Talvolta una grotta può essere situata colla maggior naturalezza agli
orli d'un'acqua, ma l'eremo sembra unicamente fatto per le foreste, e
per i deserti.
Il romitaggio è una capanna, una semplice casuccia fabbricata per man
dell'uomo; o allorchè è praticato nel sasso, e che si accosta alla
natura delle grotte, è travagliato a foggia di stanza, che s'approssimi
alla regolarità.
Devesi rappresentare come abitato da un solo. La riunione di molti
romitaggi ai fianchi l'uno dell'altro, diminuirebbe coll'idea di
società la forte sensazione, che è propria al romitaggio. Appartiene ai
siti solitarj, ove regna una dolce malinconìa.
Il romitorio ci rammemora que' tempi, in cui la pia innocenza
abbandonava il mondo per trovare il paradiso ne' deserti. Quì la vita
de' primi monaci era santa, ed utile; coltivavano le terre, e rendevano
sani, e fertili una quantità di siti incolti. I deserti non risuonavano
solo delle loro preghiere, ma del fracasso ancora dell'ascia, che
dirigeva le lor mani; l'agricoltore del vicinato andava a domandar
loro non solamente delle benedizioni, ma delle istruzioni ancora
sopra i suoi travagli. Un genere di vita, privo di tutt'i piaceri
mondani, e di tutte le comodità della società, ed impiegato, e diviso
fra il travaglio, la penitenza, e la meditazione, non era veduto
che dal cielo, che doveva ricompensarlo un giorno. Li brevi giorni
della lor carriera scorrevano in seno di una felice uniformità, senza
bisogni, e senza passioni. I raggi del sole cadente, rischiarando la
fronte del romito, lo trovavano così sereno, che quelli dell'aurora,
che lo svegliavano. Il solitario aveva fatto cambio di tutte le sue
pretensioni su questa vita, per le speranze della futura, verso la
quale il suo spirito indefessamente si avanzava colla tranquillità, che
inspira la confidenza. Quando s'approssimava l'ora del suo passaggio,
pien di fiducia, porgeva l'orecchio alla voce degli angioli, che lo
chiamavano a loro; col crocifisso in mano abbandonava questo mondo con
una maestosa gioja, e lasciava la sua cella, e la memoria della sua
pietà ad un fratello, le cui preci l'accompagnavano in cielo. Simili
rimembranze si risvegliano all'aspetto d'un romitaggio, che hanno una
tenera energìa, e che destano sentimenti dolci, ed affettuosi.
Stantechè ne' giardini non si hanno considerabili porzioni di monti,
e difficilmente una scoscesa rupe, ed agreste, dietro cui si possano
nascondere gli eremi, non si saprebbe collocarli meglio, che in alcuni
ritagli di terreno imbrattati d'arbusti, e di sterpi, o in luoghi
rabbassati, ed ombrosi, ove più facilmente possono acquistare il
carattere, che esigono. Un romitaggio è felicemente situato quando
s'appoggia ad un colle, ed a rocche; e qualche volta troverà il suo
posto fuori del ricinto del giardino nelle adjacenze d'una vicina
landa.
Il cantone, ossia la scena, che circonda immediatamente un romitaggio,
dev'essere priva di fasto, d'attrattive, e d'ornati; ma presentare
un'aria d'abbandono, di modestia, di pacifica semplicità, senza brio, e
senza bellezze, che faccian colpo.
Una placid'acqua, o una chiara sorgente è conforme quanto mai al suo
carattere. Si potrà rinforzare l'idea della solitudine col mezzo di
piantagioni d'alberi a rami pendenti, ed a foglie oscure, e con spessi
cespugli.
L'edifizio può essere egualmente di sasso, che di legno, purchè la sua
struttura sia della più rigida semplicità, e della maggior negligenza.
Nessun'arte, nessun lusso; la stessa ignoranza delle proporzioni
dell'architettura risulta quì per un merito. L'aspetto del totale non
deve annunziare, che sobrietà, indigenza, dimenticanza di se stesso.
Un tetto di stoppia, o d'ardesia, informi pilastri, che lo sostengano,
una parete di cretoso fango, ne' cui fianchi si vedan i danni del
tempo, e delle stagioni, riunita in parte, ed in parte ricoperta da
musco; un'inelegantissima porta fra un rozzo steccato, che rinchiuda
lo spazio; delle finestrelle con stamigne, o con vetri consunti, o
colorati, formano l'esterior corredo d'un romitaggio.
L'interior distribuzione deve limitarsi alla decenza, ed alle comodità
indispensabili: della semplicità dappertutto, della modestia, e
della gravità; una panca, un letto per il riposo in un angolo; una
cappelletta in un altro; una specie di nicchia colla semplice immagine
del santo titolare; nei muri qualche sentenza, che c'insegni la
saggezza in questa vita con semplicissime parole; al dissopra della
porta un campanello per annunziar l'ora della preghiera, compongono la
decorazione più conveniente ad un eremo, oggetto ricavato dalla vita
monastica.
Ne' romitaggi deve trovarsi una certa oscurità, cagionata dal picciol
numero delle aperture, e dalla fosca piantagione all'intorno. Le tinte
predominanti saranno brune, o griggio-cariche.
Risguardando talvolta un romitaggio come oggetto, che non deve
produr impressione, che colla sola apparenza, si pensa di aver tutto
fatto, quando l'esterior solo porta l'impronto della solitudine, e si
crede che l'interno si possa adornare con tutte le bellezze di una
fastosa sala. Ma lasciando da parte, che questa disposizione mette
in contraddizione l'esterno coll'interno della costruzione, essa
interrompe l'impressione ognivoltachè si entra, e si sorte, e fa sì,
che il circondario stesso perde il suo effetto. Nessuna necessità
giustifica questa pratica, e la leggier sorpresa, che si prova al primo
aspetto, è troppo fugace, e debole, onde compensare le impressioni che
toglie.
Avanti di costruire un romitaggio fa di mestieri indagare il carattere,
e la destinazione delle parti, che compongono il giardino, e consultare
la di lui ampiezza. Non vi ha luogo sempre[18].
RUINE.
Gli effetti, che producono le ruine, non solamente ne giustificano
l'imitazione, ma le rendono ancora sommamente pregiabili nei moderni
giardini. Rammentano i tempi passati, ed eccitano un sentimento
compassionevole, misto a malinconìa. Queste impressioni possono
essere modificate in più maniere dal carattere particolare, e dalla
destinazione anteriore, dall'età, dall'ordine, e dalla forma sovente
distinta, e soventi volte incerta, dalle iscrizioni in quà, e in là per
metà scancellate di un edificio in decadenza, dal suo posto, e da altre
particolarità, che richiamano gli eventi, ed i costumi antichi. È per
tal maniera, che gli avanzi d'un castello posto sulla montagna, d'un
convento, d'una vecchia casa signorile, cagionano sensazioni variate a
norma de' tempi, e d'altre circostanze, che questi aspetti richiamano
allo spirito, e che puonno essere di una grande diversità intrinseca.
Ci ritroviamo fra secoli, che non esistono più. Si rivive per qualche
istante nell'età della barbarie, e della guerra, ma della forza, e del
valore; in quella della superstizione, ma della pietà modesta; nell'età
della ferocia, e della passione per la caccia, ma dell'ospitalità, e
dell'eroismo.
Tutte le rovine portano lo spirito a far il paragone tra lo stato loro
anteriore, ed il presente; ci richiamano gli eventi, ed i passati
costumi; e l'immaginazione trova nei monumenti, che le si offrono,
l'occasione di penetrare in là della portata degli occhj, e di perdersi
fra le immagini, sorgenti secrete, ma copiose di piacere, e di dolce
malinconìa.
Tali sono gli effetti delle vere ruine; ed allorchè le fattizie sono
ideate di maniera a produrre una felice illusione, possono fare quasi
la stessa sensazione.
Il colmo dell'arte sta nel togliere ad esse qualunque sorta d'apparenza
artefatta, e dare un'ordinanza, una precisione, una legatura, o una
discontinuazione, che le faccia sembrar antiche, e l'opera verosimile
dei guasti del tempo, e dell'influenza delle stagioni. Per ottenere
ciò è necessaria cosa, ch'esse sieno composte di grandi masse, e
che per quanto disgiunto, e smembrato il tutto appaja, si possa ciò
non pertanto riconoscere confusamente una certa proporzione fra le
parti. L'unione delle parti può essere cessata, poichè la disunione
è l'effetto naturale del tempo; ma devono queste essere collocate
di maniera a conservare ancora una tal qual connessione, e non
essere sparpagliate così da lontano, che l'occhio sia obbligato di
raccoglierle penosamente, o peggio ancora, che manifestino l'operazione
della mano dell'uomo, che le ha così disperse; dispersione altronde
niente indispensabile, come ce lo attestano tutt'i bei resti antichi.
Li frammenti intieri di muro potranno restar completi, e riuniti,
e far vedere di qual uso eran da prima. Qualche volta pure lo scopo
che si prefigge, di produrre cioè una determinata sensazione, rende
questa precauzione essenziale. In tal caso bisogna che rimanga qualche
vestigio della primiera destinazione dell'edifizio. In conseguenza non
vi siano mucchj informi di pietre, che significan nulla, ma delle parti
conservate, e di tratto in tratto riunite, che dinotino la forma, e la
precedente disposizione dell'intiera fabbrica.
Le ruine, ed il locale non devono manco essere in contraddizione: per
quanto incolto, per quanto rozzo sia il luogo, non deve ciò non ostante
esserlo al punto da rendere inverosimile, che la fabbrica, li cui
avanzi vi si trovano, abbia giammai potuto esservi eseguita realmente
in tutta la sua estensione, e servire all'uso, cui era destinata.
Perchè non manchi l'effetto delle fattizie ruine, convien accelerarne
la concezione, e non dar luogo a riflettere, e a ricercare se quanto si
vede sia realtà, od artificio. La riflessione è soprattutto ritenuta
da ruine d'un significato non equivoco, e determinato, e che fanno
tosto riconoscere la destinazione, e l'ordinanza della fabbrica, di
cui ne sono gli avanzi. Ad ottenere quest'effetto bastano talvolta un
basso rilievo per metà corroso, una statua spezzata, un frammento di
capitello, o di cornice, un'iscrizione appena leggibile.
Affine di dare alle ruine un'apparenza di verità, si può qualche volta
aver ricorso ad un intonaco sporco, e tristo. Dipenderà questo dal
carattere delle ruine. In generale però sono le masse di sasso, che
convien impiegare, e che vanno esposte logore, spezzate, e screpolate.
Acquistano le ruine maggior naturalezza, quando sono frammischiate ad
erbe, ed a boscaglia. La natura sembra riprendere con una specie di
trionfo il possesso dei siti, che l'architettura le ha rapito. Niente
prova maggiormente la vetustà, che un luogo, che, altre volte ornato
da una fabbrica, è oggidì ricoperto d'erba, e di sterpi. Una quantità
d'edera, che sorte dall'interno d'una conquassata torre; un ciriegio,
che solingo ed incurvato fiorisce fra ruinate mura; dei rovi sbucciati
dalle crepolature; un ruscelletto, che mormora attraverso i gradini
d'una scala appena riconoscibile, sono le circostanze varie, e soventi
volte compagne delle vere ruine, che annunziano vivamente la forza de'
tempi.
Altri accidentali oggetti potranno ancora stabilire un contrasto più
parlante fra le ruine dell'edifizio, e la trascorsa sua magnificenza.
Qual sentimento di tenerezza, di malinconìa, e di tristezza non
s'impadronisce mai dell'animo dei dotti viaggiatori, allorchè visitando
le contrade un tempo coperte da greche fabbriche magnifiche, trovano al
fianco degli informi frammenti un rozzo casolare, un miserabil tugurio
per il viandante, e nascondigli di belve feroci fra gli avanzi sublimi
d'antichi tempj! Un gufo, che abita una rovinata torre, una famiglia di
cornacchie, che si è stabilita in vecchj muri, un picciolo steccato pei
montoni, non sono cose rare presso le ruine, e rinforzano l'idea, che
si forma d'un sito deserto, da lungo tempo abbandonato dagli uomini, e
da uomini famosi.
In Inghilterra, ove non esiste un sol pezzo d'antichità greca, e
romana, con sommo criterio piuttosto si coltivano, e si rappresentano
le antichità gottiche; la qual buona usanza è di più appoggiata
dall'opinione di Home, che pretende, che nelle gottiche ruine si vede
il trionfo del tempo sopra la solidità, immagine malinconica, ma non
dispiacevole; e che le greche piuttosto ci ricordano il trionfo della
barbarie sul buon gusto, immagine trista, e che ci sconforta.
Supposto adunque, che le ruine non contraddicano l'architettura altre
volte impiegata nel paese, bisogna, che abbiano una situazione analoga
al lor carattere, e nella quale possano figurare senza estranei
soccorsi. Sembrano collocate naturalmente in ribassi sterili, e contro
eminenze aride, e sassose; non mai in riva d'un acqua chiara, fra
ridenti boschetti, o di mezzo a fiori. Sieno lontane da siti vaghi, ed
ameni: possono succedere a quelli per gettar del contrasto nel quadro,
ma non mai farne parte. Sono la proprietà dei cantoni, ove regna la
solitudine, la dolce malinconìa, la gravità, il solenne.
Le ruine non possono servire a viste opposte alla loro natura, e alle
sensazioni, che destano; in conseguenza non vogliono essere decorate
internamente a foggia di sala per mangiare, o di sala per la musica.
La gioja, ed il piacere non albergano là, dove non si mostrano, che la
caducità, e la distruzione.
L'ingresso alle medesime non sarà disposto con arte, nè abbellito. Le
ruine non devono presentarsi all'occhio; vogliono essere ritrovate,
nascoste ed inviluppate, come sono, nell'oscurità, e nella mestizia.
Scorte d'improvviso in parte solitaria fra sassosi ammassi, e fra
sterpi, e dopochè si son percorsi inospiti sentieri, ecciteranno, e
occuperanno sensibilmente l'immaginazione.
Le ruine possono spesso, per la loro situazione, e connessione con
boscaglie, comporre un quadro più pittoresco, che le stesse fabbriche
nuove, o ben conservate. Ammettono una maggior varietà nelle forme; la
mescolanza co' verdi arbusti moltiplica i loro aspetti; la loro tinta
è più dolce, e si amalgama meglio cogli oggetti all'intorno; il lor
difetto di simmetrìa facilita quest'unione, ed hanno accidenti più
varj.
L'accidental dono, ma difficile di trovare nel suo distretto delle
vere ruine di qualsiasi genere, riuscirà di tutt'altro valore, che
l'imitazione la più felice. Non si tratterà in allora, che di saperne
trarre partito, e d'accordarle felicemente col restante[19].
Si pretende, che in alcuni parchi Inglesi si siano fabbricate delle
rappresentazioni compite di pezzi d'antichità, e che dopo si siano
fatte saltar in aria col mezzo delle mine, perchè vi restassero gli
avanzi col maggior effetto di verità; procedere, che dinota piuttosto
una mal intesa prodigalità, che una ricerca di raffinamento.
Si travagliano in Roma de' modelletti, delle copie in piccolo dei
pezzi più belli dell'antichità, formate in gran parte di sughero, ed in
parte di terra cotta, con una indicibile precisione, e verità, le quali
studiandosi di passabilmente bene imitare, non si saprebbe desiderar
nulla di meglio.
SITI DI RIPOSO.
Si ha bisogno di siti di riposo per rifarsi della fatica del passeggio.
Saranno dunque essi a qualche distanza l'uno dall'altro, e sparsi nè
in troppo grande, nè in troppo piccola quantità; il loro numero sarà
regolato a seconda della maggiore, o minore estensione dello spazio
totale del giardino.
La comodità vuole, che si ripongano dei seggi in luoghi freschi,
ed ombrosi, sotto volte di fogliame, accanto colline; non in siti
intieramente scoperti, sabbiosi, ed esposti ai raggi del sole, ove
nessuno è tentato di sedersi.
Il riposo, e la comodità non formano tutto ciò, che si ricerca;
devono altresì i seggi occuparvi graziosamente con punti di vista,
con prospetti piacevoli, de' quali si gode maggiormente seduto, che in
piedi.
Alcune scene sono di tal natura, che esigono, che lo spettatore ne sia
vicino per gustarle in tutta la loro sfera; tali sono degli spartimenti
di fiori, dei gruppetti di piante rare, de' ruscelletti che scherzano.
Un agiato sedile inviterà a saporire queste leggieri delizie, che
sfuggono all'occhio passeggiando, soprattutto quando nello stesso
tempo vien provocato da altri quadri più grandi, e d'una composizione
magnifica. La situazione de' banchi dev'essere calcolata sotto diversi
rapporti.
Un picciol banco d'erba, o una elevazione di terra, che la natura
ha rivestito di muschio, è l'ordinario sedile de' paesani, e meritan
d'essere imitati nei siti d'un carattere semplice, qualora gl'insetti,
e l'umido non li rendano incomodi.
I seggi di pietra sono durabili, ma le panche, e le sedie di legno
meritano la preferenza, prive d'inconvenienti, più facili a farsi, ed
a trasportarsi, e perchè ricevono una forma, ed una vernice analoga ai
siti diversi. Più la forma sarà semplice, e leggiera, più riuscirà; la
vernice grigia, o bianca, produrrà maggior contrasto.
Per maggior comodo si potrà talvolta cangiare le panche, e le sedie
ordinarie in siti di riposo coperti. Le loro pareti difendono dal
vento, ed il lor tetto dalla pioggia. Il semi-circolo sembra la figura
la più adattata. L'architettura deve esserne semplice, leggiera, e
piacevole, e avere niente di massiccio, nè di magnifico. Si possono
ornar tali seggi d'un'iscrizione, o d'una sentenza corrispondente al
carattere della scena, o della prospettiva, della quale si gode, che
risvegli la riflessione, frattanto che il corpo riposa.
[Illustrazione: _Tav. XXI._ Seggio coperto, d'invenzione di
Schuricht.]
DEI PONTI.
I ponti vogliono essere collocati, ove un bisogno visibile li domanda.
I ponti sono inutili agli stagni, ai laghi, ed alle curvature, che
fanno le acque dormenti, perchè costeggiando le ripe, si può pervenire
all'opposta sponda; ed in simili posizioni producono cattivo effetto.
Il carattere della scena, alla quale conduce il ponte, o fra la quale
si trova, deciderà del più o meno d'ornato, o di semplicità, che
richiede. Un ponte di sasso architettato condurrà al tempio; uno di
pietre rotte alle ruine.
Nei giardini d'Inghilterra, come ho detto altrove, veggonsi de' ponti
superbi, stati ricavati taluni dal Palladio, che appena osò di porli in
carta, come ideale progetto.
I ponti di muro hanno un aspetto pesante, e troppo comune; vogliono
esser di sasso, oppure di legno. Soventi volte l'andata ad una grotta,
o ad un eremo non domanda altra sorta di ponte, che alcune selci
ordinarie, comodamente, e con sicurezza riposte.
Quelli di legno hanno un'apparenza più leggiera, e ridente; sono nello
stesso tempo più suscettibili di una maggior varietà di forme, e danno
più facilmente luogo ad una capricciosa costruzione.
Quando in un giardino necessitano più ponti, fa di mestieri prevenire
l'uniformità dei loro aspetti, evitando di collocarli in linea retta,
ed alla fila, e variandone la costruzione, e l'ornato. Per tal maniera
i ponti, oggetti necessarj, ponno divenire mezzi d'abbellimento,
e d'apparato. Accrescono la varietà, e concorrono a produrre belle
perspettive. Esposti allo scoperto spargono intorno una certa vivacità;
e cagionano miglior effetto quando appajano per metà nascosti ai
fianchi d'un bosco; o quando in siti più alti, hanno per fondo la
costa di un colle, o un oscuro bosco; o quando ancora si presentano
attraverso tronchi d'alberi, che vi formino sopra de' fiocchi, e de'
cesti. In vaghi distretti vi si collocheranno sopra delle stabili
seggiole.
PORTE.
Quando debbansi praticar delle porte, e dei portoni in un giardino,
l'ordine toscano ne sarà il più conveniente, e vi si osserverà la più
grande semplicità. Riescono di miglior effetto alla vista, allorchè
sono, da una parte almeno, coperti ne' fianchi da cespugli, e da
alberi. Alle sortite del giardino difficilmente faran bene mostrandosi
sfacciatamente; converrà il più delle volte nasconderli in parte, ed
anche intieramente.
STATUE.
La profusione delle statue nei giardini presso gli antichi Romani era
in parte scusata dalla loro mitologìa, ed in parte dalle loro usanze;
non così presso i Romani moderni, che hanno trasformati i loro giardini
in altrettante gallerìe; e peggio che peggio parlandosi de' Francesi,
i quali, finora almeno, non avevano diritto di far mostra nei loro
giardini, che di cattive copie, o di mediocri originali.
Tutto ciò che orna un edificio, non adorna egualmente un giardino, e
di tal numero sono le statue; tanto più se si tratta di giardini, che
devono imitare varj tratti della bella natura. Tuttavìa volendosene
pur impiegare, non saranno fuor di sito una Flora tramezzo ai fiori,
un Bacco sotto una pergola, una Diana in un bosco, Pomona nell'orto,
e Venere, e le Ninfe al fonte. L'impressione, che desteranno però, non
sarà mai gran fatto piacevole, attesa l'usanza resa di troppo comune; e
considerate come divinità tutelari del sito, il lor interesse è svanito
per noi. Produrranno forse miglior effetto le statue allegoriche
della pace, della vittoria, dell'abbondanza, e quelle ancora d'uomini
illustri, in siti a loro consacrati. Si potranno situare delle
statue simmetricamente intorno l'abitazione, a motivo delle opere
d'architettura, alle quali appartengono in qualità di produzioni
d'un'arte collega; ma in un giardino sarà meglio disperderle quà e là.
D'ordinario nel gran pezzo di tappeto verde, che circonda la casa,
campeggia con buon effetto la statua colossale della divinità,
cui sembra dedicato il giardino, usanza probabilmente ricavata
dall'antichità più nascosta, quando nell'orto si costumava di riporre
la statua di Priapo.
Le statue esposte allo scoperto nei modernissimi giardini Inglesi
sono totalmente proscritte; e diffatti la perpetua loro immobilità
annoja, tolgono l'illusione, la verità, e l'effetto dei siti naturali,
e quasi sempre non vi son collocate così che per pompa; su di che è da
riflettersi, che le statue non ammettendo mediocrità, se son belle,
vogliono essere meglio apprezzate, e riparate, e se cattive, non van
mostrate del tutto[20].
Le statue propriamente non sembrano fatte che per l'ornato degli
edifizj, e particolarmente per quello dell'interno. Nei giardini
ciascheduna richiede il suo tempio, o la sua sede, ove figurare da
sola, o con analogo corteggio. Convengono così, nè mai sfacciatamente
nei siti, ove natura domanda a dispiegare le sue bellezze; ove quando
pur s'incontrano, sembrano d'essersi scostate a caso dalle loro
stazioni, d'essersi perse in cammino, e smarrite nei luoghi, ove certo
non si aspettava di trovarle.
[Illustrazione: _Tav. XXII._ Piramide con sua cella, spaccato,
e pianta, d'invenzione del cittadino la Gardette.]
MONUMENTI.
Se all'esempio degli antichi noi imparassimo a pregiar maggiormente
l'energìa dei monumenti, noi potremmo, godendo nello stesso tempo
dei piaceri campestri, risvegliare pure in alcune parti de' nostri
giardini la memoria di un merito eminente, o di un'azione grande, ed
utile, e nutrirvi per tal maniera de' sentimenti morali. Nei giardini
si possono consacrar dei monumenti ai filosofi, ai poeti, ai grandi
artisti, ai cittadini utili, ed agli amici tanto morti, che vivi.
Questi contrassegni di memoria possono essere egualmente dedicati al
piacere, ed al dolore, ed esigono sempre una scena analoga al carattere
di queste emozioni. Il monumento d'un avventura, d'un sentimento,
d'una ricordanza piacevole attragga l'occhio sulla bella collina,
che sormonta: un monumento di duolo, o di malinconìa si nasconda
modestamente in un fondo appartato, nel mezzo di folti virgulti, o
sotto alle roccie.
Gli effetti dei monumenti posson essere molto variati, a seconda
della diversità delle persone, o dei soggetti, de' quali rinfrescano
la memoria. Risvegliano dei ricordi, e dei sentimenti interessanti
di venerazione, d'amicizia, d'amore; delle emozioni, che apportano un
grato piacere, o una dolce malinconìa. Allorchè le bellezze di natura
hanno saziato i nostri occhj, noi amiamo di fermarci presso quei
monumenti, ove il cuore vi trova pascolo novello.
Li monumenti, tanto comuni in Inghilterra, il cui soggetto è preso
nella stessa famiglia del proprietario, o nel ristretto cerchio de'
suoi amici, sono i più energici per lui, ma non così per tutti gli
altri.