giardino all'Inglese, dove dato luogo ad uno sviluppo d'idee, e di
sensazioni filate, se ne dovrà seguire la traccia atta a trattenere
più aggradevolmente l'animo nostro: quest'ordine sarà tanto più
preciso a tenersi in un picciol giardino, sommesso necessariamente a
maggior artificio. In un grande si ritrarrà talvolta maggior diletto,
passeggiandolo solo; poichè l'animo nostro, sempre inteso a contemplare
le rarità, che gli si presentano, e la fantasìa, che non è prevenuta,
gustano più voluttuosamente le produzioni della natura, e dell'arte,
intanto che ci lusinghiamo passand'oltre di pascolarci sempre più
lautamente.
DEI VIALI.
I grandi viali rettilinei sono proscritti dal genio pittorico. Da
lontano ristringono, e tagliano malamente la casa, e veduti dalla
casa, nascondono, e tolgono di mezzo gli andamenti, gli effetti,
e le bellezze del paese d'intorno, che vogliono esser raccolte, ed
amalgamate col giardino, ad ottenere il cui intento deve esser rivolta
tutta la cura, ove il contorno le presta; e dove no, il giardino deve
rappresentarle nel suo seno, ciò, che costituisce giardino all'Inglese.
Un breve viale retto potrà aver luogo, rare volte però, come si è
detto di sopra, ma giammai un lungo, e a più forte ragione una maggior
quantità di grandi viali simmetrici, per motivo della nojosa uniformità
che generano, perchè limitano la vista da ogni banda, e perchè la
linea retta, dividendo il terreno in due parti, guasta così il più
bel sito. Le rette, e fitte piantagioni ancora si oppongono alla
libera circolazione dell'aria, e ne' bassi-fondi possono contribuire
all'insalubrità della situazione. Lo scarso piacere poi, che procura
all'occhio l'infilatura, osservato il viale dal corrispondente interno
del palazzo, non compensa tante mal opere.
Si consideri ancora quante cure, è quanto tempo vi vuole per avere
gli alberi alla debita altezza onde produr buon effetto, e quanto
sia difficile riaverne de' nuovi della stessa specie nei siti fissi,
ove ne son morti; ciò, che forma uno degli avvantaggi incomparabili
dello stile moderno, dove i posti difficilmente sono invariabili, e
molto meno le specie. Si preferisce sempre in Inghilterra un cammino
obbliquo, e in linea ondeggiante, guarnito di gruppi d'alberi, e
d'altri oggetti sparsi. In una avvenuta sinuosa tutto ciò, ch'è
interposto, sembra metter la casa in movimento, e farla marciare
col viaggiatore; nascono mille effetti piccanti, e varj, offrendosi
perpetuamente il palazzo sotto diversi punti di vista, e prendendo a
ciaschedun passo una nuova forma.
[Illustrazione: _Tav. XIX._ Veduta di Wilton di Lord
Pembroke.]
DEI TEMPJ.
Fra le nazioni moderne gl'Inglesi i primi hanno introdotte nei loro
giardini fabbriche a foggia di tempj antichi. Allorchè il nuovo gusto
principiò ad estendersi, si pensò a nuove invenzioni proprie a dare
ai siti naturali un aspetto più nobile, e compiuto, che rilevasse le
bellezze di natura, si prestasse al pascolo della mente, e servisse
altresì al comodo. In conseguenza di tal ricerca non si poteva non
pensare agli antichi tempj, atteso ancora che contemporaneamente i
dotti, che viaggiavano nella Grecia, e nell'oriente, cominciavano a
spandere sulle ruine dell'antichità una luce più serena, e più chiare
nozioni[12].
La posizione de' tempj antichi contribuiva a rilevare la loro bella
architettura. Erano isolati, e circondati da belle piazze ornate di
statue. Comunemente
posavano sopra un'eminenza, o su d'un poggio; ed avevano talvolta da
ogni parte, e talvolta alla sola entrata principale, una superba scala
di marmo.
Secondo i precetti di Vitruvio, si dovevano determinare le differenti
situazioni de' tempj dai diversi caratteri delle stesse divinità, cui
erano consacrati. Giove, Giunone, e Minerva in qualità di principali
protettori dell'uomo li avevano nei luoghi più alti; Mercurio, Iside,
Serapide nei mercati; Apollo, e Bacco in vicinanza dei teatri; Cerere
alla campagna; e Nettuno alle spiagge del mare. Quelli di Marte,
di Bellona, di Vulcano, e di Venere erano situati fuor di città: si
riguardavano queste divinità come turbolenti, e dannose[13].
Vitruvio dà istruzioni sopra la scelta, che bisogna fare dell'ordine
d'architettura, secondo le differenti divinità. Ai templi di Minerva,
di Marte, e di Ercole destina l'ordine dorico come riputato per il più
grave, e solido; a quelli di Venere, di Flora, di Proserpina, e
delle Ninfe il corintio, come il più elegante, e delicato; a quelli
di Giunone, di Diana, e di Bacco assegna l'ordine jonico, che tiene
il dimezzo fra la semplicità del dorico, e la pompa del corintio. Il
medesimo autore prescrive le qualità diverse de' marmi, che convengono
alle diverse divinità; assegnando il bigio, ed il rossiccio ai tempj
di Giove, di Marte, e d'Ercole; il bianco, ed il brillante a quelli di
Flora, e delle Grazie.
Gli ornati esterni, ed interni del tempio avranno un rapporto
convenevole alla natura, agli attributi, ed alle azioni del nume.
Il famoso tempio di Apollo, innalzato da Augusto sul Palatino, era
decorato così: nel vestibolo spiccavano le simboliche statue, che
indicavano i benefici suoi effetti; nel timpano v'era l'aureo cocchio
del sole; le porte eran d'avorio; ed i muri di marmo bianco contenevano
de' bassi rilievi relativi ad Apollo. La sua statua campeggiava
nell'interiore del tempio: due biblioteche separate sui fianchi, l'una
composta d'opere Greche, e l'altra d'opere Romane, attestavano la
divina sua influenza[14].
La prima legge, che devesi scrupolosamente osservare nelle imitazioni
de' tempj antichi, è quella di conservar fedelmente le loro forme, le
loro proporzioni, ed il lor carattere; ed in conseguenza di cotesto
loro carattere, li cui principali elementi sono la bellezza, ed il
maestoso, i tempj non converranno che in siti convenienti, e scelti.
Debbonsi essi riservare per situazioni ricche, e dignitose, ove
possano armoniosamente produr buon effetto. Si vedono con piacere sopra
eminenze, d'onde si scopra una superba vista, ne' siti, che inspirano
maestà, e venerazione, e dove le impressioni, che forma lo spettacolo
della natura, vogliono essere sublimate.
Nei vasti ricinti, che abbracciano moltiplici scene, vi può essere un
maggior numero di tempj; variandosi tuttavìa la grandezza, le forme, la
situazione, e la lor destinazione.
I templi rotondi sembrano i più conformi ad un giardino. La di lor
forma riunisce alla dignità una cert'aria di leggierezza, e di vezzo,
che li rende soprattutto raccomandabili ne' luoghi, ove natura spiega
le sue dovizie. I quadrilunghi, o quadrati ricevono tanto dalla loro
forma, che dalla loro più vasta estensione, e dal maggior numero di
colonne, un aria più solenne, e rispettabile.
Riesce inconcepibile come la maggior parte dei tempietti, che finora si
vedono ne' nostri giardini, non sieno composti che di sole colonne, di
cui vi hanno rarissimi esempj nella bella antichità; poichè realmente
non sono capaci d'alcuna destinazione, fuorchè di quella troppo
limitata, di formare un semplice punto di veduta.
I templi di giardino non sono più per noi edificj destinati al divin
servizio; quindi l'interno loro non esige la distribuzione, che a
quelli davano gli antichi[15]. Possono perciò esser disposti secondo
l'usanza
della vita socievole del giorno, e formare interiormente delle sale, e
de' gabinetti. Per rapporto al bisogno di luce, questa si procaccierà
preferibilmente dall'alto.
I tempj convenevoli ad un giardino sono quelli del Sole, di Diana, di
Cerere, di Flora, di Pomona, d'Apollo, delle Muse, e delle Grazie; e
lo sono perchè più suscettibili d'allegorico significato, richiamando
le forze, gli effetti, e le proprietà della natura; ma vogliono essere
distribuiti con economìa, e sempre nel mezzo di scene corrispondenti al
carattere, che dispiegano.
Volendo rinunciare ai soggetti, che somministra la mitologìa,
si potranno sostituire con guadagno quelli, che emergono dalle
circostanze, e dai sentimenti, che accompagnano la vita campestre;
quindi i templi consacrati alla serenità, al riposo, al ritiro, ed alla
contemplazione, riusciranno convenevolissimi ad un giardino.
Le differenti stagioni dell'anno, e le diverse parti del giorno possono
altresì avere i loro tempj, onde rinvigorire l'impressione delle scene,
che preferibilmente loro son dedicate, ed onde moltiplicare la varietà
de' piaceri particolari a ciascheduna di esse. Edificj di simile
invenzione contribuiscono grandemente ad accrescere la vaghezza, ed a
caratterizzare i siti, ed offrono al genio dell'artista nuovi impulsi.
Il tempio della primavera s'innalzi in sito fresco, e giocondo; questo
tempio sia d'uno stile lusinghevole, circondato d'immagini ridenti, che
annunzino il risvegliamento della natura, ed inondato di fiori, tra'
quali gli zeffiri di ritorno ricominciano i loro scherzi.
Quello del mattino sormonti la molle pendice d'un poggio, ove domini
del paro l'amenità, e l'allegrìa; la sua architettura sia leggiera, ed
aerea; l'esposizione verso lo splendore della nascente aurora; e sia
circondato d'acque, e di vicini boschetti, i quali moltiplichino lo
spettacolo superbo, che offre l'errante luce.
Il tempio della state ricco, e superbo compaja con pompa in mezzo
a fiori, e a piante rigogliose, che crescano con profusione fra'
boschetti d'alberi fruttiferi, i cui doni maturandosi, stendano di ramo
in ramo una mescolanza, che rapisca, di forme, e di colori.
Sopra un pendìo al coperto de' cocenti raggi del sole il tempio del
mezzodì si nasconda entro il fogliame, e la selva de' rami d'un augusto
albero, ed annoso; e meglio sarà se vi sgorgassero d'intorno de'
ruscelletti, procurando i piaceri della freschezza, e facendo nascere
quelli del riposo.
Il tempio dell'autunno, accompagnato dal dolce sereno del giorno, si
mostrerà fra boschi atti alla cacciagione, o sopra un colle coronato da
pampini, da sorbe, e da altre piante a bacche.
Quello della sera, negletto e solingo, riposerà fra gruppi leggieri di
piante odorifere sull'occidental pendice d'un monticello, cui lambe una
sfuggevole onda.
Lo scopo di siffatte osservazioni non è altro, che quello di accennare
all'artista giardiniere una nuova messe, e delle strade, che puonno
condurre a incalcolabili invenzioni.
Gli emblemi espressivi, e che tolgano ogni sorta d'incertezza, quì
si adattano meglio, che le iscrizioni; altronde le decorazioni hanno
un maggior merito, allorchè riescono nel medesimo tempo immagini
allegoriche. Questi ornati convengono a diverse parti dell'edificio, e
soprattutto nella facciata, e nel fregio. Debbono riunire la semplicità
alla chiarezza, e non esser composti che d'un picciol numero di simboli
poco complicati, ma aventi un intimo rapporto colla cosa che si vuol
denotare. Si ponno altresì rappresentare in bassi rilievi.
Sull'esempio de' Greci, e de' Romani ci sarà permesso ancora
d'impiegare i tempj, come monumenti, consacrandoli nei nostri giardini
a uomini d'un merito eminente. Nessuna sorta di fabbrica pare più
conforme di questa a tal uso, che le dà una destinazione più precisa,
che quadra col carattere de' tempj, e rende loro una parte della
dignità, che avevano fra gli antichi, ov'erano in primo luogo dedicati
agli dei, ed in appresso agli eroi, ed ai sapienti.
I tempj offrono delle memorie più ragguardevoli, e più degne, che le
urne, e gli altri sepolcrali monumenti.
La costruzione di questi tempietti non è grave neppure a quelli, che
hanno una modesta fortuna, i quali per tal mezzo possono elevare
il loro giardino al rango di que' siti sacri, dove si rende culto
al merito, siti tanto conosciuti dai Greci, ed ignoti tra noi. I
tempj dell'amicizia, e dell'avita virtù, e quello dei grandi uomini
dell'Inghilterra, che si veggono a Stowe, appartengono a questa classe,
di cui ne fornirono i primi esempj.
Del resto noi ricercheremmo nei giardini sovrattutto i monumenti
consacrati a quella specie di merito, che ha un certo legame col sito;
noi vi desidereremmo dei tempj consacrati alla memoria di quei genj,
che sparsero nuovi lumi sopra i differenti rami dell'agricoltura, sopra
l'arte di coltivare i giardini, e generalmente sovra gli augusti, e
reconditi arcani della natura; che ora co' loro canti entusiastici,
ora coi loro quadri d'imitazione avvezzarono gli uomini a sentire
le bellezze della creazione. Il carattere particolare, proprio
a ciascheduno di questi chiari ingegni, fornisce l'occasione di
presentare una situazione, ed un adornamento convenevole a consimili
fabbriche. Gli emblemi prestano altresì in questo caso i loro utili
soccorsi; ma le iscrizioni offrono degl'indizj più intelligibili, e
brievi. Basterà il nome solo collocato nel fregio.
Non intendo di affermare, che quando si voglia innalzare un tempio,
sia necessario di costruirlo di maniera precisamente greca; un tempio
gottico talvolta in alcune posizioni può produrre maggior effetto
ancora; ma egli è vero altronde, che l'architettura greca è in possesso
da secoli d'essere sola apprezzata. Le sue bellezze sono fuori d'ogni
dubbio, e compajono tali a tutte le nazioni, alloraquando il sentimento
del nobile, e del grande si sviluppa in esse; e non addivenne che
per rozzezza di costumi, privati di gusto, e per effetto di pretta
barbarie, che si riuscì a soffocare, durante uno spazio di tempo,
la sensibilità ingenita, che ciascheduno sente naturalmente per la
sua placida semplicità. Le proporzioni, le forme, la distribuzione,
l'ornato, tutto ciò, che appartiene alla buona architettura, i Greci
lo mostrarono eminentemente ne' preziosi modelli, de' quali tuttavìa
ne ammiriamo gli avanzi sublimi. Ne' migliori secoli moderni si sono
imitati i Greci nell'arte del fabbricare, come nella scultura, e nella
poesìa. Tutte le nazioni, che hanno qualche pretesa al buon gusto,
risguardano l'architettura di questo popolo, come il lor patrimonio.
Quindi a noi stessi sembra questo popolo men discosto da noi, perchè
la gioventù si forma all'ombra de' suoi monumenti, perchè le nostre
arti, e le nostre scienze riaccendono spesso al suo fuoco l'estinta lor
fiaccola, e perchè viviamo in una specie d'intimo commercio col suo
genio, e la sua virtù. Si converrà però facilmente, che l'imitazione
non deve degenerare in copia servile; e non si dovrà ammettere,
che ciò, che è adattato al nostro clima, al nostro genere di vita,
differente da quello de' Greci, ed ai nostri differenti bisogni.
Ne' parchi Inglesi si vedono alcune volte delle chiese gottiche, il
cui aspetto risveglia la venerazione, collocate in cantoni segregati,
e taciti, fra' monti, e rocchi, e circondate d'alberi venerandi. Il
carattere di consimili chiese, e cappelle è riposto nella semplicità
dignitosa. Qualunque sorta di magnificenza, e di lusso n'è sbandita.
DELLE GROTTE.
Si nominano così le concavità, ossia gli spazj vuoti, e panciuti,
dirò così, che s'incontrano nel seno della terra, e segnatamente
nell'interiore delle montagne. Si attribuisce la formazione delle
grotte a diversi rovesciamenti parziali, che hanno potuto cagionare i
fuochi sotterranei, o le acque, che penetrando a traverso le montagne,
e le roccie, hanno staccate, e strascinate con se le terre, e la
sabbia, che presentavano loro minor resistenza, lasciandovi sussistere
le parti più solide, che non hanno potuto smuovere; e per tal modo
hanno dato luogo alla formazione delle grotte, e delle caverne[16].
Le grotte, che attualmente nei nostri giardini sono l'opera dell'arte,
erano ne' primi tempi la dimora d'uomini, come lo sono ancora
oggigiorno presso de' popoli barbari. Questi nascondigli nelle
montagne, e fra i rocchi perdettero la rusticità loro, dacchè i Greci
cominciarono a dedicarli alle Ninfe.
Era opinione, che le ninfe amassero le fonti; ed una umidità
condensata, che stillava dall'alto, e dai lati, imprimeva sovente alle
grotte la lor figura. Spesse volte ancora la sorgente era impregnata di
particole petrose, che deponeva, e che segnavano il di lei corso d'una
specie d'intonaco. L'immaginazione dava vita, e significato alle figure
prodotte da questi accidenti. Il cacciatore, il paesano, ed il pastore
si portavano in queste grotte a porgere alle ninfe le offerte relative
alla loro natura, ed agli oggetti, sopra cui era fama, che vegliassero.
Le sacrificavano ora un agnello, od un capretto; ora de' frutti, ora
del latte, dell'olio, e del mele. La buona loro semplicità credeva, che
queste tutelari divinità vi erano presenti, benchè invisibili, e che si
conciliava il lor favore con questi doni. Si circondavano di ghirlande
le loro statue, e si consacravano loro degli orticelli.
Pane, e Bacco, che insegnavano le canzoni alle ninfe, erano riputati
essere l'ordinaria loro compagnìa, e vedevansi spesso le loro statue
innalzate nelle grotte. Sul mezzodì la pastoral zampogna taceva per
non interrompere i sonni di Pane, che costumava in quell'ora di dormir
nelle grotte.
Questa pittura delle grotte consacrate alle ninfe porge quell'amenità,
che sapevano i Greci spargere con tanto sale su d'ogni cosa. Eran
luoghi santi, esenti d'ogni timore. Non formavano ancora parte de'
giardini, che presso quella nazione non sortirono dai limiti della
primiera rusticità, ma formavano oggetti staccati, che ricevevano
dalla loro situazione al lungo de' laghi, e de' fiumi, ne' monti, e
ne' boschi un carattere perfettamente campestre. La conoscenza del
primitivo loro destino può condurre l'artista giardiniere ad invenzioni
piacevoli, che portino l'impronto dell'antica loro rispettabile
semplicità.
La storia delle grotte ne' secoli posteriori non è così serena, che al
tempo delle ninfe de' Greci. Nei tempi di guerra, e de' suoi flagelli,
questi ritiri si trasmutavano a vicenda in ispelonche d'assassini,
e nell'asilo dell'infelice. Talvolta diventavano il soggiorno d'un
eroe, e perfino delle fortezze d'importanza. Allorquando poi l'amore
della vita solitaria si diffuse fra' cristiani, le grotte divennero
l'abitazione de' santi, che, allontanati dall'aspetto del mondo, vi si
consacravano alla contemplazione. Vi scavavano nel sasso gli altari,
le cucine, i dormitorj, e le altre comodità essenziali alla vita. Era
il tutto la semplicità stessa: la povertà solo, e la devozione erano
le inseparabili compagne dell'uom religioso. La di lui vita austera, e
sobria gli attirava sovente l'attenzion del vicinato; e la sua grotta
era un luogo sacro, a cui non vi si accostava, che con venerazione.
Non v'ha cosa più necessaria all'arte, acciò formi delle grotte
imitanti le naturali, quanto il ritornare col pensiero sulla primiera
costruzione fatta dalla natura stessa, giacchè le opere dell'arte
in questi oggetti si sono tanto scostate dal vero modello[17]. Noi
vediamo che le grotte sono native de' paesi montuosi, e che abbondano
di tufi, o di roccie. Non converranno adunque, che ne' cantoni
composti di monti, e di rupi, che ammettono cavità, e screpolature, sia
accidentali, sia formate dalla mano dell'uomo.
L'impiego dei macigni nella formazion artificiale delle grotte è
giustificato dalla maggior facilità, dalla solidità, dalla diminuzione
che cagionano dell'idea di deserto, offrendo l'immagine di una certa
tal quale abitazione. La presenza dell'uomo giustifica un po' più di
ricercatezza, che non esigerebbe l'aspra natura delle grotte, quale
riuscirebbe per altra parte
effetto assai difficile ad ottenersi. Possono esser ricoperte di
musco, e di piante serpeggianti; in tal canto può crescervi un
cespuglio d'un verde piacevole, e nel circondario ponno slanciare gli
alberi l'orgogliose lor cime. Queste circostanze non distruggono il
carattere proprio di una roccia; l'addolciscono soltanto, correggendone
l'uniformità, diminuendo la secchezza delle forme, e tuttavìa
s'accordano coll'aspetto naturale d'una grotta. Ponendovi all'intorno
delle piante a fogliame oscuro, e tristo, l'artista può accrescere
l'impressione, che desta l'aspetto ignudo, e canuto della rupe. Può
darle vivacità, compartendo l'acqua in ruscelletti, e rinforzarne
l'apparenza selvaggia, adunandola in impetuoso torrente. Può praticare
nell'interno varie aperture, farvi de' sedili, e delle comode
abitazioni.
Una grotta artificiale deve soprattutto avere una tal situazione,
quale noi siamo avvezzi a vederla in natura; dev'essere appoggiata a
collina, a rupe, o collocata fra' scoscesi massi, e fra' ruscelletti,
in siti bassi, ed oscuri. Non v'è niente di men naturale, che grotte
fattizie alla pianura, o ne' luoghi scoperti, ove immediatamente
attirin l'occhio. Debbono avere una situazione allontanata, e mesta, e
che non si scopra con facilità. Non saran annunziate nè da introduzion
elegante, nè da uno spazio in avanti riccamente adorno. Non sarà per
questo essenziale, che il sito sia affatto chiuso, e privo d'ogni sorta
di vista; vi posson essere praticati de' fori diversi, che presentino
ridenti prospettive, particolarmente all'acqua. Nella formazion delle
grotte deve regnare una composizione semplice, negletta, e rustica.
L'interna decorazione è riposta nella configurazione stessa de' sassi,
e negli effetti accidentali dell'acque, che vi trapelano, o che le
percorrono. Qualunque sorta di distribuzione, e di ornato, che non vi
si potrebbe trovar naturalmente, non vi ha luogo. Sia semplicissima
la sua forma esteriore: un mucchio irregolare di pietre; una parete
di screpolato sasso; una rupe composta di masse isolate, che sembrino
d'essersi separate per l'effetto del tempo, o dell'acque, in quà
in là imbrattate di musco, e di sterpi, o tappezzate d'edera, e di
vite selvatica, che serpeggino fra le fessure, in alto ricoperte di
terra, ove spuntino a stento degli umili arbusti, li cui languidi rami
cadano sopra l'entrata; de' ruscelletti, che scorrino nei fianchi fra
cespugli.
Quantunque le grotte de' giardini non sieno che imitazioni delle
naturali, tuttavìa si penserà a disporle in modo, che riescano pulite
come conviene, e che non sieno mai pericolose. Non saranno umide, nè
impenetrabili all'aria purificante, nè manco debbono esser basse, e
strette. Non sono refrigeranti, e d'uso, che allora che son composte
d'elevati macigni secchi, con vaste volte foracchiate d'aperture, che
diano luce, e vista.
Si può dare ad esse un carattere determinato, che si rapporti agli
usi, ai quali altre volte servivano. Si può consacrarle ad una ninfa,
ad un antico eroe, ad un santo; e farvi campeggiare gli oggetti,
e le particolarità, che ci rammemora la storia. Sarà però meglio
prescindere da qualsivoglia oggetto mobile, ed accessorio; cosa
che d'ordinario degenera in puerilità, e che non appartiene alla di
lor natura; cosa senza verità, di breve illusione, e che toglie il
possibile miglior uso del sito. Tutto al più sarà permessa una concisa
inscrizione; e per riguardo all'ornato, ed al movimento vivente,
glielo comunicheranno, come in tutte le altre parti del giardino, le
persone stesse, che l'anderan visitando, che debbonsi considerare per
le vere e sole macchiette del quadro; e quando pur predominasse l'amor
del maraviglioso, suggerirei piuttosto delle mascherate conformi alle
diverse scene, che presenta il giardino.
Le grotte per se stesse riuscendo oggetti straordinarj in natura, ed i
giardini presentando di rado de' siti convenevoli ad esse, sarà meglio
risparmiarle. Un bel giardino può esserne privo senza difetto.
Qualora, pel bisogno di smaltir terre, si determini d'innalzare in una
parte del giardino un'artificial collinetta, anche pel risparmio delle
stesse terre, si potrà disegnare il piano d'un'intralciata grotta,
da elevarsi a foggia di cantine, ricoperta da grandiose volte, o da
macigni. Per la maggior chiarezza della cosa, ne presento quì uno
schizzo, che basterà a suggerire altre idee più convenevoli, e più
belle.
[Illustrazione: _Tav. XX._ Grotta sforata, d'invenzione di M.
Schuricht.]
DEI ROMITAGGI.
I romitaggi, che si collocano nei giardini, opere dell'imitazione, sono
destinati meno ad essere abitati, che a far gioire per qualche istante
del riposo, e della solitudine, ed a rinforzare le impressioni, che
destano i cantoni pacifici, e melancolici.