondo appartato, nel mezzo di folti virgulti, o

sotto alle roccie.

Gli effetti dei monumenti posson essere molto variati, a seconda

della diversità delle persone, o dei soggetti, de' quali rinfrescano

la memoria. Risvegliano dei ricordi, e dei sentimenti interessanti

di venerazione, d'amicizia, d'amore; delle emozioni, che apportano un

grato piacere, o una dolce malinconìa. Allorchè le bellezze di natura

hanno saziato i nostri occhj, noi amiamo di fermarci presso quei

monumenti, ove il cuore vi trova pascolo novello.

Li monumenti, tanto comuni in Inghilterra, il cui soggetto è preso

nella stessa famiglia del proprietario, o nel ristretto cerchio de'

suoi amici, sono i più energici per lui, ma non così per tutti gli

altri.

Dell'arte dei giardini inglesi · 第 12 / 19 段