della cattura di fra Dionisio, Gio. Ludovico Todesco, Maurizio e Gio.
Battista Vitale, per opera del Morano alle marine di Puglia; invio
a Madrid dell'esame del Pisano infarcito di eresie e della copia
dell'Informazione presa da fra Marco e fra Cornelio (327). Risposta
da Madrid con ordine che si usi rigore, e che si facciano proposte
per premiare i denunzianti (329). Notizie che allora correvano in
Napoli sulle cose di Calabria; relazioni ulteriori dell'Agente di
Toscana e del Residente Veneto (330). Si ripigliano le sedute del
tribunale in Gerace con le confronte del Pisano, e con nuovi esami
ed anche torture del Gagliardo, Santacroce, Marrapodi, Conia etc.,
seguìte dalla confessione in tortura del Caccìa (332). Esami di
Maurizio e del Vitale, verosimilmente anche di Gio. Ludovico Todesco
e di varii altri già carcerati; notizie di coloro che furono presi
successivamente, e di coloro che riuscirono a nascondersi o a fuggire
(334). Intanto fra Marco e fra Cornelio ripigliano il loro processo
coll'intervento del Vescovo di Gerace, e talvolta alla presenza di
Spinelli, Xarava, ed altri laici; molti e gravi abusi verificatisi
non ostante l'intervento del Vescovo (339). Sono esaminati fra Pietro
Ponzio, fra Paolo, e poi fra Pietro di Stilo, il Bitonto, il Pizzoni,
il Lauriana, il Petrolo; inoltre il Soldaniero, il Pisano e il Caccìa
(341). Giudizio sul processo di Gerace, sull'opera di fra Cornelio e
sulle deposizioni raccolte (347). Anche di questo processo è rilasciata
copia agli ufficiali Regii; triste giudizio del pubblico; malvagità
di fra Cornelio (350). Ultime gesta dello Spinelli; altri esami ed
altri catturati anche negli ultimi tempi; catturati dal Soldaniero
e dal Bruno, oltre il Caccìa, un Bonazza, un Furci, un Loiacono etc.
(351). Catturati anche altri ecclesiastici per ordine dello Spinelli;
informazione particolare sulle relazioni di Giulio Contestabile col
Campanella (354). Prigioni 156, ma molti imputati sono nascosti o vanno
fuggiaschi; altri sono stati rilasciati dietro pagamenti (356). D.
Garzia di Toledo con 4 galere a Tropea; i prigioni in lunga catena son
diretti a quella volta; bestiale atteggiamento delle moltitudini verso
di loro (359). Manca il tempo di giustiziare Maurizio, condannato ad
essere segato vivo, insieme con 4 altri più colpevoli in Monteleone;
imbarco di tutti i prigioni e de' loro persecutori a Bivona; fatti
notevoli al momento dell'imbarco (360). Un'altra Informazione è
commessa da Roma al Vescovo di Squillace; molti esaminati, molte cose
raccolte: giudizio su questo nuovo processo (361). Condizioni nelle
quali rimane la Calabria dopo la partenza dello Spinelli co' prigioni
per Napoli; il fratello del Biblia è pugnalato in Catanzaro; col
processo di Squillace si chiude la serie de' processi di Calabria,
risultando sempre più gravi le condizioni del Campanella (367).
ERRATA
pag. 37; vers. 26: allorchè venne — leg. allorchè tornò.
NOTE:
[1] «Me rebellem haereticumque fecerunt, quoniam praedico signa in sole
et luna et stellis contra Aristotelem aeternantem mundum» etc. Così
nella Lett. proemiale _dell'Atheismus triumphatus._ pubblicata dallo
Struvio fin dal 1705.
[2] Cyprianus, Vita et philosophia Campanellae, Amstelod. 1705; 2ª
ed., Traiecti. ad Rhenum 1741. — Echard, Th. Campanella, in Quetif et
Echard, Scriptores ordinis Praedicatorum, Lut. Paris. 1719-21, vol. 2º,
pag. 505, ed anche unito alla d.^ta 2ª ediz. del Cyprianus.
[3] Vedi nell'ediz. del Capialbi la pag. 50, dove il Campanella
dice che «lui solo resta preso son 21 anno per far mostra», ciò che
mena al 1620; dippiù la pag. 20, dove dice, «però oltre alli prefati
libri che scrivea esso Campanella», e de' libri egli parla veramente
nell'Informazione, ciò che indica dover questa precedere la Narrazione.
Del rimanente anche il titolo dell'Informazione lo dimostra, poichè
reca «Informatione sopra la lettura delli processi... con la Narratione
semplice della verità» etc. Siamo sorpresi che questo sia sfuggito al
Capialbi che pubblicò tale scritto, ed egualmente al Palermo che lo
riprodusse nell'Archivio Storico italiano an. 1846.
[4] Baldacchini, Vita di T. Campanella, 2ª ed. Nap. 1847. — Centofanti,
T. Campanella e alcune sue lettere inedite, Arch. Storico italiano
an. 1866. — Berti, Lettere inedite di T. Campanella e Catalogo de'suoi
scritti, Rom. 1878. — Amabile, Il Codice delle lettere del Campanella
nella Bibl. nazionale, Nap. 1881. — In moltissime di queste lettere si
hanno notizie sulla faccenda della congiura e sulle cause e condizioni
della prigionia.
[5] Il Centofanti annunziò la scoperta del così detto «processo contro
il Campanella» e ne fece sperare la non lontana pubblicazione il 17
marzo 1844: il Palermo pubblicò il sunto de' documenti in parola, con
molti e molti altri che dovè estrarre da voluminosissime collezioni,
nel corso del 1846; e bisognerebbe non aver mai fatte simili ricerche,
per non sapere quanto tempo costi il raccogliere, collazionare, e dare
stampato un gran numero di documenti. Il Centofanti in sèguito non se
ne diede più pensiero; ed allorchè tornò a pubblicare le lettere del
Campanella, il 1866, nell'introduzione disse di avere annunziate le
carte del processo il 1843, ma si attenne ad una disquisizione molto
elevata, senza il menomo esame de' fatti processuali, e comunque
accennasse alla convinzione che il Campanella «alcuna cosa fece o
tentò di fare», dichiarò questo un «difficile problema, il quale ferma
l'attenzione dello storico, e la cui perfetta soluzione è tuttavia fra
le cose desiderate».
[6] Baldacchini, Vita di Tommaso Campanella, 2ª ediz.^e Nap. 1847, pag.
83.
[7] D'Ancona, Della vita e delle opere di T. Campanella, Discorso
promesso alle Opere del Campanella, Torino 1854, pag. 142 e 151-52.
[8] Berti, Tommaso Campanella, nella Nuova Antologia, luglio 1878, pag.
226.
[9] Spaventa, Saggi di Critica filosofica, politica e religiosa, Napoli
1867, vol. l.º parte 1ª.
[10] Ved. Fr.^co Fiorentino, B. Telesio, vol. 2.º, Firenze 1874. pag.
133.
[11] Ved. Atti dell'Accademia delle Scienze morali e politiche di
Napoli, vol. 13.º an. 1875, pag. 9 ad 11.
[12] Ved. Albèri, le Relaz. degli Ambasciatori Veneti al Senato, ser.
3.º vol. 1º Firenze 1840, relaz. di Costantino Garzoni, pag. 382; vol.
2.º rel. di Antonio Tiepolo, pag. 150; vol. 3º rel. di Paolo Contarini,
pag. 221-22.
[13] Ved. Fr.^co Sav.^io Arabia, Tommaso Campanella, Scene, Nap. 1877.
[14] Come si legge in fine della sua 1ª ediz.^e della Vita del
Campanella (an. 1840), il Baldacchini dimandò di voler fare ricerche
nell'Archivio di Stato, e il Soprintendente Spinelli, che ne tolse
la cura sopra di sè, finì per scrivergli una lettera con la quale
fece sapere che il processo del Campanella fu «formato fuori la
giurisdizione de' tribunali della capitale, per cui non esiste in
Archivio», ed aggiunse non essersi trovato nulla nelle Esecutorie,
Dispacci del Collaterale, Provvisioni in forma Cancelleriae, Lettere
Regie, Processi del Collaterale etc. — Inoltre si legge nel Rendiconto
delle tornate dell'Accademia Pontaniana (an. 1865, tornata 11 giugno
pag. 58), che avendo l'Accademia a proposta del Baldacchini impegnato
il Soprintendente Trinchera perchè si cercasse ancora nell'Archivio
qualche notizia, egli fece sapere di «aver fatto ripetere le ricerche
per le notizie concernenti il Campanella, senza che si ottenesse alcun
favorevole risultamento». — Tutto ciò mostra una volta di più, che
le ricerche si dobbono fare da chi ha già bene studiato l'argomento,
su cui si vogliono notizie. E quanto al voler trovare il processo
nell'Archivio di Stato, si conosce oramai da un pezzo che esso fu
disperso o bruciato anche prima che il Campanella fosse liberato dal
carcere, e nel 1620 non si trovava più. Se ne potrebbe solamente
trovare qualche copia, come quella posseduta dal Giannone, ma non
nell'Archivio. Ed aggiungiamo che si potrebbe del pari trovare non
nell'Archivio, bensì in qualche Biblioteca, una «Relazione di Carlo
Spinelli Luogotenente generale in Calabria», che si vede citata, a
proposito di Gio. Geronimo Morano, dal Duca della Guardie (Discorsi
delle famiglie estinte, forestiere etc. Nap. 1641 pag. 264); essa
riuscirebbe importante poco meno del processo, ed è bene che i
ricercatori lo tengano presente.
[15] Rendiamo pubbliche grazie al cav. F.º Sanchez Diaz Direttore
dell'Arch. in Simancas ed a' suoi solerti Impiegati, che dapprima
alleviarono il nostro poco lieto soggiorno in quella infelice borgata,
e poi ci diedero prova gratissima del come sappiano degnamente
soddisfare agl'impegni presi: diversi tratti, che avevamo copiati di
mano nostra, ci hanno fatto rilevare la grande diligenza con la quale
venne condotta la copia trascritta a nostre spese de' documenti che
avevamo rinvenuti. È superfluo poi parlare degli Archivii italiani,
dove per altro tutto è stato trascritto di mano nostra: la cortesia
degl'Impiegati di questi Archivii è ben nota a chiunque li abbia anche
una sola volta visitati.
[16] Ecco un elenco di tali documenti: i due primi stanno nel Carteggio
Vicereale, gli altri tutti nel Processo di eresia. 1º La denunzia
di Fabio di Lauro e Gio. Battista Biblia, che fu la prima base del
processo; 2º La dichiarazione scritta dal Campanella subito che
fu preso; 3º L'esame di Cesare Pisano al cospetto dello Xarava; 4º
L'indulto concesso da Carlo Spinelli a Giulio Soldaniero e Valerio
Bruno fuorusciti e denunzianti, ad istanza di fra Cornelio; 5º L'esame
di fra Gio. Battista di Pizzoni; 6º Le confronte del Pizzoni col
Campanella, e poi con fra Dionisio, come pure quella di fra Dionisio
con fra Silvestro di Lauriana; 7º L'esame di fra Domenico Petrolo; 8º
Il secondo esame di fra Domenico fatto a sua richiesta; 9º Le cartoline
scritte trovato indosso al Campanella quando fu spogliato per dargli
il tormento del polledro; 10º La relazione di due dialoghi notturni
tra il Campanella dichiaratosi pazzo e il suo amico fra Pietro Ponzio,
raccolti dagli scrivani mandati a spiarli.
[17] Berti, Nuovi Documenti su Tommaso Campanella tratti dal Carteggio
di Giovanni Fabri, Roma 1881 (15 9bre). — Di questa Memoria a soli
100 esemplari l'autore ci ha fatto dono, e glie ne rendiamo pubbliche
grazie.
[18] Alludiamo all'uso delle parole «inquisito, confronta, cerca»
etc. che si trovano adoperate ne' processi abitualmente. A proposito
poi della lezione precisa de' documenti, che ci siamo sforzati di
riprodurre con fedeltà, non sarà forse inutile fare avvertire che
spesso la medesima parola, adoperata a breve intervallo, vi s'incontra
variata oltre ogni aspettativa: p. es. non è raro incontrare in due
o tre versi successivi «esamine, essamine, examine». Era tanto spinto
il gusto del vario nel 1600, da riuscire assai difficile l'adagiarsi
in una dicitura uniforme; non vorremmo quindi che il fatto venisse
attribuito a poca esattezza di riproduzione da parte nostra.
[19] Ved. Colet, Oeuvres choisies de Campanella, Paris 1844; e Angeloni
Barbiani, Tommaso Campanella, Saggio critico, Venez. 1876
[20] Ved. Lettera del Card.^l S. Giorgio al Nunzio Aldobrandini del 18
giugno 1594 Cod. Strozziani filz. 207.
[21] Ved. Capialbi, Documenti inediti circa la voluta ribellione di F.
Tommaso Campanella, Nap. 1845, p. 16 in nota.
[22] Ved. nell'Arch. di Roma, _Processi_, il proc. 251; num.º del
registro 69, fol. del proc. 1298. E cons. Bertolotti, Giornalisti,
Astrologi e Negromanti, nella Rivista Europea, febb. 1878. — D'altronde
anche in una delle lettere del Campanella da noi pubblicate, quella
degli 8 luglio 1607 a Mons. Querengo, egli dice di avere «anni 39 da
finir a Settembre». Ved. il Codice delle Lettere del Campanella etc.
Nap. 1881, pag. 61.
[23] Ved. nel vol. III Doc. 304, pag. 247.
[24] Ved. Doc. 1º, pag. 4.
[25] Così nelle sue Poesie fllosofiche, ediz.^e D'Ancona p. 107:
«Povero io nacqui, e di miserie vengo
nutrito in mille prove».
Anche nella lett. a Mons. Querengo pocofà menzionata si legge: «io in
bassa fortuna nacqui».
[26] Berti, T. Campanella, nella Nuova Antologia, luglio 1878, pag. 202.
[27] Così nella sua opera _De Sensu Rerum_, lib. 3. cap. 11. Ma anche
in molti altri luoghi egli parla de' maravigliosi pronostici di questa
«indotta feminuccia» che era la sua carità, e che egli maritò, come
disse nel processo. Avvertiamo che nel citare qualche brano dell'opera
_De Sensu rerum_, diamo la preferenza a un ms. italiano «Del senso
delle cose», che si conserva nella Bibl. Nazionale di Napoli (I, D, 54)
e che rappresenta la ricomposizione originaria dell'opera dopochè era
stata perduta: esso ci offre un modo di scrivere corrente, molto usato
dal Campanella ma poco conosciuto, abbastanza rozzo ma assai curioso.
[28] Ved. Doc. 1º, c, pag. 6. Ad esso fa riscontro un altro documento
della stessa epoca e proveniente dagli stessi luoghi, che si trova
nelle stesse scritture _Partium_, vol. 1477 fol. 208. Prospero
Carnevale di Stilo, il cui nome incontreremo nel corso di questa
narrazione, in data del 2 10bre 1598 si duole che alcuni cittadini, e
tra gli altri un Bernardino Stolca che faceva l'arte di scarparo, per
non pagare «si sono levati dall'arte con andarne a spasso».
[29] Ved. Doc. 336, pag. 300; 337, pag. 301; 369, pag. 370.
[30] Ved. per gli studii della puerizia, la lett. del Campanella a
Mons.^r Querengo sopracitata. L'essere stato fra Tommaso dapprima
chierico fu deposto nel processo da lui medesimo, fin dal suo primo
interrogatorio, e poi anche da altri; ved. Doc. 304, pag. 247; e Doc.
347, pag. 320.
[31] Ved. Doc. 281, pag. 211, e la nostra Copia ms. de' processi
ecclesiastici tom. 2º, fol. 277. Poniamo qui che nella _Numerazione de'
fuochi_ di Stilo per l'anno 1532 (vol. 1385 della collezione) si legge,
«n.º 20. Agacius Zoleus an. 50; Angelica uxor an. 40». Non costui,
bensì qualche suo nipote dovè essere Agazio Solea grammatico, di cui si
parla nel testo; e lo si trova citato come testimone, con la qualità di
Nobile «nobil. Agazio czolea» in un processo del 1572 (ved. _Processi
della Camera della Sommaria_ n.º 7654), «Acta inter univ.^m Casalis
Comini terrae Stili et univ.^m Casalis stignani et alias». Quivi è
registrato anche «not. Franc.º campanella».
[32] Ved. Th. Campanellae _Medicinalium_, Lugduni 1635, lib. 6, cap. 2.
p. 324.
[33] Ved. _De Sensu rerum_, lib. 4, cap. 18.
[34] Ved. _De libris propriis Syntagma_, ediz. del Crenius, Lugd.
Batav. 1696.
[35] Ved. nell'Arch. di Stato il vol. 170, fasc. 1. fol. 46 t.º della
così detta _Scuola Salernitana_, che comprende le carte dello Studio di
Salerno ed anche parecchie carte dello Studio di Napoli. Vi si legge:
«Ego Julius Cesar Campanella de Stilo spondeo, voveo et juro, sic me
deus adjuvet per haec sancta dei Evangelia». Notiamo ancora che verso
la stessa epoca, e propriamente nell'anno 1586, le _Matricole dello
Studio di Napoli_ recano tra gli altri «Paulo Campanella de Stilo
leggista», che dovea essere cugino di fra Tommaso e che troveremo
menzionato nel corso della vita di lui.
[36] Vedi nell'Arch. di Stato il _Rollo de' Lettori_ di quest'epoca,
ed inoltre le _Matricole dello Studio_. Non mancano gli esempî di
persone solamente licenziate che dimandavano ed ottenevano permesso
d'insegnare: si può citare, tra gli altri, il caso del celebre Mario
Schipano, che era soltanto licenziato e dimandava di laurearsi il
20 giugno 1601 (ved. _Scuola Salernitana_ vol. 188), ed aveva già
ottenuto il permesso d'insegnar logica due anni prima. «Die 7 mensis
septembris 1599 fuit concessa licentia Mario Schipano legendi logicam
scholaribus matriculatis et non aliter, per annum a data praesentium;
fecit professionem» (ved. lo zibaldone delle _Certificatorie e Rolli
de' lettori_ di quest'epoca tra le carte della Cappellania maggiore).
— Relativamente al Bando sopramenzionato, esso trovasi ripetuto
quasi ogni anno nelle _Matricole_: reca, al solito, un grossolano
pretesto e dice così: «Banno et Comandamento da parte dell'Ill.^mo
et Excell.^mo etc. (_si metteva il nome del Vicerè dell'anno_). —
Essendo informati che per molti doctori et altre persone se leggono
nelle lloro case et in altri lochi fora del pup.^eo studio di questa
m.^ea et fidelissima Città de Napoli diverse sorte de lectioni di
legge di phil.ª et med.ª et altre lectioni che se leggono et soleno
leggersi nel d.^to pup.^eo studio dalli pup.^ei lectori di quello,
et che etiam detti pup.^ei lectori leggono fora del studio predicto
oltre le lectioni che se leggono nel d.^to studio, dal che n'è nato
et nasce che li studenti et scolari quando vanno nel detto pup.^eo
studio per haverne inteso et intenderne lectioni fora di quello fanno
romore di sorte che impediscono li lectori de leggere, et alli altri
studenti, et scolari d'intendere le lectioni predette, et stando
previsto et ordinato nel dicto pup.^eo studio il numero de lectori li
quali sono salariati dalla Regia Corte, et leggono lectioni d'ogni
scientia, conviene che tutti detti studenti et scolari vadano ad
intendere le lectioni predette nel dicto studio dalli decti lectori
ordinarii salariati dalla detta Reg.ª Corte et non da altri fora lo
studio predetto. Pertanto attal che così s'essegna et per evitare li
detti romori che sono soccessi per il passato nel detto studio per le
cause predette Ordinamo, et Comannamo per il presente banno che dal
dì della pubblicatione d'esso avante et infuturum non debbia nessuna
persona de qualunque qualità se sia leggere nelle case ne in altro loco
fora del detto studio nessuna lectione di legge filosofia et medicina
eccetto che la lectione dell'instituta juxta testum sencza ordine et
licentia nostra in scriptis, sotto pena à quello che contravenerà di
tre anni de relegatione nell'Isola de Capri, Ordinando, et Comandando
al m.^eo Regente della gran Corte dela Vicaria et alli m.^ei giudici
di quella che attendano a fare osservare il presento banno et contra li
transgressori debbiano esseguire la detta pena irremisibiliter. Datum»
_etc_. (_seguono le firme_). — E ci sono anche capitati tra mano alcuni
curiosi processi di questo genere.
[37] Ved. p. es. a proposito di Gaetano Argento, il Settembrini,
Lezioni di Letteratura Italiana, Nap. 1872, v. 3.º p. 19.
[38] Ved. Th. Campanellae, _Philosophia sensibus demonstrata_ pag. 3, e
Doc. 304, pag. 246.
[39] Per la dichiarazione del Campanella ved. Doc 402, pag. 500; per
quella de' due frati, che furono fra Francesco Merlino e fra Gio.
Battista di Placanica, ved. Doc. 353 e 354, pag. 333 e 335, infine
per la dichiarazione de' tre frati, che furono fra Alessandro di S.
Giorgio, fra Giuseppe Bitonto, e fra Vincenzo Rodino, ved. Doc. 283,
pag. 215; 297, pag. 232; 284, pag. 217. Fra Vincenzo parlò della dimora
in Nicastro dopo S. Giorgio.
[40] D'Ancona, Op. di T. Campanella, Torino 1854. Disc. preliminare
pag. 14.
[41] Baldacchini, Vita di T. Campanella, 2.ª ed. Nap. 1847. pag. 27 e
28.
[42] A suo tempo non mancheremo di dare notizie più larghe su tutti i
Signori del Tufo.
[43] Per la dichiarazione del Pizzoni ved. Doc. 278, pag. 199; per
quella di fra Pietro Ponzio ved. Doc. 294, pag. 226.
[44] Nelle _Matricole dello studio_, degli anni 1586-87 e 1587-88,
trovasi «Ferrante Pontio de Nicastro leggista». — Nella _Scuola
Salernitana_ (vol. 170, fasc. 4.º cart. 83. t.º riferibile all'anno
1591) trovasi «Ferdinandus Pontius Neocastrensis» col suo giuramento
autografo, avendo conseguita la laurea. — Nella _Numerazione de'
fuochi_ di Nicastro (vol. 1309 della collezione) per l'anno 1598 si
legge: «nº 939. Ferrante di Ponzio u.j.d. f.º del q.^m Jacovo a. 27 [in
veteri n.º 684 in precedenti n.º 734» (_solo_). — «n.º 1267. Francesco
de Pontio f.º del q.^m Jacovo de ferrante a.... [in vet. n.º 684 sub
focolare avi, in preced. n.º 1085, et in comprobatione dicunt monacum
ordinis predicatorum et vocatur fr. dionisius ad praesens priorem
in monasterio dive marie ann.^te hujus civitatis, dicunt ad praesens
monacum ut supra». — «n.º 1268 Pietro di Pontio f.º del q.^m Jacovo de
ferrante a.... [in vet. n.º 684 sub foculare avi, in preced. n.º 1086,
et in comprobatione dicunt monachum ordinis predicatorum, dicunt ad
praesens monacum ut supra».
[45] Ved. Doc. 380, pag. 393.
[46] Jani Nicii Erythraei, Pinacotheca imaginum, Coloniae 1642, tom.
1.º p. 41.
[47] Franc. Fiorentino, Bernardino Telesio, Firenze 1872-74.
[48] Jo. Pauli Galterii, Praxis tutelaris, Neap. 1601 (ediz. dedicata a
D. Lelio Orsini), e poi Neap. 1621; Practica criminalis instrumentaria,
Neap. 1619.
[49] Ved. nell'Arch. di Stato la _Numerazione de' fuochi_ di
Acquaformosa per l'anno 1595 (vol. 1156 della collezione). Al fol.
2 vi si legge: «Se possede lo pr.^to Casale de acqua for.^sa per lo
Civile tantum per lo Rev.^mo Fantino petregnano arcevescovo di Cosenza,
et per lo m.^co Mutio Campolongo se possede la Jurisditione delle
Cause criminale et mixte». — Ved. inoltre i Reg.^i _Partium_ vol.
1139 fol. 12, let. del 14 8bre 1589, in cui si parla del suo feudo e
del suo bestiame; e vol. 1490 fol. 5, let. del 19 gen.º 1598, in cui
si parla della sua cittadinanza di Altomonte e dimora in Cosenza,
onde non deve pagare la gabella della macina, mentre ha pagato gli
adoni feudali; infine i Reg.^i _Curiae_ vol. 54 fol. 29, lett. del 31
marzo 1603. Quest'ultima è una risposta Vicereale a D. Lelio Orsini
(un altro amico acquistatosi in sèguito dal Campanella), il quale
era allora Preside della Provincia di Calabria Citra e Commissario
di campagna contro i fuorusciti; e gioverà riportarla. «Philippus
etc. Don lelio orsino per una vostra deli cinque di novembre havemo
visto quello ci servite (_sic_) intorno alli eccessi commessi per
Mutio Campolongo Capitanio de Cavalli della nova melitia, che havendo
il Capitanio di Altomonte carcerato un barbiero, il detto Mutio li
mandò a dire che l'excarcerasse, il che recusatosi detto Capitanio,
il detto Mutio dentro la casa della Corte li disse molte parole
ingiuriose minacciandolo, et cossì anco nella strata publica, et di
poi poco distante da detta terra venendo detto Capitanio a cavallo,
uno schiavo del predetto Mutio se li fe avante dicendoli per che non
haveva liberato lo barbiero poichè il suo padrone ci l'havea pregato,
et rispostosi per detto Capitanio che non era tempo, il detto schiavo
con un bastone li donò molte bastonate, et de più havendo detto
Capitanio preso carcerato un albanese del Casale d'Acqua formosa
nel quale detto Mutio tiene la iurisdittione criminale, si chiamò
l'alguzino che lo portava carcerato, et li disse che lo lassasse, et
che non pigliasse più carcerati li soi vassalli che haveria crepato de
mazze etiam lo predetto Capitanio, del che vi ha parso darcene aviso
con tutto lo de più per quella andate significando, et ci supponete
ad ordinare di possere conoscere la detta causa, Al che rispondendo
vi dicimo che ci ne contentamo, et vi ordinamo che debiate procedere
contra lo predetto Mutio Campolongo a quanto serà di giustitia in
virtù della vostra Commessione che da noi tenete, però non procederete
ad atto inretractabile nè ad exequtione di sententia contra di esso
senza prima farne parte a noi, et farci destinta relatione di quanto
passa, acciò vistosi il tutto possiamo ordinare quello si haverà da
exequire, et questo è quanto ci occorre intorno a detta vostra. dat.
Neap. die ultima mensis Martii 1603. D. Franc.º de Castro». — Non
risulta che tale ordine avesse avuto effetto: ecco un'altra lettera
Vicereale diretta nell'anno seguente a Giulio Palermo successore di D.
Lelio Orsini, quale si legge del pari ne' Registri _Curiae_, vol. 55,
an. 1604, fol. 97. «A nostra notitia è pervenuto che mutio campolongo
patrone del criminale della terra de acqua formosa habbia usato molto
insulentie (_sic_) in persona di don domitio laudato preite de Cassano,
et desiderando noi saperne la verità di come è passato detto negotio ci
ha parso commetterlo a voi... _etc_. 18 febbr. 1604. El conde (_int_.
El conde de Benavente)».
[50] Capialbi, op. cit. pag. 56 nota, e pag. 65. — «Gio. Francesco
Branca nacque in Castrovillari circa il 1557 da Bernardino nativo di
Citraro, e Covella di Rario, dottorato in filosofia e medicina ritornò
in patria e sposò Alessandra Dionisio di Castrovillari. Ebbe tre
figlie e diè in dote a ciascuna ducati 3,000 somma a que' tempi non
indifferente: la sua primogenita, Vittoria, sposò nel 7 maggio 1598 il
dottore in legge Tiberio Poù napoletano. Morì il 24 agosto 1621, avendo
lasciato in testamento a' frati conventuali del suo paese la biblioteca
e i suoi manoscritti che andarono smarriti per l'espulsione de' frati
nel principio di questo secolo».
[51] Ved. _Numerazione de' fuochi_ di Rogiano (vol. 1345 della
collezione). Nell'anno 1562 si legge: «n.º 222 Loyse de Rogliano a.
27, Marcella uxor a. 22; Dom. f.º a. 2. [In nova Plinius f.º n.º 99,
et Ferdinandus alius f.º n.º 308». — Nell'anno 1596 si legge: «n.º 99.
Plinius Roglianus Artis medicae doctor q.^m Aloysii a. 30; Antonia uxor
a. 20; Fulvia filia a. 2.; Cesar a. 20, Diana a. 18 famuli. — n.º 308.
Ferdinandus de Rogliano q.^m Aloysii a. 25» (_senz'altro_). — Nell'anno
1641 tra' nomi de «Fuochi estinti» si legge: «n.º 36 Prinio Rogliano,
in vet. n.º 99. — n.º 101. Ferdinando Rogliano, in vet. n.º 308». — Si
avverte inoltre che nella numerazione del 1596 trovasi pure un Platone
Rogliano, un Partenio Rogliano etc. E si aggiunge infine che nella
_Numerazione de' fuochi_ di Altomonte (vol. 1145 della collezione)
trovasi per la discussione degli aggravii citato come testimone due
volte, a cart. 115 e 117 «Plinio Rogliano A.M.D.» rilevandosi che
fu contumace; donde desumiamo che egli doveva avere possessioni in
Altomonte.
[52] P.^e Fiore, Calabria illustrata, Nap. 1691, tom. 2.º pag. 394.
[53] Ved. Doc. 278, pag. 199.
[54] Ern. Salom. Cyprianus, Vita Campanellae, 2.ª Ed. Traiecti ad
Rhenum 1741, p. 4.
[55] D'Ancona, op. cit. pag. 48 e seguenti.