Soranzi, partendo, dice ch’egli è pazzo, ch’egli non deve lasciarsi,
come un giovinetto, inebriare dalla bellezza di quella fanciulla,
al punto d’aver il convulso...., si dice che egli ha quarant’anni,
che ha moglie.... che.... che...., insomma, tutto quello che un uomo
onesto può dirsi, per cancellare una impressione più profonda del
bisognevole e irragionevole — perchè la ragione deve permettere solo
ciò che i contratti sociali danno per lecito. — Ma se la ragione
propone, il fisico dispone. — Soranzi torna a casa; appunto perchè non
vuol esserlo, è preoccupato; il suo appartamento, per la prima volta,
gli par tetro, una spelonca — e anche il dolce sorriso di sua moglie,
per la prima volta, lo muove a ira. Non parla che per rispondere
brevemente, con cortesia stentata.... esce, vaga, rientra, si rinchiude
per lavorare....; è inutile!.... L’imagine di quella vergine di sedici
anni lo perseguita, s’è ficcata nella sua mente.... non vuol uscirne
più. Ah! gli acerbi e già maturi vezzi.... Ah! quelle mani fatte da
Amore per l’amore.... quelle babbuccie, entro le quali si troverebbe
appena tanto da potervi imprimere un bacio.... e i ricciolini....
d’aria di quella nuca, e la freschezza di quel viso, e la lanuggine
impercettibile di quelle guance fatte per smorzar i baci, e gli occhi
grigi erranti che pajono ansiosi.... e non lo sono ansiosi, perchè il
sorriso è puro, è il sorriso della donna che ignora. Lo si capisce,
dai suoi entusiasmi, che non sa niente....; tutto per lei è bello,
nuovo, sorprendente. — E tuttavia, qualche cosa vi deve essere che si
muove in lei....., ella deve udire come un susurrío interno, sia pure
indistinto, ma che a volte la turba....
E Soranzi ricordava che, a qualche sua occhiata ardente, le di lei
palpebre avevano avuto un tremito, e che mentre egli parlava, ella
ascoltava, come meditabonda, coll’occhio che pareva bere, e che, senza
ch’ella lo sapesse, la di lei lingua errava lambendo il labbro.
Brividi e vampe.... Silvia! Silvia!
* * *
Sono trascorsi quindici giorni dall’incontro di Maddalena con Oreste,
al veglione — e in casa Soranzi si vive già d’una vita nuova.... ma
d’una vita che toglie il respiro.
La moglie e la servitù, che per tanti anni vissero in un ambiente di
perfetta pace, di dolcezza tale che avrebbe ammansato l’essere più
insocievole.... ora non sanno più in che mondo si trovano.
Soranzi sta fuori gran parte del giorno, il resto lo passa rinchiuso
nel suo studio. Ben di rado si lascia vedere o fa udire la sua voce, ma
anche quel poco è di troppo.
Egli è irascibile, impetuoso — in tutti i suoi moti, in tutti i suoi
detti v’è alcun che di così secco, di così nervoso e, a volte, di
così feroce, perfino.... che davvero fa paura. I servi, alle sue
scampanellate, accorrono, ascoltano, si inchinano, s’affrettano ad
obbedire.... Qualunque cosa ordinasse, non replicherebbero sillaba....
— e pensare che, un tempo, si parlava fra padrone e servitori come da
amico ad amici, e si discorreva tranquillamente sul da farsi e il non
da farsi.
_Quando_ pranza in casa, non dice una parola.
Un giorno, la moglie gli ha detto, colla sua maggior soavità:
— Che cos’hai, Oreste?
— Nulla ho. Lasciami stare. —
Un cognato, dietro le preghiere della sorella, gli ha domandato, un
altro giorno, ridendo:
— Vedo che sei arrabbiato...., hai forse giocato alla Borsa?
— Che! — e girando sui tacchi, l’ha piantato là come un matto.
Tutti sono certi che egli ha un dispiacere, che non vuole, non può
confidare ad alcuno....
— Un po’ di pazienza.... tutto passerà. —
Pare che non abbian avuto torto.
Un giorno, Soranzi, da un’ora all’altra, è tornato quel di prima.
Esultanza generale. Come mai questo?
Rovistando fra le sue carte, gli è venuta fra le mani una lettera di
suo padre — e gli son venute sott’occhio queste parole:
«Quando, al primo riveder quella donna, tu sentisti ridestarsi l’antico
affetto — dovevi fuggirla. Era già moglie. Il sacrificio, allora,
sarebbe stato ben lieve, credilo!»
«Non hai avuto quella meschinissima forza.... e or vedi le conseguenze
orribili della tua debolezza!»
Legge tutta la lettera.... la rilegge. Povero padre! povera madre!....
se esistessero ancora, egli forse, mirando quei volti mesti, si
sentirebbe meno debole.... S’immerge in una profonda meditazione.
Tenta, vuole ragionare.
Da una parte.... sua moglie così buona — la sua posizione sociale —
il suo passato onorevole e un avvenire splendido, perchè egli è uno
degli uomini più stimati ed è già designato ai più alti ufficj....
— dall’altra parte, una giovinetta, la quale viene a togliergli, a
rovinare tutto.... con che? perchè?
Si apre l’uscio ed entra il suocero, vegliardo veramente venerando,
per vita operosa, intemerata e per alto sentire. A tale apparizione,
Oreste sente un non so che di refrigerante nell’anima; gli pare che
un genio benefico venga ad additargli la via della salvezza. Ma sì!
basta rinchiudersi nel seno della famiglia, non pensare più a nulla,
lavorare, non permettere che alcuna distrazione....
E gli va incontro affettuoso, riconoscente — eccolo di buon umore,
cortese, affabile, espansivo.
Sua moglie è felice a tal cambiamento subitaneo — aspettato, del resto!
dice: — La gioja è tornata in casa Soranzi e, speriamo, per sempre.
— Che cosa mi dicevi tu? — è il padre che parla colla figlia — Oreste
mi pare sempre il migliore dei mariti.
— È vero!... non so.... qualche cosa l’avrà disturbato. Ma poteva ben
dirmi....
— Eh! le donne vogliono saper tutto.... Lasciate passare, quando vedete
nubi fosche.... se no, andrete a rischio di far delle burrasche con....
niente.
* * *
È scorsa un’altra settimana. Tutti i giorni è stata una lotta
fierissima.
A certa ora, egli udiva sempre quella cara voce infantile.... gli
pareva sempre di accarezzare quella manina, di provocare quegli
scoppietti di riso, di sentir quell’alito fresco, odoroso.
Era una tortura.... ma egli non si muoveva — l’ora passava — aveva
vinto.
Dopo otto vittorie, gli pare che il vincere costi meno, e che forse, in
breve, egli sarà perfettamente libero da quell’incubo ad ora fissa.
A tale scoperta, egli diventa ilare, respira a pieni polmoni — e va ad
abbracciar la moglie.
Dopo pranzo, ella e lui stanno presso il caminetto sorbendo il caffè —
egli racconta una gaja storiella.
— Una lettera pel signor avvocato.... — fa la cameriera entrando.
— _Particolare:_ — legge Soranzi. La scrittura non gli è ignota, ma non
ricorda di chi possa essere.... Apre, impallidisce.
«Soranzi,
«Tu non sei un uomo onesto. Tu m’hai stregato la figlia.... e
adesso non ti lasci più vedere?
«Ella soffre, non prende cibo, dimagra.
«Non parla!.... ma l’occhio di una madre sa indovinare....
«Sarà una bella gloria per te, quando me la porteranno via!
«M.»
— Il mio cappello.... il mio soprabito — comanda Oreste, vibrato,
balzando in piedi.
— Dove vai? — domanda la moglie.
— Dove mi chiama un affare urgente.
— Ma è qualche cosa di ben grave, di ben dispiacente! sei tutto
alterato.....
— Tu sei pazza.
— No, Oreste, non dir così.... sai pure.... se hai qualche dolore,
confidati con me.
— Non ho niente....
— Ma....
— Hai capito che non ho niente!? — grida Oreste, stralunando.
— Dio mio.... con te non si può più parlare! — geme la poverina,
rompendo in lagrime.
— Eh! il miglior modo di parlare per una moglie, è tacere!
— Ma tu adunque vuoi che io muoja....
— Io?
— Ma sì!.... perchè se continua così, come si può vivere?
— Ebbene.... se.... se non si può vivere, così, con me.... regolati
come credi.
— Ah! no, Oreste! — e la moglie si aggrappa a lui disperata — no,
Oreste, senti.... senti per pietà.
— Lasciami.... lasciami.... — e respingendola con forza, sicchè ella
cade inginocchioni, strappa dalle mani della cameriera quanto essa gli
reca e fogge.
La cameriera rialza la signora semisvenuta, la adagia in una poltrona e
le spruzza il viso con acqua. La signora ricupera gli spiriti.
— Desidera qualche cosa, signora padrona?
— No.... aspetta.... —
Dopo una lunga pausa.
— Di’ al Giovanni che vada a pregar mio padre di venir.... da me,
stasera. Quanto a te.... non una parola con nessuno!
Vediamo un po’ che cosa abbia fatto Maddalena, dopo il veglione, perchè
quel suo biglietto a Soranzi è abbastanza strano.
In omaggio al vero, riconosciamo che ella ha accettato la prima visita
di Oreste senza alcun secondo fine biasimevole. L’unico suo fine
era precisamente quello di valersi di Soranzi come di un sensale di
matrimoni incaricato di trovare il «marito generoso».
Ella è ben lieta che Soranzi trovi bella e buona sua figlia — questo
vuol dire che s’interesserà, con ardore, per collocarla bene.
Ma la frequenza — quattro di fila — la lunghezza delle di lui visite
le pajon soverchie per un mediatore, oltrechè «compromettenti» —
e il suo genere di conversazione un po’ troppo poetico. Maddalena
s’impensierisce seriamente, tanto più che vedendo la figlia tutt’altro
che indifferente alle premure di lui — premure, delle quali non sa come
combattere l’influenza sul di lei animo, dopo averle presentato Soranzi
come «un distintissimo signore, suo amico d’infanzia e tanto amico
anche del povero papà....»
Il combatterla ora sarebbe pericoloso. Maddalena che è donna, le sa
queste cose.
Bisognava prevenirla, indisporla contro di lui. Si potrebbe, è vero,
con una parola sola, demolire Soranzi; basterebbe dire: — Guarda che
egli è ammogliato — ma allora, Soranzi trovando subitanea freddezza,
s’indispettirebbe, vorrebbe saperne la ragione.... e se ne andrebbe per
sempre — il che è da evitarsi, perchè Maddalena, ora che ha riafferrato
Soranzi, non vuol più lasciarselo sfuggire. In un caso estremo, ella
potrebbe ricorrere a lui, senza umiliazione.
Invece, farà così: interrogherà cautamente Soranzi.... e _se mai_....
ella lo farà ragionare, e, toccandogli le corde del dovere, dell’onore,
ecc., ecc., lo indurrà a diradare le sue visite.... pur non ritirando
la sua protezione.
Quando non lo vedrà più, o ben di rado, Silvia non vi penserà altro.
* * *
Partendo dopo la sua quinta visita, Soranzi dice a Maddalena:
— Spero bene che non le avrai detto che io ho moglie.
— Perchè?
— Il perchè te lo dirò.... _un giorno_.
— Ah! ah!.... e se glielo avessi già detto?
— Disdici.
— Ohe! Soranzi.... avresti per caso delle malinconie pel capo?.... Se
così fosse.... io dovrei rinunciare all’onore....
— Se tu sapessi....!
— Che cosa?
— Senti, Maddalena.... io sono sempre stato, dopo _quel_ tempo.......
l’uomo il più freddo. Mi credevo morto alle passioni. Ebbene.... ora mi
vedi ridotto come un fanciullo, incapace di ragionare.... disperato....
quasi al punto di domandarmi che ne farò della mia vita.
— Senti, Soranzi.... da quella brava donna che sono.... ti dirò: non
venir più.... Ma pensa che hai moglie!
— Ah! non parlarmene.... Ma non sai che da due giorni, vaneggio....
che io odio mia moglie.... tanto che, mi pare che per Silvia.... io
sacrificherei....
— Va.... va.... tu bestemmi.
* * *
_Tu bestemmi_ — ma, non appena Soranzi è partito, Maddalena si sdraja,
nella sua poltrona, pensando alla fatta scoperta. «Soranzi odia sua
moglie, e per Silvia è pronto a tutto».
Sì.... e Maddalena non può ingannarsi....; nel tremore della voce,
delle mani, nel balenìo degli sguardi, ella ha indovinato la passione
vera, possente, quella passione che non conosce ostacoli, e siccome
Soranzi è uomo d’onore — anche i ribaldi hanno bisogno dell’_onore_....
degli altri — così tal passione non è a disdegnarsi.
Se Soranzi non ama sua moglie, potrebbe.... separarsene. — Se ama
Silvia, potrebbe divenirne l’amico, il protettore. — La colpa, dopo
tutto, dice Maddalena, è della Legge. L’uomo è lo schiavo delle
passioni.... e la legge vuol incatenare le passioni, il che significa
incatenar torrenti.... Tanto peggio per la Legge.
Se Soranzi farà _questo_, è certo che io mi troverò al coperto per
sempre. Quanto a Silvia.... ella sarà ben grata a sua madre.... Maggior
felicità potrebbe forse darle altro uomo.... se ella amasse Soranzi? —
Restano la società e la moglie....; ma la società è composta di tanti
individui, di cui ognuno farà molto bene pensando ai casi suoi.... del
resto, padroni! Non renderanno perciò meno felici Soranzi e Silvia, e
non torceranno un capello a me. — Quanto alla moglie, poi, se non sa
farsi amare.... io non so proprio cosa farci!
* * *
Aggiustati, così, i conti colla propria coscienza, Maddalena si accinse
all’opera.... Opera facile — non c’era che da secondare tacitamente,
mantenendo tuttavia, per decoro, una certa vigilanza che, mentre non
doveva nuocere all’_essenza_, doveva rendere impossibile la _forma_....
finchè, Soranzi scoppiando, non si sarebbe dato, piedi e mani legati, a
Maddalena.
Naturalmente, occorreva qualche incoraggiamento indiretto, onde le
impressioni si disegnassero più presto e meglio nel cuore di Silvia.
Questo ella ottenne con dei brevi soliloqui fatti, quasi non avvertisse
la presenza della figlia.
Un giorno, per esempio, esclamava:
— Che bontà quel caro Soranzi, che ingegno, che spirito, che
distinzione! —
Un altro:
— Quello è proprio l’uomo che _andrebbe bene_ per Silvia. Io non darò
mai consigli a mia figlia.... perchè il cuore è libero.... ma se mia
figlia me ne chiedesse.... —
Un altro ancora:
— Quanti anni può avere Soranzi?.... Quaranta, mi pare.... Non se
gliene darebbero trentacinque.... proprio, la bella età dell’uomo....
di cui una donna può fidarsi.... —
Una sera poi le disse:
— Mi pare che Soranzi non ti guardi di malocchio.... eh! briccona! — e
tu?.... Ah! non vuoi rispondere.... diventi rossa!.... Basta.... fate
voi. —
* * *
Una fanciulla, che è già ben disposta a favore d’un uomo che la
corteggia.... non ha bisogno di molta esca per accendersi — se poi
vede che la madre è fanatica per quell’uomo.... non ha più difese
di sorta.... e non cerca difesa.... come non ha alcun turbamento di
coscienza, perchè ella sa già d’aver una complice.
La coscienza dei figli, quasi sempre, non è che la coscienza delle
madri.
Era un piacere intenso ma tutto intellettuale quello che provava Silvia
durante le prime visite di Soranzi. Ben arrivato quel bel signore
che veniva a rompere la monotonia della sua esistenza. E poichè egli
aveva facondia, esperienza della vita, l’abilità dell’uomo di mondo
ed il fuoco dell’innamorato, non poteva che sedurre la mente della
giovinetta, nell’età in cui, sebbene inconsciamente, si è tanto avidi
di impressioni nuove e di emozioni.
Il cuore non aveva ancor palpitato, ma palpitò subito.... quando
Maddalena cominciò a delirare per Oreste.... Ella non si diceva che
era l’amante di Soranzi.... ma lo amava.... — non si diceva che egli
l’amava, ma sentivo d’essere, per lui, l’oggetto d’un culto. Non
v’erano dichiarazioni, perchè non ve ne potevano essere, ma gli occhi
di lui avevano tal eloquenza, che ella, or arrossiva, or si faceva
smorta e, lui partito, restava lunghe ore pensosa.
Quando Maddalena vide che Soranzi, accortosi della muta corrispondenza
di Silvia, si faceva.... poco prudente, pensò che era tempo di
richiamarlo al dovere, _in modo_ che egli, trovandosi al muro, avesse a
prendere una decisione.
— Insomma, Soranzi, come la facciamo qui? — gli disse, — Per Bacco,
abbi un po’ di coscienza.... Io ho paura che tu mi faccia innamorare
la figlia.... e poi.... cosa succederà? Io t’ho già fatto capire.... ma
vedo che tu vai avanti per la tua strada.... e io ti dico: fermati!
— Fermarmi? non veder più Silvia? ma ti pare possibile? Ma piuttosto....
— Taci....
— No.... piuttosto.... mi divido da mia moglie.
— Ma tu sei pazzo.
— E allora cosa vuoi ch’io faccia? Io sento che se continua così,
finirò ad uccidermi.... Ma.... bada bene che in tal caso.... Silvia non
sarà d’altri! —
Maddalena, a queste parole, diè un passo indietro e stette come
atterrita — mentre, nel suo interno, gioiva.
Per alcuni minuti sembrò che non potesse trovar verbo, tanta era
la sua commozione — poi disse, smozzicando, con accento di dolorosa
rassegnazione:
— Tu vuoi rovinarmi.... Ebbene.... fa pure.... Noi, già, siamo due
povere donne senza difesa.
— Io voglio render felice la Silvia, contenta te per sempre! — fe’ con
slancio Soranzi, il quale, finalmente, vedeva rimossi gli ostacoli,
vicino il compimento de’ suoi ardenti voti; e, strettale con forza la
mano, uscì precipitosamente giubilante.
Maddalena, rientrando, abbracciò strettamente Silvia, baciandola e
ribaciandola. Silvia la guardò maravigliata, sorridendo, e le disse:
— Che cos’hai?
— Nulla.... so io!
* * *
L’indomani, si attendeva Soranzi — non sapremmo dire chi lo desiderasse
di più — ma non venne. Pranzarono più tardi del solito e male. — Non
capisco.... non capisco: — borbottava, di tanto in tanto, Maddalena.
Il giorno seguente, l’attesero ancora.... e ancora mancò. Neppure il
terzo dì, comparve, nè il quarto, nè il settimo. Maddalena sbuffava, ed
il suo occhio aveva dei lampi sinistri.
Silvia non parlava, ma ogni giorno diveniva sempre più mesta, nè
toccava quasi cibo.
Maddalena la guardava e cominciava a sentire dei rimorsi. — Se Soranzi
non tornasse più.... e la figlia morisse di passione.... Uccisa da sua
madre!.... No.... no! — Ella non pativa più scrupoli d’alcun genere....
ma, efferata non era ancora.... per lo meno, fino a tal punto.
D’altronde, la figlia, dopo che il mondo l’aveva abbandonata, era
divenuta una necessità morale per lei. Non v’era merito, ma era così.
La mattina dopo, uscì, e recatasi a casa Soranzi, domandò al portinaio
se il signor avvocato fosse assente o ammalato.
— Nè assente, nè ammalato — fu la risposta.
— Non capisco.... non capisco — ripeteva fra sè Maddalena, tornando a
casa. — Che fare?
Madre e figlia lavorarono silenziose, sospirando. Verso le quattro,
Silvia s’alzò e disse con voce velata:
— Scusa, mamma.... io vado a letto.
— Perchè, Silvia?
— Perchè.... non so.... mi sento male.
— È debolezza, sono otto giorni che digiuni, si può dire. Prendi
qualche cosa....
— Impossibile.... credi.
— Bene.... va pure.... io esco un momento.... Non temere, torno subito,
spero portarti a casa una buona medicina.
— Quale?
— So io.... —
Fu allora che scrisse e portò quel biglietto, che mise sossopra casa
Soranzi e richiamò Oreste presso Maddalena.
* * *
Quando Maddalena, alle sei e mezzo, sentì quella scampanellata, balzò
in piedi, con un ruggito di gioja.
— Ah! sei tu.... finalmente! — fece, aprendo con furia — ci voleva
proprio che morisse!
— Perdona.... se tu sapessi.... Dov’è?
— Qui a letto.
— Ah!.... —
Silvia giaceva assopita.
Cogli occhi chiusi, col nuovo pallore delle guance smunte, ancor rigate
di pianto, aveva qualche cosa d’etereo, che destò in Oreste la più
profonda pietà.
Allora egli sentì che quella creatura lo distaccava da tutto il mondo.
— Vedi? — gli disse Maddalena. Poscia si mise ad accarezzare la fronte
della figlia e chiamò dolce, dolce:
— Silvia.... Silvia.
— Che vuoi?.... — sospirò quella, aprendo gli occhi, poi, visto lui: —
Ah! — e il suo volto si suffuse di subito rossore.
— Sei guarita, _adesso_?.... — continuò la madre sorridendo.
— Sì.... — fe’ Silvia, guardando lui con riconoscenza.
— Allora, prenderai qualche cosa.... e anch’io con te, — perchè devi
sapere — aggiunse voltasi a Soranzi — che, in questa casa, sono otto
giorni che non si mangia più o quasi. —
Maddalena uscita — Oreste non potè più frenarsi.... curvossi e depose
un ardente bacio.... il primo bacio, sulle labbra della fanciulla, che
ebbe un brivido e chiuse gli occhi.
— Tuo.... tuo per sempre! — le susurrò Oreste con passione — poi si
tolse di là...., sentiva offuscarsi la ragione, ed ebbro, vacillante,
raggiunse Maddalena.
— Sai la bella novità?.... — disse Maddalena alla figlia, quando
rientrò nella di lei camera, con un tavolino, su cui era pronta una
refezione — dopo domani, partiremo per la campagna. Soranzi ci invita a
passarvi la primavera, in una villina, che mi dice essere un _bijou_.
Silvia giunse le mani e levò gli occhi al cielo....
Ma non pregava perchè.... era esaudita.
Rientrando in casa, Soranzi, quella sera, trovò Giovanni in anticamera
che lo attendeva e che gli porse una lettera, dicendogli gravemente:
— La sua signora non c’è; è uscita col suo signor padre.... lasciandomi
questo biglietto da consegnarle, immediatamente, al di Lei ritorno.
— Va bene — disse secco Soranzi, dirigendosi verso lo studio, in cui si
rinchiuse al solito.
Quindi, aperse e lesse:
«Caro genero,
«Se hai dei dolori morali, perchè vuoi che abbia a soffrire la mia
povera Costanza, la quale non ti ha mai cagionato il benchè menomo
dispiacere in quattordici anni di unione?
«Le hai detto di _regolarsi come crede_....?
«Spiegati.
«È interesse di tutti, anche tuo, che simili scene disgustose —
senza ragione apparente! — non abbiano a rinnovarsi — e certamente
si devono poter evitare.
«_Tuo suocero_.»
_Risposta di Oreste._
«Carissimo,
«Sì, mi spiegherò.
«E mi sarei spiegato con mia moglie questa sera stessa, anche
non invitato, perchè non ne potevo più e perchè.... mi ripugna
la odiosa e ridicola commedia del marito che _fa_ l’uomo rigido,
l’uomo dei principi, l’uomo morale, il cascante colla moglie, alla
luce del giorno — mentre tiene una o più amanti nelle tenebre.
«No, io disdegno ogni finzione, ogni ipocrisia — ed ho il coraggio
di dire: Ieri io era un buon marito — oggi non lo sono più!
«Tu dirai che io sono un uomo disonesto, perchè calpesto i miei
doveri, perchè dimentico i miei giuramenti, perchè rendo infelice
la tua buonissima figlia — ed io ti do ragione. Ragione, perchè sei
padre, perchè realmente è una enormità.... ma ti dico:
«Se tu sei da tanto da strapparmi questa passione dal cuore, se
tu sei da tanto da rimettervi il primiero affetto che nutrivo per
Costanza.... avanti!
«Riesci e io ti benedirò.
«Ma, hai capito — non di consigli ho bisogno, ma di tanaglie....
Dio, io non ci vedo più.
«Scusa, mio caro, se io ti scrivo in questo modo, se io ferisco
così crudelmente il tuo amore di padre.... ma credilo, io mi sento
proprio impazzire....
«E io l’amo sempre, vedi, tua figlia — ed è questo che rende più
orribile ancora la mia posizione, più intollerabile l’esistenza,
perchè io non posso pensare a quell’angelo, senza odio di me
stesso — non posso, senza disprezzarmi, ricordare che io sono
stato villano, inumano con lei.... — ma la sua presenza è la
condanna della mia passione, ed io devo fuggire per non veder più
quell’eterno, vivente rimprovero.
«Tu, l’uomo onestissimo, che, in tutta la tua esistenza, non
hai mai avuto un istante d’esitazione nel compiere il tuo dovere
— non solo non comprenderai, ma anche riuscendo a comprendere,
rifiuterai d’ammettere che un uomo della mia età, e del carattere
che tu conosci, possa calpestare improvvisamente tutto, per seguire
una.... gonnella!
«Gli è perchè tu non sai in qual modo io sono arrivato a questo
punto.
«Io so che, quando l’anima tua si aperse al primo amore, tu avesti
anche la più ampia soddisfazione che il cuore umano possa bramare.
«_La_ amasti.... e _la_ ottenesti!
«Il tuo cuore si conservò puro, così, la tua mente conservò tutte
le sue illusioni, il sangue una perfetta calma — e vivendo della
vita che era il sogno della tua giovinezza, tu potesti non vedere e
non curare i pericoli di cui è sempre irta l’esistenza di tutti....
— ma io?!
«Io potei, a mala pena, sognare, qualche istante, questa vita
del cuore, che è indispensabile agli uomini, uomini come noi,
s’intende, incorrotti. — Sognare, dico, perchè la donna, per la
quale mi struggevo, dapprima mi fu rapita — e quando, incontratala
una seconda volta, avrei potuto possederla.... mi fu tolta, ancora,
da una tremenda sventura.
«Non chiedermene di più, perchè, ne soffro troppo.... soffro,
perchè penso che se allora i miei voti fossero stati appagati,
io non sarei ridotto a questo punto — soffro, perchè quella
donna, delusa, allora, al par di me, ora è diventata un oggetto
spregevole, mentre, a me unita, sarebbe ancor una donna onesta —
soffro, perchè non posso risparmiare Costanza!
«Tu dirai: ma adunque, perchè sposasti mia figlia?
«Ti rispondo: — Ero in uno stato di prostrazione morale — il mio
cuore non batteva più — mi sentivo profondamente, amareggiato e
disgustato di tutto — vedevo, innanzi a me, una lunga vita morta.
«Tua figlia mi apparve come un angelo di consolazione, come una
suora di carità, che avrebbe potuto, col balsamo della sua anima
soave, guarire l’anima mia.
«Guarii sì.... ma non vissi.
«Tuttavia, non fui egoista.... Commosso all’affetto che tua figlia
portava a quest’uomo freddo, insensibile, mi forzai, per non
renderla infelice, ad aver, almeno, l’apparenza d’un altro uomo. Fu
uno sforzo che mi costò.... e guaj per ambedue se mia moglie non
fosse stata Costanza.... ma ella esigeva così poco.... Le bastò
ch’io mi mostrassi _amabile_.
«A te.... non fui onesto?
«E credo che se la nostra unione fosse stata benedetta.... forse
il mio cuore si sarebbe sgelato davvero e tutto — ma, nemmeno un
figlio venne a rallegrare la nostra casa e tanti anni scorsero in
un’atmosfera di tiepida cortesia.
«Si nasce per questo?!
«Ah! no — e io lo sentivo tanto che volli essere quello che non
ero.... — volli essere ambizioso, volli fare l’uomo pubblico con
tutte le sue piccole vanità, le sue passioncelle, e vi misi il
maggior ardore. — Si trattava di riempire tutto il tempo che io
doveva, per forza, starmene sulla terra! — Riuscii.
«Mi credeva sicuro del fatto mio, quando.... bastò una visione a
distruggere tutto e ad attirarmi, colle sue irresistibili lusinghe,
in un mare di fuoco.
«Ora vi sono — brucia il mio sangue, brucia l’anima mia.... dovrò
starvi finchè non sarò consunto.
«E non credere che io non abbia lottato.... — ma è stato inutile.
Natura non si delude impunemente. Il mio cuore e il mio sangue
essendo stati violentati per tanti anni — le potenze misteriose,
nell’inerzia si sono moltiplicate, agglomerate, fatte giganti.... —
ora, esse voglion battaglia....
«Non rileggo.... a che varrebbe d’altronde?
«Sono come istupidito.
«L’uomo che ha vissuto, comprenda questa immensa miseria umana e
consigli mitezza al padre offeso. Ma se il magistrato deve cercar
pena condegna.... pensi che chi pare carnefice.... è forse solo una
vittima.
«Del resto, mi sottometterò a tutto.
«_Tuo genero_.»
Lo suocero rispose:
«L’uomo ha compreso. — Il padre non può essere più severo della
figlia.
«Ammira questa donna, che, colpita nel più profondo del cuore....
trova ancor modo di sorridere — ben mestamente.... è vero!
— dicendo: — Io vedo nell’anima sua e compassiono. È vittima
d’un’illusione. Guarirà. Aspetterò rassegnata sinchè egli torni a
me — perchè egli tornerà! —
«Noi partiamo per la campagna, ove resteremo finchè....
«Ti regolerai in modo che nulla trapeli di questo momentaneo
dissapore.
«Dico momentaneo, perchè, tutto ben ponderato, credo che mia figlia
finirà coll’aver ragione.... Purchè non finisca, prima, di....»
Era il crepuscolo d’una sera d’aprile.
Nel cielo purissimo, uscivan le prime stelle. Respirando quell’aria
tiepida e olezzante, i giovani sentivansi agitati da strani sussulti,
e.... gli altri ricordavan, melanconicamente, il tempo trapassato delle
vibrazioni simpatiche.
Nella graziosa villina che, da alcuni giorni, un signore aveva presa
in affitto, sulla sfonda del piccolo lago di V...., regnava un perfetto
silenzio.
Ma non era deserta.
In giardino, seduto, presso la vetriata semiaperta, un uomo tremava
convulsamente e guardava smarrito il cielo con occhi lagrimosi.
A pochi passi da lui, nella sala, giaceva una giovinetta svenuta.
Ad una finestra del secondo piano si vedeva del fumo e una massa bruna.
Aveva forme di donna.
Quella.... donna fumava tranquillamente la sua _cigarette_.
. . . . . . .
Tutto ciò è orribilmente immorale — ma noi saremmo molto lieti,
se, in tutti i casi in cui i genitori vendono le loro figlie.... la
paura della fame fosse, da una parte, l’incentivo al delitto.... e
dall’altra, vi fosse la passione vera.
Ma, come sa chi ha viaggiato attraverso questo gran mondezzajo di carne
umana — in genere, non si vende che per ingordigia o per assicurarsi la
poltronaggine. — Quel lavoro costa tanta fatica e rende così poco; e i
bisogni sono tanti! —
Vi sono poi le vendite legali, ossia per contratto.... di nozze —
ma quelle sono vendite sacre.... e la moralità pubblica, che vede
_rispettate_ le convenienze sociali, s’inchina.... «Mah! là.... col
matrimonio si fa la famiglia!» Si è venduto.... è vero — in quella
casa potranno esservi torture, lagrime, odj, mostruosità, ribellioni,
tradimenti, crimini.... ma sulla casa sta scritto: — _Famiglia_. — E ci
dite poco voi?!
Dopo tutto, consoliamoci, pensando che nè la morale, nè i romanzi non
impediranno mai a nessuno di sentirsi il capriccio di comperare. E
quando uno compera, trova sempre chi vende. E guaj se l’_industria_ e
il _commercio_ rovinassero! Povero mondo.... allora!
. . . . . . .
La fiducia espressa da Costanza nel ravvedimento del marito sarà parsa
più che arrischiata. Che essendo perfettamente onesta, ella non potesse
credere alla serietà di quel deviamento, sta bene — ma che avesse
a promettersi il ritorno del colpevole emendato, ecco quello di cui
sarebbe difficile capacitarsi, quando non si pensasse che la gente tre
volte buona è sempre.... maravigliosa.
Una moglie buona, soltanto due volte, doveva piuttosto temere che,
preso il volo e il gusto alla vita indipendente, non avesse, secondo
ogni probabilità, a preferire il cambiare d’oggetti al ritornare sotto
il tetto conjugale.
Ebbene, invece, le parole di Costanza furono profetiche.
V’è una chimica anche in amore e, guai se gli elementi non hanno
proprietà che possano combinarsi. Pensate alle migliaja di matrimonj
fatti a furor di cervelli, e.... sciolti l’indomani o quasi, con egual
furore — o peggio che sciolti.
La mente ricorre, involontariamente, a certe esaltazioni al trono fatte
a furor di popolo in.... amore — coll’immediato correttivo di quattro
pugnalate, visto che l’esaltato di jeri era d’ostacolo alla nuova
esaltazione del domani.
Eppure il furor di jeri era sincero! Almeno....
Ma, veniamo ad Oreste, il quale, quando scrisse quella bella lettera
al suocero, avrebbe dato certamente del pazzo a chi gli avesse detto
che egli era vittima di null’altro che d’una illusione prodotta da una
straordinaria effervescenza del sangue, e che ne sarebbe presto stato
persuaso da sè stesso.
Non bastava che il fuoco acceso fosse furioso — eran necessarj anche
gli alimenti per mantenerne la violenza — e, invece, difettarono,
mentre sopravennero in copia materie, le quali non potevan che
spegnerlo.
La convivenza di quel tre esseri era un assurdo. Se Soranzi non lo
sentì _prima_, lo sentì _dopo_.
Noi possiamo valerci di qualunque mezzo per arrivare al possesso d’una
donna.... purchè quel mezzo resti poscia invisibile. Ora, Maddalena
sarebbe sempre presente!.... Maddalena, che non avendo più bisogno
di fingere nè con l’uno nè coll’altra, si esprimeva col suo cinismo
abituale. Ma questo era intollerabile, oltrechè disonorevole pel suo
stesso sentimento — questo sfigurava persino la Silvia, la quale non
ci aveva colpa, ma non poteva impedire che l’aureola infernale, da cui,
agli occhi di Soranzi, appariva cinta la testa di Maddalena, lasciasse
cadere su di lei una luce uggiosa, a dir poco.
Un altro acerrimo nemico di quell’amore era il valore intrinseco di
Oreste, di fronte al non valore di Silvia. Oreste vide subito che
quella fanciulla era niente altro che bella. Forse per l’estrema
giovinezza, o per l’insufficiente educazione, o per l’ignoranza della
vita — come essere sociale era zero. Tutto quello ch’essa poteva fare
per lui, pel suo amore, era.... abbracciarlo. Era molto, ma troppo poco
per un uomo del carattere, dell’educazione e dell’età di Soranzi.
Bella bambina.... ma bambina.
Si poteva educarla — ma corrisponderebbe poi alle cure? — La educherò
io, — si disse per un momento, ma ne comprese tosto l’impossibilità.
Forzato a tener celata al mondo la sua conquista, come educare....
quando l’educazione vera sta nel viaggiare attraverso la vita degli
altri?
Come educare.... quando quella madre distruggerebbe sempre l’effetto
delle sue serie ed oneste parole?
Ed egli continuerebbe dunque a vivere così, — per finire fra quelle due
donne, spregiato e spregevole a’ suoi stessi occhi?
A peggiorare ancora la situazione s’aggiunse, dopo un mese, il timore
per Oreste che l’amore di Silvia non fosse che una fiamma prodotta
dall’età e dall’occasione.... e per conseguenza il pensiero che
qualunque altro uomo «presentabile» messole al fianco dalla madre le
avrebbe fatto la medesima impressione. In ciò non s’ingannava, come si
è potuto agevolmente indovinare.
L’animo di lei, infatti, non aveva alcuna di quelle manifestazioni
dinotanti la miracolosa metamorfosi, che è la prima opera del primo
amore.
Un incidente imprevedibile venne poi a dare l’ultimo colpo all’affetto
già incertissimo di Oreste e a fargli prendere la risoluzione di
troncare per sempre ogni rapporto con quelle due donne. Un giorno,
Maddalena, per cui la temperanza non era forse la virtù principale....
passati oltre il solito certi limiti, già tutt’altro che limitati, non
sapendo più bene quello che si dicesse, mise fuori dei progetti e si
permise delle sollecitazioni, che fecero balenare alla mente di Oreste
il sospetto che egli fosse stato la vittima della congiura di due
furbe matricolate.... S’ingannava.... ma il sospetto v’era — e siccome,
quanto più un sospetto è irragionevole, tanto più facilmente diventa
in breve una certezza, da cui non si riesce a liberarsi, egli fuggì da
quella casa, che da tal momento diventava un inferno.
Una mattina non lo trovarono più. Aveva lasciato un biglietto, in cui
diceva che i suoi affari rendevano necessaria per alcuni giorni la sua
presenza in città — intanto non si movessero dalla villa....
— Ha fatto bene — disse Maddalena — questo terzetto cominciava ad
annoiarmi. Un po’ d’intermezzo non fa mai male. —
Otto giorni dopo, quando lor pareva che l’intermezzo si prolungasse di
soverchio, giunse alla villa un vecchio signore di venerando aspetto,
il quale chiese di parlare colla signora Maddalena, da solo a sola.
Quando ella sentì dal suocero di Soranzi — chè era lui — che bisognava
rinunciare a rivedere Oreste, per le tali e tali ragioni, montò su
tutte le furie. Un altro individuo avrebbe preso il suo cappello
e battuto in ritirata, per paura di qualche brutto servizio. Ma il
suocero era tetragono e troppo interessato, d’altronde, al miglior
scioglimento di quella commedia, per lasciarsi intimorire. Alla prima
sosta che Maddalena fece per prender fiato, disse con flemma due
paroline, che le tolsero la voglia di continuare sul medesimo tuono,
e, quando la vide più trattabile, seppe farle comprendere che il
miglior partito — anche perchè il più utile — era per lei quello di
rassegnarsi.... sotto date condizioni.
Maddalena, vedendo che non v’erano più speranze, pensò solo a far
pagar cara la sua _rassegnazione_ — e crediamo che Soranzi abbia dovuto
ricordarsene per un bel pezzo!
. . . . . . .
Dopo, la madre si trovò sulle braccia la figlia abbandonata, alla quale
bisognava pur rivelar tutto.
Come fare? La ragazza era ancora nel primo sogno d’amore, e il
destarla, per sorpresa, poteva essere pericoloso. Ora, Maddalena, che
aveva fatto il primo passo nella via della speculazione — e a lei era
costato pochissimo anche quello — non voleva, per niun conto, che il
dolore avesse, non che ad avvizzirne, pur a sfiorarne la bellezza.
Non v’era che un mezzo solo — rendere ridicolo e odioso Soranzi agli
occhi di Silvia — e se ne valse, e si può agevolmente imaginare s’ella
trovasse le parole acconce.
Contemporaneamente — per non distruggere, senza edificare — la erudiva
nella scienza della vita, nella _sua_ scienza, e con tale accanimento,
che l’anima della povera fanciulla, in breve, non ebbe più alcun
pudore.... e cominciò a sogghignare, come sua madre.
Se Soranzi, per caso, fosse ritornato, a tanto mutamento avrebbe
creduto di sognare o d’aver sognato prima.
Il guasto era talmente profondo, che quando Maddalena le rivelò che
Soranzi era ammogliato, esclamò: — Tanto meglio, così sarò più libera!
— e quando, a certi sintomi, essendosi compreso che madre natura
non s’era data alcun pensiero delle convenienze e aveva fatto il suo
dovere, nacque la discussione se fosse da preferirsi l’_arrischiare_
o il _sopprimere_.... si decise di comune accordo che, tutto ben
considerato, era meglio....
Fortunatamente la Natura medesima parve preoccuparsi della questione di
moralità, e ribellandosi.... a sè stessa.... dimostrò l’inutilità, pur
di tentar un delitto che avrebbe potuto costar molto caro agli stessi
rei!
Fuggiamo, fuggiamo da queste madri.... per ridere, che davvero
farebbero piangere, se gli occhi, troppo abituati allo spettacolo
di una folla di vergini che, in un batter di ciglio, qualunque sia
l’educazione ricevuta, diventan cortigiane.... potessero ancor sentirsi
offesi.
. . . . . . .
Agitiamo l’incensiere, purifichiamo, profumiamo.
Era scorso un mese all’incirca dal giorno in cui il suocero, compiuta
la sua missione, era tornato presso la figlia, in campagna.
Una sera, verso le undici, Soranzi stava scrivendo al suocero. Non
aveva ancor avuto il coraggio di scrivere a Costanza, ma, all’indirizzo
del primo erano già partite trenta lettere, che finivano tutte colle
parole «lavoro e spero».
La penna aveva vergate, per la trentunesima volta, quelle parole,
e v’aggiungeva queste altre «comincio a star male,» quando l’uscio
s’aperse e una bianca visione apparve sulla soglia.... Soranzi,
al lieve rumore, alzò lo sguardo e trasalì di gioja.... ma non si
levò....; attendeva tremante la prima parola per sapere se gli era
concesso gettarsi a’ suoi piedi per adorarla.
Ella mosse verso lui lentamente — e non tremava meno.
— È l’ora del tè.... — balbettò, quando gli fu vicina, con un filo di
voce. Era l’emozione del perdono che ella accordava.
Soranzi non potè proferir accento, tanto la sentì grande.
S’alzò — ella gli porse la mano, e, silenziosi ambedue, uscirono.... e
s’avviarono verso una nota portiera.
— Come....? — mormorò Soranzi fremente di voluttà.
— Il tè è servito qui.... stasera. —
Ella rimosse la portiera ed entrarono.
Le finestre erano aperte; dal giardino venivano onde d’effluvj.
Lontan lontano, gemeva una romanza.
— Che aria pura.... sana.... _questa!_ — esclamò Soranzi, giungendo le
mani.
— Respiriamola sempre?....
— Oh! sempre.... —
Assicurano che non si possa dire: «nè mai nè sempre,» ma Soranzi potè
sempre dire di non essersi illuso quella sera.
Ci hanno riferito che Costanza, qualche mese dopo, benedisse quella
momentanea sospensione di vita conjugale, perchè, quando fu ripresa, si
potè ottener quello che prima s’era aspettato tanti anni invano.... Il
nonno lo chiamò il figlio della riconciliazione.
Se c’è qualche matrimonio infruttifero e se l’esperienza invoglia....
Ma, se i mariti si rassegneranno, non crediamo che le mogli avranno il
coraggio di ripeterla. È un’esperienza troppo fisico-chimica.