— Bene.... se mai ha bisogno di qualche ajuto....
— Non dubitino, signori..., basto io. —
Il suo accento è beffardo — gli amici si guardano e se ne vanno,
formando dei dubbj sullo stato di quel cervello.
Ma niente paura. Ildebrando si presenta il quarto giorno col volto
rischiarato, sereno, anzi ilare, il che è fenomenale in lui.
Gli è che un’ora prima, entrato dalla Caterina, le ha detto tutto a un
fiato, passando dal Lei al Voi:
— Caterina, voi ora non potete più da sola continuare a fare la
portinaja. È una grama vita.... e non resistereste, perchè, se siete
giovane ancora, non siete niente affatto robusta.... e mi farebbe
male se vi vedessi soffrire. — Vi propongo una cosa. Voi siete sola al
mondo.... e solo sono io.... Se non vi spiace.... andiamo! venite su
con me al terzo piano.
— A servir Lei? — ha fatto Caterina, sorpresa, con uno sguardo e un
accento pieni di riconoscenza.
— A servir me!? Ma vi pare che io potrei proporvi una cosa simile? Che
direbbe il mondo?
— Ma dunque? — e il di lei viso esprimeva un’ansia estrema.
— Ma dunque, voi siete una buona donna.... sì.... volevo dire una brava
ragazza. Se avete la stessa opinione di me.... sposatemi ed è bell’e
finita.
— Oh! signor Papetti!... — ha esclamato la poveretta tutta lagrimosa,
colla mente quasi fuor di questo mondo a quel colpo fulmineo di
fortuna, dopo tanta sventura.
— Non ditemi più Papetti, ditemi il mio nome.... Sicchè quale risposta
mi date?... Fate presto, perchè è tardi, e coll’ufficio non si
scherza.... Sicchè.... sì?
— Oh! signor Ildebrando.... io sarò la sua serva....
— Che serva d’Egitto!... mia moglie...! Su.... su.... che diavolo fate?
inginocchiarvi? — e, commosso anche lui, ha detto in fretta: — la cosa
resti fra noi, per ora; penserò io a tutto.... voi non dovete neanche
muovervi. Per domani vi sarà una portinaja nuova.
— Come! Di già provveduto?
— E volevate forse che vi lasciassi qui un giorno solo ancora?
— Ah!...
— Addio! —
Tre mesi dopo Ildebrando conduceva al suo domicilio la sposa, e siccome
egli era un po.... brillo, trovò naturale, aprendo l’uscio, di dire a
Caterina:
— Questa è la casa.... ora bisogna mettervi dei figli. —
Ma i figli si fecero aspettare.... cinque anni.
Dirvi che lei era sospirosa, e lui di pessimo umore, vedendo scorrere
tanto tempo inutilmente, è dir poco.
— Ma sono io.... o sei tu? — grugniva egli di tanto in tanto.
— Tutti e due — mormorava Caterina sommessamente, poi con
rassegnazione! — È il Signore che vuol così....
— Il Signore! — gridava allora Ildebrando picchiando col pugno sul
tavolo, ma non finiva, perchè essa impallidiva sempre orribilmente alle
bestemmie.
Ma chi faceva montare in bizza il povero Papetti, al punto, certi
giorni, da perderne l’appetito e diventare verdognolo, era il suo
capo-ufficio, il quale quando era di buon umore si degnava chiedergli
notizie «della sua numerosa prole, se studiavano, se ora lasciava
finalmente riposare quella povera donna....» insomma, una canzonatura
non più finita.
Ma gli è che quando Ildebrando aveva preso moglie, aveva promesso mari
e monti in fatto di paternità, e invece....
— Vede.... — gli disse un giorno il suddetto capo-ufficio — se avesse
studiato, da ragazzo, la grammatica, queste cose non Le succederebbero.
— Come dice?...
— Ma sì.... nominativo come è, non sa essere dativo abbastanza da poter
diventar genitivo; così merita l’accusativo d’essere all’ablativo, e si
vede ch’Ella non era vocativo pel matrimonio.
— Grazia! grazia! — gridò l’infelice che, come avrete capito, non era
certo un uomo di spirito, e fuggì più curvo del solito come oppresso
del ridicolo che si rovesciava su lui.
Ma quando una certa mattina d’aprile, mentre Ildebrando stava calzando
gli stivali, udì un grido di gioja che veniva dalla camera attigua — e
domandato burbero: «Che cosa c’è?» Sentì rispondere: «Ci sono!» e seppe
subito cosa voleva dire quel _ci sono_ — non potè a meno di esclamare
pensando al suo capo-ufficio: Son vendicato! — E non appena lo vide,
gli disse, ma lentamente, con tutta l’ironia che gli riuscì di trovare,
assaporando a centellini la sua vendetta:
— Sa.... sa.... mia moglie vuol farmene una delle sue.... Pare che
saranno due. Pazienza! —
E non mancò di ripeterglielo.... tutti i giorni! per quel tal numero di
mesi.
Il capo-ufficio se la pigliò in pace e attese l’istante della rivincita
che non mancò.
Quando Papetti venne ad annunziare che gli era nata una figlia, il
capo-ufficio gli disse con accento di scherno schiacciante:
— Pœuh!... anche quella è nata in sbaglio....
— Come, in sbaglio?!
— O sarà.... merce di contrabbando.... — non c’era cattiveria; bisogna
ricordarsi che parlava un doganiere.
— Come, contrabbando?!
— La sfido.... ad averne un’altra.
— E io accetto!
— Vedremo! —
Il capo-ufficio fu profeta — non si vide più niente — ma non se ne
parlò altro. Il gioco era già stato abbastanza lungo, e, diciamolo
pure, d’una gajezza lagrimevole.
Un buon osservatore, che avesse potuto seguire Maddalena, passo per
passo, ne’ suoi primi anni, avrebbe scrollato il capo e detto per lo
meno: Non ci capisco nulla!
Non che ella fosse, come si dice dei bimbi, «cattiva» — tutt’altro — ma
era qualche cosa di peggio — non era, non fu mai una bambina.
Guardate quale anomalia.
Nei primi sette mesi succhiò da sola tanto latte che avrebbe bastato
benissimo per due. Fortunatamente la balia ne aveva per quattro.
Succhiare e poi.... succhiare — pochissimo dormire — un dimenarsi
senza posa — una grande insofferenza delle fasce ed una maggiore
dell’oscurità. Luce, aria! — Tollerava solo e per pochi istanti ancora
le braccia della balia.
D’essere presa da altra gente nè baciucchiata, non voleva saperne.
Rotolarsi sull’erba, nella polvere e, a preferenza, nel fango, ecco i
suoi gusti.
Nell’ottavo mese dimostrò, con sorpresa di tutti, una certa ripugnanza
al capezzolo. Nel susseguente s’era già svezzata da sè. Di dieci mesi
passeggiava, e una magnifica foresta nera le copriva la testolina.
Ad un’età in cui i bimbi non si sa quasi neanche che esistano, ella
era la meraviglia della corte, che le diede ben presto il soprannome di
_tosa di bronzo_.
E lo meritava. Chi aveva mai avuto occasione di notare ch’ella
soffrisse o godesse? Chi aveva mai veduto una sua lacrima o un suo
sorriso?
Seria, con movimenti ricisi e sicuri — non desiderava, voleva — non
chiedeva, prendeva — occorrendo, strappava — il suo capriccio era il
suo diritto. Al di lei cospetto, i bimbi più deboli sentivan paura —
i più forti, rispetto o stupore — e i grandi, si lasciavan soverchiare
per divertimento.
La Caterina avendo sofferto una lunga malattia in quel tempo, fu forza
lasciar Maddalena presso la balia fin verso i due anni.
Quando la madre potè finalmente farsela portare in città, fu deciso
che lo stesso giorno dell’arrivo della balia sarebbe anche quello della
di lei partenza. Si temeva che se si lasciavano prendere alla Lena le
abitudini cittadine nelle braccia della balia, venendo poi quel giorno
in cui si dovrebbe pur separarle, la Lena non avesse a far il diavolo e
a costar noje e insonnie infinite.
Qual vano timore! La povera donna piangeva staccandosi dalla sua
Maddalena, e la sua Maddalena, infastidita, le volgeva le spalle per
occuparsi d’un cagnolino che faceva una gran festa ai suoi dolci.
Chi sa che cosa c’era in quel cervellino! Si può dire che fino ai
quindici anni visse come una lumaca, indifferente per tutto quanto
l’attorniava, per tutto quello che interessava gli altri, cominciando
dal giocare e dai giocatoli, non curante persino di sè stessa, ad un
punto che sembrava nata senza vanità!
Obbediva come una macchina ai genitori, riceveva le loro carezze, ma
non le ricambiava che richiesta, asciutta, fredda.... per liberarsi
d’una noja.
Una cosa da morir dal ridere.... quel soldo di cacio si dava alla
solitudine e alla meditazione.
Quando cominciò a frequentare la scuola, in quella gran festa
dell’infanzia che è appunto la scuola, avrebbe forse potuto aprirsi
il calice di quell’anima, ma una circostanza impedì che alcun raggio
d’amore vi cadesse sopra, e così restò sempre chiuso.
Pertanto non potè mai gustare alcuna di quelle gioje, non potè mai
sentirsi trasportata da alcuno di quegli entusiasmi infantili che
amicano una piccola creatura all’umanità e ne foggiano a poco a poco un
essere sociale.
Per Maddalena volevasi una scuola con una maggioranza di ragazzine
della di lei condizione, all’incirca.
Là, non essendovi quelle disuguaglianze che tanto fanno soffrire i
bambini, avrebbe trovato sorrisi, amicizie, trasporti, ed ella si
sarebbe forse, o almeno in buona parte, trasformata.
L’importante è dare o cambiare l’intonazione ad un carattere — il tempo
fa poi il resto.
Invece i genitori, che ne volevano fare una damina, la misero in una
scuola nella quale non v’erano appunto che damine in erba. — «Così —
dicevano — prenderà subito le maniere della migliore società e avrà
delle amiche le quali le faranno onore e potranno anche giovarle col
tempo.»
Giustissimo! ma allora bisognava mandarla vestita con eleganza,
all’ultima moda, e farla accompagnare dal servitore o dal maggiordomo.
Invece la mandavano vestita con una economia ridicola, di stoffe
che sapevano di rigattiere un miglio lontano e in cui si vedeva, ad
occhio nudo, la lotta accanita dell’ingegnosità materna contro i colpi
del tempo, e contro la crescente pressione delle membra in continuo
sviluppo.
Permettevano che l’accompagnasse una donna senza sciallo, senza
cappellino, la quale pareva una serva, aveva i tradizionali movimenti
della portinaia frettolosa e curiosa, e che Maddalena — orrore! —
confessava essere sua madre.
Ma era una mamma quella? Tutt’al più era una stonatura nel genere madri.
Maddalena produsse proprio lo stesso effetto che un cane in chiesa,
in quella scuola, e come un cane fu trattata — ma stavolta il cane non
guaì, nè si raccomandò alle gambe.
I bambini, di solito, quando si trovano esposti al dileggio e alle
busse dei compagni prepotenti, perchè ricchi o nobili, o hanno forze
per vendicarsi, e allora.... guai ai dileggiatori, guai ai maneschi — o
sono troppo deboli per reagire, e allora si rassegnano alla loro sorte
e cercano ogni mezzo per renderla meno dura....
Si fanno quindi umilissimi servitori delle loro Eccellenzine. Se ne
ricevono un calcio od uno schiaffo, frenano una lagrima e trovano un
sorriso — se sentono una bestialità, e ne sentono molte, gridano:
«Oh, bello!» — se vedono una crudeltà, ridono a crepapelle, e così
via, sinchè a furia di umiliazioni, di strisciamenti, di adulazioni,
di leccature.... riesce loro di ingraziarsi qualcuno di quei piccoli
semidei, sotto l’egida dei quali possono poi restare impunemente anche
cogli altri, che li tollerano per lo meno fino al giorno degli esami.
S’intende che l’indomani di quel giorno, so loro avviene d’incontrarli,
non li ravvisano più.
Maddalena non era nè un lupo nè un agnello, ma provò che, se avessero
voluto, per caso, farne un agnello, avrebbero trovato il lupo.
Quando — e fu subito — si vide noncurata e derisa da tutte quelle dame
in sessantaquattresimo, quando sentì il coro di scherni e di motti su
quella «portinaja di sua madre,» le guardò di traverso — niente altro
— e fece chiaramente intendere col suo contegno che voleva essere
un’estranea per tutte, evitare qualunque contatto.
Questo, sulle prime, non garbò alle signorine, che volevano, non già
una ribelle, bensì una schiava, un zimbello — ma uno schiaffo sonoro
che Maddalena lasciò andare sulla guancia d’una tristerella più zanzara
delle altre, la quale un giorno le aveva detto: «Tu.... puliscimi le
scarpe», levò a tutte la voglia di divertirsi, visto che le spese non
toccavano a lei, e la lasciarono sola.
Si limitarono, a motivo della di lei taciturnità assoluta, a chiamarla
— fra loro, s’intende — la _dentistretti_. Era tutto quello che il loro
odio poteva osare.... a rispettosa distanza.
Così Maddalena, della sua inferiorità s’era fatta uno sgabello di
superiorità, e le guardava tutte d’alto in basso.
Tale posizione fattasi da sè stessa non contribuì certo a guadagnarle
i favori della signora direttrice, in coda alla quale venivano ostili
del pari, naturalmente, le maestre e i professori. Unico il catechista
cessò d’esserle avverso, ma solo l’ultimo anno, quando Maddalena,
benchè di bassa estrazione, aveva già qualche cosa di appetibile che le
altre non avevano.
Di premj non gliene diedero mai uno. Ed era forse quella che ne
meritava di più, perchè mostrava un ingegno pronto e vivace. Sembrava
che per lei le difficoltà non esistessero. Ma siccome le sue risposte
erano secche, buttate là senza grazia, non le fruttavano alcuna lode.
Anzi, si diceva: «Non è che un pappagallo.» Come mai avrebbe potuto
essere morbida, graziosa, sapendosi a tutti in uggia, e avendo in uggia
tutti?
Finalmente spuntò il giorno degli ultimi esami. Maddalena, preso e
arrotolato senza molto riguardo il suo «attestato», uscì da quelle
aule senza salutare alcuno, e dicendo fra sè, all’indirizzo di tutti:
«Speriamo di non incontrarci altro.»
Aveva quattordici anni e mezzo, non aveva un’amica al mondo, non
sentiva alcun desiderio di trovarla, odiava le sue coetanee, non
aspirava a nulla, noncurante di tutto, sempre fredda — un’anima vuota.
I genitori avevano una mezza velleità di farle continuare gli studj,
onde avesse a riuscire una istitutrice buona per l’alta società, ma
siccome Maddalena fece capire che non vi aveva alcuna disposizione:
«Già — dissero — è meglio che diventi una brava donna di casa; maestre
ce n’è d’avanzo lo stesso.»
E per qualche tempo _parve_, infatti, fosse una di quelle fanciulle che
vengono cresciute in casa precisamente a prepararsi al matrimonio....
sul serio. Attendere alla casa, cucire, ricamare: ecco la sua vita —
seguire la madre alla chiesa, ecco l’unica sua distrazione.
Non pareva nemmeno accorgersi che vi fosse un mondo — e, come da
bambina, la sua più grande compiacenza stava nella solitudine e nella
meditazione. Strana cosa, non leggeva — si sarebbe detto avesse un
mondo in sè, il quale assorbisse tutta la di lei attenzione, non
lasciandole pensiero d’altro, neppure della sua bellezza.... che non
poteva non vedere. — Crediamo fosse ancora perfettamente innocente,
ossia ignorante, ma il suo cervello doveva lavorare.... perchè quando
veniva qualche uomo in casa, ella non cercava più la solitudine — e se
era nell’altra camera, ne usciva e stava a guardare quegli uomini.
In quei momenti ella era, per verità, tutta composta, il suo volto era
impassibile, non parlava, o rispondeva, a stento, puri monosillabi — ma
il di lei sguardo, benchè freddo, vitreo, era fisso, inquisitoriale.
Ma chi si occupa dello sguardo d’una ragazza?
L’importante era che Maddalena fosse una perfetta donna di casa —
e a diciassette anni la era, e la più raccomandabile per quanti la
conoscevano — quando in casa Papetti, nella casa della pace, della
calma, del lavoro e della religione, avvenne una rivoluzione, che ebbe
gravissime conseguenze — non solo — ma provò anche come dove si vede
cenere, talvolta non v’è soltanto della cenere.
Da qualche mese era avvenuto in Maddalena un tal mutamento, che i suoi
genitori non avevano potuto a meno di avvedersene.
Sul volto, per lo innanzi così sereno e fresco, erano comparse le prime
occhiaje, ed ogni giorno si facevano più fosche. Tre rughe verticali,
tre solchi, che ogni dì s’approfondivano sempre più, erano venute
a deturpare la levigata fronte fra le sopracciglia. V’erano delle
stranezze nel suo contegno, e le nuove sue abitudini, proprio poco
belle per una fanciulla che aveva sempre vissuto con una regolarità
e una frugalità veramente esemplari, impensierivano molto i poveri
Papetti.
V’eran dei giorni in cui non toccava cibo...., in altri, invece, veniva
presa da una voracità straordinaria.
Essa, che aveva sempre mostrato ripugnanza per le bevande un grado più
spiritose dell’acqua, e, in genere, per i sapori forti, ora ricercava
avidamente vino, caffè tostato, liquori, agrumi.... E si fosse fermata
là!.... ma corrotto, eccitato alla frenesia il senso del gusto, ella
aveva ricorso al sale e a certe droghe, che dovevano bruciarle le
viscere e il sangue.
V’era poi il gran guajo che l’uso palese — già soverchio per una
giovinetta, e veniva molto biasimato, combattuto, impedito in tutti
i modi possibili dai genitori — era un’inezia in confronto dell’abuso
secreto di quelle sostanze corrosive o incendiarie.
V’erano giorni in cui si mostrava in preda ad una irrequietezza
irrefrenabile, e allora le sue pupille sfavillavano, dalle labbra
accese sgorgava la parola rapida, impetuosa, or stridente, or
squillante, e allora.... che vivacità di movimenti, che smania di
lavorare, di uscire, di correre....! — e ve n’erano altri che ella
passava sdrajata sur un’ottomana o girando per le stanze lentamente,
languida, accasciata come una convalescente, ed il suo occhio non aveva
che una luce smorta, immota, ed il labbro scolorato, aperto, pendente,
non dava nota. Dimagrava a vista — le sue carni scottavano.... Che
cos’aveva?
Una persona sola avrebbe potuto dirlo, Brigida, la fantesca — ma quella
non fiatò. Anche senza il divieto di Maddalena non avrebbe parlato;
temeva di compromettersi e di venir cacciata.
La madre interrogò la figlia con tutta quella cautela che le pareva
occorrere, ma senza alcun risultato. — «Non ho nulla, sto benissimo.»
— «Mi fai ridere.... che cosa devo avere?» — «No, neanche questo.»
— Ecco le risposte di Maddalena; ma siccome, nonostante le di lei
assicurazioni, il peggioramento continuava, si fece venire il medico,
il quale disse.... tutto quello che poteva e doveva dire, ossia che era
tempo di darle marito.
— Come.... così giovine!? — esclamò Caterina.
— Mah! per certe donne è troppo presto a venti e per altre è già tardi
a quindici...; m’intendono?
— E dove andremo a pescarlo noi il marito, se non viene? — brontolavano
i Papetti, udita tale ricetta, e da quel momento si fecero pensierosi e
tristi, fantasticando a due sul da farsi per riuscire a trovare questo
benedetto marito, che solo poteva spegnere il fuoco consumatore.
Ma la cosa non era delle più facili.
Nel mentre essi volevano con tutta l’anima la felicità della figlia,
avevano al solito le grandi pretensioni e tutte le paure delle piccole
borse. Maddalena aveva nientemeno che diecimila lire di dote — messe
insieme soldo a soldo — dunque volevasi non un rompicollo, bensì un
galantuomo posato, con qualche cosa di suo.... se al sole, tanto meglio
— con un buon impiego e relativa pensione in prospettiva per la vedova.
E lì ufficiarono parenti e amici perchè avessero a battere la campagna,
oltre la città, a fin di scavare il suddetto galantuomo — ma ogni
ricerca fu vana.
— Tanta roba si vuole per diecimila lire? — rispondevano le designate
supposte vittime — troppo onore!
— Ma veda almeno la ragazza.... quando l’avrà veduta.... vedrà
che merita tutto. Proprio la migliore delle figlie, piena di timor
di Dio... non come tante altre, che.... una lavoratrice poi! E la
famiglia!! ma la fami........
— Sì sì, tutto quello che si vuole, ma diecimila lire sono proprio
poche — e i parenti e gli amici tornavano mortificati come i bravi di
Don Rodrigo, ossia come segugi che, ecc., ecc., co’ musi bassi e con le
code ciondoloni.
Ma se talvolta più si cerca e meno si trova, tal altra, quando meno ce
l’aspettiamo, la fortuna ci favorisce spontanea.
Una bella sera, mentre il padre sventurato si trovava al solito
_cafferino_ a centellinare il non meno solito _agro caldo_ del vecchio
impiegato di tutti i tempi, un tale, di cui il dilettevole gioco del
dominò aveva procurato la conoscenza a Papetti, venne fuori con delle
querimonie sull’esistenza di quell’uomo che è condannato a vivere senza
famiglia, solo come un cane, ecc., ecc.
Come ben si può imaginare, il nostro genitore prese la palla al balzo e
disse subito:
— E perchè non prende moglie?
— Eh! perchè sono vecchio!
— Vecchio lei? ma so ben che mi scherza!
— Sicuro che son vecchio.... sono vedovo ed ho quarant’anni....
— Proprio la bella età per.... sicuro!
— Ah! certo.... che.... non dico.... ma già le fanciulle voglion
qualche cosa di meglio.
Il nostro impiegato, anzi _ex_, perchè da due anni circa era stato
giubilato con paga intera, il nostro Ildebrando dunque lasciò cadere il
discorso.... ma era una furberia — e l’indomani sera comparve al caffè
un po’ più tardi dell’usato in compagnia di Maddalena. Era la prima
volta che egli conduceva colà sua figlia.
L’amico c’era.... e capisse o non capisse l’intenzione.... trovò la
ragazza di suo gusto, e lo disse al padre, che allora ricondusse più
volte Maddalena. Dopo qualche giorno di occhiate, di mezze parole,
di quarti di sospiri, la chiese in isposa, e ottenne un consenso
entusiastico dai genitori e il più secco e sarcastico dei no da
Maddalena.
Il povero aspirante mise la coda fra le gambe e fuggì come un cane
sorpreso da una doccia bollente, cambiò caffè, quartiere.... non lo si
vide più.
— Ma come si fa a lasciarsi scappare un partito simile? — gridavano
tutto affannosi e lagrimosi i buoni Papetti, colle mani giunte,
picchiandosi sulle ginocchia e gli occhi rivolti al cielo. — Figurarsi,
il maggiordomo, l’uomo di confidenza del Principe di Moka che gli dava
tutto quel che voleva e anche quello che egli, il Principe, non sapeva
di dargli. Un uomo ancor fresco, ben conservato, vedovo sì, ma senza
figli, che aveva giù messo da parte, che continuava a metterne, e che
alla morte del Principe.... chi sa!....
— Non seccatemi altro! — interruppe a un tratto Maddalena, la quale
aveva ascoltato fin là fredda, impassibile al solito, ma con un
aggrottamento di ciglia e un agitar di piedino che volevano certo
significar qualche cosa.
E levatasi, mosse con maestà da mima verso la sua camera.
Era la prima volta che la figlia osava assumere un’aria rivoltosa e,
quel che è peggio, autocratica!
I genitori, il primo momento, percossi, ma tuttavia non credendo alle
proprie orecchie, corsero dietro la ribelle gridando:
— Ma Lena... figlia mia... cosa dici?
— Niente! — ribattè seccò Maddalena, facendo fronte-indietro sulla
soglia — dico soltanto che se non mi lasciate stare, io me ne
vado! —
Ed entrata allora nella camera, vi si rinchiuse a chiave.
Maddalena s’era rivelata improvvisamente quella che era.
I poveri Papetti si guardarono raccapricciando, sbalorditi, poi
piansero, strillarono.... e poi.... e poi tacquero, si rassegnarono, e
da quel giorno furono gli umilissimi servi della figlia...., la quale
s’era fatta per sorpresa indipendente e signora, insegnando come si
fanno i colpi di Stato.
E siccome tutto ciò è poco chiaro, andiamo a far un po’ di luce.
Come certi negozj, che verso strada sembrano servir per un traffico e
poi nel retrobottega servono per.... tutt’altro — così vi sono delle
fanciulle, che apparentemente hanno una condotta irreprensibile,
proprio secondo tutte le regole adottate, e poi hanno un....
retro-bottega.
Nel mentre, stando a quel che si vede, una di tali fanciulle conduce
un’esistenza monotona, insignificante, precisamente puerile — in
cui non trovate che innocenti sollazzi, confetti, fiori, in cui la
più grande emozione sembra quella d’una vestina nuova e di quattro
salti con accompagnamento di frittelle — ella ha, o, per meglio dire,
si procura, se lo vuole, se lo può appena, una.... retro-vita, la
quale, per poco che la fanciulla sia prudente, si sottrae a qualunque
sindacato.
Non entreremo in particolari per ragioni facili ad indovinarsi ed anche
per non sembrar posseduti dalla smania di generalizzare. Ci occuperemo
solo del caso speciale di Maddalena, e ancora, non senza aver premesso
che, se i particolari appunto della retro-vita delle ragazze in
discorso fossero conosciuti o, se più vi garba, se si volesse farne
materia di studio, se ne trarrebbero delle deduzioni che influirebbero
a modificare di molto l’educazione della donna — per cui essa
crescerebbe più sinceramente ingenua, mentre l’ingenuità or non copre
che la così detta malizia, alla quale i bambini e gli sciocchi danno
tanta importanza — per cui essa sdegnerebbe mentire, mentre ora che vi
è forzata.... trova precisamente, in un apparato di menzogne, il mezzo
di far la sua volontà — beffandosi di tutti — per cui, infine, vivrebbe
più serena e tranquilla, mentre ora è in preda a malsane curiosità ed a
fantasticherie.... poco azzurre.... per non dir altro.
V’è una famosa scienza che vien ritenuta pericolosa, dannosa per
le ragazze — ma è pericolosa, dannosa, solo ora, perchè se ne fa un
mistero altissimo.
Invece di costringere la donna a scoprirne da sè gli arcani....
insegnatele voi stessi quella scienza, con linguaggio aridamente
scientifico, all’aprirsi della sua mente, e vedrete che non le farà nè
freddo nè caldo.... precisamente come l’abbicì.
E allora forse non vi saranno più tante fantasie sregolate, sfrenate —
non vi saranno più tante morenti d’etisia. Ma lasciamo le fanciulle in
generale e veniamo a Maddalena.
La casa, o, per esser più esatti, il casamento in cui abitavano i
Papetti, aveva due cortili.
Il primo era piccolo ma civile, come si conveniva alla parte di
fabbricato prospiciente la via; il secondo, invece, si poteva quasi
chiamare una corte rustica. L’esservi una stalla e un pollajo gliene
davano, se non altro, l’odore, e il suolo ineguale e tutto mal
ciottolato, senza un pensiero al mondo dei poveri bipedi, che avrebbero
dovuto arrischiarvisi, diceva chiaro che si era pensato solo ai
quadrupedi.
Nell’androne, che dal primo metteva nel secondo cortile, v’erano due
aperture, una a destra, l’altra a manca, che lasciavan veder le scale
al servizio della parte posteriore del casamento, il quale aveva anche
due ale.
L’ala sinistra, come il corpo, aveva tre piani oltre il terreno —
mentre la diritta era a un sol piano, che non si poteva dir terreno, ma
che era molto basso.
Quell’ala doveva essere una qualche precauzione di un antico
proprietario, marito molto geloso de’ suoi diritti.
Dal fabbricato si vedeva un gran giardino al di là del muro, che
correva fra le punte delle ale.
La scala a sinistra, che saliva a chiocciola, serviva la parte alta —
corpo e ala —; la scaletta a destra, di soli quindici gradini, saliva
diritta all’uscio dell’unico e microscopico appartamento che si trovava
nell’ala rispettiva.
I Papetti abitavano nell’ala a sinistra, ma non più al terzo piano — da
qualche tempo, cominciando a pesar gli anni, eran discesi al secondo.
* * *
Un anno e mezzo circa prima che Maddalena facesse quella bella scena
alla quale assistemmo, era venuta ad occupare l’appartamentino dell’ala
destra una donnina tutta sola...., ossia con una cameriera a doppio
uso.
Era costei una sedicente vedova. Poteva anche essere vedova realmente,
ma siccome il marito pareva essere sempre stato morto, così il
«sedicente» sta bene.
La mattina le avreste dato trentacinque anni — dopo le due pomeridiane
non più di trenta — e la sera anche venticinque. Di notte, all’oscuro
poi.... ma questo non lo sappiamo.
Era bellina, il che vuol dire anche bruttina — ma era simpatica.
Una personcina delicata, che non porgeva esuberanze, ma non aveva
neanche deficienze — capelli neri, carnagione brunetta — e in tutta
lei, ma specialmente nello sguardo, modestamente provocante, e nel
sorriso misterioso continuo a fior di labbro.... un certo non so che,
per cui una donna sembra dir tacendo: «Io so che ci sono, e quando
voglio, qualcuno se n’accorge.»
Del resto, per la maldicenza non v’era niente da dire sul di lei
conto. Riceveva pochissimo, nelle ore d’etichetta, e tutte persone
_comme-il-faut_. Erano alcuni eleganti attempati.... _amici del
suo povero marito_, e alcune signore, che apparentemente dovevano
appartenere anche esse alla categoria delle vedove sedicenti e
seducenti.
Tutta gente ben vestita, che andava e veniva senza far chiasso e senza
dar nell’occhio. Una cosa sola si sarebbe potuto notare, ed è che delle
visite mascoline non era mai accaduto che una s’incontrasse da lei con
un’altra.... ma per notar questo, bisognava essere ben cattivi.
La sera ella non riceveva alcuno, tranne un giovinotto — ma era un suo
_fratello_.
Tutto questo, che è pochissimo e insignificante, lo si sapeva dalla
portinaja, che lo teneva dalla domestica della vedova in discorso.
Teneva anche che era buona buona ed aveva nome Severina.
Un freddurista dirà che è un bel nome per una signora.... e punto
scoraggiante per gli audaci. Severa sì.... ma al diminutivo....
Lasciatelo dire.
* * *
Nei primi cinque mesi la signora Severina parve aliena dallo stringer
relazione con un inquilino. O amava la solitudine, o doveva aver delle
ragioni per conservarsi perfettamente libera, cosa difficile quando si
hanno delle conoscenze nella stessa casa in cui si abita. Doveva anche
essere, a giudizio dei vicini, una donna tutta sacra alla memoria del
marito, perchè di carnevale non era uscita nemmeno una sera e perchè
nessuno sembrava gradirle, mentre si sapeva che v’erano dei signori....
ma proprio signori, i quali se ne occupavano moltissimo.
Lettere non ne mancavano, la portinaja era stata importunata....
le lettere erano state consegnate — ma una faccia nuova in tutto
quel tempo non s’era ancor vista passare. Si era ardito persino
di corrompere la cameriera, ma essa.... aveva accettato le mancie,
ridendo, e non solo non aveva mai riportato una risposta favorevole....
ma neanche una sfavorevole.
— Sono matti tutti! — diceva la cameriera alla portinaja — la mia
signora non può pensare ad alcuno. —
I vicini, specialmente qualche giovinotto, incontrando Severina, la
salutavano per tentar di ottenere un ricambio, che potesse servire di
primo gradino alla solita scala — ma fatica gettata — ella non vedeva
mai.
V’era tuttavia un’eccezione.
Maddalena, che s’era imbattuta qualche volta in Severina o nell’uscire
o nel rientrare, aveva veduto sul suo volto un dolcissimo sorriso di
simpatia, che era proprio tutto per lei Maddalena — ma essa era sempre
seria e non aveva mostrato di accorgersi di quel sorriso. La sua
selvatichezza non era ancora stata vinta da alcuno.
Un giorno però Maddalena, dopo che Severina le fu passata a
fianco, guardandola colla solita espressione, non potè a meno di
rivolgersi ad osservare quella elegantissima figurina, dalle movenze
vagamente ondulanti, la quale andava lasciando dietro sè un profumo
delicatissimo, strano, senza nome, così penetrante, che pareva scendere
al cuore.
Tale almeno fu l’effetto che produsse in Maddalena, per la quale era
una novità. Per la prima volta ella si era soffermata pensando a quella
signora, e aperte le labbra aspirò l’aria tutta odorante per esalarla
quindi in un sospiro.
Si sarebbe detto che v’era magìa.
Maddalena, che non aveva mai desiderato un’amica, da quel momento
sentissi attratta verso Severina....; e il miracolo era stato fatto da
un semplice profumo!
Maddalena non avrebbe potuto dirne allora la ragione — ma la ragione vi
era. Ella sdorava già la pubertà.... e quel profumo, penetrando in lei,
vi aveva vellicato per la prima volta il recondito senso della voluttà.
Salita, ritiratasi nella sua camera, aperse la finestra, e appoggiatasi
col fianco al parapetto, là stette tutta mesta guardando quel cortile,
quel giardino, quelle mura.... Tutto era deserto, tutte le finestre
chiuse, lo spazio era inondato da una luce pallida e fredda; non
giungeva altro romore che quello lontano alternato di un martellar di
scalpelli nella via.
Per la prima volta, guardatasi attorno, sentì uggiosa, pesante quella
solitudine, che ella stessa aveva pur voluta fino a quel giorno — per
la prima volta sentì un bisogno di respirare a pieni polmoni, e una
forza nuovissima trascinarla al romore, alla folla, al mondo, alla vita
— per la prima volta le venne in mente di mirarsi nello specchio....
ma, corsavi, fece una smorfia, perchè si vide pallida e quasi brutta. —
Però, fermatasi alquanto, toccati i capelli, aperto un tantino l’abito,
lì sotto il mento, fatto il confronto fra sè e Severina, provandosi
a sorridere, finì a sorridere davvero. Aveva trovato che se anche
Severina fosse stata mal pettinata e peggio vestita come lei, sarebbe
stata forse più brutta di lei.... quindi passando al viceversa....
sperò poterla superare. Ma come fare, con chi consigliarsi, ella che
non conosceva alcuno? Dire ai genitori: — D’or innanzi, voglio farmi
bella, divertirmi, vivere — le pareva una enormità.
A chi ricorrere dunque per ajuto a fine di raggiungere il suo scopo
per altra via? Un mezzo solo v’era, fare la conoscenza di Severina,
che certo doveva essere una maestra eccellente, e l’avrebbe istrutta
in tutto, e fors’anche avviata nel principio di quel labirinto
intricatissimo che le pareva, ed è infatti, la vita.
Ma come riuscire a far la relazione di Severina? Offrirsi? Pregare?
Questo ripugnava al di lei orgoglio.... tanto più che fra le
possibilità v’era anche quella di un rifiuto.
Non restava che attendere dal caso una occasione favorevole per
avvicinare la signora e afferrare tale occasione.
Ma per quanto Maddalena spiasse, l’occasione non si presentava.
Severina restava invisibile, pareva non uscisse più. La fanciulla
si cuoceva d’impazienza, e casa sua le diveniva ogni giorno più
antipatica. Ma finalmente quel benedetto tempo, che se, tutto toglie,
apporta anche tutto, permise alle sue speranze di rianimarsi.
Spuntato aprile, le vetriata dall’appartamento di Severina si schiusero
ai soavi zeffiri, alla gaja luce della primavera — e la desiderata
signora cominciò a far delle apparizioni sul suo terrazzino.
Maddalena allora cominciò dal canto suo, a passare, lavorando, alla
finestra tutto il tempo di cui poteva disporre.
Non occorre dire che ogni qual volta Severina si lasciava vedere,
Maddalena smetteva di lavorare e si sporgeva fuor della finestra per
attirare la di lei attenzione.... ma questo pareva difficile.
Tuttavia, or col tossire, or col cantare, or col muovere la sedia
o il tavolino.... fece tanto che un giorno Severina alzò gli occhi
al secondo piano, e siccome la fanciulla scorse sul di lei volto il
medesimo dolce sorriso, così sorrise anch’essa subito, chinando il
capo.
Da quel dì Severina prese l’abitudine di guardar, al secondo piano,
quella ragazza, che lavorava sempre, e il di lei viso esprimeva, oltre
che simpatia, compassione. Si salutavano sempre, tuttavia per qualche
settimana le cose non progredirono.
Ma poi una specie d’occasione non tardò a presentarsi, e Maddalena non
se la lasciò sfuggire.
Affacciandosi alla finestra, vide una novità sul terrazzino della
signora.
Un giardiniere vi stava disponendo con arte del vasi di fiori, che due
facchini scaricavano nel cortile da un carro e portavano su.
Erano fiori delle specie più vaghe e più fragranti.
Maddalena, anche per l’attrazione simpatica che v’è sempre fra la
giovinezza e i fiori, ma, innanzi altro, per tentare Severina, si mise
a batter le mani in atto di gioja e maraviglia, cosicchè la signora
levò lo sguardo e sorrise a Maddalena, la quale le fece un bell’inchino
sporgendosi tutta come se volesse osservare più da vicino, odorare
quasi l’olezzante famiglia.
Severina, o indovinasse finalmente il desìo che cuoceva la fanciulla —
o avendo ella stessa la medesima brama, vedesse opportuno il momento
per iniziare conoscenza meno superficiale — il fatto è che, spiccata
una bella rosa, la offrì, col gesto, a Maddalena.
Quella arrossì di piacere, e rispose con altro gesto che voleva dire:
«Gradisco ma non so come pigliarla.»
Allora Severina non esitò più e le fe’ cenno che andasse da lei.
Maddalena non se lo fece ripetere, e detto alla madre, per aver
un pretesto di scendere: — Vado a prender un po’ d’acqua, — giù a
precipizio per la scala, su per quell’altra, da Severina.
La signora l’attendeva sull’uscio e raccolse con un: «Brava!» e con un
bel bacio in fronte.
* * *
— Ma, Maddalena.... dove sei? — fe’ Caterina alla finestra, cinque
minuti dopo, non vedendo tornar la figlia.
— Sono qui! — rispose Maddalena comparendo sul terrazzino, unita a
Severina, che con un braccio le cingeva il fianco.
— Permette? — disse Severina alla madre della fanciulla.
— Ah! ma guarda.... guarda un po’ quella sfacciatella....! — esclamò
Caterina tutta sorpresa, ma non senza piacere.
— Non la sgridi, la prego — continuò la signora — sono stata io....
— Ah! non dico.... anzi.... obbligata.... ma doveva chiedermi il
permesso....
— Me la lascia un momento ancora?
— Ella è ben buona, sa!... se non è capace di dir due parole in croce!
Basta.... faccia lei!
— Grazie. —
Maddalena rientrò in casa, mezz’ora dopo, tutta infiorata e con una
sacchettina che «la signora le aveva data espressamente per la mamma.»
Quando Caterina sentì queste parole, le vennero le lagrime, e a
Maddalena, che, dopo averle cantate le lodi della signora, le domandò
se l’avrebbe lasciata ancora andare da lei, rispose tutta felice:
— Ma sì.... va.... è una signora come si deve, e non ti può che far
bene. —
Come sono mai certi genitori e specialmente certe madri...., purchè i
loro figli ricevano gentilezze in una casa, non badano più che tanto
se convenga, poi, sotto _tutti_ i rapporti, lasciarli andare in quella
casa. E su questo proposito, senza che aggiungiamo altro noi, quelli e
quelle che non sono più ragazzi, informino.
Se il primo giorno Maddalena si fermò mezz’ora dà Severina — il secondo
vi passò un’ora, il terzo una mezza di più.... e ben presto la durata
media delle sue visite fu di due ore.
L’effetto di quelle visite fu tale — in Maddalena avvenne in breve
tempo una trasformazione così grande, che i Papetti ne furono
maravigliatissimi.
Come.... la loro Lena, che pareva esser nata selvaggia.... in pochi
giorni s’era civilizzata (_sic_)? — Come, quella Lena, che non parlava
mai ed aveva un contegno da monaca.... si degnava d’esser gaja, si
degnava di conversare affabilmente coi propri genitori? — quella Lena,
che fin allora s’era sempre pettinata come una vecchia beghina, i
capelli scendenti a guisa di cortina, tanto da nascondere per metà le
sopracciglia, che parevano incollati sulle tempie e sapevan di sego,
ora non si presentava che acconciata con leggiadrìa, emanando un olezzo
gratissimo esotico? — quella Lena, infine, che aveva sempre portato
l’abito meschino d’una.... _stellina_, nè mai pareva aver pensato a
mutar foggia e stoffa, ora si abbigliava, studiava il figurino della
moda, ne seguiva i consigli?
Davvero che la metamorfosi era sorprendente — e i Papetti ne
gongolavano e appagavano, incoraggiavano anzi le fantasie, per quanto
costose, di Maddalena, che la rendevano bella, bella come essi non
avevano mai supposto potesse divenire — stella fulgente!... diceva
papà — pensando che in tal modo le sarebbe più facile di destare il
capriccio in qualche gran signore, che, s’intende, la sposerebbe.
E a quelli che si maravigliavano, a ragione, di tanta e improvvisa
novità, dicevano:
— Prima andava bene come andava, perchè le ragazze devono venir su
modeste, senza tante idee inutili — ora è giunto il suo tempo....
faccia anche lei quello che richiede la sua età.... la sua posizione.
Secondo il loro convincimento, Maddalena aveva una _posizione_!
Se il trovarsi in certi ambienti è sempre pericoloso per qualsiasi età,
è perniciosissimo, indubbiamente, per un’età giovanissima.
Apprendendo la scienza della vita a grado a grado, non si muterà
natura, se la natura ha certe propensioni decise, ma si potrà imparare
ad evitare la sfrenatezza siccome anti-igienica e nociva nell’opinione
pubblica; si potrà imparare a conservare la _forma_, non foss’altro,
per rispetto di sè stessi.... — parliamo di chi ci tiene al rispetto
di sè stessi. — Ma apprendendo tutto in un sol colpo, a sedici anni,
si corre un gran rischio di perdere la testa — o, per lo meno, di
guastarsela in modo che, dopo, la è questione semplicemente d’occasione
— per cominciare — e in seguito si fa della vita un’occasione sola.
Sedici anni.... proprio l’epoca climaterica, in cui il sangue
ricchissimo comincia a far sentire la sua possanza scagliandosi a
ondate sul cuore o sul cervello — in cui il sistema nervoso comincia
a tiranneggiare il corpo, a ridersi dei nostri principj, della nostra
educazione, se abbiamo ricevuto quella che si chiama buona, e a
uccidere quella volontà che dovrebbe essere il frutto delle nostre
convinzioni, facendone sorgere altra.... certamente più naturale, ma
forse poco parente della signora Morale, che conoscerete probabilmente
come la conoscono i moralisti.... di vista.
Non sappiamo se il lettore alle parole: _certi ambienti_ avrà detto:
«Non capisco.» Si ricordi del come gli abbiamo presentato Severina. Se
non ha capito primo, capisce adesso? — No. — Bravo; allora vada avanti
e capirà.
L’appartamentino di Severina si sarebbe potuto definire il nido della
voluttà — perchè tutto, dalle combinazioni dei colori delle tappezzerie
e delle cortine, dalla morbidezza delle stoffe alla varia luce che
in un certo gabinetto non pareva più luce, al profumo indefinibile e
snervante — quel tal profumo — che impregnava l’atmosfera, dalle caste
arditezze dei quadri mitologici agli intrecciamenti e alle contorsioni
spasmodiche di bronzi rivali o copie dell’arte antica.... tutto era
blandizie pei sensi. E all’anima sembrava che da ogni mobile, da ogni
tela, da ogni bronzo uscisse una voce sommessa, insinuante, misteriosa,
che diceva....: Ama. —
Non si poteva restar seduti impunemente in quella penombra....; era
una malìa; la ragione s’oscurava, gli occhi si chiudevano.... era
necessario balzar in piedi, fuggire.
Ma si potevo volere? — si voleva potere? Il sorriso di Severina sarebbe
qui una buona risposta.
* * *
Noi siamo figli dei nostri padri e delle nostre madri — pare
impossibile, non è vero? — e talora in fatto di padri.... abbiamo
del lusso — ma realmente noi siamo figli di chi sa impadronirsi e
dirigere l’anima nostra. Qualche volta siamo figli di nostro padre o
di nostra madre e anche d’ambedue, quando essi, avendo la coscienza
e l’amore della loro missione, s’impadroniscono appunto dell’anima
nostra, e, gelosissimi del loro potere, non permettono mai ad alcuno di
condividerlo — e allora, o bene o male, riesciamo moralmente l’imagine
o dell’autore o dell’autrice o quella fusa d’entrambi ripetuta. Ma
è raro, perchè, generalmente, tenerezza per la missione educatrice —
che comincia un po’ prima e va un po’ più in là del mandare a scuola —
non c’è strabbondanza. — E allora riesciamo figli o della cameriera o
del vicino di casa, o del primo amico o di qualche prete — e se non di
qualcuno fra questa gente, certo del primo o della prima amante.
Avviene anche a certi individui privilegiati, i quali si trovano
moralmente abbandonati, o quasi, a sè stessi; che, senza saperlo, si
sottraggono a qualunque influenza.... e riescono invece figli del loro
tempo. Se in quel tempo poi v’è crisi nelle idee del secolo, possono
riescire persino uomini di spirito — ma se non c’è crisi, non possono
diventare che uomini spiritosi.
Quando le idee nuove danno battaglia campale alle idee vecchie, chi si
batte pel trionfo delle prime è un uomo di spirito.
Quando battaglia, per lo meno visibile, non c’è; ma si sa beffarsi
delle idee correnti, che si riconoscono false e ridicole, si è uomini
spiritosi.
Chi è figlio solo di suo padre e di sua madre non sarà mai un uomo
di spirito e neppure un uomo spiritoso, perchè i padri e le madri, in
genere, amano fabbricare dei.... cretini.
In questo, per essi, sta la vera propagazione della razza umana e....
per Dio!... le scuole li secondano bene e compiono l’opra.
* * *
Siccome Ildebrando e Caterina non avevano saputo veder altro in
Maddalena che una macchinetta di carne, cui basta impinzare di
cibo, coprire e mandare a scuola — e non avevano mai pur sospettato
la possibilità, il dovere di una cura dell’anima; così avvenne che
Maddalena dovette riescir figlia di Severina, la quale non vi mise, del
resto, alcun proposito di corruzione.
A lei bastò d’essere Severina.
Per la mancanza d’altri principj e di esperienza da opporre a quella
scuola, per la sua natura e per l’età, Maddalena era già terreno ben
preparato per certa coltivazione. — Restava solo da lasciarvi cadere la
semente.
Fin dal primo giorno Severina aveva parlato a Maddalena come si parla
ad una donna già donna — con una perfetta indifferenza di soggetti,
come si discorre della pioggia e del bel tempo. Dai particolari della
_toilette_ a quelli della più intima igiene — capitolo speciale — dai
commenti liberissimi sui fatti diversi riportati dai giornali alle
discussioni sulle passioni descritte nei romanzi, aggiunte le chiose
sulle situazioni più.... interessanti — tutto aveva il colorito d’una
realtà così semplice che Maddalena non poteva a meno di sorridere,
prendendovi un piacere infinito. Ella si diceva che sino a quel tempo
era stata così chiusa in sè stessa, solo forse perchè non aveva mai
sentito parlare. Quello di Severina soltanto le pareva un parlare.
Da Severina seppe che il cuore d’una donna è un valore nominale
inutile, spesso dannoso a lei — che il valore reale corrente, e il solo
quindi che le dà valore e le torna utile, è la sua _toilette_.
Una bella donna con un bel cuore, ma senza una bella _toilette_, è
nulla in confronto d’una donna anche bruttina ma molto elegante.
Da Severina seppe che gli uomini, in genere, colle donne, o fanno il
tiranno o fanno l’imbecille. Fanno il tiranno con quelle poverine tutto
cuore, senza fiele, che, cresciute per il sacramento, non conoscono
che la sommissione, il lavoro e la rassegnazione — fanno l’imbecille
colle furbe, che hanno il talento della pelatura, amano l’ozio, la vita
gaudente.... e mettono alla porta chi vien fuori di tempo, solo perchè
ne ha il diritto.... o, per lo meno, crede d’averlo.
Da Severina seppe che gli uomini, sempre in genere, cercano nella
donna un talento solo: _l’arte di_.... — scusate, ma non ricordiamo la
parola.
A farla breve, in poco tempo Maddalena ricevette tante lezioni da
potersi dir maestra.... se non altro, in teoria. Le mancava la pratica,
ma sulle prime pareva non curarsene.
Anzi affettava un tal disprezzo per l’uomo, che, alla sua età, faceva
ridere. Mentre le altre fanciulle, a seconda del grado maggiore o
minore di modestia o di ipocrisia, sol che vedano un uomo simpatico,
gli piantano in faccia due avidi occhi o gli lasciano andare, così di
traverso, quella timida occhiatina che dice tante cose; Maddalena non
si degnava di guardar alcuno, qualunque fosse l’eleganza o la bellezza
di chi passava. Li vedeva, s’intende, ma il suo sguardo sembrava fisso,
diritto, sur un punto invisibile, che non aveva nulla d’umano.
E come andava! Marciava.
Impettita, la bocca sdegnosa, con passo fiero, piuttosto lungo, sempre
eguale, non curante i miseri mortali che incontrava, lasciando cader
solo uno: _stupido!_ se alcuno, per caso, abbagliato dalla di lei
bellezza, osava fermarsi, susurrando una frase d’ammirazione.
Ah! sì, Maddalena s’era veramente fatta bellissima in pochi mesi,
dacchè aveva apprese e praticate tutte le arti, diremo così, cosmetiche
di Severina, non esclusa quella tanto vantaggiosa per la bellezza,
che consiste nel dare ad una buona mensa la debita importanza. E il
risultato si vedeva. Tutto quello che doveva spiccare.... spiccava —
e il suo catechista, se l’avesse riveduta allora, con quanto fervore
avrebbe esclamato: _Oh! virgo potens! — Oh! causa nostræ letitiæ! — Oh!
vas insigne devotionis! — Janua cœli!_
* * *
Un giorno Severina, la quale aveva notato la specie di sprezzo di cui
Maddalena sembrava onorare gli uomini, sprezzo che faceva contrasto con
tutte le varie curiosità onde la giovinetta era presa — le disse:
— Non sprezzar tanto, mia cara.... non crederti superiore alle altre
donne, perchè tu pure, come le altre donne, hai un cuore, e sei di
carne. Sta certa che verrà anche per te il momento di perdere la testa.
— Oh! io non m’innamorerò mai.
— Perchè?....
— Perchè non posso desiderare alcun uomo, se il mondo è come lo dipingi
tu.... Prima di conoscerti, alle volte fantasticavo.... ti dico la
verità.... è tanto naturale.... — ma ora che, grazie a te, so cosa è il
mondo....
— Che bambina!.... E se trovassi un’eccezione fra questi uomini?
— Un’eccezione?
— Un uomo può essere il più sciocco o il più malvagio degli uomini....
ma quando una donna lo trova bello.... egli diventa il migliore degli
uomini. Le donne credono di amare un uomo per le sue qualità.... come,
del resto, anche gli uomini credono di amare una donna per i suoi
pregi morali. Non è vero. Si ama quell’uomo o quella donna perchè i
suoi lineamenti, e spesso anche solo le altre sue forme, rispondono
a quel sentimento del bello che è in noi, e vive ed è in continua
agitazione, senza che noi vi riflettiamo, ricercando avidamente delle
soddisfazioni. Un artista mi diceva che è il sentimento estetico.... Io
non lo credo. Quando penso a quello che sento io, credo invece sia il
sentimento del sesso.... Infatti, incontrando una bella donna, io dico
solo: «Ecco una bella donna» — è la sensazione purissima dell’occhio
che vede un complesso armonico di linee.... Ma quando io incontro un
bell’uomo, ossia quell’uomo che, secondo la mia natura, è bello, io
sento una commozione, alla quale ti giuro che l’Accademia delle Belle
Arti è affatto estranea.
— Tu senti una commozione? Dammene una idea....
— Non posso.... non capiresti. La stessa tua domanda mi mostra lo stato
dell’anima tua. Essa desidera, essa attende.... ma egli non viene. Tu
non sai chi egli sia, nè dove possa trovarsi. Forse verrà domani....
forse fra un anno.... fra dieci.... venti.... forse non verrà mai.
— Ah! non dirlo....
— Vedi.... come ti sei tradita! Il tuo disprezzo per gli uomini è il
disprezzo di certi giovinetti per le donne. Non potendo ancora sentire,
non possono comprendere quello che sentono gli altri, e per ciò solo
credonsi invulnerabili e compassionano o deridono chi cade. Ma viene
anche per essi il giorno terribile.... E se non viene.... tanto peggio!
Allora, che vita miserabile! — Dunque ora siamo intese, e quando verrà,
dimmelo.
— Io lo cerco nella folla e non lo trovo.
— È un errore il cercare. Alla tua età si ha un ideale che non si
saprebbe forse nemmeno dire come sia fatto.... È un po’ di tutti....
e non è niente di nessuno.... È.... è.... quando verrà, tu dirai:
«Eccolo.... è lui!» — e ti parrà d’averlo sempre conosciuto. —
Severina aveva ragione, e Maddalena desiderava ardentemente di poter
esclamare qualche giorno, magari presto.... «Eccolo, è lui!» — ma non
sperava molto. Intanto continuava a marciare sprezzante: dicendo fra
sè: «Possibile che fra tanta gente non vi sia quello che voglio io?»
Erano le quattro di sera di una tiepida giornata di novembre, e le
nostre amiche uscivano dalla cancellata dei giardini, quando Severina
sentendo sul suo una leggiera pressione del braccio di Maddalena,
domandò:
— Che cosa c’è?
— È strana! sai che quasi quasi direi.... — Maddalena non potè
finire. Un giovine signore, incontrandole in quel punto, s’era fermato
salutando rispettosamente la fanciulla e prendendo la mano di Severina.
— La signora Maddalena mia vicina ed amica — fe’ Severina, presentando
— mio fratello.... —
Il fratello disse poche parole, poi risalutò e si allontanò.
A Maddalena erano parse insignificanti le frasi che Severina e quel
signore avevano scambiate. Severina non vide che quel signore aveva
guardato più volte a lungo negli occhi di Maddalena — nè che questa
aveva sopportate con sufficiente fermezza quelle occhiate, e aveva
sorriso all’ultima che egli, staccandosi, avevale lanciata.
— Ti piace mio fratello? — fe’ scherzando Severina, non appena fu sola
coll’amica.
— Visto che è tuo fratello, ti dirò che mi piace! — rispose Maddalena,
ridendo.
Severina non seppe resistere, e ne disse tutto il bene che ne pensava —
e non era poco.
— Non l’ho mai veduto da te.... — notò Maddalena.
— Non viene quasi mai.... e quelle poche volte che viene.... è di sera.
— Ah! —
Qui dobbiamo avvertire che se pareva esistere, ed esisteva anche,
grande intimità fra le due amiche, v’era però una specie di
regolamento.... di etichetta, diremo, che Severina non aveva imposto,
ma che la finezza di Maddalena aveva compreso sin dal principio,
regolamento ch’ella si sarebbe ben guardata dall’infrangere, e
l’osservanza del quale ella capiva essere forse la condizione
principale della loro amicizia. L’una aveva saputo farsi intendere,
parlando sulle generali — e l’altra aveva inteso bene.
Ella sapeva che Severina riceveva solo in certe ore — e in quelle ore
non aveva mai trovato nessuno da lei. Sapeva che Severina non voleva
far visita ad alcuno per non riceverne. — Aveva fatto un’eccezione per
lei, Maddalena — e basta.
In questo, Severina era stata molto morale — o molto prudente, per
ragioni d’interesse tutto suo?
Sul punto di lasciarsi, quello stesso giorno, Severina, ricordando
certe parole di Maddalena, domandò:
— E che cosa volevi poi dire, poco fa?
— Quando?
— Ma sì.... quando hai esclamato, mi pare: «È strana.... quasi quasi
direi....»
— Ah! aspetta.... — fe’ Maddalena con sforzo per raccapezzare.... —
ma.... non mi ricordo proprio più.
— Bè! me lo dirai un’altra volta. Addio. —
Maddalena aveva mentito. Se ne ricordava benissimo — ma se prima
avrebbe parlato e volentieri, ora non voleva più parlare. Forse col
tempo, se....
Gli è che, prima, avendolo per un ignoto qualunque che passava ignoto a
lei e alla compagna, coll’esclamare: _Eccolo, è lui!_ non avrebbe fatto
che esprimere un’impressione nuovissima per lei — egli sarebbe tosto
scomparso per sempre e l’impressione si sarebbe cancellata, lasciando
tutt’al più un lieve rammarico di brevissima durata.... — ma ora, come
esprimere quell’impressione alla sorella di suo fratello?
E se Severina parlasse? E se il fratello dicesse per caso, ridendo,
d’aver pensato in veder lei, Maddalena, per la prima volta: _Eccola,
non è lei!_ — quale disfatta pel suo amor proprio, quale punizione del
dispregio ch’ella aveva sin allora affettato per gli altri uomini!
Il primo da lei desiderato, che.... la rifiutava!
— No, no, tacere e attendere. Nello stesso modo che con un po’ di
pazienza — si diceva — sono riescita a conoscere Severina — con un
altro poco riescirò a conoscere suo fratello.... e ciò non mancherà, se
l’impressione che io ho prodotta in lui è simile a quella ch’egli ha
prodotto in me.... Dovrà essere precisamente lui quello a cui io sarò
indifferente, quando tutti si fermano quasi estatici a mirarmi al mio
passare? —
Guardossi nello specchio, provò il sorriso col quale lo avrebbe
salutato, incontrandolo la seconda volta — e allora sperò.
La notte tuttavia non fu senz’ansie.
Quando avrebbe potuto rivederlo? e che sarebbe avvenuto poi?.... e....
e.... tutti quegli e che crea il sogno nella veglia, in cui si scorge
da lungi una realtà possibile e si hanno ancora tutte le incertezze,
per non dire i timori che non si tratti appunto che d’un sogno.
* * *
L’impressione poteva essere effimera, poteva aver fatto nascere un puro
capriccio, ma era stata forte da ambe le parti. Chi poteva muoversi —
l’uomo — cercò tosto chi non poteva muoversi, la donna, alla quale, per
molte ragioni, non era permesso far un sol passo per cercare.
Ecco, come, l’indomani mattina, Maddalena uscendo con Brigida, la
domestica, per la provvista giornaliera, s’imbattè nel giovine signore.
— Ma l’incontro fu per lei così improvviso, ch’essa non ebbe tempo
neppur di pensare a fargli quel tal sorriso studiato il giorno prima.
Scossa, confusa, chinò il volto tutto di bragia e passò. E fu il
miglior saluto.
Si rividero così una, due, quattro mattine di seguito.... ma, preparata
allora, ella potè rispondere al di lui saluto con una grazia e con un
sorriso, che dovevano scompigliare quel favorito fra i mortali.
Maddalena, dopo aver incontrato tre volte il giovine signore,
s’aspettava che, da un momento all’altro, Severina avesse a dirle:
— Sai, mio fratello ti ama e mi ha incaricata di esaminare il tuo
cuore. — Ma vedendo che Severina non solo non toccava quel tasto, ma
non si lasciava sfuggire alcuna allusione, per quanto lontana, ad
una possibilità di simpatia fra i due giovani — il quarto dì perdè
la pazienza e volle esplorare il terreno. Come un bravo esploratore,
cominciò tuttavia molto guardinga — tanto temeva ancora:
— Questa mattina ho incontrato tuo fratello.
— Ah! sì? — fe’ Severina con indifferenza.
— È la quarta volta che lo incontro....
— Come!? Da quando? — esclamò Severina, che non potè frenare un moto di
sorpresa, e nel cui sguardo Maddalena vide con stupore qualche cosa di
feroce che la colpì e la rese ancor più cauta.
— Almeno mi pare che sia lui, tuttavia posso ingannarmi.... — poi, dopo
un momento di silenzio: — Ha moglie tuo fratello?
— Non l’ha e non la prende! — disse seccamente Severina lanciandole una
occhiata sospettosa e scrutatrice.
— Fa bene! — fu pronta a dir bravamente alto Maddalena, continuando
poscia fra sè: «Ho capito. Egli sarà ricco e si avrà paura che sposi
una ragazza povera o quasi. Prudenza allora, e lavoriamo sotto acqua.
Chi sa che un giorno io non venga a dirti: Severina, gioisci con me;
tuo fratello mi sposa. — Se ciò avverrà, come io farò di tutto perchè
avvenga, t’assicuro che te l’annuncerò con tutto il giubilo che si deve
avere quando si finge dar per lietissima una notizia che si sa dover
tornar molto dolorosa.»
— Io farò di tutto perchè avvenga — aveva detto Maddalena, e cominciò
subito l’indomani a far qualche cosa, col dare al suo sguardo
un’espressione che era un invito.
Brigida aveva ricevuto inoltre delle istruzioni — e quando il giovine
signore si avvicinò, la fantesca scomparve nella bottega del droghiere.
Questo gioco, ripetuto il giorno successivo, fece capire al giovine che
non si trattava di caso e ch’egli poteva ardire. Onde ardì subito.
All’incontrar la giovinetta sola, vedendone lo sguardo più che mai
incoraggiante, si fermò, e salutandola come si saluta una duchessa:
— Buon giorno, signorina.... Vorrebbe lasciarsi salutare!
— Troppo gentile — (pausa, in cui si guardavano sorridenti, egli
incerto, ella provocando tutto) poi: — Va da sua sorella? —
Il giovine non potè a meno d’arrossire, e balbettò:
— Da....? ah! sicuro.... da mia sorella.... A proposito, non ho mai
avuto il piacere di incontrarla da Severina.
— Non vado mai da lei la sera.
— Ed Ella sa che io vi vado di sera?
— Sì, me l’ha detto sua sorella.
— Allora v’andrò di giorno.
— Non glielo consiglio.... Non credo che sua sorella sentirebbe un gran
piacere se ci vedesse incontrarci.
— Come fa a saperlo?
— L’ho capito.
— Ed Ella è indifferente a questo?
— A.... cosa?
— Alla contrarietà che Severina mostrerebbe, secondo Lei, se sapesse
che ci siamo riveduti....
— Ma.... — e fingeva incertezza guardando il suolo.
— Dica pure....
— Non.... so.... — e continuava il gioco.
— Allora glielo dirò in altro modo. Se mia sorella fosse contenta che
io La incontrassi.... Ella cosa ne penserebbe?
— Non.... so.... — ma stavolta lo sguardo si levò timidamente, amoroso,
sul volto del giovine, quasi a supplicarlo di non crederle.
— Pensandovi qualche tempo.... potrebbe riescire a saperlo?
— E.... poi? — Ella si guardava d’intorno quasi smarrita.
— E poi.... vedremo. Intanto non dica niente — se crede — del nostro
incontro a Severina. La mia famiglia ha una gran paura che io pensi a
maritarmi.... gliene dirò poi le ragioni. Del resto, io sono padrone di
me stesso.... Ma forse, per una prima volta, ho già abusato della sua
bontà.... Se è così.... creda.... glielo dico sinceramente.... creda
che io bramo solo di abusarne al massimo grado. —
E con questo scherzo, ridendo, si lasciarono.
Si rividero.... si parlarono..., molto si parlarono, per ripetersi che
si amavano.
Vediamo un po’ addentro in questo amore.... Vi sono tante specie
d’amore!
Non v’è forse anche l’amore senz’amore?
Chi era, innanzi tutto, il giovine signore, per il quale Maddalena
aveva provato i primi palpiti?
Vi sono dei giovinotti che fanno la bella vita, ossia odiano ogni
lavoro, vestono bene, mangiano meglio, si vedono dappertutto dove
c’è qualche cosa da godere, che sulle labbra hanno sempre il sorriso
dell’uomo felice, fra le labbra uno zigaro di contrabbando, cui non
mancano mai venticinque centesimi per il _vermouth_ o per l’_absinthe_
— e che non hanno rendite accertate. Per lo meno, nessuno le conosce.
Infatti, sostanza propria non ne hanno mai avuto, meno qualcuno che ha,
o si dice abbia consumato, qualche migliajo di lire slanciandosi nel
mondo.
Sia come si vuole, la loro fortuna è ora composta soltanto di debiti,
ma a guisa dei grandi Stati, a cui essi commettono la spiritosità di
paragonarsi, tali debiti sono per essi una fonte di credito.
La loro ricetta per pagare i debiti è la solita: i vecchi non pagarli.
— i nuovi farli diventar vecchi.
Hanno delle amanti di tutti i generi, specialmente del peggiore....
che non è il meno abbondante — e nel numero si trovano anche delle
donnine a modo, la cui onestà ha avuto un istante di.... sonnolenza,
come si trovano delle donne che non aspettano più i cinquanta, ma che
li hanno dimenticati. La vecchiaja deve pur esser consolata, se si vuol
guadagnare.... il cielo.
Non sono precisamente lenoni o cinedi, o mantenuti o buffoni.... nel
senso medioevale.... sono un _consommé_ di tutto questo.
Anche la parola _parassiti_ è un po’ troppo bassa per qualificarli....
perchè sono piuttosto _invitati_ che mendicanti. Diremo: son gente
che _san fare_! San fare colle donne, le quali hanno sempre un
estremo bisogno di ridere, e talvolta — _en petit comité_ — anche di
sghignazzare.
San fare cogli amici ricchi — non apprezzano che la società degli amici
possidenti.... molto possidenti — i quali, annojati o sciocchi, hanno
bisogno assoluto e continuo di qualche bello spirito che li distragga,
si lasci burlare, li burli, li presenti ad una ballerina o ad una....
signora, e partecipi ai loro olimpici sacrifizj notturni.
I meno abili, al tempo del bagni e delle villeggiature, restano in
città — i più abili partono e non di rado tornano in fondi.
Non hanno ricevuto quel che si dice una educazione — ma sul bigliardo,
al tavolo da gioco, in stalla e nei gabinetti di Venere hanno imparato
tanto, che più di una celebrità scientifica o letteraria, appetto di
loro, farebbe la figura di un imbecille o d’un uomo dell’altro mondo.
Non pochi sarebbero imbrogliati a scrivere una lettera al sarto.... ma
è certo che a una prima rappresentazione d’un’opera, d’una commedia
o d’un ballo, la loro sentenza è irrevocabile. Per il ballo, vada; è
questione di piedi.
Questo è quello che si vede di tal sorta di gente, dai diciotto ai
trentacinque anni circa. Dopo, chi muore logorato dagli eccessi — chi
s’imbarca sul mar conjugale con una invidiabile indifferenza per le
avarìe che la nave ha già sofferte.... e potrà soffrire in seguito
— chi vivacchia il più onestamente.... che può, sul gioco — chi si
fa mentore di qualche rampollo, per sorreggerlo nei primi passi sul
sentiero.... della gloria e della virtù — chi si fa.... sensale di
connubj più o meno legali — e chi va in galera.... o meriterebbe
d’andarvi.
I più onesti, i più indipendenti diventano letterati, ossia scrivono
tutti i giorni una lettera a qualche vecchio amico — a qualche noto
negoziante — nelle quali lettere si è sicuri di trovar sempre le
seguenti parole: _Caduto assoluta miseria — supplico filantropia
— qualunque tenue elemosina — eterna riconoscenza — lasci risposta
portinajo_.
* * *
Giulio Bindi non era ancor uno di quegli individui di cui ci siamo or
ora occupati, ma aveva tutte le buone disposizioni e batteva proprio la
via giusta per divenirlo.
Ma dobbiamo anche dire che, nato in altra famiglia, egli sarebbe
probabilmente cresciuto qualche cosa di meglio.
Suo padre era un fiacchissimo uomo, con un carattere ancor più
debole. In gioventù era stato sempre schiavo degli amici; quando gli
diedero moglie — per strapparlo dalle unghie d’una sgualdrinella,
che, fingendo filare del sentimento, non faceva che pulirlo e poi
ripulirlo indefessamente — egli, che era abituato a vivere da schiavo,
fu spaventato della responsabilità assuntasi; il bastone del comando
in casa sua gli sembrò d’un peso insostenibile e scambiò le parti,
prendendo volontariamente quella dell’obbedire. Meno male se la moglie
fosse stata una donna di buon senso, energica, risoluta, ma essa non
era che buona.... Sapeva mangiare, si lasciava vestire, e pel resto
si rimetteva a quanto faceva una vecchia cameriera, la quale l’aveva
veduta nascere e l’aveva seguita nel matrimonio. Per fortuna quella
valeva qualche cosa ed era onesta, se no, povera casa!
Nasce Giulio. Che cosa volete riesca con un padre il quale non sa cosa
sia volontà, e con una madre la quale dice sempre di sì — gente che
ignora cosa deve essere realmente la vita, e non ha altre idee del
mondo se non queste: che vi sono delle botteghe in cui si compera il
cibo — dei mercanti che vendono gli abiti — e che d’autunno si va in
campagna, perchè c’è l’aria fina?
Lasciate fare a lui! A tre anni strilla tutto il santo giorno, rompe
tutto — a quattro, prova che la favella è stata data all’uomo per dir
insolenze. Comanda a bacchetta tutte le più strambe enormità.... Se
qualcuno s’avvisasse di resistergli..... come Luigi XIV imporrebbe
il suo capriccio collo scudiscio — a otto anni fuma, a dieci vien
sfrattato dalla scuola per scandalo.
Lo fanno studiare privatamente, perchè finisca d’imparare.... niente
— a quindici anni va.... dapertutto.... — A sedici ha già quattromila
lire di debiti.
Padre e madre, come imbecilliti dallo spavento, lasciano fare...., essi
capiscono ch’egli rovinerà la casa, ma come resistere? Essi non pensano
che a lagnarsi col terzo e col quarto, ma non sanno fermare il già
terribile dissoluto.
Uno zio interviene — cerca far capire la ragione, mettendogli
sott’occhi tutte le conseguenze disastrose e non lontane, perchè la
famiglia è semplicemente e modestamente agiata.
Miracolo insperato.... riesce a persuadergli di mutar sistema.
Sì, Giulio si pente, Giulio si impiegherà — e sarà presto un uomo come
si deve.... Se, finora, è stato il dolor di capo di casa sua.... si sa
bene.... gioventù.... quella benedetta gioventù!
Ecco Giulio impiegato.... chi sa, chi sa un giorno cosa diventerà?!
Che cosa? aspettate sei mesi. Egli ed un amico hanno fatto la
conoscenza di due mime.... che, per una certa mimica..., siamo intesi!
— Ma ci vuol molto denaro per scritturarle.... e, denaro, nè l’uno nè
l’altro ne hanno. Perdersi d’animo per questo?.... Diavolo....! si fa
una cambiale falsa!
La cosa viene scoperta — fulmine in casa Bindi — chi corre di qua, chi
corre di là per vedere, per sentire, per rimediare, per assopire.... e,
si intende, per pagare.
Giulio è consigliato di dar le sue dimissioni, ed eccolo a spasso tutto
il giorno come un virtuoso senza scrittura.
Il padre e la madre non fanno che piangere, non mangiano più.... e in
breve se ne vanno all’altro mondo.
Giulio non perde il tempo a piangere.... fa i conti. — Vendendo tutto,
gli restano ancor cinquantamila lire....
A ventitrè anni ne ha già mangiate quaranta in buona compagnia.... e
comincia a domandarsi se non gli converrebbe sposar Severina.
Egli ha conosciuto, due anni prima, Severina ai bagni e le ha ispirato
una forte passione — passione tutta sensuale, se volete, ma quel che è
certo è che Severina va matta per Giulio, tanto, che non solo non gli
ha mai chiesto niente, ma lo colma continuamente di doni di valore,
ch’egli ricambia.... con dei mazzolini di fiori.
Giulio non ama Severina, ma l’accetta, primo, perchè come donna non è
da disprezzarsi — secondo, perchè egli sa che ella non avrà il cuore di
lasciarlo esposto.... alle intemperie, quando saranno sfumate anche le
ultime diecimila lire.
Come si spiega il pazzo furore di Severina per Giulio? Ecco: in amore,
prima di tutto, è difficile spiegare qualche cosa — ma in questo caso
si spiega col dire che Giulio era l’ideale d’una fantasia!....
Se scriviamo la parola, gridate all’immoralità.
Giulio era un bel giovine — non una perfezione, via....; per esempio,
le estremità lasciavano a desiderare — ma aveva nel viso un’espressione
così originale che a certe donne dava il capogiro.
Quando egli guardava con intenzione una pecorella desiata, si pensava
all’Arcangelo Gabriele che, sorridente come un Satiro, le dicesse, non
col labbro, col solo sguardo: — Non è peccato, veh! —
Uno stimolo.... ed insieme un conforto.
Ecco quel che aveva sedotto Maddalena.
Cosa singolare, ella fu iniziata alla vita da un profumo e da un
sorriso.
Il profumo di Severina le aveva aperto l’animo alla voluttà — il
sorriso di Giulio gliene aveva dato la sete — e si sa cos’è la sete....
quando non si può bere.
* * *
Una donna può aver sortito la natura più ardente e saper imbrigliare,
se non la propria fantasia, per lo meno i suoi desiderj tanto da poter
attendere, senza soffrire, che spunti il giorno delle nozze legali — le
sole che le insegnarono essere riconosciute dalla società.
Ma per aver siffatta forza d’animo, per mantenersi sempre presente a
sè stessa in modo da deludere ogni insidia, in modo da rendersi sorda
alle grida del suo sangue, è necessario che, nella sua educazione,
vi sia stato qualche cosa che l’abbia messa presto in guardia contro
i così detti pericoli. È necessario quindi che le abbiano insegnato
quel pudore che in natura non esiste; che, nelle prime letture, vi sia
stata una direzione; che non abbia fatto le seconde letture; che abbia
avuto la scuola del buon esempio; o che, avendo avuto per caso l’altra
scuola, quei mali esempj abbiano partorito tali funeste conseguenze da
spaventarla e da consigliarle l’apatia siccome la miglior ricetta per
vivere tranquilla.
Ma quando una donna cresce senza che le insegnino nulla — senza veder
nulla — senza aver appreso niente alla scuola del mondo, formandosi da
sè stessa sola il proprio carattere, è molto probabile, diremmo certo,
che se non la salvano gli altri, da sè stessa non sappia salvarsi dalle
prime seduzioni, e che ella affretti anzi la sua caduta — perchè il
suo carattere morale non è che il suo temperamento fisico, l’unico
consigliere ch’ella conosca.... senza conoscerlo.
Ed è quello che sarebbe avvenuto a Maddalena, solo che avesse
conosciuto Giulio prima d’aver ricevuto le lezioni di Severina, la
quale, facendo un po’ di fisiologia dell’amore, le aveva insegnato
delle cose che per una fanciulla potevano essere utili. — In genere
— le aveva detto fra le altre — una ragazza che ha un amante e
vuol sposarlo, non deve amarlo che platonicamente. L’uomo essendo
cacciatore.... va in giro fiutando per cercare la sua selvaggina,
che è la donna. Se la selvaggina pone una condizione al lasciarsi
pigliare.... può essere che l’uomo non sappia resistere allo stimolo
dell’appetito, e per poter mangiare.... accetti la condizione — ossia
sposi.
Se la selvaggina invece, sedotta dalle lusinghe del bel cacciatore,
trascura di porre la condizione e non vola via, vien presa,
cucinata.... e divorata.
La condizione della donna nella nostra società è tale che noi dobbiamo
dare — nel fare il primo passo — la maggior importanza a quello che
per noi realmente non ne ha — o se ne ha una.... è negativa — perchè
ponendo sempre quella condizione, molti uccellini dal becco gentile
vedono, con grande dolore, un cacciatore dopo l’altro prendere la fuga
e restano là sempre sul ramo, essi che, poverini, si farebbero pigliare
tanto volontieri.... finchè.... sfiancati dall’ambascia, sfiatati e
spiumati.... cadono e spirano.
Questo dico — diceva Severina — quando si vuole il matrimonio che nella
nostra società assicura la considerazione.... e il pane, anche se si è
brutte o si ha perduto la profittevole gioventù.
Quando si è disposte a farne a meno del matrimonio, e si ha il coraggio
di andar incontro a tutte le incertezze e a tutti i rischi.... allora è
un altro pajo di maniche.
Ma allora bisogna anche prendere, e presto, l’offensiva contro gli
uomini.
Severina non credette dover spiegare a Maddalena che cosa fosse
quest’offensiva.
Maddalena voleva il matrimonio — non solo perchè sua madre aveva
sposato suo padre, ma perchè essendo fortemente innamorata di Giulio,
non voleva correre il rischio di perderlo col non porre l’accennata
condizione.
Ma Giulio non accettava. Non poteva — diceva egli. — Uno zio molto
ricco l’aveva minacciato di privarlo dell’eredità se mai avesse a
prender moglie senza il suo permesso, perchè la moglie voleva dargliela
lui.
Lo zio ricco c’era infatti, ma guai a Giulio, se dopo l’affare della
cambiale avesse osato pur di salutarlo!
Ora Giulio — diceva lui — non voleva sposare altra donna che Maddalena,
ma bisognava aspettare che lo zio facesse il suo dovere di zio, ossia
prendesse un biglietto d’andata.... senza ritorno — ma intanto potevano
amarsi!!
— Sì, amiamoci platonicamente — diceva Maddalena — cosa che accomodava
pochissimo a Giulio, il quale per la fanciulla aveva un forte
capriccio, reso anche più acuto dalla certezza assoluta d’esserne il
primo amante — ma non comprendeva l’amor platonico e non voleva, nelle
sue circostanze, nemmen fermarsi sulla parola matrimonio, visto che per
la moglie occorreva un bell’appartamento, una buona tavola, un morbido
letto, abiti, cappellini, divertimenti.... tutta roba che costa,
e visto che non conveniva rinunciare a Severina, ossia al proprio
benessere futuro.
* * *
Amiamoci platonicamente....
Ma era platonismo quello?
Sì, se platonismo vuol dire.... vuol dire.... allora era platonismo
per loro come lo è per molti amanti, come lo era per quella tal mamma
che diceva: — Nè per.... nè per.... la mamma non sgrida mica.... basta
che.... —
A noi pare una ipocrisia, una transazione peggiore del così detto male.
L’amore, nascendo per mezzo dei sensi ed essendo continuamente servito
dai sensi, non può conservarsi perfettamente spirituale. Eliminala
la perfezione, siamo ridotti al più o al meno materiale a seconda
degli individui — e per quanto riguarda la sua sfera d’azione, alle
circostanze, alle paure.... ed anche agli interessi.
Or, quando in amore non può esservi il più completo abbandono
dell’anima e della materia avvampanti d’una sola fiamma — e si cerca
un _modus vivendi_ — l’amore perde affatto il suo carattere sacro e
diventa una.... mostruosità.
Ah! perchè mai, a questo punto, non possiamo scrivere latino?!
Maddalena poteva ancor presentarsi come _Rosiera_, ma il suo spirito
s’era corrotto e il suo fisico ne risentiva guasti orribili. — E
amava da pochi mesi soltanto! — Ma poteva ella, a lungo andare,
uscire vittoriosa da tale lotta? — Noi abbiamo veduto quali fenomeni
si manifestassero in lei — che cosa ne pensasse il medico — che
facessero i genitori — e infine la ribellione di Maddalena che, quando
l’amorosa febbre fu giunta al parossismo, non volle più saperne di
subordinazione, di convenienze domestiche.
Era pronta a tutto.
E glielo disse a Giulio, l’indomani — dopo avergli narrato la scena
avuta in casa.
— Guarda, Giulio.... io spero che non avrò altre noje di questo
genere, ma se mai tornassero ad importunarmi per farmi sposare
quell’imbecille.... o chiunque altro...., io ho già deciso.... io
lascio famiglia e tutto e vengo con te.... E allora avvenga che
vuole.... Io sento che non posso essere d’altri che tua! —
Queste parole, che avrebbero trasportato in cielo un vero amante,
diedero un colpo mortale al capriccio di Giulio — lo spaventarono tanto
che, a sua volta, decise subito in quello stesso istante di troncare
ogni rapporto con Maddalena.
Ispirare una passione, anche furiosa, lo lusingava, purchè però
questo non avesse mai a frastornare i suoi piani. Se Maddalena, come
qualche altra di sua conoscenza, si fosse rassegnata, pur con grave
suo sacrifizio, a prender marito, serbando viva la sua passione per
lui Giulio.... ah! allora sì.... anzi quello era il da farsi, perchè
il loro amore sarebbe entrato in una fase novella, nella quale i voti
ardentissimi avrebbero trovata larga soddisfazione — ma, Maddalena, che
rifiuta un partito conveniente ed è risoluta a rifiutarne quanti altri
possono presentarsi, non solo, ma ad abbandonare la casa paterna per
gettarsi nelle sue braccia.... per sempre!.... ah! questa prospettiva è
spaventevole. —
Perdere Severina?.... Ah! non fia mai! Bisognerebbe essere pazzi. E un
Giulio commetter pazzie? Ma siete matti?
In quel momento, tuttavia, ringraziò con effusione la generosa
fanciulla.... le disse che il di lei sacrifizio lo commoveva fin nelle
viscere — pianse con lei.... sul crudele destino che li perseguitava,
le giurò eterna fede, e la abbracciò e baciò con tale trasporto, che la
povera radazza, sentendosi suggere dalle labbra e la vista e la vita,
non avrebbe certo ricordato le utili teorie di Severina.... se egli
in quel punto, temendo una _buona fortuna_ come la più grande delle
sventure, non si fosse imposto un assoluto rispetto....
Maddalena partì compresa d’immensa gioja.... e l’ultima sua occhiata,
l’ultima sua stretta di mano dissero a Giulio la di lei profonda
riconoscenza.
Egli l’aveva risparmiata, quale maggior prova d’amore?
Il giorno successivo, Giulio s’appostò in modo da non essere veduto da
Maddalena; quando, secondo il solito, ella separossi dalla Brigida, la
lasciò continuar sola il suo cammino, e raggiunse invece la domestica
consegnandole un biglietto per la giovinetta. Quindi s’allontanò.