Aveva dunque detto: — Il tribunale provveda. —

Quando poi ebbe parlato con Maddalena, si felicitò con sè stesso della

sua prudenza. La bella donna ebbe per lui tante gentilezze, tante

graziose parole, seppe tanto bene dargli ad intendere tutto quello che

volle, che egli tornò in città disposto a dichiarare che la signora

Minelli era una santa.

Il padre Soranzi aveva scritto che Maddalena era l’oggetto della

esecrazione generale, — ma l’esecrazione generale non v’era che nella

sua coscienza rivoltata. Innanzi tutto, mancavano assolutamente gli

elementi per poter esecrare. Quel giornale aveva detto di non voler

parlare, ma.... non sapeva niente. Il ragioniere, Soranzi e Papetti non

avevan fiatato, ciascuno per le sue buone ragioni — per cui la città,

che usciva tutta arrembata, intorpidita, sonnacchiosa, infreddata,

aveva ben altro a fare che interessarsi per due iniziali trovate morte

in un giornale — senz’alcun particolare.

Si, i conoscenti fantasticarono.... ma le dichiarazioni del ragioniere

e dei Papetti non lasciarono neppur subodorare la verità vera. Il

dissesto finanziario era proprio l’unica causa impellente al suicidio.

Il giorno di Pasqua, al corso, la gente ammirava una signora di

maravigliosa bellezza, alla quale un _lutto intiero_ del miglior

gusto dava un risalto e un carattere fantastico — che sola, severa,

imponente, marciava, senza vedere alcuno.

— Guarda la bella Minelli! — dicevano i conoscenti, e trovavano che

anche la vedovanza a lei faceva bene.

Che floridezza di carnagione!

* * *

Il ragioniere era stato, come si poteva prevedere, nominato tutore

della figlia di Minelli.

La liquidazione della sostanza produsse in cifra tondo L. 40,000, che

furono investite in rendita intestata a _Silvia Maria Caterina Minelli

del fu Paolo, minorenne_.

S’intende che l’assegno accordato alla vedova pel suo mantenimento —

finchè ella non passasse ad altre nozze — doveva venir prelevato dai

frutti del suddetto capitale. Maddalena trovò che non v’era da star

allegri. Quella era la miseria.... per lei.

_Nulla per me, tutto per mia figlia_, aveva ella scritto — ma quando

si è Maddalena, sono cose che si scrivono, per un secondo fine. Nella

sua ignoranza assoluta in materia di affari e di codice, ella sperava

ben altro. La circostanza di tale trattamento omeopatico, la forzò a

modificare sensibilmente il suo programma....

Bisognava rinunciare alla caccia d’un marito ricco, perchè

probabilmente lunga, faticosa, dispendiosa — oltrechè d’incertissimo

successo — fare invece la caccia alla borsa.... il trovare una

_posizione_, essendo molto più agevole e breve — il che urgeva.

Ma perciò, occorrendo una perfetta libertà di movimenti, uscì di casa

e andò a far la signora sola, sul corso più frequentato dal denaro e

dalla lussuria, in un bell’appartamentino ammobiliato negli ammezzati,

pel riflesso che il vivere.... quasi in istrada, le permetteva di

offrirsi continuamente in tutti gli abbigliamenti più originali ed

eleganti e in tutte le pose più seducenti.

Annodò l’amicizia colle donnine più.... coraggiose, che aveva

conosciute negli ultimi mesi e che tenevano corte galante — e cominciò

a _ricevere_.

Erano geniali ritrovi, in cui si faceva della musica e del tè, per aver

una ragione di far della diplomazia amorosa.

Si poteva dire tutto quello che occorreva per, poscia, poter fare.

Le dichiarazioni e le proposte non mancarono a Maddalena, ma ella

— senza disgustare alcuno, ben inteso; non si sa mai! — rispondeva

sempre che non le era permesso di prenderle nella considerazione che

meritavano — a motivo del lutto.

Realmente le pareva di meritar meglio. Tutti i giorni ne entra _uno_,

dicono, in città.... poteva arrivare anche quello che ci voleva per

lei.

Arrivò....

Maddalena credette aver fatto un gran colpo.... e invece non fu che un

colpo di gran cassa.... vuota.

Era un agente di cambio esotico, che pareva il Re di denari, ma che, i

denari, li faceva scappare. Non aveva la fortuna propizia.... ossia,

qualche volta essa gli sorrideva, ma egli, allora, si mostrava tanto

indiscreto, che era costretta a fargli subito il broncio. Egli aveva

visitate le primarie Borse, e, partendo, le aveva lasciate tutte molto

afflitte, perchè molto piagate. Cosa straordinaria, la cagione della

piaga era sempre un _cerotto_.

Quando conobbe Maddalena, era in un momento di vena; — in una sola

liquidazione aveva guadagnato cinquantamila lire. Per due mesi,

Maddalena menò l’esistenza più fastosa — era la donna più invidiata....

anche da qualche donna onesta — ma una sera, in cui egli lasciandola in

teatro con un’amica, la salutò dicendole: — Vado un momento al _club_,

poi ci rivedremo; — ella, tornata a casa, — come Minelli buon’anima! —

non trovò più le sue gioje e trovò un biglietto che diceva:

Mia cara,

«Ho perduto e devo andarmene. — Perdona se riprendo qualcuno

de’ miei doni. Tu mi ami troppo per non voler permettermi di

partire.... ed io ti giuro imperitura riconoscenza.»

Maddalena urlò, cacciò la cameriera, ruppe uno specchio, due bottiglie,

non potè mangiare per tre giorni.... e poi, ebbe pietà di sè stessa e

di un nuovo aspirante.... un nuovo molto vecchio, venerabile però....

per ricchezza, il quale aveva due soli culti, quello della lunga ed

argentea sua barba, e...., l’altro non occor dirlo.

Per rispetto alla sua età, tuttavia, egli si accontentava delle cure

filiali.

Quelle di Maddalena riempirono nuovamente lo scrignetto, ed ella

potè sognare di trovare un giorno un codicillo a di lei favore sul

testamento del vegliardo, che le giurava eterna fede.... forse perchè

aveva già un piede nell’eternità.

Ma un giorno le vennero a dire che il veglio era morto sotto un colpo

apopletico, e che il testamento non aveva il codicillo.

Due anni di tenerezze filiali proprio sciupati!

Allora.... allora cominciò per lei un’esistenza d’un certo genere,

in cui noi non possiamo seguirla. Sarebbe anche nojoso. Le posizioni

furono molte e varie.... e ricorderemo a tal proposito certi versi,

che un insolente ex-cuoco arricchito le dedicò, senza arrossire

dell’irriverenza che commetteva contro il Poeta:

. . . . . . . . . . .

Le procellose e trepide

Gioje di gran disegni,

L’ansie d’un cor che docile

Fervente è pei sostegni

E i giunge e tien quel premio

Che diè Follia a sperar.

(_s’intende la Follia degli sciocchi_)

Tutto provò: la gloria

Di far sentir gli artigli...

Le fughe.... la baldoria....

La reggia.... no! — ma figli (_di famiglia_)

Molti sì, che in polvere

Per lei i padri mandar....

Continua, ma basta.... non è vero?

Chi conobbe Maddalena nel fortunoso periodo che corre fra i ventidue

e i trent’anni, dice che a poco a poco, della donna, perdette sin

la vernice, e finì ad essere la più spudorata e la più cinica delle

creature.

Noi supponiamo che, in uno di quegli anni, debba essere stata scritta

quella tal lettera, la quale conteneva tante buone informazioni

di Maddalena — e probabilmente da qualcuno che — chi sa come fu

spennacchiato, deriso, mistificato! — non potendo più salvare sè

stesso, voleva salvare qualche amico.

Era diventata uno di quei cavallacci del piacere che si trovano in

tutti i festini, in tutti i bagordi, e che la gioventù corre sempre a

cercare, perchè hanno il diavolo nel sangue, perchè saltano, urlano,

strillano, trangugiano, tracannano per notti intiere alla fila....

dicendo e facendo.... quello che l’indomani, gli stessi ubbriachi

commilitoni della notte, svegliandosi, non vogliono nemmen ricordarsi.

I genitori, sulle prime, scandalizzati, avevano protestato —

inutilmente — poi si erano rassegnati, dietro il riflesso che in fin

dei conti ella era libera.... Finirono quindi ad accettare i di lei

inviti a pranzo, anche quando v’erano i suoi protettori, e può essere

che l’indigestione non sia stata estranea alla loro morte.... Caterina

però finì come aveva sempre vissuto, da buona cristiana, con tutti i

conforti della religione.

Per dare un’idea..... debole, già! di ciò che era diventata Maddalena,

citeremo alcune delle frasi che di lei ci furono riferite.... e che non

sentono l’ubbriachezza. Sentono certo un bel disprezzo per gli altri e

anche per sè.... ma vi si trova qua e là in mezzo alle facezie, quello

che noi cerchiamo avidamente da per tutto: _la verità_....

Si dirà: euh! la verità che viene da una simile bocca....!

Maledite pur la bocca — ma benedite la verità, e benedite anche il

vino, se esso l’ha fatta sgorgare.

Ma leggete e accettate.... quel che vi conviene:

— La paura è la virtù di molte donne. Col pensiero, chi sa quanti

desiderj, colla bocca, chi sa quanti sospiri che volano chi sa per

dove, chi sa quanti abbracci legali che illudono, per un istante, una

mente già _occupata_.

Le giovinette, che scrivono lettere amorose, hanno sempre la frase

sacramentale: «Ti giuro che ti sarò fedele fino all’ara.» Esse giurano

il vero: _fino_. — Siamo belle noi altre donne! _Prima_ ci diciamo

offese, se non ci rispettano; _dopo_, è il rispettarci che diventa non

solo offesa, delitto.

Un uomo che non può più correre, non deve permettersi nuovi amori....;

se ne stia ai vecchi — gli verrà tenuto conto, se non altro, dei

servigi prestati. — Una moglie che vede suo marito ubbriaco, ne ha

tanta nausea che comincia subito ad amar un altro, anche quando non sa

chi possa essere.... se poi lo sa!.... — Di riscontro essa fa bere il

suo amante, e se lo vede ebbro.... ride.... — Una moglie che tollera un

marito che beve.... o beve anch’essa.... o ha bisogno ch’egli beva....

— Una donna onesta può essere indifferente a che non le si faccia

attenzione, perchè si sa che è inaccessibile, ma può anche soffrire. Se

soffre, è certo che accetterà una medicina. — Se una donna è giovane,

abbracciatela solo quando, cogli occhi, ve ne dà il permesso. Se ha

passati i quaranta, se è dopo pranzo e se nessuno vede, abbracciatela

senz’altro.

Nulla di più vero che: _errando s’impara_. — S’impara a errare sempre

meglio.

Un discorso che le mogli infedeli amano — ahi! troppo! — fare ai loro

amanti, è quello dei rimorsi da cui sono amareggiate. V’è un altro

discorso, ed è quello delle qualità, delle virtù dei loro mariti.

Se una moglie ama davvero il suo amante, ciò che è abbastanza raro,

è già disposta ad uccidere il marito. — Gli uomini hanno il torto

di voler spiegare troppo e troppe cose alle donne, come se esse non

capissero niente.... ed esse sanno già tutto. — Noi donne capiamo,

forse non molto, di tutto quello che interessa gli uomini, ma per noi

ci vuol così poco.... _ossia_....

Un marito non deve mai parlare dei suoi diritti.... corre gran rischio

di subire dei rovesci. — Una donna è sempre onesta, dove arriva per la

prima volta.

Riabilitare.... se vuol dire rendere abile di nuovo.... è l’illusione

degli imbecilli. Quando si danno dei casi che farebbero credere alla

riabilitazione.... state pur certi che quella donna era molto stanca.

Del resto, una donna si può riabilitare molte volte.

Essendo donna, non credo a quello che mi dicono le donne, neanche

quando mi parlano male di sè stesse. — I mariti che dicono: «A noi non

ce la fanno....» fanno ridere.... Ma se è già fatto!

Noi donne non ci divertiamo mai tanto quanto allora che dobbiamo punire

un uomo della sua presunzione o delle sue villanie. È vero che non

abbiamo a nostra disposizione che un mezzo unico di vendetta.... ma ce

ne accontentiamo.

Un uomo ricco può essere un asino, ma è un asino ricco. D’altronde

è un asino a cui tutti accordano dell’ingegno. E se prendete un uomo

d’ingegno, ma povero, non è forse tenuto per più asino dell’altro?

E poi, un asino è ciò che conviene meglio ad una donna, perchè si può

farne quello che si vuole....; quando ha la sua biada, non cerca altro.

— L’uomo molto barbuto è il più docile colla donna. E quando vorrebbe

mostrarsi un po’ restío, la donna non ha che accarezzargli la barba....

ed egli va.

L’amore è una bellissima cosa in un bell’appartamento, ben serviti e

ben nutriti.

A stomaco vuoto, non v’è amore possibile — e due amanti, che sarebbero

pronti a morir l’uno per l’altro, se fossero affamati e trovassero un

tozzo di pane.... se lo contenderebbero a pugni. — Una scena del teatro

è che una moglie, la quale pericola, si salvi al comparire della sua

bambina — una scena della vita è che essa mandi la bambina a dormire o

a spasso colla fantesca.... quando non l’abbia già fatto.

Se invece d’una sola bambina, gli autori si servissero.... di dodici

figli, per esempio.... qual scena commovente!.... Ella griderebbe

allora: — Venite.... correte.... tutti sul mio cuore, o miei dodici

figli, e salvatemi! — Si potrebbe chiamare la _scena delle canne

dell’organo_. È vero che con dodici figli non si dovrebbero correre più

perigli.... a meno che non fossero sei coppie di gemelli di produzione

annuale.

Una donna dice a _lui_ piangendo: — Ma perchè mai volete perdermi? — Ma

no.... cara.... anzi, io voglio trovarvi. —

* * *

V’è della gente che m’ha rimproverata perchè io, dopo aver lasciato per

tre anni la mia Silvia presso i miei parenti, quando essi morirono, la

misi in collegio, invece di prenderla con me.... Cosa volete che faccia

con me.... o, cosa volete che io me ne faccia, colla vita che conduco?

— Vi sono delle madri che, per economia, tengono le loro figlie con

sè.... ma questo non vuol sempre dire che diano loro buon esempio....

e quanti siete qui, ne sapete qualche cosa.... E poi, già, io non

sono nata _madre_.... quindi non è colpa mia se io non sento niente di

quello che le altre dicono di sentire, o sentono anche realmente, pei

loro figli. Io ragiono forse troppo.... ma si divien madre tanto per

un.... nonnulla!.... e quando meno vi si pensa o lo si desidera. Chi

non è madre, materialmente.... cominciando da qualunque bestia?

Quanto all’esserlo moralmente.... con tutto quello che ci vorrebbe....

mi pare un po’ difficile.

È una cosa curiosa e divertente il ragionare su tutto quello che si

dice e si scrive sulla maternità e sulla paternità, sui padri e sulle

madri. A sentirli, si direbbe che, perchè si è guadagnato.... per

il proprio piacere, il nome di padre e di madre, si sia diventati

qualche cosa di sacro e di santo.... si direbbe che vi sia alcun che

di generalmente sentito e scrupolosamente praticato, giusta tutte le

esigenze di un sentimento reale e della virtù. Ora, si può dire che,

preso il complesso delle famiglie, v’è un po’ pochino di buono, e

mi si può credere, tanto più che io non ho a lodarmi nè di casa mia,

nè del mio matrimonio, nè del mio me.... oh! io sono sincera più che

obbligante, anche con me stessa.

Dunque, vedete che c’è di serio nella parola _paternità_!

Gli uomini, fino al giorno in cui prendono moglie — e quanti non la

prendono mai! — seminano tanta paternità, da coprir di bipedi il globo

in ben pochi anni — eppure non si danno alcun pensiero delle loro....

inutili _azioni_. Non si danno pensiero nemmeno delle azioni utili,

perchè, ciò che riesce a incarnarsi, i loro figli effettivi, vivono

sotto altri nomi e sotto altri tetti, compreso quello dell’ospedale. —

Oh! un bel giorno prendono moglie e, allora, cominciano tutte le smanie

paterne.... quando cominciano. Per molti non cominciano mai, per molti

durano poco.... il tempo in cui i bambini sono un balocco! e quindi si

mutano in indifferenza, in noja, e anche in odio. E lo stesso avviene

nelle donne....

Ma anche quando v’è la famiglia, la maternità e la paternità sono forse

prese sul serio? Vi sono dei matrimonj che vogliono aspettare qualche

anno ad aver figli, per poter godere un po’ la gioventù....; dopo

poi si vedrà. Ve ne sono altri in cui si vuol avere un figlio.... o

due.... o tre.... o quattro.... a scadenza fissa di due, tre anni....

secondo! e poi basterà. Basterà, a meno che il dio Bacco non disponga

altrimenti.... Quanta gente non deve la vita.... a un bicchiere di vino

di più. Vi sono invece moltissime unioni, in cui la natura non vien

mai delusa.... e allora, nasce una nidiata di figli, pei quali non v’è

nè un cencio, nè un tozzo di pane sicuro. Bell’amor paterno e materno

davvero! — Si parla di maternità e di paternità, e vi sono matrimonj

di etici, di storpj, di nani, di gobbi, di gozzuti, di scrofolosi! —

Paternità e maternità.... e la maggior parte dei padri e delle madri

non hanno alcuna idea di alcuno dei loro doveri.... non hanno nemmeno

un’idea di ciò che è igiene. Quanti matrimonj, i quali non sono che

fabbriche di miasmi!

Gli uomini prendono moglie dicendo fra sè: — Ai bambini che verranno,

penserà la loro mamma.... — Le fanciulle hanno smesso la bambola per

imparare.... a ballare, a farsi più belle o meno brutte, e a cogliere

un marito — talvolta smettono la bambola la vigilia quasi del loro

matrimonio.

Oh! ne sapranno tanto, quando avranno dei figli! — Non hanno ancor

imparato a capire tutto quello che c’è di falso nella educazione che

hanno ricevuta.... e dovranno accingersi ad educare i loro bambini!

È vero che si fa presto a dir quattro orazioni, a andare a messa e

a confessarsi — ecco anzi mezza educazione — quanto al resto, per

una metà, se ne incarica la fantesca, e per l’altra il maestro o la

maestra....

Madri, padri, non hanno un’idea di medicina, e se i loro bambini cadono

malati, è quasi sempre seriamente, perchè nessuno ha saputo capire

i primi sintomi del male. Se muojono poi, sono strida e maledizioni

contro il medico e contro la cosidetta Provvidenza! — Che studio

infinito sarebbe quello delle varietà delle madri? Guardate, soltanto

nella casa in cui io abito, vi sarà una ventina di madri. Quanta

differenza fra l’una e l’altra, siano buone, siano cattive!

Innanzi tutto, cosa strana, la madre migliore è una matrigna, ma quella

è nata per amare tutto il genere umano, i cani, i gatti, le galline,

le tortore, i fiori.... tutto l’universo. — V’è una madre che si fa

dar del _Lei_ dai figli, e li tiene in un’estrema soggezione. Ha due

ragazze, già grandi.... ebbene, quando va a passeggio se le manda

davanti.... ma non unite, no, bensì l’una dopo l’altra....; pare un

tiro a due.... tirolese.... che so io! — Quando v’è la mamma in quella

casa, guaj a chi parla, guaj al figlio che ha un’opinione! È una madre?

— Ve n’è un’altra che non può veder le figlie, perchè diventano grandi,

più belle di lei, e le impediscono di.... _brillare_, come pel passato.

— Una terza ha rubato l’amante ad una figlia, che n’è morta — avrebbe

fatto altrettanto con una seconda figlia, se quella non fosse fuggita

coll’amante, per finire poi.... come finì. — Ve n’è una quarta che non

può star in casa sua un momento.... tutto il santo giorno è di qua o

di là da un vicino o dall’altro, colla cigaretta in bocca — in casa,

intanto, tutto va come Dio vuole. — In un’altra casa, invece, la mamma

dice sempre ai figli: — Andate, andate dove volete, ma lasciatemi in

pace, qui mi seccate! — V’è la madre del terrore.... I suoi figli sono

tanti cenci lavati, non possono nè mangiare nè svilupparsi, tale è lo

spavento che essa incute loro. Non apre bocca che per bestemmiare e

minacciare, non muove mano che per percuotere. — A uscio a uscio con

me, abita una donna, che è veramente incomprensibile.... un fenomeno.

Era la maggiore di otto fratelli e sorelle. Restati orfani, ella,

a quindici anni, prese la direzione della casa, allevò, educò — e

benissimo — quei sette fanciulli, con un amore, con un’abnegazione

proprio commoventi.... A venti anni non aveva ancor veduto un teatro.

Un signore, a tale miracolo di fanciulla, se ne innamora e la sposa....

Bene! lo credereste? la più amorosa delle sorelle è una cattiva

madre.... odia i suoi figli — ne ha otto — ed è diventata stolta al

punto da pretendere che, bambini come sono, non abbiano a bere più

di tre volte al giorno. Questo vi dà un’idea del resto. — Oh! sì....

v’è la madre buona, premurosa, dolce.... ma è tanto stucchevole,

col suo cinguettamento eterno, coi suoi pettegolezzi, che non si può

tollerarla.... e con lei i figli maschi e femmine, degni allievi di

tanta maestra.

Questa ama i figli belli ed odia quei brutti.... e son tutti suoi!

— quella idolatra i suoi figli, darebbe il sangue per loro, ma è la

loro schiava, e quindi, siccome i fanciulli non hanno senso comune,

imaginate che cosa potranno diventare! — Un’altra ama i figli, sì....

ma insegna loro a sprezzare e a deridere il padre. — Un bel genere è

un certo donnone che abita all’ultimo piano. È vedova ed ha quattro

figlie, la minore di dodici, la maggiore di vent’anni. In quella

casa, pur che si porti da mangiare e da bere, non si bada tanto pel

sottile.... Venga chi vuole.... basta che sia gente allegra e generosa.

— Anche il cappellajo e la cappellaja, per godersela, non ischerzano!

Di carnevale, hanno il coraggio di andare ai veglioni dei peggiori

teatri, con tutta la brigata.... dieci figli! Là si fanno dare un

palchetto con camerino in terza o quarta fila, e _allons!_ si mangia

e si beve fino alla mattina. Fra i figli, vi sono due ragazze....

belline anche, l’una di tredici, l’altra di quattordici.... ebbene, le

trovate vaganti, sole pei corritoj, a udire, a vedere tutto quello che

si può udire e vedere, specialmente dopo una cena, in simili luoghi

— e chiunque vuole, fosse anche ubbriaco, le bacia, le accarezza,

le trascina, le fa ballare. Non avranno ancor perduto niente, non

so.... ma davvero che se fossi un uomo, non mi desterebbero più alcun

desiderio. — Vedete quante donne che si chiamano madri!? — Ed io, per

non essere migliore delle altre.... amo mia figlia, perchè è tanto

bella che non posso non amarla.... e nello stesso tempo la odio....

perchè dico: — Va là che un giorno sarai anche tu come noi altre!.... —

E ciò vuol dire che siamo tutti tanti bei matti.... perchè vogliamo il

bene.... e non sappiamo fare che il male.... cioè.... sì, insomma, non

siamo angeli già!.... —

. . . . . . .

Maddalena che faceva della morale!!!

E quanti ce ne sono che ne fanno.... e non valgono meglio di lei.

Il dire che la vita del piacere avvizzisce il cuore e ci rende più

egoisti di quel che siamo, è dire una verità nojosa — il dire che il

piacere porta di frequente con sè tremende punizioni delle gioje che ci

procura, come se tali gioje fossero delitti, è dire una verità nojosa e

odiosa, perchè non bisogna mai disturbare la gente che si diverte.

Verso i trent’anni, Maddalena fu colta da malore così fiero e

così lungo, da far temere non fosse indomabile. Tuttavia, guarì —

relativamente, s’intende — perchè quando il sangue è guasto da certi

principj malefici, vera vita non si può più godere.

Ma, pazienza ancora, il guarire relativamente! V’era un guajo ben

più grave per lei.... la sua bellezza era sparita, non solo, ma anche

la sua carnagione, l’occhio.... tutto in lei s’era tanto alterato da

ispirare paragoni poco poetici.

Nè basta. La sua pinguedine, in dieci anni, era cresciuta

sproporzionatamente — nondimeno la sapiente scelta delle stoffe e

dei colori, l’abilissimo taglio delle vesti, la pressione spietata

del busto lasciavano ancor supporre la statua.... statua fatta

senza risparmio, ma marmo, con linee non inartistiche. E poi, c’era

quel volto così pieno di vita e quegli occhi così rifulgenti che

passava anche ciò che non poteva passare. Ma quando il suo sangue fu

avvelenato, tutto diventò così floscio e cascante da potersi chiamare

una donna.... spostata e squilibrata — il che, unito all’avvilimento da

cui fu compresa a tanta degradazione fisica, tolse anche al suo incesso

quella maestà che prima, come sappiamo, imponeva.

Allora, di adoratori.... non se ne vide più uno — le amiche giovani e

belle la sfuggirono — ed ella restò sola.... ossia colla società di

qualche veterana della stessa milizia, a cui unico conforto era il

ricordare le fatte campagne.

Sulle prime Maddalena non si diede per vinta.... e mise in opera tutti

i secreti miracolosi che l’arte e la ciarlataneria le offrivano, per

ricuperare la primiera freschezza e vigorìa — ma ahimè! se volle parere

ancor qualche cosa.... da lontano, dovette ricorrere ad empiastri e

vernici d’ogni genere.... che non fecero tornare gli adoratori.

Allora, siccome la volpe era troppo vecchia e troppo bisognosa, per

perdere le sue abitudini.... così, volendo continuare a tender reti

agli imbecilli, dovette prendere delle precauzioni, per non spaventare

nessuno, e accontentarsi della parte d’_avventura di carnevale_ per

i provinciali e per i gaglioffi, che chiamano avventura — in luogo di

sventura! — un dominó il quale vi mangia una cena e può rubarvi borsa e

orologio, oltre il lasciarvi qualche _souvenir_.

Ma, quel primo carnevale avendo reso poco, ella si trovò davanti la

terribile prospettiva di una fila di anni più magri della più magra

quaresima.

Il suo regno era finito!

E, quel che era desolante, mentre i re e le regine spodestate non

patiscono l’asciutto, perchè, da brave formiche, anzi formiconi,

nell’estate del potere, hanno messo in serbo abbondanti provvisioni per

l’inverno dell’impotenza, Maddalena si trovava pressochè miserabile.

Spensierata, ella aveva sempre creduto ad un’estate eterna, e aveva

sempre pazzamente gettato a due mani ciò che riceveva con una sola.

Ora, dopo più d’un anno di malattia e d’abbandono, non le restava

che qualche mlgliajo di lire, avanzo dell’eredità paterna, e il lusso

ammassato in dieci anni.... il che, trattandosi di dover vendere, era

proprio poco, ed entro alcuni anni, anche facendo economia — cosa molto

dolorosa! — sarebbe tutto sfumato.

Allora.... allora le venne in mente sua figlia, che aveva, per

tanto tempo, trascurata, e trovò che conveniva prenderla con sè e

affezionarsela, perchè così, la figlia non avrebbe mai abbandonato sua

madre.

Silvia, benchè, per varj anni — dopo la morte del nonno e della nonna

— avesse veduto ben di rado sua madre, pure l’amava molto — era così

bella la mamma! — Quei pochi nonnulla e confetti che ne riceveva, di

tanto in tanto, le parevano il _non plus ultra_ dell’affezione materna,

anche perchè, il ragioniere e le maestre, presi da pietà per la

quasi derelitta fanciulla, non volendo farla nè infelice, nè cattiva,

fomentavano in lei la tenerezza filiale e le magnificavano la bontà e

l’amore della madre. Così la ragazza, amando, cresceva felice e buona.

Imaginarsi la gioja di Silvia quando Maddalena la levò dal collegio, e

come corrispose espansiva, ingenua, alle di lei interessate premure!

Si sarebbe detto, tanta era la sua affettuosità, che ella sentisse

essere quello l’unico modo di compensarla della bellezza perduta —

e forse era così. — Poche madri potevano vantarsi d’aver una figlia

tanto cara, e Maddalena per qualche anno visse tranquilla, senza

preoccupazioni per l’avvenire, ma quando Silvia fu giunta ai quindici

anni e, già vistosetta, cominciarono i complimenti, le occhiate, gli

augurj, le apprensioni di Maddalena si ridestarono più vive che mai....

Se sua figlia si maritasse, che sarebbe di lei?.... Supposto anche che,

per bontà, volesse continuare a pagare un certo assegno a sua madre,

sarebbe pur sempre una meschinità.

E le condizioni economiche di tal matrimonio, ora d’importanza

imprevedibile, lo permetterebbero poi? — il marito non si

opporrebbe?... insomma, tutte le paure anche irragionevoli,

ingiustificabili.... appunto perchè paure.

Ah! bisognava a qualunque costo far in modo che sua figlia non avesse

mai a separarsi da lei.... o, per lo meno, che non avesse a separarsi

senza che, prima, a lei Maddalena, fosse già assicurato un congruo

trattamento per tutta la vita, e senza lesinerie, perchè ella era

abituata bene, e non poteva assolutamente cominciare adesso a vivere

come una pitocca....

Ed esaminando attentamente, come farebbe un perito, quasi a valutarle,

tutte le varie perfezioni di quel vaghissimo fiore, ella diceva fra sè:

— Ma può un uomo negare qualche cosa alla madre di tanta figlia? —

Allora cominciò l’educazione, la vera educazione di Silvia, e la

materia del primo corso fu, nell’intenzione di Maddalena, lo studio del

modo di premunirsi contro l’amore.

Mise in avvertenza la figlia contro quegli insulsi complimenti ed

augurj, parole d’uso, spiccioli convenzionali della conversazione, che

si fanno a tutte e che, a spremerli, non c’è una stilla di sugo. — Le

disse che il matrimonio era forse un male necessario o presto o tardi,

ma sempre un male, e che quindi era bene non pensarci. — Lasciasse

fare a lei, che era sua madre, la quale saprebbe guidarla sempre bene

onde non avesse mai a trovarsi infelice. — Coperse di ridicolo tutti

gli uomini in genere — e figurarsi se quella lingua non vi riuscì a

meraviglia! — glieli dipinse tutti come ipocriti, sciocchi, venali....

Povera Silvia, se mai le avvenisse di credere a qualcuno.... povera

dote! — e batteva su quella dote, unico scopo di tanti tristi. — Ah! se

si presentasse quel tale che _andasse bene_.... sarebbe ella la prima a

raccomandarglielo.... ma dopo un lungo studio, dopo.... dopo.... e dopo

tante precauzioni che non finivano più.

Pochi mesi di tal scuola premunirono Silvia contro tutte le seduzioni

della giovinezza.

Era la più indifferente ragazza di questo mondo per quanto,

d’ordinario, occupa la fantasia delle ragazze — e poco le mancava a

compiere i bellissimi sedici anni.... quando, un incidente qualunque

venne a dar principio ad avvenimenti molto deplorevoli, in cui la

fanciulla fu travolta, e rappresentò una parte.... che sarà giudicata,

che fu anche odiosa.... ma che alla gente fornita di ragione,

spassionata, farà dire: — Non poteva essere altrimenti. —

Quando Maddalena aveva pensato a levare Silvia dal collegio, aveva

veduto la necessità di cambiar, prima, d’abitazione. In quella in cui

si trovava, da quattro anni, era troppo conosciuta e v’erano troppe

conoscenze di genere equivoco! Continuando ad abitar ivi, era a temersi

che la figlia, o presto o tardi, venisse a sapere cos’era sua madre,

e che certi vicini poco scrupolosi, o col mal esempio d’una esistenza

tutt’altro che misteriosa, quando avrebbe avuto bisogno di tutto

il mistero, o, con peggio, avessero poi a corromperla — cose molto

probabili in quella casa.

La abbandonò quindi e se ne andò ad abitare, dove nessuno la conosceva,

dove non conosceva alcuno, ma sapendo di entrare in una casa, come si

dice, assai pulita.

Tali delicatezze non devono destare meraviglia. Tutti possono aver

visto donne cadute tanto basso, da non esservi modo di cadere più giù

— ed essere così tenere dell’onestà delle loro figlie, da far quello

che molte buone madri non sanno nemmen pensare, per rimovere dai loro

giovani anni fin l’ombra d’un pericolo, smaniose di farne tutto ciò che

si può imaginare di virtuoso e con maggior probabilità di riuscita che

non il comune delle madri, perchè sapendone _di più_, possono essere

più avvedute, più caute, e certo più saggie consigliere.

Maddalena aveva, senza dubbio, le migliori intenzioni circa

l’educazione di Silvia — ma le ansie d’un egoismo sfrenato guastarono

poi tutto, come abbiamo veduto e come, pur troppo, vedremo.

Il quartiere, la casa furono così abilmente scelti — e il nuovo

contegno di Maddalena così prudente, che ella conseguì il suo intento:

di passare, cioè, per una donna onesta.

La signora Maddalena fu, pei pochi vicini, una vedova agiata «oh! una

buona donna,» che aveva una bella figliuola, «quieta e buona come un

angelo».

Cosa naturale, e anche per salvarsi dalla noja opprimente di una vita

isolata, monotona, senza movimento, Maddalena fece conoscenza a poco a

poco di alcuni vicini, e, fra gli altri, di una eccellente vecchia, la

signora Mantovani, vedova come lei, che viveva sola colla fantesca.

La signora Mantovani aveva una figlia, Eugenia, maritata, che veniva a

trovarla tutti i giorni, e, colla quale, Maddalena e Silvia strinsero

in breve una buona amicizia. Tale amicizia divenne, anzi, intima con

Maddalena, quando, per una certa storia, affatto estranea al nostro

racconto, Eugenia ebbe bisogno d’una confidente sicura, alla quale dare

incarichi molto delicati.

Silvia non aveva ancora sedici anni quando la suddetta storia si fece

molto seria, complicatissima, — era allo stato di partita in quattro,

con un quinto che voleva entrarvi per forza e minacciava di scompigliar

tutto — ed Eugenia si trovò nella necessitò di recarsi ad un veglione,

per vedere, per sapere, per rimediare, per calmare, per consigliarsi,

per accordarsi.... tutte cose molto urgenti e impossibili a farsi in

casa. Eugenia, naturalmente, supplicò Maddalena che l’accompagnasse,

perchè, andando in teatro, sola col marito, non potrebbe essere libera

un minuto — ed allora tanto valeva restar a casa. — D’altre amiche non

si fidava.

Maddalena disse:

— Ma.... e dove metto mia figlia? non posso lasciarla sola in

casa. —

Ed Eugenia rispose:

— Pregheremo la mamma di tenerla presso di sè per una notte. È così

buona e vuol tanto bene alla Silvia che non dirò di no. —

Infatti, la signora Mantovani, all’oscuro di tutto, acconsentì col

massimo piacere «per permettere alla cara signora Maddalena di passare

almeno una sera allegra nel carnevale.»

Il marito di Eugenia ringraziò vivamente Maddalena d’aver accettato

l’invito di sua moglie. — Un torrione vostro pari — aggiunse — potrà

supplire il povero marito, che non sarà costretto a far il cavaliere

servente alla consorte.... cosa che non si usa. —

Maddalena supplì infatti, e le due signore, in dominò, non fecero che

girare per la festa, sole e non sospette per alcuno. Così Eugenia potè

vedere, sapere, rimediare, calmare, consigliarsi ed accordarsi.

L’accordo principale era per le tre, quando, finite le cene, vi sarebbe

stata tal confusione, da permettere anche le sparizioni inosservate.

Alle tre, Maddalena e l’amica, uscite dal loro camerino, andavano pel

loro destino, ossia pel destino di Eugenia, quando s’imbatterono in

un signore, al veder il quale, Maddalena emise un leggier grido di

sorpresa, e fermossi, dicendogli in falsetto:

— Sei tu o non sei tu?

— Pare che sia io.... — rispose il signore ridendo.

— Proprio tu, Soranzi?

— Soranzi.

— Che bell’uomo ti sei fatto!

— Se non avessi moglie, ti direi qual è il dovere d’una donna che trova

bello un uomo.

— Sei fedele?

— Ecco una domanda, a cui una donna sola può rispondere....

— Perchè....?

— Perchè tanto il sì, quanto il no, in un uomo sono ridicoli....

— E in una donna....?

— In una donna.... il sì è un poema angelico.... il no.... un dramma.

— Io vado — disse Eugenia all’orecchio della compagna — altrimenti

l’ora passa. Tu resta pure col signore, se t’interessa.

— Quasi quasi.... per ingannare il tempo.

— Bene, fra mezz’ora, vieni a prendermi, fila terza, numero cinque, a

destra.

— Siamo intese.... sii felice. —

Eugenia s’allontanò.

— È qui tua moglie....? — disse Maddalena a Soranzi.

— Passò quel tempo, per lei —

— Allora dammi il braccio, se non hai paura delle male lingue, e

andiamo nel tuo palco. Non posso girare, senza comprometter la mia

amica, che è affidata a me.

— Si vede che è ben affidata!

— Che vuoi.... io non so resistere alle lagrime degli infelici.

— Ecco il mio camerino....

— No.... no, non entro.... vedo là un signore....

— Non temere.... è l’avvocato Bussola.... che la perde sempre.

— Che cosa....?

— La bussola.... È celebre per le sbornie che guadagna, in compenso

delle cause che perde. Come vedi, è in uno stato che lo renderà molto

prudente, qualunque cosa qui possa avvenire.

— Ah! non avverrà niente.... — e ciò dicendo, Maddalena entrò.

— Bevi?

— Bevo.

Soranzi sturò una bottiglia di _Champagne_.

— È un pezzo che non vai al _Restaurant Bouquet_? — fe’ Maddalena

lentamente, come soprapensiero, senza guardarlo.

Egli, che stava per mescerle, si fermò, esaminando, sorpreso, quel

dominò.

— Versa pure, sai,...

— Chi sei tu?

— Io sono una che era molto vicina a te.... una volta.... quando tu

andasti al _Restaurant Bouquet_ con una signora....

— Siccome non ci ero mai andato prima di quella volta, e non vi sono

più andato dopo.... e quella volta, io non ho veduto nessuna donna....

— Eppure....

— Sentiamo un po’.... Quando è stato?

— Precisamente quattor.... no.... quindici anni fa....

— Dimmi chi sei!

— Te lo dirò.... _un giorno_.

— Ah! sei Maddalena! — gridò Soranzi giojoso e non senza commozione.

— Chi sa! — disse ella, con voce naturale.

— Leva.... leva quella maschera.... che io ti possa rivedere....

— No.... se la levo.... tu fuggi.

— Perchè?

— Perchè sono brutta.... d’una bruttezza.... classica.

— Non ti credo.

— Non credi a Maddalena, tu? a Maddalena, che direbbe la sua anche a

Gesù Cristo? — Eh! sono rovinata, caro mio.... tanto.... che mi sono

lasciata andare.... senti come sono floscia.... Per tutto il resto....

ti basti il dire che fiuto tabacco.

— Non importa! levati....

— In una festa, no.... sarebbe una apparizione troppo orribile per te,

che mi hai conosciuta bella!

— E.... che cosa hai fatto, tutti questi anni?

— Non lo sai?!

— No.... come vuoi ch’io sappia?....

— Pare impossibile.... Ho fatto un po’ di tutto.... non per salvare

l’anima.... per perderla. Adesso.... che non posso più far niente,

tanto di ricuperarla.... faccio la donna onesta.... faccio la mamma,

ecco!

— Ah! è vero.... tu avevi una figlia.... che ora deve essere quasi una

donna.... È bella?

— Un sole.... Eh! è il mio dolor di capo.

— Per qual ragione?

— Oh! bella!.... per la ragione che è, si può dir, da marito.... e

se me la tolgono, mi tolgono anche il pane, perchè ora viviamo in due

col frutto della sua dote.... — A meno che — stridette, dopo una breve

pausa — non le capiti un marito generoso, il quale faccia star bene

anche la madre.... cosa molto difficile.

— Come l’hai educata?

— Oh! bene.... meglio di sua madre, certo.

— Vuoi lasciarmela conoscere?.... Chi sa che non glielo trovi io il

marito.... generoso.

— Se tu fossi tanto bravo.... io ti benedirei!

— Lascia far a me.... Per la Maddalena della mia giovinezza, io farò

questo e altro.

— Bene, Soranzi! tu almeno hai un cuore.... Ah! addio.... devo andare.

— Dammi il tuo indirizzo.

— Ahi sì.... Vieni in via.... numero 7, primo piano.

— Domani.... cioè, oggi alle quattro, io sarò da te.

— Grazie.... ah! se tu non mi avessi scritto quella brutta lettera....

quanto saremmo stati felici.... e io quanto sarei migliore!

— La tua risposta però fu ben orgogliosa. A proposito, hai poi lavorato?

— Io?.... altro che lavorato! ah! ah! ah! — e ridendo sgangheratamente,

Maddalena fuggì in cerca dell’amica.

Arrivati a questo punto, noi non possiamo più narrare, descrivere,

occupandoci di _tutti_ i particolari. Dobbiamo accontentarci di prender

delle note più o meno aride, a seconda delle situazioni...., sperando

che bastino.

* * *

L’indomani del veglione — congedandosi da Maddalena, dopo la prima

visita — non presente la figlia.

OR. Lo sposo glielo troveremo.... non ti nascondo però che lo sposo

vorrei esser io.

MADD. E io te la darei con entusiasmo, se tu non avessi moglie.

Madri.... per ridere · 第 29 / 39 题