suo corso. Le di lui enormi masse si ravvolgono, e si precipitano
con forza, ed ardimento; distruggono quanto loro si oppone; e quando
l'ostacolo è insormontabile, si fanno strada da un'altra parte, e
mugghiano ne' nuovi rigiri con indegnazione, e furore. Le acque del
torrente sono in perpetua agitazione, affrettandosi, stringendosi l'un
l'altra, zeppe di fremiti, e di calda schiuma. Le sue sponde attestano
la sua violenza, spogliate di piante, aride, ineguali, squarciate;
o con alberi quasi sospesi in aria, le cui nude radici, sortendo di
terra, minaccian ruina ad ogni momento; lacere foglie, e piante svelte
al nativo suolo, resti di capanne, e di villerecci tugurj nuotan
dispersi sull'onde turbinose. Il suo letto mostra dovunque i segni
della violenza del tiranno, che non sa riposare nel suo seno, che cerca
nuove mete al suo furore, e che strascina, e raduna sabbie, macigni,
e rottami, per ripercuoterli co' suoi flutti. L'orrido suo muggito
fa tremar da lontano la solinga spiaggia; il selvatico abitator n'è
fuggito, e lo smarrito viandante, che si caccia attraverso i labirinti,
che formano gl'intricati cespugli, non vi si accosta, che con ribrezzo.
Simili invenzioni appartenenti al genere grandioso riescono d'una
costosa e malagevole esecuzione; altronde praticandosi d'ordinario i
torrenti, affine di rimediare colla finzione all'effettiva mancanza,
o scarsezza d'acqua, non potran mai avere in conseguenza il pieno loro
effetto.
Esistono però de' torrenti più placidi, e quasi continuamente privi
d'acqua, la cui imitazione supplirà in parte al desiderio di essa,
presentandone almeno il simulacro, e la nativa culla; e si potrà
accrescerne l'illusione colla costruzione di ponti, e coll'accennare
il corso di qualche rigagnolo, che di tanto in tanto li percorra.
Producono buon effetto coll'alto, e basso delle ripe, e servono
mirabilmente a dividere le masse del terreno. L'entrata, e la sortita
de' torrenti, ed anche di qualsivoglia sorta di fiumi, vuol essere
nascosta con ogni arte.
FIUME.
Il fiume si distingue dal torrente per la continuità delle sue acque,
per la sua progressione in lunghezza, e per la lentezza, e regolarità
del suo corso. È suscettibile tuttavìa di rigiri diversi, che formano
una delle principali sue bellezze; le altre consistono nella limpidezza
dell'acque, e nella vaghezza, e varietà delle sponde, ec.
Benchè in conformità del suo carattere il fiume s'avanzi in lunghezza,
e che sia precisamente questa lunghezza, che ne forma il suo capital
pregio, tuttavolta non può sempre essere in linea retta, stanti le
ineguaglianze naturali del terreno, il che altronde gli darebbe un
aspetto uniforme, ed approssimantesi a quello d'un artefatto canale.
Al contrario un fiume naturalmente fa raggiri, che l'abbelliscono de'
pregi della varietà; ma queste sinuosità devonsi rotondare dolcemente,
e non piegare bruscamente, nulla offendendo di più la vista, che un
subitaneo passaggio dalla linea retta alla curva. Questi rigiri nè
manco debbon essere soverchiamente moltiplicati, perchè allora tolgono
l'idea del movimento progressivo. Le sinuosità diverse d'un fiume, che
scorre fra terreni erbosi, ed umili cespugli, fra capanne isolate, e
fra gruppi d'alberi, vedute tutto ad un tratto dall'alto, offrono il
più seducente spettacolo di lumi, e di mosse.
Le rive d'un fiume sono capaci di grande varietà, tanto di forme,
che di ornati. Ora son alte, ora son basse, ora in dolce pendenza,
o a scarpa ondeggiante, ora piane, ed ora sono scabre, e rotte. Il
loro natural guarnimento consiste in erba, in fiori, in cespugli, ed
in alberi. Quì gli alberi si radunano in dense masse, o s'incurvano
sull'onde, gettandovi una mezzana luce; là si dispergono isolati, o
s'allontanano dalla riva, dove succedono arbusti, e piante, fra le
quali ricompare la chiarezza de' siti scoperti. L'alternativa d'un
fiume, che si presenta ignudo, e sgombro in tai luoghi, ed in tali
altri intercetto da alberi, e da bronchi, che lo lasciano trasparire,
cagiona il miglior effetto.
Gli oggetti artefatti possono opportunamente servire alla comparsa
d'un fiume. Quasi tutte le diverse sorti d'edificj vi si confanno;
poichè l'idea, che un fiume serpeggia d'intorno alle fertili abitazioni
dell'uomo, e vi favorisce la pesca, e la navigazione, le rende
verosimili, e convenienti. Padiglioni, molini, e pescareccie capanne
contribuiran sommamente a rianimare le bellezze del luogo. Un bel fiume
ancora può servire d'abbellimento alle vicinanze, tirandone da esso de'
ruscelli, degli stagni, le cui acque si rinnovino a procreare cadute
d'acqua: si può finalmente allargarlo, e praticarvi nel seno delle
isolette.
La varietà del suo corso, e le tante combinazioni con altri oggetti,
delle quali è suscettibile, gli danno un posto distinto nei cantoni
solenni, e particolarmente nei romanzeschi. Ferve egli sopra scogli
in un fondo, o al piede d'un alto monte verticale, reso bruno da
boschi di pini; o si caccia nelle risuonanti voragini, per ricomparire
bentosto tutto spumante? In tal situazione, e connessione d'effetti
forma parte del cantone solenne. Rigiri strani, e singolari, una
straordinaria successione di velocità, e di lentezza nel suo corso, la
sua combinazione con rocchi, al lungo delle cui pareti perpendicolari
striscia sotto alberi sospesi, e nelle cui crepature si spinge con un
sordo muggito, lo rivestono del carattere romanzesco.
Gli effetti d'un fiume superano di gran lunga quelli d'uno stagno, ed
anche quelli d'un lago, motivo per cui gl'Inglesi li preferiscono a
qualunque altro genere d'acqua; e a tutto costo hanno voluto introdurne
ne' lor giardini, formando de' fiumi artefatti, sovente più larghi del
Ticino, e dell'Adda, con ponti superbi, di taluni de' quali vedonsi i
progettati disegni nell'opere del Palladio, in nessun altro paese stati
eseguiti. In alcuni de' loro giardini si sono perfino sforzati di far
derivare un lontano fiume naturale.
Volendo formare un fiume, collocatelo al piede d'una collinetta, ove
le acque vi si radunano naturalmente, ed in abbondanza; nascondete,
come dissi, il principio, e la fine con alberi, e con cespugli, o
dietro eminenze: fate comparir l'acqua per uno spazio bastante; al
sito ove termina, o si disperde, mascherate la vista con folti verdi,
con fabbriche; comunicate alle acque una libera corrente, sia per le
ineguaglianze del suo letto, sia pel mezzo di ripiani diversi nascosti,
ossia per l'effetto d'un molino; infoltite d'arbusti, e di piante
comuni, o di piantagioni più rilevate i siti gelosi, che potrebbero
manifestare l'opera dell'arte, e compartite alle sponde un contorno
facile, e spontaneo.
RUSCELLI.
L'umile ruscello fa infiniti rigiri, perchè è docile, e non si fa
strada, che difficilmente; cede compiacente all'ostinazione del
suolo: troppo debole per tirar seco un ostacolo un po' forte, l'evita;
quindi nascono li ripetuti errori del suo corso, e le moltiplici sue
sinuosità.
La vivacità forma il carattere proprio del ruscello; conviene in
conseguenza a' cantoni aggradevoli, vaghi, e ridenti, de' quali n'è
il principal ornamento. Abbonda ne' siti disseminati di colli, e di
montagne, e nelle valli fornite di sorgenti. È in balìa dell'artista
giardiniere il guidarlo, e variamente conformarlo. Serve al bagno, alla
pesca; forma cadute, ammette ponti, e li più piacevoli abbellimenti
della rustica scena.
In un vasto tratto di paese il ruscello si perde tra la folla, e la
grandezza degli altri oggetti; per far la sua comparsa ama i piccioli
distretti, dove l'occhio possa colpire le sue bellezze, e il mormorìo
arrivare all'orecchio. Li suoi pregi brillano in siti riserrati, dove
nulla distrae, e dove non appajono oggetti smisurati. Vicino al rio
collocate un bagno fra l'odorosa boscaglia, oppure un seggio d'erba
contornato d'alberi piegati. Il garrire d'un ruscello diventa un mezzo
considerabilissimo ad animare un picciol distretto, capace, com'egli è,
di variazioni ne' suoi tuoni chiari, soffocati, acuti, e dolci.
L'artista giardiniere può accrescere, diminuire, e fissare, come gli
piace, il movimento, ed il suo gorgoglio pel mezzo delle inclinazioni,
delle cavità, e delle alture del terreno; può praticarvi cadute, e
disporvi variamente il sottoposto terreno; può mettere, o togliere a
piacere gli ostacoli. Ai fianchi d'una grotta, le acque del ruscello
siano nascoste, e fervido il suo movimento. In un boschetto delizioso
il suo corso formi mille rigiri, si mostri, e si nasconda con piacevoli
susurri. All'intorno d'un seggio, o d'uno smalto di fiori, nella sua
corsa piacevolmente affrettata zampilli con rumore su' massi a varj
strati, e spruzzi vagamente la limpid'acqua contro il suol selcioso.
La vivacità a' differenti gradi forma il carattere generale delle
acque cadenti. Dappertutto annunziano la loro presenza all'orecchio,
allora pure che l'occhio non le scorge, cominciando dal più leggiero
susurro allo spaventevole mugghio. Animano il paese non solamente alla
vista, ma ancora all'udito, e le raddoppiate impressioni, che destano,
penetran l'anima.
La prima idea, che inspira un'acqua cadente, è quella di venire da
un'eminenza, da' colli, e da' monti, che gli servano di culla. Le
differenti disposizioni, tali che il più o il meno della loro altezza,
le loro declività distribuite in ripiani inclinati, o perpendicolari,
i guarnimenti loro d'alberi, d'arbusti, di cespugli, e d'erba, o
la totale lor nudità, cagioneranno dunque notabili cambiamenti ad
un'acqua di tal natura. Lo stesso terreno, sopra cui si versa, è
capace di varietà: può ricever l'acqua, e tranquillizzarla nel suo seno
erboso, piano, sabbiato, o irritarla colle sue selci, contro le quali
rimbalza, e si ravvolge. Un solo spruzzo d'acqua è di poco effetto,
ma l'unione di molti è di grandissimo. Cagionano essi schiudendosi un
incerto mormorìo? Tengono l'immaginazione sospesa. Cadono regolarmente?
Invitano alla lettura, alla riflessione, ed al sonno. I fili d'acqua
convengono ai siti gaj, ed allegri.
Attorno alle grotte, ed ai sedili ombreggiati possono uscir da uno
scoglio, e scherzare frammezzo alla boscaglia. Vicino ad un bagno, o
ad un gabinetto consacrato alla lettura, sia la lor caduta regolare.
Aumentano il piacere, se nascosti, perchè l'immaginazione se ne
occupa; e soprattutto quando sono scarsi, la necessità stessa esige,
che s'involino allo sguardo. Componendosi per ottenere simili effetti,
convien guardarsi dallo svelare la mano dell'arte. Riuscirà tuttavìa
più facile praticar de' fili, che una caduta un po' grande. I primi
possono essere velati, o almeno l'occhio non è rigido in giudicarli;
ma una caduta d'acqua perde a non esser vista: deve poter mostrarsi
arditamente, e non lo può, se non quando è ricolma di bellezze.
[Illustrazione: _Tav. XVII._ Caduta d'acqua nella villa di
Monza.]
CASCATA.
La bellezza della cascata è principalmente costituita dall'altezza, da
cui cade, e dall'abbondanza, e limpidezza delle sue onde.
Cadute d'acque accanto ai fiumi, o alla sortita d'un lago possono
piacere all'orecchio pel loro strepito; non alletteranno che debolmente
l'occhio. Ma allorchè si precipitano da un monte, da una balza
scoscesa, o da uno scoglio elevato, vi acquistan ben altro effetto,
soprattutto con masse d'acque chiare, e trasparenti. L'altezza della
caduta può portar la sensazione fino alla meraviglia, e allo spavento.
«Lo straniero, dice Haller parlando d'alcune cadute nelle alpi, vede
con sorpresa scorrere de' fiumi per l'aria, sortir dalle nubi, e
trasformarsi in nubi a vicenda.»
Procurate alle artificiali cascate gli effetti bizzarri della luce;
non le offrite nude, e scoperte, ma guarnite d'erba, d'edere, e
d'arbuscelli. Alberi e cespugli, che vi si incurvino sopra, senza
nasconderle intieramente, vi faranno bene: talvolta celate i piani
superiori, e fate sì, che l'acqua sembri sortire dal seno d'un folto
virgulto, e si veda precipitare attraverso alle cime degli alberi,
che in parte la coprono. Le acque cadenti sieno in proporzione con
quelle contenute nei recipienti, che formano, e sieno distribuite, e
moltiplicate naturalmente. Producono buon effetto vedute dal basso
in alto, ed anche migliore dall'alto in basso. La natura ci offre
le cascate nei monti, o nei colli: quando il terreno non abbia un
considerabil pendìo, la cascata è contro natura. Le grandi appartengono
ai siti eccelsi; le picciole convengono ai melanconici, ed anche agli
ameni. Proponendosi di produrre vive sensazioni, un sol getto sarà
preferibile a varj. Del resto si conformerà ai bisogni della scena,
ed allo scopo, che si ha di mira. Con macigni, e con massi si dà alla
cascata un tristo aspetto; con verdi piantagioni, un aggradevole.
DELLE CATERATTE.
La cateratta è distinta dalla cascata per un carattere di maggior
rapidità, e veemenza. Un movimento, che trae tutto seco, turbolento,
impetuoso, una sovrabbondanza d'acqua torbida, e sempre agitata,
le bianche masse di schiuma, il ruggito feroce, e la violenza, che
ributta, e distrugge tutti gli ostacoli, una nebbia all'intorno,
l'eco ripetuto dalle rupi, sono altrettante qualità, e circostanze,
che definiscono la cateratta. La sua dimora è nei monti, o fra rocche
elevate; fra ristretti spazj nelle lande, ove scatenansi soventi
le tempeste, e i rovesci d'acqua, le inondazioni, ed i vulcani. Il
suo letto mostra i segni della collera, e del furore; è ineguale,
stracciato, pieno di concavità, imbarazzato da sassi e da pezzi di
roccie. Boscaglie all'intorno con nude radici, alberi sospesi in aria,
presentano uno squallido aspetto.
Le cateratte, come parte caratteristica dei cantoni romanzeschi, e
solenni, possonsi ammettere in un vasto ricinto, dove combinino colla
natura, e con li grandiosi oggetti, che le circondino; ma è difficile
nell'imitazione ottenere anche una parte soltanto degli accidenti
sublimi, che le accompagnano; ben di rado vi si riuscirà, anche a forza
d'opera, e di spese. Pare, che la natura abbia riservata la formazione
delle cateratte unicamente al suo poter creatore.
OSSERVAZIONI SOPRA LE ACQUE.
L'acqua è uno de' più superbi oggetti della creazione, ed è l'anima
del paesetto. Non vi ha scena sì piccola, cui non convenga sotto una
qualunque forma; non ve n'ha per grande, e per brillante che sia, a cui
non aggiunga vivacità, e forza.
L'acqua compare avvantaggiosamente sotto differenti forme, e con
differenti caratteri nei cantoni d'ogni specie, nel piacevole, nel
sereno, nell'animato, nel solitario, nel melanconico, nel romanzesco,
e solenne. Fatta pur anche astrazione de' suoi differenti effetti
interessanti, essa piace dappertutto, rallegra nel vederla, dato però
che sia libera, e pura: la vita, e la freschezza colano con essa.
Per indomabile che sia in certe masse, e sotto certi rapporti, in altri
stati ordinarj obbedisce però al poter dell'uomo, che può guidarla, e
configurarla come gli piace. Può metterla in movimento, od in riposo,
stenderla, o riserrarla, variare, abbellir le sue rive, lasciarla
scoperta, od ombreggiarla, e darle tutti i tuoni. Può per la di lei
distribuzione, e combinazione con altri oggetti rendere il suo effetto
più sicuro, e più interessante; col suo soccorso può cangiar tutte le
scene, ed eccitare tutti i sentimenti.
L'uomo ciò non pertanto non ha saputo accontentarsi de' caratteri
varj, sotto cui la natura presenta le acque. Non pago di vederle
ora in riposo, ed ora in moto, accompagnate da tanta diversità di
forme, di movimento, di strepito, e d'accidenti, ha voluto pur anche
sforzarle loro malgrado a slanciarsi in aria. La sazietà, l'amor del
maraviglioso, il raffinamento de' piaceri manierati hanno prodotto
la singolar invenzione di cacciar nelle vasche di giardino tigri,
cigni, lupi, coccodrilli, delfini, e tutte le divinità dell'olimpo,
obbligandole isolatamente, o in gruppo, nelle più ridicole attitudini,
a versar acque, e lanciarle per ogni dove, e da ogni parte[11]. Questo
strano miscuglio di ciò, che appartiene al mare, al cielo, e alla
terra, tanta mostruosità sia costantemente tenuta lontana dai giardini.
Le acque salenti possono convenire in luoghi romanzeschi, e decorare
graziosamente piccioli spazj guarniti di fiori. Sono a suo posto nelle
città avanti un palazzo, e nelle grandi piazze; convengono ancora,
formando ornato inerente ad un edificio nobile, nell'interno delle
sale, dei gabinetti, ec. ec.
[Illustrazione: _Tav. XVIII._ Tenda Greca nel giardino
Belgiojoso.]
DEI CAMMINI, E SENTIERI.
Nei trattati dell'arte dei giardini trovansi delle sufficienti
istruzioni sopra la costruzione, la solidità, ed il comodo dei
cammini, e sentieri necessarj in un giardino: su questa materia devesi
principalmente far attenzione alla qualità de' climi, e del diverso
suolo.
Noi non parleremo quì della maniera di distribuire i sentieri, se non
in quanto essa è sottomessa alle leggi del buon gusto.
Sentieri superflui, come in una pianura aperta, ove nessun ostacolo
arresta il passo, riescono disgustosi, ed è dispiacevole cosa di
non trovarli ove necessitano. Nuocesi all'effetto delle rustiche
scene tanto praticandosene in troppo numero, che formandone pochi, o
distribuendoli in modo, che non se ne incontrino là precisamente ove
bisognano.
La principal destinazione de' sentieri è di condurre a tutte le scene,
senza obbligare a ritornare indietro. Ma a questa destinazione se ne
aggiunge un'altra, cioè che siano praticati di maniera a variare, ed a
moltiplicare non solamente gli aspetti, ma a presentare ancora nella
più bella comparsa le varie lontananze, ora tutte ad un tratto, ora
successivamente, frattanto che ogni altra vista dispiacevole resta
nascosta.
La distribuzione dei cammini esige dunque una attenzion vigilante
ai punti di veduta. Secondo la situazione, e la natura del terreno,
e delle campestri scene, i sentieri ora scorreranno ne' fondi, ora
si eleveranno coll'eminenze, talvolta si stenderanno in linea retta,
e talvolta si ripiegheranno; di quando in quando si ristringeranno,
e si allargheranno. Proponendosi costantemente di far gioire delle
prospettive, e degli effetti più aggradevoli delle decorazioni,
non sarà difficile d'ordinar felicemente i sentieri. Sarà dunque
contradditoria cosa principiare la formazione d'un giardino per
li sentieri, che non possonsi determinare con convenevolezza, e
distribuirsi bene, che allorquando tutte le parti, e le scene del
giardino saranno intieramente abbozzate, e decise.
Sarà sempre mal a proposito di distribuirli talmente, che molti di
essi, invece d'essere in quà in là nascosti, s'incontrino tutti in una
volta, imitando in qualche modo le strade della città; altronde non
devesi mai formarne di questi uno spettacolo.
Allorchè cominciò a diffondersi il nuovo gusto introdotto da' Bretoni,
si rigettò intieramente la linea retta, e si abbracciò l'ondeggiante.
Ma la linea, che serpeggia regolarmente, è quasi del paro uniforme,
che la retta. La linea, che s'incurva con libertà, e senza esattezza,
e si ripiega in modo a produr varietà, merita senza contraddizione
la preferenza. Noi la chiameremo la linea naturale, perchè ella si
offre agli occhj nostri ne' modelli, che ci presenta natura, e perchè
là pure, ov'è disegnata da man dell'uomo, si regola in conformità
della disposizione del suolo, e della situazione de' diversi naturali
oggetti.
La linea retta non è contro natura, e non merita d'essere del tutto
rigettata. Conviene ai grandi passeggi pubblici, ed ai larghi viali
guarniti dalle due bande d'alberi elevati. Là ove debbono aprirsi
delle prospettive lontane; ove si cerca l'allettamento, che fornisce
l'estensione, e la grandezza; ove l'occhio debb'esser fissamente
attaccato ad un oggetto importante, collocato in avanti, e destinato
a fermarlo, i cammini in dirittura sono i migliori. Inoltre la linea
retta diventa talora necessaria pel contrasto, e per l'interruzione.
L'ingegnoso miscuglio delle due linee diventa indispensabile in una
grande estensione di terreno, e ne riesce pur anche piacevole per la
diversità, che vi sparge.
Mal a proposito il nostro autore M. Hirchfeld appoggia anche di più
l'impiego della linea retta, non riflettendo, che con ciò distrugge in
gran parte la teorìa, e l'artificio de' giardini Inglesi, che non son
altro, siccome la natura intera, che un composto di curve; ed anche i
sentieri derivando da' colli, da' monti, dalle valli, da' fiumi, e da'
boschi, che li prescrivano, non sono che una parte della stessa natura,
un aggregato di curve, che si dispiegano in tutti i sensi, atteso che
l'uomo, e la necessità non fanno che secondar la natura; e non sarà che
per effetto non naturale, che diventeranno stabilmente retti.
Il sentiero sinuoso conviene alle scene, ed alle piantagioni, che
devonsi percorrere passeggiando tranquillamente, e con riflessione,
e dove la vista dev'esser gradatamente guidata da un oggetto, da
un aspetto all'altro. Compiacesi d'errare per sentieri tortuosi
fra boschetti, e fra cespi al lungo delle acque, e si diletta di
scorrere per angusti viottoli ne' bassi-fondi ombrosi, ed alla volta
degli oscuri romitorj; riescono piacevoli montando su' colli, dove
moltiplicano, e diversificano i prospetti. Servono per ultimo ad
ingrandire lo spazio.
Mediante la linea curva-ondeggiante dei sentieri, nulla si perde dello
spazio; tutto viene abbellito, e leggiadramente contornato.
Costruendo de' cammini tortuosi, evitate tutto ciò, che può
manifestar l'arte: sinuosità naturali dovunque. Non si scorgerà alcuna
progressione, alcun in-dentro, o in-fuori, che non sembri nato, che
dalla stessa natura del suolo, e che non si accordi colla disposizione
degli oggetti. Li rigiri del cammino non devonsi rompere tutto ad un
tratto, che in caso di sorpresa.
Il cammino guadagna altresì in varietà, allargandosi, e ristringendosi,
e contenendo ora nel mezzo, ora ne' fianchi spazj erbosi con gruppi
d'alberi, ed al lungo ora alberi diritti, ed ora piegati ad arco.
Che un sentiere angusto volti ad una capanna, o all'eremo, ed un largo
viale, ed anche retto conduca ad un tempio; un racchiuso viottolo
coperto di una volta di fitto fogliame discenda serpeggiando verso
la scena melanconica, che giace nell'ascosa valle. Il più o meno di
coltura dei sentieri vien regolato in proporzione delle decorazioni,
fra le quali si stendono.
L'erba, ed i fiori comuni contorneranno il cammino, che attraversa
un distretto semplice, e campestre, ed i cammini destinati ad un
delizioso passeggio, saranno ornati di arbusti odorosi, e di piante
balsamiche. Quelli, che menano a scene grandiose, avranno dalle due
parti de' grandi alberi, e de' fiori superbi, e brillanti. La varietà
de' verdi, e la vivacità de' colori arrestano lo spettatore anche là,
ove non cercava che un semplice passaggio. I sentieri siano comodi,
e bastantemente proprj. Nelle ville d'Inghilterra sono di soverchio
lusso, e sembrano terrazzi, favorendo a conservarli l'ordinaria
temperatura del clima. Al piano basterà che siano di sabbia; al colle
esigono un cemento consistente. Per ottenere il debito scolo alle acque
vogliono essere fatti a schiena di mulo.
Si distinguono i sentieri in un generale più largo, ed in altri
secondarj di minore, e varia larghezza. I sentieri in genere siano
tenuti spaziosi; vengono ristretti continuamente dal crescimento delle
piante laterali; e si prevenga il caso di doverle scioccamente tosare,
e ridurre a formare un muro verde. La vegetazione inoltre ne' siti
soffocati riesce languida, ed infelice.
Dove il giardino ha per confine la campagna, o il bosco, la
continuazione de' sentieri, e l'insensibile loro smarrire
prolungheranno l'idea dell'estensione, e produrranno buon effetto, ed
una felice illusione.