NOTE:

[137] LʼAccademia Fiorentina ha commesso qualche errore di fatto, come

vedremo. Si potrebbe dubitar forse, che alcuno ne avesse commesso

pure scegliendo qualche opera, che non fosse degna di questo onore?

Io non esaminerò questo dubbio, la decisione del quale appartiene

allʼAccademia della Crusca. Anzi registrerò quì tutte le opere notate

nel citato partito, giacchè io prendo a ricordar solamente quelle

opere, che sono scritte con sufficiente purità. Ma riguardo al citato

partito del 1786. sono da notarsi le seguenti parole, che si leggono

nellʼIndice manuale dellʼopere allegate nel Vocabolario stampato a

Firenze il 1807. «Niun luogo ho creduto dover dare in questo compendio

ai nomi indicati nella nota di autori scelti nel 1794. dallʼAccademia

Fiorentina come meritevoli di essere adottati per testo in una nuova

edizione del Vocabolario, essendomi noto, che mancò quella scelta

della più esatta ponderazione dei Deputati a formarla, e fu contro il

voto degli altri comunicata arbitrariamente da uno di essi allʼAbate

Alberti.»

[138] Milano 1812. T. 2. in 12.

[139] Milano 1812. in 8. Vi sono aggiunte _tre lezioni sulle doti di

una culta favella_, che sono ottime, ma non appartenendo allʼepoca

da me presa in considerazione in questo ragionamento non ne ho fatta

parola. Io lo chiamerò Anonimo Milanese perchè in Milano è stampato il

suo libro.

[140] Livorno per Tommaso Masi e Comp. 1815. T. 2. in 8.

[141] Eʼ nel Tomo 7. delle sue opere cogli elementi.

[142] _Della Toscana eloquenza discorsi cento detti in dieci giornate

da dieci nobili giovani in una villereccia adunanza_. _Bologna_ 1752.

in 4. e poi più altra volte.

[143] _Bologna_, 1768. in 4.

[144] _Napoli_ 1756. 1758. T. 1. in 4.

[145] _Della Storia e della ragione dʼogni poesia_. _Bologna Venezia e

Milano_ 1736. 1752. T. 6. in 4. _Della poesia Italiana_ (sotto il nome)

_di Giuseppe Andrucci_. _Venezia_ 1734. in 4. Si potrebbero aggiungere

anche le altre sua opere sopra altri argomenti.

[146] _Palermo_ 1749. in 8.

[147] Nel tomo primo delle opere di Torquato Tasso dellʼedizion veneta.

[148] Nel Tomo 6. delle sue Opere.

[149] Venezia 1785. in 8.; colle annotazioni dellʼArteaga.

[150] Eʼ inserita negli Atti dellʼAccademia di Padova. Si veda il

Fabbroni Vit. T. 18. p. 311. e seg. e Cesarotti Op. T. 17. p. 44. 45.

[151] _Bologna_ 1703. e di nuovo _Modena_ 1735. T. 2. in 4.

[152] _Racc. Calog._ T. 31.

[153] _Difesa di Dante Alighieri Lezione ec. Firenze_ 1718. _in_ 12.

_Tre lezioni dette nellʼAccademia Fiorentina. Ivi_ 1710. _Della satira

italiana, edizione seconda con una dissertazione dellʼIpocrisia degli

uomini letterati. Ivi_ 1729. _in_ 4. _La Villeggiatura, dialogo, nel

quale si discorre sopra un giudizio dato da Pier Iacopo Martelli

intorno al poetare del Guidi e del Menzini. Ivi_ 1732. _in_ 4.

[154] _Difesa delle tre Canzoni degli occhi ec. composta da G. B.

Casaregi, Gio. Tommaso Canevari, e Antonio Tomasi. Lucca_ 1709. _in_ 8.

[155] _Parere sopra la seconda edizione deʼ Canti carnascialeschi.

Firenze_ 1750. _in_ 8.

[156] _I primi due dialoghi di Decio Laberio in risposta e confutazione

del Parere ec. In Culicutidonia per maestro Ponziano da Castel Sambuco_

1750. in 8.

[157] _Prose Toscane. Firenze_ 1772. 1773. T. 3. in 4.

[158] _In Firenze quei famosi Signori Accademici della Crusca ne hanno

chieste a lui vivente le prediche per istamparle a lor carico con

offerirgli eziandio di ascriverlo al ruolo della lor fiorita adunanza._

Così si legge nella prefazione delle prediche del Tornielli posta

innanzi alle medesime.

[159] _Firenze_ 1744. e segg. T. 3. in 4.

[160] _Ivi_ 1716. in 4.

[161] _Discorsi Accademici Firenze_ 1693. 1712. 1735. T. 3. in 4. La

prima parte fu ristampata ivi il 1725. in 4. _Prose Toscane_, ivi

1715. 1735. T. 2. in 4. Alcune sue cicalate e lettere sono nelle prose

Fiorentine. Lʼorazione in morte di Francesco Redi è nellʼedizione

Veneta del 1712. delle opere di questo scrittore. Quella in morte del

Magliabechi fu stampata in Firenze il 1715. in foglio e nella Raccolta

di Prose Fiorentine non più stampate, parte quinta, volume primo.

Venezia 1754. in 4.

[162] Si possono aggiugnere alcune Orazioni di Andrea Alamanni, del

P. Lorenzo Berti, di Monsignor Bottari, di Giuseppe Buondelmonti, di

Monsig. Giacomelli, di Giuseppe Martelli, di Antonio Nicolini, di

Giulio Rucellai, e del Canonico Vincenzo Scopetani, che io non ho

vedute, e sono registrate nel Catalogo del Poggiali.

[163] Vienna 1795. T. 3. in 12.

[164] Venezia 1785. T. 6. in 8. Lʼ editore è il Sig. Cavaliere Iacopo

Morelli.

[165] Delle lettere familiari di alcuni Bolognesi del nostro Secolo.

Bologna 1744. T. 2. in 8.

[166] Venezia 1791. 1794. T. 17. in 8.

[167] _Magalotti lettere familiari_ (contro gli Atei) _Venezia_ 1719.

_in_ 4. _Lettere scientifiche ed erudite. Firenze_ 1721. _in_ 4.

_Lettere. Ivi_ 1736. _in_ 4. _Lettere familiari e di altri insigni

uomini_ (raccolte da Monsig. Angelo Fabroni.) Ivi 1769. T. 2. in 8.

[168] _Opere_ T. 1. p. 207.

[169] Si potrebbe aggiugnere, _il Falconiere di Iacopo Augusto Tuano,

collʼuccellatura a vischio di Pietro Angelio Bargeo poemetti tradotti e

commentati da G. B. Bergantini C. R. Venezia per Giambattista Albrizzi_

1735. _in_ 4.

[170] Il Poggiali annovera fra i libri di lingua purgata, _delle

meteore libri tre Poema filosofico di Gio. Lorenzo Stecchi colle

annotazioni del Dottor Girolamo Giuntini. Firenze nella stamperia di

Bernardo Puperini_, 1726. in 4. Egli ricorda ancora due altre opere

dello Stecchi, cioè _Lezione sopra alcuni passi di M. Lodovico Ariosto.

Pisa per Francesco Bindi_ 1712. _ed orazione in lode dʼAlessandro

Marchetti nellʼanniversario della sua morte. Roma_ 1717. in 4. Ma niuna

di queste opere ho veduta.

[171] Il Poggiali ricorda, _il vero onore di Gio. Battista Casotti,

festa teatrale ec. Firenze per Michele Nestenus e Anton Maria

Borghigiani_, 1713. in 4. e _le Muse Fisiche di Mattia Damiani, Firenze

per Gio. Paolo Giovannelli_, 1754. in 4.

[172] Torino 1750. in 8. e di nuovo con aggiunte 1764. in 8. Di sopra

ho escluse le Lettere, e la Frusta Letteraria di questo Scrittore peʼ

nuovi, e talvolta anche strani vocaboli, che vi si vedono. Ma non credo

dover escludere le poesie piacevoli, perchè in queste è stato assai più

moderato.

[173] _Lett. di Virg. lett._ 9. _in fin._

[174] _Lʼuso parte prima e seconda._ Bergamo 1778. e di nuovo nellʼanno

stesso in Venezia. _Il vedovo parte terza dellʼuso._ _Brescia_ 1780.

[175] Se ne vedono i titoli presso il Signor Gamba. _Serie_ ec. p. 520.

521. A queste si aggiungano quelle registrate dal Signor Poggiali a

_Buonaventuri Tommaso_, ed a _Rucellai Luigi_.

[176] Si può aggiungere il _Ristretto delle vite dei primi discepoli di

S. Domenico scritto in lingua Francese dal P. Antonio Touron e tradotto

nellʼItaliana favella da un Religioso del medesimo ordine_ (il P. Orsi)

Roma 1744.

[177] Il Sig. Canonico Domenico Moreni celebre, e infaticabile

scrittore di molte ed eruditissime opere nella sua _Bibliografia

Storico-Ragionata della Toscana_ T. 2. p. 22. 30. ha registrate le

opere del Manni, che appartengono al suo argomento. Fra queste molte ne

sono di Storia Ecclesiastica, che tralascio per non esser soverchio.

[178] Anche Monsignor Bottari fu benemerito del Decamerone, che

illustrò con trentadue lezioni da lui dette con molto plauso

nellʼAccademia della Crusca. Due ne pubblicò il Manni nellʼopera

quì citata, una il Poggiali nel volume di Novelle dʼalcuni autori

Fiorentini, unʼaltra il chiarissimo signor Francesco Grazzini nella

_Collezione dʼopuscoli_, che si stampa in Firenze dal Daddi in Borgo

Ognissanti, e finalmente tutte furono date in luce dallo stesso signor

Grazzini colle stampe del Ricci il 1818. in due volumi in ottavo.

Questʼopera altresì, come le altre tutte del Bottari, vuolsi annoverare

fra quello purgate di lingua.

[179] Sono unite allʼopere del Casa nellʼedizion Fiorentina del 1707. e

poi accresciute in quella di Venezia del 1728.

[180] Il P. Zeno, che era molto intendente della nostra lingua, scrisse

ancora una parte delle annotazioni alla Storia del Crescimbeni, e colle

sue annotazioni illustrò pure alcune delle opere del Casa nellʼedizione

Veneta del 1728. Egli tradusse lʼarte di ben pensare dʼArnaud, e parte

del quaresimale del P. Bourdaloue.

[181] Del Seghezzi abbiamo altresì un _Dialogo dʼincerto_ (ma è di

lui come avverte il Gamba) intitolato il _Tasso_ intorno allo stile

del Casa, e al modo dʼimitarlo nellʼedizion citata del 1728., alcune

annotazioni alle rime del Bembo nellʼedizion di Bergamo del 1745. e

alla storia citata del Crescimbeni. Altre sue opere colle rime del

fratello Niccolò furono stampate in Venezia il 1745.

[182] LʼAccademia approvò ancora la vita di Giuseppe Averani di cui ho

già parlato, e la traduzione di Longino, la quale registro in altro

luogo.

[183] LʼAccademia citò di lui ancora le _Menipee_. Ma il chiarissimo

Signor Ab. Fontani nellʼelogio del Lami stampato in Firenze il 1789.

nomina bensì le Menipee stampate in latino a Londra il 1738. e 1742.

sotto il nome di Timoleonte. Ma niuna opera del Lami scritta in

italiano con questo titolo è riuscito di trovare a lui, nè al Signor

Gamba. Ora se questʼopera è ignota a due uomini così eruditi, non sarà

maraviglia, che sia ignota a me pure.

[184] Altra sue opere dʼantiquaria si vedano presso il Sig. Canonico

Moreni luog. cit.

[185] Maff. Opere T. 3.

[186] Firenze 1716. in f.

[187] Le opere del Lanzi intorno allʼantiquaria sono la _descrizione

della Galleria di Firenze_, _il saggio sopra la lingua Etrusca_, di

cui parlerò altrove, _deʼ vasi antichi dipinti volgarmente chiamati

Etruschi dissertazioni tre_, dissertazione sopra unʼurnetta toscanica,

della condizione e del sito di Pausula città antica.

[188] _Padova dalla Stamp. del Sem._ 1750. T. 2. in 8.

[189] _Lucca_ 1744. T. 2. in 8.

[190] Ivi 1760. in 8.

[191] _Padova dalla stamp. del Sem._ 1766. in 8.

[192] _Padova_, 1765. T. 3. in 8. e poi molte altre volte.

[193] _Padova_ 1776. T. 2. in 4. e di nuovo 1803.

[194] _Padova_. 1787. in 4.

[195] Nel 1727, lʼOrsi stampò in Roma la _Dissertazione dogmatica, e

morale contro lʼuso materiale delle parole, in cui dimostrasi colla

tradizione deʼ Padri, e dʼaltri antichi scrittori, che le parole neʼ

casi eziandio di grave o estrema necessità, non perdono per legge

dalla Repubblica il valore del loro significato_: Egli la scrisse

contro alcuni Teologi, che a suo giudizio troppo si erano mostrati

favorevoli alle restrizioni mentali. A lui si oppose unʼ_allegazione

in difesa del P. Carlo Ambrogio Cattaneo_, ed egli replicò con un

libro intitolato: _la causa della verità sostenuta contro lʼanonimo

apologista del P. Carlo Ambrogio Cattaneo_. _Firenze_ (Milano) 1729.

Risposero gli avversarj con più e diversi scritti, e specialmente

con certa dissertazione teologica, alla quale lʼOrsi contrappose la

_Dimostrazione Teologica, colla quale si prova, che ad effetto di

conciliare i dritti della veracità con le obbligazioni del segreto,

nè si può nè si dee ricorrere ad alcuna di quelle leggi, che alcuni

moderni Teologi alla umana Repubblica attribuiscono, ma che deesi stare

alle regole deʼ SS. Padri, e specialmente daʼ SS. Agostino, e Tommaso

per un tal fine prescritte_. _Milano_ 1729. Anche Pier Francesco Tocci

entrò in questa teologica guerra, scrivendo alcune _Lettere critiche

contro la dissertazione dommatico-morale sopra la bugia del Cardinale

Orsi Domenicano_, che dopo la sua morte furono impresse dal Pecchioni

in Firenze il 1779. in 4. Queste lettere e le tre opere citate

dellʼOrsi possono annoverarsi fra quelle purgatamente scritte, e vi si

possono aggiungere il libro _dellʼinfabilità e dellʼautorità del Romano

Pontefice sopra i Concilj ecumenici_, la Dissertazione _della origine

del Dominio e della Sovranità deʼ Romani Pontefici, sopra gli Stati a

loro temporalmente soggetti_. Le quali due opere furono stampate in

Roma il 1741. 1742.

[196] LʼAlberti citò ancora i _Dubbj sopra le rubriche della Messa_

del Ceracchini per trarne _alcune voci proprie dellʼEcclesiastica

liturgia_, come ben dice il Sig. Gamba.

[197] _Lettera dʼun Ex-Gesuita vecchio ad un Ex-Gesuita giovine fra le

sue opere._ T. 6. p. 27.

[198] _Una nuova opera in queste o Lezioni, o Dissertazioni di Sacra

Scrittura, come più piaccia di nominarle ec._ Prospetto premesso alle

Lezioni. _Due sono le mie opere di Sacra Scrittura..... Lʼuna ha

per titolo_ Dissertazioni di Sacra Scrittura. Proemio premesso alla

Dichiarazione letterale di cui parlerò tosto.

[199] _Trattato delle Azioni umane, con annotazioni per lo schiarimento

della materia. Quarta edizione. Firenze per Francesco Moucke_ 1783.

in 4. Le annotazioni si attribuiscono allʼAb. Antonio Martini, che fu

poi successore dellʼIncontri nellʼArcivescovato di Firenze. _Lettere

Pastorali_. _Ivi pel medesimo_ 1771. _in_ 4. _Spiegazione Teologica,

Liturgica, e Morale sopra la celebrazione delle Feste, diretta aʼ

Chierici della Città e Diocesi Fiorentina_. _Ivi pel medesimo_ 1762.

_in_ 4. Queste sono le migliori impressioni. Per le opere del Maffei

basterà ricordare lʼedizione Veneta fatta da Antonio Curti nel 1790.

che tutte le comprende.

[200] Eccone i titoli. 1. _Della divozione al Sacro Cuor di Gesù,

secondo lo spirito della Chiesa ragionamenti due. Bassano, e Napoli._

1803. Nel titolo sono attribuiti al P. Carlo di Porzia allora Prete

dellʼOratorio, ed ora Gesuita. Ma questi non ne fu che lʼeditore, di

che dà un cenno anche il P. Raimondo Diosdado Caballeros _Biblioth.

Script. Soc. Jesu Supplem._ I. p. 230.—2. _Il divoto del SS.

Sagramento istruito nelle pratiche di tal divozione. Firenze_ 1805.—3.

_Ragionamento sulla divozione al S. Cuor di Maria ec. con lʼaggiunta di

dieci considerazioni ec._ Ivi 1809.—4. _Novena al glorioso Patriarca

S. Giuseppe._ Ivi 1809.

[201] Il lungo catalogo delle sue opere si veda presso il Fantuzzi

_Scritt. Bol._ T. 5. p. 265. e segg.

[202] Roma 1757. in 8.

[203] Ivi 1756. in 4. Le opere quì tradotte sono diciotto. Tre

dellʼaltre erano state volgarizzate dalla stessa Borghini, e le

rimanenti dal Bottari di che forse egli voleva fare un secondo volume.

Il chiarissimo Monsignor Domenico Pacchi ha poi tradotta lʼopera _de

pallio_, e la sua traduzione colle molte altre sue opere dovrebbe quì

aver luogo, se in questo capo parlassi dʼautori viventi.

[204] Bologna 1795. in 8. Seconda edizione. Non mi è nota la prima

edizione di questʼopuscolo, e del seguente.

[205] Ivi 1800. in 8. Seconda edizione.

[206] Venezia 1737. in 4.

[207] Nel tomo quinto della _Miscellanea di varie operette_, che si

stampava in Venezia dal Lazzaroni.

[208] Venezia 1755. 1757. T. 2. in f.

[209] Pesaro 1759. in 4.

[210] Roma 1774. in 4.

[211] Pistoja 1762. in 4. Il Matani, oltre a più, e diverse opere

latine, scrisse ancora una _Memoria sulla cultura delle viti in Spagna,

e la maniera, come si fa il vino; si aggiunge un discorso sulla

conservazione dei vini. Venezia_ 1779. in 8. Alcuni suoi trattati

sono uniti alla traduzione della dissertazione di M. Tissot sul pane

stampata a Napoli il 1781. e a Venezia il 1782.

[212] Firenze. 1767. in 4.

[213] Senza data in 4. Credo, che sia opera diversa dalla precedente.

[214] Ivi 1775. in 8.

[215] Ivi 1770. in 4. e nel _Magazz. Tosc._ Vol. 3. P. 3

[216] _Proverbj Toscani peʼ Contadini, in quattro classi divisi, i

quali possono servir di precetti per lʼAgricoltura. Perugia_ 1786. in

16.

[217] Ecco il titolo di quelle, che appartengono a questa epoca.

_Lo specchio che non adula presentato a Girolamo Manfredi Massese.

Leida per Giord. Luchtmans_ 1707. _in_ 4. _Risposta di Anton Giuseppe

Bianchi_ (cioè del Bertini) _a quanto oppone Giovan Paolo Lucardesi

al libro di Antonfrancesco Bertini intitolato lo specchio che non

adula. Colonia_ (Lucca). 1708. in 4. _La falsità scoperta nel libro

intitolato: la Verità senza maschera dal Gobbo di Sancasciano ec.

Francfort._ 1711. in 4.

[218] Lucca 1713. in 8.

[219] Lucca 1765. in 4.

[220] Questo libro non contiene, che un solo dialogo dei quattro, che

lʼautore aveva composti.

[221] _Scritt. Bol._ T. 5. p. 190. e seg. Riguardo alle scritture sopra

le acque di Bologna egli cita la _Raccolta degli Autori, che trattano

del moto dellʼacque_ dellʼedizione del 1723. ma doveva citare quella

del 1765. e seg. dove sono in maggior numero.

[222] _Pref. au Traité de Dynam._ de la seconde edition.

[223] _Dialogo, dove neʼ congressi di più giornate delle forza vive, e

dellʼazion delle forze morte si tien discorso, del P. Vincenzo Riccati

della Compagnia di Gesù._ Bologna 1749. in 4.

[224] Bologna 1752. in 4. Il Riccati preparò una replica, che poi non

diede in luce, ma si conserva manoscritta presso la sua famiglia col

titolo: _lettere sei, nelle quali si difende il dialogo sopra le forze

dalle opposizioni del Signor Francesco Maria Zanotti. Giorn. di Mod._

T. 9. _p._ 190.

[225] Eʼ nelle Simbole Fiorentine del Gori T. 10. p. 1. Lʼautore

tolto il proemio la tradusse in Francese, e la mandò allʼAccademia

di Montpellier, la quale avendola inviata a quella delle Scienze di

Parigi, questa lʼinserì neʼ suoi atti del 1748.

[226] Luog. cit. p. 268. e seguenti.

[227] Eʼ unito al _Piano dʼoperazioni idrauliche per ottenere la

massima depressione del Lago di Sesto, o sia di Bientina. Lucca_ 1782.

_in_ 4.

[228] _Memorie sopra la Fisica e Istoria naturale di diversi

Valentuomini. Lucca_ 1743. e anni seguenti. T. 1. e 3.

[229] Castelfranco 1763. in 8. Il Gamba cita anche _le leggi del

contrapunto dedotte daʼ fenomeni, e confermate col raziocinio libri

quattro_ T. 2. in 4. Io non ho altra notizia di questʼopera.

[230] Bologna 1767. in 4.

[231] Bassano 1784.

[232] Napoli 1763. in 8. Oltre pochissimi nei relativi alla lingua,

che probabilmente sono errori tipografici, un difetto vi trovo, ed

è un certo sistema non lodevole nella punteggiatura per cui sette o

otto volte nella lettera dedicatoria e nellʼintroduzione si adopera il

punto e virgola, o i due punti in vece del punto in fine di periodo.

La tenuità dellʼosservazione mostra la stima, in cui io tengo il libro

anche per la purità della lingua.

[233] Oltre a questʼopera, che fu stampata a Firenze il 1756. in 8.

lʼAccademia approva la lettera posta in fronte al Riccio rapito del

Pope tradotto dallʼAb. Bonducci, e la descrizione manoscritta delle

esequie di Cosimo terzo.

[234] Padova appresso Giuseppe Comino 1741. in 4.

[235] Firenze 1788. in 8.

[236] Lucca 1760. in 4.

[237] Più ampiamente poi difese la nostra causa il Marchese Ridolfino

Venuti nella sua _risposta alle riflessioni critiche sopra le

differenti scuole di pittura di M. dʼArgens. Lucca_ 1755. _in_ 8.

[238] _Verona_ 1781. in 8.

[239] _Baldelli Lettera al Denina nella Collez. dʼOpusc._ T. 16. p.

90. Boni _Elogio dellʼAb. D. Luigi Lanzi. Firenze_ 1814. in 4. Eʼ

da desiderarsi, che le opere tutte del Cavalier Boni sieno unite, e

stampate. Egli era molto intelligente delle arti del disegno, e nelle

sue cose è una certa grazia Lucianesca, che innamora.

[240] Ces. Op. T. 1. p. 202.

[241] Ivi.

_Dellʼaltre moderne lingua dʼEuropa._

~CAPO~ XII.

Egli è ormai tempo, che il mio discordo rivolga, benchè brevemente alle

altre moderne lingue Europee. E quì dovrei far parola dellʼintroduzione

alle più utili fra queste del Baretti, ma non essendo a me riuscito

di vederla nulla ne posso dire.[242] Non parlerò adesso della Turca

e della Greca, delle quali più opportuno sarà il tener discorso in

altro luogo. Cominciando dunque dalla Francia dirò quel poco che

abbiamo meritevole di ricordanza. LʼAlgarotti in un saggio su questa

lingua ci ha data in breve la sua storia,[243] e il signor conte

Napione nellʼopera già citata, esaminandone lʼindole, ha combattuto

con evidenza glʼirragionevoli elogj, che ne fa il P. Bonhours, ha

ricordato il giudizio, che ne danno gli scrittori più celebri della

Francia, ed ha mostrato quale essa fosse prima della riforma introdotta

da quellʼAccademia.[244] Altri non creda dover collocare fra le opere

deglʼItaliani il Dizionario non molto pregevole del Veneroni. Egli

era di casato _Vigneron_ nativo di Verdun, e per amore della nostra

lingua dette forma Italiana al nome di sua famiglia,[245] come altri

crede di rendersi più stimabile, prendendo nome Francese. Compatiamo

le debolezze degli uomini, e queste massimamente, che sono innocenti.

Italiano era lʼAntonini, di cui pure abbiamo un dizionario non migliore

di quello del Veneroni. Mal può fare il dizionario di una lingua chi

non la possiede perfettamente, e lʼAntonini non sapeva abbastanza

la Francese, come mostrò traducendo in questa non lodevolmente un

opuscoletto del Rolli.[246] Il libro, di cui possiamo gloriarci, è il

dizionario dellʼAlberti a tutti noto, cioè dellʼautore del dizionario

enciclopedico rammentato di sopra. Sono circa quaranta anni passati, da

che esso venne in luce la prima volta, e in tante edizioni, che ne sono

uscite in Italia, e in Francia, non si è mai dovuto farvi considerevoli

emendazioni o accrescimenti. Esso ha fatti dimenticare gli altri

dizionarj, ed a chi volesse succedergli non ha lasciata molta speranza

di far cosa migliore. Nato nel contado di Nizza erano a lui naturali le

due lingue Italiana e Francese, nelle quali inoltre pose molto studio

finchè visse; quindi colle acquistate cognizioni, e coʼ dizionarj della

Crusca e dellʼAccademia Francese potè fare unʼopera utile, e degna di

vivere lungamente. Il Martinelli ne fece poi un compendio comodo per la

sua brevità, in cui le voci tutte del dizionario sono comprese.

Per le altre lingue non abbiamo opere, che a questa si possano

paragonare. Per lʼInglese oltre al dizionario del Bottarelli, piccolo

in principio, ma poi molto accresciuto,[247] abbiamo la grammatica

e il Dizionario dellʼAltieri. Questo però è mancante, e quella è non

ben sicura nelle sue regole, e di gran lunga inferiore a quella del

Barker. Più pregevole assai è la Grammatica e il Dizionario Inglese e

Italiano del Baretti, e lʼultimo principalmente dopo che egli vi fece

grandi accrescimenti[248]. Nè a lui bastò di provveder con questʼopera

a coloro, che apprender volessero una di queste due lingue, ma con

unʼaltro Dizionario si adoperò ancora di giovare aglʼInglesi o agli

Spagnoli, che studiano la lingua Spagnuola o Inglese.[249]

La lingua Tedesca mi offre ancora minor numero di cose meritevoli

di ricordanza, e il poco che mi offre consiste nella Grammatica

e neʼ Dialoghi del Borroni, e in un Dizionario del medesimo peʼ

principianti.[250] La Spagnuola nulla mi somministra fuorchè il

Dizionario testè citato del Baretti, giacchè la Grammatica e il

Dizionario del Franciosini appartengono al secolo decimosettimo.

Nulla pure ho da dire dellʼaltre moderne lingue del continente Europeo.

Due però dellʼIsole adjacenti allʼItalia richiedono da me qualche

parola. In primo luogo la lingua della Sardegna fu illustrata dal

Sig. Madao con due opere da me non vedute.[251] Nè pure mi è riuscito

di vedere la Grammatica e il Dizionario della lingua Maltese, che

il Signor Vassalli stampò in Roma nel 1791. e 1796. Egli afferma,

che essa è un dialetto dellʼAraba. Al contrario il Canonico Agius de

Soldanis dopo il Majo, lʼErpenio, il Teinesio e altri aveva preteso

che fosse Punica, e fino dal 1750. si era accinto a provarlo, ma se

non erro con poco felice riuscimento. Stampò egli una breve grammatica

e un saggio di Dizionario della lingua Maltese, cui fece precedere

due dissertazioni.[252] Nella prima prende appunto a provare, che la

lingua Maltese è lʼantica lingua Punica rimasta sempre in quellʼisola

ad onta deʼ popoli diversi, che lʼhanno soggiogata, e nella seconda

parla dellʼutilità sua. Ma da una parte nè lʼuno nè lʼaltro argomento

vien da lui confermato validamente, e dallʼaltra parte quantunque io

non sappia lʼArabo, e solamente ne conosca lʼAlfabeto o pochissimo

più, ciò non ostante nelle voci Maltesi da lui registrate in questo

libro io scorgo voci Arabe, principalmente della lingua volgare, or più

or meno alterate. Arroge a ciò, che il Bjoernstahel neʼ suoi viaggi

racconta dʼaver udito Maltesi ed Arabi parlar fra loro, ciascuno nella

propria lingua, e intendersi ottimamente. Da che egli deduce con gran

ragione, che la lingua deʼ primi altro non è che un corrompimento, o se

si vuole un dialetto della seconda. Il Canonico Agius promise ancora un

ampio dizionario della sua lingua, e la interpretazione di queʼ versi

di Plauto nel Penulo, che furono da lui composti in lingua Punica,

ed egli voleva spiegarli colla Maltese; nè so se poi abbia eseguite

queste promesse. Utile sarebbe stato il dizionario; ma riguardo ai

versi Plautini dubito forte, che egli non sarebbe stato più fortunato

degli altri, che prima o dopo di lui si sono posti a questa impresa. La

lingua Punica è perduta, tranne poche voci, che S. Agostino ed altri

antichi scrittori ci hanno tramandate; e queʼ versi di Plauto passando

per le mani di tanti copisti, che non glʼintendevano, debbono in tal

guisa esser guasti e corrotti, che niuna speranza vʼha di spiegarli.

Mentre questi scrittori illustravano queste lingue colle grammatiche,

e coʼ dizionarj, altri le illustravano colle traduzioni. Non è mia

intenzione di tessere quì il novero di tutto ciò, che daglʼItaliani

sʼè fatto in questo genere nel passato secolo, il che sarebbe impresa

da non venirne mai a fine. Le traduzioni in prosa, dal Francese

massimamente, sono innumerabili, ed ove si tolgano ancora tutte quelle,

che _invita Minerva_ si son fatte per traffico,[253] ove ancora si

limiti il discorso a quelle, che hanno meritata lode per esattezza, e

per lo stile, il numero sarebbe tuttavia immenso. Si aggiunga a ciò,

che facile essendo la lingua Francese e comune, pare che in questa

mal si possa dar nome dʼillustrazioni alle traduzioni. Le traduzioni

poetiche dal Francese sono in piccol numero, nè di molto momento, se

si eccettuino il poema sulla religione di M. Racine tradotto dallʼAb.

Filippo Venuti, quello del Re di Prussia sullʼarte della guerra

tradotto dal Sanseverino, alcune tragedie volgarizzate dal Cesarotti,

dal Paradisi, dal Frugoni; e poche altre. Riguardo alle traduzioni

dalle altre lingue mancano in gran parte tali ragioni, e però non terrò

per esse il medesimo silenzio, pure non mi vi tratterrò lungamente, ma

con brevi parole rammenterò solo le principali.

Prime sieno quelle dallʼInglese che sono in maggior numero. Milton,

lʼOmero dellʼInghilterra a se richiama innanzi ad ogni altro il

mio discorso. Il grande argomento di quel poema esigeva una mente

ardimentosa per ben trattarlo, ed esigeva pure una penna robusta per

ben tradurlo. Paolo Rolli si accinse a questa impresa;[254] quantunque

però fosse valoroso poeta non aveva forze bastevoli per far tanto. Egli

tradusse letteralmente, ed esattamente; ma il poema di Milton restò

spogliato di tutta la sua forza, e diventò un perfetto sonnifero. Dopo

molti anni il Mariottini stampò in Londra il primo libro dʼun nuovo suo

volgarizzamento[255] corredato di molte annotazioni sue in parte, e in

parte deʼ precedenti commentatori Inglesi. Non so se poi egli abbia

condotto a fine questo suo lavoro. Il verso generalmente è nobile ed

armonioso; ma (se mi è lecito esporre la mia opinione, quantunque sia

poco istruito della lingua Inglese) a me non sembra abbastanza fedele,

e spesso merita il nome di parafrasi. Pure al chiarissimo traduttore si

dee non piccola lode, e son pregevoli le annotazioni che vʼha aggiunte.

Altri hanno tentato questa difficile impresa nel secolo presente, deʼ

quali non dovrei quì ragionare. Pure non posso temperarmi dal dire, che

il miglior traduttore di Milton è un mio concittadino, cioè il Signor

Lazzaro Papi, ed il suo volgarizzamento è così in tutte le sue parti

perfetto, che niente lascia a desiderare.

Non vuolsi divider da Milton il suo grande encomiatore Addisson, del

quale Anton Maria Salvini volgarizzò il Catone. Nè di ciò dirò più

oltre, perchè del modo Salviniano di tradurre parlerò altrove più

opportunamente. Parlerò piuttosto della bella versione, che del Poema

dʼAkenside deʼ piaceri dellʼimmaginazione fece il celebre Signor

Mazza[256] nel primo suo ingresso nella carriera letteraria. Egli seppe

maravigliosamente vestire della copia e della grandiosità Frugoniana

(giacchè nella prima sua giovinezza questo sommo poeta, seguiva in

parte lo stil del Frugoni, che poi se ne è fatto uno bellissimo, e

tutto suo proprio) la poesia filosofica dellʼoriginale; seppe esser

fedele senza esser servile, emendando anzi queʼ modi Inglesi, che a

noi parrebbono strani: ed essendo allor giovinissimo fece unʼopera,

che nulla ha di giovanile, fuorchè il calore dellʼestro e la vivacità

dellʼespressioni. In età poi più matura tradusse alcuni lirici

componimenti di Parnell[257] e di Thomson egregiamente come si doveva

aspettare da un poeta sì grande.

Poco innanzi allʼAkenside del Signor Mazza si pubblicò in parte

lʼOssian del Signor Cesarotti[258]. Questa dotta fatica di così

illustre poeta fu una nuova luce, che improvvisamente apparve sul

Parnasso Italiano, ed attirò a se gli occhi di tutti. Un certo

calor nuovo di stile, diverso da quello, di che i Greci, i Latini

ed i nostri ci offerivano esempj, certe idee nuove, una semplicità

congiunta non rade volte a pensieri giganteschi, una straordinaria

energia dʼespressioni riscosse lʼammirazione di molti, ed eccitò

alcuni allʼimitazione. Glʼimitatori però cessarono a poco a poco, e

rimase la lode; lode che è a lui dovuta per avere arricchita la nostra

lingua poetica di molte maniere energiche, grandi, maravigliose, ora

terribili, ora delicate, le quali in parte egli prese dal testo, e

in parte creò con una fantasia inesausta. Ma fra i pregj di questo

volgarizzamento ardirò io cercar difetti? Meriterò forse la taccia di

temerità, se espongo qualche mio dubbio contro il lavoro prediletto

dʼun Cesarotti? Lʼimpresa da me abbracciata lo richiede, nè posso

trascurarne una parte. Nulla dirò della condotta deʼ poemi attribuiti

ad Ossian, degli affetti, delle similitudini, ed altrettali oggetti,

che non sono del mio instituto. Io debbo parlare della illustrazione

delle lingue, onde considererò soltanto alcune cose, che in qualche

modo a queste appartengono.

Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana procurata nel secolo XVIII. dagli Italiani - Parte I · 第 12 / 15 题