La chiamavan già la «Minella dalle belle spalle.»

Aveva il volto freschissimo della prima gioventù e l’opulenza di

forme dei trent’anni. Era una di quelle bellezze che quando passano vi

strappano una bestemmia.

E Maddalena, colla sua influenza, avrebbe potuto salvare Minelli.

Perchè non lo fece?

Un giorno il padre e la madre le dissero:

— Guarda che tuo marito beve troppo.... lo dicono tutti.

— È un’esagerazione.... — rispose.

— Guarda che gli farà male....

— Ma che!

— Ma sì, quando si bevono tanti liquori, si muore abbruciati.... Bel

gusto sarebbe per te restar vedova così giovine. —

A queste parole ella ebbe un sorriso sinistro.... e scrollò le spalle.

Nero abisso in cui non vogliamo nemmeno lasciar cadere uno sguardo.

* * *

Intanto il tarlo continuava il suo lavoro nella fortuna del merciajo.

La voce della sua negligenza, del suo dilapidare s’era sparsa — e,

nonostante gli sforzi del suo ragioniere, l’avviamento della sua

bottega ne soffriva. Tutti prima erano abituati a vedere il Minelli,

ed ora il Minelli non c’era mai o quasi — e quando c’era, pareva

stupido. Gli avventori si stancavano. Ad aggravare il male, s’aggiunse

una nuova piaga.... i giovani di negozio cominciarono a fare quel tal

mestiere.... cosicchè spesso avveniva che certi _articoli_, i quali non

erano mai stati venduti, non si trovassero più. Perchè? Ma come? Chi

è stato? Il ragioniere sbuffava, sgridava.... ma l’occhio e il braccio

del padrone mancavano e non c’era rimedio possibile.

* * *

E che faceva Maddalena?

Un primo amore da ridere aveva fatto di lei una moglie, e quindi una

madre per ridere. Che le restava a fare? — Ridere. — Qual miglior modo

di divertirsi, che studiare quel mondo per lei affatto nuovo in cui

s’era trovata sbalestrata, quasi d’improvviso?

Quanto gliene aveva detto Severina era poco in confronto della vasta

scienza, e l’aveva messa in viva curiosità di imparare il resto.

D’altronde, avesse anche Severina potuto dirle tutto, altro è viaggiare

sui volumi dei viaggiatori, e altro è viaggiare colle proprie gambe....

toccare e vedere.

In poco tempo ne toccò e ne vide tante che il suo cervello ne fu

profondamente guasto. Vi sono degli individui che passano in mezzo a

tutte le immondezze e ai delitti senza soffrirne altro che un po’ di

noja alla vista e all’olfatto — vi son altri invece cui l’immondezza

e il delitto seducono, e non hanno ancor finito di vedere che già

sono immondezza essi medesimi o rei. — Altri infine si divertono e

imparano.... pel momento.... salvo poi il far più o meno loro pro di

quanto hanno appreso — a norma delle circostanze.

Maddalena era di questi ultimi.

Vedere, pigliar un gusto matto a studiare, a scoprire — e tener a mente.

E davvero aveva ragione di pigliarsi gusto. Nella sua posizione e colle

numerose amicizie d’ambo i sessi, di cui il matrimonio e la vita nuova

l’avevano circondata, ella poteva veder chiaro in tutto questo amalgama

stranissimo che si chiama «Società,» niuna classe esclusa.

L’osteria è una specie di lavatojo, in cui si mettono in evidenza tutte

le macchie della città e della provincia.

Non si smacchia mai nulla, è vero — ma in compenso, si scopron delle

macchie anche dove non ve ne sono.

Minelli aveva cominciato dall’esser solo colla moglie all’osteria,

poi vi si era aggiunto qualche amico, poi gli amici degli amici, in

modo che in poche settimane la sala o il _berceau_, sotto il quale, a

seconda del tempo, si pranzava, bastava appena per «Minelli e compagnia

bella.»

Fino alla frutta, di solito, tanto più se v’era qualche faccia nuova,

si conservava la bussola, si discorreva di cose di famiglia, di affari,

di politica, specialmente estera, perchè più facile, ecc., ecc., — poi,

a poco a poco, colle libazioni, il termometro saliva e veniva il resto,

il vero condimento del pranzo, la più gradita droga, il coronamento

dell’edificio, venivano cioè i discorsi lubrici.

Si cominciava dai doppj sensi, poi si passava ai sensi semplicissimi,

e quindi si mettevano sul tappeto la vita materiale conjugale e le

questioni analoghe in tutta la loro crudezza.

L’imprudenza dell’uno provocava l’accusa o le giustificazioni

dell’altro. Si udivano certi rimproveri che avrebbero fatto

arrossire.... un frate.... forse.... Si davano dei consigli che

avrebbero ispirato ad un legislatore, delle aggiunte al codice penale.

Si facevano dei paralleli.... a cui la storia era affatto estranea, ma

che commovevano — v’erano delle liriche ad un dio che nell’antichità si

vedeva da per tutto, e che ora si tien celato per render più saporito

il suo regno.... perchè egli impera sempre.... Oh! sì — v’era.....

v’era insomma la morale come veramente la intende il mondo.

Un marito, mostrando sua moglie, diceva: Ecco il mio _sacramento_ —

una moglie, parlando del marito assente, diceva: Oggi non c’è il mio

_matri_...., cercate fra i _moccoli_ la finale.... quanto a noi non la

scriviamo. L’amor conjugale si assicurava non esser possibile perchè

_è sempre quella minestra_. I figli, un imbarazzo che fanno diventar

brutta la donna e tolgono gli agi alla casa, anzi, precisamente che

impediscono di berne un bicchier di più.

Le mogli devono essere tanti mobili. I mariti sono copertoni,

ecc. Poi venivano le storielle dei barcajuoli, dei curati, dei

frati, delle monache, e si discorreva dei _porti di mare_ e delle

_famiglie-alberghi_, dove non si arriva mai tardi e si alloggia sempre

bene. Il tutto accompagnato da commenti, discussioni, miglioramenti di

testo....

V’erano dei momenti in cui si credeva di essere proprio.... in questo

mondo.

E la società non era cattiva, vedete.

Era quella che si trova.... da per tutto.

V’era Minelli, dunque, e altri merciaj. V’eran dei commissionarj, v’era

un parrucchiere _de la haute_, come diceva lui — un calzolajo del gran

_chic_.... per sua sventura, assicurava — un sarto molto ganimede

e ballante a cinquant’anni — v’eran degli impiegati senz’ordine e

con meno concetto, ecc., ecc., e v’erano, s’intende, le rispettive

consorti.

Nei giorni festivi, poi, la società era numerosissima. Venivan parenti

ed altri amici, fra i quali delle vecchie zitelle che non capivan mai

niente, e parlavan del loro gatto — delle vecchie vedove, e anche delle

maritate, che si facevan capire senza fatica — dei fanciulli d’ambo

i sessi, delle ragazze sboccianti, e delle ragazze già sbocciate alla

ricerca.... delle api.

V’eran dei giovani di primo, secondo e terzo pelo, che cercavano e

trovavano anche dei sollievi alle pene d’ogni età.

Prudenza non ve n’era mai troppa, ma quando i bambini morti di sonno

s’abbandonavano sulla tavola, e le sboccianti insieme a piccoli

tulipani di dodici, tredici anni vagavano fra le ombre a coglier

lucciole, e le sbocciate romanticamente passeggiavano in un vialetto

dove trovavan sempre qualche furtiva stretta.... di mano — allora nel

grosso della compagnia composta di gente spregiudicata, o, come dicasi,

«di mondo....» si alzava la gran cateratta e si dava la fuga alle

acque.... Ah! ah! che orgia spirituale!

Quanti argomenti saltavano in scena che di solito sono roba da medici

e da confessori! — quante confidenze in un orecchio.... che tutti

udivano! — quante proposte a bruciapelo accolte con schiaffi....

corretti da sorrisi. — E le vecchie e grasse comari, crivelli disusati,

avvinazzate, colle labbra grosse e nere pel bere, le guance pavonazze,

come se la godevano, come si scompisciavano dalle risa, asciugandosi

poi le lagrime della consolazione! Quanti altarini non si scoprivano!

— E il marito della tale era innamorato della fantesca, alla quale

portava il caffè la mattina, mentre era ancora a letto. — E la moglie

del tale aveva.... non occorre dir cosa.... — E il lusso di questa

costava tanto e tanto. — E quella buona massaja che aveva fatto la

fortuna di suo marito.... colla sola e dolce fatica di qualche sospiro!

— E quei due marito e moglie, che erano sempre in tre, al teatro, al

caffè, all’albergo.... a spese non del marito! — E quella bella signora

che si vedeva sempre così e colà, e che facendosi condurre al caffè dal

suo favorito, per non farlo sfigurare al momento di pagare, gli faceva

passare di sotto il tavolino il suo portamonete! — Un mercante diceva

delle raccomandazioni di certe signore, le quali non vogliono che il

marito veda tutto il conto: «Soltanto questo e questo e questo, gli

faccia vedere.... il resto lo pagherò poi io!! — Ih! ih! ih! faceva il

coro. —

Ma e la bella moglie di quel tal impiegato che lasciava i suoi ritratti

presso varie _buone conoscenze_, le quali, si incaricavano di far

nascere la ricerca dell’originale! — E non è la sola!.... gridava

taluno — io ho visto degli _album_! — Oh! bello! Oh! bello! — rigridava

il coro.

E naturalmente v’era gran varietà di soggetti. Non si limitavano alle

cose.... allegre. V’erano anche le tristi. Si parlava degli odj di

questa e di quella famiglia — del tal tentativo d’avvelenamento — di

certe enormezze incomprensibili — di usure inaudite — di ruberie a man

salva — di crudeltà consumate fra le mure domestiche — di infamie senza

nome — di mariti che trascurano e peggio moglie e figli, e si fanno

rovinare di borsa e di salute fuori di casa — di mogli che.... fanno

altrettanto....

Ma alfine bisognava pur muoversi e andarsene a casa. Bello spettacolo

quella marcia notturna! Pareva la ritirata da Mosca. Andavano a due, a

tre, a quattro, a uno.... Chi barcollava, chi s’appoggiava al muro, chi

correva, chi cantava.... tutto. — Chi urlava, chi bestemmiava.... Or

non si trovava più questo.... or non si vedeva più quella. Le ragazze

erano sempre davanti, molto davanti.... e mezzo stordite da un po’ di

vino e dalla veglia ascoltavan commosse le prime dolcezze e facevano

imprudentemente le prime concessioni.

Qualche moglie aveva suo marito indietro.... e intanto difendevasi

da qualche conquistatore.... ma difendevasi male.... e qualche volta,

nell’addio, v’era anche una non sempre tacita promessa.

Passando vicino a qualche coppia si udivano dei rimproveri.... e

guardandoli in faccia non si poteva dire avessero delle ragioni legali

per farsene.

Intanto la sparpagliata comitiva andava.... andava.

Chi entrava di qua, chi prendeva di là.... finchè restavano soli tre o

quattro molto cotti... che noi non seguiremo certo.

E le cose finivano forse là?

L’indomani cominciava la cronaca della notte. Un marito aveva battuto

la moglie — una moglie aveva battuto il marito — un marito aveva

costretta la moglie a fare, in camicia, il maneggio del fucile — un

fanciullo s’era rotto la testa — un giovinetto aveva sbagliato di piano

— .... un altro, di uscio, in casa propria — i tali erano così poco

ubbriachi che, dopo molte vicende notturne, ora erano tutti a letto

ammalati....

A lungo andare, in una compagnia come quella, raccogliticcia, senza

scelta, messa insieme proprio a casaccio, non potevan non nascere

intrighi, imbrogli d’ogni genere e se di quel che avvenne non si può

parlare per non mormorare del prossimo, si può dire però che vi furono

scene di gelosia — che vi furono ire di genitori.... Mariti e parenti

ingenui, i quali lasciavan ber smoderatamente mogli e fanciulle....

come se il vino potesse produrre nella donna effetti differenti da

quelli che produce nell’uomo!

Il solo che non diceva mai niente nè di nè a sua moglie era il buon

Minelli, il quale anzi la incoraggiava a bere, perchè quando ella aveva

il viso acceso e gli occhi, grazie a Bacco, più brillanti — gli occhi

di lui del pari alterati dal vino la trovavano ancor più affascinante.

Forse Minelli avrebbe rinunciato a compiacenze di tal genere, se il

liquido avesse fatto commettere delle sciocchezze a Maddalena, ma ella

era sempre la «tosa di bronzo» — non obbediva al vino, lo dominava.

Tanto è vero che in sei mesi, neppure la più piccola imprudenza si

poteva rimproverarle.

Ella si teneva sempre vicina al marito, sorrideva e rideva alle

licenze poetiche di tutti.... ma anche sollecitata non apportava il

suo contingente. Non era in pubblico ch’ella amava prodursi. Oh! nella

conversazione intima con qualche amica, era un altro pajo di maniche.

Allora ella diceva delle cose gustosissime.

Ma all’osteria, fra i fumi del vino e dello zigaro, quando si era

perduta ogni misura, esporsi come gli altri le pareva triviale.

L’immoralità le piaceva, ma piccante, di buon gusto, fina insomma.

L’allieva di Severina non poteva essere che così.

Avvicinandosi l’inverno, Maddalena pensava seriamente a quello che

farebbe in carnevale. Nel carnevale precedente non aveva potuto

ballare, a motivo della gravidanza — ma si ricordava d’aver giurato

allora a sè stessa di compensarsene ad usura nel prossimo inverno. Però

il mendicare inviti o il ballare nei teatri non le garbava punto.

Una cosa che le avrebbe molto piaciuto sarebbe stato il dar delle feste

in casa sua — ma l’angustia relativa dell’appartamento non permetteva

di pensarvi. Ed ella voleva divertirsi, ballare, e godere uno splendido

carnevale, senza noje, proprio colla perfetta libertà di cui avrebbe

fruito in casa. Come fare? — Subito fatto.

Una sera Minelli — suggeritrice la moglie — disse che la compagnia era

tanto buona che sarebbe stato un vero peccato il lasciarla disperdersi

nell’inverno.

Gli pareva che, essendo tanto numerosa, si potesse benissimo costituire

in Società per dare delle feste da ballo a sè stessa dal primo dicembre

alla fine del carnevale.

Maddalena aveva pensato e suggerito bene. Il progetto di Minelli fu

ricevuto con acclamazioni generali.

Otto giorni dopo la Società era costituita e lo statuto, steso da

un socio pratico di simili faccende, approvato e firmato. Minelli fu

eletto, per riconoscenza, presidente; la Società, in omaggio al gentil

sesso, fu denominata: _Delle belle donne_, e il primo dicembre si

apersero le sale, con tripudio generale.

Si ballava tre volte la settimana alla _Società delle belle donne_. Il

martedì e il giovedì, la veglia non si protraeva però oltre il tocco.

Il sabato solo, la festa durava fino all’alba vegnente.

Maddalena nelle prime feste si abbandonò con tutta la foga della sua

gioventù e robustezza in preda alla molteplice voluttà di turbinare

fra due braccia d’uomo a suon d’orchestra. Nuova voluttà per lei,

chè da quando aveva lasciato la scuola non aveva più mosso piede.

Era instancabile e stancava tutti. Eppure non era più pesante di una

piuma.... quando danzava.

Ma in capo a qualche settimana parve annoiarsi di quel trottolare. Non

aveva affatto estinto quella smania nel sangue di un moto continuo

e vertiginoso, ma siccome, man mano la stagione inoltrava, le feste

si facevan sempre più affollate, si finiva a ballare tutt’al più due

minuti ogni mezz’ora e a passar il resto in processione attraverso le

sale, sospirando, talora invano, altri due minuti — il che per lei era

ultra nojoso. Non avendo delle ragioni particolari per ballare ad ogni

costo, preferiva ritirarsi, con qualche amica, nel salotto giallo,

riservato appunto alla conversazione delle signore, e che Maddalena

chiamava la sua oasi. Infatti, essendo l’ultima delle sale sociali

ed avendo l’ingresso difeso da una spessa portiera, vi si godeva una

frescura, una quiete, un silenzio ch’erano un vero ristoro per chi

veniva dalle torride sale in cui ferveva la danza.

Là su quelle poltroncine presso quel tenue fuoco che scoppiettava

nel caminetto, coll’accompagnamento della sordina del gas, nasceva

spontanea la conversazione e si sentiva il bisogno delle confidenze.

Ma è difficile che alle signore, tanto più se belle, venga fatto di

restar sole.... Oltrechè la donna ha.... non sappiamo cos’ha.... ma

qualche cosa ha certo che attira l’uomo sulle sue orme, quel ritrarsi

così in disparte non poteva non destare sospetti e curiosità nei

signori uomini, che invasero ben presto il salotto giallo. Sulle

prime quelle signore n’ebbero stizza, ma dopo ci pigliarono diletto.

La conversazione di molte gentili persone dei due sessi, che avevano

a pensar solo a darsi buon tempo, se non era più intima, diveniva

certamente più animata ed arguta.

Nel salotto giallo si formavano dei gruppi e si scherzava amabilmente.

V’era un gruppo però che la vinceva sugli altri per numero e brio —

quello della presidentessa. Ella aveva saputo attorniarsi delle donne

più sapienti e degli uomini più scettici e più caustici.

All’intorno, come spettatori, v’era una schiera di giovinetti del

primo corso di galanteria, i quali non dicevano niente per rispetto

ai maestri, e che, con quei loro colli torti per l’attenzione e lo

stupore, e con quei visi imberbi senz’altra espressione fuor quella

delle cravattine bianche, facevan l’effetto delle foglie incurate che

circondano un mazzo di fiori.

Quanti frizzi! quanti razzi! quante scoperte filosofiche e anche

geografiche!

Ma ad alta voce si diceva quel che si può dire in una festa da ballo ad

alta voce. Quel che si usa dire a bassa voce non lo si diceva che dopo

cena, il sabato, fra quei quattro o cinque signori e signore dei più

matricolati.... nessun marito presente. Allora si diceva l’indicibile

con una grazia, un sapore, un buon gusto, che avrebbero deliziato

Fiammetta.... Quello era il campo d’azione di Maddalena.... ma noi non

possiamo, sgraziatamente, entrar in particolari, perchè erano tutta

gente discreta e non divulgavan nulla, nemmeno una parola!

* * *

Si dice: _per ballare_, ma realmente le Società che si costituiscono

per ballare, si costituiscono _per amare_.

Non sofistichiamo sulla parola, che è molto elastica, e può significare

tutto quello che si vuole, e conveniamo che non può essere che

così. Come, infatti, supporre che gente bella, giovane, ardente, di

vario sesso, se ne stia insieme di frequente, per molte ore, volando

abbracciata, mangiando, bevendo, ridendo, discorrendo, in un’atmosfera

torrida, profumata.... godendo di tutte le voluttà dei cinque sensi,

— senza che l’anima prenda un po’ parte alle ebbrezze del corpo? Ora,

quando l’anima, ossia questo complesso di fantasia e di cuore, viene

riscaldata dalle fiammelle che si svolgono dagli spiriti accesi della

materia.... la prima cosa che fa: è _amare_. Preghiamo nuovamente di

non sofisticare.

Noi abbiamo tanto buona opinione della umanità, da assicurare che

riunendo a caso uomini e donne che non si sono mai veduti, e facendoli

mangiare, bere e ballare, dopo un’ora — qualche coppia anche più presto

— parleranno d’amore, e quindi.... Dunque è naturale che lo stesso

avvenisse nella _Società delle belle donne_ e con minore difficoltà,

perchè, meno un certo numero di socj nuovi, tutti i membri si

conoscevano, come sappiamo, da tempo — e perchè, qualche vincolo più o

meno poetico già esisteva o era desiato.

Il romanzo di alcune giovinette continuò colla speranza del _buon_

scioglimento, ossia conclusione — cominciò quello di altre — alcune

signore ancor oscillanti si decisero — altre che s’erano già decise

prima, mutarono avviso — questo non vuol dir che si pentirono! — altre,

invece, replicando una volta ancora la prova del fuoco, ne uscirono

illese, colla coscienza tranquilla, ma sospirose. Quanto a Maddalena,

lo si sapeva che non era una donna facile, ma non si credeva poi

che fosse una virtù di ferro, come mostrò di essere in mezzo a tante

seduzioni. I giovani più abili e fortunati in fatto di galanteria,

tentarono l’assalto.... e furono tutti sconfitti da’ suoi sorrisi

beffardi.

Nè le adulazioni, nè i sospiri, nè le offerte.... di un’anima! ecc....,

nulla le fece impressione. Tanti bellissimi giovani.... e nessuno fu

tanto avventurato da farle ripetere quelle famose parole: «Eccolo.... è

lui!»

Tale inqualificabile indifferenza sorprendeva i respinti, i quali,

pratici nel fare i conti sulle esigenze del sangue delle donne e sulle

solvibilità dei mariti, trovavano che ella avrebbe dovuto essere molto

esigente, perchè v’era poca solvibilità — ma era forza accontentarsi di

sorprendersi.

Se però Maddalena si mostrava indifferente per tutti i suddetti, non

mancava di divertirsi a suo modo. Il suo modo era quello di farsi

fare la corte dai giovinetti.... Ella godeva mezzo mondo vedendo i

loro ansiosi sguardi frugarla da per tutto, godeva destando sfrenati

desiderj, ch’ella incoraggiava con occhiate magnetiche e con parole

equivoche.... per poi.... udita una timida dichiarazione, liberarsi

con uno scoppio di riso.... o con un consiglio materno, che li faceva

diventar rossi rossi, sudare, fuggire.

Ma nessuno sapeva nulla di nessuno, perchè nessuno aveva.... alcun che

di buono a dire — e così Maddalena, alla sua età, passava per una donna

superiore, e Minelli pel marito più invidiabile.

Ed ella stessa si credeva invulnerabile, perchè insensibile, ed era

certa di poter continuare sempre a burlarsi degli uomini e a ridere

delle debolezze delle donne.

Ma invulnerabile ed insensibile non voglion dire inaccessibile!

Maddalena faceva i conti senza l’imprevedibile e specialmente senza sè

stessa.

Questo parrà strano, ma se fosse così, lo si vedrà.

* * *

Una sera, dopo i primi valzer, in quel momento di confusione che nasce

in una sala da ballo allo svanir dell’ultima battuta, Maddalena sentì

toccarsi il braccio. Era un’amica che, con una delle solite smorfie:

— _Chérie_ — le disse — c’è qui il signor Soranzi, che desidera tanto

l’onore di conoscerti.

— Oh! l’onore è mio.... — rispose con accento di sorpresa

Maddalena, rivolgendosi e squadrando il giovine che s’inchinava

muto e arrossente.... Quando egli rilevò la fronte, e i loro occhi

s’incontrarono, un sorriso benevolo, quale di rado ella ne aveva per

gli uomini, le spuntò, e naturale, quasi affettuosa, continuò:

— Non siamo conoscenze nuove.... mi pare.

— Allora io sono perfettamente inutile qui — disse l’amica, ridendo —

ma.... mi raccomando! — e senz’attender altro li lasciò.

— Perchè vi siete fatto presentare....? — fe’ Maddalena, posando la

mano sul di lui braccio e segnandogli con un gesto grazioso la via da

tenersi.

— Era incerto sull’accoglienza che avreste potuto farmi.

— Che cosa temevate.... da una povera donna?

— Temeva che, a motivo di un certo incidente della mia vita.... mi

aveste mal giudicato e quindi tenuto il broncio.

— Oh!.... che idea!

— Se vi foste ritenuta offesa, però, n’avreste avuto tutte le

ragioni.... benchè io possa pienamente giustificarmi.

— Perchè doveva offendermi?

— Ma.... scusate — fece Oreste con sorriso stentato — quale effetto

produsse in voi....?

— Nessuno.... Cosa volevate mai che sentissi? Mi arriva una lettera

inattesa.... in cui un signore, che, sotto tutti i rapporti, io era ben

lontana dall’imaginare potesse occuparsi di me, mi dice che....

— Che vi ama!

— Sì.... al tempo imperfetto.... adesso è imperfetto.... già! Sss....

ora parlo io.... Ecco la mia oasi, sediamo qui, se non vi spiace. Ma

forse voi avete degli _impegni_, chi sa quante signore vi aspettano con

impazienza....

— Nessuna m’aspetta, perchè io sono venuto solo per voi....

— Ah! ah! ah!

— Non credete?

— Credo.... credo.... Torniamo al nostro discorso.... Che vi diceva?

ah! dunque.... ricevo una lettera inattesa....; mio padre la prende e

va per sapere se quello che c’è scritto sta bene — gli rispondono che

sta male.... Cosa volete mai che pensi io?.... penso che chi ha scritto

è stato un po’.... troppo giovine.... e buona notte! Tutto è avvenuto

così telegraficamente che non ha lasciato traccia.... Davvero, m’è

parso un gioco di prestigio. Eccolo qua.... marcia, sparisci.... non

c’è più! ah! ah!

— Nemmeno una punta di rammarico....?

— Ora non posso dirvi nè sì nè no. Se vi dico che la punta c’era....

faccio torto a mio marito.... se vi dico che non c’era.... vi

dispiace.... vedete quindi.... —

Il giovine stette qualche momento sopra pensiero e mesto, poi mormorò:

— Pensare che per pochi mesi soltanto vi ho perduta per sempre!

— Non capisco.... ma forse è meglio.... e a che gioverebbe poi

capire?.... Ritorniamo in sala?

— No, lasciatemi dirvi solo questo..... Ho bisogno d’essere

perfettamente giustificato ai vostri occhi..... Via, siate buona,

vi chiedo così poco! — Quando io vi scrissi quella lettera....

credetelo.... io vi amava perdutamente.... È inutile che io vi

riferisca la scena violenta che ebbi con mio padre... potete

imaginarvela... Dovetti cedere! E come non cedere, quando egli minacciò

di rinnegarmi piuttosto che riconoscervi per mia moglie?

— Ah! è lusinghiero per me! — disse gajamente Maddalena.

— Non dovete offendervene.... ogni padre ha le sue idee fisse e non

crede alla bontà delle idee dei figli, i quali, secondo i genitori,

mancano sempre d’esperienza quando vogliono agire per impulso di cuore.

— Il suo rifiuto, del resto, non implicava una opinione sfavorevole a

vostro riguardo.

— Voglio ben crederlo.

— Ah! sì, credetelo.... tanto è vero.... ma questo ve lo dirò dopo.

— M’era proibito di allontanarmi dall’università.... ero angustiato

dagli studj.... non potei fare alcun passo verso di voi. D’altronde,

dopo quel colpo di testa che doveva parervi ben ridicolo, come avere il

coraggio di farsi vedere? — Erano scorsi pochi giorni, quando mio padre

mi diede la notizia del vostro prossimo matrimonio.... Non vi dico che

ho pianto.... perchè ridereste.... —

La voce d’Oreste, già tremolante, si spense, ed egli chinò il capo

vergognando della sua debolezza. Il suo racconto era stato detto con

un accento così ingenuo e sincero, che Maddalena quasi per sorpresa

ne era stata interessata, e quando lo vide come avvilito, gli disse

cordialmente, per toglierlo d’imbarazzo:

— E come mai non vi ho più veduto in tutto questo tempo?

— Se non aveste preso marito, io, finiti gli studj, avrei fatto tutti

gli sforzi per piegare la volontà di mio padre. E vi sarei riuscito.

Avevo il mio progetto e buono! Anche un figlio può minacciare.... basta

la minaccia di perdersi! Ma quando seppi che vi maritavate... ricevetti

tal colpo che durai fatica a rimettermi un po’ d’ordine nel cervello.

Senza l’incubo dell’ultima prova all’università.... che per me voleva

dire onore o ridicolo eterno.... non so che avrei fatto! Potete pensare

se, finiti gli studj, pensassi pure a toccare questa città.... Viaggiai

qualche mese. Quindi, allorchè bisognò pensare al ritorno, tremando

all’idea di rivedervi dalle mie finestre, felice con un altro, e di

essere un oggetto di derisione per voi....

— Via....

— Scrissi a mio padre che desideravo si traslocasse....

— Ah! ecco il perchè....

— Sì.... abbiamo una casa presso la stazione, siamo andati ad abitar

là. Ma allora, quando tornai, sentii subito che non bastava.... era

ancor troppo vicino a voi.... e dissi che voleva passar l’inverno in

campagna. I miei genitori mi seguirono.... essi comprendevano molto

bene lo stato dell’animo mio. Dopo l’inverno, venne la primavera....

seguì l’estate.... e nessuno pensava a ritornare, quando una sventura

ci obbligò a lasciar la campagna. Mio padre, che soffriva, già da

qualche anno, d’oftalmia, per un aggravamento improvviso, correva

pericolo di restar cieco.... Si tornò quindi in città per aver a nostra

disposizione i migliori professori.... Ma tutte le cure possibili

giovarono a nulla....

— Cieco?

— Non precisamente, ma la sua vista è affievolita in modo che non può

occuparsi di niente. Ora, tutti gli interessi di casa sono affidati

a me. Quel che volevo dirvi poc’anzi è questo: Ora che mio padre è

ridotto in così triste stato.... è un altro uomo. Mentre, prima, mi

ha sempre distolto da ogni idea conjugale, ora egli vorrebbe che io

prendessi moglie, perchè sente che il chiasso e le carezze dei bambini

sarebbero per lui un immenso conforto. Non è egli vero che se voi oggi

foste ancora libera, io potrei farvi mia ed appagare il vivo desiderio

di mio padre?

— Ma egli m’ha rifiutata una volta per ragioni d’interesse.... e mi

rifiuterebbe ancora.

— Non v’ho detto ch’è un altro uomo adesso? Basti dirvi che un giorno

in cui mi pregava appunto di prender moglie, avendogli io risposto: —

Perchè non me l’hai lasciata prendere allora.... Saremmo tutti felici!

— Ma! sospirò.... allora non prevedeva.... e poi era così persuaso che

il tuo amore fosse un puro capriccio giovanile, che ho voluto salvarti

da un tardo pentimento. — E se adesso potessi ancora sposarla? — È un

discorso inutile questo.... ma se tu trovi una brava ragazza.... sia

anche senza un soldo.... purchè piaccia a te, sposala! — Non vi pare,

Maddalena, che questo sia parlar chiaro?

— Sì — fe’ Maddalena ridendo — ma, come dice vostro padre, adesso sono

discorsi inutili. — Ora ditemi un po’, come mai vi trovate su questa

festa?

— Il marito della signora che mi ha presentato è mio amico. L’altra

sera discorrendosi, al caffè, del carnevale, mi ha invitato ad

_onorare_ queste feste!.... — Ci sono belle donne?.... ho domandato

ridendo. — Diavolo, è la _Società delle belle donne_! Abbiamo.... mia

moglie.... abbiamo la signora Minelli.... — Non bastava sapere che

v’eravate voi....?

— Non era una ragione.

— Ma diventò una ragione quando mi disse che dopo il vostro

matrimonio eravate divenuta ancor più bella. Siccome questo mi pareva

impossibile.... ho voluto accertarmene.

— Ah! ah! non vi domando se è vero.

— Perchè lo sapete.... Sentite, Maddalena!

— Sss! — ecco mio marito. — Paolo.... — continuò rivolta a lui che

entrava, facendogli cenno d’avvicinarsi.

Minelli andò a lei lentamente.... e Oreste lo guardava con dolorosa

sorpresa — non lo raffigurava più.

Le lunghe, troppo frequenti veglie e i nuovi disordini del carnevale

avevano dato un forte crollo al disgraziato. Sembrava un cencio. Curvo,

cascante, la faccia angolosa, la pelle giallastra con certi tocchi

verdi che dovevan far fremere una donna. Le orecchie senza sangue,

parevano essere state staccate e poscia male appiccicate.

Era cosa miseranda veder quell’ombra d’uomo, balbuziente, coll’aria

imbecillita, venir offrirsi al confronto, colla balda e aitante

consorte.

— Ho il piacere di presentarti il signor Oreste Soranzi.... — fe’

Maddalena.

— Ah! piacere.... — biascicò Paolo, con un inchino sur un fianco.

— Lo conoscerai.... È il padrone della casa in cui ha sempre abitato la

mia famiglia....

— Ah! vedo.... infatti, adesso mi ricordo. Ma.... è un pezzo che non lo

vedo.... Oh! se è un pezzo.... Sicuro.... ma che bel giovinotto s’è....

s’è fatto.

— Mi diceva che il suo povero papà ha quasi perduta la vista.

— Ohi mi rincresce.... proprio. Che lo saluti tanto il papà.... e

anche la mamma.... Oh! venivano sempre in negozio.... E si balla.... si

balla? Bravo.... Bravo.... a ben ri.... rivederla. — E cacciatasi una

mano in una tasca delle falde.... lentamente s’allontanò.

Quando Minelli fu uscito, Oreste guardò fisso, con intenzione,

Maddalena, la quale sorrise.

— Ho paura che.... — cominciò egli, ma fermandosi tosto già pentito.

— Di che cosa?

— Ve lo dirò un giorno.... se ve lo dirò....; ora è troppo presto.

— Va bene.... sentiremo anche questa....

— Signora Minelli — entrò a dire una voce da basso profondo — vuol

favorirmi per la quadriglia....? è promessa, se se ne ricorda....

— Scusi, signor Soranzi, la quadriglia mi chiama.... Eccomi, signor

Tabarini.... —

* * *

Quella sera — martedì — la festa fu breve, e Soranzi non potè dir altro

a Maddalena. Contro il solito, essa ballò sempre.

* * *

_Pensieri notturni di Maddalena

dopo quel primo incontro._

Cosa voleva dire Soranzi colle parole: «Ho paura che....?» Che non

mi crede felice o che presto dovrò restar vedova? Forse una cosa e

l’altra.... Sarebbe un secondo marito conveniente Soranzi.... Ma lo

sposerei io? — È ricco, ha modi da gentiluomo, è simpatico, n’ho sempre

sentito dire un gran bene fin dall’infanzia.... ma non mi seduce....

Diciamo però la verità.... chi mai potrebbe adesso farmi perdere il

cervello....? Se Giulio fosse stato Soranzi o se Soranzi fosse Giulio,

quale felicità.... Maledetto Giulio....

* * *

_Pensieri come sopra di Soranzi._

Un pensiero solo espresso da una parola sola ripetuta e vegliando e

dormendo male: _Maddalena!_

* * *

Soranzi non mancava mai ai festini della Società, e tutti dovettero

accorgersi che egli vi veniva per l’unico scopo di trovarsi con

Maddalena.

I giovinotti e i giovinetti noncurati, allora cominciarono a guardar

in cagnesco quel signore che non conoscevano, il quale aveva avuto

semplicemente a mostrarsi per assorbire tutta l’attenzione di Maddalena

e — quel che era orribile a pensarci — fors’anche le di lei simpatie

— perchè le loro sedute a due erano d’una frequenza e d’una lunghezza

tali da permettere di sospettarlo. — Dunque egli aveva dello spirito?

— Però, pensavano che le cose non potevano essere _serie_.... perchè

nessun atto, nessun detto meno che conveniente non era mai stato

notato, neanche dai più indiscreti. — E tuttavia che si dicevano di

così interessante da poter trovar piacere a star insieme tanto a lungo?

— E quel Minelli che non ci trovava niente di male!

Maddalena, non solo non si curava di quello che si diceva e che non

ignorava, perchè o la gelosia dell’uno o la malignità dell’altro glielo

avevan lasciato capire — ma pareva facesse a bella posta di tutto per

inasprire peggio e gelosi e maligni.

Tuttavia Soranzi non progrediva di un punto nella conquista di

Maddalena. Ella lo lasciava discorrere di tutto, anche dell’amore in

generale, ma quando egli toccava quel tal tasto.... ella faceva deviare

il discorso. S’egli insisteva, ella scherzava — e una volta ch’ella

volle lasciarsi costringere ad udire una dichiarazione formale, rispose

seriamente una parola sola e glaciale: — Impossibile!

— Ebbene! — fe’ egli esasperato. — Sia pure impossibile...! Io vi amerò

egualmente, perchè non posso vivere che a questa condizione. Avete

capito? —

Ella non disse nulla, gli lanciò un’occhiata fra lo spaventato e il

giojoso, che dovette lasciargli intravedere un lembo di cielo.... e non

si lasciò più avvicinare per tutta la sera.

Coricandosi poi e pensando a quella escandescenza, Maddalena rideva

mormorando fra sè: — Se io resto vedova stasera.... Soranzi mi sposa

domani! —

Un sospiro del marito giù assonnato attrasse il di lei sguardo su di

lui. Allora ebbe un moto di nausea e d’odio, e mormorò ancora: — È una

posizione pagata a caro prezzo la mia.... Se.... il Signore volesse

ricordarsi di me.... non sarebbe tempo? —

Frattanto finiamo d’avviluppare Soranzi.... perchè si sposa una

fanciulla, si può corteggiarla maritata.... ma si può non volerla

vedova.... Ora con Maddalena non si scherza più!

* * *

Soranzi non le fece più alcuna dichiarazione, temendo guastare. Egli

si teneva certo, del resto, che un giorno o l’altro ella gli avrebbe

corrisposto. Questione di tempo. Una donna come Maddalena non poteva

non amare. Si vedeva che affettava indifferenza, che cercava nelle

distrazioni mondane il mezzo di stordirsi, e rideva perchè troppo fiera

per far la vittima, per mostrarsi crudelmente disillusa, disgustata

di quel matrimonio contratto per inesperienza. — Ma un giorno doveva

venire, in cui la sua pazienza sarebbe esaurita, in cui il suo cuore

sentirebbe prepotente, invincibile il bisogno d’amare e d’essere amata.

Allora egli sarebbe là.... e la salverebbe. Sì, perchè al suo amore,

Soranzi annetteva anche una missione morale. Gli pareva che dandosi

ad un altro ella cadrebbe nel fango — mentre, affidandosi a lui, ella

sarebbe salva! — È la morale degli uomini innamorati sul serio.... e

anche di quegli altri.

Avvicinandosi la fine del carnevale, a qualche membro della _Società

delle belle donne_, che faceva parte anche di un’altra Società danzante

detta _Dei brutti uomini_ — tanto per poter gettar sei notti per

settimana in luogo di tre _sole_ — venne in mente di proporre che

le due Società avessero a fondersi, per dare unite, nella settimana

grassa, una festa da ballo _monstre_.

Le due Società rivaleggiavano quell’inverno a chi dava le più splendide

feste.

Se i membri dell’una si ritenevano, in buona fede, il fiore dei

ballerini della borghesia — i membri dell’altra si proclamavano la

_crème del bon ton_.

Riconoscendosi degne l’una dell’altra, la proposta fu accolta con

entusiasmo da ambe le parti, e venne fissato il mercoledì grasso per

la festa della fusione o dei _fusi_ o dei _confusi_, come dissero i

soliti spiritosi — festa che fu, secondo le previsioni, affollatissima,

elegantissima, ecc., ecc.

Noi ne faremmo la descrizione, se non l’avesse già fatta allora,

subito, l’indomani, un compiacente e riconoscente cronista, il quale

pagò la sua porzione.... sproporzionata di _buffet_, col mettere

nel suo foglio l’iniziale del nome di tutte le belle donne....,

enormità che ebbe per conseguenza una scissura terribile fra le belle

e le brutte — con qual delizia dei mariti o in qualsiasi altro modo

congiunti, lo dicano quelli che hanno provato le strida dell’orgoglio

d’una bella offesa o le atrabiliari, cavernose, tragiche declamazioni

d’una brutta conculcata!

Ma nè festa nè scissura ci interessano punto. Quel che ci preme è

seguir Maddalena, ossia avvicinarci a lei.

È una sera che segnerà una gran data nella vita sua e di altri — non si

può perderla di vista un solo istante.

Eccola nel solito salotto giallo, attorniata dalla sua corte maschile

che pende dalle di lei labbra. — Ella ha già dichiarato che non

ballerà, perchè s’è fatta male a un piede, l’ultima festa — e perciò

s’è messo un abito di velluto nero.

Ah! quell’abito di velluto nero.... ossia.... Insomma, il tutto insieme

di Maddalena quella sera.... fece un gran male!

Era proprio la _toilette_ che più conveniva al suo genere di bellezza

e che ne faceva spiccare tutte le rare qualità, come non mai in alcuna

delle feste precedenti — anche perchè era la prima volta ch’ella veniva

scollata.... fino a quel _punto_.

Era il non _plus-ultra_ dell’arte di offrire e dì celare quei

tesori.... che in questo mondo fanno sprecare tanti tesori...

Su quel seno alabastrino, d’una freschezza che faceva pensare ad una

neve rosea, la luce, piovendo dalle lumiere, giocava per mostrare delle

trasparenze azzurrine. I suoi capelli avevano delle fosforescenze che

parevan dire: — Baciate qui!.... — e tutta lei un profumo che faceva

piegar le ginocchia.

Gli uomini, guardandola, strabuzzavano e mandavano dei sospiri,

mormorando: — Ci vuol pazienza! — e le donne, facendo dei confronti fra

loro e lei, sorridevano del sorriso stereotipo delle feste da ballo —

e se alcuno vantava le bellezze di lei, il miele che usciva dalle loro

labbra, era sempre miele.... ma pareva avesse un po’ sofferto.

* * *

Chi soffriva più di tutti a quella vista era Oreste, che, appoggiato

al caminetto, contemplava, pallido per l’emozione, Maddalena, la quale

sembrava non l’avesse ancora veduto. Egli attendeva con intollerabile

pazienza che la festa cominciasse, per poter avvicinarsi a lei. Non

voleva confondersi nella folla di quegli adoratori.... perchè, quella

sera, l’impressione di tanta beltà, sotto un aspetto nuovo, era

stata così forte, ch’egli vaneggiava fra sè.... e voleva rinnovare

l’attacco.... minacciandola di uccidersi se ella perdurasse a non aver

pietà di lui. —

— Ma andatevene una volta! — gridava egli mentalmente a tutta

quella gente — andatevene, se non volete che io commetta qualche

eccesso....! —

Finalmente egli fu esaudito.... Giungeva la prima onda di lontane

armonie. Una _polka_ apriva la festa.

I cortigiani s’inchinarono a Maddalena per correre sul campo di

battaglia, ed ella restò sola fra due giovinetti di mezzo pelo.

Allora, guardato l’uno e poi guardato l’altro, sbadigliò.

— Oh! — fece, dopo, mostrando avvedersi proprio in quel punto della

presenza di Soranzi, e sorridendogli con un lieve moto d’invito. — Egli

comprese e mosse verso di lei.... — I due giovinetti compresero del

pari e mossero verso l’uscita, maledicendo all’importuno.

— Proprio adesso — dicevano — che si poteva.... nossignori!.... —

Oreste sedè a fianco di Maddalena, e, prendendole la mano, mormorò con

voce tremante:

— Finalmente!.... —

Ella lo guardò seria, poi distolse gli occhi da lui e stette pensosa.

Pareva turbata.

Era il caldo più sensibile del solito? era il suo stesso profumo....

sempre quel profumo? era l’effetto d’una musica eccitante udita da

lungi, in quel silenzio? era un subitaneo moto del sangue ardente, che

si faceva giuoco dei di lei propositi.... o era abilità?

Probabilmente pensava solo a quello che voleva dire e udire, e perciò

dimenticava sempre la sua mano in quella di lui.

Ma quando una più forte pressione la fece accorta di tale dimenticanza,

si riscosse, parve sorpresa di quell’istante d’abbandono, tornò la

Maddalena delle altre sere, ritirò la mano, e, ridendo, disse:

— Alle volte non si sa proprio quello che si fa....

— Ecco, vi siete già pentita di avermi reso, un momento, felice.

— Come! eravate felice?

— Non vi amo io forse....? E quando si ama, non si è felici per uno

sguardo, per una stretta di mano?

— Siete poco esigente.

— Non mi permettete di più.

— Che cosa volete mai....? No.... basta! non voglio che parliate.

— Ma no.... sentite.

— Se dite una sola parola, me ne vado.

— Ed io voglio che m’ascoltiate! — egli le aveva afferrato un braccio,

ma non era necessario. Ella aveva allora finito di convincersi che non

era un semplice capriccio l’amore confessato da Oreste; e quella sera

sentiva, per lo meno, la curiosità di un linguaggio ispirato dalla

passione.

— Ascolto.... — disse freddamente, fingendosi offesa da quella violenza

a cui ella pareva assoggettarsi per pura prudenza; e ascoltò cogli

occhi al suolo, immota.

— Sentite, Maddalena, io sono stanco di vivere a questo modo. Voi

dite che non potete amare.... vi fate beffe di tutti, ridete vedendo

quali sentimenti ispirate.... è verissimo; ma io non credo che voi non

possiate amare.

— Amo mio marito.... — disse seccamente Maddalena.

— No....! —

Si guardarono, egli cogli occhi lampeggianti.... ella peggio che

sdegnata, sdegnosa. Dopo una breve pausa, in cui Oreste mise alla

tortura il cervello per trovare la maniera di animare quella statua,

ripigliò:

— Voi non amate nessuno ancora.... tutti lo sanno; ma questo è solo

perchè non credete ad alcuno. Quando troverete uno che sappia.... che

possa convincervi della veracità della sua passione, voi lo amerete!

Ebbene.... che cosa volete che si faccia per convincervi?.... andiamo!

qual prova pretendete da me?

— Io non pretendo niente.

— Guardate, Maddalena, che qualche giorno voi mi ridurrete alla

disperazione! — ma tosto calmandosi con uno sforzo, supplicò:

— Via, siate buona.... ditemi.... che cosa devo fare per meritare il

vostro amore.... Voi diffidate.... voi temete che, appagato ciò che si

chiama capriccio.... io non v’abbandoni! Come mi giudicate male....!

Guardate se non è vero.... Volete lasciare vostro marito....? volete

che partiamo....? Dettate le vostre condizioni.... Tutto io accetterò

ciecamente.... Ma non fatemi soffrire di più!

— Amo mio marito.

— Amate vostro marito.... e m’ascoltate!? — gridò Oreste quasi fuori di

sè....

— M’avete trattenuta.

— Maddalena.... voi non avete cuore....

— Io non avrei cuore.... se vi amassi.

— Ma perchè.... perchè?

— Perchè il mio amore vi sarebbe fatale.

— E sia fatale!... mi faccia morire! morirò almeno per avervi

posseduta.... non perchè forzato a rinunciare a voi!

— Addio. — Ella s’alzava.

— No.... non voglio. — Oreste la tratteneva di nuovo.

— Md voi mi compromettete!... guardate! —

Qualcuno era dietro la portiera, la quale oscillava.

Maddalena si diede subito un contegno, fingendo abbottonarsi i guanti.

Intanto Oreste mormorava: — Perdono! — ed ella rispondeva affettuosa e

sorridente: — Siate savio adesso! —

Qualcuno era entrato, e quando Maddalena, al fruscìo de’ passi sul

tappeto, alzò lo sguardo, trasalì suo malgrado....

Ritto, appoggiato al caminetto, riconobbe Giulio. — Giulio di fronte a

lei, che la mirava sogghignando.

Oreste s’accorse del moto di Maddalena, e guardò a sua volta

quell’individuo.

— Ah! vedo — fece egli piano a Maddalena — lo conoscete?

— Io.... no.... cioè, non ho alcun rapporto con lui, ma lo conosco di

vista.

— L’avete veduto forse presso quella vostra amica Severina....

— Appunto.

— Lo credevate anche voi suo fratello?

— Sì.... sicuro.... come mai avrei potuto dubitarne....? Ma perchè mi

fate questa domanda?

— Perchè.... ora è suo marito.

— Ah! sì....? — e Maddalena pensò con rammarico alla sua vendetta non

riuscita.

— Sì.... ma....

— Ma cosa?

— Ma la maldicenza vuole ch’egli abbia fatto un matrimonio di

speculazione.... tutto quello che si può dire di speculazione.... nel

senso spregevole. Capite?

— Non è difficile.

— Voi ne dovreste saper qualche cosa.

— Io ho avuto solo una brevissima relazione con Severina. Ai miei

parenti non piaceva che la frequentassi; dicevano che non era

un’amicizia conveniente.... non so poi perchè.

— E voi che pensate di quella donna?

— Era una donna gentile.

— Ma la vostra opinione quanto a carattere?

— Non saprei.... La sola impressione che io ne ho conservata è quella

delle sue gentilezze.... ma, come v’ho detto, l’ho conosciuta così

poco.

— Non avete domandato ai vostri genitori la ragione della loro

contrarietà?

— Sì.... M’hanno detto che una donna, la quale non ha occupazione di

sorta e ama il lusso, non è una buona amicizia.

— E dopo il vostro matrimonio non l’avete più veduta?

— No.... Ma si potrebbe sapere perchè v’interessate tanto per....?

— Ve lo dirò un giorno....! — fe’ Oreste coll’accento di chi ha provato

una bella soddisfazione.

— Ecco un’altra cosa che mi direte un giorno.... Io voglio sperare che

ne verrà una terza e poi una quarta....

— Certo.

— Quando?

— Un giorno.

— Brutto cattivo.... Oh! egli s’è seduto.... Allontanatevi un momento.

Forse si ferma semplicemente perchè sospetta.... Quando sarete uscito,

s’allontanerà. Del resto, a minuti vi sarà il riposo.... ed è meglio

che non ci trovino ancor insieme.

— Vi obbedisco.... —

E Oreste, che s’era alzato, s’inchinò ed uscì.

* * *

Maddalena, al moversi di Oreste, lanciò un’occhiata alla sfuggita a

Giulio per scoprire sul suo volto se v’era o no qualche sospetto. —

Quale non fu la sua ira nel vedervi, e ancor più beffardo, il sogghigno

di prima!

Offesa, volle respingere l’insulto coll’insulto, e al sogghigno oppose

un’espressione di sprezzo, con cui le pareva di doverlo annientare.

Fu un’imprudenza.

Giulio non capì l’espressione, vide solo uno sguardo insistente,

e pensando che Maddalena avesse allontanato Oreste per far posto a

lui.... con fatuo sorriso e con una cert’aria di degnazione mosse verso

lei.... ma fu un tantino sorpreso quando la vide alzarsi tutta seria e

avviarsi verso l’uscio....

— Maddalena.... — pregò egli allora — Maddalena!

— Maddalena?.... — fece ella rivolgendosi rapidamente come punta da uno

spino, guardandolo fredda e severa.

— Sì, Maddalena! — rispose egli insinuante, — che ha troppo spirito per

non perdonare un peccato veniale di gioventù.

— Mi direste questo davanti a vostra moglie?

— Oh! mia moglie!... — L’ebete, triviale sorriso di Giulio nel dir

questo, sarebbe stato una rivelazione per Maddalena, quand’anche ella

avesse ignorato la abbiettezza di quei due esseri.

Ella guardò quell’uomo che aveva tanto amato, e pensò: — Se mai io

non avessi scoperto ed egli mi avesse sposata, chi sa cosa m’avrebbe

proposto.... o imposto, un giorno! —

— Facciamo la pace adunque?.... — e così dicendo, tutto mellifluo

s’avanzò d’un passo, stendendole la destra.

Maddalena si ritrasse di due, il suo volto esprimeva ribrezzo — e disse

vibrata:

— Vi proibisco non solo di avvicinarmi, ma anche di lasciar capire in

alcun modo, sulla festa, che voi mi conoscete.... altrimenti, guai!

— Guai.... che cosa? — fe’ una voce alle di lei spalle.

Era Oreste che rientrava e che si fermò sorpreso, incerto, a guardar

l’uno e l’altra.

Cattiva consigliera fu l’ira a Maddalena in quel punto. Ella non seppe

trattenersi, e rivolgendosi a Oreste, gli disse piano con vivacità:

— Ve lo raccomando!

— Ah! — esclamò Oreste, e guardò Giulio con espressione derisoria.

Giulio si fe’ smorto, e volendo punire Maddalena del suo scherno —

disse umilmente, con sorriso maligno:

— Signora.... se Ella vuol aver la gentilezza di ricordarsene.... noi

siamo due vecchie conoscenze.... due buoni amici.... —

Maddalena tremò.... Che stava per avvenire? — Oreste la interrogava

collo sguardo, in attesa d’una parola, d’un cenno, per farla finita

con quel villano. Ella sentiva che il cuore di lui batteva con estrema

violenza, e questo accresceva il di lei timore.

— Non se ne ricorda proprio più? — continuò Giulio col medesimo sorriso.

Maddalena si strinse al braccio di Oreste, quasi implorando ajuto.

— Pare di no!.... — proruppe Oreste con accento provocante.

— È forse Lei che glielo vieta? — domandò Giulio sempre nel medesimo

tuono.

— Oh! oh! mi pare che basti la signora — ribattè Oreste con uno scoppio

di riso.

Giulio si morse le labbra, e preso un atteggiamento da bravo, disse:

— Scusi.... vorrebbe favorire un minuto?

— Due, se crede.

— Per carità.... prudenza! — supplicò Maddalena.

— Non temete.... si tratta di voi.... e non vi saranno certamente

scandali.... —

Maddalena li seguì collo sguardo tutta tremante.... Non temeva più per

sè, dopo le parole di Oreste.

In quel momento il suo cuore aveva un primo palpito — temeva per

lui.... e la folla dei suoi adoratori che, finita la _polka_,

allora tornava presso di lei, la trovò poco disposta alla ciarla e

straordinariamente grave.

* * *

Se il lettore crede che Giulio volesse sfidare Oreste, si sbaglia.

Egli voleva anzi comporre quel principio di litigio e dando una

lezione a Maddalena, e all’amico, togliere, anche per l’avvenire, ogni

possibilità di nuovi screzj con lui — perchè egli amava la sua pace.

Aveva preso per un istante l’aria da Rodomonte, perchè v’era presente

una donna, ma non ci teneva affatto a passare per un accattabrighe. —

Perciò bisognava commettere una bassezza, ma a lui non pareva tale,

e d’altronde non era quello che potesse imbarazzarlo. Non sì tosto

fu uscito dal salotto giallo, che la sua fierezza rientrò — ed egli

prese invece un’aria fra il filosofo, o uomo di mondo, e il protettore,

che sta per dare una lezione di _savoir vivre_ a un povero ingenuo. —

Cacciò i pollici nelle taschine del corpetto, lasciando fuori le altre

tre dita a battere il tamburo, e cominciò:

— Senta.... può essere una soddisfazione per la vanità d’una signora

il far nascere una contesa fra due galantuomini.... (Ad Oreste, questa

imparzialità, questa indistinzione, suonò poco gradevole).... ma

quanto a me, dichiaro che.... pel rispetto dovuto alla vita umana....

per risparmiare a mia moglie il dolore di restar vedova, e ai di lei

genitori quello di perdere un figlio.... — Ella è il signor Soranzi....

non è vero? Ella non si ricorderà di me, ma io mi ricordo di Lei....

— Dunque, per tornare al nostro discorso.... sediamo qui, se non Le

spiace, così non saremo disturbati.... — erano nella sala da giuoco

ancor vuota. — Per continuare, diceva, La prego di ascoltarmi con

perfetta calma. Quanto Le dirò non Le andrà molto a sangue.... oh! lo

so!.... il togliere le illusioni sur una donna che.... per la quale ci

interessiamo.... torna assai disaggradevole.... ma.... ma noi dobbiamo

pensare che siamo in questo mondo.... e che v’è una sorpresa ad ogni

piè sospinto. Però.... creda a me.... che forse ho vissuto più di

Lei.... ho mangiato un patrimonio! — creda, dico, che il meglio che

si può fare è di viver sempre nel disinganno proprio, e senza alcuna

illusione sulle donne. Allora le donne si possono gustare per quel che

sono e non per quello che noi sogniamo che siano.... e che non possono

essere.... almeno, in genere, mi risulta questo....

— Ma.... — interruppe Oreste, che, durante tal preambolo, era passato

dalla sorpresa alla noja, e infine all’apprensione — si direbbe che

Ella creda a un rapporto qualunque fra me e quella signora.... Io Le

posso giurare....

— Ah! io non ho detto niente.... nè Ella ha alcun dovere di coscienza

di giurare.... che diavolo! Ella ha voluto intervenire a difendere la

signora per generosità, per spirito di cavalleria.... sta benissimo. Ma

Le pare che vi possa essere difesa dove non c’è offesa?

— Ma Ella ha ben veduto che la signora s’è risentita....

— Ah! sì.... nol nego.... Una signora si risente sempre se le dicono in

pubblico quel che non vuol sentire.... ma che si può dirle....

— Come?! Ella persiste....

— Se Ella prende questo tuono.... io non posso più continuare. Valeva

proprio la pena che io facessi quasi una prefazione, per vedere poi che

Ella non vuol comprendere, e crede più a chi La inganna che non a me,

il quale sto per dirle la verità, affine di risparmiare ad ambedue dei

dispiaceri inutili.... pronto, se occorre, a provarla tale verità!

— Parli pure — mormorò Oreste con voce sorda, domandandosi con paura

che cosa mai potrebbe uscire da quelle labbra.

— Io ho detto alla signora Maddalena che io la conosco.... ed è vero.

Io la conosco così poco, che è stata mia amante.

— Ah! — gemette Oreste.

— Glielo giuro, e, se ne dubita, venga da mia moglie, la quale Le

narrerà d’una certa scena che Maddalena le fece quando io, che avevo

già degli obblighi con Severina, non potendo più lusingare quella

ragazza, la quale mi perseguitava col suo amore, non mi lasciai più

vedere da lei. Si imaginò d’aver ricevuto chi sa qual torto dalla

povera Severina, e le fece una scena ridicola, perchè avesse a romperla

con me. Per fortuna, Severina è una donna di buon senso e capì subito

che era la gelosia d’un amore non corrisposto....

— E questi rapporti che Ella ha avuti con Maddalena? — disse con sforzo

Oreste, provandosi a sorridere....

— Oh! sa bene.... — e Giulio, appressate le labbra all’orecchio di

Soranzi, vi versò certe confidenze che, come veleno, cagionarono un

dolore atrocissimo al povero giovine.

Se ne avvide Giulio, e mascherando la sua compiacenza, chè era

appunto l’effetto ch’egli voleva ottenere, sotto una espressione

d’interessamento pietoso:

— Ella divien smorto.... Non aveva dunque torto io di dirle che Ella

aveva qualche cosa, qui, per quella donna? Tanto meglio! Ella ora ha

aperti gli occhi e si saprà regolare. Quel che mi premeva, era che Ella

fosse persuaso che io non sono un villano, e che fra noi non ci può

essere alcun motivo d’attrito. Ho tanto piacere di averla conosciuto. A

rivederci. —

E se ne andò lasciando Oreste fremente di rabbia e con un’acutissima

fitta sotto il cuore, che gli rendeva oltremodo penoso il respirare.

Quale doloroso destarsi!

Aver sognato una perfezione morale rispondente alla perfezione fisica,

e trovare una.... civetta volgare, con un _passato_ per sopramercato!

Altro che vittima! — E come sapeva mentire! Ella la rivale disgraziata

di Severina, l’amante respinta di Giulio.... solo pochi istanti prima,

osava asserire che conosceva Giulio di vista! e che aveva trascurato

l’amicizia di Severina per ordine superiore....

E se della di lei giovinezza veniva a conoscere ora quel mistero. —

ed era il solo, poi? — chi sa quali misteri celava la sua esistenza

conjugale.... con tale marito....

«Amo mio marito....» — diceva — ma questo doveva esser vero come il

«conosco Giulio di vista!»

Restava pura e semplice la bellezza.... ma, con un’anima così nera, era

una bellezza orribile. Era deciso.... bisognava fuggire Maddalena.

E pronunciando il sì della decisione, s’alzò e uscì avviandosi

verso la guardaroba, ma quando fu sul limitare di quella si fermò

titubante. —

— Ricomincia la musica, — pensò — Maddalena sarà sola e mi aspetterà.

Partire colla ferma risoluzione di non vederla più.... sta bene, ma

non prendermi proprio alcuna soddisfazione, nemmeno quella di vederla

arrossire.... è un po’ da collegiale che fugge. Si direbbe che ho paura

di lei!.... Ella mi ha ingannato; io devo punirla.... Con dignità,

sia.... ma punirla. —

Attraversò di nuovo le sale ed entrò nel noto salotto.

Tanta ira bolliva nel suo petto.... e non appena la rivide.... sentì

svanire tutti i suoi propositi. Maledetta quella beltà! Maledetto quel

seno!.... Ed era possibile che un involucro tanto affascinante fosse

animato da uno spirito infernale?

— Facciamo l’ultima prova! — si disse.

Maddalena guardò Oreste che s’avanzava e fu colpita dal di lui pallore,

ma ella non poteva rivolgergli alcuna domanda, perchè non era sola.

Egli sedette vicino a lei, dicendo:

— Buona sera, signore!

— Buona sera! — risposero le signore, che erano tre, Maddalena e due

vecchie derelitte e non rassegnate; oh! lo si vedeva....

Maddalena, ansiosa di sapere che cosa fosse avvenuto, disse:

— Signor Soranzi, volete favorirmi....? è tutta sera che non vedo mio

marito.

— Ai vostri comandi, signora — fece egli serio alzandosi.

Le due vecchie guardaronsi fra loro ammiccando, ed avevan ragione. Il

pretesto di Maddalena poteva esser migliore, ma ella aveva fretta.

Usciti:

— Dunque....? — fe’ Maddalena.

— Dunque, niente.

— Come, niente?.... Andiamo, voglio sapere.

— E io vorrei non saper nulla.

— Che cosa dite?

— Dico che se in questo momento potessi perdere la memoria, sarei un

uomo felice.... e così.... —

Egli chinò il capo melanconicamente.

— Insomma.... ho detto che voglio sapere — continuò Maddalena con

vivacità.

— Ma che cosa volete sapere? — rispose Oreste animandosi. — Che è un

vigliacco? Sì, è vero, è un vigliacco, è tutto quello di odioso che

potete imaginare.... ma, e allora perchè gli avete creduto....? perchè

vi siete affidata a lui? perchè avete sperato qualche cosa da lui?

dite! — Ma perchè mai vi parlo io di cose che sapete meglio di me!?

Quel che è stato è stato, e non può cancellarsi. Tuttavia, non temete

di nulla. Il vostro segreto sarà da me custodito come se si trattasse

dell’onore di mia madre. Non ho alcun diritto di esercitare un

sindacato qualsiasi sulla vostra giovinezza.... Però.... avrei voluto

trovare in voi una donna...

— Dite pure.... una donna onesta? La sono sempre stata.... la sarò

ancora.... sapete! — esclamò Maddalena, ironica, fermandosi. Alle prime

parole di Oreste, vedendosi scoperta, s’era sentita le fiamme al viso,

ma ella aveva subito riacquistato il suo sangue freddo, e, all’attacco

inatteso, rispondeva attaccando, a sua volta, con impeto....

— Se io potessi agire senza scandalo ve ne convincerei.... Ma e poi....

che dico io?.... credete quello che volete.... Perchè devo convincervi

io di qualche cosa?.... Chi siete voi?.... un ragazzo! —

Oreste la guardò stupefatto, ma dovette abbassare gli occhi, suo

malgrado, soggiogato. D’altronde, quell’ira gli piaceva, quel sentirsi

investito da una donna era una voluttà nuova.... e consolante, perchè

gli pareva che ella stesse per provargli la sua innocenza. Ma ella

voleva provargli tutt’altro.

— Sì, un ragazzo! e ve lo provo! — continuò, meno veemente, vedendolo

intimidito, ma tuttavia vivacissima. — Voi vi fate presentare e mi fate

la corte.... volete ch’io manchi a’ miei doveri.... volete rapirmi!....

e perchè, un imbecille, che non conoscete, e che avete, nel medesimo

tempo, delle ragioni per disprezzare, viene a dirvi chi sa quali

infamie sul conto mio, voi, senza menomamente riflettere, senza neppur

farmi l’onore di dubitare un solo istante della verità di tali infamie,

venite ad insultarmi e a dirmi.... con qual diritto poi, sarei curiosa

di saperlo: — Voi non siete una donna onesta.... — Ah! io dovevo

lasciarmi sedurre, dovevo lasciarmi rapire da voi per essere una donna

onesta! Ragazzo! Ragazzo! Per voi io sono una donna onesta....! quanto

al _rimanente_, non siete voi che dovete darvene pensiero. —

Seguì un istante di silenzio — ella tremava per la concitazione — egli

gioiva.

Maddalena parve raccogliersi, e, poscia, ripigliò con più calma e con

una certa gravità.

— Vi hanno detto che ho commesso una leggiera imprudenza giovanile....

badiamo bene, _leggiera_! È verissimo.... sì, sono stata imprudente,

perchè ero inesperta. La colpa quindi di chi è?.... de’ miei genitori,

e specialmente di mia madre.... buona donna, sì.... ma, madre....

per ridere. Basta forse generare, dar cibo, vestito, ricovero.... per

poter esser madre? Madre per il corpo forse....; ma, e all’anima chi

ci deve pensare?.... basta darne l’incarico al confessore? Ma questo

è precisamente quello che non si deve fare, perchè è assurdo, enorme!

— Alle corte.... mia madre ha ella mai pensato ch’io avessi un cuore

e un cervello? — ha ella mai veduto che io diventava una giovinetta?

— ignorava ella che cosa si agita, qui dentro, nelle fanciulle? — ha

ella temuto un solo istante che mi si potessero tendere insidie? — mi

ha ella mai detto che cosa è il mondo? — Ma, Dio mio! se fossi anche

caduta nel fango.... io sarei perfettamente innocente! Ma non sono

caduta! — Che coso ho a rimproverarmi infine?.... Ho a rimproverarmi

d’aver amato, all’età in cui non si può far altro che amare....

perchè tutto, in noi e fuori di noi, non parla che d’amore.... — ho a

rimproverarmi d’aver creduto, per un momento, alle lusinghe del primo

essere che riuscì a interessarmi. E questo cosa vuol dire? L’ho amato

ed ora l’odio.... Non vi pare che l’odio cancelli tanto bene l’amore,

da rifare persino la verginità di un’anima? — E voi siete crudele

al punto da farmi un delitto di una imprudenza giovanile, e perchè?

perchè sono viva.... e mi fate la corte! — Se io, allora, quando

scopersi il tradimento, mi fossi uccisa o fossi morta di crepacuore....

oh! allora vi sareste unito agli altri e mi avreste compassionata,

avreste maledetto a lui!.... Ma non sono morta.... e quindi io sono

una donna colpevole e spregevole, ed egli è un giovinotto galante

da invidiarsi, perchè sa far bene il suo mestiere. — Vi giuro però,

che se, una certa notte di torture indescrivibili, non sono morta, o

per lo meno impazzita, la prima a esserne maravigliata, l’indomani,

fui io medesima. Ma allora, rientrata in me, dovetti ridere di me e

degli altri. Soffrire?.... A che serviva?.... Voi direte scherzando:

— Che donna forte!... — Sia pure. Non è una fortuna per una donna

l’aver sentito una superiorità morale non comune? Non ci foss’altro

vantaggio.... v’è quello di poter ridere di tutto. —

Qui Maddalena, prendendo un tono leggiermente derisorio:

— E ora che v’ho detto tante belle verità.... che cosa mi farete

l’onore di pensare di me?.... Sentite.... se siete di coscienza tanto

inesorabile per noi povere donne.... accettate un buon consiglio....

rinunciate fin d’ora a qualsiasi donna.... a meno che non possiate

seguirla, passo per passo, dal giorno in cui schiude gli occhi fino

a quello in cui la sposerete.... e ancora!.... Leggerete voi nel suo

pensiero?.... Credetemi.... donne che non abbiano commesso imprudenze

ne troverete....; chi sa com’erano tenute d’occhio! — Ma donne che

non abbiano sognate imprudenze, dormendo.... e non dormendo, non

ne troverete una! Ed è naturale. Se voi, a sedici anni, ispirato

dai poeti, avete chiesto forse in ginocchio un bacio alla vostra

servetta.... perchè non volete che una fanciulla non pensi al marito?

Volete permetterle almeno di occuparsi del destino della sua vita,

che sta tutto nella parola: Marito? E marito che cosa vuol dire? —

Uomo. —

Si tacque, e si continuò a passeggiare in su e in giù, per la stessa

sala, non curando, non vedendo neppure quelli che passavano, i quali

invece vedevano e non erano indifferenti.

Ella attendeva la prima parola di lui.... ed egli non la trovava.

Impazientita, Maddalena uscì, infine, a dire:

— E così?

— E così, Maddalena, io non so che dire. So soltanto che ho il caos nel

cervello e un male indicibile al cuore.

— Allora.... — fe’ ella, scattando, severa, imperiosa — addio....

andatevene, e che io non vi veda mai più! —

Oreste non s’era ancora riavuto dalla prima sorpresa, che Maddalena era

già molto lontana.

— Sciocco.... imbecille mille volte ch’io sono! — e si batteva la

fronte — è un’ora.... un’ora! che mi parla, per farmi capire che mi

ama.... ed io.... io faccio l’austero, il pedante, senza dirle una

buona parola.... a lei, che merita tutto! Che fuoco! Che franchezza!

Che sentimento! — Ah! rimediamo.... rimediamo subito....; io non

voglio.... non posso perderla. —

Se egli avesse saputo che Maddalena non aveva voluto che provarlo con

quell’_andatevene_.... scandagliare, sapere se e qual effetto realmente

aveva avuto il malaugurato incidente!

Ella ebbe dunque un sorriso di trionfo quando lo vide comparire

nel salone e cercarla collo sguardo. Ora era sicura.... egli non le

sfuggiva.

Allora Maddalena gli si mostrò, ed egli andava verso di lei, con aria

umile e pentita.... ma ad un tratto si fermò sorpreso ed esitante.

Maddalena seguì la direzione del di lui sguardo, e non fu meno sorpresa

di Oreste.

Sulla soglia dell’ingresso di destra stava il padre Papetti.

Papetti cercava di sua figlia, ma era tanto stordito dal rumore della

festa, dallo spettacolo per lui nuovo, dal caldo del gas, e da una

bottiglia testè vuotata, che non ci vedeva quasi più — e anche quel

poco come attraverso un velo grigio.

Per sua fortuna, Maddalena, punta dalla curiosità di sapere come mai

egli si trovasse là, andò tosto a lui.

— Tu papà.... ad una festa da ballo? — fe’ ella piantandogli davanti

come trasecolata.

— Ah! brava, cercava appunto di te.... ma qui come si fa?... Conducimi

in qualche angolo, ove si possa dir due parole.... qui nè ci vedo nè ci

sento.

— Che cosa vuoi dirmi di bello e di nuovo? C’è forse qualcuno che

aspira all’onore della mia mano?

— È proprio il momento di scherzare.... È vero che tu non sai....

— Ma son cose serie?

— Pur troppo.

— Oh! — ella non credeva affatto. — Allora vieni qua nel salotto.... Ti

piace il giallo?

— Che domanda!.... Benedetta gente che c’è al mondo — brontolava egli

mentre si attraversavano diverse sale, facendo strabiliare Maddalena

— ecco.... ecco! Si hanno chi sa quali dispiaceri...., chi sa quali

disgrazie ci minacciano.... e là si ride, si scherza, si balla? Ma come

si fa? domando io.... come si può mettere la maschera dell’allegria sul

volto.... mentre nell’anima ci dovrebbe essere la disperazione....?

— Disperazione?.... ah! eccoci qui.... e mi spiegherai.... — fece

Maddalena lasciandosi cadere sur un divano.

— Sissignora, ti spiegherò.... Dunque sappi, prima di tutto, che mi

si è teso un tranello.... Tuo marito credeva che col farmi bere.... io

avrei cantato.... ma io non canto mai! Ci vuol altro!

— Scusa.... non capisco... mio marito?

— Sì.... tuo marito, che non avendo potuto indurmi a commettere una

corbelleria a mente fredda, perchè di giorno — ha creduto che ne avrei

commessa senza difficoltà un’altra, dopo qualche bicchiere di Cipro,

perchè di sera, fra i tripudj e le danze.... Ci vuol altro alla mia

età!

— Scusa.... non capisco ancora.... mio marito....?

— Ma non sai cosa mi ha proposto? Mi ha proposto di consegnargli la

tua dote.... e se no, di prestar una garanzia equivalente, perchè ha un

bisogno straordinario. In poche parole.... è rovinato....

— Mio marito rovinato?.... ma tu....

— No.... no.... è la pura verità.

— Ma se fosse rovinato, io lo dovrei ben sapere....

— Che cosa vuoi mai sapere tu?.... Stai in negozio tu? sei al corrente

dei suoi affari tu? Ti dice forse qualche cosa lui?

— No. Ma appunto perchè non so niente e non mi dice niente.... devo

pensare che tu t’inganni. Un marito rovinato nè può divertirsi nè può

spendere per sua moglie come fa il mio.

— Ah! ah! ma, cara mia.... quando un uomo non sa far altro che bere....

non sa più nemmeno quel che si fa. Paolo ha perduta la testa.... Me

l’ha detto anche Cavallazzi, il mercante sull’angolo, che è di là....

Vuoi parlargli?

— No.... grazie.

— E per colmare la misura.... mi assicurano.... che Paolo è andato....

che non c’è più speranza. Il dottore Moscatelli, che ho trovato

stasera al caffè, mi dice di non metterti in apprensione, ma però di

raccomandarti molta prudenza. Capisci? Per me già, mi dividerei di

letto. Quando gli ho domandato: — Ma, insomma, dottore, temete proprio

ch’egli possa morir presto....? — Sono certo che non vivrà a lungo —

mi ha risposto. — E vuoi che io arrischi, foss’anche un soldo del tuo,

quando le cose sono a tal punto? Se egli muore rovinato, non ti resta

che tornar in casa, già.... e allora la tua dote non sarà forse tanto

zucchero per te? — Aaah! non me la sarei proprio imaginata! — Ma siamo

intesi. Ora io me ne vado, perchè è capace di tornare all’assalto, e

mi rincrescerebbe dar una mortificazione al marito di mia figlia. Chi

l’avrebbe mai detto, eh? Pareva il bue d’oro! Mi rincresce per te....

mah! finchè c’è tuo padre.... non temere!.... Buona notte.

— Buona notte.... — mormorò Maddalena macchinalmente.

Ella pensavo a Soranzi. Rivelazioni così inaspettate l’avevano molto

turbata. Ella doveva pensare a’ casi suoi. Fra poco sarebbe vedova

e povera. Il tornar in casa non le sorrideva certo! Dunque....

dunque non restava che premunirsi contro la sventura. In qual modo?

Coll’assicurarsi un secondo marito.... Ora, di tutti gli uomini che la

corteggiavano, chi permetteva la speranza di poterlo divenire? — Uno

solo, Soranzi. — Ma quella era l’ultima festa.... quando lo rivedrebbe?

E anche rivedendolo, le di lui disposizioni sarebbero.... quali?

Una nuova conoscenza.... un ostacolo in famiglia.... insomma, non si

sa mai.... un giovane fa tanto presto a distrarsi! Dunque, per non

arrischiare di perderlo, bisognava incatenarlo e subito. — Subito....?

Con qual mezzo.... con qual catena? Ah! la catena c’era.... ma....

Un diavolo, almeno uno, ci deve essere.... per ajutare le donne belle.

Giulio non s’era contentato di abbeverare di fiele il Soranzi, ma

certo ormai che v’era qualche cosa fra quei due, era andato a contare

il tutto a Severina e quindi anche a un crocchio di _brutti uomini_.

Mezz’ora dopo tutta la festa sapeva che la _Minella_ e il Soranzi se

la intendevano.... cosa del resto naturale in chi da fanciulla, ecc.,

ecc. — Una donna che ha conosciuto un Giulio, — dicevano alcuni in

faccia a Giulio stesso, il quale ne godeva tutto — che cosa può mai

essere? —

Maddalena capì esservi alcun che di mutato nell’opinione pubblica a

di lei riguardo, perchè tutti la guardavano con evidente curiosità —

ma.... poteva anche essere a motivo della sua _toilette_.

Chi invece sapeva tutto e n’era dolentissimo, perchè una parola venuta

all’orecchio del marito poteva aver delle conseguenze gravissime, era

Oreste, che aveva ricevuto delle congratulazioni, quali misteriose e

quali niente affatto....

Non essendo, per caso, fatuo, nè vano, le avea respinte.... con tutta

la gentilezza e l’umiltà che si richiedevano — ma contenendosi a

fatica.

— Ecco — si diceva — fra me e quella donna v’è niente, e io pel

mondo sono suo amante. — A tale ingiustizia, le parole di Giulio gli

diventavano menzogne, e la sua tenerezza per lei si accresceva. Avrebbe

voluto avvicinarla, ma n’era trattenuto dagli occhi di tutta quella

società che egli sentiva rivolti sopra sè stesso. Per far qualche cosa,

entrò nella sala da gioco.

Maddalena, che da più d’un’ora non lo vedeva, dopo aver girato per

le sale con aria indifferente, ma cercandolo, si decise a domandar a

qualcuno se avesse visto, per caso, il signor Soranzi.

L’interrogato era una bella barba bianca, tutto compito e punto

pettegolo — per cui, benchè conoscesse la cronaca della serata, rispose

con perfetto ossequio:

— Se lo desidera, sta giocando al bigliardo. Vuol che glielo vada a

prendere?

— No.... basterebbe ch’ella gli dicesse che mio padre ha dovuto

partire. Mi fa questa finezza?

— S’imagini! —

Soranzi comprese il sottinteso, in due colpi perdette la partita e

corse da Maddalena.

— Finalmente! — fe’ ella mostrando una gran gioja nel rivederlo e

porgendogli la mano — credeva che foste proprio in collera per alcune

parole inconsiderate che mi sono sfuggite in un momento di vivacità....

— No.... anzi, quelle vostre parole mi hanno reso felice....

— Felice?

— Sì.... il perchè di questo ve lo dirò....

— Un giorno; non è così?

— Appunto. Ho un’altra cosa importante da dirvi, ma quella ve la

dirò subito. Sappiate che Giulio e sua moglie devono essere stati ben

imprudenti e ben cattivi.... perchè stasera si dice quello che prima

non si è mai osato forse di pensare.

— Cioè?

— Cioè, che.... io.... che noi, insomma, ci amiamo.

— È tutto qui? — domandò Maddalena senza nemmeno aggrottare le ciglia,

anzi sorridendogli adorabilmente.

— Come! se è tutto qui? — esclamò Oreste maravigliando. — Cosa volete

che si dica di più?

— Eh! lasciate un po’ che dicano! — continuò ella. — Ma ecco l’ora di

cena.... Volete essere mio cavaliere servente?

— Ma come! non temete?

— Che cosa? Ah! ah! Ma se dicono già di peggio.... — A proposito.... di

peggio o.... di meglio?

— Voi che ne pensate?

— Io....? — mormorò Maddalena con civetteria, e appoggiatasi a lui, con

passo molle, l’occhio raggiante sempre fisso in volto ad Oreste, che

non ci capiva più nulla, attraversò tutte le sale, fino al _buffet_,

ove ella lo fece sedere ad un tavolino che bastava appena per due

persone.

— Vedete se ho paura? — disse Maddalena. — Mi fanno la guerra....

l’accetto.

— Ma vostro marito?....

— Quando verrà gli faremo un po’ di posto. —

Cenarono e risero.... Ella gustò diversi calici di Frontignano — aveva

il capriccio del Frontignano, quella sera — egli non bevette che acqua

— ma quando s’alzarono l’ebbro era lui, ebbro dello spirito, delle

carissime imprudenze di lei, delle occhiate che gli parevan piene di

promesse.

— Vedremo come finirà, — pensava — ma come può finire.... se, fra

qualche ora, i lumi si spegneranno e non so quando potrò rivederla?

Ma a che cosa pensate....? — disse Maddalena — datemi il braccio.

— Pensava se e quando potrò rivedervi.

— Ah!.... — ed ella chinò il capo.

— Adesso potrei domandar io a che cosa pensate voi?

— Pensava.... oh! Dio! ma sentite....! che può mai essere accaduto....!

Andate a vedere, vi prego.... v’aspetto qui.

* * *

Tutto a un tratto era nato un gran trambusto. Chi correva di qua, chi

correva di là. Chi gridava per sapere, chi, temendo vi fosse una rissa,

gridava per trattenere le signore curiose. Dalla _salle-à-fumer_,

in cui non si poteva più entrare, tanta era la folla, uscivano

vociferazioni d’ogni genere: — Indietro! — Non soffochino! — Non sarà

niente! — È morto! — Ci vuol il prete! — No, è vivo....! ecco, si

muove! — Portiamolo via!

— Silenzio! — gridò finalmente una voce stentorea. Era la voce di un

medico.

— Lei, signor Alessandri, — continuò — lo faccia portar qui sopra, in

casa sua, e mettere a letto. Allora si potrà far qualche cosa! Qui è

impossibile.

— Benissimo.... Largo, signori! —

Si vide allora la gente rifluire e lasciar il passo a due soci, che

spingevano una gran poltrona verso la guardaroba....

In quella poltrona stava adagiato un uomo, che parava un cadavere.

* * *

— Ma che c’è? — domandava intanto Maddalena a quelli che le passavan

vicino.

— Non so, signora, non so davvero — rispondevano guardandola con

compassione; — oppure: — Niente, niente! cose da nulla! — e via.

— Ah! finalmente saprò da voi che cosa è avvenuto! — fece ella, vedendo

venire Oreste tutto turbato e dolente.

— Non ve l’hanno ancor detto?

— Ma se nessuno sa niente!

— È perchè voglion risparmiarvi un dispiacere....

— Un dispiacere? — e davanti all’ignoto ella non potè a meno

d’impallidire. — Mio marito.... mio padre, forse?

— Vi prego.... non mettetevi in apprensione. È una cosa che passerà....

Vostro marito ha.... eh! insomma, non è un delitto poi!.... ha bevuto,

pare, un po’ troppo.... e ora....

— Ah! tacete! — fe’ ella con moto di schifo, volgendo altrove il viso.

— Ve l’avrei taciuto.... ma era mio dovere tranquillarvi....

— Grazie.... E ora dov’è? Voglio sperare che non me lo porteranno a

casa in quello stato....!

— No.... no; è già provveduto. Il cassiere della Società, che abita qui

al secondo piano, l’ha ritirato in casa sua. Egli non tornerà quindi

presso di voi che quando sarà fuori di pericolo....

— V’è pericolo....? — e lo sguardo di Maddalena, in dir questo, parve

strano ad Oreste.

— No.... sapete bene....

— Sì.... è vero, non capiva. — E io che cosa faccio adesso.... qui

sulla festa, quando tutti sanno che mio marito.... il presidente....?

Ah! povera donna ch’io sono!.... Che bella felicità la mia, non è

vero? — e ella rideva stridendo. — Vedete.... vedete la gente come

mi guarda....! Ah! io non posso più vedermi qui.... Venite....?

M’accompagnate?

— Andiamo.

— Grazie.... Ah! ricordatevi di levare le chiavi dal soprabito di mio

marito....; quasi quasi non ci pensava. —

In quel momento si attaccava un galoppo — e nessuno si avvide della

partenza della nostra coppia.... anche perchè seppe partir bene.

Quando si venne a sapere che la _Minella_ era andata via, ossia a casa

con Soranzi....

— Povera donna, — dissero i più. Qualcuno sogghignò; e Giulio disse

adirittura: — La poesia di Soranzi la consolerà adesso della prosa di

poco fa del marito. —

* * *

— Possiamo andare a piedi, — disse Maddalena, sulla soglia del portone,

guardando il cielo — la notte è così serena e così tiepida!

— Badate a quello che fate....; la vostra salute potrebbe correre un

serio pericolo, uscendo da un ambiente tanto caldo.

— Oh! sono ben coperta....; del resto, — aggiunse con amaro sorriso —

cosa importa che io viva o muoja....?

— Non parlate così, Maddalena.... — intanto andavano — sapete pure

che v’è qualcuno, il quale vive per voi, e sarebbe ben felice se

voi voleste viver per lui. — Ma è forse questo che poco v’importa, e

perciò.... —

Egli tacque, per una forte pressione del braccio di Maddalena sul suo —

e la guardò.

Ella si era sospesa, per così dire, a quel braccio, intrecciando

le mani — e lasciava trascinare la persona stanca. Il di lei capo,

piegato verso il suo cavaliere, a gradi insensibili finì a reclinarsi

sulla spalla di lui. Non parlava.... solo ad intervalli le sfuggiva

un sospiro. Egli rispettava quel mesto silenzio, temendo che qualunque

parola di conforto, in tale stato dell’anima, potesse sembrarle volgare

e indisporla.

Giunsero così all’angolo della via ove era l’abitazione di Maddalena.

— Dove siamo? — esclamò ella, come svegliandosi di soprassalto.

— Qui.... presso casa vostra, — rispose egli dolcemente.

— Casa mia?.... — fece Maddalena fermandosi — e un gran sgomento le

si leggeva in viso. — Ma io ho paura.... di casa mia! Come troverei

riposo.... ora? Qual notte sarà questa per me? E se pur potessi

dormire, sono io certa che non mi risveglierà.... Ah! quale orrore!

— Calmatevi, cara Maddalena.... sentiamo.... che volete fare fino

all’alba....? comandate.

— Mio Dio.... io non so.... qualunque cosa, purchè io non mi trovi in

quelle stanze spaventose. —

Seguì un lungo silenzio. Il cuore batteva a Oreste con tal violenza

che pareva volesse aprirsi una strada, e sentiva al cervello come una

fiumana di sangue che lo accecava.

Capiva che era il momento di ardire, e temeva di rovinar tutto con una

parola mal detta.

Ma non vi fu pericolo di rovinare nulla. Maddalena, che guardava verso

una piazzetta poco lontana, disse ad un tratto:

— Che cosa sono quei due lumi rossi....?

— Sono i fanali di un _brougham_.

— Ah! — fe’ ella pensosa, mordendosi un labbro.

Oreste tremava come una foglia e sentiva le gambe piegarsi....;

ardì.... provossi a fare, come in isbaglio, un passo verso la

piazzetta, e non trovando resistenza.... continuò.

Ella era più leggera di prima.

Quando furono a dieci passi da quella carrozza, egli fece per parlare,

ma non potè articolare un solo accento....

Allora s’ajutò con un gesto, un punto d’interrogazione, e le additò la

carrozza.

Ella non ebbe nè un moto nè una parola.

— Dove andiamo? — fe’ egli con voce soffocata.

— _Dove volete_.... — rispose ella fiocamente.

Oreste fu abbarbagliato, come per lampo improvviso, e vacillò....

— Ma.... — balbettò egli — io non vorrei che voi.... agiste.... in un

momento di.... disperazione....

— Io.... — rispose Maddalena, aprendo le braccia con un moto spasmodico

di tutte le membra, parevo la Madonna dei sette dolori — io non ho più

forze.... non posso più resistere.... — e singhiozzante appoggiossi a

lui come cadendo.

Egli la sorresse, e mormorò:

— Tu sei un angelo! — e aperse lo sportello.

* * *

È uso di dir ad una donna: «Tu sei un angelo», quando la vediamo

cadere dal cielo della mor....ale sul paradiso terrestre dell’amore....

_nostro_....; s’intende.

* * *

Il primo lunedì di quaresima si leggeva in un giornale:

«Ieri abbiamo detto che il signor P. M. era scomparso, lasciando una

lettera, in cui manifestava la risoluzione di suicidarsi. Pur troppo,

egli ha mandato ad effetto il suo tristo divisamento. Il cadavere

del P. M. è stato rinvenuto stamane da alcuni contadini presso il

Manicomio, entro una roggia. Nel prossimo campo si sono trovati un

mantello e una bottiglia di _rhum_ quasi vuota. Si capisce che lo

sventurato ha cercato nel liquore quel coraggio che gli mancava. —

Pregati dai parenti, non ci occuperemo dei motivi che spinsero il

disgraziato al disperato passo.»

Il P. M. era Paolo Minelli.

Madri.... per ridere · 第 8 / 39 题