* * *
Quella sera, il padre e la madre di Oreste stavano seduti sur un
divano, nella sala da pranzo, silenziosi e mesti. Vedevano che la mensa
era servita, ma non potevano muoversi.
A un tratto si scossero.... — era una scampanellata....
Pochi secondi dopo, l’uscio si aperse e comparve Oreste, fermandosi
sulla soglia, umile, abbattuto, esitante....
— Ah! è lui — gridò la madre giubilante, correndo ad abbracciarlo.
Il cieco padre ebbe un tremito, ma non fe’ motto.
— Sei solo?.... — mormorò la madre all’orecchio del figlio.
— Solo.
— È finita?
— Finita.
— Vieni!.... — Eugenio — fece verso il marito, conducendo a lui Oreste
per mano — consola questo povero ragazzo.... che ha mancato.... ma che
è pentito.... e soffre. —
Il cieco porse una mano, che fu presa e coperta di baci — quindi
respirando largamente e alzandosi, disse:
— E ora che siamo ancora in tre.... pranziamo.... Oreste, adesso se
potessi vederci.... non sarebbe proprio male! —
. . . . . . .
In casa Soranzi non si parlò più di Maddalena, come se neanche
esistesse.
Un anno circa dopo la catastrofe, Oreste era avvocato e sposava la
figlia di un alto magistrato, buona, timida, graziosa creatura, sulla
quale la madre di Oreste aveva da un pezzo posto gli occhi, e di cui
diceva: — Per quella, garantisco. —
Oreste fu conquistato dalla soavità della giovinetta — e quando la
madre gliela propose, non seppe dir di no.
Quando Maddalena lesse il biglietto di Soranzi, per quanto fosse
corazzata e tutt’altro che tenera del marito, non potè a meno di
fremere. Una morte naturale.... pazienza! Era una disgrazia, e
oltrechè inevitabile, preveduta vicinissima, e al punto a cui eran
giunte le cose.... non avrebbe messo nessuno alla disperazione — ma
quell’uccidersi!....
Tal senso di terrore tuttavia fu breve e lieve — seguirono intensi
e lunghi invece il dispetto della perduta fortuna e le ansiose
apprensioni per l’avvenire.... Che sarebbe di lei?....
Più ci pensava e più le pareva che la delicatezza di sentire di Oreste
fosse esagerata.
Che relazione aveva l’avvenire col passato? l’ombra.... un’ombra!....
del defunto colle gioje reali dei vivi?.... perchè temere l’opinione
pubblica.... la quale si sa che cos’è e della quale si fa tutto quel
che si vuole? — fisime, ubbíe! — Ci fu un momento in cui balzò in piedi
per corrergli dietro, afferrarlo per un braccio e dirgli: — Fermati,
fanciullo.... e lascia fare a me! — ma siedè tosto.
Raggiungerlo.... in casa, forse? — affrontare.... chi sa.... fosse un
oltraggio? — Scrivergli, supplicarlo, minacciarlo di darsi morte?
Non essendovi amore, l’orgoglio ne la dissuadeva.
D’altronde, a che poteva servire un espediente.... per quanto
drammatico, con un figlio che sapeva tanto subordinato ai parenti?
Si trovava nelle di lei braccia.... ed era fuggito!....
Dunque che sperare mai ora? Ah! non bisognava pensarvi più.
Bisognava pensare piuttosto a provvedere altrimenti per l’avvenire.
Dopo un’ora di meditazione, il suo programma era fissato.
Prima di tutto era necessario ripresentarsi in società colla ragione
da parte sua. Ella era la vittima! Chi osava sostenere che ella era il
carnefice?
E poteva provar tutto in propria difesa, mentre nessuno poteva provar
nulla contro di lei.
Cominciò dal partire per recarsi, la furba, in altro luogo, donde potè
scrivere:
Cari genitori,
Sono presso mia figlia.
Ho saputo della triste fine di quel povero uomo.... Io lo
compiango.
Se la gelosia non lo avesse accecato, non avrebbe, senza alcuna
cagione, dato corpo a delle ombre — io non mi sarei spaventata....
e la mia assoluta innocenza sarebbe stata luminosamente provata....
me ne appello al signor ragioniere! — Così invece.... basta,
non ci pensiamo, perchè non v’è più rimedio. Sono immersa in una
profonda tristezza. Mamma, vieni a trovarmi. Io non ritornerò che
fra qualche mese in casa vostra, se mi vorrete. S’intende che a
Pasqua lasceremo casa Soranzi, perchè non voglio abitare vicino a
quell’altra casa, che mi ricorderebbe tante sventure.
Non so che cosa dica la gente. Dite pure al signor ragioniere che
faccio assegnamento sulla sua prudenza e sul suo buon cuore, onde
dichiari null’altro che la pura verità, senza entrare in alcun
particolare ozioso, che potrebbe far torto alla memoria di mio
marito.
La gente deve sapere solo che in séguito ad un diverbio fra me e
il povero Paolo, per ragioni d’interessi, io, d’accordo con voi,
sono venuta a passare qualche giorno presso mia figlia, per lasciar
campo al sereno di tornare.... e ch’egli, uomo debole, senza fibra,
ormai vedendosi dissestato, si è ucciso, mentre si poteva ancora,
col tempo, lavorando, rimediare a tutto.
Non so se mio marito abbia lasciato delle disposizioni.... Ad ogni
modo, dite al signor ragioniere che io non voglio nulla per me.
Tutto per mia figlia.... per la mia Silvia, che è tanto bella....
oh! se è bella!
Mamma, vieni subito, e fa di condur con te anche il signor
ragioniere.... Al quale devo fare mille scuse, e col quale voglio
intendermi per molte e molte cose.
_Vostra affezionatissima figlia_
MADDALENA.
_PS_. Vi prego di deporre una corona sulla tomba del mio povero
Paolo.
* * *
I Papetti, ricevendo questa lettera, cominciarono a respirar meglio.
Quell’altra di Minelli li aveva costernati, avviliti al punto che
non osavan più uscir di casa.... tanto loro pareva che tutta la
gente avesse a segnarli a dito e chieder loro conto del sangue d’un
innocente.
Figurarsi che balsamo lo scritto della figlia! Tutta la verità era
ora chiara, lampante — ed era proprio quella verità che si voleva.
Maddalena, pura come un angelo — Minelli, un uomo disperato e ubbriaco.
Già l’avevano sempre detto che beveva troppo, che doveva finir male!
La madre raggiunse la figlia conducendo con sè il degno ragioniere,
il quale non aveva, per caso, ancor da rimproverarsi alcun torto verso
Maddalena.
Uomo prudente e di cuore infatti.
Non appena letto il testamento di Minelli, egli l’aveva abbruciato
— perchè dubitando da lungo tempo del cervello del suicida, e non
trovando provata l’infrazione del regolamento conjugale, o, per lo
meno, provata la gravità — non si era creduto in diritto e, tanto meno,
in dovere di assumersi alcuna responsabilità, nè in faccia agli uomini,
nè in faccia alla sua coscienza.