Monza.]
LANDA.
La landa presenta un ammasso irregolare di molti cespugli, ed
arbuscelli, frammischiati di quando in quando a qualche pianta, il
tutto senza coltura, ed intieramente abbandonato alla rusticità, ed
al libero disordine. Benchè vi si possino praticar de' sentieri,
tuttavolta le lande non sono destinate al passeggio: servono
principalmente a rompere il quadro, ed a gettarvi contrasto. Succedendo
ad una serie di scene aggradevoli, ripiene di gusto, e di eleganza
producono tutto il loro effetto; ma bisogna, che naschino senza sforzo
dalla disposizione accidentale del cantone, o almeno che sembrino
piuttosto naturalmente prodotte, che formate a disegno. Collocatele
in conseguenza non in siti fertili, e colti, ma in luoghi spartati,
e sterili, fra acque stagnanti, o di un lento corso. Le lande
appartengono al genere romanzesco.
Non bisogna confondere la landa col deserto. Là dove ardono le inospite
arene; dove s'ammucchiano, e s'intralciano quà, e là grandi ammassi
di nudi scogli; dove serpeggia un'acqua stagnante, e pestifera,
ricettacolo di serpi, e di rospi; dove il lupo in agguato dal nascosto
covile adocchia la palpitante preda, e si spaventa a vicenda dei
ruggiti notturni, che mandano i mostri più forti di lui; ove la
selvaggia, e stanca natura sparge lutto, e mestizia all'intorno; ove
giammai la voce dell'uomo non ruppe l'eterno silenzio, che ivi regna...
là è il deserto.
Le osservazioni finora esposte dimostrano di qual folla di
combinazioni, e d'ordinanze sia suscettibile la disposizion naturale
degli alberi, e degli arbusti. La saggia natura ci addita questi
ridenti quadri, e c'indica qual sorgente di piacere, e di dolce
trattenimento somministrar possino i boschi.
DELL'OMBRA, E DELLA DEGRADAZIONE DE' COLORI DELLE FOGLIE.
È cosa inutile di ripetere quanta varietà, e quante mescolanze
sorprendenti la natura ha sparse nella verdura degli alberi, ed
arbusti. La forma, la grandezza, l'abbondanza, la scarsezza de' rami,
la rigidezza, la mobilità, la figura, il colorito delle foglie, ne
moltiplicano le aggradevoli combinazioni.
Mal a proposito si sbandiscono dalle piantagioni gli alberi da frutta,
o per lo meno vengono rilegati in luoghi poco esposti. Se però si
collochino come conviene, e ne' siti anche più frequentati, qual
risalto non danno al giardino co' loro fogliami, e co' fiori, e molto
più col bel prodotto de' vario-pinti, e vario-figurati lor frutti!
Per lungo tempo non si sono riguardati gli alberi, che come mezzi
atti a procacciare dell'ombra, e soddisfatto questo bisogno, bastava
così. In conseguenza il più piccol giardino è in una contraddizione
manifesta, allorchè è privo d'ombra; e ciò non pertanto questa non è
tutto quello, che il buon gusto esige. L'ombra ancora non vi convien
sempre, e n'appartiene la decisione alla natura del luogo, e della
scena: gettata sopra un letto di fiori, vi starebbe malamente, ma è
necessaria intorno le grotte, i romitaggi, ed i bagni. Troppo, o troppo
poco d'ombra può divenir difetto, tanto nelle parti isolate, che nel
totale. L'eccesso offre un aspetto soverchiamente uniforme, e tristo;
ma un'ombra moderata forma l'amenità del luogo, lo rende praticabile,
e somministra copioso diletto. Li differenti gradi d'ombra non
saprebbonsi determinare, che mediante l'esatta conoscenza del carattere
del giardino, e dell'esigenza delle diverse sue parti. Per rapporto
all'ombra, come per rapporto alla piantagione, si ritenga, che l'occhio
non deve soltanto arrestarsi all'apparenza attuale, ma trasportarsi
all'accrescimento futuro; e quindi vogliono essere calcolati gli
effetti, che avranno luogo in seguito.
L'arte di dipingere col fogliame, arte tanto utile a quella de'
giardini, merita maggior vanto, che la cognizione di distribuir
l'ombra. La prima è una emanazione della bellezza, la seconda piuttosto
una legge prescritta dal comodo. Intendo parlare dell'ombra parziale
degli alberi, non dell'intelligenza del chiaroscuro, che forma uno
dei principali saperi, che si richiedono nella formazione de' giardini
pittorici.
Collo spargere diverse specie d'alberi, l'artista giardiniere può
offrire varietà, ma sapendoli unir con gusto, produce un'opera di
maggior rilievo, dovuta in tutto alla sua industria.
Seguendo tal vocazione, dappertutto ove l'artista giardiniere colloca,
e dispone del fogliame, deve, d'accordo col paesista, sorprendere
alla natura gli avvantaggi del chiaroscuro; deve far attenzione, non
unicamente agli oggetti, ed ai punti di vista isolati, ma all'armonìa
di tutte le parti per conseguire il buon successo del totale. Calcolerà
l'effetto de' colori, e delle loro degradazioni, tanto nella vicinanza
delle scene parziali, quanto ne' punti d'aspetto, da dove si scorgono
da lontano, e tutto ad un tratto le intiere masse.
Noi vediamo, che la natura non riveste nè la superficie del suolo, nè i
contorni d'un bosco d'un sol verde, senza variarlo, e romperlo. Ricrea
coll'amalgamare armoniosamente i verdi, e col porli in contrasto.
Le leggi della pittura determinano la collocazione dei verdi, come
ho detto altrove parlando della prospettiva aerea al capitolo del
colore. Null'ostante è d'uopo di molto artificio per assortire,
fondere, e variare, come fa la natura, le diverse gradazioni di verde.
L'arte però in questo può sempre sussidiar la natura, ingrandendo
gli spazj, mediante una studiata distribuzione di tinte. Necessario
diviene egualmente di non contrapporre troppo forte un verde tenero
immediatamente contro dei massi eccessivamente oscuri, quando ciò non
sia fatto con estrema parsimonia. Gli alberi d'un fondo molto oscuro
convengono a determinare il contorno d'una praterìa, ed a sporgere
qualche volta con qualche estremità di bosco sulla sponda d'un lago, e
vicino a qualche monumento. Generalmente gli ammassi di verdura pallida
non sono dalla natura disposti, che in riva a' fiumi, ne' luoghi
molto umidi: altrove saggiamente alterna, e dispone; e in ciò bisogna
studiarla con ogni accuratezza.
«Whately ha osservato, che il verde-giallo, ed il verde-bianco
s'accordano agevolmente, ma che le grandi masse di verde-chiaro,
giallo, o bianco, non si fondono così facilmente con quelle di
verde-scuro; onde a formare una piacevole composizione, il verde-scuro
dev'esser ridotto al semplice orlo, ed un verde-bruno, od un
verde mezzano dev'esservi interposto. Il verde-rossiccio, bruno, e
mezzano s'accordano bene, e ciascheduno di questi colori si mischia
all'altro; ma il verde a tinta rossa soffrirà una maggior quantità
di verde-chiaro, che di verde-scuro, e non si mescerà così bene col
verde-bianco, che con gli altri. Impastando i colori v'è d'uopo d'una
continua attenzione alle figure, conforme i precetti dello stesso
autore. Bisogna, dic'egli, evitar sommamente, ch'esse non formino
delle larghe fascie, l'una dietro l'altra; ma conviene, che sieno
perfettamente fuse insieme, o ciò, ch'è altrettanto aggradevole, che
le grandi, e belle masse delle differenti tinte sieno collocate ai
fianchi le une all'altre in proporzioni diverse. Non bisogna tendere
all'esattezza dei contorni; ma se le grandi linee esteriori sono ben
tirate, le picciole variazioni prodotte dalle ineguaglianze, che si
trovano nell'alto degli alberi, non faran difetto. Ne' massicci poi, e
ne' cespugli deve regnare semplicemente un miscuglio dolce, e piacevole
di pochi colori, che si maritino felicemente, e che si distemperino,
come quelli dell'arco baleno.»
L'esperienza c'insegna, che più gli oggetti s'allontanano, più
divengon confusi. Di due gruppi in conseguenza egualmente distanti,
quello, che sarà d'un verde-chiaro, sembrerà più lontano, che quello,
che sarà d'un verde-scuro. La natura del terreno cagiona un'altra
differenza. Una montagna, e principalmente una serie di massi, che
s'innalzi dietro un bosco, accresce la sua oscurità: al contrario lo
splendore dell'orizzonte la diminuisce. Si possono altresì cacciar
indietro gli oggetti, aumentando gradatamente le loro tinte. Per ultimo
l'intelligenza del chiaro-scuro diventa pure nell'arte dei giardini un
mezzo fecondo di approssimare, di allontanare, e di staccare le parti.
Sopra ogni cosa conviene studiar la natura ne' siti suoi prediletti,
osservarla diligentemente, analizzarla, sottometterla a certe leggi,
risultato del bello.
DEI FIORI.
I fiori rimediano non solamente all'aria d'abbandono, che presentano
gli spazj vuoti, ma incantano ancora d'intorno ad essi per la bellezza,
e varietà delle lor forme, e dei loro coloriti, e per il soave profumo,
che spargono. L'effetto della lor comparsa in lontananza riuscendo
debole, converrà meglio approssimarli all'occhio dello spettatore;
quindi merita lode l'usanza di collocarli intorno l'abitazione,
nei siti più colti del giardino, e dove vi si ferma di preferenza.
Neglettamente sparsi, conforme usa natura, in quà e in là sul verde
smalto, o al lungo de' sentieri, e particolarmente nelle curvature,
che determinano le piante, producono sommo risalto, e vaghezza.
Convengono in particolare nelle parti aggradevoli, e serene, e nelle
scene di primavera, e d'estate. La più bella figura, che fanno i fiori,
principalmente quelli, che si distinguono per la chiarezza, e vivacità
delle loro tinte, e per l'altezza del gambo, si è qualora sorgendo
sul terreno erboso, e fra erbe selvatiche adornano la sponda d'un
ruscelletto, d'un fiume, o d'un lago. Le immagini riflesse dall'onda, e
l'effetto del lor movimento, che le raddoppia, formano un quadro ameno,
e seducente. Frattanto che noi scorriamo pian piano lungo le rive
d'un vago ruscello, quanto riesce amena cosa lo scorgere gl'iridi, i
gigli, la corona imperiale, le digitali, i narcissi, i giacinti mirarsi
leggiadramente nell'acque! Se si può fare qualche spesa in fiori, ella
è certamente ben impiegata a procurarci tanto piacere, che ci soddisfa
assai più, che il miserabil possesso di qualche rara pianta malaticcia,
conservata a gran cura in una calda serra[10].
Si potranno ancora impiegare i fiori in tappezzare le collinette,
e le eminenze, che d'ordinario non soffrono verun altro ornato. In
generale riflettasi di collocarli particolarmente verso levante: nulla
rileva più lo splendore, e la pompa de' lor coloriti, che l'aurora del
mattino. Li teneri raggi del sole, che non istancano gli occhi dello
spettatore, il calore dolcemente vivificante, e che anima ogni cosa,
l'effetto
dell'obbliqua luce, le ruggiadose perle, la farfalla, che s'aggira
d'intorno, e mille altri graziosi accidenti si riuniscono per
abbellir questa scena; ed ivi colle mischie diverse de' fiori si
può fare un quadro, ch'esser non potrebbe, che l'opera d'un artista
giardiniere intelligente. I cambiamenti continui, che sopraggiungono
ai fiori, esigono un'attenzion diligente, ed una perpetua riflessione.
Il giardiniere si occupi in maniera speciale delle piante, che
fioriscono nello stesso tempo; ed allorchè ne mischia di tardive, e
di primaticcie, rifletta anticipatamente all'effetto, che produrrà
la differenza dello stelo, delle foglie, de' botoni, e de' fiori, che
cominciano a spuntare, o a svanire, o che sono nella lor perfezione.
Le tinte più delicate, e più dolci debbono essere collocate vicino
all'occhio; le forti, e le brillanti più lontano. Si passi dal bianco
al pagliarino, dal color di carne a quel di rosa, dal violetto al
celeste carico, dal giallo dorato al purpureo. Le tinte grigie, e
brune, i differenti verdi delle foglie, la loro forma, e distribuzione,
non meno che quella de' fiori, tutto vuol essere considerato.
La continuata successione de' fiori è un tacito avvertimento della
natura, di non lasciare mai vuoti i siti destinati agli ornamenti di
questo genere.
[Illustrazione: _Tav. XV._ Veduta del palazzo, e di una parte
del giardino del Cav. Fr. Dashwood a West Wycomb.]
DELL'ERBA.
Gli spazj liberi, e scoperti riescono indispensabili in un giardino,
non tanto per la salubrità, e per il comodo, che per gli effetti
diversi, a cui dan luogo. Allorchè vi si perviene dalla sortita d'un
folto sentiero, ricreano coll'orizzonte che presentano, e con l'aria
pura che porgono; vi si rinfresca duranti l'ore meno calde della sera,
e del mattino, e dopo una pioggia d'estate; frattanto che le nuvole
poggiano sulle nostre teste, ed abbozzano, variano, e scancellano
i vaghi lor quadri. Sviluppano gli spazj vuoti tutto ad un tratto
inaspettate prospettive, ed acconsentono nel loro seno mille scene, che
ne avvalorano il pregio. Producono l'effetto de' prati, dei quali non
sono punto dissimili.
La prima legge di natura, parlando degli spazj erbosi, si è, che
non sieno quadrati, nè quadrilunghi, nè d'alcuna figura affettata.
Le forme regolari, angolose, acute, sono repugnanti in natura. Le
linee terminanti debbono essere diligentemente nascoste, e nulla di
tutto quello deve apparire, che tradir potrebbe la mano artificiosa
dell'uomo. Un tappeto verde piantato a bella posta non è interessante,
che in quanto sembra prodotto dalla natura stessa.
Un tratto di terreno ricoperto d'erba, perfettamente piano, annoja
presto, e specialmente quando è spogliato d'ogni altro oggetto. Le
ineguaglianze del suolo accrescono le bellezze degli spazj erbosi,
rompendo l'uniformità della linea retta, e cagionando vaghe gradazioni.
Ne' giardini Inglesi ben di spesso i tratti di terreno erboso si
stendono da un lato sovra collinette arborate, s'inviluppano dall'altro
fra' gruppi d'alberi, e fra' boschetti; quì si perdono nell'ombra
d'un'oscura foresta, e là ricompajono in siti scoperti, e giocondi.
Un verde allegro è singolarmente proprio al terreno erboso, ma in
quello di una scena melanconica converrà scegliere di preferenza
un'erba a tinta oscura.
La disposizione degli spazj erbosi facciasi con semplicità, e
senz'arte. La lor grandezza sarà proporzionata all'altre parti del
giardino, ed in particolare a quelle, che li ravvicinano. La troppo
vasta estensione d'un verde tappeto ne diminuisce il buon effetto,
che si avvalora, procacciandogli delle interruzioni. Queste gli
danno un'apparenza più bella, che quando lo spazio vuoto dispiega
all'occhio tutta la sua estensione. Per romperlo, si metteranno in
opera artificiali oggetti, fabbriche, piramidi, colonne; ed anche in
alcuni siti s'otterrà lo stesso intento col semplice impiego d'alberi
gruppeggiati.
Per tal mezzo vien diminuita la nojosa uniformità, e si diffonde
movimento. Noi vediamo, che le praterìe, e i tratti erbosi di
terreno non sono mai tanto aggradevoli, che qualora si presentano
all'improvviso in un bosco, e van serpeggiando dappoi con mille
sinuosità fra' massicci di piante, le quali colle loro teste
intralciate formando fitte sommità, aprono all'occhio de' passaggi
liberi fra i lor tronchi: il verde musco quivi s'adorna d'una
più ridente tinta per lo splendore del sole, che l'irradia; e là
cacciandosi fra un incerto bujo, raggiugne i siti avviluppati in una
oscurità confortante. L'amenità delle verdi zolle potrà esser messa
in contrasto col vario-tinto fogliame de' sovrapposti alberi, e coi
colori de' loro fiori, e frutti. Si potrà ravvivare il tappeto erboso
con arbusti, e con piante vivaci a fiori brillanti. Intorno ai bagni,
alle grotte s'impieghi lo spigo, il rosmarino, la menta, la salvia, la
persa, il timo, la melissa, il sermolino, l'isopo.
Seguendosi i precetti della natura, si dovrà guarnire dappertutto
d'erba, e di piante la vacua superficie della terra, e darle
quell'apparenza sana, e ridente, che quella offre all'occhio ne' più
fertili distretti.
Gl'Inglesi moderni, favoriti dall'umidità del loro clima, hanno
perfezionata nei loro parchi l'arte dei GAZZONI. Per ottenerne fra noi
de' passabili, l'espediente migliore è quello di trasportarvi le zolle,
e ben aggiustate bagnarle, e batterle grandemente, affine di unirle,
ed assodarle. Si cercherà in appresso di strappare le differenti
specie d'erbe, e singolarmente le nocive, e di ridurle ad una sola,
non lasciandovi mai mancare nè cilindro, nè falce. Seminando le terre
riescono tra noi meno bene, ma ciò apporta minor dispendio, e tuttavìa
usando di gran diligenza col metodo accennato, si potranno ridurre
bastantemente a dovere, massime coll'impiego di minuti concimi, e con
la disposizione dell'acque.
DELLE ACQUE.
Noi abbiamo diggià data un'idea generale delle bellezze, e degli
effetti vantaggiosi dell'acque nei paesetti.
La natura ce le mostra sotto differenti forme, e con differenti
caratteri, tanto per rapporto alla vastità, che per rapporto al riposo,
o al movimento. Ci offre le acque ora dormenti, ora in corso, ed ora
cascanti. Il primo di questi caratteri comprende il mare, i laghi, gli
stagni, i recipienti; il secondo abbraccia i torrenti, i fiumi, ed i
ruscelli; il terzo comprende le filtrature, le cascate, e le cateratte.
Il mare è da considerarsi come punto di vista, e fa mestieri di
travagliar, e coltivare il lido, e di moltiplicare, e variare le
prospettive. Esso è una sorgente di elevate emozioni, ed inspira tutt'i
sentimenti, che derivano dalle idee di profondità, d'estensione,
e d'immensità. L'accidente d'una tempesta gli fa rappresentare una
scena egualmente superba, che maestosa, che colpisce la fantasìa,
e la trasporta; e la vista di que' castelli fluttuanti, che sembran
talvolta sospesi all'orizzonte, richiamano sempre all'uomo l'audacia, e
l'energìa dello spirito, che lo anima.
Le alture, e i promontorj, che circondano il mare, offrono alle case
di campagna situazioni superbe, che si distinguono per il loro ardire,
e singolarità. In un giardino bagnato dall'acqua del mare, si possono
praticare attraverso i boschi, gli scogli, e le montagne, de' punti
di veduta, e delle aperture, che stendendosi al mare colpiscano, ed
interessino estremamente; si potrà pur anche dar campo a sorprese di
sommo effetto. Egualmente un lago serve ad un giardino per punto di
vista, e per confine. Un picciol lago però pare indispensabile che
faccia parte di un giardino di una vasta estensione; anima tutte le
scene all'intorno; la sua limpid'acqua, e pacifica riflette, abbellendo
i colori cangianti del cielo, e le decorazioni, che ne adornano le
sponde: il suo circuito; la configurazione delle curvature, e de' suoi
sporti; la forma, e guarnimento delle rive; le ineguaglianze del loro
alto, e basso; la connessione con colli, foreste, e villaggi; tutto ciò
è suscettibile di copiosa varietà.
Il carattere del lago è il riposo: gli manca il movimento per se
stesso. Rare volte agitato riuscirà abbastanza forte onde produrre
qualche rilevata sensazione, ma più sovente rimarrà in uno stato, che
non intorbiderà punto l'effetto suo ordinario di calma, e di dolce
piacere. Un lago di vasta estensione lusingherà di più la vista,
allorchè sarà rotto da isolette, e che anderà a perdersi dietro le
foreste, e le collinette. Il lago vuole curvature, che servono a
dargli varietà; puonno esser le sue rive deliziosamente abbellite, ora
d'elevazioni, ora d'abbassamenti, ora di cespugli, ed ora di grandi
alberi inclinati. Quì un picciol promontorio, o una catena di colli,
li cui pendìi sono ricoperti di pecore, che vi si arrampicano, si
cacciano ben dentro il lago; là un boschetto sembra nuotare nel mezzo
de' flutti; da questa parte una stretta lingua di terra erbosa priva
d'alberi, e di cespugli s'avanza serpeggiando tra l'acque; una mandra,
che sembra sortir dal lago, pascola in questo sito, e ne contempla
stordita le riflettute immagini. Da quest'altra parte l'umido elemento
scompare nell'apertura, che gli presenta un folto bosco di quercie, e
l'immaginazione penetra là, ove l'occhio è arrestato.
Allorchè si crea un lago artificiale, bisogna diligentemente nascondere
tutto ciò, che potesse svelar l'arte, ed è soprattutto per riguardo
alle rive, che conviene essere attento, affine di non mancare almeno
di quell'apparenza, che ha un lago naturale. L'estensione dell'acqua
sia in giusta proporzione col circondario, poichè come un ruscelletto
svanisce in una vasta pianura, e resta senza effetto, similmente una
troppo grande superficie d'acqua può diminuir l'impressione degli altri
oggetti del paesino. Rialzando l'opposta riva, formando piantagioni
d'alberi da cima, costruendo fabbriche intonacate di color vivo, si può
riserrare i limiti, e rapprossimare l'indietro; come per lo contrario
l'abbassamento delle ripe, e la privazione d'altri oggetti, ingannano
lo sguardo per un'illusoria ampiezza. Bisognerà dunque, che la vista
trovi nelle adjacenze d'un lago oggetti, che l'attirino, e l'occupino.
Le curvature non debbono essere numerose, nè sta bene che la loro
figura sia regolare.
[Illustrazione: _Tav. XVI._ Veduta del laghetto nella villa
Cusani a Desio.]
Le isole servono in un lago tanto a rompere la nuda superficie
dell'acque, che ad arricchirne la scena. Se ne può far senza, e si
può introdurvene diverse, non più però di due, o tre, perchè occupano
troppo spazio, e tolgono l'effetto dell'acqua. S'avverta però, che
devonsi distinguere per la differenza delle loro forme, e de' lor
guarnimenti. Un'isola spelata farebbe cattivo effetto in confronto
delle altre bellezze della scena. Le decorazioni proprie di un'isola
sono i monumenti, e le fabbriche d'un genere grandioso; le elevazioni,
ed i ribassi del terreno; l'alternativa dei siti ingombrati, e degli
scoperti; qualche gruppo composto da bei alberi; alcune strade,
che attraversino la variata superficie del terreno, quà e là sparso
di cespugli, donde si scorgano non attese prospettive. Vi siano in
disparte siti di riposo, o si traveda un romitaggio circondato da
grandi piante, che stendano variamente i loro rami, ed alternino
lo stridore delle loro fronzute cime agitate dal vento coll'umile
bisbiglio delle scosse, ed oscillanti canne. Se l'ampiezza del lago lo
permetta, sianvi da lontano capanne da pescatore, e qualche disperso
battello, con cui possa aversi il piacere della pesca, d'una scorsa
sull'acque, e della caccia delle anitre.
STAGNI.
Rare volte vedonsi degli stagni nei giardini Inglesi, che in realtà
sono piuttosto da bandirsi, che da tollerarsi, attese le malsane
esalazioni, e la folla d'insetti, che generano; altresì l'acque
stagnanti non sono mai abbastanza belle da formar delizia.
Quando poi si credano indispensabili, ed assortiti ad un tale, o
tal altro distretto del giardino, non li scavate nel piano, perchè
non conservino l'impronto dell'arte, ma bensì in una valle, o in un
basso fondo, ove l'acqua si raduna da se stessa. Abbiate cura di dar
luogo allo scolo, ed alla pulitezza. Formate colla terra scavata una
collinetta, che dia un'aria di verità alla cavità adjacente. Ai bordi
non soffrite, che vi sieno elevazioni argillose, sabbiose, ed aduste,
ma rivestitele d'erba, d'arbusti, e di piante, che stendansi fino ad
una certa distanza. Immediatamente al dissopra dell'acqua sospendete
dei cespugli incolti. Questi stagni sembrano convenire maggiormente in
siti foschi, ed appartati, ed eccitano tristezza, e melanconìa.
Formati gli stagni da' sorgenti, o da' ruscelli, riusciranno meglio;
possono presentare scene piacevolissime, praticati che sieno a
diversi ripiani d'acqua, poco, e variamente discosti l'uno dall'altro,
producendo una superficie in parte d'acqua, ed in parte di terra, che
non ha un legame apparente, nè una continuazione prolungata, e che sia
d'un carattere trito, e sminuzzato.
DEI TORRENTI.