[82] _Dei difetti dellʼantico vocabolario della Crusca che dovrebbero
correggersi nella nuova edizione dimostrati dal Conte dʼAyala. Vienna
nella Stamp. di Antonio Strauss_. 1811. in 4. Ivi p 10. Questo libretto
non appartiene al mio instituto, essendo scritto nel secolo decimonono.
Io però ho creduto non dovere trascurare lʼesame di questo suo avviso,
esaminando la quarta impressione del Vocabolario.
[83] Op. T. 1. p. 125.
[84] Lettere Fam. T. 2. p. 66. ed. del 1769.
[85] Crusca Pref. §. 1.
[86] Pasta _Voci e maniere di dire e osservazioni di Toscani scrittori_
ec.
[87] Molti ne ha portati il chiarissimo Signor Cav. Vincenzo Monti
nella notissima sua _Proposta di alcune correzioni ed aggiunte al
Vocabolario della Crusca_. Non tutte però le sue correzioni sono
giuste. Il Sig. Nicolini nellʼopera citata ne ha accennate alcune,
e dicesi che altri voglia accrescerne il novero. Io ne noterò una
sola, perchè è fondata sopra una sua opinione, che non giudico vera.
Egli condanna la voce _birracchiuolo_, o _sbirracchiuolo_, e dice che
niun diminutivo ha la lingua Italiana, che termini in _acchiuolo_. E
il Vocabolario non ne offre alcuno. Lʼuso però ha _ladracchiuolo_,
_birbacchiuola_, che sono nel tempo stesso diminutivi e peggiorativi,
ed hanno certa energia da non disprezzarsi. Ma a me rincresce di
trattenermi più a lungo in così cattiva compagnia.
[88] _Ragionamento presentato allʼAccademia della Crusca il dì IX.
Marzo 1741. da Rosso Martini per norma dʼuna nuova edizione del
Vocabolario Toscano. Firenze nella Stamperia di Guglielmo Piatti._
1813. in 4.
[89] Nella Collezione dʼopuscoli T. 15. p. 90. e seguenti.
[90] Luigi Targioni _Discorso sulle riflessioni relative al Vocabolario
della Crusca_. p. 16.
[91] Fu stampato prima nel volume 95. del Giornale letterario di
Napoli, ed ora di nuovo in Firenze dal Piatti, 1813. in 4. Questa è
lʼedizione di cui mi servo.
[92] Quando il P. Ildefonso scriveva non era anche venuta in luce
la _Teoria e prospetto, ossia Dizionario critico deʼ Verbi Italiani
conjugati dal Signor Abate Marco Mastrofini_.
[93] Nel Vocabolario però vʼè _per ancora_ alla v. _Per_ §. XXXVII.
Eʼ da avvertirsi, che il passo in cui si legge questa espressione è
dellʼAccademico della Crusca Rosso Martini.
[94] _Andare di pari, o al pari con alcuno_ vuol dire andare con alcuno
in modo, che uno non vada avanti lʼaltro. Quando significa _uguagliare_
vuole il dativo secondo lʼesempio portato dalla Crusca: _Chʼandar la
fece altera oggi di pari al Tebro, al Xanto_.
[95] Nel Vocabolario della Crusca non si trovano le voci _esemplare_
e _corpo_ nel senso in cui le adopero quì. Le usò però il Redi nelle
lettere. _Subito, che si darà fuori io gnene manderò unʼesemplare.
Il S. G. D. ne vuol mandare una mano di corpi a molti letterati suoi
amici._ LʼAlberti porta questo passo alla v. _Corpo_ §. ma si scordò
poi dʼaggiungere questo significato alla voce _Esemplare_.
[96] Il Vannetti morì ai 13. Marzo 1795. e il Lombardi ai 9. Marzo del
1792.
[97] Il P. Gio. Pietro Bergantini Teatino Veneziano si è dato (dice il
Mazzucchelli Scritt. It. V. 2. P. 2. p. 944.) principalmente ad una
vasta lettura dei nostri migliori scrittori colla mira dʼaccrescere
ed illustrare la nostra lingua volgare, non solamente estraendo
da essi quelle voci, che o non si trovano riferite nellʼinsigne
Vocabolario della Crusca, o vi sono riferite e spiegate in significati
diversi dagli usati talvolta dai detti scrittori, ma facendo infinite
osservazioni appartenenti allʼeloquenza della lingua Italiana. Frutto
di questa fatica sono le seguenti opere. 1. _Della volgare elocuzione,
illustrata, ampliata, e facilitata. Volume_ 1. _contenente_ A. B.
_Venezia presso Giammaria Lazzaroni_ in foglio. Lo Stampatore non
potendo soffrire la spesa dellʼedizione che doveva comprendere dodici
Tomi lʼopera rimase imperfetta. 2. _Idea dʼopera del tutto eseguita,
e divisa in sei Tomi, che ha per titolo Dizionario Italiano, ovvero
voci di scrittori Italiani separatamente da quelle, che sono sul
Vocabolario comune raccolto da Avido Mantineo P. A._ (nome Arcadico
del P. Bergantini.) _In Venezia presso Pietro Bassaglia_. 1753. in 4.
Eʼ questo un avviso della meditata edizione dellʼopera precedente, ma
accresciuta tanto, che dirsi può unʼopera nuova. 3. _Dizionario di
Eloquente Italiana M. S._ Forse è lʼopera annunziata al N. precedente.
Sospesa la stampa della prima opera il Bergantini trasse dal suo M. S.
le voci, e i significati che mancano al Vocabolario della Crusca, e
gli stampò col titolo: _Voci Italiane dʼAutori approvati dalla Crusca
nel Vocabolario di essa non registrate con altre molte appartenenti
per lo più ad arti, e scienze, che ci sono somministrate similmente da
buoni Autori_. _In Venezia presso Pietro Bassaglia_ 1745. in 4. e molto
accresciuto. _Ivi_ 1760.
[98] Mazzucchelli luog. cit. p. 947. e Gamba Serie ec.
_Del Dizionario enciclopedico
dellʼAbate Alberti._
~CAPO~ VIII.
Benchè molto si debba al P. Bergantini per le sue opere, molto più si
debbe allʼAbate Alberti di Villanova pel suo Dizionario enciclopedico,
che pubblicò in sette volumi in quarto colle stampe Lucchesi del
Marescandoli nel 1797. e negli anni seguenti. LʼAccademia della Crusca
nel suo Vocabolario poche parole aveva registrate spettanti alle
scienze ed alle arti; quelle cioè solamente, che o sono più comuni, o
si trovano negli autori approvati; dicendo, che di queste far si doveva
un Vocabolario separato. Conosceva essa certamente la difficoltà,
che nel raccogliere queste voci si doveva incontrare. Le difficoltà
però non isgomentarono lʼAlberti. Egli esaminò i libri megliori, che
trattano di queste facoltà, viaggiò per le città della Toscana, visitò
le officine degli artefici, ed ogni altro luogo, da cui trar potesse sì
fatte voci, le quali avendo con diligenza raccolte, ne arricchì il suo
Dizionario. Nè trascurò pure le altre parole, che a scienze o ad arti
non appartengono, ma un numero grandissimo ne radunò traendole dagli
autori citati nel Vocabolario del 1729. e dallo stesso Vocabolario
nella prefazione, o nelle spiegazioni delle voci, che dagli Accademici
non furono registrate. A queste aggiunse egli altre fonti di nuovi
accrescimenti. Ciò furono. 1. Gli autori approvati col partito preso
dallʼAccademia Fiorentina nel 1786.[99] 2. La derivazione delle voci
adottate, cioè i superlativi diminutivi, accrescitivi, vezzeggiativi,
diminutivi di diminutivi, peggiorativi, avvilitivi, participj verbali,
ed altri somiglianti, seguendo in ciò lʼautorità della Crusca medesima
nella prefazione al Vocabolario del 1691. e del Varchi. 3. Altri Autori
non mai citati dalla Crusca, che furono però per la maggior parte
Toscani, o annoverati fra gli Accademici, e a suo giudizio scrissero
in purgata favella. Niuno vorrà non commendarlo per gli accrescimenti,
che egli derivò dalla prima fonte, alla quale tutti possono attingere,
purchè lo facciano con giudizio. Riguardo ai derivati ve ne sono
alcuni, che spontaneamente provengono dalle primitive loro voci,
nè vi ha bisogno dʼautorevoli esempj, perchè altri senza timore li
possa usare. Tali sono a cagion di esempio _animatore, e animatrice,
avvivatore,[100] e avvivatrice da animare, e da avvivare_, che mancano
al Vocabolario, ma dallʼAlberti vengono registrati. Riguardo a quelle
tante modificazioni di accrescitivi, peggiorativi, diminutivi,
vezzeggiativi, ed altrettali, di che abonda la nostra lingua sopra ogni
altra è andato a rilente, anzi che no quando gli mancavan gli esempj.
LʼAccademia nella prefazione premessa al suo Vocabolario del 1691.
lascia agli Scrittori una certa libertà di formare simili derivati, con
giudizio però, e con savio avvedimento; ma Monsignor Bottari asseriva,
che _non si può lasciar fare a suo modo ad ognuno, perchè senza un
poco dʼesempio avanti si potrebbe errare per poco_.[101] E lʼAccademia
stessa nella edizione del 1729. supplì molto anche in questa parte
al difetto dellʼedizion precedente. LʼAlberti ha seguiti questi
esempj, ed in ciò è da lodarsi. Nè vorrò pur biasimarlo quando prende
alcune voci spettanti a scienze dallʼAlghisi, dal Dottore Bastiani,
dal Biringucci, dal P. Bonanni, dal Ceracchini, dal Mattioli, dal
Vallisnieri, e da altri, ed eziandio dalla raccolta di bandi, editti
ec. pubblicati in Toscana nel secolo decimosesto, e dalla Tariffa delle
Gabelle della Toscana certe voci spettanti a manifatture, commercio, e
simili, perchè le prime uopo era trarle dai più solenni Maestri, e per
le seconde i bandi, gli editti ec. del Governo, quantunque non sieno
puramente scritti, usano però in questo quelle voci, che universalmente
si usano dal popolo. Nè pure lo biasimerò se a conferma di qualche
sua opinione cita le origini del Menagio, le opere grammaticali del
Gigli, ed altrettali opere, che sebbene scevre non sieno da difetti,
posson però aver trattato di quelle opinioni lodevolmente, e molte
in fatti egregie cose contengono, dalle quali è lecito a chiunque
di trar profitto. Non così potrei commendarlo, quando cita certi
altri scrittori, come lʼAretino, il Ruscelli, il Dolce, e simili.
DellʼAretino dice, che alcune delle sue rime sono comprese nella
Raccolta del Berni, che fa testo in lingua. Vuolsi però avvertire, che
alcuni Poeti soltanto di quella Raccolta sono citati dallʼAccademia nè
fra questi è lʼAretino, autore scorretto quanto altro mai. Scorretto
altresì è il Ruscelli, e dir si dee lo stesso di parecchi altri non
sempre puri scrittori, benchè pregevoli per altre doti.
Ma qualunque essi siano gli autori per lui allegati, non può non
riprendersi per soverchia scarsità dʼesempj, e per negligenza.
Lʼangustia somma, a cui negli anni estremi del viver suo lʼavean
condotto le vicende della sua patria caduta miseramente sotto il giogo
della _rivoluzione_ fu forse la cagion principale, che lo consigliò a
diminuire il numero degli esempj per diminuire il numero dei volumi.
Il che serve a rendere scusabile lʼintenzion sua, ma non appaga nel
leggitore il desiderio di vedere con maggiore abbondevolezza indicato
lʼuso dʼogni voce. Se diminuiti avesse gli esempj per quelle parole,
che sono registrate dalla Crusca il danno sarebbe stato molto minore,
perchè ognuno poteva, quando gli fosse a grado, vederli nel Vocabolario
dellʼAccademia, ma faceva di mestieri, che almeno per le voci, e peʼ
significati aggiunti lʼAutor fosse stato più liberale. Il diligente
editore, che dopo la sua morte continuò lʼedizion cominciata, sʼaccorse
di questo difetto, e volle porvi rimedio, come potè. Accrebbe perciò
gli esempj alle prime voci, il che eseguì facilmente, perchè la Crusca
glie le somministrava, ma per lʼaggiunte dellʼAlberti non era ormai
più possibile di farlo. Quantunque però in questo lʼAlberti debba
esser ripreso, vuolsi riprenderlo vie maggiormente per la negligenza
da lui usata nelle citazioni. Lascio stare qualche errore, che in
queste sʼincontra. Per esempio alla voce _abbacinato_ egli aggiunge un
significato, che lʼAccademia non avea notato espressamente, cioè che
_Famiglia abbacinata_ vale _privata deʼ suoi più illustri soggetti_,
e cita Giovanni Villani senza addurne le parole. Ma forse doveva
allegare Luca da Ponzano citato nel Vocabolario della Crusca a questa
voce § _Per Metafora_. Lascio star questo, perchè non è meraviglia
che in una intrapresa tanto lunga, e faticosa scappi qualche raro,
e piccolo errore. Intendo bensì di quella trascuratezza per cui le
citazioni non sono bastevolmente espresse, e si allega per esempio
_Tasso Gerusalemme_, _Segneri Quaresimale_, _Vite deʼ SS. Padri_,
senza indicare della Gerusalemme il canto e la stanza, del Quaresimale
la predica e ʼl paragrafo, delle Vite il Tomo e la facciata. Peggio
è quando nomina lʼautore senza indicar lʼopera, come Vallisnieri,
Salvini, Magalotti ec. o se accenna lʼopera lo fa in modo, che, ove
ancor si volesse legger tutta lʼopera indicata nella citazione, non
si troverebbe mai il passo allegato. Alla v. _sfregacciolata_ che non
è nella Crusca, aggiunge la spiegazione _leggiero sfregamento_, e
pone questo esempio del Redi: _al Ditirambo dellʼacqua do di quando
in quando qualche sfregacciolata di pennello, ma non concludo il
lavoro_. _Red. lett._ Lascio stare, che _sfregacciolata_ ivi non è
_leggiero sfregamento_, ma _frego_, o piuttosto _colpo di pennello_,
_pennellata_; lascio star questo, e dico, che niuno potrà mai trovare
quel passo fra le opere del Redi. Esso è veramente in una sua Lettera;
questa però non è fra le sue opere, ma fra le lettere familiari del
Magalotti pubblicate per opera di Monsig. Fabbroni il 1769. T. 1. p.
270. Ancor peggio è allora che porta gli esempj, senza indicare nè
pur lʼautore. Altre volte nomina lʼautore, e lʼopera, e nè lʼuno nè
lʼaltra si vedono nel suo indice degli scrittori posto al principio
del Tomo. Per esempio alla voce _Capello_, § _a Capello_, a _Fuggire_
§ _fuggi, fuggi_, a _Roba_ § _roba_ per _veste_ si leggono esempj di
_Panc. lett._ ora qual nuovo Autore sarà questo, che non è registrato
nellʼindice? Egli è Lorenzo Panciatici di cui si ha qualche lettera
fra le familiari del Magalotti stampate il 1769., e quegli esempj sono
ivi appunto nel T. 2. p 23. Fra questi esempj è da notarsi il terzo,
dove si legge _roba di camera_; il che non vorrei dire sullʼautorità
del Panciatici, il quale in quella facciata medesima dice altresì
_delle mie reverie_, che lʼAlberti non ha osato di porre nel suo
Vocabolario. Alla v. _Invadere_ cita i _Viaggi del Targioni_, che
non è da annoverarsi fra gli scrittori purgati, e al più si potrebbe
allegare per qualche voce, o modo di dire spettante alle arti ed alle
scienze. Or queste mancanze sono di non lieve momento, perchè si toglie
altrui il comodo di riscontrar negli Autori le citazioni, potendosi
pur dubitare talvolta, non forse una voce abbia un senso diverso da
quello, che lʼAlberti le attribuisce, e per togliere o confermar questo
dubbio gioverebbe molto lʼosservare il contesto dellʼesempio allegato.
Un esempio me ne somministra la parola _acquacchiato_ dove si legge
_abbattuto, infiacchito, spossato, fu detto dal Redi deʼ Lombrici
indeboliti, e quasi semivivi_. Questa citazione del Redi fa credere,
che si tratti di un grandissimo abbattimento di un totale spossamento.
Ma il Redi non dice, che queglʼinsetti fossero quasi semivivi. Ecco le
sue parole nelle _Osservazioni intorno agli Animali, che si trovano
negli animali viventi_ p. 103. edizione del 1684. _Vi dimorarono_ (due
Lombrici) _senza morirvi quantunque paressero molto acquacchiati._
Le quali parole non ispiegano abbastanza il senso di quella voce, ma
mostrano, che per darle qualche forza è stato necessario lʼunirla
allʼavverbio _molto_. Il Magalotti al contrario lo spiega bene dicendo,
_acquacchiato_ (vuol dire) _lʼistesso che confuso, mortificato_. _Lett.
fam._ T. 2. p. 68. edizion del 1769.
Finalmente alcune parole da lui registrate nel Dizionario, da altri
forse si potranno creder men degne di questʼonore. Tali per esempio
sono a mio giudizio: _Abbonamento_, e _Abbonare_, che ivi si dicono
termini Mercantili, e dʼuso; _Toletta_ che si dice «francesismo
dellʼuso, assortimento, e apparato di varj arnesi ed abbigliamenti per
cui si adorna la Dama nel gabinetto servita dalla sua damigella» e si
cita lʼAlgarotti; _sangria_ con esempio del Magalotti per cavata, o
emissione di sangue, chʼè voce Spagnuola; _altarizzare_ per onorare
alcuno ergendoli altari con esempio di Fulvio Testi cioè di un Autore
non posto nel suo catalogo: _regretto_ e _regrettare_, che si chiamano
francesismi usati dai Lucchesi fino dal secolo decimosettimo. Queste
sono parole forestiere, che lʼuso degli accurati scrittori non ha fino
ad ora autorizzati, nè doveva esser sollecito di autorizzarle lʼautore
del Dizionario.
Altri forse creder potrebbe, che le parole _regretto_, e _regrettare_
fossero da adottarsi come quelle, che proprie sono dʼuno dei dialetti
della Toscana ormai da qualche tempo. LʼAlberti trasse quella notizia
dal Gigli[102] che lʼannovera fra più altre parole dello stesso
dialetto e il Gigli lʼebbe dagli Accademici dellʼAnca. E se il Gigli,
e quegli Accademici riconoscevano queste voci non come poco dianzi
introdotte in Lucca, dovevano certamente esser proprie di quel dialetto
da qualche tempo, e non anderebbe lungi dal vero chi le stimasse
introdotte ivi cento, o dugentʼanni prima. Ma questʼantichità non
giova per aggiungere autorità a quelle voci, le quali probabilmente
recaron di Francia i mercatanti Lucchesi, che là si recavano, e lungo
tempo si trattenevano peʼ loro traffichi. Certo è, che nelle opere di
Giovanni Guidiccioni, del Daniello, del Vellutello, o in altri buoni
Scrittori Lucchesi del Secolo decimosesto, o dei Secoli susseguenti non
si trovano sì fatte voci,[103] il che è contrassegno, che essi non le
credettero di buona lega.
Un altro pregio, e al tempo medesimo un altro difetto ci somministrano
le sue definizioni. Gli Accademici nel vocabolario talvolta non dettero
buone definizioni delle cose, e lʼAlberti ebbe in animo di supplire
alla mancanza loro, ponendone altre migliori; ma anche le sue non
sempre sono scevre da difetto. Alla voce _Grecità_ definisce _tutta
La nazione Greca, e spezialmente gli Scrittori di quella lingua_, ed a
_Latinità_ leggiamo _qualità del Latino_. Ognun vede, che se è giusta
la prima definizione esser dee riprensibile la seconda. Anche la prima
però non è in tutto degna di lode, mentre _Grecità_ non vuol dire la
_nazione Greca_ ma bensì gli scrittori Greci, intendendo con queste
parole le opere loro non gli Autori stessi, come si vede dallʼesempio
ivi allegato. Onde ancora quella definizione è malvagia, perchè in
parte è falsa, e in parte equivoca.
Dalle quali cose tutte deduco, che dobbiamo saper molto grado
allʼAlberti di tanta fatica, di molte voci e significati da lui
aggiunti al Vocabolario, di aver cogli accenti mostrato quali voci si
debbano proferir lunghe, e quali brevi, di aver date parecchie buone
definizioni, e ad un uomo che per solo amore del comodo altrui, e della
nostra lingua ha tollerata per molti anni tanta fatica viaggiando,
interrogando, leggendo, e scrivendo dobbiamo perdonar qualche difetto,
che lʼumana natura non può mai in tutto evitare. Per altro il suo
Dizionario è pregevolissimo, e necessario a chiunque vuole studiare
la lingua Italiana: e il signor Cesari di molte voci, e maniere di
dire avrebbe arricchita la sua edizione del Vocabolario della Crusca
se lʼavesse veduto. Prendo a caso la Lettera B, e in questa prendo
le prime sei facciate dellʼAlberti, e trovo che al Cesari manca
_babbalà_ (alla), _bacamento_, _bacchettata_, _bacchiatore_, _baggea_,
_pigliarsela in baja_, le quali voci sono usate nel Malmantile, dal
Redi, dal Segneri, neʼ Canti Carnascialeschi, dal Varchi, e dal
Buonarroti. E pure non ho notati, i derivati dei nomi proprj, i termini
di scienze, e di arti, e quelli di cui si portano esempi dʼautori
moderni, perchè a questi non si estendono le sue aggiunte.