Egli non aveva altro a fare. _Era libero!_

Maddalena errava tutta mesta e inquieta nella via in cui avveniva

regolarmente il suo incontro con Giulio, soffermandosi davanti a questa

e a quella vetrina, dando ad intervalli rapide occhiate or in questa,

or in quella direzione, per veder s’egli giungesse; per la prima volta

Giulio non era il primo al convegno — quando con sua sorpresa sentì la

voce di Brigida dirle sommesso:

— Prenda....; una lettera per lei.

— Una lettera di chi?

— Di lui.

— Oh! Dio! — e Maddalena, come colta da un triste presentimento,

impallidì; poi: — Chi te l’ha data?

— Ma lui!

— Ma perchè?

— Cosa vuole che ne sappia io?

— Aspetta — ed entrata in una porticina, aperse e lesse:

«Mia carissima,

«Perdonami se jeri non ti ho detto che ragioni d’interessi mi

obbligano ad assentarmi per qualche tempo.... ma davvero, in quel

momento di tanta espansione, io non avevo il coraggio di avvelenare

la tua purissima gioja con una sgradevole notizia.

«Puoi imaginare se io non farò di tutto per abbreviare la mia

assenza!

«Quando sarò di ritorno...., credo fra un mese, sarà mia premura

d’incontrarti.

«Ricordati di me.

«_Tuo affez._ G.»

Afflittissima, e tuttavia senza ombra ancora di diffidenza nè di

sospetto, tornò a casa. Ma, allora, letto, riletto quel foglio,

meditando a lungo su ogni frase, per quella temenza che prende

sempre chi ama, si turbò. Studiando l’atteggiarsi delle parole, per

indovinare, le parve di trovare troppa regolarità.

Giulio non poteva sentire alcun dispiacere scrivendo quelle linee....

era freddo. E poi era un esprimersi da uomo innamorato quello? _Quando_

sarò di ritorno.... _credo_ fra un mese.... Quando? Credo? E per

un mese egli la lasciava senza nuove — e non ne desiderava di lei?

_Ricordati_ di me...? Ed egli? E dove andava? Ragioni d’interesse? La

sua mente si perdeva.... Ella ebbe paura e pianse.

Ma quel pianto non poteva essere lungo. Quasi subito si rivide, il

giorno prima, in compagnia di Giulio, che la rendeva pazzo di felicità

— e a quella visione incantevole, ogni timore sgombrò.

Era allora la fine d’aprile. Attese con pazienza, con quanto dolorosa

pazienza lo dican gli innamorati, che passasse quel benedetto mese.

Ma quando fu scorso.... e uno, due.... dieci altri giorni si

successero, senza ch’egli comparisse.... allora ella non ebbe più la

forza di reggere al tormento, che ogni giorno si faceva sempre più

atroce.... e andò a casa di lui.

— Il signor Giulio Bindi è tornato? — chiese alla portinaja.

— Dice?

— Il signor Giulio Bindi.

— Non lo conosco.

— Ma se abita qui!

— Qui non abita nessuno.... nè lui.... nè altri. —

A tali parole per lei insensate, Maddalena cominciando a credere di

parlare con una demente, disse:

— Ma come!... non si ricorda più d’avermi veduta molte volte passare in

compagnia del signor Giulio Bindi?

— Oh! Sarà benissimo! — e la portinaja ebbe uno strano indecifrabil

sorriso — ne passan molte qui in compagnia.... ma qui non si domanda il

nome di alcuno.

— Ah! Dio.... Permetta che sieda.... perchè io mi sento male. —

Maddalena aveva la fronte coperta di freddo sudore, e si sentiva

infatti svenire....

Dopo essere stata un momento seduta, appoggiata alla spalliera, muta,

il capo chino, gli occhi velati, respirando con affanno.... ripreso

coraggio, fissando quella donna, esclamò:

— Ma allora...?!

— Ma allora — fe’ ruvidamente colei impazientata a siffatta scena, che

le pareva incomprensibile — allora questa è una...

— Ah! — stridette Maddalena raccapricciando, e balzata in piedi, colle

mani nei capelli, fuggì....

— Quante sciocchezze! — borbottò la portinaia sedendo e ripigliando la

sua calza.

* * *

Quando Maddalena fu nella via, avvedutasi che tre o quattro persone

s’erano fermate di botto osservandola con curiosità, diventò rossa. Con

uno sforzo pensò a darsi un contegno più dicevole per una giovinetta,

e tornò a casa — ma tremava tutta, i suoi denti battevano e le labbra

erano bianche. I singulti le straziavan la gola, e la sua mente

sconvolta così s’agitava:

— La sua casa!.... la sua _casa_!.... e io non avevo capito niente? Ma

come capire, se io non sapevo niente? Ah! Giulio, tu mi tradisci.....

ma se mi tradisci..... guai!.... Un mese.... ragioni d’interessi....

Bugiardo!.... Ah! se ti trovo.... Se.... E ora dov’è? Come potrò

rintracciarlo? Come?.... Come.... ah! sì.... sì.... già.... che me ne

importa poi a me della sua famiglia.... di tutti i motivi che possono

aver la sua famiglia e lui.... e tutto il mondo!?... Sì, andrò da sua

sorella.... e.... e per Dio! che allora saprò dove si può andarlo a

cercare! —

Alla certezza che fra poco avrebbe saputo tutto, si fece un po’ più

calma. Ma come sbattevano ancora quelle palpebre!

Senza por un minuto in mezzo, giunta a casa, salì immediatamente da

Severina e tirò il cordone del campanello.

Ma in luogo di vedersi schiudere al solito, udì un leggiero sfregamento

nell’uscio, e tosto, all’aperta spia, le apparvero gli occhi inquieti

della domestica.

— C’è Severina?

— Sì.... ma c’è gente.... — rispose quella a bassa voce e con aria

misteriosa.

— Allora tornerò. Ho bisogno di parlarle.

— Torni, sì.... ma domani.... e... più tardi.

— Va bene. —

La spia si chiuse, e Maddalena scese sospirando. Bisognava attendere

ventiquattro ore.

Fu bene per tutti che Severina in quel momento avesse gente — se no,

alle rivelazioni di Maddalena, chi sa quali scene sarebbero seguite!

Allora non vi sarebbe stato certo un incidente che, se mise alla prova

la bontà del cervello di Maddalena.... fu anche la medicina che la

guarì per sempre del suo amore.

* * *

La giornata fu tanto lunga e uggiosa per Maddalena, che ella non

aspettò la notte per coricarsi. Il crepuscolo cominciava appena

quand’ella chiuse, contro il solito, le imposte, e si pose a letto. Le

pareva che, circondandosi di tenebre, non solo i suoi occhi, ma anche

la mente, potessero cessare di vedere — e riposare. Ma s’ingannava.

Le giovanissime e robuste membra avrebbero avuto piuttosto bisogno

d’una eccessiva fatica fisica per poter esser fiaccate e ridotte in

balìa del sonno.

Nella pienezza delle forze, dopo tante commozioni, in un simile stato

d’esasperazione, credere che fra le coltri, nell’oscurità, in una calda

sera di giugno, il travaglio dell’anima e dei sensi potesse scemare,

era un errore, di cui ella dovè ben presto sentire gli effetti.

Allora il cervello s’accese, e se prima aveva solo sospettato, temuto

il tradimento.... allora Maddalena, senza alcun sforzo, se ne fece una

realtà con colori tali che le tolsero ogni lume di ragione.

Avvoltata nel lenzuolo, s’agitava sul letto, inconscia di sè,

abbandonandosi a tutte le stravaganze che, in quello stato morboso,

divenuta preda di sè stessa, la passione le imponeva. Era un delirio.

Or inveiva contro Giulio, caricandolo d’improperj — or gli rivolgeva

dimande, e poi, come se avesse avuto risposta, gli replicava

furiosa.... e il dialogo continuava fra il suo labbro e la sua

mente....

Piangeva.... narrava le sue torture.... supplicava e.... s’adirava di

nuovo.... ma tosto — le era forse stata detta una parola, una menzogna

pietosa.... perdonava, gli rivolgeva i più teneri accenti — il sereno

era tornato, rideva, si confessava pazza.... chiedeva scusa. — Seguiva

un lungo silenzio, pareva assopito. Ma quindi si ridestava in un nuovo

accesso di furore....; il tradimento era provato....!

«Sei andato con lei....! Chi è? Voglio saperlo! Voglio ucciderla.... e

te pure ucciderò.... ma.... dilaniarti voglio!»

Il farneticamento durò più ore.... poi il sonno tanto invocato, e

invano, al coricarsi, la colpì fulmineo.

Batteva il tocco dopo mezzanotte quando si svegliò. Si sentiva alquanto

ristorata — la mente era un po’ confusa, ma calma. Ricordava il patito

trambusto, ma con indifferenza....; l’esaurimento di forze la rendeva

insensibile al dolore. Aveva solo una sete ardente — accese il lume e

bevè.

Poi, coll’occhio semichiuso, affaticato, stette qualche tempo

appoggiata alla spalliera, immobile, senza pensiero....

A un tratto le parve di sentirsi male, d’essere oppressa dal caldo, di

non poter più respirare.

Lentamente lasciossi scorrere giù dal letto, e vacillante mosse alla

finestra ad aprirne le vetriate. Sedutasi quindi là, respirò avidamente

per procurarsi qualche sollievo, ma non ne ottenne, chè non spirava un

filo d’aria.

Ai primi di giugno, la temperatura era già torrida. Da un mese e

più non cadeva una stilla di pioggia. Fra la notte e il giorno unica

differenza era l’assenza del sole. La stagione quell’anno era troppo

bella, e gli uomini invocavano fulmini e tempeste che li liberassero da

tanto felice primavera.

Dopo un quarto d’ora d’inutile attendere, Maddalena, non provando alcun

refrigerio, stava per tornarsene a letto, quando udì chiudersi forte lo

sportello della porta di casa. Ciò non la interessava punto, ma quando

vi si aggiunse un rumor di passi nell’androne, vi prestò attenzione.

Chi poteva venir a casa a quell’ora? Non era nelle abitudini di alcuno

degli inquilini. Severina forse?... Ma il passo era d’uomo.... Il

rumore cessò.... L’uomo saliva. Maddalena continuò a porger orecchio, e

ben presto la sua piccola curiosità fu appagata.

Le imposte di una finestra furono schiuse, e una voce maschile, che

veniva dalla camera di Severina, disse: «Ma qui si soffoca!» Maddalena,

al suono di quella voce, balzò in piedi, col sangue rimescolato....

e stette un momento, prestando sempre orecchio, tutta ansante, colle

occhiaje spalancate. Era.... non era.... non poteva credere....

attendeva qualche altra parola per avere una certezza qualunque.

E l’ebbe subito. Un _No_ alto, sonoro, squillò, e vi tenne dietro un

argentino riso di donna.

Maddalena mandò un gemito. V’era la peggiore, la più temuta delle

certezze. Era lui! Allora, sconvolta, quasi demente, corse a soffiare

sul lume, poi, a piedi nudi, brancolando nel bujo, riuscì di nuovo alla

finestra, e con cautela, per non essere udita, ne socchiuse le gelosie

tanto da poter vedere senza essere veduta.

Sulle prime le fu impossibile distinguere bene, perchè la notte era

chiara, e nella camera il lume era collocato in modo che dalla finestra

di Maddalena non si vedeva d’illuminato che una piccola parte del

pavimento presso il terrazzino.

Ma presto la scena mutò, ossia divenne più ampia e meglio visibile....,

troppo.

Giulio, che era seduto, celato dal fogliame del terrazzino, si alzò e

mosse per entrare nella camera, ma si fermò nel vano della finestra.

Parlava con qualcuno, ma non si udiva nulla.

Prese quindi il lume, ch’era sur un mobile a lui vicinissimo, e

s’avanzò lentamente verso il fondo della camera. Posò il lume sur

un tavolino da notte, e si trasse in disparte facendosi invisibile a

Maddalena.

Allora la camera si rischiarò tutta, e la fanciulla vide il letto,

e sovr’esso, in posa languida, colle mani che s’intrecciavano sulla

fronte, il seno ignudo, Severina.

I suoi occhi parevano chiusi.... parlava a spizzico.... e sbadigliava

di tanto in tanto.... sorridendo deliziosamente.

A un tratto si scosse da quella specie di torpore, certamente

artificiale, e coll’indice accennò alla finestra, ordinando alcunchè.

Ma, siccome non veniva obbedita, fe’ un celere movimento ed era per

balzar dal letto — ma trattenuta — parve — da una parola o da un gesto,

si mise nuovamente a giacere nella posa primiera.

Maddalena vide allora ricomparire Giulio alla finestra e, preso il

cordone, farne calare la tenda....

Furibonda a tale atto, fu sul punto di gridare.... — ella voleva

sapere, tutto sapere, avesse anche dovuto perdere la vita in quell’ora

— ma la _speranza_ (!) di non essere delusa del tutto, che ancor

restasse qualche spiraglio, le diè la forza di frenarsi.

Non _sperò_ indarno; chè se la tenda dapprima scese tutta fino al

suolo, un leggier cigolío disse subito che si voleva lasciare un vano

in alto per non togliere affatto la possibilità di ventilazione alla

camera.

Maddalena ebbe quindi la triste consolazione di rivedere la camera fra

un interstizio di circa una spanna.

Ma di visibile ora non v’era che la parte superiore del letto, poco più

del guanciale. — Tuttavia a Maddalena bastava.

Essa, dopo qualche minuto, vide Severina con gesto vezzoso chiamare a

sè Giulio, come se desiderasse qualche cosa — e poscia, dovendo aver

ricevuto un diniego, mettersi a finger di frignare, agitando la mano.

Allora Giulio s’avvicinò al letto e porse a Severina il suo sigaro

acceso.

Quella, non più frignante, soddisfatta, si mise a fumare

beatissimamente.

Indi Giulio sturò una bottiglia e versò del vino color ambra in due

calici, offrendone uno a Severina.

Ella si levò reggendosi sul gomito, preso il calice, vi posò le labbra

e libò lentissimamente, guardando _lui_.

Gli rese poi il cristallo, e, come affaticata, si lasciò cadere il capo

sul guanciale, coll’occhio semispento sempre in lui, e col sorriso di

chi muore vedendo aprirsi il cielo.

Egli si curvò a baciarla, e si rizzò quindi facendo colla mano: —

Aspetta.

Maddalena, per quanto si tenesse aggrappata con una mano alla ringhiera

colla disperazione del naufrago, non poteva più sostenersi. L’altra

mano, che teneva socchiuse e a un tempo unite le gelosie, era in tal

convulsione che le imposte, come per vento, s’agitavano.

E.... un’ora ebbe il coraggio di restar là.... tremante di odio....

grondante di sudore, or gelido, or cocente — ma quando in quella

camera, ad un tratto, si spense ogni luce.... anche le sue forze si

spensero e cadde inginocchioni come tramortita.

— Maddalena! — gridò la madre dalla stanza attigua, destatasi di

soprassalto al rumore che la figlia nel cadere aveva fatto, rovesciando

la sedia e urtando nella vetriata.

La fanciulla con un sforzo eroico ricuperò in un lampo gli spiriti, e

potè persino dire con calma:

— Che vuoi, mamma?

— Ma cosa fai?

— Nulla, m’era caduto il libro e sono andata giù a raccoglierlo.

— Ma ti pajon queste le ore da leggere?

— Ecco, ho finito. —

Allora si mosse, si buttò sul letto di traverso e vide farsi

giorno, senza che dagli occhi accesi potesse spremersi una lagrima,

straziandosi il seno colle unghie per impedirsi di urlare.

Quando il primo raggio di sole entrò a dirle che poteva alzarsi....

guardossi le mani.... erano sanguinolenti.... guardossi nello

specchio.... si metteva orrore — era una furia. — Fece per scender dal

letto.... non potè.... era tutta attrappita e indolenzita.

Si cacciò fra le coltri, ove la stanchezza e la luce del dì riuscirono

ad assopirla.

* * *

Quando risvegliossi, era mezzogiorno e più.

Sulle prime guardossi intorno smemorata, ma quando il suo occhio

posossi sulla finestra ancor aperta.... allora le si presentò alla

mente tutta la terribile notte, rivide l’odioso quadro, e balzò dal

letto coll’impeto d’una fiera....

Quello doveva essere il giorno della vendetta.... quale, poi, ella non

sapeva... ella sapeva solo che voleva vendicarsi — e di entrambi!

Ma prima, di Giulio...; vederlo, fingere di ignorare, trangugiarsi

tutte le di lui menzogne.... e poi.... e poi.... oh! l’ira l’avrebbe

ben ispirata! — Dopo.... avrebbe pensato a Severina.

Si vestì per uscire.... ponendo una cura speciale in ogni minuzia

della sua _toilette_. Voleva essere bellissima.... onde Giulio avesse a

sentire tutta la perdita ch’egli faceva in quel giorno.... sciocco!

Stava abbottonandosi i guanti quando fe’ capolino nella camera

la madre, curva, gelatinosa, che vedendo la figlia vestita fe’ le

meraviglie.

— Come!.... ti credeva ancora a letto io.... Sono venuta qua tre volte,

ma dormivi sempre, ed io ti ho lasciata stare. Vedi cosa vuol dire

legger troppo! Vai fuori?

— Sì.

— Non fai colazione?

— No.

— Vuoi che te la prepari?

— No.

— Vai, senza neanche salutarmi?

— Sì.... addio.

— Sei sempre in collera per l’affar del matrimonio....? Oh! che

tosa.... —

Maddalena era già sul pianerottolo e non udiva più.

Quando fu abbasso, si fermò, domandandosi dove andava. Ella aveva

pensato a tutto fuorchè a questo. Fortunatamente ricordò che Giulio

frequentava due dei principali caffè. Là qualcuno avrebbe saputo

indicargli il domicilio di lui.

E si avviava, quando s’imbattè nella fantesca di Severina, che veniva

dalla strada.

— Spero che non sarà salita dalla signora — disse quella.

— Perchè? — fe’ Maddalena, fermandosi punta da sospetto.

— Perchè non avrebbe potuto riceverla. C’è gente anche oggi.

— Ah! — e suo malgrado la fanciulla arrossì per tosto impallidire. — È

quel giovinotto che è venuto da lei jeri sera tardi?

— Come lo sa? — e la fantesca la guardava sorpresa.

— Diavolo.... non vi sono segreti fra me e Severina.... Anzi.... prima

di uscire voglio salire a salutarli.

— Ma....

— Ma che cosa? Lo conosco molto io quel giovine.

— E se la mia signora mi sgrida?

— Non temere.... Mi credi forse capace di commettere un’indiscrezione?

— Faccia lei. —

Salirono, la domestica aperse, e Maddalena si precipitò nell’anticamera.

— Dove sono?

— Là....

— Bene. —

Maddalena, coll’occhio sfavillante d’ira e di gioja a un tempo,

spalancò l’uscio indicatole dalla servente, e si presentò sulla soglia,

colle braccia incrociate sul seno, squadrando Severina e Giulio che

stavano a un tavolino facendo colazione.

— Ma bravi! — esclamò essa.

Giulio si turbò.... ma subito si ricompose.

Quanto a Severina, dopo un primo moto di sorpresa, represse la noja che

le cagionava quella visita intempestiva, e disse cortese:

— Avanti.... avanti. Che buon vento? —

Maddalena s’avanzò fino al tavolino. Una convulsione, che si sforzava

invano di padroneggiare, le agitava le membra. L’ira e il dolore erano

così intensi che voleva prorompere e non poteva disserrar le labbra.

S’appoggiò coi pugni alla mensa.... e guardò per qualche istante or

l’una, or l’altro.

Giulio non diceva parola, e a capo chino attendeva rassegnato la

burrasca.

Severina, che non capiva nulla, disse freddamente:

— Ma di’ un po’, Maddalena, si potrebbe sapere....? —

La fanciulla allora ruppe in uno scroscio di riso così stridulo, così

spasmodico che pareva pazza.... e fe’, con accento che a Giulio mise i

brividi:

— Che bravi commedianti siete voi.... per darla ad intendere al

mondo!.... Suo fratello! Ah! ah! ah!.... tuo fratello! —

Severina guardò attonita Giulio, il quale fece un movimento per

alzarsi — ma Maddalena gli afferrò il braccio e lo forzò a star seduto,

gridandogli furente:

— Se ti muovi.... se dici una parola.... ti schiaffeggio, sai! brutta

faccia smorta!.... —

E allora, vedendoli ambedue allibbiti e tremanti, sentì come un

disdegno supremo di dir altro a simil gente.

Guardò per l’ultima volta Giulio, concentrando in quell’ultima tutta la

nausea, tutto il disprezzo, quindi volte le spalle ai due, lentamente,

dignitosa, grande.... uscì.

Era guarita.

* * *

Due mesi dopo, il signor Paolo Minelli, detto _Minella Bellabarba_,

notissimo e grosso merciajo, memore della felicità goduta colla prima

moglie, di cui piangeva da dieci mesi la «_Ahi! immatura perdita_» —

per regalarsi, cosa di suo pieno diritto, di nuova felicità, sposava,

a cinquant’anni, ornato di precoce e perfetta calvizie, la signora

Maddalena Papetti....

Precisamente così.

Abbiamo detto che Maddalena, dopo quel piccolo e innocuo sfogo in

casa di Severina, ne partì guarita. Il disprezzo aveva ucciso in lei

amore e dolore.... Uscendo da quelle camere le pareva di non aver mai

conosciuto nè Giulio, nè Severina. Felice natura! Buona stoffa!

Qualche altra ragazza avrebbe pensato al suicidio — ed ella, non eran

scorsi otto giorni che cominciava a ringrassare.... non poteva più

vedere il caffè tostato, odiava il sale e gli agrumi, e quanto alle

bibite spiritose, si limitava già ad un uso ragionevole.

Aveva tutto obliato, tanto che una sera li incontrò per via e non sentì

al cuore la più lieve puntura, nè al cervello la più piccola onda di

freddo o di caldo.

E quando lesse sur un cartellino alla porta che l’appartamento, di

Severina era da affittarsi «_anche al presente_,» ebbe un sorriso di

compiacimento. — E quando, pochi giorni dopo, Severina traslocò, non

volle nemmeno fermarsi in casa, e per poter star fuori tutto il dì,

trascinò i Papetti ad una scampagnata, in cui finalmente fu fatta la

pace, per sempre, fra le potenze, senza umiliazioni da nessuna parte,

ma con abbracci e inaffiamenti analoghi.

La sera stavano sotto tutti e tre.

* * *

A diciassette anni, però, non si caccia un amore senza sostituirvi un

nuovo amore o qualcos’altro. Quelle che vanno al Conservatorio, per

esempio, possono ingolfarsi nell’arte.... che permette poi molti altri

surrogati — ma Maddalena che non andava al Conservatorio?

E sentiva un vuoto, un malessere, una impazienza, una noja, una smania

senza scopo.... avrebbe voluto non vedersi più in quella città....

cambiar aria.... fare un’altra vita....

Fu allora che si pentì d’aver perduto volontariamente l’occasione

di maritarsi. Oh! il suo sacrificio aveva proprio avuto una bella

ricompensa! Se quel maggiordomo si fosse presentato di nuovo.... ella

l’avrebbe accolto a braccia aperte. Ma ora tutto era guastato, ed il

suo orgoglio non le permetteva certamente di mandargli a dire che aveva

mutato pensiero.

Allora disse: — Il primo che mi capita, foss’anche lo spazzacamino,

purchè possa mantenermi, lo sposo. Lodevole risoluzione.... e

tutt’altro che rara. E si può anche aggiungere che, sapendosi di una

donna che è giunta a tal grado di.... filosofia...., è quasi lecito

dire che cosa sarà un giorno.

Quando si è in simili disposizioni e si è belle ragazze non si ha che

a fare un po’ la civetta e.... lo spazzacamino, con un briciolo di

pazienza, si trova.

E lo trovò anche Maddalena, e più presto di quanto sperava.

Il signor Paolo Minelli....

Un momento.... omettevamo di menzionare un incidente....

insignificante, per verità, in sè stesso, ma che per una certa

relazione che ha col resto del racconto, non vuol essere taciuto.

* * *

I signori Soranzi, proprietarj della casa in cui abitavano i Papetti,

avevano un figlio — unico — che si chiamava Oreste, e «faceva»

l’ultimo anno di legge all’università. Venuto a passare in famiglia

le feste di dicembre, gli avvenne, la mattina del giorno di Natale,

d’incontrare Maddalena che, colla madre, tornava dall’aver ascoltato le

indispensabili tre messe.

Vederla, restar stupefatto e invaghirsene fu una cosa sola. Durante gli

studj universitari, egli aveva perduto di vista Maddalena, che prima,

d’altronde, e per la troppa giovinezza e per il suo modo di vestirsi e

di acconciarsi, non attirava certo lo sguardo.

Ma rivederla ora nel fiore de’ suoi vezzi, colla fisonomia animata dal

primo amore di cui gustava, solo da un mese, il primo miele, ricordarsi

d’un.... bruco e trovare una splendida farfalla.... come non restarne

colpito?

L’effetto del colpo si vide subito. Ogni festa egli salutava

l’università e veniva a bearsi un momento gli sguardi nella bella

fanciulla.

Egli salutava — ella chinava il capo per quella deferenza convenzionale

che ha l’inquilino pel padrone di casa, e tutto finiva lì.

Era meno di niente, ma bastava a lui per riscaldarsi sempre più. È quel

che avviene a ventiquattro anni.

Voleva parlarle.... voleva farsi meglio capire da lei — ma come fare?

Ella era sempre accompagnata.

Finalmente una domenica — di marzo — essendo per caso sul balcone, vide

Maddalena uscire.... sola. Non era scorso un minuto ch’egli si trovava

al fianco della fanciulla, tutto ansante, e stava già per levarsi il

cappello e dirigerle la parola.... ma ella a quell’atto finse di non

riconoscerlo, si fece rossa di dispetto — egli credette di pudore —

calò il velo, e affrettando il passo verso una chiesa poco lontana, vi

entrò....

Oreste avrebbe fatto molto bene se l’avesse seguita, perchè avrebbe

scoperto che facendo le viste di andar in chiesa a prender lezioni di

dottrina cristiana, Maddalena entrava dalla porta maggiore.... usciva

tosto dalla porticina di dietro, e di là si recava alla casa di Giulio

— e tale scoperta l’avrebbe guarito perfettamente.

Invece egli si fermò per paura di far paura alla timida cervetta.... e

se ne tornò a casa più innamorato di prima. — «Oh! io sono stanco di

far questa vita — diceva fra sè — _adesso_ prendo la laurea e poi la

sposo. È povera.... ma sono ricco io, e basta.» —

Le cose fino al giugno andarono avanti così, anzi peggio, perchè

Maddalena non ebbe più occasioni di andar in chiesa all’ora della

dottrina cristiana.

Ma in giugno, verso la metà, mancando poche settimane a finire il

corso, Oreste pensò che era tempo di fare il primo passo. E scritta una

bella lettera di dichiarazione, la consegnò alla portinaia, perchè la

facesse tenere in gran segreto a Maddalena. Quindi partì.

La risposta era desiderata per la prima domenica.

La lettera fu consegnata, e Maddalena, per quanto potesse desiderare un

buon partito, fu ben sorpresa di vedere che aspirava a lei nientemeno

che il figlio del padrone di casa. Da quella brava fanciulla che era, e

anche per far presto — avendone abbastanza di quanto aveva passato con

Giulio — diede la lettera ai genitori, i quali strabiliarono e piansero

di contentezza.

Ma la gioja.... ahimè! fu breve.

Il padre Papetti, presentatosi al padre Soranzi e mostratagli la

lettera del figlio dicendogli «che era venuto per prendere i debiti

concerti fra genitori, come è uso in simili casi» — ebbe la sgradita

sorpresa di vedersi stracciar la lettera sul muso e di sentirsi dire:

— Mio figlio è matto.... Vi rimedierò io.... Spero che, dal canto loro,

la cosa non avrà seguito.... altrimenti dovrò pregarli di andarsene da

casa mia. —

Papetti, esterrefatto, colpito da paralisi, non fu capace di dire più

di «Sissignore....» e non si riebbe che quando, restato solo, comprese

che si doveva uscire.

Il padre Soranzi partì e tornò dopo due giorni — il figlio sospese le

sue gite festive — e non se ne parlò più.

Il padre Papetti disse in casa con calma e dignità che non avevano

potuto intendersi sul capitolo interesse e che quindi non bisognava

pensarvi altro. — «Del resto.... meglio! — aggiunse — il signorino è

troppo giovane per essere un buon marito; per Maddalena ci vuole un

uomo posato. E lo troverai.... sta pur sicura!»

Papetti — chi l’avrebbe mai detto? — fu profeta.

* * *

Il signor Paolo Minelli — detto _Minella Bellabarba_ — stava di casa

ed aveva anche, da venti anni, il negozio, precisamente di fronte

all’abitazione di Maddalena.... quindi aveva veduto nascere, come

si dice, la fanciulla. Più tardi ne aveva ammirato la serietà e la

gravità, e diceva sempre a sua moglie: «Se io avessi una figlia, vorrei

che fosse come quella ragazza lì.»

Ma la figlia non venne mai — anzi, anche la moglie, forse perchè si

vedeva inutile, pensò bene d’andarsene anche lei.

Rimasto vedovo, dopo qualche tempo sentì che quel gran dolore che

aveva messo sul cartellone funerale non lo opprimeva più.... Egli

voleva ancora essere addolorato per sempre, e quindi sospirava, parlava

continuamente della morta, ne vantava le virtù: — «Una donna come

quella!» — ma in sostanza, più che pensare alla trapassata, sentiva

delle aspirazioni verso le presenti.

Maddalena aveva allora compiuto la sua metamorfosi, e il nostro buon

Minelli non potè a meno di restar colpito da quella trasformazione,

per cui, conservandosi sempre quella ragazza costumata, seria, grave,

ecc., aveva acquistato anche le qualità più appetibili. Quella era

la perfezione, perchè ve n’era per il morale e anche per il fisico, e

Minella voleva appunto che le due cose non andassero disgiunte.

Cominciò dal formar dei desiderj e, ai sospiri per la defunta, mesceva

quelli per la viva.

A cinquant’anni gli occorreva una ragazza soda. Nulla di meglio di

Maddalena, ch’era soda di carattere — e di carni.

Ma come aver l’animo di farsi innanzi?

Egli la conosceva....; in addietro, per molto tempo le aveva dato anche

del _tu_ — ma da qualche anno si stava sul _lei_.... Questo non voleva

dir niente, ma egli si sentivo in soggezione. Se non avesse saputo —

il Papetti non aveva potuto a meno di sfogarsi con qualcuno e la cosa

s’era propalata — se non avesse dunque saputo del rifiuto dato da

Maddalena a quell’altro, avrebbe avuto un coraggio da Don Giovanni....

ma così, sebbene si ritenesse ancora.... con poche ragioni, un

bell’uomo — tuttavia non poteva nascondersi che cinquanta e diciassette

anni, nel matrimonio, stanno male insieme. Si possono tutt’al più

giocare al lotto.

Ma ogni qualvolta egli la vedeva, la tentazione diveniva sempre più

forte.... finchè una notte dovette prendere il partito di commettere la

corbelleria.... ossia di tentar di commetterla. Avrebbe rifiutato anche

lui....; pazienza! Se non altro sarebbe uscito d’incertezza.... e gli

sarebbe sempre restata la consolazione della volpe.

Maddalena, dacchè s’occupava tanto della sua _toilette_, andava

spesso nel negozio Minelli — per cui il nostro innamorato ebbe presto

l’occasione di parlare.

Per attaccar discorso, cominciò dal dirle che gli pareva, da qualche

tempo, di non vederla più con quella sua amica.

Maddalena rispose che aveva capito non esser quella un’amica per lei.

Allora Minelli, felicemente ispirato, disse che aveva ragione, perchè

una ragazza bella, buona, onesta, laboriosa come lei... insomma,

questo.... insomma, quell’altro.... conchiudendo con una frase che

doveva servir di addentellato — «Beato chi sposerà una donnina cara

come lei!» —

Ah! Minelli in quell’istante aveva proprio l’occhio del pesce morto....

il che, con quella stortatura di collo, con quella gran barba nera

e quei riflessi di luce sull’eburneo cranio, formavo un complesso

abbastanza comico.

Maddalena capì che c’era qualche cosa, disse fra sè: — Il mio uomo è

forse qui! — e lasciandogli allora piovere lentamente negli occhi uno

sguardo languido, affettuoso, disse solo:

— Crede?

— Ah! sì.... ma bisogna anche aver un coraggio da leone per osar di

aspirare alla sua mano.

— Perchè? — fe’ essa mostrando grande sorpresa.

— Dico così, perchè so che ella ha già rifiutato un buon partito.

— Non mi piaceva.... ed io ho avuto un po’ paura. —

Con che grazia disse questo. Pareva umiliata del suo stesso rifiuto.

Minelli allora, lisciandosi la lunga barba e facendosi pettoruto

per mettersi tutto in rilievo — ma balbettando — sentiva avvicinarsi

l’istante fatale della sentenza:

— Chi sa.... chi sa che cosa Ella desidera!... Chi sa quali

pretensioni.... giustissime del resto....

— Io?.... oh! signor Iddio! — Quanta umiltà in quella scrollatina di

testa e nello sguardo dolcissimo. Come a dire: «Sono gli altri che

devono degnarsi di me.... non io degli altri.»

Il povero uomo sentissi conturbato da capo a piedi.... tanto che ella

fece un grazioso inchino accompagnato da un «Riverisco,» ed uscì, senza

che egli potesse più dir una parola.

Maddalena passò tre giorni di fila davanti a quella bottega senza

entrarvi, ma ricercando evidentemente collo sguardo il Minelli, che

accorreva subito sulla soglia a salutarla.... Ella, che s’era fermata

_per caso_ davanti alla vetrina, rispondeva _arrossendo_.

Il quarto giorno, Maddalena tornando a casa, verso le cinque, notato

dall’opposto marciapiedi che Minelli era solo in bottega, attraversò la

via ed entrò.

— Vede.... pover uomo? — esclamò sospiroso il merciajo — qui solo come

un cane. Mentre tanti hanno moglie e non sanno che farne.... io....

— E perchè non la prende?

— Perchè amo una donna sola.... e non so come dirglielo.

— È così difficile?

— Ah! sì.... è troppo bella! —

Maddalena sembrò non capire nemmeno che si potesse trattar di lei —

disse solo sorridente e buona:

— E allora.... se non glielo dice.... non lo saprà mai. —

Poi tacque e arrossì sotto il di lui sguardo luccicante.

Egli, dopo un istante d’imbarazzo..... si fece cuore. — Chinatosi, le

prese una mano, che stette qualche tempo a contemplare in estasi....

poi si levò lentamente un anello dal mignolo e glielo posò sulla rosea

estremità dell’anulare.... e, respirando con affanno, mormorò:

— Ecco.... gliel’ho detto.... Ora attendo la risposta. —

Ella tacque alquanto, meditabonda, mesta.... poscia con voce commossa

e con due lagrime — due perle! diceva Minelli quella sera all’osteria —

disse con espressione di riconoscenza:

— Grazie. —

Indi uscì.... portando con sè l’anello.

Madri.... per ridere · 第 6 / 39 题