NOTE:

[34] Verona, 1737.

[35] Gigli Reg. per la Tosc. Fav. nella pref.

[36] Cinquantasei sono le Accademie, delle quali si hanno lettere

dʼapprovazione unite al Vocabolario Cateriniano stampato per la seconda

volta colla falsa data di Manilla, ed alla sua vita.

[37] _Girolamo Gigli neʼ suoi scritti ebbe solo per fine di

satirizzare, il qual mestiere egli appieno non intendeva per voler

troppo caricare, non già per istruire perchè di simili materie egli non

era capace, e il suo studio non era altro che nel Vocabolario, o in

qualche Gramatica. Benvoglienti presso il P. Ildefonso Del. degli erud.

Tosc._ T. 2. p. 192. Egli non la perdonò nè pure alle Accademie della

sua patria come si raccoglie da una lettera inedita del Marmi, che fra

poco sarà pubblicata, nè ad alcuno deʼ più insigni letterati, come

Nicolò Amenta, e il Canonico Crescimbeni.

[38] _Quint. Inst. Orat. Lib._ 1. _Cap._ 9.

[39] _Peto, Cæsar, et a te, et ab his, qui mea volumina sunt lecturi,

ut si quid parum ad artis grammaticæ regulam fuerit explicatum

ignoscatur. Vitr. lib._ 1. _Cap._ 1. in fin.

[40] _Quint. Inst. Orat. Lib. 7. Cap. 1._ in fin.

[41] Quint. Lib. 1. Cap. 5.

[42] Phil. 13. Cap. 19. e nella Filippica 3. Cap. 9. riprende lo stessa

Antonio per quelle parole da lui dette, _nulla contumelia est, quam

facit dignus_.

[43] Benvoglienti presso il P. Ildefonso _Deliz. degli erud. Tosc._ T.

2. _p._ 239. _e_ 241.

[44] _Cesarotti Rischiar. Apol._ fra le sue Opere T. p. 261.

[45] Anzi a lui non è bastato ciò, ma ha creduto dʼaver fatto assai

meglio di loro. Riguardo ad Omero non ne recherò esempj, perchè ad

ogni tratto si posson vedere nelle sue annotazioni allʼIliade. Dirò

perciò solamente dʼOrazio. A quelle parole _post certas hiemes uret

Achaicus ignis_. Lib. 1. Od. 16. (che per altri è la 15.) v. 35. egli

fa questʼannotazione. «Questa chiusa è languida; dopo un tuono tutto

profetico si termina con una frase istorica, e si abbandona Paride nel

punto più importante. Meglio, _per te fellon fia cenere_.»

[46] Op. T. 1. p. 23. 25.

[47] Vedi Werheyx excurs. in dial. Antonin. in calc. Anton. lib. ed.

1774.

[48] _Ivi_ p. 137. 138.

[49] Cic. Pro Archia.

[50] Contr. Hær. in Proem. § 3.

[51] _Cic. de Orat. Lib._ 5. _Cap._ 10.

[52] Ivi Cap. 14.

[53] Ivi Cap. 11. Tiberio dovendo usare la parola _monopolium_ ne

domandò perdono: e in un decreto essendosi adoprato _emblema_ volle,

che se ne sostituisse unʼaltra, che fosse latina, e non trovandosi si

esprimesse _pluribus et per ambitum_, con più lungo giro di parole. Non

sarebbe difficile lʼaggiugnere più altre autorità somiglianti.

[54] Ivi Cap. 10.

[55] Ivi Cap. 12.

[56] Ivi

[57] Conte Napione luog. cit. T. 2.

[58] Rosini _risposta ad una lettera del Cav. Vincenzo Monti Pisa_.

1818. _Risposta_ del medesimo _ad una lettera del Sig. Conte Galeani

Napione di Cocconato._ Ivi 1818. Nicolini _Discorso_.

[59] _Fantuzzi Scritt. Bol._ T. 6. p. 181.

[60] Sarebbe però desiderabile, che almeno le leggi, gli editti, e

in una parola tutto ciò che si stampa a nome di chi governa fosse

purgatamente scritto. Ma per grande sventura sì fatte cose si vedono

sovente in modo al tutto barbaro. Vuolsi però dar molta lode al

Signor Conte Vaccari, il quale mentre era in Milano Ministro degli

affari interni volle porre qualche riparo a questo obbrobrio, ed

esortò il Signor Giuseppe Bernardoni a compilare un _elenco dʼalcune

parole oggidì frequentemente in uso, le quali non sono neʼ vocabolarj

Italiani_. Questo elenco fu stampato a Milano il 1812.

[61] Avv. T. 1. lib. 2. Cap. 10.

[62] _Cort. Reg. ed Oss. della ling. Tosc. lib._ 2. _Cap._ 17.

[63] Luogo citato p. 23. e 101.

[64] Luogo citato p. 209.

[65] Della ling. Tosc. dialog. 5. 6. e 7.

_Delle Grammatiche della Lingua Italiana._

~CAPO~ VI.

Ma passiamo ormai a vedere gli studj deglʼItaliani più direttamente

relativi alla nostra lingua, e cominciamo dalle grammatiche. Francesco

Maria Zanotti scrisse elementi di grammatica aʼ quali aggiunse

un ragionamento sopra la volgar lingua,[66] che intitolò ad una

prestantissima Dama Bolognese. È questa unʼoperetta elementare, come

lo stesso titolo avverte, che offre solamente le regole principali,

e più necessarie a sapersi intorno alle diverse parti dellʼOrazione.

Non dirò scevra la sua grammatica da ogni difetto: e per esempio non

sa piacermi, che egli tolga dai verbi il modo ottativo, e ponga nel

congiuntivo i suoi tempi. Ma forse egli ebbe in animo di sacrificare

in parte lʼesattezza in grazia della brevità, che dirigendo i suoi

insegnamenti ad una giovinetta era necessaria, e perciò pure lasciò di

aggiungere tutti queʼ tempi nei quali entrano i verbi ausiliari. Certo

è che con quel suo metodo la conjugazione deʼ verbi è brevissima, e

tutta la sua grammatica occupa poche facciate. Più a lungo scrisse la

sua grammatica il P. Benedetto Rogacci della Compagnia di Gesù.[67] Le

sue regole sono esatte, e bastevolmente diffuse. Avrei però voluto, che

non avesse fatti egli stesso gli esempi, ma si gli avesse tratti dagli

autori approvati. Assai lungamente altresì scrisse Girolamo Gigli

le sue lezioni[68] e le _Regole per la Toscana favella_.[69] Ha però

qualche errore, come là dove ammette, che dicasi poeticamente _dee_, e

_stea_ in luogo di _dava_, e _stava_ prima, e terza persona singolare

dellʼimperfetto dellʼindicativo, e nel plurale _deano_, _steano_, in

vece di _davano_, e _stavano_. Nelle lezioni altresì appoggiandosi ad

un esempio di Dante vorrebbe, che _lui_ usar si potesse in caso retto.

Ma il Manni nelle lezioni (Lez. 5) mostra che quellʼesempio ed altri

parecchi citati dal Cinonio, e dal P. Daniello Bartoli sono errati e

tratti da ree stampe.

Fra le Grammatiche si possono annoverare le _lezioni di lingua

Toscana_ di Dom. Maria Manni[70] da me citate testè, nelle quali egli,

quantunque non prenda ad esaminare tutte quelle minute cose, che

nelle Grammatiche si richiedono, pure di tutte la parti dellʼOrazione

tenendo ragionamento moltissime belle avvertenze ricorda ed utilissime.

Ed io vorrei, che questo libro avessero frequentemente tra mano

principalmente i giovani dopo di aver bene appreso in altri libri

le prime regole della lingua intorno alle declinazioni, ad alle

conjugazioni.

La megliore e sopra ogni altra pregiata grammatica è quella del P.

Salvatore Corticelli Barnabita Bolognese. Precisione di metodo,

esattezza di regole, chiarezza nellʼesporle, abbondanza di ottimi

esempj sono i suoi pregi. Niuno errore credo che vi si trovi,

quantunque vi si possa far di leggieri qualche aggiunta; poche però, e

non di molto momento. Ne darò quì pochi esempi. Nel Libro 1. Cap. 36.

dove trattando deʼ verbi anomali della seconda conjugazione parla del

verbo _cadere_ nel preterito indeterminato dellʼindicativo leggiamo

_caddi_, _cadesti_, _caddero_, _caddono_, _e caderono_. Ma nella prima

persona del singolare vi ha ancora _cadei_. Tasso _Ger. Lib. C._ 8.

_St._ 25. e nella terza _cadè_, come dice il Cinonio, che cita il

Villani. Nelle osservazioni sopra la terza conjugazione parlando deʼ

verbi _chiedere_, e _mettere_ si vuol aggiungere al preterito del primo

_chiedei chiedè_, e poeticamente _chiedeo_, onde il Casa disse: _di

quella, che sua morte in don chiedeo, Son._ 35. e al preterito del

secondo _messe_, di che ha il Cimonio (Deʼ ver. Cap. 17.) tre esempi,

e uno se ne ha nelle annotazioni. Se ne può aggiungere un quinto del

Berni, cioè: _Onde al fin lʼArgalia messe di sotto. Orl. Inn. Lib._

1. _Cant._ 2. _St._ 68. Ma queste, e poche altre simili mancanze non

detraggono punto di lode a questa Grammatica, che certamente è la

migliore di quante ne abbiamo.

Parla prima delle parti dellʼOrazione, poi della costruzione, e

finalmente del modo di pronunziare, e dellʼortografia. Gli esempj sono

tutti presi dagli Autori, che fanno testo in lingua. A questi ne ha il

Corticelli aggiunti tre, cioè i discorsi di notomia del Bellini, le

prose del P. Alfonso Nicolai Gesuita Lucchese, e la vita di S. Ignazio

del P. Antonfrancesco Mariani Gesuita Bolognese, oltre agli autori di

cose grammaticali come lʼAmenta, il P. Bartoli, ec. che non entrano in

questo novero. Or questa scelta è contrassegno del fine giudizio del

Corticelli, perchè quegli scrittori sono purissimi, e i primi due con

più altri furono poi dallʼAccademia Fiorentina scelti per esser citati

nella nuova edizione del Vocabolario secondo il partito preso nel 1786.

ed il terzo non era indegno dʼessere in quel numero collocato.

Parecchie altre Grammatiche di nostra lingua hanno veduta la pubblica

luce nel Secolo decimottavo[71]. Ma io contento di aver quì ricordate

quelle, che o peʼ loro pregj, o per la celebrità deʼ loro autori

richiedevano special menzione tralascerò le altre, e passerò ad

indicare altre opere, che a questo genere si posson riferire. Tali

sono le annotazioni del Baruffaldi e del Cavalier Baldraccani al

Cinonio,[72] le quali però non si vogliono avere in molto pregio.

Tali sono le osservazioni di Nicolò Amenta sul _Torto, e diritto del

non si può_ del P. Bartoli[73] nelle quali egli rileva ogni error

commesso da questo Scrittore. Ma lʼAmenta altresì non fu esente da

qualche errore, onde ebbe poi il suo censore in Giuseppe Cito. Degli

avvertimenti grammaticali stampati in Padova, e poi altrove più volte,

non dovrei far parola, perchè sono opera del Card. Sforza Pallavicini,

e perciò appartengono al secolo decimo settimo. Ma non debbo tacere,

che in nuova forma, e dʼalquante aggiunte arricchiti vider la luce per

opera dʼignoto editore, che si celò sotto il nome Arcadico di Alcindo

Menonio[74]. Finalmente alcune piccole operette polemiche di Lucchesi

Scrittori domandano dʼesser per me ricordate. Alcuni uomini letterati

si radunavano nella bottega del librajo Frediani di Lucca, e solevano

per loro studio far critiche osservazioni su componimenti, che uscivano

in luce, notando ciò che in essi trovavano degno di lode o di biasimo.

E siccome stavano con unʼanca sopra lʼaltra per criticare, perciò essi

per ischerzo chiamarono quella loro adunanza, Accademia dellʼAnca. Ciò

fu nel millesettecento dieci o in quel torno[75]. Erano di questo

numero Angelo Paolino Balestrieri valoroso Poeta, Matteo Regali

Medico, e buon Poeta, e delle cose di nostra lingua intendentissimo,

il P. Sebastiano Paoli, e il P. Alessandro Pompeo Berti uomini di

gran dottrina ed erudizione, come tutti sanno, e forse altri. Avvenne

un giorno che in questʼAccademia fu criticato in qualche cosa di

ortografia un poetico componimento di Donato Antonio Leonardi, che era

anchʼegli pregevol Poeta. Lʼira neʼ poeti si desta facilmente, e il

Leonardi mal sofferendo quella critica volle difendersi, e pubblicò il

_Dialogo dellʼArno e del Serchio, sopra la maniera moderna di scrivere

e di pronunziare nella lingua Toscana dellʼAccademico Oscuro. Perugia

presso il Costantini_ 1710. in 12. Da Matteo Regali celato sotto il

nome di Accademico dellʼAnca, gli fu risposto col _Dialogo del Fosso

di Lucca, e del Serchio di un Accademico dellʼAnca in risposta al

Dialogo dellʼArno. ec. Lucca presso Pellegrino Frediani_ 1710. in.

8. Punto il Leonardi da questo libro vi oppose la _Dieta dei Fiumi

tenuta lʼAnno_ 1711. _per fare il processo al Fosso di Lucca per aver

pubblicata una critica derisoria, e mordace contro il Serchio suo

padre. DellʼAccademico Oscuro. Macerata per Michele Angelo Silvestri_

1711. in 8. E a questa nuova sua produzione replicò il Regali con _il

Filofilo dialogo di un Accademico dellʼAnca in risposta alla Dieta

deʼ Fiumi dellʼAccademico Oscuro. Lucca pel Frediani_ 1712. in 8. Nè

la disputa andò più oltre, perchè mentre si stampava questo libro,

il Leonardi morì. La questione a dir vero era di poco momento nella

sua origine, non trattandosi che dʼun raddoppiamento di consonanti in

una parola, ma volendo favellarne con qualche generalità offerse al

Regali lʼoccasione di far conoscere il suo molto sapere, e lʼerudizion

sua nelle cose della lingua, e quanta pratica avesse deʼ buoni

Autori. Deboli al contrario, e insussistenti erano le opposizioni del

suo avversario, il quale non sentiva molto avanti in questa parte

dʼerudizione. Più altre dispute si destarono nel secolo decimottavo

intorno a cose grammaticali, onde abbiamo parecchie opere polemiche,

come del Biscioni, e del Bracci sullʼedizione deʼ Canti Carnascialeschi

da questo procurata in Lucca con falsa data di Cosmopoli,[76] il

parere sulla voce _occorrenza_,[77] la Giampaolagine del Tocci,[78]

ed altri simili. Anzi fino i Tribunali furon talvolta costretti a

decidere intorno a somiglianti controversie, e della voce _majorasco_,

se significhi _primogenitura_, come vuol la Crusca, o _primogenito_

come usano i Senesi, decise la Rota Romana a favore di Siena[79]. Il

Gigli dice, che con ciò quel Tribunale venne a dichiarare, che la

_Crusca non ha la potestà di Adamo di dare i nomi alle cose_[80]. Il

che è vero; è però altrettanto vero, che i Tribunali hanno forza nel

Foro e in ciò che dal Foro dipende, ma nelle cose della lingua non ne

hanno alcuna. Queste ed altre quistioni lascierò da parte, perchè sarei

infinito se di tutte parlar dovessi, benchè brevemente. E già aspettano

il mio discorso cose maggiori, e più ardue, e di maggior celebrità:

voglio dire i Dizionarj.

Prima però che io passi a far parola di questi debbo far menzione

dʼun libro, che può ugualmente fra le Grammatiche annoverarsi e fra

i Dizionarj: voglio dire le cento osservazioni del Canonico Paolo

Gagliardi.[81] Più e diversi oggetti a Grammatica appartenenti egli vi

prese a trattare, come per avventura gli si presentavano alla mente;

ora dʼalcune voci, ora dellʼarticolo, ora di certe irregolarità nella

costruzione, e via dicendo. Intorno alle quali cose dà sottili ed utili

avvertimenti, e spesso emenda i più solenni Grammatici, ed anche il

Vocabolario della Crusca. Il che fa sempre collʼautorità deʼ buoni

scrittori, essendo amantissimo della purità della lingua, come ragion

vuole. Laonde io reputo commendabile lʼopera sua molto: e solo mi

rincresce, che non abbia vie maggiormente accresciuto il numero delle

sue osservazioni.

Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana procurata nel secolo XVIII. dagli Italiani - Parte I · 第 6 / 15 题