«La verdura de' boschi su questi ameni colli era tratteggiata dal

biondo colore de' sottoposti campi. L'Aro nel suo tortuoso corso, e

variato rifletteva su le pure onde un folgorante lume. A lui vicino,

la capitale della Nuitonia, soggiorno di pace, e della confidenza,

presenta le sue mura, che alcun nemico non ha giammai sforzate.

L'occhio girando d'intorno vede regnar la pace, e l'abbondanza.

Sotto la sua capanna ricoverta d'umile musco quì il povero gioisce

della libertà, e del frutto de' suoi sudori. Da un lato la terra era

coperta di pecore, che ruminavano con avidità, frattanto che da un

altro de' pesanti bovi, mollemente stesi sull'erba, rianimavano il

loro gusto, ruminando del fiorito trefoglio. Il cavallo, sbarazzato

dal freno, e dal travaglio, saltava sull'erba nascente de' campi,

che sovente lavorato aveva. I boschi non offrivano uno spettacolo

meno lusinghevole; dei faggi, quasi spogliati, fiammeggiavano colà

d'un rossore ardente; altrove dei folti pini gettavano la lor ombra

sull'erba pallida; i raggi del sole spargevano attraverso de' rami

oscuri la tremante lor luce, ed una verd'ombra, variamente graduata,

scherzava col fuoco del giorno. L'amabile silenzio di questi boschi!

E qual incanto ancor più dolce nella voce dell'eco, quando una turba

di felici creature, immerse nel riposo, e nell'abbondanza, riunivano

le loro voci per cantare il piacere! Un vicino ruscello talvolta colà

mormorando colle debil'onde sul verde smalto, e tal altra cambiate in

neve, ed in perle le versa con istrepito nell'abisso de' rocchi».

Del resto la varietà non si limita semplicemente agli oggetti, ma

si estende ancora ai differenti lati, da cui si considerano questi

stessi oggetti, e ai differenti punti di vista, sotto de' quali si

abbracciano. Un solo edificio, un sol gruppo d'alberi, qualche volta

pure un albero solo può essere, per così dire, moltiplicato dalla

maniera di presentarlo.

Secondo le leggi della varietà lo spazio più conveniente per un

giardino sarà dunque quello, in cui colline, ripiani diversi, acque,

e fondi offrono gli oggetti sotto diversi aspetti, e forniscono

variate lontananze. Bisogna che lo scoperto succeda al rinchiuso, il

chiaro all'oscuro, l'attraente al patetico, il tranquillo al sublime,

il selvaggio ed il romanzesco all'elegante: bisogna riempire di

piantagioni gli spazj vuoti, ed animar le colline con cespugli, con

cadute d'acqua, e con fabbriche; e medesimamente diversi oggetti d'una

stessa specie devono comparir differenti pel loro carattere, per la

loro forma, e per la loro situazione.

DELLA BELLEZZA.

La bellezza dà l'ultima mano di possibile perfezione alla grandezza,

ed alla varietà. L'artista giardiniere giugnerà a dare alle distinte

parti e variate del suo totale quella bellezza, della quale saranno

suscettibili. Se, conforme l'opinione d'alcuni critici, la bellezza

consistesse nelle qualità, per le quali gli oggetti cagionano un

piacer sensibile, sarebbe evidente, che una parte di questo attributo

risiederebbe di già nella grandezza, e nella varietà. È più probabile

la tesi, che la bellezza risulta dall'organizzazione delle parti, onde

meglio servire al loro fine, e dalla fusione armonica, e cospirante

delle medesime parti a formare un tutto di maggior coerenza, e durata,

per cui applicandosi questa ragionata teorìa alla bellezza campestre,

ossia a quella de' giardini pittorici, essa risulterà dall'ottener

meglio lo scopo, a cui sono diretti, quello cioè di costantemente

ricreare. Ma la bellezza campestre, considerata per se stessa, pare che

possa ridursi a due principali capi, colore, e movimento.

La proporzione in generale può altresì offrire qualche sorta di

bellezza, ma quella del regno vegetabile non sembra necessariamente

prescritta dalla proporzione. E diffatti quale proporzione troviamo

noi mai tra i fiori delle piante, ed i lor rami, e tronchi; tra

quelli dell'erbe, e de' loro steli? Il debil gambo della rosa si piega

sotto il largo suo bottone, e il picciol fiore del pomo viene su d'un

grand'albero; e tuttavìa l'arbusto, che ci dà la rosa, e l'albero,

che porta i fiori del pomo, hanno, malgrado la loro rispettiva

disproporzione, una guarnitura molto piacevole.

La bellezza campestre risulterà specialmente dalle forme, ma non da

quelle tanto esatte, che la natura impiega ne' suoi capi d'opera

isolati, e che nell'arte del disegno determinano una parte così

essenziale della bellezza. Nella disposizione de' ridenti paesetti,

travagliando sopra grandi masse, poteva la natura abbandonarsi ad un

maggior arbitrio, e non ha scrupolosamente osservata l'esattezza de'

rapporti. Potrebbesi mai sostenere che nel guarnimento d'una roccia,

ricoperta quì d'alti pini, e là d'umili cespugli, e perfino di semplice

corallina, regni un'esatta osservanza delle proporzioni, o che nelle

piante d'una selva, nella maniera che spiegano i rami loro, nel

colorito delle foglie, domini un rapporto tale, che si possa render

ragione, perchè queste situazioni, e queste forme debbano esser così, e

non altrimenti?

Pare senza contraddizione vero, che, componendo paesetti, la natura

non ha preteso in generale di produr la bellezza, compartendo agli

oggetti una determinata forma, perchè degli oggetti della stessa

specie, presentati sotto forme diverse, ed opposte, sembrano egualmente

sempre belli. Noi troviamo bello un bosco, i cui alberi sono alti,

e slanciati, e medesimamente troviamo bello un altro bosco, composto

di bassi tronchi. Che il bosco s'incurvi in volte opache, o che lasci

trapassar la luce del giorno, sempre ci cagionerà sommo diletto; che

un fiume stenda l'ampio suo letto fra una valle, o che dividendo le sue

acque cada dall'alto d'un monte, nell'uno e nell'altro caso potrà aver

diritto alla bellezza.

Se gli oggetti campestri debbono dunque acquistar la bellezza dalle

forme, pare che non possa essere per altro mezzo, che per quello delle

curve. La linea retta non riesce assolutamente priva di bellezza in

un paesino, ma egli è certo, che le curve somministrano un piacer più

sensibile, ed apportano un'impressione più durevole. Una selva, che si

prolunghi su colli, e fra valli, e si allarghi ora quà, ora là, riesce

sicuramente più bella, che un'altra uniforme al lungo d'una pianura. È

più evidente cosa, che il colore, ed il movimento sono parti essenziali

della campestre bellezza.

DEL COLORE.

I colori interessano più generalmente l'uomo, che le forme: basta

d'aprir gli occhi per i primi; e per gustar le seconde, convien

paragonare, e giudicare. Il colorito imprime agli oggetti un poter

grande sopra la sensibilità, ed eccita il sentimento della gioja,

dell'amore, e del riposo. La natura fa pompa d'una varietà maravigliosa

di colori, che colle loro tinte forti, o moderate, col loro fuoco, o

colla loro dolce luce, col loro miscuglio, e colla loro fusione, co'

loro getti, e riflessi offrono il più seducente spettacolo.

Nè soltanto è d'ammirarsi la magnificenza dei colori nel regno

vegetabile, ma precipuamente devesi quella ammirare, che produce

l'aurora, ed il sol cadente, spettacolo, che, rapendo i sommi poeti, e

pittori, inspirò ad essi le più valorose lor opere.

Oltre questa pompa di corta durata, che spiegano i colori ne' fiori, ed

al levare, ed al cadere del giorno, la natura ci presenta ancora nella

generale decorazione de' paesetti una bellezza di colorito meno grande,

ma più stabile. Il verde, che rinfresca, e benefica la vista, è quello,

che signoreggia nelle belle campagne. Qual varietà infinita non offre

questo sol colore, rimbrunendosi, degradandosi, e fondendosi, e non

solamente per gli effetti de' fondi, che per quelli del chiaroscuro?

E quì la natura insegna all'artista giardiniere di allettare colla

medesima varietà, e successione di verdi; ed è ancora in sua balìa di

superarla, procurando di operare dei miscugli, e delle degradazioni più

fine, e delicate.

Le capitali leggi, che osserverà sul colorito, sono le seguenti:

1.º Eviterà l'uniformità, e si ricorderà che opera direttamente contro

i precetti della natura, allorquando non si serve che d'un sol verde.

2.º Non s'immaginerà essere cosa indifferente mischiare a caso i colori

delle sue piantagioni, ma rifletterà che vi vuol pensiere, e scelta,

onde produrre all'occhio un felice effetto in fatto di colori.

3.º Sopratutto avrà cura d'impiegare colori chiari, e vivi, affine

di risvegliare lo spirito. I colori di questa tempera non animeranno

soltanto, e principalmente gli oggetti più vicini, ma formeranno la

massa principale del suo quadro campestre.

4.º Distinguerà le parti del suo spazio totale, le quali o per la

loro situazione, o per la loro natural disposizione, ovvero attesa la

destinazione, ed il carattere che loro s'intende di dare, collocandovi

delle fabbriche, esigono un color differente, analogo alla cosa, che

vi si vuol introdurre. Un sentiere di traverso, che conduce nel bosco,

potrà essere ombreggiato d'una verdura meno gaja: le grotte, e gli

eremi vogliono essere velati d'un fogliame oscuro, e melanconico.

5.º Studierà la simpatìa de' colori, e si applicherà a maritare, ed a

fondere quelli, che sono amici, di maniera che ne risulti una perfetta

armonia. Non farà unicamente attenzione all'effetto, che produce

attualmente, e da vicino l'unione de' colori, ma a quello altresì, che

produrrà da lontano nella successione delle stagioni, e degli anni.

6.º Darà, per quanto sarà possibile, a' suoi oggetti naturali,

ed artefatti uno spazio, ed una posizione propria a rilevarne le

bellezze, rischiarando questi oggetti con una luce diretta, e con raggi

interrotti, a misura che la loro situazione, o la loro destinazione

l'esigono, e lo permettono.

7.º Avrà cura l'esperto giardiniere, che la distribuzione de' suoi

verdi ottenga l'effetto della prospettiva del colore, detta dai pittori

prospettiva aerea. Se avrà un ampio locale, ove tutto abbandonare

all'effetto, e all'interposizione dell'aria l'allontanamento degli

oggetti, allora sarà in minor bisogno di attenersi al rigore di

questa legge: ma se avrà un picciolo spazio, e brami di far sfuggire

rapidamente il suo bosco, il suo viale, i suoi cespugli da un tale

determinato punto di veduta, dovrà esser sollecito di collocare

nell'avanti gli alberi, e le piante, che abbiano il verde più cupo,

le foglie più grandi, e dettagliate, e i tronchi dalla scorza più

rugosa, e nericcia, mettendo al confine del suo orizzonte i verdi più

pallidi, i tronchi più lisci, le foglie biancastre, che tanto brillante

effetto producono dominate dal sole. Così otterrà il maraviglioso

effetto d'ingrandire il luogo per la degradazione de' colori, appunto

colle medesime regole, che la prospettiva ha stabilite per il pittore

paesista.

DEL MOVIMENTO.

Il movimento produce bellezza, perchè accompagnato da varietà, e

cambiamento. Esso è indispensabile negli oggetti campestri, affinchè

possano piacere stabilmente. La veduta de' siti più ameni comincia a

stancarci, allorquando non ci presenta, che oggetti immobili, e nel

riposo, quando non vi compaja cosa, che rompa questa tranquillità

uniforme, ed annunzi un'esistenza animata. Tale osservazione non è

sfuggita a' più abili paesisti, che tuttavìa restano ben al di sotto

dell'artista giardiniere, quando si tratta di produr movimento,

non potendo i primi che semplicemente indicarlo, e non renderlo

sensibile. Cotesti pittori animano i lor paesetti ora con pastori,

ora con viandanti, ora con mandre erranti a caso, ora col volo degli

uccelli: fanno sibilare il vento attraverso le foglie, rappresentano

cadute d'acqua, ed il fumo, che s'innalza al dissopra de' casolari.

Nello stesso modo l'artista giardiniere dovrà procacciarsi movimento

nell'opere sue, e tanto più ch'esso sarà reale, ed ottenuto con maggior

facilità. Per ottenerlo non dovrà dimenticare le seguenti massime:

1.º Sceglierà un sito, ove il vicinato gli presti delle vedute, dirò

così, mobili, o semoventi, come sono i villaggi, e le colline, i

campi, ed i prati; ove pascolano gli armenti, ed ove travagliano i

giornalieri; i laghi, ed i fiumi animati da batelli, e da pescatori, e

le grandi strade ricoperte di gente, che va, e viene.

2.º Vorrà egli procacciarsi del movimento nello stesso giardino?

Impiegherà per ottener questo intento degli oggetti mobili di loro

natura.

3.º Soverchio movimento distrae, e stordisce, motivo, per cui l'artista

giardiniere cercherà di non procacciarsi che un movimento dolce, e

spontaneo.

4.º Esaminerà per qual mezzo potrà produrre movimento, e vita. La

natura ha riserbato a se il movimento dell'aria, e delle nuvole, ma

permette all'artista giardiniere di vivificare il suo sito con altri

mezzi. Può fare scorrere l'acqua ora presto, ora lentamente; può farla

cadere da piano in piano, o farla precipitare dalla cima d'una scoscesa

rupe; può variamente condurla, e distribuirla a suo talento. La sua

piantagione è esposta al vento; una quantità d'uccelli non mancherà

d'annidarvisi, ed i vario-tinti insetti leggiadramente svolazzeranno

intorno.

DELLA VAGHEZZA.

Che la bellezza campestre risulti dal colorito, o dal movimento, sarà

sempre suo effetto costante di risvegliar piacere, tosto che agisca

sopra l'immaginazione; ma negli oggetti, nella loro situazione,

e legame risiedono ancora delle proprietà, che ci apportano

soddisfazione, e che ci prevengono in loro favore, senza però rapirci;

e queste proprietà costituiscono la vaghezza, talmente collegata colla

bellezza, che difficil cosa riesce distinguere i tratti di famiglia,

che la caratterizzano; affare più di sentimento, che di raziocinio, e

particolarmente rimarcabile all'effetto.

La bellezza fa nascere in noi un piacer vivo, grande, e talvolta pure

accompagnato da entusiasmo; e la vaghezza d'un oggetto produce una

dolce emozione dell'anima, una tranquilla inclinazione, una pacifica

e durevole compiacenza a contemplarlo. Le sue impressioni sono più

deboli, ma soavi; non fortifica lo spirito come un alimento sugoso,

ma lo rinfresca, come la rugiada rinfresca la rosa. La bellezza è

imperiosa, la vaghezza è insinuante. La vaghezza dunque si fonderà

sovra una specie di giusta economìa, e di moderazione: moderazione

ne' lumi, e nel colorito, moderazione nelle mosse. La vaghezza nasce

dall'impasto, dallo sfumato, dalle velature, e dalla parsimonia.

L'arco baleno è bello, quando i suoi colori brillano con tutto il loro

splendore; egli è vago, quando insensibilmente si perdono. I raggi

liberi e risplendenti del sol nascente son belli, e divengono vaghi,

allorchè penetrano per il verde fogliame, che gl'intercetti. Una gran

caduta d'acqua è bella; la sorgente, che mormora, è vaga.

In generale, noi vediamo rare volte la natura comporre tutto un quadro

d'oggetti, che non abbiano che la vaghezza, ma piuttosto la vediamo

mischiare questi vaghi oggetti ad altri, che hanno della grandezza,

della varietà, e della bellezza. Non trascura il vago, perchè produce

il suo effetto, ma non l'impiega unicamente; lo associa ad oggetti di

maggior energìa, affine di produrre con questa mischia un'impressione

più variata, e soddisfacente. Colla scorta di tal istruzione l'artista

giardiniere cercherà pure nella natura gli oggetti aggradevoli, e vaghi

per abbellire il suo recinto, ma considererà questi oggetti come parti

parziali, ed aggiunte.

DELLA NOVITÀ, E DELLA SORPRESA.

La novità occasiona un movimento de' più vivi, e tocca quasi più che

il bello, ed il grande. La novità può trovarsi in parte nell'oggetto

stesso, ed in parte nel modo, in cui si presenta. Trattandosi d'oggetti

campestri, sembra che la novità debbasi particolarmente investigare

nella loro situazione, e nella loro connessione. Ma come l'emozione,

che produce la novità, riesce di corta durata, così bisognerà

congiungervi la grandezza, e la beltà. Le impressioni proprie di

queste due qualità riunite rinforzano l'emozione, che porta la novità,

e la prolungano maggiormente. È fuor d'ogni dubbio, che un oggetto

interamente nuovo per noi ci tocca più d'un altro, in cui la novità

non risiede che in alcune parti, o in qualche alterazione; tuttavìa la

novità, anche in parte, produce sempre il suo effetto. Un bosco non è

una rarità, e tuttavìa il verde fogliame, che lo riveste a primavera,

gli dà l'allettamento della novità. Una rosa non è cosa straordinaria;

tuttavìa qual piacere ci apporta il primo bottone, che scorgiamo

sul rosajo? La natura fa giornalmente comparire de' cangiamenti

agli oggetti, che abbiamo sotto gli occhi; e la novità di questi

cangiamenti conserva loro un poter attraente. L'artista giardiniere

cercherà in conseguenza oggetti, ne' quali la natura produce una

continua variazione. Un oggetto può parer nuovo, pel mezzo del punto

di vista, sotto cui si scorge. La natura produce pari novità, per cui

devesi diligentemente investigare questa sorgente di piaceri. Veduto

un oggetto da vicino, o da lontano, ora allo scoperto, ed ora per metà

celato, ora in una tal situazione, e in una tal combinazione, ed ora

in una tal altra, può benissimo, almeno per qualche istante, produrre

illusione, e sembrare un nuovo oggetto. L'arte di render le cose nuove,

dando loro dei differenti aspetti, forma una delle primarie risorse del

giardiniere.

L'inaspettato non è il nuovo, ma gli è collegato da vicino. Negli

oggetti aggradevoli, l'effetto della novità è l'ammirazione, che

diverte, e quello dell'inaspettato è la sorpresa, sentimento assai più

vivo.

È cosa chiara, che, affinchè un oggetto piacevolmente sorprenda,

bisogna che abbia le qualità per ciò richieste, e si converrà

facilmente che questi soli oggetti s'accordano colla destinazione de'

giardini, e non quelli, che sorprendono d'una maniera disaggradevole,

ributtante, e spaventosa.

A forza di rivedere i medesimi oggetti, e di famigliarizzarsi con

essi, anche le cose più belle alla lunga stancano, e a questo difetto

della natura umana deve in parte rimediare l'inaspettato, rianimando il

gusto. E particolarmente ne' giardini Inglesi, che, potendosi fare in

ciaschedun anno una certa spesa, non sarà difficile di perpetuarsi con

de' leggeri cambiamenti l'effetto della sorpresa, senza punto alterare

il carattere del giardino.

Le principali regole per l'artista giardiniere, che risultano da queste

osservazioni, sono:

1.º Non disporrà mai il suo piano in maniera che si possa colpirne il

totale al primo colpo d'occhio. Non lascierà scorgere, nè indovinare

quale scena segua la precedente. Più nasconderà le sue disposizioni,

più la loro subitanea apparizione colpirà[6].

2.º Presterà attenzione agli oggetti, ai siti, alle lontananze ec., pel

cui mezzo si propone di sorprendere. Non basta che sieno aggradevoli;

conviene di più che sieno importanti, scelti, e distinti. Una cosa

comune, per quanto si mostri all'impensata, non cagiona che una debole

impressione. Preparati a una sorpresa, non bisogna poi che succeda il

parto della montagna d'Orazio.

3.º Senza varietà, e cambiamento l'effetto non sarà che poco

considerabile. Allorquando dopo un oggetto, che ci ha sorpresi, il

medesimo oggetto, oppure un altro simile s'offre di nuovo, ha di

già consumata la sua più gran forza sopra di noi, e si rivede con

indifferenza. L'apparizione di molti oggetti, e differenti tra loro

produce un seguito continuo d'emozioni; ma anche su tal proposito fa

di mestieri della più sagace economìa, e vi vogliono riposo, e pause.

Sopratutto sarà proscritto qualunque raffinamento, e giuocarello

al di sotto della dignità d'un giardino, ove deve regnare il sano

discernimento, ed il buon gusto.

DEL CONTRASTO.

Il contrasto, specie di cambiamento, che risulta dal confronto d'un

oggetto con un altro dissimile, riesce un mezzo atto a produrre vive

emozioni. Se ne serve d'esso la natura ne' suoi più superbi paesetti,

e gli abili pittori, ed i sommi poeti l'hanno imitata con successo

ne' loro quadri, e nelle loro descrizioni. Per rapporto ai contrasti,

convien fare attenzione alle seguenti osservazioni:

1.º Propriamente parlandosi, non è che nelle grandi estensioni di

paese, e non in un piccol sito campestre rinchiuso, che la natura

c'incanta pel contrasto degli oggetti. Il giardino, in cui se ne vorran

praticare, sarà esteso assai, e bisognerà di più che la natura l'abbia

di già preparato a tal uopo, o per lo meno che comodamente vi si

possano fare le necessarie disposizioni. Cercare a produr de' contrasti

in un picciol sito, sarebbe sopraccaricarlo, e per conseguenza

imbarazzarlo, e renderlo insignificante.

2.º Non conviene crucciarsi per praticar de' contrasti nel giardino,

nè praticarne dappertutto. Osservando la natura, si scorge ch'ella si

abbandona ad una specie di sentita negligenza, quando mette gli oggetti

in contrasto; e dessa non si tormenta a porre dovunque ineguaglianze,

ed opposizioni marcate; ma piuttosto fa succedere un seguito di

consimili combinazioni.

3.º Il contrasto può aver luogo fra oggetti di natura, e di specie

differenti, oppure fra oggetti della stessa natura, ma solo dissimili

per le loro proprietà. Il primo di questi contrasti produce maggior

effetto, ma bisogna impiegarlo con molta precauzione in un giardino,

perchè l'artista giardiniere può facilmente essere indotto a

presentare oggetti, che non si accordino punto col totale, o ben anche

frastornino, ed intorbidino l'impressione principale. Tal sorta di

contrasto regna particolarmente ne' paesetti, e può trovar luogo ne'

vasti recinti. L'altra sorte di contrasto è più conveniente a' piccioli

giardini, e cagiona un effetto più debole, ma più sicuro. Si cercherà

di riunire abilmente queste due sorti di contrasto, per quanto lo

potran permettere l'estensione, e la destinazione del giardino, che non

devonsi mai perdere di vista.

Per soverchio amore al primo di questi contrasti si è caduto negli

eccessi più stravaganti. Si è voluto imitare taluna di quelle scene

di romanzo, che la natura crea talvolta per suo diporto, e si è dato

nel ridicolo. Non è sorprendente cosa, che ne' giardini Chinesi siansì

sforzati i contrasti colla sfrenata licenza del gusto orientale, ma è

sorprendente, che Chambers approvi tale stravaganza, e che varj Inglesi

l'abbiano seguita.

Sopratutto si sfuggirà qualunque scena di profondo terrore, le quali

scene in realtà non sono fatte che per rilevare col loro contrasto

l'effetto delle piacevoli, e non si accordano punto colla destinazione

de' giardini, sia che si pratichino per semplice fantasìa, sia che ciò

si faccia per l'amore della novità, e del contrasto.

Finalmente in proposito di natura, come di belle arti, che l'imitano,

il contrapposto è una bizzarrìa, e la più gran parte de' sognati

contrasti non riescono, e ripugnano alle leggi della verità, e della

delicatezza, ciò che disturba, e toglie l'unisono, e pieno effetto

dell'azion principale.

Sarà molto esperto quel giardiniere, che riuscirà a produrre felici

contrasti, senzachè si avvegga dell'artificio, che accozza con

apparente accidentalità i contrapposti più forti.

DELLA PARSIMONIA, E SOBRIETÀ.

Sembrami in questo luogo di poter fare parola della sobrietà, e

dell'economìa d'ogni sorta d'abbellimenti, e d'oggetti; giacchè

generalmente può dirsi di tutti gli ornamenti, come de' piaceri, che

val meglio la parsimonia, che la ridondanza.

L'oggetto d'un ornato è di attirare l'occhio dello spettatore a

preferenza d'ogni altra cosa; ma, considerando la natura, noi troviamo

bensì in ogni sua parte de' tratti, che sembrano invitare la nostra

attenzione parzialmente più gli uni degli altri; non mai però essa li

ammassa, e li moltiplica; e si piace di allettare gli sguardi soltanto

per pascerli di delizie, non per istancarli di fatica. Per quanto

immensamente sia ricca, null'ostante essa tutto opera con giudizioso

risparmio; non abusa de' suoi tesori per toglier loro tutta la

preziosità, prodigandoli con troppa lautezza.

Il giardiniere osservatore, ed allievo della natura, imparerà da essa

questa saggia economìa, trovando in lei sempre gli spazj, e i riposi,

che soddisfano alla mente, ed agli occhi.

Siavi grandezza, e sontuosità nell'insieme, e nell'invenzione;

risparmio sagace nell'esecuzione. Nulla v'ha di più bello, che un

disegno maestoso, cui l'eseguirlo non costi immensa spesa, e troppa

opera. Quanto meno hanno costato i monumenti lasciatici da Bramante,

e da Michel-Angelo (proporzionatamente alle lor molli) che quelli

sovracarichi d'ornamenti del Borromino, e de' corrotti seguaci della

sua scuola!

Questa teorìa è molto applicabile ai giardini, giacchè tutto rileva

dalla natura. A forza di variare, e d'introdurre nuovi oggetti, e

diversi ornamenti, non si evita quasi mai di cadere nel trito, nel

meschino, nel piccolo, e si arriva a dispiacere per quel lato medesimo,

per cui si vorrebbe allettare.

Dell'arte dei giardini inglesi · 第 3 / 19 段