che relativamente alla cifra, il Petrolo una volta disse, «essendo
alla Roccella, et _havendo_ (il Campanella) diverse scritture, tra
l'altre una scritta in cifra» etc., e un'altra volta disse, «essendo
alla Roccella con fra Thomaso Campanella, un giorno o dui prima che
fussemo pigliati, _vennero_ alcune lettere al Campanella, quali esso
Campanella mi disse ch'erano di fra Gio. Battista da Pizzone, et erano
scritte à zifra» _etc._ Certamente è poco verosimile che in quelle
strette il Campanella conservasse ancora lettere in cifra, ed è ancor
meno verosimile che lettere in cifra arrivassero fino alla Roccella,
mentre difficilmente potea sapersi dove il Campanella fosse: tutto ciò
potrebbe mostrare solamente la premura del Petrolo di voler nascondere
che egli conoscesse le pratiche della congiura prima della sua fuga,
la quale sarebbe stata un puro atto di cortesia verso il Campanella;
del resto non sarebbe neanche impossibile che le lettere, scritte dal
Pizzoni qualche giorno prima della sua cattura, fossero state portate
dal padre del Campanella, postosi immediatamente in fuga co' due frati
e ridottosi alla Roccella presso il Mesuraca.
[366] La scusa del Mesuraca è rivelata dal Sonetto del Campanella già
citato, il rimanente dalla Narrazione.
[367] Potrebbe credersi che da principio non fosse convenuto ad alcuno
dei due mettere innanzi siffatto motivo della persecuzione di Maurizio,
perchè avrebbero così implicitamente riconosciuto di essere complici
nella congiura; ma bastava che fossero ricercati dalla giustizia sotto
questa imputazione, perchè a Maurizio avesse potuto venire in mente
di profittare delle loro persone, e quindi, da parte loro, il mettere
innanzi tale fatto non sarebbe stato di alcun pregiudizio. Bisogna pure
notare che il Petrolo parlò più tardi del voluto disegno di Maurizio,
propriamente nel tribunale per l'eresia, non in quello per la congiura,
e poi il Campanella, più tardi ancora, trovata in processo questa
diceria ne profittò; ma non fu bello da parte sua infamare in tal modo
la memoria di Maurizio, lasciandosi trasportare da un risentimento
del pari non giustificabile che provò in sèguito verso di lui. E si sa
quanto vivaci e precipitosi fossero i risentimenti nell'animo fervido
del Campanella.
[368] Ved. i due Sonetti contro Xarava, Doc. 452 e 453, pag. 555.
[369] Riscontr. il Doc. 19, pag. 28.
[370] Questo risulta anche dalla parte del Carteggio del Nunzio già
pubblicata dal Palermo, e ci sorprende che sia sfuggito a' biografi
Campanelliani, poichè vi si legge: «Stando pur fra Thomaso Campanella
su la negativa etiam d'una narratione del fatto scritta di sua mano sin
nel principio che fu preso» _etc._ (ved. Doc. 84, pag. 61). Vero è che
il Palermo, per abbreviare ed italianizzare, lesse «e d'una narrazione
del fatto», onde si vede quanto sia preferibile riportare i documenti
come stanno; ma intanto potea rilevarsi che il Campanella avea scritta
di suo pugno una narrazione compromettente e che invano cercò di
negarla.
[371] Ved. Doc. 244, pag. 135.
[372] Ved. Doc. 288, pag. 220.
[373] Ved. Doc. 244, pag. 138. La lettera del Principe della Roccella
dovè probabilmente essere firmata col semplice nome di Fabrizio Carafa,
e il Mastrodatti diede a costui il titolo di Principe dello Sciglio;
ma è evidentissimo che solo il Principe della Roccella poteva scrivere
quella lettera.
[374] Ved. Doc. 290 a 292, pag. 221 a 224.
[375] Ved. Doc. 15, pag. 24; e Doc. 244, pag. 137.
[376] Ved. i Registri _Curiae_ vol. 64, fol. 149 t.º, Let. del 26 gen.º
1607.
[377] Le parole virgolate sono del Mastrodatti, che così si espresse
nel dare notizia di questo libercolo (ved. Doc. 254, p. 170); noi lo
pubblichiamo tutt'intero, essendo di pochissime pagine, nel Doc. 287,
pag. 219.
[378] Ved. Doc. 282, pag. 211.
[379] Ved. nel Carteggio del Nunzio il Doc. 48, pag. 48.
[380] Ved. Doc. 15 e 16, pag. 22 e 24.
[381] Ved. Doc. 18, pag. 25.
[382] Ved. Doc. 178 pag. 91, e 180 pag. 92.
[383] Ved. Doc. 244 pag. 129, e 247 pag. 152.
[384] Ved. nel Carteggio Vicereale il Doc. 15, pag. 24. — Nella
Narrazione del Campanella si legge: «E così s'esaminavano poi in
segreto li revelanti, come F. Dionisio parlò con li tali, e tali; e
che Mauritio bandito per morte d'homo era capo. A cui scrissero che
voleano uscir seco in campagna; e si facean venir lettere da lui, e
diceano, che quelle eran lettere di ribellione: e ne presentaro due
che parlavano del tempo di far la vendetta di lor nemici, et uscir
fuori _de repente_, fingendo ch'eran del tempo di ribellare: e l'altre
lettere, che spiegavano la verità meglio, s'occultaro da loro».
[385] Ved. Doc. 247, pag. 152.
[386] Ved. Doc. 244, pag. 131.
[387] Ved. Doc. 244, pag. 131.
[388] Questo Marchese di Vigliena è citato anche dal Campanella
nell'opera _De Sensu rerum et Magia_ lib. 4.º cap. 19, appendice
(ed. Paris. 1637, p. 218); dicevasi nientemeno che egli avesse saputo
ottenere la rigenerazione di un uomo fatto in pezzi e messo in un vaso!
[389] Ved. Doc. 244, pag. 132.
[390] Ved. Doc. 18, pag. 27.
[391] Ved. Doc. 244, pag. 132.
[392] Doc. 391 pag. 415, e 240 pag. 126. L'acqua fredda durante
l'amministrazione della corda costituiva un gravissimo tormento.
Ippolito de Marsiliis bolognese, che fu l'inventore di esso, e che
troveremo anche inventore della veglia, ne parla a questo modo: «Sed
ego aliquos reos habui in fortiis meis, dum fui jusdicens, qui aut
incantationibus, aut constantia, aut fortitudine aliqua tormenta
non timebant, ideo ego adhibui talibus reis duo genera tormentorum.
Primum est, nam debet spoliari et ligari reus, et debet torqueri
aliquantulum, non tamen sufficienter cum communi tortura, et si non
vult confiteri quia non timeat seu non crucietur in ipsa tortura, tunc
quia est calidus et in sudore, etiam si esset glacies in terris, tunc
facias sibi proijci magnam quantitatem aquae super capite et dorso, et
permittas eum dissolutum a chorda sic quiescere per horam, et deinde
cum erit frigidatus, facias iterum eum torqueri, et tunc ossa ejus
cantabunt et strepitum facient, et tunc cruciabitur acrius in duplum
quam primo fuerat, et istud est terribile tormentum». De Marsiliis, In
nonnullos ff. et C. titulos commentaria, Venet. 1635, fol. 44. Non si
comprende questa efferata crudeltà degli antichi Giudici; anche meno si
comprende come l'odierna svenevolezza abbia potuto tener dietro a tanta
crudeltà!
[393] Doc. 244, pag. 132.
[394] Ved. Doc. 244, pag. 132. Non deve sfuggire che nella 1ª
deposizione sua, presso fra Cornelio, trovasi scritto essersi in
Pizzoni riuniti più di 35 capi; questa differenza in più si deve forse
attribuire al gusto di fra Cornelio.
[395] Ved. Doc. 244, pag. 138; 260, pag. 163; 15, pag. 24.
[396] Ved. Doc. 244, pag. 138.
[397] Ved. Doc. 18, pag. 26.
[398] Questa condizione apparisce qui per la prima volta nelle
deposizioni dei laici; i due primi rivelanti aveano solamente detto,
che i navigli turchi doveano «servir para yr acosteiando la Calabria
y inpedir qualquier socorro de mar». I frati cominciarono a dire che
i turchi doveano dare milizie da sbarco per occupare le fortezze,
e il Campanella medesimo vi alluse abbastanza. Lo Xarava dovè
apprenderlo dalle deposizioni de' frati e farlo poi dire dal Crispo e
successivamente da tutti gli altri.
[399] Ved. p. es. Hieron. Gigantis, De crimine lesae Majestatis (in
Zilett. Tractatus illustrium in utraque facultate _etc._ Venet. 1584
vol. 11, pars 1ª) fol. 66; ed ancora Prosp. Farinacii, Decisiones de
indiciis et tortura (cum Ambrosini Tranquilli, Proces. informativ.
Venet. 1649) a p. 334: «Crimen lesae majestatis multa habet specialia.
Bene leviora indicia sufficiunt ad torquendum, ubi agitur de tractatu,
consilio vel conspiratione secreta, prout in aliis delictis occultis,
et hoc non propter criminis atrocitatem sed propter probationis
difficultatem». E a pag. 347, parlando de' delitti atroci, de' quali
il massimo era considerato quello di lesa Maestà: «potest judex
gravioribus et atrocibus tormentis uti, sed non insolitis et novis».
[400] Ved. Doc. 244, pag. 135.
[401] Ved. i Registri _Quinternioni_ t. 20, fol. 78
[402] Ved. Doc. 23, pag. 35.
[403] Ved. Doc. 244, pag. 135.
[404] Ved. Doc. 22, pag. 33.
[405] Ved. Doc. 25, pag. 36.
[406] Ved. Doc. 24, pag. 36.
[407] Ved. Doc. 30, pag. 39.
[408] Ved. Sagredo, Memorie istoriche de' Monarchi Ottomani, Bologna
1684 pag. 468. Confr. il nostro Doc. 199, pag. 99.
[409] Ved. Doc. 14, 15 e 16, pag. 22 a 24.
[410] Ved. Doc. 17, 18 e 19, pag. 25 a 28.
[411] Ved. Doc. 20 pag. 33, e Doc. 181 pag. 93.
[412] Ved. Doc. 21, 22 e 23, pag. 33 a 35.
[413] Ved. Doc. 24 e 25, pag. 36.
[414] Let. del Card.^l S. Giorgio del 26 settembre. Ved. Doc. 48, pag.
48.
[415] Diamo qui il sèguito dei documenti sulla faccenda del Capito,
per la quale il Vicerè dolevasi della condotta del Vescovo di Mileto, e
restituendo quel clerico alla Chiesa si faceva a chiedere l'assoluzione
del Principe di Scilla, del Poerio e dello Xarava (confr. pag. 119
in nota). — 1.º Registri _Curiae_ vol. 43, fol. 178 t.º «Al Capitano
di Seminara... Magnifice vir. Comple al servitio di S. M.^tà et per
quanto tocca alla bona administratione de la giustitia che si habia
nelle mani Marc'Ant.º Capito, il quale se ritrova in quessa terra di
Siminara. Perciò vi dicimo et ordinamo che al ricevere de la presente
con ogni secretecza possibile debbiate usare exactissima diligentia
et procurare di haverlo nelle mani, et subito, à buon recapito, et
con buona custodia debbiate inviarlo cautamente recto tramite nelle
carcere de la Gran Corte de la Vicaria avisandoce incontinenti de la
recevuta di questa et di quanto intorno acciò exequireti. Dat. neap.
die 25 junii 1599. El Conde» (_int._ Olivares). — 2.º Ibid. vol. 46
fol. 1. «Al Gov.^re de Calabria ultra... Mag.^e vir, regie Consiliarie
fidelis dilectis.^me Havemo ricevuta la vostra per la quale ci date
aviso della captura de ordine nostro fatta de Marco Antonio Capito dal
Capitano de Seminara, et la violentia usata da Preiti di detta terra
in prenderselo da dentro le carcere dove se ritrovava rompendole a
forza d'accette con gran tumulto, et come per diligenza usata da detto
Capitaneo et suo Giudice con aiuto d'altri Particolari lo ritornorno a
carcerare, et de vostro ordine se ritrova al presente nelle carcere de
quessa R.ª Audientia, et ci supplicati vi debbiamo ordinare quel che
d'esso havete da esequire, al che respondemo et vi dicimo et ordinamo
che debbiate subbito al ricevere della presente inviarlo retto tramite
cautamente con bona custodia dentro le carcere della Gran Corte della
Vicaria facendo presentare al Rev.^do Vescovo de Melito l'alligata
nostra che con questa ve s'invia dandoci subbito particolar'aviso de
quanto exequirrete, et dell'inviata di detto Capito fandolo de maniera
che non vi succeda fuga ne altro strepito. dat. Neap. die 25 julii
1599. El Conde de lemos». — 3.º Ib. vol. 47, fol. 19 t.º «Al spettabile
Carlo Spinello... Philippus _etc._ Spectabilis vir collateralis et
Consiliarie, regie fidelis dilectis.^me Semo stati avisati come un
Hettorre Saijvedra di Seminara li giorni adietro diede aiuto et favore
ali preti et Jaconi di detta città, che scassorno le carceri di quella,
et si presero à forza d'arme Marco antonio capitò, che di ordine
nostro era stato carcerato per il capitano della città predetta, et
ultimamente detto Saijvedra assaltò un criato del giudice che è stato
in essa città ponendo mano ad uno scoppettuolo per amazzarlo, al che
soggionse il maestro giorato et lo prese carcerato come già lo tiene,
et perchè lo scassamento di dette carcere intendemo che sia stato fatto
da detti preti et Jaconi con consulta, et fomento de loro parenti
laici, li quali parenti patri et fratelli et altri gentil'homini et
cittadini di detta città vanno suducendo li populi che per haver dato
forsi essi aiuto à detto Capitano nel prender Marco antonio capitò
diano memoriale et suppliche al Rev.^do Vescovo di Mileto excusandosi
di quel che hanno forsi fatto et aiutato detto capitano. per questo vi
dicimo et ordinamo che debbiate carcerare lo detto Hettorre Saijvedra,
et tutti li altri parenti di detti preti et clerici, et inviarli subito
retto tramite nelle carceri della gran corte della Vicaria con aviso
vostro particolare à noi facendone destinta relatione, accio quella
havuta, et vista possiamo provedere et ordinare quel che convenerà per
la bona administratione della giustitia et conservatione della real
giurisditione della M.^ta sua. dat. neapoli die 15 mensis septembris
1599. El Conde de Lemos». — 4.º _Carteggio del Nunzio Aldobrandini_
filz. 212, let. del Card.^l S. Giorgio al Nunzio del 25 7bre 1599;
«Della sodisfattione che ha data il Viceré co 'l promettere di mandare
quel clerico di Mileto nella propria chiesa, donde fu levato dalla
Corte secolare, non ne ha ricevuta poca N.^ro Sig.^re.» — 5.º Ibid.
let. del 26 7bre 1599 (ved. Doc. 48, pag. 49): ed inoltre let. del 22
10bre 1599, e filz. 230 let. del Nunzio del 1º gen.º 1600, con la quale
chiede facoltà di assolvere anche il Poerio e lo Xarava. — 6.º Reg.
_Curiae_ vol. 49, fol. 2 t.º «Al Capitano de Seminara. Philippus _etc._
M.^re vir. Havemo ordinato che Marco Antonio Capito qual per ordine
del Ill.^e Conte de Olivares nostro predecessore fò preso da quessa
Corte, et mandato in queste carceri de la Gran Corte de la Vicaria,
sia liberato et riposto nella chiesa da dove fu extratto acciò possa
godere dell'immunità ecclesiastica. Et come che non per questo deve
restare impunito del delitto per esso commesso, vi dicemo et ordinamo
che trovandolo fuori della detta Ecclesia lo debbiate carcerare et
inviare retto tramite in queste predette carceri de la gran corte de
la Vicaria con aviso vostro, acciò che havuto et visto per noi, se
possa provedere ed ordinare lo di più che convenerà per la buona et
retta administratione de la giustitia. — dat. neap. die 30 septembris
1599. El Conde de Lemos». — 7.º Ibid. vol. 48, fol. 24 t.º «Resposta
al Capitano de Seminara Philippus _etc._ Mag.^e vir. Havemo ricevuta la
vostra in resposta della nostra delli 30 di settembre proximo passato,
per la quale ve fu ordinato che havessivo devuto avisare il castigo che
haveria dato il Rev.^do Vescovo di Mileto à Marco antonio capito, et
per quella ce dite che non ha fatto altra demostratione contra d'esso
che ordinarli che non uscisse dal monasterio. Et perchè il castigo che
si haverà da dare al detto capito non se ha da dare dal detto Vescovo,
ma dalli officiali regii, ò da noi, à chi tocca et compete darli detto
castigo, et l'ordine che vi fu dato da noi non fù per altro se non
per sapere che demostratione havea fatta detto Rev.^do Vescovo contra
d'esso. Per ciò in resposta di detta vostra, non occorre dirvi altro
se non ordinarvi come per questa ve dicimo et ordinamo che debbiate
attendere alla puntuale executione di quanto da noi vi fù ordinato in
havere in le mani detto Marco antonio fuora del ecclesia et inviarlo
subito retto tramite in la gran corte della Vicaria à buon recapito.
Dat. neap. die decima tertia mensis Novembris 1599. El Conde de Lemos».
— Come si vede, il Governo non rinunziò mai a voler punito il Capito, e
il Vescovo non cessò mai dal lasciarlo impunito: mancano intanto altri
documenti, e vi è ragion di credere che gli ordini del Governo sieno
rimasti ineseguiti.
[416] Ved. per le notizie sud.^te nell'Arch. di Firenze il Carteggio
di Napoli, filz. 4087, lett. del 29 marzo 1599 da Valenza, e quelle da
Napoli de' 27 luglio, 7 7bre, 27 7bre, 1.º 8bre _etc._ _etc._
[417] Nella Relazione del Bailo Paolo Contarini, letta al Senato il
1583 (ved. Albèri, ser. 3ª, vol. 3.º, pag. 222), si legge che il famoso
Ucciali avea fabbricato presso la sua casa «un grossissimo casale» che
si chiamava _Calabria nuova_, e vi lasciava anche vivere cristianamente
i maestri calabresi dell'arsenale che si erano condotti bene. Il
Residente Scaramelli egli stesso, riferendosi a' tempi suoi, dice
essere «i due terzi de i renegati di Constantinopoli Calavresi» (ved.
Doc. 176, pag. 89).
[418] Ved. Doc. 26, pag. 37.
[419] Ved. Doc. 264, pag. 177.
[420] Ved. Doc. 418, pag. 523.
[421] Ved. Doc. 244 pag. 138, e 247 pag. 154.
[422] Ved. Doc. 518, pag. 582.
[423] Ved. Doc. 253, pag. 167; 244 pag. 138, e 247 pag. 156.
[424] Ved. Doc. 244, pag. 139; e Doc. 247, pag. 156.
[425] Ibid.
[426] Ved. Doc. 244 pag. 140; 247 pag. 157; 255 pag. 171.
[427] Ved. Doc. 238, pag. 124.
[428] Ved. Doc. 408, pag. 507.
[429] Ved. Doc. 247, pag. 158.
[430] Ved. Doc. 386, pag. 405.
[431] Ved. Doc. 32, pag. 40.
[432] Ved. Doc. 181, pag. 92.
[433] Ved. Doc. 164 e 165, pag. 85.
[434] Ved. Doc. 373, pag. 382; e nostra Copia ms. de' proc. eccles.
tom. 1 fol. 263-1/2.
[435] Nella _Numerazione de' fuochi_ di Nicastro (vol. 1311 della
collezione) alla lista de' gravami pel 1632, fol. 39, si legge: «n.º
682. Honesta et Giovanna Milerio q.^m thomase sono morte molti anni
sono, senza figli et povere». Confronta col docum. analogo riportato in
questa nostra narrazione a pag. 206 in nota.
[436] Ved. Doc. 319, pag. 272.
[437] Ved. Doc. 28, pag. 38. La notizia quattro giorni dopo era
pervenuta in Napoli.
[438] La data precisa della cattura di fra Dionisio fu il 28 settembre,
siccome egli medesimo attestò nel tribunale per l'eresia. Ved. Doc.
332, pag. 287.
[439] Ved. Doc. 247, pag. 158-159.
[440] Ved. Doc. 332, pag. 287.
[441] Ved. Doc. 27 e 31, pag. 38 e 39.
[442] Ved. Doc. 29, pag. 38.
[443] Ved. Doc. 164-165, pag. 85; e 179-181, pag. 91-92.
[444] Questo Cardinale portavasi a Napoli per comporre un'altra
quistione giurisdizionale curiosa: qualche convento di Monache si era
rifiutato di accogliere una Visita da parte dell'Arcivescovo di Napoli.
[445] Ved. Doc. 178, pag. 91; lettera del 28 settembre.
[446] Ancora più tardi, nell'anno seguente, un D. Alonso de Lemos et
Alva fu mandato come Governatore ma in Calabria citra. È pure possibile
quindi che sia così nata una confusione tra questo D. Alonso, il figlio
del Vicerè, e perfino D. Alonso de Rosa nominato egualmente come uno da
doversi mandare. Cfr. i Reg. _Sigillorum_ nell'Arch. di Nap. vol. 37,
an. 1600, sotto la data 14 giugno.
[447] Ved. lo Schema del processo in appendice a' Documenti, Illustraz.
II, pag. 617. La lacuna si nota tra il fol. 147 e il fol. 176 del vol.
2.º del processo.
[448] Ved. Doc. 518, pag. 583.
[449] Ved. Doc. 325, pag. 276.
[450] Ved. Doc. 247, pag. 158.
[451] Doc. 244, pag. 140, e Doc. 247, pag. 158.
[452] Ved. Doc. 247, pag. 158.
[453] Ved. Doc. 244, pag. 141.
[454] Ved. Doc. 395, pag. 466.
[455] Ved. Doc. 247, pag. 159; 263, pag. 175; 265, pag. 181.
[456] Sulla sua cattura e fuga vedi tra gli Atti esistenti in Firenze
il Doc. 265 pag. 183; sulla sua ripresa e processo vedi nel Carteggio
del Nunzio la lettera di costui del 6 aprile 1601, Doc. 119 pag. 71; il
clerico di cui si parla in questa lettera, tacendone il nome, non può
essere che il Pittella.
[457] Questo risulta dalla Informazione di S.^to Officio presa molto
più tardi, nel 1605, contro fra Pietro di Stilo. Il 30 agosto 1605 un
Francesco Ubaldini di Stilo, testimone, dice: «Saranno credo da quattro
anni in circa io mi trovava quà in Napoli, ed intese dire publicamente
che vennero carcerati fra Pietro Presterà, fra thomaso Campanella,
Tiberio Carnevale, Gio. Paolo Carnevala, et altri per causa della
rebellione, portati da Carlo Spinello con le galere, et foro portati
carcerati nel Castello novo et castello uovo (_sic; int._ dell'ovo), ma
con fra Pietro non occorse parlarli, et al castello del ovo parlai con
questi Carnevale nominati».
[458] Ved. Doc. 244, pag. 137.
[459] Ved. Doc. 265, pag. 181.
[460] Ved. Doc. 256, pag. 172, e la Ricognizione de' carcerati
ecclesiastici fatta in Napoli dall'Auditore del Nunzio.
[461] Ved. Doc. 258 pag. 172, e la Ricognizione suddetta. Cons. questa
stessa per gli altri due frati che seguono.
[462] Ved. Doc. 394, pag. 448.
[463] Che la _territio_ fosse un primo grado di tortura, e che il
reo confesso per terrore dovesse dirsi _confesso per esame rigoroso_,
ossia per tortura, è attestato da tutti gli scrittori di giurisprudenza
Inquisitoriale. Così p. es. Locatus Fr. Umbertus, Opus quod Judiciale
Inquisitorum dicitur, Rom. 1570, pag. 375, «ductus solum ad locum
torturae, si confitetur, dicitur confessus in tormentis»; Eymericus
Nicolaus, Directorium Inquisitionis, Rom. 1578, pag. 165, «paria sunt
confiteri in tormentis vel motu tormentorum»; Masini Eliseo, Sacro
Arsenale, Rom. 1639, pag. 371, «il reo che solamente condotto nel luogo
della tortura, o quivi spogliato, o pur anco legato, senza però essere
alzato, confessa, dicesi haver confessato ne' tormenti o nell'esame
rigoroso».
[464] Ved. Doc. 294, pag. 225.
[465] Ved. Doc. 295, pag. 226.
[466] Ved. Doc. 296, pag. 228.
[467] Ved. Doc. 297, pag. 231.
[468] Ved. Doc. 300, pag. 235.
[469] Ved. Doc. 301, pag. 236.
[470] Ved. Doc. 302, pag. 237.
[471] Doc. 303, pag. 243.
[472] Ved. la citaz. delle deposizioni di fra Pietro Ponzio e fra
Pietro di Stilo nel Doc. 244, pag. 143, e di quelle degli altri frati
Ib. pag. 133-134.
[473] Ved. Doc. 389, pag. 412.
[474] Ved. Doc. 394, pag. 449.
[475] Ved. Doc. 34, pag. 41.
[476] Ved. Illustraz. IV, pag. 644.
[477] Intorno a costui nella _Numerazione dei fuochi_ di Nicastro,
(vol. 1309 della collez.; fascio della Renumerazione del 1598) si
legge: «n.º 642. Franc.^co Antonio de Oliverio del q.^m Gio. Pietro an.
22; Dianora cuccia uxor an. 22; Diana Grillo mater an. 52» (seguono due
servi e due famule). Circa la sua innocenza ne' fatti della congiura
ved. Doc. 350, pag. 328.
[478] Ved. Doc. 210 e seg.^ti, pag. 110 e seg.^ti.
[479] Ved. Doc. 377, pag. 388.
[480] Nella _Numerazione de' fuochi_ di Nicastro (vol. e fascio
anzidetto) si legge: «n.º 1315. Gio. battista bonazo an. 24 [Dicunt
absentatum ab hac civitate propter homicidium Rosae riccie et ad
praesens dicunt ad regias triremes ad remigandum». Ciò nel 1598,
e questa pena della galera doveva essere seguita ad una delle
frequentissime così dette «composizioni» in luogo della condanna di
morte, la quale condanna si rileva da due Documenti esistenti ne'
Registri _Curiae_, vol. 45 fol. 67, e vol. 38 fol. 115. — 1.º «Risp.
al Capitano di Tropea. Philippus _etc._ Magnifice vir, Havemo visto le
vostre delli 22 et 29 del passato per le quali ci scriveti come haveti
carcerato alcuni forasciti tra li quali vi è Gio. battista bonacza
che per quessa corte è stato già condennato a morte, et che havendolo
adimandato il governatore di quessa provintia per fare alcune diligenze
che dopoi lo haveria restituito, et Jacovo massimita il quale tiene
ducento ducati di taglione con lo depiù che sopra ciò ci scriveti
supplicandoci fussemo serviti ordinare perchè vi sia restituito il
detto gio. battista et vi si pagasse li detti ducati ducento per il
taglione...» _etc._ (Lo loda e gli partecipa aver già dato ordine
conforme alla dimanda). Dat. 23 febbraio 1598. — 2.º «All'Audientia di
Calabria ultra. Philippus _etc._ Spectabiles et magnifici viri, Dal
magnifico Capitano di Tropea ci viene scritto come essendo carcerato
Gio. battista bonacza famoso forascito et condennato a morte, per
voi li è stato dimandato dovessivo consignarcelo (_sic_) per non so
che diligentie che volevivo fare, et che poi ce l'havestivo tornato,
et cossì anco havendo preso tre altri forasciti tra li quali vi è
Jacovo massimita il quale tiene ducati di taglione (_sic_), fossimo
serviti ordinare che sia restituito il detto Gio. battista et pagato
il taglione...» (Ordina di restituire Gio. battista al Capitano perchè
possa procedere contro di lui conforme a giustizia etc.) Dat. 27
febbraio 1598. — Nella _Numerazione_ poi di Tropea (vol. 1398, anno
1595) abbiamo rinvenuto: «n.º 232 Fabio Furci, f.º de Mase mort. ab an.
4, an. 18; M. Faustina sore moneca an. 40; M. Portia sgrugli matre an.
64; Giovanne de Casale Drapia famulo ab an... an. 12. [Nobiliter vivit,
et in cat. fol. 162» _etc._