la persona del Soldaniero e la miseria di quei tempi. Nel processo di
eresia contro il Campanella e socii, il 21 agosto 1600, il Soldaniero
interrogato se sia stato mai scomunicato dice: «Io so stato scomunicato
per havere preso alcuni ribelli in chiesa, et credo che fusse un solo
monitorio». Nel processo contro Orazio Santacroce e Felice Gagliardo
per certi scritti proibiti trovati nella cassa di fra Dionisio, il
6 marzo 1602, il medesimo Soldaniero dice: «In nessuno tempo, ne
dal Vescovo di Tropea, ne da altro io sono stato scomunicato, ne lhò
inteso dire, ne mi e stato referito, mai tal cosa hò saputo, ne inteso,
però sono dui anni, è più, che io per ordine del sig. Carlo Spinello
locotenente di S. E. alhora in Calabria andai à Tropea per carcerare
Gio. battista bonazza alias Cosentino forascito, et altri suoi
compagni, et havendo inteso che stavano salvati dentro lo monastero
de san Francesco de Paolo sito dentro la città di Tropea, non volsi
entrare al monastero, ma con la mia comitiva assediai lo monastero che
non potessero fuggire, et stava llà guardando, lo dì sequente venne
Camillo di fiore con maggior autorità dela mia, et con assai gente
armata de Corte, et andò dal vicario del vescovo che non so per nome,
et poi venne al monastero col detto vicario, et entrorno dentro lo
monastero, et lo detto Camillo li pigliò carcerati, che lo vicario
li cacciava dal monastero ad un per uno, et Camillo, se li portò a
monte leone, et dallà ad hierace, et a tropea si disse che s'havevano
da portare alle carceri del vescovo, ma Camillo li condusse con la
sua comitiva alli detti luoghi et io non me intromesi à cosa alcuna
quando foro carcerati quelli forasciti che stavano in detto monastero,
perche Camillo havea maggiore autorità, è comitiva dela mia, Et io
andai con Camillo dove andò con li carcerati, et per tal causa non
fui altramente scomunicato, perche non me ne impacciai à cosa alcuna,
è così è la verità. — Interrogatus et monitus ut dicat veritatem,
et consulat animam suam si fuerit pro causa predicta excommunicatus
publice cum affixione cedulonum a Rev.^mo Dom.º Episcopo Tropiensi,
vel saltem sibi relatum fuit quod fuerat excommunicatus, Resp.^t Io hò
ditto, è dico che non fui scomunicato altramente per detta causa ne
per altra dal vescovo di tropea, ne da altro, perche io non pigliai
carcerati li forasciti, ne io entrai al monasterio dove stavano li
forasciti per conto di pigliare li forasciti carcerati, si bene che
entrai alla chiesa ad ascoltare la messa, et come fummo a monteleone
lo vulgo et huomini di Monteleone dissero che io l'intese, come lo
vescovo di tropea havea scomunicato tutti quelli che havevano pigliato
carcerati li forasciti che stavano dentro di quello monastero, è
dissero ancora che particolarmente haveva scomunicato detto Camillo di
fiore perche havea promesso di ponere quelli banniti dentro le carceri
del vescovato, è che poi lhavea gabato, et io non intesi tra me essere
scomunicato, ne incorso alla scomunica poiche non m'impacciai à cosa
alcuna alla carceratione di detti banniti, ne intesi, ne mi fù referito
che io fussi stato scomunicato, et per tal causa io sono stato sempre
alle chiese, et alli divini officij, et così ha ponto fu la verità,
dicens, questo lhò narrato alli miei confessori et me hànno assoluto».
Eppure nello stesso tribunale conoscevasi il testo dell'indulto, che
egli aveva ottenuto appunto per avere presentato que' ribelli.
[482] Ved. Doc. 257, pag. 172, e la Ricognizione degl'incriminati
ecclesiastici fatta in Napoli.
[483] Ved. Doc. 261, pag. 173, e Ricogn. suddetta.
[484] Ved. Doc. 260, pag. 173, e Ricogniz.
[485] Ved. Doc. 262, pag. 174, e Ricogniz.
[486] Ved. Doc. 259, pag. 173, e Ricogniz.
[487] Ved. la Ricognizione suddetta.
[488] Ne' Registri _Curiae_ vol. 46 fol. 13 t.º si legge:
«All'Audientia di Calabria ultra. Philippus _etc._ Magnifici viri,
Semo stati avisati che per li officiali dell'Ill.º Principe de Melito
è stato preso carcerato Giulio d'Arena inquisito de molti delitti a
querela di parte il quale pretende essere clerico salvatico, et perche
volemo intendere li meriti di sua causa, et prevedere contra di esso
quel che sarà di giustitia, vi dicemo et ordinamo che debbiate inviare
persona di confidenza, et à buon recapito, à prender detto Giulio
d'Arena da poter dell'officiali di detto Ill.º Principe che lo tengono,
a li quali per questo ordinamo che debbiano subito consegnarvelo
una con li atti et Informationi che saranno contra di esso et havuto
che l'harete debbiate subito retto tramite, et sotto buona custodia
inviarlo con detti atti et Informationi nella gran Corte de la Vicaria
carcerato con aviso vostro a noi avisandoci del tutto particolarmente,
acciò vi possiamo in d.^ta sua causa provedere et ordinare quel che
sarà di Justitia come di sopra, Et cossì lo debbiate exequire che tal'è
nostra voluntà. Dat. neapoli die 26 8bris 1599. El Conde de lemos».
[489] Ved. Doc. 244, pag. 136.
[490] Qui vogliamo solamente ricordare ciò che cantò essergli avvenuto
dopo la scoperta della congiura, compiendo una strofa il cui principio,
a proposito della congiura, è stato già da noi riportato altrove (ved.
la nota a pag. 223):
«Io accesi un lume; ecco qual d'api sciame
scoverti, la fautrice tolta notte
sopra me a vendicar ladri e gelosi;
e que' le paghe, e i brutti sonnacchiosi
del bestial sonno le gioie interrotte:
le pecore co' lupi fur d'accordo
contra i can valorosi,
poi restar preda di lor ventre ingordo».
[491] Si tengano presenti le cose dette nella nota c a pag. 237.
[492] Ved. Doc. 389, pag. 412 _etc._
[493] Ved. Doc. 208, pag. 108.
[494] Ved. il Dispaccio dell'Ambasciatore Veneto in Roma; Doc. 196,
pag. 98. Inoltre l'Avviso del Vialardi; Doc 202 _e_, pag. 101.
[495] Ved. nell'Arch. Veneto il Carteggio di Napoli, Lett. del 2 9bre
1599.
[496] Ved. Doc. 307, pag. 256.
[497] Ved. Doc. 184, pag. 94.
[498] Ved. le depos. di Scipione Ciordo e di Fabio Contestabile, nella
nostra Copia ms. tom. 1º, fol. 313.
[499] È noto che i Sirleti di Guardavalle diedero a Squillace
successivamente: 1.º Guglielmo Sirleto, che promosso Cardinale rinunziò
al Vescovato nel 1568; 2.º Marcello Sirleto, uomo di molto merito, i
cui libri andarono poi alla Barberiniana, morto nel 1594; 3.º Tommaso
Sirleto, cugino di Marcello e nipote del Cardinale, già laureato in
Padova, custode della Vaticana, ove andarono i suoi libri e i suoi
manoscritti; egli morì il 1601. — Successe Paolo Isarezio Domenicano,
e poi ancora Fabrizio Sirleto altro cugino di Marcello e Tommaso. Ved.
P.^e Fiore, Calabria illustrata, Nap. 1691, vol. 2.º pag. 317.
[500] Ved. Doc. 352, pag. 331.
[501] Ved. Doc. 393, pag. 421 passim.
[502] Di parecchi fra costoro abbiamo potuto dare a tempo opportuno le
notizie tratte dalla Numerazione de' fuochi di Stilo (ved. pag. 162 e
167); diamo ora quelle degli altri soprannominati, che ci è riuscito
trarre dallo stesso fonte. 1.º Nell'elenco della Numerazione del 1641:
«n.º 198. Minico Carnevale f.º del q.^m Gio. Battista a. 75; Lucretia
uxor a. 50»; (ricordiamo aver notato che Prospero Carnevale era anche
figlio di Gio. Battista). — 2.º Nell'estratto della vecchia numerazione
1596-98: «n.º 158. Lonardo f.º de Alfonso Prestinace a. 67; Beatrice
uxor an. 47; Scipione f.º a. 28; Gio. Antonio f.º an. 20; Gio. Jacovo
f.º a. 25» _etc._ (ricordiamo aver notato che Gio. Gregorio Prestinace
era figlio di Bernardo, e costui figlio egualmente di Alfonso).
Inoltre, «n.º 315. Francesco Prutino (_sic_) a. 52; Ottavia uxor a. 35;
Gio. Battista f.º nat.^le a. 18; Silvia socera a. 55; Olimpia famula a.
80».
[503] Solamente per Carlo Licandro potremmo dire che era figlio di
Domenico, Barone di Placanica (ved. _Privilegiorum_ vol. 66 fol. 111,
e vol. 122 fol. 28), e potremmo ricordare che il vecchio Barone di
Placanica aveva importato a Stignano la peste, alla quale il padre del
Campanella avea dovuto provvedere. In ciò si può sospettare un antico
motivo di odio; ma un altro meno antico, e al tempo stesso più certo,
si può riconoscerlo nelle varie liti che il padre del Campanella, qual
Sindaco di Stignano, aveva dovuto intentare al Barone di Placanica,
assiduo disturbatore della pace di Stignano. L'Arch. di Stato ne
fornisce diverse prove (ved. Reg.^i _Partium_ vol. 1313, fol. 14 e fol.
135); tra le altre cose molti abitanti di Stignano, come vassalli del
Barone, si facevano riconoscere forestieri e quindi non pagavano pesi,
ma non volevano desistere dall'entrare nel parlamento ed avervi voce.
[504] Risulta questo fatto da una deposizione raccolta nel processo di
eresia. Ved. la deposizione di Giuseppe Grillo nella nostra Copia ms.
de' proces. eccles. tom. 1.º, fol. 132.
[505] Ved. Doc. 438, pag. 550.
[506] Ved. Doc. 207, pag. 108.
[507] Ved. i Registri _Sigillorum_ vol. 37 (an. 1600) alla data 11
marzo.
[508] Ved. Doc. 214, pag. 113.
[509] Ved. Doc. 215, pag. 114.
[510] Ved. Registri _Curiae_ vol. 48 fol. 87 t.º Lett. Vicereale del 23
agosto 1600; e vol. 49 fol. 61, Lett. Vicereale del 6 8bre 1600.
[511] Ved. Doc. 210 a 213, pag. 110 a 113.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a
pag. 378 (Errata) sono state riportate nel testo.
End of Project Gutenberg's Fra Tommaso Campanella, Vol. 1, by Luigi Amabile