Non v'è cosa, che animi di più, e rallegri una lontananza, che

la mobilità degli oggetti: le imprime un carattere particolare, e

differente di quello della grandezza, e della varietà. Fra tutti gli

oggetti mobili del paesino si distinguono soprattutto le acque coperte

d'ogni sorta di battelli in movimento.

Tuttavìa non bisogna pretendere dappertutto vedute libere, nè dalla

natura, nè dai giardini. Le prospettive aperte all'occhio da ogni parte

distraggono, ed all'ultimo faticano, come un cielo sempre sereno, e che

non è adombrato da veruna nube. L'occhio egualmente, che lo spirito,

domanda dei punti di riposo, degli spazj chiusi, ove possa rianimarsi

sulla verdura, sotto fresch'ombre, o al mormorìo d'un ruscelletto.

Il godimento d'una tenera decorazione, che riposa in seno d'un dolce

crepuscolo, serrata da ogni banda, non è mai più vivificante, che

in seguito alle delizie delle lontananze chiare, ed estese. Varie

sorti d'oggetti, come un romitaggio, un bagno, esigono assolutamente

siti rinchiusi, e bisogna alcune volte nascondere una parte della

prospettiva, affin d'impedire la distrazione, o per far comparire

qualche parte nel suo migliore aspetto. La natura ne' suoi paesetti

limita la vista con eminenze, e con boschi, e l'artista giardiniere

potrà di più servirsi delle fabbriche.

Riguardo ai siti, che non somministrano alcuna lontananza piacevole,

come sono i campi, le pianure aride, e sabbiose, le paludi, ec.,

le quali disgustano col loro vuoto, e colla loro uniformità,

l'occhio vuole, che gli si nascondano. Si potrà ancora rimediare con

avvantaggio ad una lontananza, che presenta un non so che di vago,

e d'incerto, interrompendola con piantagioni diverse. Un paesino, le

cui differenti parti sono distaccate le une dalle altre, e per così

dire disperse, farà peggiore effetto, a misura che sarà più esteso.

Tocca all'ufficiosa mano dell'arte a porvi rimedio. Col soccorso degli

alberi isolati, ed in gruppo l'arte può stabilire maggior connessione

fra le parti, e meglio caratterizzarle ad effetto di comporre un

tutto; il paesino guadagnerà varietà, e le lontananze non solamente si

moltiplicheranno, ma acquisteranno maggior attrattiva, e vezzo.

ACCIDENTI.

La natura è fertile in apparizioni accidentali, colle quali abbellisce

i suoi paesetti nelle differenti stagioni dell'anno, e nelle diverse

ore del giorno. I cambiamenti che offrono il levare ed il cadere

del sole; l'ordine, il movimento, e i diversi quadri delle nuvole,

soprattutto ne' temporali, ed alla sera per l'obbliqua ripercussione

del sol fuggitivo; la repentina vicenda delle improvvise apparizioni

del sole, e dell'ombre, l'incerta luce della luna velata da nube, che

passa; il chiaroscuro delle lontananze, dipendente dallo stato del

cielo, che vi frammischia le sue forme, e il suo chiarore; il vapor

leggiero, e celeste, che nuota d'intorno ai punti di vista; l'effetto

dei colori del baleno; le rugiadose perle mattutine, che risplendono

ne' prati; le figure bizzarre della fluttuante nebbia; l'agitazione

del fogliame, e dell'acque; li piacevoli riflessi, che ci allettano

di più dei raggi della primitiva luce: tutte queste variazioni

della natura, che noi comprendiamo quì sotto il nome d'accidenti,

sembrano formare talvolta delle situazioni novelle, e creare de'

nuovi oggetti. Rianimano l'effetto della luce, e dei colori, cambiando

perpetuamente il chiaroscuro delle decorazioni, e riescono in fatto di

paesetto la più fertile sorgente di varietà, e di vita. Sorprendono

l'occhio attonito con apparizioni, che l'immaginazione non saprebbe

rappresentarsi, nè le più abbaglianti, nè le più magiche, nè le più

rapide a scomparire.

Per imitare, per quanto lo può l'arte debole dell'uomo, gli accidenti,

che sono particolari alla natura, il paesista spia le sue vie più

segrete. Questo mezzo non è dato in tutto all'artista giardiniere: esso

aspetterà con pazienza, che la natura abbellisca il suo distretto.

[Illustrazione: _Tav. IX._ Veduta del ponte, del tempio di

Venere, ec. ec. nel giardino del cavaliere F. Dashwood a West

Wycomb.]

CARATTERISTICO DEI DIVERSI CANTONI.

I cantoni più atti a formar giardino sono specialmente gli aggradevoli,

e gli allegri, e quelli ove regna la serenità, e che si possono

chiamare ridenti, e lusinghevoli. Sono generalmente composti d'una

variata successione di luoghi bassi, e d'eminenze, di sinuosità, e

d'ineguaglianze; e vi hanno luogo praterìe, macchie, boschetti, fiori,

acque, e collinette riunite spontaneamente, e con garbo. Le roccie, le

alte catene de' monti, e le grandi cadute d'acqua ne vengono escluse.

Più le diverse composizioni di questi oggetti sono variate, ed

intralciate tra loro, più esse piacciono. La freschezza, e la vivacità

della verzura, che spandesi dall'erba, e dagli alberi; la limpidezza

dell'acque; il chiaro specchio, che offrono; il susurro, lo strepito,

che produce, zampillando una folla di tortuosi ruscelletti, che

scherzano; i colorati fiori, le amene colline coronate di boschi, e

di fioriti cespugli; l'ombre, che rischiarano piacevolmente; il giuoco

de' riflessi incerti; le lontananze animate determinano il carattere di

cotesti cantoni a seconda dei loro differenti gradi, che si portano dal

puro aggradevole al gajo, al ridente.

La natura crea i cantoni di questo genere con una varietà infinita, e

con copiosa diversità di grandezza, di forme, di colorito, d'ordine, e

di combinazioni. L'impressione, che formano, è moderata. Una placida

compiacenza, un'effervescenza di piacere, che riscalda, un'estasi

piacevole, ecco gli effetti, che producono sui sensi simili distretti.

Quelli, in cui regna un'amabile melanconìa, o il solenne, sono più

rari in natura, ed hanno una maggior energìa. I cantoni aggradevoli

strisciano leggiermente sull'anima, facendovi una debole impressione:

quelli, di cui parliamo, seducono l'anima, l'attraggono, l'incantano,

la commuovono, e l'elevano.

Un cantone, nel quale domini la dolce melanconìa, si produce

coll'esclusione totale delle lontananze; pel mezzo di fondi, e di

abbassamenti; pel mezzo di macchie, e di folti boschi, soventi volte

per l'effetto di semplici gruppi d'alberi grandiosi, e fitti, sulle

cime de' quali si fa intendere un sordo mugghio; pel mezzo d'acque

stagnanti, o che nascoste agli occhi producono un affogato mormorìo;

pel mezzo d'un fogliame oscuro, di tronchi, o foglie cadenti, e

d'un'ombra, che si distende all'intorno; o per la mancanza di tutto

ciò, che annuncia la vita, e l'attività. In questi cantoni vi si

mostrano raramente de' chiari: quì abita il silenzio, e la solitudine.

Un solitario uccello, che svolazza; una tortorella, che geme sopra

una concava cima d'una consunta quercia; uno smarrito usignuolo, che

racconti le sue pene al deserto, bastano a riscaldar la scena. Offre un

consimile cantone il dolce godimento del riposo, e della solitudine,

la lusinghiera immagine dell'idea che l'uomo basta a se stesso, e la

pacifica dimenticanza delle cose, che intorbidano l'interna nostra

quiete. Confidente dell'amore, questo cantone trattiene viva l'occulta

tenerezza del cuore, e medica dolcemente gli affanni. Lo spirito si

abbandona a riflessioni più libere, e più degne di lui; tutte le sue

forze si concentrano, e ne divengono più attive. L'immaginazione si

eleva con istraordinario volo ad una nuova sfera d'idee, fra le quali

va errando con segreto entusiasmo. Chi potrebbe essere così poco

filosofo per non procacciarsi nel suo vasto recinto, ove regna la

serenità, un cantone proprio ad ispirare la dolce melanconìa? A chi mai

queste impressioni potrebbero essere assolutamente straniere? Straniere

al punto di non averle mai osservate nella natura, o di non averle

ammirate, e sentite nei valorosi poeti, che le han cantate?

ROMANZESCO, E MAGICO.

Il romanzesco, o il magico in fatto di paesetti, risulta dallo

straordinario, e dal singolare, che domina nelle forme, nei contrasti,

e nelle connessioni. Particolarmente s'incontra questo carattere nei

cantoni disseminati di montagne, e di roccie, in rinchiusi deserti,

ove non è pervenuta ancora la mano ardita dell'uomo. Oltre le forme, i

forti contrasti, e gli strani e sorprendenti avvicinamenti generano il

romanzesco. Quì l'immaginazione dovendosi occupare d'oggetti vicini,

gli oggetti lontani rimangono intercetti; rare volte si stendono in

avanti, ma più sovente s'innalzano dal basso in alto, o s'internano

dall'alto in basso. Là ove il deserto aspro, ed oscuro s'accoppia

all'ombrosa valle pacifica, smaltata di vaghi fiori, o dove il torrente

precipita le sue acque schiumose dall'alto d'una balza attraverso d'una

vario-colorata macchia, che errano di poi placide, e lucenti fra le

verdi foglie; dove le bianche creste d'una calva roccia aprono la volta

d'una bella foresta... là comincia il carattere romanzesco.

La natura sembra piuttosto gettarlo alla ventura in un momento di

felice capriccio, che terminarlo, e sfumarlo delicatamente. Sono

colpi accessorj, arditi, singolari, che sfuggono dalle sue mani nella

composizione de' quadri campestri.

Il romanzesco apporta sorpresa, ed una piacevole meraviglia, e fa

rientrare in se stesso. La grandezza, e l'oscurità producono i cantoni

solenni, gravi, sublimi, e maestosi. È fuor d'ogni dubbio, che la

prima di queste proprietà riesce indispensabile alla determinazione

di cotesto carattere; quanto alla seconda, essa aggiunge vigore

all'impressione della grandezza, come lo provarono già i Greci, e li

Druidi ne' sacri loro boschi di quercie. Il silenzio, che circonda

un oggetto sublime, ne accresce la maestà. Uno strepito veemente,

quello della tempesta sul mare, o di un furioso vento ne' boschi, o

del fremito delle cateratte risveglia altresì sentimenti distinti, e

concorre egualmente che il silenzio profondo ad esprimere il carattere,

di cui si parla.

Le catene de' monti, le roccie soprattutto, allorchè sono spelate,

ovvero rese oscure, e nere; gli alti boschi, ed i gruppi d'alberi

slanciati; i rapidi torrenti, l'impetuose cadute, le lontananze al

mare, i monti bianchi di neve, i vulcani, gli abissi.... l'oscurità

delle foglie, le ombre forti, le tenebre della notte rischiarate da

scarsa luce di luna, che attraversa un'annosa selva; una calma, una

solitudine profonda all'intorno, che somministra all'anima la facoltà

di porgersi all'impressione di tutti questi oggetti, e di abbandonarsi

all'idee, ed alla meditazione, che cagionano; tutto ciò, più o men bene

combinato, forma un cantone maestoso, e sublime. I suoi effetti sono la

maraviglia, la compunzione, e l'elevazione della mente. Commovimenti di

siffatta tempra, e sopra ogni cosa il sentimento così possente della

grandezza, e dell'onnipotenza del Motore della natura, quanto mai

piacciono ad uno spirito, che non ha peranche scordato di sentire la

propria dignità!

I cantoni di tal carattere sono una rarità anche in natura, e non

s'incontrano che d'intorno a' promontorj lungo le spiagge del mare,

oppure sull'Alpi, ne' Pirenei, e fra le più esaltate sommità de'

monti, infra antiche foreste, e ne' deserti, ove signoreggiano indomiti

torrenti, ed incendiatori vulcani.

Noi vediamo come la natura genera cantoni di differenti caratteri, atti

a produrre differenti impressioni. Cotesti naturali caratteri possono

altresì essere rinforzati per diverse maniere dall'intelligente mano

dell'uomo. È per tal guisa che un ridente cantone, fregiato d'una

pastoral capanna, o d'una casa rustica; un melanconico da un solitario

convento; un romanzesco da gottiche ruine; un maestoso da un tempio;

tutti vi guadagnano prodigiosamente. Allora quando simili edificj, e

monumenti sono congiunti a' cantoni, cui convengono di loro essenza,

le fabbriche, e i cantoni si contraccambiano l'energìa loro; i loro

caratteri ne divengono più marcati, e ne risulta un complesso d'idee,

e d'immagini, che agiscono con forza determinata, e possente sull'animo

nostro.

Il natural carattere d'un distinto cantone può ancora cangiarsi, e

trasformarsi in un altro. Per esempio, un cantone malinconico può

rendersi allegro. Aprite delle lontananze, rischiarate il bosco,

date del pendìo all'acque, e fatele zampillare; diminuite le masse

dell'ombra con molti chiari; intorbidate il silenzio del sito, soltanto

col belamento di greggia, che pascoli nel vicinato... immediatamente la

scena malinconica si trasformerà in un'allegra.

Si può puranche trasformare un cantone, che non significhi gran cosa

in un altro di carattere deciso. Scegliete uno spazio di terreno piano

senza forma, senza bellezze, puranche sterile; cambiatelo in collinetta

erbosa con cespugli, con gruppi di piante, e con piante isolate, e ne

otterrete una parte di cantone allegro. Alcune volte scorgiamo ne'

campi delle quercie rare, e difformi, incurvate dal tempo, e dalla

tempesta, colle cime morte, che sparse in quà, in là presentano un

tristo aspetto: figuriamoci al loro posto de' cesti d'arbuscelli di

bella venuta, e verdeggianti; ed il campo prenderà un ridente aspetto.

A misura che lo spazio totale formerà un mescuglio di varj cantoni,

guadagnerà a poter essere variato. Così un giardino composto di diversi

cantoni d'un distinto carattere, risveglierà impressioni diverse; ma

in tal caso la successione, ed il filo delle impressioni avranno una

particolar influenza.

Primieramente convien esaminare qual effetto produca in particolare

ciaschedun oggetto naturale, la sua situazione, e la sua disposizione.

In seguito va fatta attenzione alle proporzioni, che hanno tra loro gli

effetti degli oggetti isolati, al loro più o meno d'accordo, al limite,

ove principia l'armonìa delle omogenee emozioni, e dove cominciano

a divergere. Là dove nello stesso tempo si osservano oggetti, le

cui forze sono diverse, là pure procede un'emozione composta. Si può

perderla più facilmente, che una semplice; ma allorquando riuscirà, è

immancabile un prodotto maggiore di sentimento.

L'artista giardiniere, che espone quadri di una forza considerabile,

e diversa, deve industriarsi, come gli altri artisti, di rinvigorire

le emozioni. Scegliendo i suoi oggetti, sarà dunque circonspetto a non

impiegare, sia successivamente, sia tutto ad un tratto, che quelli,

le cui impressioni non si distruggono vicendevolmente, e non si

contraddiscono, ma che s'accordano, e felicemente si maritano.

Ciascun oggetto deve essere per se stesso tale, e diretto di maniera,

che, malgrado la presenza, o la varietà degli altri, che si scorgono al

tempo stesso, le impressioni di tutti seguano, per dir così, una linea

non interrotta, e vadansi a riunire in un sol punto, e si avvalorino,

e si rinforzino scambievolmente colle loro combinazioni. Se non si ha

cura di raccogliere le differenti impressioni, e riunirle, e formarne

un centro comune, un giardino non avrà mai la perfezione, che aver

deve come opera di gusto diretta dal raziocinio, vale a dire l'unità,

senza la quale qualsisia varietà stanca, e riesce infruttuosa. Le

impressioni vogliono essere ragionate; vi si ricerca una condotta, ed

un filo, come in un poema, e la più fina conoscenza del cuore umano.

Ancora, di grazia, un'osservazione, che mi pare di conseguenza, onde

meglio distinguere le differenti specie de' giardini, che si possono

construire. Si può comporre un vasto giardino di varj cantoni, ma

egualmente si può benissimo immaginare un bel giardino, che non

consista, che in un sol cantone di un carattere, e di un effetto

semplice, e determinato. Per tal maniera si possono aver giardini, che

non sieno che allegri; altri, in cui regni una piacevole melanconìa;

altri, che non sieno che romanzeschi, e finalmente altri puramente

maestosi, secondo la variata disposizione del cantone, in cui si

trovano, e dalla quale è dinotato il loro carattere.

Questa differenza riesce ancora più considerabile per l'uso, che si

può fare dei giardini stessi. Un casino di campagna, dove si vuol

godere de' primi mesi della bella stagione, richiede un giardino

allegro; un avanzo di convento, un romitaggio, un tempio pare che si

accordino meglio con un cantone dolcemente melanconico; un vecchio

castello chiama un giardino romanzesco. Ciascheduno di questi giardini

aver potrebbe un'estensione considerabile, senza perdere punto della

semplicità del suo carattere; ben inteso però, che il cantone, da cui è

formato, ritenga l'originaria sua indole.

[Illustrazione: _Tav. X._ Casino in posizione naturale, atta a

ridursi a villa Inglese.]

DELLO SPAZIO TOTALE.

Lo spazio è come la tela, sulla quale deve dipingere l'artista

giardiniere; e la prima sua ricerca riguarderà la natura di questo dato

spazio.

È cosa inutile di richiamare quì, che non bisogna scegliere per un

giardino un luogo d'aria cattiva, o soggetto all'umido, soverchiamente

vicino alla città, o di troppo lontano da un borgo. Vanno considerati

i pericoli diversi, cui soggiacciono i giardini posti in vicinanza

de' fiumi, e delle grandi strade; e non vanno mai riposti in un fondo

privo di viste libere, o malamente circondato. Ciò che esige la sanità,

il comodo, il piacere, e la possibilità di eseguire quanto si medita,

risalta presto agli occhi di chicchessìa; sovrattutto un suolo fertile,

e dell'acqua.

Per più ragioni fa d'uopo cercare per un giardino uno spazio, che abbia

in se stesso delle naturali bellezze. Ciò accende il genio dell'artista

giardiniere, che travaglia, per dir così, sotto gli occhi della bella

natura, ch'è il suo modello, e che deve sforzarsi di superare; ciò

diminuisce le cure, e le spese della disposizione, dove il terreno,

gli alberi, le foreste, e l'acque forniscono abbondantemente da

se, e suggeriscono l'ordine delle idee; ciò rileva l'effetto della

distribuzione interna colle impressioni, che producono le vedute

all'intorno, le quali non sembrano mai così belle, che allorquando si

possono considerare da un sito piacevole per se stesso. In conseguenza,

per quanto si può, e per quanto lo permettono altre leggi, cercate

di avere nel vicinato del vostro giardino delle prospettive libere,

amene, e variate. Ma non bisogna poi che l'occhio le veda dappertutto

interamente, e le scorga in tutta la loro estensione da ciascheduna

parte del giardino, che in tal caso interromperebbero l'azione

delle differenti sue scene, destinate a produrre ciascheduna il suo

particolar effetto. Le lontananze dovranno essere ora velate, ora

scoperte, ora presentate sotto tal punto di vista, ed ora sotto tal

altro, di modo che per tal mezzo la di loro propria impressione non

solamente sia accresciuta, e moltiplicata, ma che si accordi pur anche

colle altre decorazioni del giardino. Dove regnano la dolce melanconìa,

la meditazione, ed il riposo, dove l'occhio debb'essere occupato

a considerare una sola scena esposta, là una perspettiva ridente

distrarrebbe. Disponendo le scene del giardino, convien fare attenzione

al carattere de' prospetti, che offre il circondario; soprattutto

considerando che riesce più facile di adattare il giardino al paese,

che il paese al giardino, a meno d'intraprendere sugli oggetti del

contorno dei cambiamenti cotanto dispendiosi, come quelli, che sono

stati operati in alcune ville Inglesi. Il bello de' giardini pittorici

dipende molto dall'arte di legare le vedute interne del giardino colle

esteriori del paese, in guisa, che non vi sia contraddizione tra loro,

ma che producano un effetto unico, e rinforzato.

L'estensione dello spazio destinato a diventare giardino contribuisce a

determinare la disposizione totale, e quella delle singole scene. Più

lo spazio è vasto, e più si acquista il diritto d'aspettarsi migliori

effetti dal genio, e dal sapere dell'artista. È da assegnarsi un sito

spazioso alla formazione d'un ragguardevole giardino, affinchè le

decorazioni non vi si trovino ammucchiate, ma perchè si distendano,

e si succedano con ordine, e perchè non intorbidino i movimenti

dell'anima, ma ne facciano nascere un seguito filato, ed armonioso.

Una lista di terreno, che si distenda al lungo davanti la casa, riesce

ben incomoda, e quasi ribelle alla formazione d'un giardino pittoresco;

vi vuole di contro la casa uno spazio di terreno, che si distenda

presso a poco in quadrato, e che abbracci la casa tutta all'intorno.

Gli spazj quadri-lunghi in avanti, che serrano la casa nel mezzo,

quantunque meno adattati, sono tuttavìa suscettibili d'essere ridotti a

formar giardino. La casa certo non vi figurerà di molto, non potendosi

questa isolare, ma si potrà cavar partito del restante. L'oggetto

principale è d'ingrandire lo spazio per ottenere gli effetti, che si

hanno di mira; e perciò alcune volte ne' piani di tal figura converrà

portare la piantagione da un lato solo, e lasciar scoperto l'altro

lato, che goderà di vista. Qualora il terreno sarà soverchiamente

ristretto, basterà ottenere una sola scena, quella della casa.

Dev'essere messo debitamente a contribuzione tutto il vicinato, e per

ciò conseguire, sarà travagliato il terreno del giardino in tutt'i

sensi. Ne' piccioli particolarmente s'impiegherà tutta l'arte. La

mossa del terreno riuscendo uno de' principali mezzi per ingrandire

gli spazj, e per disporli con effetto, e in ciò consistendo gran parte

dell'arte, e dell'opera dei giardini, l'artista giardiniere non si

stancherà mai d'addestrarsi a modellare con terra creta superficie

diverse di terreno, a norma de' casi, che gli si presenteranno, o che

amerà figurarsi, onde pervenire ad acquistare sempre più la teorìa, e

la pratica della sua arte.

Un terreno, che non consiste, che in pianura, è poco proprio per un

giardino, perchè troppo uniforme, e perchè le variazioni artefatte

costerebbero troppo.

Scegliete uno spazio, che non sia totalmente sprovvisto di pianura,

ma che rinchiuda ancora delle alture, de' fondi, e varj cangiamenti.

Un consimile terreno non offre soltanto diversità, concorre altresì

a comunicare varietà, ed effetti alle scene campestri, che vi

s'introducono. È cosa saggia e prudente d'approfittare de' doni della

natura.

Costiere ricolme a dolci pendìi, piacevoli elevazioni isolate,

tondeggianti rincalzamenti, cigli di fiume sicuri, o abbandonati

dall'acque, e circondati da interessanti, e variate vedute alla portata

dell'occhio formano le belle situazioni, ed il locale più atto alla

costruzione di una villa di piacere, che non riporrete agli orli di

un lago, nè alle falde di un monte, nè inchiodata ad un rapido colle,

o confusa ne' villaggi, come generalmente tra noi si veggono, e dove

le belle posizioni per la maggior parte sono occupate unicamente da

rocoli, e da cappuccini. La scelta della situazione vien fatta in

Inghilterra dopo le più grandi indagini, e i più maturi esami.

L'esposizione ancora merita sommi riflessi, e il più delle volte

converrà, che l'abitazione prenda obbliquamente i venti cardinali, e

sia riparata dalle incomode gole, e dai venti settentrionali.

I fiori, gli arbusti, le piante, e l'acque sono mezzi capaci a rompere

la monotonìa del piano; ma un paese montuoso, e disseminato di colli,

dalla natura stessa è stato organizzato per essere più suscettibile

di varietà, e di movimento. Fornisce diversità nelle ineguaglianze,

nelle curvature, e nel declinamento del terreno; maggior grandezza, e

differenza negli aspetti; più libertà, ed ardimento nella situazione

degli alberi; più di vita ne' ruscelli, e nelle cadute d'acqua, che non

si riposano mai.

Dell'arte dei giardini inglesi · 第 5 / 19 段