NOTE:

[66] Zanotti Op. T. 7.

[67] _Pratica e compendiosa istruzione aʼ principianti circa lʼuso

emendato ed elegante della lingua Italiana, Roma_ 1711., _e di nuovo

Roma_ 1765. in 12.

[68] Lezioni di ling. Tosc. Venezia 1722. in 8.

[69] Roma 1721. in 8.

[70] _Lezioni di lingua Toscana dette nel Seminario Arcivescovale di

Firenze. Firenze_. 1737. in 8.

[71] Il P. Zaccaria nella _Storia Letteraria_ T. 3. p. 377.

sullʼautorità del Vincioli attribuisce al Muratori una Grammatica

intitolata: _Nuovo metodo per imparare la lingua Italiana in poco

tempo_. Ma siccome non se ne fa menzione nella sua vita scritta dal

nepote, nè dal Tiraboschi nella Biblioteca Modenese credo che ciò sia

errore. Lasciando questa, che almeno è incerta, altre grammatiche si

posson citare, e fra lʼaltre le seguenti. _Trattato sopra le regole

per parlare e scriver Toscano di Gio. Battista Pucci. Siena_ 1767.

_in_ 8. _Nuovo metodo per la lingua Italiana estensivo a tutte le

lingue di Girolamo Andrea Martignoni. Milano_ 1755. T. 2. in 4. Non mʼè

riuscito di vedere questʼopera, nè so se propriamente essa debba essere

annoverata fra le Grammatiche. _Corso Teorico di lingua Italiana, e

Logica dellʼAb. Idelfonso Valdastri. Guastalla_ 1783. in 4. Lʼautore

ragiona filosoficamente intorno alla lingua, il che succede quasi

sempre con vantaggio più apparente che reale. _Prospetto deʼ Verbi

Toscani regolari, e irregolari di Gio. Battista Pistolesi. Roma_ 1761.

in 4. Lʼopera del Signor Pistolesi è lodevole, ma dee cedere il primato

a quella del Signor Abate Mastrofini. Di questa io non parlo, perchè è

pubblicata nel secolo presente, che io non ho preso a considerare.

[72] _Osservazioni della lingua Italiana raccolte dal Cinonio in

questa nuova edizione accresciute dallʼAccademico Intrepido_ (Girolamo

Baruffaldi) _Ferrara_ 1709. in 4. e di nuovo colle annotazioni del

Cavalier Baldraccani. Venezia 1722. in 4. Il Baruffaldi avea preparate

altre aggiunte al Cinonio e per questo motivo fece un trattato del

nome, che è rimasto inedito. _Zacc. Stor. Lett._ T. 14. p. 355. Era

riserbata al chiarissimo Sig. Cavaliere Luigi Lamberti la gloria

di dare allʼopera la desiderata perfezione, il che egli ha fatto

nellʼedizione di Milano del 1809. in 4. vol. 8.

[73] Napoli 1717. T. 2. in 8.

[74] _Idea Generale del Vocabolario della Crusca, ed osservazioni

intorno alla moderna ortografia Italiana con un piccolo trattato

della Poes. Ital. agli studiosi scolari della Città di Foligno, Ozio

dʼAlcindo Menonio. Foligno_ 1756. _in_ 4.

[75] _Quadrio Stor. e Rag. dʼogni Poesia_ T. 1. p. 75. e _Mazzucch.

Scritt. Ital._ T. 2. p. 673. il quale corregge I. Iarchio _Specim.

Hist. Ac. Ital._ il quale fa fiorire questa Accademia nel secolo

decimosettimo.

[76] _Parere_ (del Canonico Biscioni) _sopra la seconda edizione

deʼ Canti Carnascialeschi. Firenze. Moucke_ 1750. _in_ 8.—_I primi

due dialoghi di Decio Laberio_ (Ab. Rinaldo Bracci) _in riposta, e

confutazione del parere del Sig. Dottore Antommaria Biscioni sopra la

nuova edizione deʼ Cantici Carnascialeschi, e in difesa dellʼAccademia

Fiorentina. In Culicutidonia per Maestro Ponziano di Castel Sambucco_

(Lugano per lʼAgnelli) 1750. _in_ 8.

[77] _Firenze pel Martini._ 1707. _in_ 4.

[78] _Colonia_ (Firenze) _nella Stamperia Arcivescovile_ 1708. _in_ 4.

[79] _Coram Reverendis. Molines in Romana Primogeniturae de Salviatis

super localibus et Tabulis pictis_ 28. _Iunii_ 1706.

[80] Voc. Cater. alla v. _Maggiorente_.

[81] _Cento osservazioni di lingua, nelle quali si spiegan diversi modi

particolari, usati dalla lingua Toscana. Bologna_ 1740. _in_ 12.

_Del Vocabolario della Crusca._

~CAPO~ VII.

A me rincresce dʼessere a quella parte dellʼopera mia pervenuto, che

parmi più dʼogni altra piena di pericoli e difficoltà. Gravi guerre si

mossero contro il Vocabolario della Crusca fin dal primo suo nascere, e

queste guerre, anzi che spegnersi o diminuirsi, vanno sempre crescendo.

Ma lʼordine delle cose da me prese a trattare domanda, che io parli

deʼ Vocabolarj della nostra lingua, e perciò di quello della Crusca;

nè io posso ritrarmene. Dovrò in alcune cose contraddire ad uomini

chiarissimi per dottrina e per ingegno, coi quali non posso in verun

modo essere paragonato. Combatterò dunque con armi molto disuguali: ma

se in ciò che sono per dire si potrà desiderare maggior dottrina, spero

che non si potrà desiderare maggiore urbanità.

Queʼ valentuomini, che nel 1691. procurarono la terza impressione

di questo Vocabolario presto si avvidero, che molto rimaneva da

fare, e che altri avrebbe dovuto procacciarne una quarta con molti

accrescimenti e correzioni. E così avvenne appunto, perchè dopo non

breve fatica si vide uscire alla luce nel 1729. colle stampe del Manni

il primo volume del Vocabolario tanto accresciuto ed emendato, che

questo solo contiene seimila nuove voci, o nuovi significati di voci.

Ma voglionsi commendare quegli Accademici per essersi adoperati di

correggere o accrescere quel libro seguendo lʼorme segnate dai lor

predecessori, o pure doveano seguendo una via diversa lʼopera tutta

riformare? Il Signor Conte dʼAyala vuole, che si sbandiscano gli esempj

tratti dagli Scrittori approvati, e dice, che lʼAccademia _è giudice

supremo ed inappellabile in materia di lingua, ed ogni individuo è

ragionevolmente tenuto di sottomettersi alle decisioni di essa_.[82]

Così mentre molti gridano contro un giogo, che lʼAccademia però non si

è mai argomentata dʼimporre altrui, questo scrittore le rimprovera di

non essersi tolta unʼassoluta autorità. Egli cita lʼAccademia delle

scienze e belle lettere, e doveva citare lʼAccademia Francese. Ma non

sʼavvide, che i Francesi per certo loro abito sono avvezzi a tener gli

occhi intenti a Parigi, ed a riverire e seguire ciò che fassi colà;

onde ricevono come giudizj senza appello quelli dellʼAccademia. Ma in

Italia non è così; ed ognuno di per se stesso può le cagioni vederne

agevolmente. Oltre a ciò egli non seppe, che nel tempo medesimo, in

cui scriveva sì fatte parole, quellʼAccademia si dipartiva dal primo

divisamento, ed imitando la Crusca si adoperava di raccogliere esempj

dagli autori più purgati per una nuova impressione del suo Vocabolario.

La Crusca dunque fino dal suo cominciamento fece senno, fornendo di

buoni esempj le voci tutte, e le significanze diverse di tutte le voci,

quanto era possibile, ed ove mancavan gli esempj ricorrendo allʼuso.

Ma niuno forse si vorrà far seguace dellʼavviso di questo scrittore,

e più presto si biasima la scelta degli esempj. Quel vedere ad ogni

tratto citate tante vecchie leggende, e capitoli di compagnie, e

quaderni di conti, e lʼoscurissimo Pataffio, e le rime non meno oscure

del barbiere Burchiello, ed altrettali libri, e vederli preferiti a

Filosofi gravissimi e ad altri scrittori di gran rinomanza, desta

non pochi lamenti. Se le lingue tutte sono a grandissime mutazioni

sottoposte, siccome tutti confessano, gli Accademici, che a lor potere

volevano allontanare sì fatte mutazioni saviamente adoperarono,

determinando alcuni scrittori, che reputar si dovessero maestri e

modelli di lingua purgata: affinchè, tenendo sempre in quelli rivolti

gli occhj, ognun potesse più agevolmente ritornare sul diritto

cammino, se traviava. Questo, a mio giudizio, è il solo rimedio,

che può riparare a quel corrompimento, che a poco a poco in tutte

le lingue sʼintroduce dalla incuria degli uomini, e dallʼamor della

novità. Questo è forse il solo rimedio, che può se non al tutto

impedire, almeno scemare quella ruina, che reca alla lingua dʼuna

nazione lʼinondamento di stranieri conquistatori. Ma quali son gli

scrittori, che scegliere si dovevano allʼuopo? Quelli son del trecento

primieramente, e poi gli altri che seguendo le lor vestigie più vi

si accostano; il che reputo si possa assai bene dedurre dalle cose

dette nel capo quinto. Fra più altre cose abbiam veduto, che Cicerone

altresì raccomandava la frequente lettura degli antichi, benchè rozzi

ed incolti. _Sunt enim illi veteres_ (giova quì ripetere le sue

parole), _qui ornate nondum poterant ea, quae dicebant, omnes prope

praeclare locuti: quorum sermone assuefacti qui erunt, ne cupientes

quidem poterunt loqui, nisi latine._ Lo stesso dicasi per noi, e con

più ragione; perchè Pacuvio e quegli altri non erano a gran pezza così

eleganti, come parecchi deʼ trecentisti. Quì si tratta della purità

della lingua, e quanto a ciò quegli antichi, quantunque disadorni se

vuolsi, hanno più autorità, che i maggior bacalari della filosofia,

della storia, dellʼeloquenza, e della poesia. Ma (dicono alcuni)

dovevasi almeno far grazia a parecchi scrittori di cose scientifiche,

e di quelle che alle arti appartengono: e tanto più si doveva, perchè

troppo è scarso nel Vocabolario il numero deʼ vocaboli delle scienze,

e delle arti. Io non negherò che alcuni se ne debbano aggiugnere

a quelli, che fanno testo in lingua; parmi però che sia opportuno

andare a rilente. Avviene assai volte, che i più solenni maestri di

queste facoltà intesi tutti alle dotte loro speculazioni non abbiano

posto abbastanza studio nelle cose della lingua, o che scrivendo ne

trascurino la purità. Ed il chiarissimo signor Cavaliere Monti nella

sua _Proposta_ ricorda un dotto Mattematico, il quale con bel modo

fu fatto accorto di parecchi errori, in cui era caduto nelle sue

opere. I termini delle scienze e delle arti dipendono dallʼarbitrio

deglʼinventori, e sono proprj di tutte le lingue. Vorrei pertanto, che

si prendessero dagli scrittori approvati, se vi si trovano: altramente

si registrassero senza avvalorarli con esempj. Ma la sorgente

principale del Vocabolario debbono essere a mio giudizio i libri di

belle lettere e di storia, perchè contengono voci e modi di dire

adattabili a tutto, e acconci a rappresentar quasi tutto.

Rimprovera il Sig. Cesarotti,[83] che sieno marcati indistintamente

colla lettera del disuso tanto quei termini antichi, che sono andati

in disuso per qualche difetto intrinseco, quanto quelli, di cui è

ciò accaduto per semplice capriccio di novità. La stessa lagnanza

fece il Magalotti al Canonico Bassetti,[84] perchè allʼAccademia

la comunicasse. Questa però a mio giudizio adoperò saviamente non

secondando il suo desiderio. Egli non vide, ed ora non ha veduto il

Cesarotti, che ove gli Accademici avessero indicate quelle voci, che

meritano dʼesser novellamente poste in uso si sarebbero fatti giudici

in ciò che spetta al gusto, il che essi a gran ragione non volean fare.

Ed ove lʼavessero fatto quali rimproveri, quante critiche, quante

accuse non si sarebbono scagliate contro lʼAccademia! Diciassette

di queste voci accenna il Sig. Cesarotti, e le reputa meritevoli

di quellʼonore. Or quanti saranno per avventura, che opineranno

altramente! Quanti giudicheranno lodevoli parecchie voci, che egli

non approverebbe! Il Cavalcanti nella sua Rettorica condanna, come

disusata, la voce _misfatto_, nè vuol che si adoperi: e pure niuno

crederà ora, che questa voce non sia buona, ed avvedutamente si

astenga dal farne uso. Gli autori dei Dizionarj non debbono giudicare

di proprio arbitrio, ma secondo lʼautorità degli scrittori approvati,

e se daʼ buoni scrittori sarà adoperata alcuna di quelle parole, che

or sono disusate, in una nuova impressione lʼAccademia torrà quella

marca contro cui si mena tanto romore. Il secondo rimprovero è, che

molte parole francesi sieno state poste nel Vocabolario, come giojelli.

Non però come giojelli vi sono state poste, nè _perchè le adoperino i

moderni, ma perchè sʼintendano gli antichi_,[85] e sono utili per la

storia della lingua. Più altre accuse egli oppone al Vocabolario, che

tralascio perchè non tutto posso dire, e perchè se non mʼinganno non

sono poi tanto gravi, che richiedano molto studio per dileguarle, e

se non erro si dileguano abbastanza colle cose, che fino ad ora per

me si son dette, o che sono per dire. Nè intendo con ciò di tenere in

poco conto quellʼuomo prestantissimo; ma dubito, che lʼamore di libertà

lʼabbia forse talvolta ingannato.

Parecchi altri rimproveri si fanno da altri deʼ quali ricorderò prima

quelli, che a me sembrano ingiusti, e poi darò luogo a quelli, che

anche per mio avviso sono ben fondati. Si dolgono alcuni che gli

Accademici sieno stati solleciti di registrare certe voci che hanno

due sensi fra lor contrarj, altre che dicono stroppiate, alcune turpi,

quelle che diconsi di stil furbesco, moltissime tolte dalla plebe,

talune nate da errore dʼortografia, e parecchi proverbj Toscani

oscurissimi. Ma cominciando dalle voci di doppio senso io domando,

qual vʼha lingua che macchiata non sia di questo difetto? Molto lo ha

quella principalmente, cui vuolsi concedere il primato sullʼaltre, cioè

la Greca. Ora perchè vorremo noi sgridar gli Accademici, se trovandolo

pur nella nostra non lʼhanno tolto, essi che non si credono arbitri

della medesima, ma costodi? Lo stesso dicasi delle voci, che chiamano

stroppiate. I Greci ne ebbero tante che le distribuirono in certe

classi, cui dettero il nome di figure grammaticali, che sono lʼaferesi,

la sincope, lʼapocope, ed altre. Si rimprovera a cagion dʼesempio

la voce _notomia_, che secondo la sua greca origine dovrebbe dirsi

_anatomia_. E per far grazia a questa parola non è bastato lʼesempio

del Redi, che era medico grande, ed elegantissimo scrittore. Nè basterà

forse lʼautorità di Francesco Maria Zanotti, che lʼadoperò, non quella

di tanti altri, che pur lʼusarono, non quella del dotto medico Andrea

Pasta, che le diede luogo nel suo vocabolario.[86] E vuolsi osservare,

che il Pasta compilò quel suo vocabolario perchè fosse di giovamento

ai medici non solo nel curare glʼinfermi, ma eziandio nello scrivere

i consulti. Lo stesso dicasi di queʼ vocaboli, che derivano da errore

dʼortografia, come _anotomia_, _appostolo_, _munistero_, e simili altre

molte. Sì fatti corrompimenti si vedono pure nelle altre lingue, e

giova conservarli neʼ vocabolarj, perchè mostrano in parte lʼindole

delle medesime, e lʼaffinità, che hanno fra loro le diverse lettere,

come si mutino, si aggiungano o si tolgano. Le quali cose sono da

apprezzarsi per la storia delle lingue medesime. È poi ufficio del

diligente scrittore lo sceglier quelle, che son migliori. Con maggior

timore parlerò delle parole turpi, contro le quali si grida a gran

voce, chiamando svergognato chi difende il Vocabolario. Io lodo quelli

che amano la modestia delle parole, ma supplico, che mi sia concesso di

dire, che tanta modestia non vuolsi usare in un vocabolario. S. Isidoro

era modello dʼogni virtù, ma non si astenne dal ricordare e spiegare

neʼ suoi libri dellʼetimologie quelle voci, che il suo argomento

richiedeva. E il Forcellini esemplar sacerdote, e confessore nel

Seminario di Padova scrisse nellʼinsigne suo Lessico quelle parole, che

nel sacro tribunale della penitenza avrebbe condannate. Sì fatte parole

sono malvagie, o innocenti secondo le circostanze. Consiglierei però

gli Accademici a togliere dalla quinta impressione alcune di sì fatte

voci, che furono inventate reamente per biasimevole scherzo, le quali

non debbono aver luogo nel tesoro della lingua. Non toglierei però

le parole, che diconsi furbesche, perchè servono allʼintelligenza dei

libri, e delle persone. Ancor più ingiusto parmi il lamento peʼ Toscani

proverbj, che vi si vedono in buon dato, e per le voci del volgo, o,

come dicono, di mercato vecchio. Al qual lamento rispondono abbastanza

le cose dette dai Signori Rosini e Nicolini, nè fa di mestieri, che io

stemperi con più parole le loro osservazioni. Io dunque non vorrei,

che si togliessero queste cose, nè vorrei, che si aggiugnessero le

etimologie, tranne forse alcune pochissime più manifeste, e scevre

dʼogni incertezza. Lo studio delle etimologie, ingiustamente spregiato

da alcuni, è utile, ma è soggetto a molti pericoli. Leggiamo il

Vossio, il Menagio, ed altrettali indagatori dʼetimologie, e vedremo

in quali traviamenti sono caduti. Nè è necessario, che vi si accennino

quali parole ci son venute dallʼultimo settentrione per lʼinvasione

deʼ popoli barbari, quali ci ha date lʼArabia o direttamente per le

crociate o pel commercio, o indirettamente passando per mezzo dʼaltre

nazioni, alterate però secondo lʼindole delle diverse lingue.

Altri rimproveri si fanno al Vocabolario, cioè che molte voci e molti

significati vi mancano, che le definizioni non sempre sono esatte, che

gli esempj allegati hanno talvolta un significato diverso da quello,

che reca il Vocabolario: e già parecchi esempj di questi difetti[87]

sono stati da scrittori chiarissimi indicati. Questi rimproveri sono

veri, e niuno è che non li debba riconoscer tali. Ma qual vʼha al

Mondo opera perfetta? Il P. Bergantini pubblicò un volume dʼaggiunte

al Vocabolario. Egli perciò oltre agli autori approvati esaminò il

Vocabolario stesso, e la sua prefazione, e ne trasse molte parole, che

gli Accademici dimenticarono di registrare. Quella prefazione non è

lunga, ed era da credersi, che niuna aggiunta potesse omai cavarsene

dopo di lui, e pure vi rimase allʼAlberti di che spigolare, ed egli vi

trovò la voce Grecità. Almeno dopo lʼAlberti nulla vi sarà restato. No.

Vʼè la parola _appropiare_ in senso dʼ_assomigliare_, _paragonare_.

E dovʼè questa parola? In principio, cioè là dove lʼattenzione di

queʼ diligentissimi compilatori non poteva essersi stancata pel

lungo leggere. _Chiunque vorrà considerare_ (così comincia quella

prefazione) _lʼumile cominciamento, che hanno avuto, e come poi col

tratto del tempo si sono andati accrescendo i Vocabolarj delle lingue

già spente, vedrà, che eʼ si possono a buona equità ai grandi fiumi

appropriare ec. Ma non così va la bisogna nel fatto deʼ Vocabolarj di

quelle lingue, che tuttavia sono vive, e che da una intera nazione

si parlano; imperciocchè questi si possono vie meglio assomigliare

allʼOceano ec._ E poco dopo, parlando deʼ vocaboli moderni e introdotti

dallʼuso, gli Accademici dicono dʼaverne posti alcuni nel Vocabolario,

ma aggiungono che sono stati in ciò alquanto parchi aspettando, che da

tersi e regolati scrittori sieno _nelle loro composizioni adottati_.

Ora la voce _adottare_ in questo senso non trovasi nel Vocabolario,

nè nellʼimpressione di Verona, nè nel Dizionario dellʼAlberti, ma vʼè

solamente nel senso di _prendere alcuno per figlio_. Questi esempj

a mio giudizio fan chiaramente conoscere, che non vʼè diligenza,

che basti in simili cose, e che il tempo solo può render perfetto,

e compiuto il Vocabolario, o piuttosto che esso non potrà mai esser

perfetto.

Guari non andò, che lʼAccademia rivolse di nuovo le sue cure a questo

oggetto. Ai nove di Marzo del 1741. lʼAccademico Rosso Martini lesse un

ragionamento per norma di una nuova edizione del Vocabolario Toscano,

che ora si è consegnato alle stampe.[88] Egli vuole che si cominci dal

procacciare i materiali più importanti per sì fatto lavoro, i quali

sono una ricca, e abbondante conserva di voci tratte daʼ buoni libri,

ed una regolata, e ordinata disposizione accompagnata da un accurato

esame di tutto quello, che si trova nella precedente impressione. I

Libri, daʼ quali si debbono trarre le buone voci e forme di dire o

sono antichi, cioè del Secolo del 1300. e in quel torno, o moderni.

Dà quindi il catalogo di queʼ libri, che i compilatori della quinta

impressione o non videro, o esaminarono scarsamente; e gli antichi

sono 162., e 37. i moderni. Dai primi massimamente vuol che si prendan

gli esempj, e allora solo si ricorra ai secondi, ove non se ne abbiano

degli antichi. Vuol che gli esempj si aggiungano della formazione

dei tempi dei verbi irregolari. Fra le voci moderne altre son quelle

sdrucciolate (comʼegli dice) nel volgar nostro, o dalla frequente

pratica coʼ forestieri, o dalla introduzione delle mode e deʼ costumi

stranieri, come _rimarcare_, _rango_, _dettaglio_, e queste si debbono

escludere. Altre son quelle, che da un uso più regolato, e corretto,

e da accreditati e moderati scrittori vengono comprovate, adottate,

ed oramai comunemente ricevute, e di queste si vuol fare diligente

ricerca, ed aggiungerle. Crede, che si debbano aggiungere altresì i

superlativi, diminutivi, vezzeggiativi, ed altrettali derivati, ove se

ne abbiano esempj. Esclude poi i nomi proprj, i termini dellʼarti, ed i

latinismi, benchè usati dagli antichi, quando per lʼuso comune dei più

regolati scrittori non sieno concordemente e costantemente approvati.

Parecchi altri avvisi egli dà per accrescere il Vocabolario, e per

lʼemendazione dellʼedizion precedente, che stimo inutile indicare.

Voleva dunque il Martini, che la fonte principal delle voci fossero

gli scrittori del secolo decimoquarto, cioè quello appunto di che si

lagnano i favoreggiatori della libertà. Ma alle lagnanze parmi dʼavere

abbastanza risposto superiormente. A gran ragione dunque voleva il

Martini, che nella impression nuova del Vocabolario da queʼ vecchi

padri e maestri si traessero gli esempj prima che dagli altri.

Non così posso commendarlo dellʼavere escluso i nomi proprj, e i

termini delle arti, e delle scienze. I primi si posson raccogliere

dallʼuso e da molti libri di storia, di novelle, e simili, e di molti

era necessario determinare lʼortografia, e spiegare altri che sono

accorciativi, vezzeggiativi, o in qualunque modo alterati daʼ loro

primitivi. Non dirò poi quanto fosse inopportuno lʼescludere i secondi,

perchè lo dice abbastanza lʼuniversal desiderio, che da gran tempo li

richiede. So quanto è malagevole questa parte del Vocabolario, di che

darò un breve cenno in seguito. Pure era uopo, che questa difficoltà si

vincesse, e vi si accinse con coraggio lʼAlberti, come dirò altrove.

Sarebbe quì luogo di narrar le vicende dellʼAccademia della Crusca,

che fu dal Gran Duca Leopoldo unita allʼAccademia Fiorentina. Ma

per una parte questo racconto domanderebbe lungo discorso, e per

lʼaltra parte io non potrei tesserne la narrazione e indagarne le

cagioni più copiosamente o meglio di quello, che il chiarissimo Sig.

Cavalier Baldelli ha già fatto in una sua lettera diretta al Signor

Ab. Denina.[89] Prima di quellʼunione alcuni degli Accademici si erano

adoperati di raccogliere emendazioni, ed aggiunte al Vocabolario, e fra

questi si nominano il Casaregi, e Francesco Martini, le fatiche deʼ

quali è fama, che servissero ad arricchire lʼedizioni del Vocabolario

Napoletana e Veneta.[90]

La nuova Accademia Fiorentina poi non rimase oziosa. Il P. Ildefonso

Frediani le presentò lʼidea, e lʼapparato pel nuovo Vocabolario

Toscano,[91] di cui debbo ora far parola. Molte cose tralascio da lui

proposte, che opportunissime sono al suo intendimento, ma sarebbe quì

inutile di ricordarle, e quelle accennerò solamente, che sono più

meritevoli di riflessione. Vuol che si aggiungano _le voci tecniche,

e queste si prendano tutte dal fondo della nostra lingua Toscana

finchè si può. In mancanza della voce Toscana, si prenda da quella

lingua, che lʼabbia in proprio, avvertendo di preferire sempre traʼ

varj idiomi quello che nel suono e nellʼorigine è più analogo e simile

al nostro, e molto più lʼuso già adottato daʼ respettivi professori

in Toscana o in Italia di tali voci, e procurando guanto è possibile

di toscanizzarle nellʼinflessione, e nel suono_. p. 9. Stabilisce

inoltre, che si pongano le voci di tanti _e sì continui ritrovamenti

forestieri attenenti agli agj, alle mode, ed al regno insaziabile del

lusso, e della delicatezza del vestire, delle mense, e dʼogni genere

di delizia_, le quali voci si prendano daglʼidiomi di queʼ paesi donde

tali ritrovamenti sono venuti, procurando di renderle allʼorecchio

più Toscane che sia possibile. A me pare, che troppo pretenda il P.

Ildefonso. Egli avvezzo fra le anguste pareti della sua cella non

sapeva quanto era vasto il campo delle mode, e quanto esse sieno

variabili, nè credeva, che il Vocabolario di queste sole domanderebbe

parecchi ponderosi volumi. Io son di avviso, che registrar si debbano

le voci di questo genere, le quali daʼ buoni Scrittori sono state

adoperate, ed i nomi di quei ritrovamenti, che o per lʼutilità loro, o

per qualsivoglia altro motivo sono durevoli, e lascerei perir gli altri

senza timore, che la lingua ne avesse danno. Riguardo poi alle altre

voci delle arti vuole, che si raccolgano dagli scrittori purgati, e dai

libri di matricole e di ragione di tali arti, dalle leggi, e finalmente

dagli scrittori meno purgati, e dagli artigiani, che le esercitano.

Confessa però, che una difficoltà grande si incontra in ciò, e

grandissima la provò lʼAlberti mentre compilava il suo Dizionario

enciclopedico. Riguardo alle arti molte cose non solamente in diverse

parti dellʼItalia, o della Toscana, come dice il P. Ildefonso, ma nelle

diverse contrade della stessa Città come diceva lʼAlberti, e tutti

posson provare, hanno diverso nome. Ma se io considero, che anche i

Vocabolarj delle altre lingue sono moltissimo mancanti riguardo alle

voci delle scienze, e delle arti, se riguardo il numero immenso di

queste voci, e il continuo variare dellʼune e dellʼaltre, dubito che

più utile sarebbe il compilare un Vocabolario separato per queste; del

quale potrebbe addossarsi lʼincarico alcuna delle più insigni Accademie

scientifiche dellʼItalia. Ma son dʼavviso, che dopo la fatica di

parecchi anni pubblicandosi vi si dovranno fare aggiunte ed emende; e

così necessariamente accaderà sempre, fintantochè i Vocabolarj saranno

opera degli uomini.

Il P. Ildefonso vuol pure che si aggiungano le voci composte, e

_quelle che comporsi possono sullʼesempio di ottimi nostri Scrittori,

e colle regole di un fino criterio e del buon orecchio_. p. 11. Molte

se ne trovano nelle poesie del Chiabrera, dʼAnton Maria Salvini, e di

altri autori, che fanno testo in lingua, e vuolsi dare a queste la

cittadinanza Toscana. Altre ne hanno adoperate il Frugoni, ed altri

poeti, che non fanno testo, e lʼAccademia potrà scerne quelle, che

reputerà convenienti, ma non credo, chʼessa debba crearne di nuove.

Essa fino ad ora ha registrate nel Vocabolario quelle voci, che vedeva

adoperate daʼ buoni scrittori e dal popolo, e niuna ne ha creata di suo

capriccio, ed il fare altramente sarebbe per mia opinione un dipartirsi

dal suo istituto. Ne formino pure a lor talento gli autori viventi, e

quelli che verranno, ed ove le formino lodevolmente otterranno grazia

presso lʼAccademia in altra età.

Finalmente di tante voci forestiere, che alcuni adoperano vuol, che

si adottino quelle, che la necessità esige, o _lʼuso sufficientemente

prescritto non tanto dal tempo, quanto dallʼautorità dei più purgati

scrittori o parlatori moderni_. p. 12. _Altre non poche, che non hanno

ancora tanto possesso nellʼuso, ma che vanno verso quello inoltrandosi,

e perciò voci di mezzano uso possono appellarsi_, si potranno mettere

in una tavola a parte in fine del Vocabolario. _Ivi._ Ma vediamo quali

sieno le tavole da lui proposte. La prima è peʼ dialetti Senese,

Pisano, Pistojese, Lucchese, Aretino, e Cortonese. La seconda è

deglʼidiotismi. Questi si dividon da lui in quattro classi, idiotismi

delle persone nobili, e culte, del popolo, del contado, e dellʼultima

plebaglia. Esclusa lʼultima concede alle tre altre luogo nella tavola.

La terza è dei barbarismi dei sollecismi e di quelle voci forestiere,

che ha chiamate di mezzano uso. La quarta è dei nomi proprj di persone

o di luoghi, o troncati, o alterati, o trasformati in guisa che

appena dai più esperti sʼintendono. La quinta è delle conjugazioni ed

inflessioni deʼ verbi regolari ed irregolari un poco più abbondante

di quella del Pistolesi, ma collo stesso metodo.[92] La sesta è deʼ

Latinismi. Utili sono queste tavole, e la terza massimamente potrà

giovare per togliere una gran parte dʼerrori troppo comuni. Se non che

converrà farla così grande, chʼessa sola formerà un ampio Vocabolario.

Meno opportuna forse parrà la prima in un Vocabolario, che aver dee

per suo primo scopo la propagazione di quella sola lingua che dai

buoni Scrittori si deve adoperare. E già la tavola di queʼ dialetti

sarebbe lunga impresa, e difficile, e tarderebbe con poco profitto

lʼimpressione del Vocabolario.

Una Grammatica finalmente propone il P. Ildefonso, la quale desidera

breve, e che vinca le altre per facilità e chiarezza. Ma una

grammatica, che vuolsi mandare in luce per opera dellʼAccademia, anzi

che breve, credo, che debba esser ampia, e comprendere tuttociò che

altri può desiderare. Io però sarei dʼavviso, che bastasse imprimere

di nuovo quella ottima del Corticelli, emendandola in pochi luoghi, ed

accrescendola in altri, principalmente nella conjugazione deʼ Verbi

irregolari, nelle appendici da lui aggiunte nel secondo libro ad ogni

ordine deʼ Verbi, nel trattato delle proposizioni, degli avverbj, e in

altri luoghi.

LʼAccademia Fiorentina però non giudicò di dover seguitare le tracce

segnate dal P. Ildefonso. Per riparare ai difetti ed alle mancanze

dellʼultima edizione del Vocabolario deliberò di farne unʼaltra, e

se ne pubblicò colle stampe lʼavviso. Se nellʼedizione del 1729. di

tre o quattro autori soli si fece lo spoglio, che nelle precedenti

non avevano avuto luogo, in questa se ne approvarono cinquantacinque,

ondʼera a sperarsi, che di grandissimi accrescimenti si vedrebbe

arricchito il nuovo Vocabolario. Ma le speranze si dileguarono sul

primo loro apparire, e la promessa edizione non si eseguì. Essa fu

annunziata con un avviso pubblicato in Livorno per le stampe del Masi

ai 30. Genn. del 1794. e forse così lodevole impresa dalla difficoltà

deʼ tempi restò impedita. Può dubitarsi ancora, che lo stesso avviso

testè citato abbia distolto alcuni dal porre il proprio nome nel novero

deʼ compratori. Perchè, vedendovi molte parole, o maniere di dire non

pure, avranno in esso (quantunque ingiustamente) ravvisato un sinistro

preludio dellʼopera. In fatti lasciando stare le voci _manifesto_,

_sesto_ cioè la forma dʼun libro, _associati_, che se lʼAccademia

lo giudica opportuno, potrà forse approvare, come voci dellʼuso,

vi si trova _piano_ per metodo o disegno di unʼopera, _limitarsi_,

_riprodurre_ per ristampare, _prevenuto_ per preoccupato, _si faranno

un dovere_, _privativa_, _per anche_,[93] _va del pari colla importanza

delle materie_,[94] _copia_ per esemplare o corpo dʼunʼopera,

stampata,[95] le quali espressioni non sono ancora approvate, e alcune

forse non si approveranno. Ma quel foglio deve essere opera dello

stampatore, come lo fa credere la data di Livorno, o se è dʼaltri non

è dellʼAccademia, la quale lo avrebbe pubblicato in suo nome. A questa

erano ascritti più e diversi uomini chiarissimi, e nello studio della

nostra lingua esercitatissimi, fra i quali (per tacere deʼ viventi)

basti di ricordare il P. Ildefonso da S. Luigi Carmelitano Scalzo;

e la loro celebrità doveva fare sperare unʼopera utile, e gloriosa

allʼItalia. Erano stati fatti copiosi spogli da parecchi testi a penna

del buon secolo non veduti dai loro predecessori, e dalle opere citate

nellʼedizione del 1729. A queste ne avevano aggiunte altre molte

dʼautori moderni, delle quali si può vedere il novero nel Vocabolario

dellʼAlberti, e nella serie del Signor Gamba. Quindi molte aggiunte

si promettevano, e correzioni, lʼindicazione del genere dei nomi, i

plurali di doppia terminazione, i perfetti, e i passati deʼ verbi

irregolari, lʼetimologie quando sono ben chiare, e possono contribuire

a far conoscere la proprietà dellʼespressione. Finalmente volevano

notare con diligenza grande le voci latine, che sono manco in uso, le

familiari, le basse, le figurate, le più generalmente poetiche, e le

antiche, fra le quali sarebbono state distinte le non più usabili da

quelle dismesse senza loro demerito, e che possono talvolta impunemente

rimettersi in corso dai valenti, e giudiziosi scrittori. Io però dubito

forte, che questa estrema promessa, quantunque utile molto, fosse per

riuscire pericolosa, nè richiesta dallʼistituto dellʼAccademia.

Ciò che lʼAccademia non potè fare ha poi fatto il Signor Antonio

Cesari per le stampe del Veronese Ramanzini nel 1806. Non è del mio

argomento il tenere discorso di questa edizione: ma non debbo tacere

delle molte, ed egregie aggiunte di Clementino Vannetti di Roveredo, e

del P. Girolamo Lombardi Gesuita Veronese, che in compagnia di molte

altre ivi si vedono. Il Vannetti, e il Lombardi erano di nostra lingua

amantissimi, ed intendentissimi; dagli autori classici raccolsero

moltissime voci, e maniere di dire, animati a ciò fare, e a sostenere

tanta fatica, il primo dalle preghiere degli Accademici Fiorentini,

il secondo dallʼamore di nostra lingua. Ma le aggiunte loro sarebbono

miseramente rimaste inutili, se lʼottimo Signor Cesari non le avesse

a comune vantaggio nella sua edizione inserite.[96] Sono nelle

aggiunte di queʼ valentuomini alcuni errori, non può negarsi. Ma

quanti errori si troverebbono nelle carte degli uomini più grandi se

altri le pubblicasse quali da prima furono scritte? Qualche scrittore

dottissimo li rimprovera non dʼalcuni falli solamente, ma eziandio

dʼaver registrate parecchie voci antichissime e stranissime. Io però

non so rimproverarli di questo. Parmi che anche da quelle voci si possa

trarre qualche utile, perchè servono alla storia della nostra lingua e

della Francese o Provenzale da cui provengono, mostrano quali mutazioni

talvolta si facciano alle parole, e così posson giovare allʼetimologia

dʼaltre voci.

Benemerito del Vocabolario fu il P. Bergantini colle sue aggiunte,[97]

che poi il Dottor Pasquale Tommasi ristampò nellʼedizione Napoletana

dello stesso Vocabolario del 1740. quasi colle sue stesse parole, ma

senza nominarlo.[98] Errò però il Bergantini allegando molti scrittori

commendabili per dottrina, ma non per la purità della lingua. Tali sono

il Ficino, il Landino, lʼAtanagi, Pietro Badoaro, Daniello Barbaro,

lʼAretino, il Bascapè, Gio. Battista Lalli, Vittorio Siri, Gio.

Battista de Vico, ed altri parecchi. Errò ancora col porre nelle sue

opere molte voci, che a mio giudizio non meritavano questo onore. Apro

a caso la sua opera intitolata _voci Italiane_ ec. stampata a Venezia

il 1745. e trovo le seguenti parole: _Frizione_, che egli spiega

_crepito e insistenza che fanno i liquidi al fuoco_: _disarmo_ per

_disarmamento_: _conquestione_ per _querela_, _lamento_: _conquisitore_

per _investigatore_: _conquisizione_ per _investigazione_, ed altre non

poche, le quali non pajono degne dʼessere registrate nel Vocabolario

della nostra lingua. Molte altre però ve ne sono ottime e pure, per le

quali la fatica di questo Scrittore merita dʼessere commendata.

Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana procurata nel secolo XVIII. dagli Italiani - Parte I · 第 7 / 15 题