Un’ora dopo, egli faceva la sua prima visita ai Papetti — e, come s’è
visto, fu un matrimonio a vapore.
— Per noi già non occorrono nè informazioni, nè lo studio del caratteri
— diceva Minelli. — Ci siamo sempre conosciuti! —
Il mattino susseguente la domanda del merciajo, Papetti volle proprio
incontrar Soranzi padre e dirglielo:
— Sa poi.... mia figlia sposa nientemeno che il signor Minelli.
— Perchè niente più? — ribattè l’altro, ironico.
— Oh! è abbastanza.
— Chi si contenta, gode. Piacere tanto! — e, salutatolo coll’indice, se
ne andò.
— Che rabbia che ha! — disse Papetti fra sè con una buona fregatina.
Quando un uomo prende una donna come moglie, l’ultima cosa di cui si
preoccupa — quando pur se ne preoccupa — è l’opinione vera che questa
donna abbia di lui e perchè ella acconsenta a sposarlo.
Gli basta d’essere sposato, e include nel fatto che ella nutra la
«grande stima» e «l’ardente amore per lui». — Ora, quando un uomo
si trova nelle condizioni che devono piuttosto alienare da lui, che
avvicinargli una bella fanciulla, come mai non si spaventa all’udire
che essa acconsente a divenir sua.... tutta sua? E invece se ne
rallegra.... e crede che gli altri se ne rallegrino con lui sul serio!?
È vero che ve n’è anche di quelli, i quali, quando si sono messi in
mente di sposare quella tal donna, la vogliono a qualunque costo....
e la sposano persino sapendo che ella non sa proprio cosa farsene di
loro — anzi forse appunto per questo — come se il possedere un corpo
inanimato o animato da spiriti ostili e disposto necessariamente alla
vendetta, fosse cosa invidiabile. — E voi cosa volete farci?
Così noi sappiamo che il signor Minelli condusse a casa la sua sposina,
convinto di due cose: — ch’egli era il di lei primo amore e che ella
era fior di roba.
E Maddalena seppe tanto bene inebbriarlo, stordirlo colla bellezza,
colle sue carezze, e colle arti apprese alla scuola di Giulio, che egli
vi perdette la testa. Avrebbe dovuto sospettare qualche cosa.... non è
vero... a tanta scienza....? ma egli non poteva sospettare; egli diceva
semplicemente: — «Questa è una donna!.... altro che la mia prima!» —
E siccome non s’era mai trovato a simile festa, — l’abbiamo detto, —
perdette la testa.
Qui bisogna sapere ch’egli in origine era un povero garzone di negozio,
al quale si poteva predire anche.... nessun avvenire. La fortuna volle
che a sua madre venisse in mente di farlo entrare in uno dei così detti
_oratorj_. — Sono congregazioni di gente di tutte le età e condizioni,
la quale i giorni festivi si diverte, prima di pranzo, in una cappella,
per quattro o cinque ore, ascoltando delle messe, delle prediche,
cantando a squarciagola dei _Magnificat_, dei _Maria Mater Gratiæ_,
ecc. — e dopo pranzo, in un giardino.... non troppo all’inglese,
giocando ai birilli e alle pallottole — con finale purificazione
serale, dei maggiori, all’osteria.
All’oratorio un sacerdote prese a voler bene al nostro Minelli, per la
di lui dolcezza e ingenuità, coprendolo della sua protezione e, venuto
il tempo, gli trovò anche la moglie.
Era una fanciulla di trent’anni, discretamente tarlata, se non nella
virtù, nel fisico, ma che portava una ventina di mille lire nel
grembiale.
Dormiva poco, mangiava meno, scopava molto ed era tanto economa da
far dire che le mancava persino il cuore di mirarsi nello specchio per
paura di sciuparlo. Senza idee al di là della calza, un ghiaccio per
quello che di solito infiamma le donne — e infine religiosa.
Questo non occorreva nemmen dirlo.
Ebbene, un simile matrimonio passò venti anni sereni e tranquilli,
in cui se non si contribuì alla propagazione della specie, si misero
insieme onestamente altre centomila lire, cosicchè quando Minelli
prese la seconda moglie, era padrone di centoventimila lire, oltre
l’avviamento del negozio, che ogni anno prosperava sempre più.
Sposare Maddalena, e mutarsi il vento e tutto andare a precipizio fu
una cosa sola.
* * *
Con quali idee era entrata Maddalena nel matrimonio? Con nessuna e
con tutte. Avrebbe veduto e, a seconda delle circostanze, si sarebbe
regolata.
L’importante per lei era maritarsi.... per le ragioni che conosciamo.
Il marito era ricce.... «Tanto meglio! — si disse — godremo la vita.
Ormai già non mi resta a far altro a questo mondo.»
E si accinse a godere colla smania con cui vediamo sulla scena un
affamato gettarsi sur un pasticcio.
Di simpatia, d’amore, di stima, di intime compiacenze della vita di
famiglia — non era a discorrersi neanche per baja.
Se avesse potuto sposar Giulio quando la sua fede in sè e in lui era
intiera, l’amore le avrebbe dato quei principj, quelle convinzioni che
occorrono per una donna di famiglia — perchè una donna innamorata è
capace di tutto e, non persino, ma principalmente d’essere onesta.
Ma l’amore essendole stato strappato dal seno, di sorpresa, con tanta
violenza, ella rimase come.... senza un viscere, eppur viva.
Ella non fu più una donna. Coll’amore aveva perduto ogni senso morale,
ciò che si chiama cuore — e, quel ch’è peggio, senza alcuna speranza di
riacquistare nè l’uno nè l’altro.
Dunque: marito ricco e godere.
E per disgrazia, Minelli, invece di frenarla, si associò a lei a
lavorare per la comune rovina. Egli, che durante tutta la sua vita non
aveva dato prove che d’energia e di buon senso — trasportato dalla
sua folle passione, non diede, dopo le seconde nozze, che prove dì
debolezza e di stoltezza.
Nonchè rifiutare.... offriva. — Anche le cose a cui Maddalena sarebbe
stata indifferente, quasi quasi venivano da lui imposte.
«Oggi faremo» — «domani andremo» — «ecco cosa t’ho comperato....» e
così via.
Non v’era da desiderare. Era già fatto.
Niente di meglio per Maddalena. Abiti, giojelli a profusione, gite di
piacere, teatri, cene, pranzi, e tutto senza posa al punto che doveva
essere un faticare piuttosto che un godere.
La casa, che durante il primo matrimonio era arredata con una
semplicità quasi campagnuola — vi si vedeva il puro indispensabile e
tutta roba di gusto più che tramontato — ora pareva un _bazar_. E il
cambiar il vecchio in nuovo aveva costato quindicimila lire.
Il ragioniere del signor Minelli vedeva con spavento questo scialacquo
crescente, e arrischiava talora una timida osservazione.... Minelli
ascoltava, gonfiava le gote, poi si passava una mano sulla fronte....
e le cose continuavano sempre sullo stesso piede — il che vuol dire
sempre in peggio, perchè le rendite non aumentavano e non si faceva che
consumar capitale.
Il ragioniere, vedendo l’inutilità delle sue premure, tacque,
lusingandosi che, quando alla chiusura del bilancio sarebbe risultato
il guasto profondo fatto da tante follie nella situazione della casa,
il signor Minelli avrebbe fatto senno.
Ma s’ingannò. Minelli vide, fu malcontento, disse che bisognava fare,
che bisognava dire, che sperava anni migliori pel seguito.... ma che
quanto alle spese di casa era difficile ridurle.... Però avrebbe fatto
il possibile. Si capisce subito che non fece niente. La solita storia.
Non v’è alcuno di quelli che si rovinano, che non lo sappiano di
rovinarsi, eppure nessuno sa fermarsi a tempo e salvarsi. In che cosa
mai sperano?
Un fatto che avrebbe dovuto avere le più benefiche conseguenze per casa
Minelli, fu invece una cagione di nuove spese, e nulla più. Vogliamo
parlare del giorno in cui Maddalena mise alla luce una figlia.
Allora si vide alcun che di stranissimo in quella casa. Si festeggiò
la nascita con un ricevimento, in cui, fra confetti e vini di lusso, si
consumò in poche ore un capitale, si fecero brindisi innumerevoli alla
neonata, alla puerpera, vi furono dei versi sulle gioje della famiglia,
vi furono complimenti, abbracciamenti e baciucchiamenti senza fine per
il papà, per l’avventurata mamma, che il cielo aveva benedetti subito
regolarmente.... e poi, buona notte! l’indomani si mise la bambina
sulle braccia della nutrice, che partì, e non si parlò più di figlia nè
di gioje della famiglia, come se nulla fosse nato....!
Le varietà del genere _madre_ sono infinite.
Accenneremo solo delle seguenti:
Vi sono delle madri-nate che amerebbero i proprj figli anche se il
padre fosse la creatura più odiosa, anche se egli si fosse sottratto
colla fuga a qualsiasi responsabilità. — Vi sono delle donne che amano
i figli, perchè amano il marito — altre che si rassegnano a mantenerli,
perchè non si è potuto non averli e li educano perchè un giorno «ne
porteranno in casa» — altre infine che odiano la loro prole. Queste
ultime non sono donne, sono.... cimici.
Maddalena fu estremamente seccata quando sentì d’essere madre. «Perchè
avere dei figli?» si diceva. Nelle disposizioni in cui aveva preso
marito, e tutta simulazione e affettazione nelle sue tenerezze per
quell’uomo, del quale una sola cosa le premeva — «che spendesse per
lei» — ella non vedeva a cosa potessero servire dei figli.
L’istinto materno aveva forse esistito in lei, ma in tal caso era
stato ucciso in germe insieme all’amore per Giulio. Così ella era madre
come un bruto qualunque, anzi peggio, perchè aveva generato contro la
sua volontà. Questo non lo disse per convenienza, ma lo fece capire
quando dichiarò al marito che «non ne voleva più.» Ella voleva essere
libera. Ecco perchè, battezzata la figlia, la mandò alla campagna e ben
lontano.
Il marito diceva qualche volta: «Andiamo a trovare la nostra Silvia»
— «Sì.... andremo», rispondeva Maddalena, ma non si andava mai. Non
è a credere però che proprio nessuno pensasse alla povera Silvia. Oh!
ci pensavano i Papetti, che di tanto in tanto montavano in diligenza
e facevano le loro brave quaranta miglia per andar ad abbracciare la
bambina....
Ritornavano poi a dire cose meravigliose della sua bellezza e del suo
spirito.... ma non sgelavano nulla. Padre e madre avevano ben altro a
fare, come stiamo per vedere.
* * *
Si può farne a meno dell’amore, nella vita, quando si hanno delle
ragioni per non volerne sapere, ma non si può trovare bella e neanche
sopportabile la propria casa se l’amore non vi regna.
Maddalena s’annojò tanto della casa conjugale negli ultimi mesi della
gestazione, che si propose, non appena avesse riacquistata la primiera
libertà di movimenti, di stare in casa il meno possibile.
E tenne, e la prima cosa che volle, tosto che potè uscire, fu non
pranzar più a domicilio. — Il marito sulle prime non ne voleva sapere,
poi cedette a malincuore, infine si abituò al nuovo genere di vita e fu
contento come di tutto il resto.
Questa innovazione malaugurata ebbe le più funeste conseguenze.
Primo, la casa da quel momento fu casa.... di nome. Non v’era attaccato
più niente. Casa volle dire solo: luogo dove si sta a dormire.
Secondo, il marito, che già nei primi mesi della seconda unione aveva
perduto alquanto della sua diligenza e attività — quando si prese
l’abitudine di pranzar fuori, a poco a poco finì col trascurar del
tutto i suoi interessi, perchè da principio si stava all’osteria un
pajo d’ore, e poi si arrivò a passarvi tutta la sera e quindi anche
parte della notte. Si giunse al punto che il tempo bastava appena per
smaltire a letto e per riempirsi di nuovo.
Un’abitudine poi ne genera delle altre, e, colle molte amicizie di
buontemponi che la vita all’osteria procurò a Minelli, egli prese
insensibilmente anche l’abitudine ai liquori e specialmente al
terribile _absinthe_.
Dopo pochi mesi di tal disordinare, non si riconosceva più in Minelli
l’uomo una volta robusto e pieno di vitalità. Già era cominciata
quell’incuria di sè stesso così propria della gente dedita al bere.
La barba incolta e brizzolata, gli abiti sempre gualciti, scuciti,
unti....; non si vedeva mai quando eran nuovi. Gli occhi imbambolati,
la persona accasciata, incapace di celeri movimenti. Solo quando aveva
trangugiato una dozzina di bicchierini di quelle infernali bevande....
aveva dei sussulti galvanici. Egli pareva rianimarsi allora, ma tosto
cascava addormentato col volto di tutti i colori. Risvegliatosi,
ricominciava per riaver qualche spirito.... e tosto ricadere.
— Perchè bevi così, Minelli? — gli diceva alle volte qualche amico,
dolente di vederlo compiere un lento suicidio.
— Bevo.... per mettermi in forza.... e per dimenticare.
— Che cosa dimenticare? i tuoi affari vanno a gonfie vele, tua moglie
ti vuol bene.
— Sì, è vero, ma ho bisogno di dimenticare.... capisci....? Bisogna
essere qui.... qui nel cuore! —
Nessuno ci capiva nulla, per cui si cominciò a dire che il povero
Minelli andava impazzando.
Che cosa mai aveva bisogno di dimenticare?
Eh! aveva bisogno di dimenticare la sua miseria fisica e morale, non
voleva vedere il dissesto de’ suoi affari, non voleva vedere la sua
imbecillità.
Egli voleva vedere una cosa sola.... sua moglie.... e sempre più
cresceva la sua passione per lei, perchè ella diveniva sempre più
magnifica. La vita dell’osteria le si confaceva!