[Illustrazione: _Tav. XIV._ Antro di Polifemo nella villa di

Monza.]

LANDA.

La landa presenta un ammasso irregolare di molti cespugli, ed

arbuscelli, frammischiati di quando in quando a qualche pianta, il

tutto senza coltura, ed intieramente abbandonato alla rusticità, ed

al libero disordine. Benchè vi si possino praticar de' sentieri,

tuttavolta le lande non sono destinate al passeggio: servono

principalmente a rompere il quadro, ed a gettarvi contrasto. Succedendo

ad una serie di scene aggradevoli, ripiene di gusto, e di eleganza

producono tutto il loro effetto; ma bisogna, che naschino senza sforzo

dalla disposizione accidentale del cantone, o almeno che sembrino

piuttosto naturalmente prodotte, che formate a disegno. Collocatele

in conseguenza non in siti fertili, e colti, ma in luoghi spartati,

e sterili, fra acque stagnanti, o di un lento corso. Le lande

appartengono al genere romanzesco.

Non bisogna confondere la landa col deserto. Là dove ardono le inospite

arene; dove s'ammucchiano, e s'intralciano quà, e là grandi ammassi

di nudi scogli; dove serpeggia un'acqua stagnante, e pestifera,

ricettacolo di serpi, e di rospi; dove il lupo in agguato dal nascosto

covile adocchia la palpitante preda, e si spaventa a vicenda dei

ruggiti notturni, che mandano i mostri più forti di lui; ove la

selvaggia, e stanca natura sparge lutto, e mestizia all'intorno; ove

giammai la voce dell'uomo non ruppe l'eterno silenzio, che ivi regna...

là è il deserto.

Le osservazioni finora esposte dimostrano di qual folla di

combinazioni, e d'ordinanze sia suscettibile la disposizion naturale

degli alberi, e degli arbusti. La saggia natura ci addita questi

ridenti quadri, e c'indica qual sorgente di piacere, e di dolce

trattenimento somministrar possino i boschi.

DELL'OMBRA, E DELLA DEGRADAZIONE DE' COLORI DELLE FOGLIE.

È cosa inutile di ripetere quanta varietà, e quante mescolanze

sorprendenti la natura ha sparse nella verdura degli alberi, ed

arbusti. La forma, la grandezza, l'abbondanza, la scarsezza de' rami,

la rigidezza, la mobilità, la figura, il colorito delle foglie, ne

moltiplicano le aggradevoli combinazioni.

Mal a proposito si sbandiscono dalle piantagioni gli alberi da frutta,

o per lo meno vengono rilegati in luoghi poco esposti. Se però si

collochino come conviene, e ne' siti anche più frequentati, qual

risalto non danno al giardino co' loro fogliami, e co' fiori, e molto

più col bel prodotto de' vario-pinti, e vario-figurati lor frutti!

Per lungo tempo non si sono riguardati gli alberi, che come mezzi

atti a procacciare dell'ombra, e soddisfatto questo bisogno, bastava

così. In conseguenza il più piccol giardino è in una contraddizione

manifesta, allorchè è privo d'ombra; e ciò non pertanto questa non è

tutto quello, che il buon gusto esige. L'ombra ancora non vi convien

sempre, e n'appartiene la decisione alla natura del luogo, e della

scena: gettata sopra un letto di fiori, vi starebbe malamente, ma è

necessaria intorno le grotte, i romitaggi, ed i bagni. Troppo, o troppo

poco d'ombra può divenir difetto, tanto nelle parti isolate, che nel

totale. L'eccesso offre un aspetto soverchiamente uniforme, e tristo;

ma un'ombra moderata forma l'amenità del luogo, lo rende praticabile,

e somministra copioso diletto. Li differenti gradi d'ombra non

saprebbonsi determinare, che mediante l'esatta conoscenza del carattere

del giardino, e dell'esigenza delle diverse sue parti. Per rapporto

all'ombra, come per rapporto alla piantagione, si ritenga, che l'occhio

non deve soltanto arrestarsi all'apparenza attuale, ma trasportarsi

all'accrescimento futuro; e quindi vogliono essere calcolati gli

effetti, che avranno luogo in seguito.

L'arte di dipingere col fogliame, arte tanto utile a quella de'

giardini, merita maggior vanto, che la cognizione di distribuir

l'ombra. La prima è una emanazione della bellezza, la seconda piuttosto

una legge prescritta dal comodo. Intendo parlare dell'ombra parziale

degli alberi, non dell'intelligenza del chiaroscuro, che forma uno

dei principali saperi, che si richiedono nella formazione de' giardini

pittorici.

Collo spargere diverse specie d'alberi, l'artista giardiniere può

offrire varietà, ma sapendoli unir con gusto, produce un'opera di

maggior rilievo, dovuta in tutto alla sua industria.

Seguendo tal vocazione, dappertutto ove l'artista giardiniere colloca,

e dispone del fogliame, deve, d'accordo col paesista, sorprendere

alla natura gli avvantaggi del chiaroscuro; deve far attenzione, non

unicamente agli oggetti, ed ai punti di vista isolati, ma all'armonìa

di tutte le parti per conseguire il buon successo del totale. Calcolerà

l'effetto de' colori, e delle loro degradazioni, tanto nella vicinanza

delle scene parziali, quanto ne' punti d'aspetto, da dove si scorgono

da lontano, e tutto ad un tratto le intiere masse.

Noi vediamo, che la natura non riveste nè la superficie del suolo, nè i

contorni d'un bosco d'un sol verde, senza variarlo, e romperlo. Ricrea

coll'amalgamare armoniosamente i verdi, e col porli in contrasto.

Le leggi della pittura determinano la collocazione dei verdi, come

ho detto altrove parlando della prospettiva aerea al capitolo del

colore. Null'ostante è d'uopo di molto artificio per assortire,

fondere, e variare, come fa la natura, le diverse gradazioni di verde.

L'arte però in questo può sempre sussidiar la natura, ingrandendo

gli spazj, mediante una studiata distribuzione di tinte. Necessario

diviene egualmente di non contrapporre troppo forte un verde tenero

immediatamente contro dei massi eccessivamente oscuri, quando ciò non

sia fatto con estrema parsimonia. Gli alberi d'un fondo molto oscuro

convengono a determinare il contorno d'una praterìa, ed a sporgere

qualche volta con qualche estremità di bosco sulla sponda d'un lago, e

vicino a qualche monumento. Generalmente gli ammassi di verdura pallida

non sono dalla natura disposti, che in riva a' fiumi, ne' luoghi

molto umidi: altrove saggiamente alterna, e dispone; e in ciò bisogna

studiarla con ogni accuratezza.

«Whately ha osservato, che il verde-giallo, ed il verde-bianco

s'accordano agevolmente, ma che le grandi masse di verde-chiaro,

giallo, o bianco, non si fondono così facilmente con quelle di

verde-scuro; onde a formare una piacevole composizione, il verde-scuro

dev'esser ridotto al semplice orlo, ed un verde-bruno, od un

verde mezzano dev'esservi interposto. Il verde-rossiccio, bruno, e

mezzano s'accordano bene, e ciascheduno di questi colori si mischia

all'altro; ma il verde a tinta rossa soffrirà una maggior quantità

di verde-chiaro, che di verde-scuro, e non si mescerà così bene col

verde-bianco, che con gli altri. Impastando i colori v'è d'uopo d'una

continua attenzione alle figure, conforme i precetti dello stesso

autore. Bisogna, dic'egli, evitar sommamente, ch'esse non formino

delle larghe fascie, l'una dietro l'altra; ma conviene, che sieno

perfettamente fuse insieme, o ciò, ch'è altrettanto aggradevole, che

le grandi, e belle masse delle differenti tinte sieno collocate ai

fianchi le une all'altre in proporzioni diverse. Non bisogna tendere

all'esattezza dei contorni; ma se le grandi linee esteriori sono ben

tirate, le picciole variazioni prodotte dalle ineguaglianze, che si

trovano nell'alto degli alberi, non faran difetto. Ne' massicci poi, e

ne' cespugli deve regnare semplicemente un miscuglio dolce, e piacevole

di pochi colori, che si maritino felicemente, e che si distemperino,

come quelli dell'arco baleno.»

L'esperienza c'insegna, che più gli oggetti s'allontanano, più

divengon confusi. Di due gruppi in conseguenza egualmente distanti,

quello, che sarà d'un verde-chiaro, sembrerà più lontano, che quello,

che sarà d'un verde-scuro. La natura del terreno cagiona un'altra

differenza. Una montagna, e principalmente una serie di massi, che

s'innalzi dietro un bosco, accresce la sua oscurità: al contrario lo

splendore dell'orizzonte la diminuisce. Si possono altresì cacciar

indietro gli oggetti, aumentando gradatamente le loro tinte. Per ultimo

l'intelligenza del chiaro-scuro diventa pure nell'arte dei giardini un

mezzo fecondo di approssimare, di allontanare, e di staccare le parti.

Sopra ogni cosa conviene studiar la natura ne' siti suoi prediletti,

osservarla diligentemente, analizzarla, sottometterla a certe leggi,

risultato del bello.

DEI FIORI.

I fiori rimediano non solamente all'aria d'abbandono, che presentano

gli spazj vuoti, ma incantano ancora d'intorno ad essi per la bellezza,

e varietà delle lor forme, e dei loro coloriti, e per il soave profumo,

che spargono. L'effetto della lor comparsa in lontananza riuscendo

debole, converrà meglio approssimarli all'occhio dello spettatore;

quindi merita lode l'usanza di collocarli intorno l'abitazione,

nei siti più colti del giardino, e dove vi si ferma di preferenza.

Neglettamente sparsi, conforme usa natura, in quà e in là sul verde

smalto, o al lungo de' sentieri, e particolarmente nelle curvature,

che determinano le piante, producono sommo risalto, e vaghezza.

Convengono in particolare nelle parti aggradevoli, e serene, e nelle

scene di primavera, e d'estate. La più bella figura, che fanno i fiori,

principalmente quelli, che si distinguono per la chiarezza, e vivacità

delle loro tinte, e per l'altezza del gambo, si è qualora sorgendo

sul terreno erboso, e fra erbe selvatiche adornano la sponda d'un

ruscelletto, d'un fiume, o d'un lago. Le immagini riflesse dall'onda, e

l'effetto del lor movimento, che le raddoppia, formano un quadro ameno,

e seducente. Frattanto che noi scorriamo pian piano lungo le rive

d'un vago ruscello, quanto riesce amena cosa lo scorgere gl'iridi, i

gigli, la corona imperiale, le digitali, i narcissi, i giacinti mirarsi

leggiadramente nell'acque! Se si può fare qualche spesa in fiori, ella

è certamente ben impiegata a procurarci tanto piacere, che ci soddisfa

assai più, che il miserabil possesso di qualche rara pianta malaticcia,

conservata a gran cura in una calda serra[10].

Si potranno ancora impiegare i fiori in tappezzare le collinette,

e le eminenze, che d'ordinario non soffrono verun altro ornato. In

generale riflettasi di collocarli particolarmente verso levante: nulla

rileva più lo splendore, e la pompa de' lor coloriti, che l'aurora del

mattino. Li teneri raggi del sole, che non istancano gli occhi dello

spettatore, il calore dolcemente vivificante, e che anima ogni cosa,

l'effetto

dell'obbliqua luce, le ruggiadose perle, la farfalla, che s'aggira

d'intorno, e mille altri graziosi accidenti si riuniscono per

abbellir questa scena; ed ivi colle mischie diverse de' fiori si

può fare un quadro, ch'esser non potrebbe, che l'opera d'un artista

giardiniere intelligente. I cambiamenti continui, che sopraggiungono

ai fiori, esigono un'attenzion diligente, ed una perpetua riflessione.

Il giardiniere si occupi in maniera speciale delle piante, che

fioriscono nello stesso tempo; ed allorchè ne mischia di tardive, e

di primaticcie, rifletta anticipatamente all'effetto, che produrrà

la differenza dello stelo, delle foglie, de' botoni, e de' fiori, che

cominciano a spuntare, o a svanire, o che sono nella lor perfezione.

Le tinte più delicate, e più dolci debbono essere collocate vicino

all'occhio; le forti, e le brillanti più lontano. Si passi dal bianco

al pagliarino, dal color di carne a quel di rosa, dal violetto al

celeste carico, dal giallo dorato al purpureo. Le tinte grigie, e

brune, i differenti verdi delle foglie, la loro forma, e distribuzione,

non meno che quella de' fiori, tutto vuol essere considerato.

La continuata successione de' fiori è un tacito avvertimento della

natura, di non lasciare mai vuoti i siti destinati agli ornamenti di

questo genere.

[Illustrazione: _Tav. XV._ Veduta del palazzo, e di una parte

del giardino del Cav. Fr. Dashwood a West Wycomb.]

DELL'ERBA.

Gli spazj liberi, e scoperti riescono indispensabili in un giardino,

non tanto per la salubrità, e per il comodo, che per gli effetti

diversi, a cui dan luogo. Allorchè vi si perviene dalla sortita d'un

folto sentiero, ricreano coll'orizzonte che presentano, e con l'aria

pura che porgono; vi si rinfresca duranti l'ore meno calde della sera,

e del mattino, e dopo una pioggia d'estate; frattanto che le nuvole

poggiano sulle nostre teste, ed abbozzano, variano, e scancellano

i vaghi lor quadri. Sviluppano gli spazj vuoti tutto ad un tratto

inaspettate prospettive, ed acconsentono nel loro seno mille scene, che

ne avvalorano il pregio. Producono l'effetto de' prati, dei quali non

sono punto dissimili.

La prima legge di natura, parlando degli spazj erbosi, si è, che

non sieno quadrati, nè quadrilunghi, nè d'alcuna figura affettata.

Le forme regolari, angolose, acute, sono repugnanti in natura. Le

linee terminanti debbono essere diligentemente nascoste, e nulla di

tutto quello deve apparire, che tradir potrebbe la mano artificiosa

dell'uomo. Un tappeto verde piantato a bella posta non è interessante,

che in quanto sembra prodotto dalla natura stessa.

Un tratto di terreno ricoperto d'erba, perfettamente piano, annoja

presto, e specialmente quando è spogliato d'ogni altro oggetto. Le

ineguaglianze del suolo accrescono le bellezze degli spazj erbosi,

rompendo l'uniformità della linea retta, e cagionando vaghe gradazioni.

Ne' giardini Inglesi ben di spesso i tratti di terreno erboso si

stendono da un lato sovra collinette arborate, s'inviluppano dall'altro

fra' gruppi d'alberi, e fra' boschetti; quì si perdono nell'ombra

d'un'oscura foresta, e là ricompajono in siti scoperti, e giocondi.

Un verde allegro è singolarmente proprio al terreno erboso, ma in

quello di una scena melanconica converrà scegliere di preferenza

un'erba a tinta oscura.

La disposizione degli spazj erbosi facciasi con semplicità, e

senz'arte. La lor grandezza sarà proporzionata all'altre parti del

giardino, ed in particolare a quelle, che li ravvicinano. La troppo

vasta estensione d'un verde tappeto ne diminuisce il buon effetto,

che si avvalora, procacciandogli delle interruzioni. Queste gli

danno un'apparenza più bella, che quando lo spazio vuoto dispiega

all'occhio tutta la sua estensione. Per romperlo, si metteranno in

opera artificiali oggetti, fabbriche, piramidi, colonne; ed anche in

alcuni siti s'otterrà lo stesso intento col semplice impiego d'alberi

gruppeggiati.

Per tal mezzo vien diminuita la nojosa uniformità, e si diffonde

movimento. Noi vediamo, che le praterìe, e i tratti erbosi di

terreno non sono mai tanto aggradevoli, che qualora si presentano

all'improvviso in un bosco, e van serpeggiando dappoi con mille

sinuosità fra' massicci di piante, le quali colle loro teste

intralciate formando fitte sommità, aprono all'occhio de' passaggi

liberi fra i lor tronchi: il verde musco quivi s'adorna d'una

più ridente tinta per lo splendore del sole, che l'irradia; e là

cacciandosi fra un incerto bujo, raggiugne i siti avviluppati in una

oscurità confortante. L'amenità delle verdi zolle potrà esser messa

in contrasto col vario-tinto fogliame de' sovrapposti alberi, e coi

colori de' loro fiori, e frutti. Si potrà ravvivare il tappeto erboso

con arbusti, e con piante vivaci a fiori brillanti. Intorno ai bagni,

alle grotte s'impieghi lo spigo, il rosmarino, la menta, la salvia, la

persa, il timo, la melissa, il sermolino, l'isopo.

Seguendosi i precetti della natura, si dovrà guarnire dappertutto

d'erba, e di piante la vacua superficie della terra, e darle

quell'apparenza sana, e ridente, che quella offre all'occhio ne' più

fertili distretti.

Gl'Inglesi moderni, favoriti dall'umidità del loro clima, hanno

perfezionata nei loro parchi l'arte dei GAZZONI. Per ottenerne fra noi

de' passabili, l'espediente migliore è quello di trasportarvi le zolle,

e ben aggiustate bagnarle, e batterle grandemente, affine di unirle,

ed assodarle. Si cercherà in appresso di strappare le differenti

specie d'erbe, e singolarmente le nocive, e di ridurle ad una sola,

non lasciandovi mai mancare nè cilindro, nè falce. Seminando le terre

riescono tra noi meno bene, ma ciò apporta minor dispendio, e tuttavìa

usando di gran diligenza col metodo accennato, si potranno ridurre

bastantemente a dovere, massime coll'impiego di minuti concimi, e con

la disposizione dell'acque.

DELLE ACQUE.

Noi abbiamo diggià data un'idea generale delle bellezze, e degli

effetti vantaggiosi dell'acque nei paesetti.

La natura ce le mostra sotto differenti forme, e con differenti

caratteri, tanto per rapporto alla vastità, che per rapporto al riposo,

o al movimento. Ci offre le acque ora dormenti, ora in corso, ed ora

cascanti. Il primo di questi caratteri comprende il mare, i laghi, gli

stagni, i recipienti; il secondo abbraccia i torrenti, i fiumi, ed i

ruscelli; il terzo comprende le filtrature, le cascate, e le cateratte.

Il mare è da considerarsi come punto di vista, e fa mestieri di

travagliar, e coltivare il lido, e di moltiplicare, e variare le

prospettive. Esso è una sorgente di elevate emozioni, ed inspira tutt'i

sentimenti, che derivano dalle idee di profondità, d'estensione,

e d'immensità. L'accidente d'una tempesta gli fa rappresentare una

scena egualmente superba, che maestosa, che colpisce la fantasìa,

e la trasporta; e la vista di que' castelli fluttuanti, che sembran

talvolta sospesi all'orizzonte, richiamano sempre all'uomo l'audacia, e

l'energìa dello spirito, che lo anima.

Le alture, e i promontorj, che circondano il mare, offrono alle case

di campagna situazioni superbe, che si distinguono per il loro ardire,

e singolarità. In un giardino bagnato dall'acqua del mare, si possono

praticare attraverso i boschi, gli scogli, e le montagne, de' punti

di veduta, e delle aperture, che stendendosi al mare colpiscano, ed

interessino estremamente; si potrà pur anche dar campo a sorprese di

sommo effetto. Egualmente un lago serve ad un giardino per punto di

vista, e per confine. Un picciol lago però pare indispensabile che

faccia parte di un giardino di una vasta estensione; anima tutte le

scene all'intorno; la sua limpid'acqua, e pacifica riflette, abbellendo

i colori cangianti del cielo, e le decorazioni, che ne adornano le

sponde: il suo circuito; la configurazione delle curvature, e de' suoi

sporti; la forma, e guarnimento delle rive; le ineguaglianze del loro

alto, e basso; la connessione con colli, foreste, e villaggi; tutto ciò

è suscettibile di copiosa varietà.

Il carattere del lago è il riposo: gli manca il movimento per se

stesso. Rare volte agitato riuscirà abbastanza forte onde produrre

qualche rilevata sensazione, ma più sovente rimarrà in uno stato, che

non intorbiderà punto l'effetto suo ordinario di calma, e di dolce

piacere. Un lago di vasta estensione lusingherà di più la vista,

allorchè sarà rotto da isolette, e che anderà a perdersi dietro le

foreste, e le collinette. Il lago vuole curvature, che servono a

dargli varietà; puonno esser le sue rive deliziosamente abbellite, ora

d'elevazioni, ora d'abbassamenti, ora di cespugli, ed ora di grandi

alberi inclinati. Quì un picciol promontorio, o una catena di colli,

li cui pendìi sono ricoperti di pecore, che vi si arrampicano, si

cacciano ben dentro il lago; là un boschetto sembra nuotare nel mezzo

de' flutti; da questa parte una stretta lingua di terra erbosa priva

d'alberi, e di cespugli s'avanza serpeggiando tra l'acque; una mandra,

che sembra sortir dal lago, pascola in questo sito, e ne contempla

stordita le riflettute immagini. Da quest'altra parte l'umido elemento

scompare nell'apertura, che gli presenta un folto bosco di quercie, e

l'immaginazione penetra là, ove l'occhio è arrestato.

Allorchè si crea un lago artificiale, bisogna diligentemente nascondere

tutto ciò, che potesse svelar l'arte, ed è soprattutto per riguardo

alle rive, che conviene essere attento, affine di non mancare almeno

di quell'apparenza, che ha un lago naturale. L'estensione dell'acqua

sia in giusta proporzione col circondario, poichè come un ruscelletto

svanisce in una vasta pianura, e resta senza effetto, similmente una

troppo grande superficie d'acqua può diminuir l'impressione degli altri

oggetti del paesino. Rialzando l'opposta riva, formando piantagioni

d'alberi da cima, costruendo fabbriche intonacate di color vivo, si può

riserrare i limiti, e rapprossimare l'indietro; come per lo contrario

l'abbassamento delle ripe, e la privazione d'altri oggetti, ingannano

lo sguardo per un'illusoria ampiezza. Bisognerà dunque, che la vista

trovi nelle adjacenze d'un lago oggetti, che l'attirino, e l'occupino.

Le curvature non debbono essere numerose, nè sta bene che la loro

figura sia regolare.

[Illustrazione: _Tav. XVI._ Veduta del laghetto nella villa

Cusani a Desio.]

Le isole servono in un lago tanto a rompere la nuda superficie

dell'acque, che ad arricchirne la scena. Se ne può far senza, e si

può introdurvene diverse, non più però di due, o tre, perchè occupano

troppo spazio, e tolgono l'effetto dell'acqua. S'avverta però, che

devonsi distinguere per la differenza delle loro forme, e de' lor

guarnimenti. Un'isola spelata farebbe cattivo effetto in confronto

delle altre bellezze della scena. Le decorazioni proprie di un'isola

sono i monumenti, e le fabbriche d'un genere grandioso; le elevazioni,

ed i ribassi del terreno; l'alternativa dei siti ingombrati, e degli

scoperti; qualche gruppo composto da bei alberi; alcune strade,

che attraversino la variata superficie del terreno, quà e là sparso

di cespugli, donde si scorgano non attese prospettive. Vi siano in

disparte siti di riposo, o si traveda un romitaggio circondato da

grandi piante, che stendano variamente i loro rami, ed alternino

lo stridore delle loro fronzute cime agitate dal vento coll'umile

bisbiglio delle scosse, ed oscillanti canne. Se l'ampiezza del lago lo

permetta, sianvi da lontano capanne da pescatore, e qualche disperso

battello, con cui possa aversi il piacere della pesca, d'una scorsa

sull'acque, e della caccia delle anitre.

STAGNI.

Rare volte vedonsi degli stagni nei giardini Inglesi, che in realtà

sono piuttosto da bandirsi, che da tollerarsi, attese le malsane

esalazioni, e la folla d'insetti, che generano; altresì l'acque

stagnanti non sono mai abbastanza belle da formar delizia.

Quando poi si credano indispensabili, ed assortiti ad un tale, o

tal altro distretto del giardino, non li scavate nel piano, perchè

non conservino l'impronto dell'arte, ma bensì in una valle, o in un

basso fondo, ove l'acqua si raduna da se stessa. Abbiate cura di dar

luogo allo scolo, ed alla pulitezza. Formate colla terra scavata una

collinetta, che dia un'aria di verità alla cavità adjacente. Ai bordi

non soffrite, che vi sieno elevazioni argillose, sabbiose, ed aduste,

ma rivestitele d'erba, d'arbusti, e di piante, che stendansi fino ad

una certa distanza. Immediatamente al dissopra dell'acqua sospendete

dei cespugli incolti. Questi stagni sembrano convenire maggiormente in

siti foschi, ed appartati, ed eccitano tristezza, e melanconìa.

Formati gli stagni da' sorgenti, o da' ruscelli, riusciranno meglio;

possono presentare scene piacevolissime, praticati che sieno a

diversi ripiani d'acqua, poco, e variamente discosti l'uno dall'altro,

producendo una superficie in parte d'acqua, ed in parte di terra, che

non ha un legame apparente, nè una continuazione prolungata, e che sia

d'un carattere trito, e sminuzzato.

DEI TORRENTI.

Dell'arte dei giardini inglesi · 第 9 / 19 段