II. Arrivo del Campanella in Napoli nella casa del Marchese di Lavello

presso il figliuolo di lui Mario del Tufo (22). La sua disputa in

S.^ta M.ª la nuova; i Domenicani di Napoli (23). I Signori Del Tufo

amici e protettori del Campanella (28). Altre conoscenze fatte in

Napoli; il Sangro, l'Orsini, i fratelli Della Porta (32). Malattie

sofferte e curate dal Campanella in Napoli; il P.^e Aquario e il P.^e

Serafino di Nocera (37). Opere da lui composte fin allora e suo privato

insegnamento (39). La Biblioteca di S. Domenico e lo Studio pubblico di

Napoli; parole dette dal Campanella in dispregio della scomunica; sua

cattura per ordine del Nunzio e suo primo processo (42).

III. Trasferimento del Campanella prigione a Roma; condanna all'abiura

come veementemente sospetto di eresia (50). Uscita dal carcere; opere

composte in Roma in tale periodo (52). D. Lelio Orsini e l'Abate Persio

in Roma (53). Andata del Campanella a Firenze; sua visita al Gran Duca,

ed informazioni date dal Battaglino Agente di Toscana in Napoli, ad

occasione di una cattedra che gli si voleva concedere in Pisa (57).

Visita della Biblioteca Palatina; parere di Baccio Valori sul filosofo;

disputa di lui con Ferrante De Rossi e il P.^e Medici; informazioni

date sul suo conto dal P.^e Generale Beccaria (59). Partenza per

Padova; fermata in Bologna, ove gli sono tolte tutte le opere e sono

inviate al S.^to Officio di Roma (62). Arrivo a Padova; dimora nel

convento di S. Agostino e nuovo processo per gravissima violenza patita

dal P.^e Generale (63). Liberazione; altre opere composte in Padova

e suo privato insegnamento in questa città (64). Due nuovi processi

per varii capi di accusa; il processo per non rivelazione di un

giudaizzante va a terminare in Roma; importanza di questo 3º processo;

sua influenza sulle opere allora composte (67).

IV. Nuovo trasferimento del Campanella prigione a Roma e termine del

suo processo; sua difesa dalle diverse imputazioni (72). È liberato non

senza commendatizie anche dell'Imperatore e dell'Arciduca Massimiliano

procurate da Gio. Battista Clario; va nel convento di S.^ta Sabina

(75). Opere da lui composte in Roma dentro del carcere; suoi compagni

di prigionia, Gio. Battista Clario, due Ascolani e probabilmente anche

Colantonio Stigliola; poesie da lui scritte in tale periodo (76).

Opere composte in S.^ta Sabina; impegno di acquistarsi la protezione

di alcuni Cardinali; ultima poesia scritta in Roma (85). Ritorno in

Napoli; ciò che quivi compose; suo insegnamento e suoi scolari (90).

Discorsi sulle future mutazioni col Cortese, Vernalione e Stigliola;

notizie circa costoro (92). Consola con l'annunzio delle mutazioni il

P.pe di Bisignano prigione nel Castel nuovo; notizie circa costui (96).

Parte per la Calabria; stato di Napoli in quel tempo; dissenso de'

Nobili col Vicerè e tra di loro; carcerazione del Sangro Duca di Vietri

e forgiudica del Carafa Marchese di S.^to Lucido; notizie circa costoro

(101).

CAP. II. — Ritorno del Campanella in Calabria e sua congiura

(1598-1599) pag. 110

I. Fermata per un mese nel convento di Nicastro, ove dimorano gli

antichi amici; Fra Dionisio e fra Pietro Ponzio, fra Gio. Battista di

Pizzoni; loro progressi (110). Dissensi giurisdizionali del Governo

col Vescovo di Nicastro e turbamento della città; fra Dionisio ed

Innico di Franza sono inviati per questo a Reggio e poi a Ferrara

presso il Papa (114). Andata del Campanella a Stilo nel convento

di S.^ta Maria di Gesù; visita de' paesi della marina col Vescovo

di Mileto (116). Marcantonio del Tufo Vescovo di Mileto e i suoi

conflitti giurisdizionali; conflitti analoghi di altri Vescovi nella

Calabria (117). Controversie ed inimicizie cittadine molto gravi

(123). Lotte tra' componenti la R.ª Audienza di Catanzaro; D. Alonso

de Roxas Governatore; D. Luise Xarava Avvocato fiscale (126). Banditi e

forgiudicati nella provincia; loro rifugio ne' conventi e nelle Chiese

(131). Discesa de' turchi al Capo di Stilo col Bassà Cicala, e notizie

intorno a costui; sua dimanda di rivedere la madre alla fossa di S.

Giovanni, soddisfatta dal Vicerè di Sicilia (134). Vita del Campanella

nel convento di Stilo; suoi compagni ed amici, specialmente fra

Domenico Petrolo di Stignano e fra Pietro Presterà di Stilo superiore

del convento (142). Costumi, insegnamento ed opere del Campanella in

tal tempo; in particolare del suo libro della Monarchia di Spagna e di

quello de' Segnali della morte del mondo (144).

II. Convinto della vicina fine del mondo e de' grandi fatti che

doveano precederla, massime della santa repubblica e secolo d'oro da

doversi prima godere, il Campanella fomenta una viva agitazione di

aspettativa nella provincia (149). Argomenti da lui trovati ne' libri

di profezia e di astronomia per ritenere prossime grandi mutazioni;

fenomeni meteorologici che insieme col grave perturbamento della

provincia glie le fanno giudicare imminenti; suoi concetti circa tali

mutazioni (150). Conversazioni particolari e poi prediche nella Chiesa

del convento sul detto tema; moltissimi gli dimandano chiarimenti,

perfino il Governatore della provincia; gran credito acquistatosi dal

Campanella e motivi di esso (155). Capitolo de' Domenicani, nel quale

il Campanella non è chiamato e fra Dionisio risulta in decadenza;

trattativa di pace tra' Contestabili e i Carnevali di Stilo, affidata

al Campanella dall'Auditore David (159). Componenti delle dette

famiglie; Marcantonio Contestabile e Maurizio de Rinaldis, fuorusciti,

ne rappresentano il braccio forte (161). Proposizioni del Campanella

un po' più spinte anche in materie religiose, oltrechè in politica,

aspettandosi, per predizioni astrologiche, di essere Monarca del mondo;

amici co' quali conversava, atteggiandosi a riformatore e legislatore

(164). Colloquii con Giulio Contestabile e Geronimo di Francesco, con

Marcantonio Contestabile e Gio. Tommaso Caccìa egualmente fuoruscito

(168). Colloquii con Maurizio de Rinaldis, e notizie circa costui;

il Campanella, presenti fra Dionisio e il Petrolo, lo decide a voler

concorrere con amici a fondare la repubblica, e gli fa copertamente

intendere che sarebbe utile profittare dell'aiuto del Turco (169).

Commenti su questi fatti; al Campanella devesi non solo l'idea ma

anche l'indicazione de' mezzi per attuarla, rimanendo a lui riservato

l'ufficio di futuro capo della repubblica (173). Tutti si pongono

all'opera; Maurizio va sulle galere di Amurat venuto alle coste di

Calabria; il Campanella è chiamato dal Marchese di Arena a Monasterace

(175). Fra Dionisio va con un fra Giuseppe Bitonto e un Cesare Pisano

fino a Messina; durante il viaggio sviluppa eresie per eccitare il

Pisano; di poi con la stessa compagnia, e con l'aggiunta di un fra

Giuseppe di Jatrinoli e un Giuseppe Grillo, dopo altri discorsi

di eresie in Stignano, torna presso il Campanella riconducendolo

da Monasterace a Stilo (176). Anche Marcantonio Contestabile e il

Caccìa, con un altro fuoruscito, tornano a Stilo (Page_180). Altra

escursione del Campanella con fra Dionisio e il Bitonto a Castelvetere,

per pregare il P.pe della Roccella in favore di Cesare Pisano ivi

carcerato; nel carcere veggono un Felice Gagliardo, al quale, come ad

altri carcerati, il Pisano parla de' progetti del Campanella e ripete

i discorsi di eresia (181). Tornato a Stilo il Campanella eccita

il Pizzoni a parlare con Giulio Soldaniero fuoruscito; intanto è

chiamato di nuovo dal Marchese di Arena in Arena (184). Il Pizzoni, fra

Dionisio e Gio. Pietro fratello del Campanella, come pure Marcantonio

Contestabile col Caccìa e un altro fuoruscito, accompagnano fra Tommaso

ad Arena; fra Dionisio col Pizzoni ne partono per parlare al Soldaniero

in Soriano; colloquii di fra Dionisio col Soldaniero, manifestando i

disegni del Campanella e molto eresie (186). Il Pizzoni con un altro

fuoruscito a nome Claudio Crispo ritorna ad Arena; giunge quivi una

lettera che annunzia avere Maurizio preso gli accordi col Turco;

fra Pietro di Stilo con Fabrizio Campanella armato viene egli pure

in Arena, forse latore della lettera; altre lettere di Maurizio, di

Claudio Crispo e del Pizzoni (188). Comparisce una cometa che raddoppia

il fervore del Campanella; tutta la compagnia va in Pizzoni; convegno

e banchetto di Pizzoni; fra Pietro di Stilo va a Soriano recando una

lettera del Campanella al Soldaniero; parte presa da fra Pietro nella

congiura (191).

III. Venuta di fra Marco da Marcianise per una visita nella provincia

di Calabria; fra Dionisio va al convento di Taverna già assegnatogli;

vi fa quistione con fra Cornelio di Nizza e bastona un altro frate; fra

Cornelio è scelto per suo Compagno da fra Marco (196). Il Campanella

torna a Stilo, e chiamato da Maurizio va presso di lui col Petrolo e

Fabrizio Campanella a Davoli; Maurizio espone i patti conchiusi col

Turco; son chiamati Gio. Tommaso di Franza e Gio. Paolo di Cordova

che vengono con Orazio Rania da Catanzaro; concerto con costoro per

fare un'insurrezione in Catanzaro (197). Incontro di Gio. Battista di

Polistina, nemico di fra Dionisio, col Campanella in Davoli: parole

scortesi dettegli dal Campanella; fra Gio. Battista va a Soriano, e

il Soldaniero gli comunica la faccenda della congiura e dell'eresia

(201). Maurizio va in giro a raccogliere fuorusciti; il Campanella

scrive al Crispo e poi va a S.^ta Caterina; fra Dionisio, condannato

dal Visitatore, si rimette in giro con un Cesare Mileri e finisce

per andare a Catanzaro, dove mostra gran premura di essere assoluto,

e cerca affiliati per la congiura, dicendo che vi partecipavano il

Papa, il Card.^l S. Giorgio, diversi Vescovi, diversi Nobili (202).

Parla col Franza, col Cordova, con due fratelli Striveri ed altri,

parimente con Fabio di Lauro e Gio. Battista Biblia; tratta per fare

entrare in Catanzaro 4 a 5 cento uomini incogniti e di notte; enumera

gli aiuti che si avranno, mettendo innanzi per la prima volta la

frottola dell'intervento di alti personaggi, che evidentemente non

poteano intervenire (207). Intanto il Campanella in Stilo mantiene

corrispondenze anche in cifra, continua nei colloquii con maggiore

espansione, fa una scampagnata con gli amici sul monte di Stilo

eccitando le più vive speranze (215). Cenni delle istituzioni politiche

e religiose in progetto, come si può desumerli principalmente dalle

deposizioni che si ebbero in sèguito da fra Pietro di Stilo e dal

Petrolo, e poi da moltissimi altri (217). Trattavasi di fondare

ciò che fu scritto di poi nella _Città del Sole_; si ha un notevole

riscontro tra le cose allora dette e quelle in sèguito scritte, e

rimangono così chiarite la congiura e le sue cause, non che la parte

presavi dal Campanella, e perfino la verità o la falsità di molte

cose deposte nel processo (220). L'idea non era punto democratica

ma altamente patriottica, e per essa il Campanella compromise tutto,

facendola abbracciare egualmente non da soli malfattori, ma anche da

uomini stimabilissimi come Maurizio e fra Dionisio tra gli altri; nè

i preparativi erano di poca importanza quando la congiura fu scoperta

(222).

CAP. III. — Scoperta della congiura e processi di Calabria

(dalla fine di agosto a tutto 10bre 1599) pag. 226

I. Fabio di Lauro e Gio. Batt. Biblia denunziano la congiura al Fiscale

di Calabria; poi mandano una 2ª relazione al Vicerè, il quale ne scrive

subito a Roma e a Madrid, e fa partire Carlo Spinelli per investigare

e punire (226). Il Vicerè Conte di Lemos; suoi dubbi sulla congiura,

la quale venne in fondo rivelata secondo le esagerazioni affermate da

fra Dionisio (230). Clemente VIII e il Nunzio Aldobrandini; tenerezze

di Roma col Vicerè a quel tempo; la richiesta da parte del Vicerè, di

poter carcerare i frati, è accordata dal Papa (232). Carlo Spinelli e

i suoi antecedenti; istruzioni solite a darsi in analoghe circostanze;

capitani e soldati partiti con lo Spinelli (235). Nuova denunzia

tardiva ed incompleta da parte di 5 Catanzaresi, tra' quali il Franza

già stato a Davoli, per salvarsi; la denunzia, passata per la via

dell'Audienza, svela il segreto della congiura e fa intendere che lo

Spinelli veniva per essa; il Vescovo di Catanzaro ne dà avviso a fra

Dionisio il quale se ne parte immediatamente (239). Fra Dionisio va a

Stilo per sollecitare il Campanella ad uscire col Petrolo in campagna;

il Campanella si nega e ripara a Stignano presso D. Marco Petrolo,

il quale lo denunzia; Giulio Contestabile lo denunzia egualmente, e

procura una commissione al cognato Di Francesco contro di lui (242).

Lo Spinelli giunge in Catanzaro, fa prendere il Rania e lo affida al

Governatore, ma il Rania fugge e poco dopo è rinvenuto soffocato in

una vigna presso la città; lo Spinelli si duole del Governatore ed

inizia il processo (243). Il Vicerè in Napoli affetta preoccupazione

per un voluto sbarco di turchi in Abruzzo e una voluta peste nella

Marca d'Ancona; emana bandi per la peste in realtà diretti a premunirsi

dalla parte di Roma; ma poi, viste bene avviate le cose di Calabria,

revoca i bandi e spedisce ordini di rigore contro i congiurati (246).

La denunzia di D. Marco Petrolo è mandata allo Xarava e il denunziante

finisce per essere carcerato come ricettatore; la commissione al

Di Francesco giunge un po' tardi, e costui può soltanto carcerare i

parenti del Campanella (248). Crescendo il numero de' carcerati lo

Spinelli ordina di tradurli nel castello di Squillace, dove il processo

continua, venendo carcerato anche Geronimo del Tufo; prevenzioni verso

i Nobili e i Vescovi (250). Guidati e Commissionati contro i presunti

colpevoli; il Soldaniero ed il Bruno, Gio. Geronimo Morano e D. Carlo

Ruffo Barone di Bagnara; Nobili titolati venuti in aiuto del Governo,

il P.pe della Roccella, il P.pe Di Scilla, il P.pe di Scalèa; notizie

intorno a costoro (253). Altro aiuto potente dato da fra Marco e fra

Cornelio, accordatisi col Governo nell'istituire un processo a' frati,

co' più iniqui maneggi suggeriti dagli odii frateschi (257).

II. Antecedenti segreti del processo ecclesiastico di Calabria; fra

Domenico da Polistina e fra Cornelio; colloquii di costui con lo

Spinelli, Xarava e Lauro; sue comunicazioni esagerate al Card.^l

S.^ta Severina e al P.^e Generale; costringe il Soldaniero a far

da denunziante e persecutore de' congiurati, procurandogli anche un

guidatico e una promessa d'indulto dallo Spinelli (258). Titolo e data

del processo; 36 capi di accusa; assertiva di richiesta a procedere

anche da parte dello Spinelli, del Governatore e perfino del Vescovo

di Catanzaro; lettere del Vescovo e del Governatore; commenti (262).

Commissione data dal Visitatore fra Marco di catturare il Pizzoni

e il Lauriana; particolari della cattura; fra Dionisio col Caccìa

stava con loro, ma travestito se ne fugge (263). I due frati prigioni

dati in consegna a D. Carlo Ruffo nelle carceri di Monteleone; esame

del Pizzoni che svela ogni cosa anche con esagerazione e malignità;

artifizii e terrori per avere simili deposizioni (264). Esame

del Soldaniero commesso dal Visitatore a fra Cornelio, tutto ben

concertato; esame del Lauriana, e giudizio su tale esame; commento sul

processo, che in fondo non creava fatti essenzialmente falsi, ma li

traeva a luce, li esagerava anche e li ribadiva con male arti (267).

Intanto il Campanella è catturato insieme col Petrolo; particolari

della cattura; ricovero in S.^ta M.ª di Titi; arrivo di Maurizio, fuga

per sottrarsi a Maurizio, ricovero e travestimento presso Gio. Antonio

Mesuraca a' dintorni della Roccella, tradimento del Mesuraca; commento

in particolare sulla condotta di Maurizio (272). Il Campanella è

tradotto alle carceri di Castelvetere; apprende per via che il Pizzoni

ha rivelato anche eresie e consiglia al Petrolo di far lo stesso: lo

Xarava viene a Castelvetere e riceve dal Campanella una Dichiarazione

scritta; sunto della Dichiarazione e giudizio sopra di essa (277). Lo

Xarava portasi a Monteleone e riceve una Dichiarazione scritta anche

dal Pizzoni; inoltre una cifra di cui si sarebbero serviti il Pizzoni

e il Campanella, e una copia delle deposizioni fin allora raccolte da'

due frati col processo ecclesiastico (281). Passaggio del Campanella

col Petrolo dalle carceri di Castelvetere a quelle di Squillace;

intanto nelle carceri di Castelvetere il Gagliardo e compagni,

saputa la carcerazione di lui, denunziano al P.pe della Roccella il

Pisano amico del Campanella che li aveva eccitati alla congiura, e lo

denunziano anche al Vescovo di Gerace per le eresie loro manifestate;

il P.pe comunica queste cose allo Spinelli, ma i denunzianti son

ritenuti partecipi della congiura; d'altro lato il Vescovo di Gerace fa

prendere un'Informazione, che rende la condizione del Campanella sempre

peggiore (283). È preso dal Morano Claudio Crispo, e gli si trovano

due lettere, l'una di Maurizio, l'altra del Campanella; fra Marco e fra

Cornelio continuano a far carcerare frati; son presi e poi rilasciati

fra Vincenzo Rodino e fra Alessandro di S. Giorgio; son presi fra

Pietro di Stilo, fra Paolo della Grotteria, fra Pietro Ponzio, fra

Giuseppe Bitonto; fra Paolo è trovato in possesso di una lettera del

Campanella al Crispo e di libercolo di segreti e cose superstiziose; il

Bitonto è trovato in abito secolare ed armato (284). Deposizioni che i

due Inquisitori raccolgono da taluni di costoro; esame di fra Pietro

di Stilo interrotto; esame del Petrolo, che avvilito depone tutto

anche con esagerazione (287). Lettera del Card.^l di S.^ta Severina

a fra Cornelio, che prescrive doversi mandare il Campanella a Napoli,

e prendere le informazioni unitamente co' Vescovi de' luoghi; così il

Campanella non è sottoposto ad alcun esame in Calabria (290).

III. Catturato il Campanella, lo Spinelli ne dà partecipazione al

Vicerè, affrettandosi a riconoscere che il Papa non dovea aver che fare

nella congiura; dà notizia anche di varii incidenti e de' provvedimenti

presi; manda una lista di 34 carcerati; di poi informa che erano

state anche seminate eresie, ed erano apparsi i primi legni turchi ben

presto seguiti da tutta l'armata (291). Altre catture di que' giorni

e continuazione del processo contro i laici; sono esaminati Lauro

e Biblia e poi gli Striveri col Franza; particolari di questi esami

e commenti (294). Esame di Gio. Paolo di Cordova e di suo fratello

Muzio; prime torture molto gravi; debbono rispondere anche della

morte del Rania; è esaminato il Soldaniero, di poi Claudio Crispo, che

finisce per confessare ampiamente in tortura; giudizii su tali esami

(298). Inoltre sono esaminati Cesare Mileri e Tommaso Tirotta, ma lo

Spinelli è costretto a partire per l'arrivo dei legni turchi; mosse

de' primi legni comparsi nella marina di S.^ta Caterina e Guardavalle;

fanno segnali ma non hanno risposta; poi sopraggiunge l'armata che si

mantiene lontana dalla costa e manda 4 galere verso Stilo che fanno

pure segnali inutilmente, quindi si dirige verso il capo di Bianco; lo

Spinelli va con truppa a Castelvetere per sorvegliarne le mosse, mentre

continuano le catture degl'incolpati (303). L'armata con 26 galere

va, come al solito, alla fossa di S. Giovanni avendo preso due navi

Ragusèe; due galere vanno verso Reggio donde si tirano cannonate, e

prendono un'altra nave; due schiavi cristiani fuggiaschi dànno notizie

dell'armata e de' voluti disegni del Cicala; succede una scaramuccia

tra gli spagnuoli e 500 turchi discesi a terra per fare acqua; dopo

ciò l'armata torna verso Castelvetere, ma tenendo vento favorevole

si dirige verso Cefalonia; lo Spinelli se ne torna a Squillace (306).

Viene notizia da Corfù che l'armata si ritira a Costantinopoli; notizie

inesatte date poi dal Campanella e da qualche storico circa le cose

dell'armata; non vi furono rimproveri al Cicala in Costantinopoli per

non avere soccorso i congiurati (308). Lettere e giudizii del Vicerè

su tutti questi fatti; scrive a Roma immediatamente, partecipando che

i frati erano anche eretici, e dimandando che se ne rimetta a lui

il gastigo; scrive a Madrid per la ricompensa a Lauro e Biblia, ed

annunzia l'accertato ritiro del Cicala verso Costantinopoli (309).

Roma fa sapere che la causa del Campanella deve farsi in Napoli,

e che venendo i prigioni debbono essere tenuti come prigioni del

Nunzio; aderisce poi ad un'altra richiesta del Vicerè, che il Vescovo

di Mileto venga a Napoli, e che siano assoluti il P.pe di Scilla,

il Poerio Governatore del Pizzo e lo Xarava, quando veramente fosse

stato riposto nella Chiesa, donde era stato estratto, un clerico

che avea data occasione alla scomunica (311). Il Vicerè partecipa la

scoperta della congiura agli Agenti di altri Stati accreditati presso

di lui; relazione del Battaglino e dello Scaramelli; costui trasmette

a Venezia anche le notizie di piazza, oltre quelle di Corte, e non

pone mai in dubbio l'esistenza della congiura (313). Carcerazione di

Giulio Contestabile e Geronimo di Francesco, dietro formale denunzia

del Campanella, forse esasperato per la carcerazione di suo padre e

suo fratello seguìta per opera di costoro; il Petrolo, sollecitato dal

Campanella, fa una denunzia nello stesso senso (315). Continuazione

degli esami in Squillace, presedendovi il solo Xarava; particolari

della deposizione di Cesare Mileri, che confessa ampiamente,

convalidando in tortura le cose confessate; esami del Gagliardo, Conia,

Marrapodi, Santacroce e Adimari (317). Esame di Cesare Pisano, che

dapprima nega, poi in tortura confessa ogni cosa; quindi sottoposto a

nuovo esame, circa la nuova legge del Campanella, rivela una quantità

di eresie; esami secondarii di Domenico Messina e di Giuseppe Grillo;

la causa è sospesa per morte del Mastrodatti (322). Prime esecuzioni in

persona di Claudio Crispo e Cesare Mileri in Catanzaro; sono arrotati,

tanagliati, strozzati, quindi appiccati per un piede e poi squartati;

le loro teste son poste in gabbia sulla porta della città, le loro case

diroccate, i beni confiscati (326).

Fra Tommaso Campanella, Vol. 1 la sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia · 第 44 / 55 段