_.........Ai forti crolli,
Allʼalta impronta dei tallon robusti
Scoppian le pietre e dalle nicchie alpestri
Sferransi i duri massi e van sossopra
Rovesciati i cespugli_.[259]
In unʼannotazione a questi versi il chiarissimo traduttore osserva, che
questo forse è lʼunico luogo in tutto il poema di Fingal, che si possa
chiamar gonfio, e quindi procura di difenderlo. Ma egli aveva allora
dimenticati queʼ versi, neʼ quali parlandosi del combattimento tra lo
stesso Fingal, e Cucullino si dice:
_.........i nostri passi
Crollaro il bosco, e traballar le rupi
Smosse dalle ferrigne ime radici._[260]
A me parrebbe questo luogo più gonfio ancora dei primo, nè a difenderlo
basta il dire, che a quellʼetà erano gli uomini, più forti molto che
noi non siamo; il che è la difesa dal signor Cesarotti addotta pel
passo precedente. Ma più altre cose ancora vi sʼincontrano, le quali
a me appariscono gonfie. Tali a cagion dʼesempio sono Cucullino, che
_sgorga rivi di valore_ T. 2. p. 150. _e tu sgorgasti valore_, ivi p.
275. _Morna, che rotola nella morte_ p. 148._ la vasta azzurra stellata
conca del Cielo_ p. 241. _il sangue del monte Gormallo_, cioè il sangue
delle fiere di quel monte p. 203. _al suo cospetto sfuma la pugna_ p.
51. ed altre simili maniere di dire. Nè mi dispiace meno la troppo
frequente ripetizione di certe espressioni favorite, e specialmente
della voce _figlio_ usata metaforicamente.[261] Queste ed altre cose di
tal genere non sanno piacermi, e temerei che imitandosi le poesie in
molte parti bellissime dʼOssian taluno potesse forse esser trascinato
in un gusto non lodevole. Altri pure tradussero altre simili poesie,
e fra questi mi piace ricordar quì il signor conte Prospero Balbo.
La morte dʼArto, un breve squarcio dʼaltro poema, e la battaglia
di Lava volgarizzò egli dalla prosa Inglese di Giovanni Smith in
bei versi Italiani, neʼ quali nulla si trova che non si debba molto
commendare.[262]
Nè quì si arrestarono le cure deglʼItaliani per la poesia Inglese.
Celebre è il Sidro del Conte Magalotti, che molto dopo la sua morte
vide la luce.[263] Il saggio sopra lʼuomo del Pope fu tradotto dal
Cavaliere Anton Filippo Adami,[264] il Messia dello stesso Pope dal
Conte Agostino Paradisi, e dal Conte Benvenuto di S. Raffaele, che
tradusse anche il Vindsor. Il Bonducci volgarizzò il Riccio rapito
dello stesso. Il Torelli lʼelegia di Gray sopra un Cimitero campestre.
Le notti di Young furono tradotte dal Bottoni, e i tre canti sul
Giudizio universale da D. Clemente Filomarino.[265] Ma a me rincresce
di trattenermi più lungamente tessendo unʼarido catalogo di nomi che
si potrebbe anche accrescer volendo, e vie più mi rincresce perchè fra
tanti traduttori, che in questo paragrafo ho registrati, se si eccettua
il Magalotti, il Paradisi, il Conte di S. Raffaele, il Torelli, e il
Filomarino, non trovo oggetto meritevole dʼosservazione.
Nè pure il Parnasso Tedesco fu trascurato. Il P. Bertola nellʼidea
della bella letteratura Alemanna[266] volgarizzò diverse cose di varj,
e di Gessner singolarmente, la Signora Caminer Turra molti Idillj
dello stesso Gessner,[267] il Signor Abate Belli le quattro parti del
giorno di Zaccaria[268] e il Signor Rigno il Messia di Klopstok.[269]
Ignorando la lingua Tedesca non posso dar compiuto giudizio di queste
versioni: e per la stessa ragione non ardisco farmi giudice di
quella, che della Lusiade del Portoghese Camoens ha fatta un anonimo
Piemontese.[270] Dirò solamente, che tranne alcune versioni del Bertola
non vedo nellʼaltre quelle dignità di stile, che la poesia richiede, e
che per ciò sono da desiderarsi nuovi e più felici volgarizzamenti.
Finalmente la lingua Polacca non fu trascurata dai nostri. Ne fece
una grammatica non impressa fino ad ora il P. Francesco Angelini
Gesuita[271], del quale parlerò altrove con lode. Sulla seconda scrisse
il Madao due opere, che non ho vedute.[272]
_Fine della Prima Parte_.