GRIMALDI (Andrea), figlio del precedente, nato in Palermo nel 1768, può

dirsi con verità l'allievo favorito della natura, che a man piena versò

su di lui tutti i talenti, che si richieggono per riuscire eccellente in

quest'arte. Egli dee il suo singolar valore sul violino alla felicità

del suo genio, piucchè all'assiduità dello studio: più al naturale suo

istinto, anzicchè agli insegnamenti del maestro. La vivacità del suo

temperamento non soffriva ne' suoi giovani anni il giogo d'uno studio

seguìto, metodico, e la superiorità del suo talento il dispensò dal

calcare il battuto sentiero. Ragazzo di nove in dieci anni, dopo di

avere avute alcune poche lezioni dal Signor Pietro Morici, buon

professore di que' tempi, cominciò tosto a suonar sull'orchestre con

tale franchezza di esecuzione, con tale esattezza d'intonazione e di

tempo, che destava maraviglia non che alla comune degli uditori, ma sino

ai più bravi professori. Nel monastero di S. Martino de' PP. Cassinesi,

per divertire nel carnovale i giovani in quella trista solitudine,

permettevasi l'esecuzione di alcuni drammi in musica del Metastasio in

un teatrino di burattini, eseguita da una scelta, benchè poco numerosa,

orchestra. Quivi fu chiamato a far da primo violino il Grimaldi di così

piccola età, che faceva mestieri porre uno sgabello ben alto sotto alla

sua sedia, perchè giunger potesse a veder la sua parte: ma egli eseguiva

e dirigeva anche gli altri nella esecuzione della delicata, difficile, e

allora nuova musica del famoso Schuster con tal maestria e destrezza,

che diè ben a divedere quel che sarebbe un dì divenuto con più maturità

di anni, e di studio. Una distinta articolazione di note, una chiara e

piacevole robustezza di voce, cosichè il suo violino fra cento altri

agevolmente distinguasi: esattezza e verità di suono, somma agilità e

franchezza nell'esecuzione; gusto, e quel che più vale, giudizio negli

abbellimenti, ecco il distintivo carattere della maniera di questo bravo

suonatore, ch'egli da se solo si è formata, senza che appresa l'avesse

da alcuna scuola particolare. Egli conosce a fondo tutt'il difficile e

'l bello del suo instrumento; e sa farne uso quando gli abbisogna: non

ha chi l'uguagli nella celerità, nell'espressione, e nella perfetta

intonazione de' suoni più acuti. Il gran Lolli, venuto essendo in

Palermo, non isdegnò di farne l'elogio. Finalmente egli ha formato e

perfezionato il suo gusto sulle inarrivabili composizioni di Haydn, di

Pleyel, di Mozart, di Beethoven, ch'egli ha eseguite a primo colpo

d'occhio perfettamente sin dalla prima volta che giunsero sino a noi. A

tanta abilità e valore nell'arte sua unisce egli quella modestia, e quel

basso sentimento di se stesso, che distinguono dalla comune l'uomo di

genio, e d'uno spirito e d'un cuore ben fatto. Vi sono di lui alcuni

concerti di violino, e notturne con accompagnamento di piena orchestra

sul gusto de' moderni tedeschi.

HELTA (Vincenzo de), palermitano, fu maestro della real cappella

palatina su i principj del sec. 17, per la quale compose la musica di

molti salmi ed inni di vespro a 4 e 8 voci con il basso continuo per

l'organo, che pubblicò per le stampe del Veneziani in Palermo 1636, in

4º. (_Mongit. Bibl. Sic._).

HOFMANN, costruttore di organi e piano-forte è l'inventore del _Piano à

archet_, ossia di un clavicembalo a corde di budello sulle quali fa egli

muovere circolarmente un arco di crino, che produce l'effetto de'

violini, della viola e del contrabbasso. Se ne trovano i dettagli nel

_Journal der fabriken, und manifacturen, cahier de novembre 1808_. (_V.

Archiv. des découvert. p. 372_).

JACQUIER (il Padre), francese dell'ordine de' Minimi, professore di

matematica nel loro collegio della S. Trinità de' monti in Roma, nel suo

_Corso di filosofia_ (_tom. 3 part. 2, 131, edit. rom._) spiega il

sistema musicale dell'Eulero, e lo abbraccia rigettando quello del

Galileo. Egli con altri filosofi deriva il piacere dell'armonia

dall'esatta ragione e proporzione, che si trova in alcune corde

musicali. _Musica_, dice il metafisico Leibnizio, _est exercitium

arithmeticæ occultum nescientis se numerare animi... Errant enim, qui

nihil in animâ fieri putant, cujus ipsa non sit conscia. Anima igitur

etsi se numerare non sentiat, sentit tamen hujus numerationis

insensibilis effectum, seu voluptatem in consonantiis, molestiam in

dissonantiis inde resultantem._ (_Epist. ad divers. t. 1, ep. 154_).

Descartes ha proposto gli stessi principj nel suo Tratt. _de homine_, p.

3, § 36, e nel _Compendio di musica_. L'Eulero, il Diderot, e il P.

Jacquier li hanno adottati; ma il dotto Eximeno sulle tracce del

d'Alembert, li ha tutti seriamente confutati nel secondo capitolo del

suo primo libro a carte 75. “L'insegnare a dilettare l'udito per le

proporzioni delle corde è lo stesso, che insegnare a convincere

l'intelletto per il numero delle parole, e lo stesso ancora che voler

condire i cibi per regole di geometria.” Il P. Jacquier viveva ancora

nel 1781. Ne' suoi commentarj a Newton, ch'egli compose insieme col suo

confratello il P. _le Seur_, per supplire al difetto della teoria de'

suoni del matematico inglese, ha fatto de' calcoli così complicati, che

non puossi pienamente restar affidati nelle loro conclusioni, e _i

posteriori geometri_, dice l'ab. Andres, _non hanno infatti abbracciata

la dottrina del Newton_.

JANIDE, antichissimo musico della Grecia, inventò il modo frigio

contenuto entro il _diapason_ ossia, secondo il Requeno, il sistema

armonico più usitato da' Greci detto _eguale_, o _equabile_ (V. Plutarc.

_de Mus._). I marmi arundelliani non solo confermano il detto di

Plutarco, ma aggiungono che Janide lo inventò a Celene, e che fu egli il

primo, che con regolata armonìa facesse delle cantilene alla gran madre.

Lo fanno eziandio inventore non del flauto, come dei scrittori poco

accorti hanno stampato più volte, ma del _canto tibiale_: la qual cosa

non vale a dir altro, se non che Janide applicò al flauto il ritrovato

della divisione della corda armonica, e il modo frigio da lui inventato.

LAMPILLAS (ab. Saverio), exgesuita spagnuolo nato nell'Andalusia nel

1739, e morto a Genova nel 1798 dopo l'espulsione del suo ordine passò

in Italia, si diè alla letteratura, e indegnato della maniera con cui i

suoi confratelli Bettinelli e Tiraboschi giudicato avevano nelle loro

opere del merito letterario di sua nazione, attribuendo alla medesima il

dicadimento e la corruzione del gusto dell'antica Roma, e della moderna

Italia, e della loro letteratura, diè al pubblico per le stampe di

Genova la sua opera in italiano idioma col titolo di _Saggio storico

apologetico della letteratura spagnuola contro le pregiudicate opinioni

di alcuni moderni scrittori italiani_, in 6 vol. in 8º, 1778-1781. Egli

ebbe delle onorevoli e lucrose ricompense dal re Carlo III, per avere

vendicata con quest'opera la nazione spagnuola. Siccome l'apologista

percorre tutte le scienze, e i rami tutti della letteratura, così nel 2º

tomo (_Part. 2, diss. 3, § 5_) parla egli della scienza musica degli

Spagnuoli, e parecchi di loro ne accenna, che stabiliti in Italia furono

impiegati a tenervi cattedra di musica, o ad esercitarla con

distinzione.

LERIS (Antoine de), nato a Montlouis nel Rosciglione, è autore di un

_Dictionnaire portatif historique et littéraire des théâtres_, 1754 in

8º; la seconda edizione è del 1765. Egli ha avuto parte eziandio come

editore al libro intitolato: _Sentiment d'un harmoniphile_, 1756. De

Leris è morto sul principio di questo secolo (_V. l'artic. Laugier_).

LEVESQUE (Pierre-Charles), membro dell'Istituto nazionale di

Letteratura, e Belle-Arti diè al pubblico nel 1797 _Considérations sur

les trois poètes tragiques de la Grèce_, a Paris in 8º. L'A. vi tratta,

della poesia lirica e della musica de' Greci. “Io credo assai probabile,

dic'egli, che i Poeti tragici e lirici componevano eglino stessi la

musica delle loro opere. La musica entrava nell'educazione dei Greci ben

nati. Io vedo altresì che gli antichi fan menzione di Cantori celebri,

di celebri Suonatori: ma non ci offrono mai l'idea di una classe

distinta di Musici-Compositori.”

MANGO (ab. Vincenzo), nato in Palermo da antica e nobil famiglia nel

1741, uomo d'alto ingegno, di molto criterio e gusto, versato nelle

lingue dotte, e d'immensa letteratura sia sacra, sia profana, ha fatte

nella musica sorprendenti scoperte, benchè per un curioso fenomeno della

natura, simile in ciò al cel. M. Sauveur, per difetto di orecchio, nè

colla voce nè colle mani potesse esercitarla. Egli senza negligere altri

studj più serj, o le occupazioni del proprio stato, mercè le più

profonde meditazioni su varj sistemi di musica sì antichi che moderni, è

giunto colla propria intelligenza a formare un nuovo filosofico sistema

della bell'arte della musica, che scevro di calcoli e di numeri, di

sofisticherie pedantesche e scolastiche, di termini insignificanti e

d'idee parassite, presenta un tutto ben ragionato e connesso di ben sodi

principj e di regole inalterabili, formato sulla natura stessa della

cosa. Ecco il catalogo delle sue opere, di cui ci fa sperare che al più

presto farà parte al pubblico. 1. _Elementi della moderna musica

conforme alle correzioni fatte alle sue parti artificiali._ 2. _Discorso

sopra i caratteri della musica._ 3. _Progetto delle Note novelle della

musica._ 4. _Discorso sopra la riforma delle note volgari della musica._

5. _Sopra la moderna musica e suo temperamento._ 6. _Origine storica del

Canto-fermo ecclesiastico-diatonico._ 7. _Origine della musica teatrale

diatonico-cromatica._ 8. _Origine storica dei volgari caratteri della

musica._ Come l'A. ha saputo riunire ne' suoi scritti due difficili

pregi, concisione, e chiarezza, così io credo che tutti potran

contenersi in 2 tomi in 8vo.

MANFROCE, giovane compositore di grandissima espettazione morto in

Napoli in sul fior dell'età nel 1813. Egli non sorpassava il ventunesimo

anno: delle sue produzioni non ci resta che l'_Alzira_, dramma serio,

impresso dal Ricordi in Milano.

MATTUCCI (Pietro), nativo dell'Abruzzo, famosissimo cantante di soprano,

dopo aver fatta la prima figura sui principali teatri di Europa, or già

vecchio fa sua dimora in Messina. La fortuna non avendolo molto favorito

nella negoziatura, che aveva intrapresa dacchè erasi ritirato dal

teatro, vive oggidì pressocchè nel disagio. Era egli inoltre molto

portato per il bel sesso, ma vecchiezza smorza tutt'i fuochi.

MOLINO (Luigi), nato in Torino sulla fine dello scorso secolo, fu

allievo del Pugnani e suo successore come primo violino del teatro reale

e direttor della musica di S. M. Sarda. La forza, l'espressione ed il

sentimento con cui maneggia il suo stromento, l'eleganza, il gusto ed il

bello stile delle sue composizioni lo han fatto giudicar da taluni come

superiore allo stesso Pugnani. Nel 1809 egli ha fatto imprimere un suo

concerto per l'arpa con accompagnamento di due violini, viola e basso,

due corni e due clarinetti, dedicato a Mad. Louisa Pascal distinta

suonatrice di arpa. Questo concerto è d'una composizione dotta e

graziosa, e molto adattata a dar risalto a quell'instromento. Vi sono

altresì impresse a Parigi presso Pollet molte di lui canzonette

italiane.

MONGEZ (Mr), dell'Istituto nazionale di Francia è autore di una _Mémoire

sur la réunion des littérateurs et des artistes dans l'Institut

Français, et sur l'esprit qui doit les animer_, 1796. “Bacone, dic'egli,

quel bel genio, che simile al Giove di Esiodo, ha fatto germogliare dal

suo vasto cerebro le cognizioni di tutti i gradi di perfezione, di cui è

suscettibile l'umano spirito, aveva proposto di riunire le fatiche de'

letterati, e quelle degli artisti. Questa riunione era desiderata dallo

spirito filosofico, che distingue il secolo già vicino a terminare...

Gli architetti allorchè costruiranno delle sale di adunanza,

apprenderanno dagli artisti divenuti giustamente celebri mercè lo studio

della declamazione e della musica, le forme, che l'abitudine sovente

meglio instruita che la teoria, avrà mostrate loro come le più

vantaggiose per il canto, e per la voce. Isolati sinora i musici, ed i

maestri della declamazione acquisteranno nella società degli altri

artisti, un grado di perfezione, di cui la loro modestia gli impediva di

credersi capaci. L'accento della verità, quell'accento che con tanta

fatica imita l'arte, perchè nemmeno l'aveva sospettato, sortirà da

quella bocca, che declamando, o piuttosto cantando i suoi versi,

riaccenderà il bel fuoco che li aveva inspirati. Quest'accento prezioso

colpirà l'immaginazione del musico osservatore che ne farà l'ornamento

del suo recitativo, e dell'Artista giudizioso, che lo farà rimbombare

sulla scena sorpresa. Quanto sarà loro favorevole l'intima conoscenza

dei tragici, e de' comici greci o romani? Gli amatori delle lingue

antiche ne comunicheranno loro i tesori. Finalmente questi artisti, sì

cari a' nostri occhi, ed alle nostre orecchie apprenderanno dai

grammatici a modulare il canto e la declamazione secondo la vera

espressione delle idee. Gli uni eviteranno quelle sospensioni almanco

oziose, che dividono un pensiero complesso; e gli altri temeranno il

rimprovero fatto assai volte con ragione alla turba dei compositori

esteri, quello di ravvicinare o de' termini opposti, o delle idee

incoerenti. Figlie di Mnemosine le Muse sono sorelle, e si danno a

vicenda uno scambievole appoggio. La presenza degli artisti, le loro

osservazioni, la discussione delle loro opere, e delle loro opinioni,

produrranno ancora degli effetti sensibili sulle fatiche de' letterati.

I Poeti saranno allora più obbligati agli Artisti che abbelliscono la

scena, e che animano l'orchestra. Eglino daranno costantemente ai loro

drammi un andamento favorevole alla melodia; faranno rivivere la cesura

antica, o quei riposi simmetrici, situati nelle stanze e nelle strofe

dell'istesso metro, tanto ardentemente bramati dai nostri celebri

musici, e tanto felicemente usati da _Metastasio_, il Quinault di

Firenze, e di Vienna. Io qui devo invocar la tua ombra illustre immortal

cantore d'Ifigenia, d'Alceste e di Armida. Nudrito nella lettura di

Sofocle e di Euripide, Gluck aveva acquistato, mediante la meditazione

de' loro capi d'opera, e lo studio della lingua armoniosa, nella quale

essi hanno scritto, una conoscenza della scena ed un tatto delicato, di

cui i poeti, i quali accompagnavano colle loro le di lui fatiche,

risentirono spesse volte de' felicissimi effetti. Gli eruditi

imploreranno altresì il vostro soccorso, _o emuli di Amfione_, per

dileguare le tenebre, sotto alle quali è ancor ricoperta quella musica

de' greci, di cui tanto si sono vantati i prodigiosi effetti... Così a

vicenda viaggiatori e guide _i Letterati, e gli Artisti_ si presteranno

de' scambievoli soccorsi, che aspettar non si potevano, se non se da una

riunione già progettata da gran tempo da Bacone e da altri filosofi.”

Nel 1801 Mongez fece all'Istituto nazionale, di cui egli è membro, un

rapporto _Sur les moyens de faire entendre les discours et la musique

par tous les spectateurs, en quelque nombre qu'ils puissent être_.

Questo Rapporto, e la Memoria, di cui se n'è dato un piccolo saggio,

possono leggersi nel primo e nel terzo volume _des Mémoires de

l'Institut_ ec.

MONTALBANI (P. Bartolomeo), minor conventuale da Bologna, nel 1651 era

maestro di cappella in Palermo, ove stampò mottetti ad una ed in sino ad

otto voci, dedicati ai Senator Bargellini suo parente. Più alcune

sinfonie di violini impresse in Palermo nel 1629. Egli morì finalmente

maestro di cappella del suo convento di S. Francesco di Bologna (_V.

della Valle Mem. del P. Martini p. 7_).

NOZARI da Bergamo, allievo del suo concittadino David rinomatissimo

cantante di tenore d'oggigiorno. Benchè non fosse molto bella la sua

voce, con l'arte e la profondità del suo sapere ha egli così ben saputo

correggere i difetti della natura, che tutti i teatri fanno a gara per

averlo. Il suo canto alletta ed istruisce. Trovasi egli attualmente nel

R. teatro di Napoli.

PAGES (M.) è autore di un'eccellente opera pubblicata nel 1800 a Parigi

in 6 vol. in 8vo, col titolo _Cours d'études encyclopédiques redigé sur

un plan neuf_. Contiene la storia dell'origine e dei progressi di tutte

le scienze, delle Belle-Lettere, delle Bell'Arti, e dell'arti meccaniche

con l'analisi de' loro principj. Gli amatori di musica troveranno molto

di loro profitto ne' varj articoli, in cui si tratta della medesima come

arte, e come scienza.

PANANTI (Dr. Filippo), da Mugello in Toscana, poeta e bello spirito del

secolo, da alcuni anni in quà ha fatta la sua dimora in Londra, sebben

nello scorso anno 1814 fu per suoi affari alcun tempo in Palermo. Egli è

uno della società d'italiani autori dell'_Italico Giornale_, che dal

1813 si va pubblicando in Londra, ove trovansi di lui alcuni _Saggi

teatrali_ (Agosto 1813, p. 408). Il primo ha per titolo: _Musica e

Parole_; vi si contengono delle buone, benchè non nuove riflessioni

sull'intima parentela della poesia e della musica, e sul dovere del

compositore di dare il colorito proprio alle immagini disegnate dal

poeta: ma gli esempj e gli aneddoti, che a tal proposito vi si

rapportano, par che vengano smentiti dal buon senso, e dalla

sperimentata saviezza delle persone, alle quali attribuisconsi.

“_Haydn_, vi si dice, pretendea che il poeta componesse dietro alla

musica, e un giorno che il Dr. Morell che avea fatto le parole de' di

lui oratorj si avvisò di fargli osservare che la musica non

corrispondeva bene, non esprimeva il senso delle parole, _Haydn_ tutto

sdegnato esclamò: maledette le vostre parole, ecco le mie idee; voi far

dovete su quelle idee le parole. (_Credat judæus apella, non ego_). Di

questo lagnavasi, e si burlava l'ab. Casti. Un giorno Giuseppe II gli

disse, fatemi delle parole, arriva il gran duca di Russia, vò dargli un

nuovo spettacolo. Chi farà la musica, domandò Casti. La musica è fatta,

disse l'imperadore; ho trovato prima di voi Salieri, ed egli ha già

finito il travaglio. Oh questa è da ridere veramente, disse il leggiadro

autor del _re Teodoro_, degli apologhi e delle novelle. Sapete cosa

farò? Io farò il Signor del villaggio che ordina uno spettacolo, e fa

far la musica prima delle parole. _Musica e poi parole_ sarà il titolo

del mio dramma.” Io lascio giudicar a' lettori, se è pur verisimile che

così pensasse un _Haydn_, un _Salieri_: se è possibile lo scriver la

musica di un dramma intero pria che esistessero le parole, e se un

principe così illuminato come Giuseppe II avesse potuto esiger dal Casti

un così scempiato strafalcione, ovvero se il Dr. Pananti vuol farci

ridere a carico de' grand'uomini. _Dummodo risum — Excutiat sibi, non hic

cuiquam parcet amico._ L'altro di lui saggio è intitolato _La musica

dolce e patetica_: pensieri usati e comuni come nel primo. Nel suo

_Romanzo poetico_ in sesta rima intitolato: _il Poeta di teatro_, Londra

1809, 2 vol. in 12º, trovansi alcuni canti sulla musica: _Le due

sorelle_, _Musica e Poesia nacquer gemelle_, _il Canto_; _la Perfetta

armonia_; _la Musica_ ec. Nelle annotazioni s'incontrano delle notizie

di molti distinti soggetti tuttora viventi, e che si son fatti un chiaro

nome nella musica. Io le trascriverò quì: “_La Grassini_, per la

soavità, l'espressione, per quella che chiaman voce accostante,

accompagnata da una mirabile azione; _Braham_, per l'agilità, pel sonoro

metallo, pel così detto bel corpo di voce; _Siboni_ per l'eccellente

stile, il metodo giudizioso, la dotta azione; _Naldi_, per la vivacità

della scena, la chiarezza del sillabare, e pel talento raro di far

brillare non tanto il cantante quanto il declamatore, tutti questi si

distinguono nell'Europa per la scienza profonda del canto, hanno

moltissimo merito, e tutti si rendono commendabili per il lor carattere

onesto e per la dolce urbanità dei loro costumi. Io rendo questa

giustizia al merito e alla verità.” (_t. 2, p. 302_). Grazioso è

l'aneddoto di _Farinelli_, che l'A. racconta a carte 346. “Il musico

Farinelli vantava al Papa Lambertini i grandi onori e le gran ricchezze

ottenute in Ispagna. Rispose il faceto e spiritoso Papa. Avete fatta

tanta fortuna colà perchè vi avete trovate le _gioje_ che avete perdute

in quà.” Ho creduto però dover omettere un altro aneddoto riguardante il

musico _Guadagni_, non molto a lui onorevole, perchè, per servirmi

dell'espressioni dell'autore medesimo, sembrami una _storia strampalata

e una vera fandonia_.

PAU (Felice), vescovo di Tropea, al di cui articolo nel 3º t. p. 157

puossi aggiungere che scrivendo all'avvocato Mattei nel 1769, egli dice

di avere impiegato parecchi anni in sua gioventù nella musica per

acquistare una non leggiera cognizione di tale facoltà e per esaminare

quanto dell'antica musica ne aveano scritto i più dotti autori: che avea

disegnata un'opera divisa in tre libri. Nel primo faceva il confronto

dell'antica colla moderna musica; nel secondo comparava l'antico al

moderno teatro; e nel 3 esaminava in qual maniera la musica opera i suoi

effetti nel nostro meccanismo, che a suo talento ci dispone alla

letizia, ed alle tante altre diverse passioni. Egli non ne compose

altro, che il primo, mentre dimorava in Roma. Era così perito nella

musica che racconta nella stessa lettera, come ne' primi anni ch'egli fu

in Roma, fu condotto nella cappella pontificia ad udir nella settimana

santa il cel. _Miserere_, che veramente lo sorprese, e perchè seppe, che

ci era pena di scomunica a chi mai ne dava fuori la copia, egli per

averlo portò seco nell'altre sere un pezzo di carta di musica con un

calamaretto, e col solo udirlo in quello, e nell'anno seguente, sel

copiò e lo teneva poi presso di se. _Per poterlo copiare_, egli dice,

_io posi l'orecchio in prima al solo basso, ed andai seguitando la

traccia de' suoi tuoni, e così ne notava le figure musicali. Dopo

terminato il basso, feci lo stesso col soprano, al contralto ed al

tenore_.

PERNE (François-L.), nato a Parigi nel 1772, allievo dell'abb.

d'Haudimont, e professore di armonia, unisce ad una profonda cognizione

della teoria della musica quella di più lingue sì antiche che moderne,

ed è presso a dare alla luce alcune opere interessantissime alla

letteratura musicale. Hanno elleno per principale oggetto di ristabilire

un certo nesso in tutte le parti dell'istoria della musica, e di

rischiarar quella de' tempi di mezzo. A tal fine ha posto già in

partitura una raccolta di composizioni di Guglielmo de Machault (_V.

quest'artic. nel t. 3, p. 41_), di alcuni altri musici de' secoli 13, e

14, ch'egli spera far risalire sino a Guido di Arezzo. Questo dotto

artista è membro attualmente della R. Accademia di musica, ed ha

composto molta musica per chiesa, fra la quale distinguesi una messa a

grande orchestra, eseguita in S. Gervasio, e la prima che si fosse

intesa dopo le turbolenze della rivoluzione.

PFEIFFER e PEZOLD, tedeschi costruttori di stromenti in Parigi, nel 1806

esposero in vendita un _forte-piano verticale_ di loro invenzione, il di

cui meccanismo è stato a perfezione eseguito. Egli non occupa altro

luogo, fuorchè quello necessario per la larghezza della cassa di un

piano-forte ordinario, stabilita verticalmente, aggiungendovi

l'estensione di una tastiera: i suoni ne sono piacevoli, e facile

l'esecuzione. Un'altra loro invenzione è di un _forte-piano orizontale_

di forma triangolare, che può situarsi alle mura di una stanza, senza

che il suonatore sia costretto a volger le spalle agli ascoltanti. La

sua tastiera trovasi riposta sopra uno de' lati del triangolo,

aggradevole del pari ne è l'armonia. (_V. Archiv. des dècouvert. 1808_).

POISSON (Nic. Joseph), prete dell'Oratorio, nato a Parigi, viaggiò

lungamente in Italia, e vi si fece ammirare per l'erudizione e lo

spirito. Aveva molto studiato le opere di Descartes suo amico, e morì

assai vecchio a Lione nel 1710. Egli pubblicò in Parigi: _Abrégé de la

musique par M. Descartes, avec les éclaircessemens nécessaires_, 1668 in

4º, ed in latino: _Elucidatio physica in Cartesii musicam_, dove più uso

fa delle ragioni e delle sperienze del Galileo, che di quelle del suo

autore Cartesio, che prese ad illustrare.

POLLET (Nicolina), nata a Parigi nel 1787 da M. Simonin autore d'una

meccanica per l'arpa, studiò per tre anni sotto Blattman

quest'istrumento, e perfezionossi quindi colla direzione di M.

Dalvimare. Ella prese in marito _M. Benedetto Pollet_, abilissimo

anch'egli professore di arpa, ed il primo ad unir questo stromento col

corno di caccia, a cui si dee _un metodo_, e _un giornale di arpa_. Mad.

Pollet ha composte molte arie con variazioni per arpa, che sa vieppiù

render belle colla sua esecuzione. Essa si è fatta sentire a Parigi in

più pubblici concerti, e nella Sala-Olimpica con molto successo. In

quest'anno 1815 venne ella in Palermo, e nel R. teatro Carolino vi si è

fatta ammirare sull'arpa per la chiarezza, agilità ed una singolar

espressione di suoni, che sa trarne. Oltre a questa virtù che

eminentemente possiede, rendesi commendevole per la coltura del suo

spirito, e l'amabilità della sua compagnia.

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 4 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 13 / 17 段