Un giardino sopracarico d'ornamenti, d'accidenti, di sorprese,

di fabbriche, di piante, è un enigma per l'occhio, che ne resta

imbarazzato: e sovratutto se un mal consigliato inventore si avvisa

di molto raccogliere in piccolo spazio, togliendo gli oggetti dalla

proporzione naturale. Se avete nel vostro giardino una veduta spaziosa,

un'elevazion maestosa, una quercia, che abbia sfidati cento inverni,

abbiate cura d'assortir tutto l'accessorio con proporzioni, che siino

convenevoli, e ricordatevi che «la nature ne donne jamais les bras du

nain à un grand, ni la tête du colibri à un aigle. (HUBE)».

La ridondanza è confine all'affettazione, al ricercato, a ciò che costa

fatica. La fatica è tomba del piacere, e chi vuole allettare, bisogna

che nasconda con molta sagacità la pena, che gli costa lo svegliare

una sensazion deliziosa. È de' giardini, come de' fiori artefatti:

bellissimi quanto più sembrano negletti, e non s'avvede della mano

dell'industriosa Glicera. Finalmente è de' giardini, come d'ogni arte,

che imita la natura.

[Illustrazione: _Tav. V._ Veduta di Woobourn di P. Southcote.]

DEI DIFFERENTI CARATTERI DEL PAESINO, E DE' SUOI EFFETTI.

La natura, che fa regnare nelle sue opere una mirabile varietà, la

sparge eziandìo nella superficie della terra. Medianti le diverse

mosse del terreno, essa imprime ai paesetti una sì grande diversità di

situazione, e di configurazione, che trovare due paesetti perfettamente

simili, sarebbe un fenomeno egualmente raro, che trovar due uomini

perfettamente eguali. Sentire le impressioni, che fanno sull'anima

le differenti situazioni del paese, non è cosa alla portata di

tutti: convien essere dotati di una certa finezza, e capaci di somma

attenzione. Ciò richiede penetrazione, ed una felice organizzazione,

una lunga abitudine, o tendenza alla meditazione, per cui si arriva

perfino a rendersi ragione delle sensazioni d'ogni genere, che

producono su noi i diversi oggetti, e a dedurne delle regole, onde

eccitarne delle eguali.

Se facendo un viaggio un po' lungo, durante la bella stagione,

osserviamo noi stessi, e che liberi da distrazioni, siamo disposti ad

abbandonarci alle impressioni, che ci fanno i differenti paesi, che

successivamente ci si offrono, l'interno sentimento ci farà distinguere

le differenti forze degli oggetti, e delle campestri situazioni con

altrettanta certezza, con quanta l'occhio discerne la varietà delle

forme, e de' colori.

L'uomo è adunque in una relazione talmente intima colla natura, che non

può negare l'azione continua di questa sopra la sua macchina. Il bello,

il nuovo, il grande, l'ammirabile, che sparge la natura, cagionano a

lui commovimenti moltiplicati. Vi sono dei siti, che c'invitano ad una

viva gioja, altri ad un piacer più tranquillo: in questo luogo si prova

una dolce melanconìa, ed in quell'altro l'ammirazione, e la venerazione

s'impadroniscono di noi. Ve n'hanno persino di quelli, che c'inspirano

un sentimento importuno della nostra fragilità, e de' nostri bisogni, e

ci riempiono di tristezza, di timore, e di spavento.

L'arista giardiniere dovrà conoscere tutti gli effetti de' siti

parziali del paesaggio, affine di saper scegliere quelli, che

producono emozioni conformi alla destinazione de' giardini, ed

ordinarli, e connetterli, di maniera che queste emozioni si succedano

armoniosamente.

Sebbene il soggetto sia vecchio quanto la creazione, l'arte di

penetrarlo, e di rappresentarlo è però ancora troppo nuova, perchè la

lingua abbia una sufficiente dose di espressioni atte a prestarvisi.

Cercasi di descrivere una pianura, oppure una valle? Allorchè

si tratterà di spiegare la sua lunghezza, o la sua larghezza,

l'elevazione, o il suo abbassamento, la sua guarnitura, o il

vicinato degli oggetti limitrofi, sarà mai possibile di risvegliare

con parole un'idea abbastanza esatta, abbastanza stabile, acciò si

riconosca precisamente quella pianura, e questa valle tale qual è,

senza poter confonderla con un'altra simile, che si è veduta, o con

un'altra, che le sostituisce l'immaginazione? Si vuol descrivere una

collina? I piedi, i fianchi, la cima: ecco le parti principali; ma

quest'anatomia basterà ella forse? Quale varietà non regna mai nelle

sue forme tondeggianti, allungate, restringentisi, appianate, incavate,

compresse, sviluppate di nuovo! Quì la pittura, e la stampa offrono

il loro ufficioso soccorso, soggetto altronde a gravi imperfezioni, e

sempre discosto dall'esattezza.

Tuttavìa per disimbrogliare in parte la cosa, e per renderla meno

insensibile all'osservazione, e alla pratica, ajutiamoci con delle

separazioni, e delle distinzioni. Separando dall'immensa superficie

della terra le grandi parti, che formano per se stesse altrettanti

totali, si hanno de' paesetti; e dividendo questi paesetti in piccole

parti, si ottengono dei cantoni. In conseguenza di questa distinzione

il paesetto consisterà in diversi cantoni, che hanno più o meno

d'estensione, di varietà, e di bellezza, e che sono collegati tra

loro. Ciaschedun cantone, considerato come parte del paesetto, ha

pure le sue parti individuali, che la natura rende suscettibili di un

carattere distinto. Quello di tutto un paesetto è determinato dal più

o meno di perfezione, e d'armonìa, che regna ne' differenti caratteri

de' particolari cantoni. Il paesino deve adunque la sua bellezza,

e l'energìa dell'impressione, che desta, ai differenti cantoni,

o distretti riuniti, che lo formano; e non solamente i caratteri

particolari di ciascheduna scena isolata, ma ancora la connessione, e

concatenazione di queste scene decideranno del suo effetto.

PARTI INDIVIDUALI DEL CANTONE.

Le parti individuali del cantone sono piano, ed elevazione in astratto:

abbellimenti, ed aggiunti sono le rupi, i colli, le montagne, i boschi,

l'acque, le praterìe, le lontananze, gli accidenti.

Il piano, le eminenze, gli sfondi ora limitano la vista degli oggetti,

ora la stendono, ora la moltiplicano, e l'avvalorano.

La pianura non è guari suscettibile di varietà; tuttavìa la natura

l'impiega, e può talvolta formare una delle parti aggradevoli d'un

giardino, ma non mai il tutto. Essa inspira le idee del comodo, e

della facilità, e permette l'esame tranquillo, e prolungato delle

bellezze, che l'ornano. Ma affinchè una pianura possa piacere, fa

d'uopo, che abbia una certa estensione da ogni parte, e che non

presenti una superficie vacua, ed inanimata. Una lingua di terra lunga,

e stretta disgusta, e ben anche un maggior quadrato di pianura, che

senz'interruzione si estenda tanto, che l'occhio non possa colpirne i

confini. Il sentimento della vista vuol essere occupato, e divertito.

Perfino una pianura coperta d'ondeggianti spighe, e priva d'altri

oggetti, non trattiene che per poco. Ma quanto diletto cagionerà

una pianura frammischiata di campi, e d'ortaglie, che spieghino una

varietà di scene, e di colori! Ciò, che anima maggiormente la pianura,

sono le acque, talvolta risplendenti de' raggi del sole, e tal altra

riflettendo l'aspetto del ciel azzurrino, e degli intralciati ammassi

delle vaganti nubi.

La pianura riuscendo per se stessa poco interessante, i suoi confini,

ed il vicinato potranno darle valore. Riesce aggradevole, allorquando

si perde in un bosco, attraverso a' gruppi d'alberi, o quando si rileva

in vaga collina; e ne diviene più amena ancora, quando s'innalzano de'

colli a' suoi fianchi, o che un'alta foresta, un popoloso villaggio, o

qualche altro considerabile oggetto segna i suoi confini.

EMINENZE.

L'eminenza produce maggior allegrìa, e diletto della pianura, riuscendo

per sua natura scoperta, e gioconda. L'eminenza termina de' punti di

vista nello stesso tempo, che ne apre de' nuovi; alletta nel montare

colla moltiplicazione degli aspetti; sorprende allora quando si è

pervenuti alla sommità. L'eminenza comparte dignità, e lustro agli

edificj, che porta sulla sua cima, o ne' suoi fianchi, e presta loro

situazioni brillanti, ed aggradevoli.

La bellezza dell'eminenza sovra tutto dipende dalla sua figura.

Tutto ciò che presenta angoli, ch'è tagliato verticalmente, o che

forma punte, offende l'occhio. Le linee dolcemente ondeggianti,

gl'insensibili pendìi, la varietà ne' contorni de' ripiani, una cima

vagamente rotondata, e che termina in piano, compartono all'eminenza

la forma più grata. Guarnita poi acquista un nuovo pregio. Una fresca

verdura, che copra tutta la sua altezza; un ridente fogliame, e de'

fioriti cespugli irregolarmente dispersi sul pendìo; degli alberi d'una

forma grandiosa, che si slanciano dai fianchi, o che ombreggiano una

parte della cima; un gregge, che vi si arrampichi; una fabbrica di

buona architettura, sono gli ornamenti più belli di una eminenza.

Si cerchi di salire facilmente per una via più che si può circolare

alla stessa eminenza, e praticata in modo, che ad ogni passo sia vario

il punto di veduta.

DEGLI SFONDI.

Lo sfondato è la dimora della solitudine, e del riposo. Agevola

l'orditura, e gli accozzamenti delle scene melanconiche, e primeggiano

in esso con effetto l'ombra, e la chiusura. De' cespugli risuonanti

il canto degli augelli, che s'amino, ed ivi nidifichino in pace;

un'acqua che scorre tacitamente, o con soave mormorìo; il susurro d'un

ruscelletto, che non si scorge; talvolta una rumorosa caduta; viottoli

con alberi piegati ad arco, sembrano gli oggetti più atti a vivificare

graziosamente questo ritiro.

Lo sfondato piace meno nel mezzo d'una pianura, che vicino ad un

bosco, o ai fianchi di un monte, dove natura lo colloca spesso. Le

cavità profonde, e perpendicolari colpiscono, le dolci inclinazioni, ed

insensibili piacciono. Lo sfondato fugge la regolarità, e le compassate

forme.

Per la combinazione de' piani, de' rialzi, e degli sfondi la natura

dissemina ne' paesetti una varietà, che incanta; l'artista giardiniere

seguirà il suo esempio, e non trascurerà veruna di queste capitali

disposizioni

[Illustrazione: _Tav. VI._ Collinetta nella villa Silva a

Cinisello.]

del terreno. Era una prova certa, che non si colpiva nel naturale,

allorquando, seguendosi i precetti del Francese LE NÔTRE, tutto si

trasformava in esatta pianura; si spianava ogni rialto, e le sole

elevazioni, che qualche volta si soffrivano, erano delli nudi terrazzi

di sasso.

Nelle pianure, nelle elevazioni, e negli sfondi può regnare molta

differenza, e varietà, cagionata in parte dalla loro estensione, e

grandezza, ed in parte dalle reciproche relazioni, e dalla di loro

tessitura. Determinare le vere proporzioni di questi oggetti, e

convenevolmente legarli, è il colmo dell'arte dei giardini.

Allorchè la natura non ha preparata la disposizione del terreno, ma che

bisogna crearla, è facile cosa cadere nel meschino, e nel ridicolo.

Convien nascondere le linee di separazione, ed osservare la varietà

delle parti. Il giardiniere, occupato a porre in opera un determinato

spazio, rifletta, e paragoni; e ciò gli fornirà istruzioni più utili,

che i generali precetti.

DELLE ROCCIE.

Quando la natura ha poste delle roccie in uno spazio vasto, destinato

a diventar giardino, convien approfittarne. Spandono dignità e

forza, e comunicano al paesello un carattere eroico. Ma d'ordinario,

e soprattutto ne' ricinti limitati non si possono riguardare che

come accessorj, sempre utili però. Gettano interruzione, ed ombra

nel quadro, e se ne può trarre un gran partito ne' siti solitarj,

deserti, e melancolici. Sono il naturale soggiorno delle grotte, de'

ruscelletti, e delle cadute d'acqua, e loro prestano una necessaria

base. I verdi cespugli diminuiranno l'aspetto incolto, e rozzo, che

naturalmente presentano. Una pastoral capanna, o tal altro indizio

d'abitazione umana vi figurerà con vaghezza.

Le artificiali roccie sono difficili a comporsi, e facilmente

tradiscono la mano, e il travaglio dell'uomo. Il lor buon effetto

dipende dalla loro situazione, e dalle loro forme. Più queste forme,

e le congiunzioni delle roccie saranno varie, ardite, confuse, e

singolari, più contrasteranno colle parti vicine, e viemaggiormente

produrranno risalto. Punte, scaglie, ineguaglianze, difformità,

concatenazione ne' massi... In poche parole è questa la sede di

tutto ciò, che si allontana dalla regolarità delle linee, e dalla

disposizione naturale delle forme.

[Illustrazione: _Tav. VII._ Capanna boschereccia nella villa

Cusani a Desio.]

BOSCHI.

Senza boschi, e senz'acque le forme più belle del terreno mancherebbero

d'interesse, e di vita. I boschi piacciono in più maniere. L'altezze

loro, la loro estensione, i loro contorni, le loro situazioni, il più

o meno di lor foltezza, le differenti gradazioni de' colori del loro

fogliame, sono abbondanti sorgenti di varietà, e di piacere. Da lontano

pur anche i boschi riescono oggetti lusinghevoli, e somministrano ombre

al paesetto; rallegrano da vicino, rinfrescando, e rianimando le forze;

risvegliano l'idea dei nascondigli, che procurano agli alati abitatori,

che consolano col loro canto; presentano gli effetti del chiaroscuro,

ed esalano soavi odori dalle piante, e dai fiori. Una foresta colla sua

lunghezza, larghezza, ed elevazione può divenire l'oggetto capitale

d'un paesino. Composta di vecchi alberi intatti, e fronzuti veste

il carattere della gravità, e d'una maestà dignitosa, che inspira la

venerazione: un sentimento di riposo ricerca l'anima, e la getta in una

dolce ammirazione, e in un'estasi tranquilla; concorrendovi l'accidente

d'una violente tempesta, vi eccita lo stordimento, e la sorpresa. La

vivacità, la serenità, e l'allegrìa sono proprie del boschetto poco

fronzuto, o di quello, i cui alberi sono d'un getto nobile, e svelto,

poc'alto, ma elegante, la cui verdura è fresca, e ridente, i cui

interstizj sono trasparenti, ed il terreno liscio senza cespugli, e

sterpi. L'agitazione delle foglie cagionata da zeffiri, il giuoco del

chiaroscuro tra le foglie, e sul terreno, il sol levante, e cadente,

che indora il boschetto penetrandolo, l'incerta luce della luna, che

soavemente traspira fra le cime degli alberi, sono gli accidenti più

favorevoli all'abbellimento del bosco.

La natura si serve de' boschi come d'un mezzo efficace a formar scene

di varj caratteri: scene pacifiche, solitarie, deserte, malinconiche,

allegre, aggradevoli, serene a norma della disposizione, e delle

combinazioni diverse de' tronchi, del terreno, e della qualità de'

verdi, e del fogliame.

Gli alberi da cima sono l'ornamento de' boschi; la loro altezza, la

loro grande età, il silenzio, ed una maestosa freschezza, che spandono,

penetrano l'anima, e la commuovono.

Sacre ai felici contrasti, ed al bello nelle scene opache dei boschi

siano conservate intatte quelle annose piante, che portano l'impronta

dei secoli sulla rugosa loro scorza, sui tronchi mezzo squarciati,

sulle estese braccia, che sovrastano la selva; e sovrattutto sacre, e

rispettate dalla scure sieno le piante coperte di ellere parasite, e

di musco, o di tenaci corimbi: l'effetto di queste nelle solitudini è

sicuro, e indicato costantemente dalla natura.

DELL'ACQUE.

Le acque sono nel paesino ciò che sono gli specchi in una sala, ciò

che sono gli occhi nel corpo umano. Senza contare i piaceri della

passeggiata in battello, e della pesca, le acque sono talmente

vivificanti, talmente rinfrescanti, e così copiose in apportare grate

impressioni, che la loro presenza piace dovunque, e la loro privazione

fa pena anche ne' siti più vaghi.

Un volume d'acqua piace ancor da lontano, e non solamente per la sua

fertilità nel produrre effetti varj in ragione della grandezza, della

sua forma, e movimento; ma ancora perchè suscettibile di vantaggiose

combinazioni con altri oggetti.

L'estensione, e la profondità d'una massa d'acqua sono sorgenti d'idee

sublimi. L'impensato aspetto d'un gran corpo d'acqua, del mare per

esempio, produce maraviglia; e scorrendo successivamente cogli occhi

questa scena immensa, il pensiero si perde nell'idea dell'infinito.

Tuttavìa per quanto forte sia la meraviglia che cagiona la vista del

mare, l'ordinaria sua uniformità ne indebolisce l'effetto, a meno

che l'immaginazione non sia rianimata da oggetti mobili. I vasti

corpi d'acqua ci trattengono con maggior piacere, allorchè non si

scorgono tutto ad un tratto, ed in tutta la loro estensione, ma che

insensibilmente vadansi sviluppando a poco a poco, e sotto punti di

vista variati. Delle isolette disperse, e di diversa forma rompono

pure aggradevolmente la monotonìa d'una larga superficie d'acqua. Le

alte rive, le punte di rocco, i promontorj, i capi osservati da varie

parti, e a una certa distanza, formano limiti oltremodo piacevoli. Una

superficie d'acqua considerabile cagiona il più bell'effetto, allorchè

scorre al lungo d'un bosco, o che serpeggia a piedi d'un colle; la

grandezza apparente, che acquista per questo mezzo, per quest'inganno

occupa l'immaginazione anche allora quando l'occhio non iscorge più

nulla.

[Illustrazione: _Tav. VIII._ Veduta del laghetto nella villa

di Monza.]

La limpidezza dell'acqua è la primaria sua dote, e sparge la serenità,

e l'allegrìa su tutti gli oggetti vicini. Il riflesso delle nuvole,

come abbiam già detto, degli alberi, de' virgulti, de' colli, degli

edificj forma una delle più ridenti parti del campestre quadro;

l'oscurità al contrario, che giace sugli stagni, inspira melanconìa,

e tristezza. Un'acqua profonda, e tacita, nascosta in parte da'

grandi alberi, velata da spineti, e da sovrapposti cespugli, s'accorda

mirabilmente co' siti destinati agli eremi, alle urne, ed ai monumenti

consacrati dall'amicizia alle spoglie d'anime illustri.

Il movimento dell'acqua è ancor più fertile in apportare impressioni

varie. Stendesi ella placidamente in una vasta ed aperta pianura?

Annuncia una scena dedicata al riposo. Cacciasi dessa dolcemente in

parti ombrose? Acquista un non so che di grave, e di tristo. Un sordo

mormorìo e soffocato è il tuono della melanconìa, e del dolore; un

dolce mormorìo invita alla riflessione, e conviene alla solitudine.

Il susurro d'una chiar'onda, che serpeggia trastullandosi, sparge

allegrìa; un corso rapido, e le saltellanti cascate apportano la

gioja; precipitosi fiotti, che scacciansi l'un l'altro schiumando,

destano l'idea della forza; i torrenti, che mugghiando s'ingolfano in

profondi e tetri abissi, o che cadon dall'alto al lungo delle roccie,

e de' monti, offrono uno spettacolo superbo, che s'accosta al sublime.

La violenza, il fremito, il mugghio feroce de' gran fiumi, e delle

cateratte, le rotolanti bianche e schiumose loro onde, l'aere oscurato

all'intorno, l'eco delle rupi, tutto si riunisce per destar sentimenti,

che talora spaventano.

L'acqua collegata con altri oggetti produce effetti diversi, e

vantaggiosi. Dà un aspetto ridente all'ombre, e cambia un deserto in

deliziosa regione; aumenta l'aria selvaggia delle difformi roccie,

e delle montagne, e sparge altresì la serenità, e il bello su questi

oggetti. Gli stagni d'acqua dormente rendono una foresta più oscura,

e più triste, e i limpidi ruscelli, che serpeggiano in quà, e in là,

soavemente mormorando, l'animano, e la rallegrano. Qual piacevole

quadro non presenta un paesino, ove alle ondeggianti sponde d'un grande

e chiaro ruscello s'alzano piccoli gruppi d'alberi, ora spessi, ed

ora radi, che terminando in tronchi isolati, si ricompongono di nuovo

in boschetto, asilo dell'ombra, e del silenzio! Dove l'acqua brilla

talvolta sotto le verdeggianti volte, o fra i diversi fusti degli

alberi; talvolta riluce in larghe masse rischiarate, e talvolta va

a perdersi dietro un bosco, od un colle, poi ricompare più vistosa

che mai! E qual incanto non acquista una collinetta, che dolcemente

elevandosi vien coronata da cespugli, e da qualch'albero, i cui ben

composti tronchi portano al cielo le nuove ed orgogliose frondi! Ove

una leggiera cascata d'acqua, ora visibile, ed ora nascosta dagli

sterpi, or rumorosa, ed or più tacita slanciasi leggiadramente al lungo

del pendìo; poi formando ruscelli d'inegual corso fra sassi, s'affretta

di scorrere tra' fiori, che smaltano il vicin prato, e brilla colà,

vagheggiata dai raggi del sol cadente!

Considerata l'acqua dall'alto si presenta sotto il migliore aspetto,

allorchè i suoi fiotti argentini serpeggiano in aggradevoli sinuosità

all'intorno d'un colle, d'un boschetto, d'un'isoletta, di casolari,

e di villaggi; che sottratta agli occhi dall'ombra d'un sovrapposto

monte, o dagl'intralciati cesti d'alberi, quivi si striscia in un

oscuro fondo, e là d'improvviso risplendente appare dalle non aspettate

aperture del bosco. Questo spettacolo veduto dall'alto d'un colle in

tutta la sua varietà, ed abbellito di tutti gli scherzi dei riflessi, e

di tutte le bellezze del chiaroscuro, eccita sentimenti inesprimibili.

Non v'ha scena, di cui l'acqua non possa aumentare, o diminuire

l'impressione; non v'ha commovimento, che dessa non possa produrre,

accrescere, od addolcire: tanta è l'energìa di quest'elemento.

DELLE PRATERIE.

Le praterìe, che appartengono in parte alla pianura, non sono

suscettibili d'alcun carattere sublime, quando pur anche fossero

molto estese: sono d'un genere mediocre, e non producono che leggieri

impressioni. Nulladimeno la natura presenta in esse delle decorazioni

amabili, e quiete, il cui carattere è l'apparenza libera, e campestre:

richiamano alla mente le immagini graziose delle pastorali, e sembrano

specialmente consacrate ai sentimenti del riposo, e de' piaceri

tranquilli.

La bellezza delle praterìe dipende principalmente dalle curve dolci,

che segnano la di lor circonferenza. Rimediano queste alla soverchia

uniformità colla varietà, che offrono. Tutto ciò ch'è regolare,

angoloso, acuto, è da escludersi. Da poi la lor bellezza è determinata

dalla vivacità, e dalla freschezza del verde, dalle interruzioni,

e dall'ombre, che producono gli alberi isolati, ed a gruppo, dalla

lor cornice formata da' colli, da' rocchi, e da' boschi, e dalla

loro connessione con tutti questi oggetti. Un ruscello, oppure un

fiumicello, che insensibilmente svolge le sue acque, spande lume, e

freschezza, e cangia la compiacenza tranquilla, che prova l'anima, in

un commovimento più vivo, in quello della gioja.

DELLE LONTANANZE.

Le lontananze fanno gioire l'occhio dei differenti oggetti del paese.

Esse dipendono in parte dalla natura medesima di questi oggetti, ed in

parte dalla loro situazione, e concatenazione, ed in parte ancora dal

punto da dove si considerano. Gli oggetti puonno colla loro importanza,

vaghezza, e novità comunicare ad una lontananza un carattere distinto;

ma ve n'hanno ancora che sono privi d'effetto, e di significazione,

che la natura occupata della maggior perfezione del totale mischia,

e confonde nelle grandi masse, e che l'attento giardiniere non vorrà

separare per metterli in distinta luce. Gli oggetti acquistano quasi

maggior energìa dalla loro situazione, ed attaccamento, che non ne

prendono dalla loro natural configurazione, considerato ciascheduno a

parte. Le situazioni rischiarano, ed oscurano, rinforzano, e modificano

con una varietà sorprendente gli effetti delle forme, e dei colori,

della grandezza, e del movimento. Finalmente gli oggetti non solamente

per se stessi, ma ancora per il loro collocamento, per la loro

situazione, e legame possono comparire sotto aspetti diversificati, a

misura che si sono disposti i punti di vista, dai quali si scorgono.

Quantunque le lontananze sì naturali, che artefatte possano essere

variate all'infinito, tuttavìa si distingue qualcuno de' loro

principali caratteri.

Il primo sarà quello della grandezza, e del sublime, che comprende,

oltre la maestà, e dignità degli oggetti, la distanza, e la moltitudine

delle parti.

Rousseau pretende che il gusto de' punti di vista, e delle lontananze

deriva dall'inclinazione, che hanno la più parte degli uomini a non

piacersi, che ove non si trovano; è da presumersi però, che provenga

da più nobil sorgente; pare, che risulti da ciò, che l'anima nostra

essendo originalmente espansiva, ama di slanciarsi ai più lontani

oggetti, e di unirli, e comprenderli a un tempo stesso nella sua

immaginazione, ciò che forma ed esercizio, e contentamento delle sue

facoltà.

Dell'arte dei giardini inglesi · 第 4 / 19 段