DESCARTES. Benchè siasi da noi detto abbastanza in riguardo al suo

trattato _sulla musica_, per onor dell'Italia tutta via crediamo

ragionevol cosa lo aggiungere quel che ne ha scritto il dottissimo

_Andres_ nel cap VIII del t. 4 _Dell'Acustica_. “La dottrina musica del

Cartesio, egli dice, è tanto conforme a quella del Galileo, che il

Cartesio stesso pare che voglia schivare la taccia di plagiario, e

cerchi di rifonderla nel Galileo (_Ep. XCI, par. II_); e il Poisson

illustratore della sua musica più uso fa delle ragioni e delle sperienze

del Galileo, che di quelle del suo autore Cartesio (_Elucid. phys. in

Cartes. music._). Sotto l'ombra di questi due sommi filosofi cresceva la

musica, e chiamava l'attenzione del Mersenne, del Gassendi, del Wallis,

e d'altri chiarissimi scrittori... La dottrina però del Galileo e del

Cartesio intorno la musica, le sperienze de' fisici, e le teorie de'

geometri sopra il suono non erano che piccioli saggi de' moltissimi

argomenti, che offre questa materia, e delle infinite speculazioni, che

restavano a fare.” Puossi anche aggiungere all'articolo di Descartes,

che nelle sue _Lettere_ trovansi spesso trattati soggetti di scienza

musicale, così nell'_epist. 75 e 106_ della Part. 2 spiega egli meglio

che il Mersenne la coesistenza de' suoni acuti col suono fondamentale di

una corda, benchè attribuisca esclusivamente questa qualità alle corde

irregolari; nell'epist. 72 osserva egli, che l'intensità della

propagazione del suono per via di corpi solidi è maggiore di quella, che

si fa per via dell'aria a motivo della maggior coesione di questi corpi;

nell'epist. 3, spiega assai bene gli effetti delle consonanze e

dissonanze sul nostro senso, ec.

DIETZ, valente meccanico di Darmstatt è inventore di un nuovo strumento,

cui diè il nome di _Melodion_. Egli si è stabilito in Parigi, ed avendo

presentato nel 1810 all'esame dell'Istituto quella sua invenzione,

Gossec, Gretry, Mehul, Lacépède, e Charles furono incaricati a farne il

rapporto. Quest'istrumento offre la forma di un piano-forte, contenente

cinque ottave e mezza, e puossene vedere un'esatta descrizione

nell'_Archive des découvertes pendant l'an 1811 p. 254_. Madamigella

_Sofia Welsch_ distinta virtuosa fecelo sentire ai Commissarj

dell'Istituto, e Mr. Charles nel suo Rapporto alla classe delle

Belle-Arti dice averne essa ben preso il carattere; e che contenendosi

in quella cantilena che più gli è propria, osserva sempre i giusti

limiti dell'espressione e della grazia.

DIONISIO di Tebe, cel. musico dell'antica Grecia fu il maestro di

Epaminonda l'uomo forse il più grande che abbia prodotto quella nazione.

Fanno di costui menzione Aristosseno presso Plutarco, e Corn. Nepote

nella vita di Epaminonda. Pare che il maestro e lo scolare siano ambi

stati seguaci di Pitagora. _La musica_, dice quel biografo, _imparata da

Epaminonda sotto la scuola del valente musico Dionisio tebano formava il

suo divertimento. Suonava eccellentemente il flauto; e ne' banchetti ai

quali veniva invitato, cantava accompagnandosi colla lira._ Fiorì egli

quattro secoli prima dell'era cristiana.

DIONISIO il giovane, re di Siracusa, benchè si sia reso esecrabile per

l'abuso del suo potere e la sua tirannide, non era tuttavia sfornito di

cognizioni e di coltura. Egli amava passionatamente la musica, e ne

possedeve così bene la teorìa e la pratica, che cacciato dal trono e

bandito a Corinto gli servì di mezzo a procacciarsi il vitto. Secondo lo

Storico Giustino, egli quivi tenevane scuola, esercitava le donne che

cantar doveano ne' cori, e disputava seco loro sull'armonia e intorno la

maniera di far de' passaggi colla voce (_Lib. 21, c. 2_). Egli

l'accompagnava col flauto, che sapeva suonar assai bene. Aristosseno il

musico, al riferir di Plutarco (_in Timol._) lo riscontrò in Corinto, e

seco si trattenne in famigliari discorsi. Evvi in Siracusa il famoso

carcere detto _l'Orecchio di Dionisio_: dicesi che “il rimbombo che vi

fa la voce, avesse dato ai professori della musica occasione di produrre

quell'invenzione non prima sentita del _Canone_, per cui cantando due

voci e rispondendo l'eco ne nasce quindi di quattro voci una perfetta

armonica concordanza. Il viaggiatore Swinburne (_nel t. 3, de' suoi

viaggi p. 394_), nota una tal particolarità come cosa detta avanti da un

autor Siciliano (_questi è il Mirabella_), essendo stato il primo che

ciò inventasse Antonio Falcone nella parte pratica della musica.” (_V.

Antichi monum. di Sirac. di Gius. Capodieci, t. 2_).

DRACONE, famoso legislatore della Grecia secondo Aulo-Gellio, o

riformatore delle antiche leggi al dire di Clemente d'Alessandria

(_Stromat. l. 3_) era, secondo l'uso di que' tempi, musico e poeta

altresì celebratissimo. I precetti di morale, di civile e religiosa

educazione cantati in tre mille versi da Dracone lo autorizzarono fra

gli Ateniesi a segno, che fu scelto dal senato per compilar un codice di

leggi, e crearne delle nuove per ogni caso particolare. Furono queste

cantate per la prima volta nel teatro degli Eginesi, e tali applausi

riscossero da que' cittadini, che in segno di approvazione gettarongli

in seno ed attorno nobili, e grandiosi regali, smaniglie, orecchini,

anelli. Non essendo conforme alle nostre usanze il cantare così serj e

gravi argomenti, può sembrar strano un tale racconto. Ma Aristotile ne'

suoi problemi (_cap. 51, quest. 28_) ne sarà mallevadore. Essendosi egli

proposta la quistione, _perchè molte leggi si chiaman cantilene?_

Risponde: _non sarebbe egli, perchè gli uomini avanti l'invenzion delle

lettere cantavan le leggi, affinchè non fossero dimenticate: il che a'

nostri giorni è ancora in uso fra gli Agatirsi?_ Dracone visse sette

secoli innanzi G. C.

EPIMENIDE di Creta, uomo illuminato, e capace di sedurre co' suoi

talenti, fu considerato a' suoi tempi qual uomo ispirato dal cielo.

Passò egli i primi anni nella solitudine, dedito interamente alla

contemplazione e allo studio della natura: imparò il metro, l'armonia e

'l ritmo, senza il quale non era possibile figurare fra' principi della

letteratura. Ei giunse così a tanta fama di saggezza e di santità, che

gli Ateniesi al riferir di Platone lo accolsero con trasporto in una

pubblica calamità (_De leg. l. 1_). Compose allora de' cantici per

placare gli Dei, e ne insegnò a quel popolo la musica (_Stab. l. 10_);

strettosi quindi in amicizia con Solone, lo istruì nell'armonia e nella

scienza de' costumi e della politica, e formar gli fece un nuovo codice

di leggi, che fu ammirato da tutta la Grecia. Compose e cantò ancora una

teogonia con tanto estro, che gli Ateniesi lo stimarono ispirato da

Apollo. La di lui autorità crebbe a tal segno, che riprese in pubblico

canto i suoi compatriotti con quelle parole, santificate dipoi dalla

bocca stessa dell'Appostolo: _Cretenses semper mendaces, ventres pigri,

malæ bestiæ_: senza che perciò incorresse la nota di maldicenza. Fioriva

egli sette secoli prima dell'era volgare.

ESCHILO, poeta musico, e padre della tragedia, benchè nato nell'Attica,

appartiene ancora alla Sicilia, ove dimorò lungamente, e vi terminò i

suoi giorni. In età di 25 anni concorse con Pratina, e Cherilo al premio

della tragedia, ed oscurò la gloria de' suoi rivali. Egli fu il primo a

provvedere il teatro di macchine, e lo abbellì con decorazioni (_Vitruv.

præf. ad l. 7_): vi fece sentire il suono delle trombe; esercitava egli

stesso quasi ogni giorno i suoi attori, e prese perciò in suo compagno

un bravo maestro di cori per nome Teleste: introdusse nella tragedia

modulazioni sublimi, e il ritmo impetuoso di certe arie, o _nomi_, atti

ad eccitare il coraggio. Non mai però s'indusse a far uso delle

innovazioni, che cominciavano a disfigurare l'antica musica: _il suo

canto_, dice Plutarco, _era pieno di nobiltà e di decenza, sempre nel

genere diatonico; il più semplice e 'l più naturale di tutti_ (_Dial. de

Musicâ_). Abbandonò la patria, perchè accusato a torto di avere rivelati

in un suo dramma gli Eleusini misteri, potè a gran stento sottrarsi ai

furori d'un popolo superstizioso, qual si era quello di Atene. Passò in

Sicilia, dove il re Jerone colmollo di beneficenze, e di distinzioni, e

quivi morì di 70 anni, circa 456 innanzi G. C. (_Plutarc. in Sympos._).

Fu scolpito sulla di lui tomba il seguente epitaffio, ch'egli stesso

aveva scritto: _Quì giace Eschilo figlio di Euforione, nato nell'Attica,

morì nel paese fertile di Gela_, ecc. (_Pausan. l. 1, Athen. l. 14_).

ESER (Carlotta), nata tedesca, è oggidì in Italia una delle più rinomate

cantanti per la sua bellissima voce, non che per la profondità del suo

sapere nella musica. Ella ha cantato in Milano, in Vienna, in Napoli e a

Roma, d'onde non le si è permesso mai più di partire, non solo per la

magia della sua voce, e la superiorità del suo canto, ma sibbene per una

decente e virtuosa condotta, che fa l'ammirazion de' Romani. Sposò ella

quivi un de' primi e de' più ricchi avvocati, il quale essendosi dovuto

portare in Vienna a difendere in quel Parlamento una causa rimarchevole

di un Principe romano, condusse seco la moglie per servirgli

d'interprete nella sua aringa. Attualmente dimora ella in Roma, e non

sorpassa gli anni ventisette di sua età.

EUMELO nacque a Corinto otto secoli prima dell'era cristiana. Di questo

celebre cantore fa onorevol menzione Pausania (_in Eliac._), e qual

testimonio di vista e di udito, ci narra di avere inteso un

armoniosissimo inno di questo compositore, solito ad intuonarsi in

Corinto allorchè i pubblici magistrati presentavansi in corpo alle porte

del tempio a farvi l'adorazione. Morì questo cel. musico in età di

ventiotto anni, lasciando di se molte, e scelte memorie del suo ameno, e

vivace spirito, mentre in così brevi anni lavorò da fisico un

leggiadrissimo canto sulla generazione delle api. (_Euseb. Chron._).

Eumelo fu il primo, che compose un inno notato in musica col ritmo

_prosodiaco_; e a suo esempio quanti inni si cantarono di quella fatta,

chiamaronsi _prosodiaci_. Il che vuol dire, che Eumelo dilatò le severe

leggi del ritmo nel canto, aggiungendo a questo della vaghezza con la

moltiplicità de' piedi. Il ritmo _prosodiaco_ ora componevasi di tre

piedi diversi, or di quattro, or di più; la quale cosa variava di molto

il tempo nel suono e nel canto (_Requen. Saggi ec. t. 1_).

EUNOMO di Locri, famoso citarista, di cui rapporta Strabone esservi

stata in quella città della Magna-Grecia una di lui bellissima statua

tenente in mano una cetara, su cui era una cicala. Timeo, presso

quell'antico geografo, racconta che Eunomo venne a competenza nei

giuochi pizj con _Aristone_ altro musico di Reggio, e ne riportò il

premio per un fortunato accidente. Poichè essendosi rotta una corda

della sua lira prima di terminare il concorso, una cicala venne così

opportunatamente a muoversi su di essa, che supplì al difetto della

corda. Ecco una di quelle favolette de' Greci, che M. _Banier_ cerca di

spiegare inutilmente colla fisica (_Explic. de la Mytholog. l. 8_). Più

naturale, e più semplice è la spiegazione che ne dà il _Signorelli_,

cioè che la statua fu eretta, non per accreditare un'inverisimile

avventura senza conseguenza, come congettura il _Banier_, ma per

conservar memoria del trionfo di Eunomo; e che vi si aggiunse una cicala

sulla lira, non perchè avesse miracolosamente supplito alla corda rotta,

come narrò Timeo, ma ad oggetto di specificare la patria del musico

vincitore con un segno noto a' vicini, e tratto dalla storia naturale

del paese, essendo che in Locri abbondano le cicale. (_Vicende della

Coltura delle due Sicil., tom. 1_).

EURIPIDE di Salamina, uno de' più gran poeti drammatici, e detto il

filosofo della scena, perchè sparge ne' suoi drammi le massime della

morale di Socrate suo amico, e della filosofia di Anassagora, di cui fu

discepolo. Verso la fine de' suoi giorni ritirossi presso Archelao re di

Macedonia, il quale radunato aveva in sua corte tutti quei che

distinguevansi nelle lettere, e nelle arti. Euripide vi trovò Zeusi, e

Timoteo, il primo de' quali aveva fatta una rivoluzione nella pittura,

come l'altro nella musica. Complice delle innovazioni fatte da Timoteo

nell'antica musica, adottò quasi tutti i modi, e specialmente quelli che

per dolcezza, e mollezza si accordavano col carattere della sua poesia.

S'intesero per la prima volta sul teatro con istupore suoni effeminati,

e talvolta replicatamente poggiati sopra una sola sillaba. Gli autori di

commedie, tra quali _Aristofane_ il più maledico di tutti, cercarono di

screditarlo: costui nella sua commedia _delle Rane_, lo rappresentò come

uno scrittore tragico senza vigore, che aggiungendo ariette a piccole

strofe, procurava di supplire al difetto di bellezza cogli ornamenti, e

alla mancanza di forza coll'artifizio: _Facciamo cantare Euripide_,

quivi egli dice, _prenda una lira, o piuttosto un pajo di nacchere, che

tale è il solo accompagnamento, che possono sostenere i suoi versi_

(_Ranæ, v. 1340_). Ma l'uomo di genio sa dispensarsi all'uopo della

severità delle regole, e colla novità delle sue grazie trionfa sempre

della pedanteria, e della satira. L'innovazione stessa di Euripide servì

maggiormente a distinguerlo da quelli, che lo avevano preceduto. Egli

morì in età di 76 anni, cinque secoli prima di G. C.; il re di

Macedonia, non volle cedere alle premurose istanze degli Ateniesi le sue

ceneri, e fecegli costruire presso alla capitale un magnifico monumento.

La sua memoria fu altresì onorata in Atene con un superbo cenotafio

presso al Pireo, e non vi si pronunziava il suo nome che con istima e

trasporto, malgrado le prevenzioni, che Aristofane cercò di spargere

contro di lui.

FANTASTICI (la Signora), celeberrima improvvisatrice di Firenze. La sua

casa è frequentata da' più ragguardevoli Signori forestieri che visitano

la Toscana, e dai più colti ingegni del paese per godere delle belle

accademie di musica e di canto estemporaneo ch'ella dà frequentemente

per suo divertimento e per quello de' suoi amici. L'accademia degli

Arcadi in Roma si è fatto un pregio di annoverarla fra' suoi membri. La

di lei figlia maggiore maritata a Trieste improvvisa e canta anch'essa

con molta eleganza, e un'altra più piccola, che può avere al più 15 o 16

anni fa ammirarsi per gli stessi talenti. (_V. Pananti, t. 1, note p.

326_).

FANZAGO (l'abate Francesco), rettore del collegio di Padova sua patria

circa 1780, è stato scelto, come uno de' bravi oratori italiani, a far

l'elogio di due grand'uomini nella musica il Tartini e il Vallotti. Nel

1770 pubblicò egli _Orazione delle lodi e di Giuseppe Tartini, recitata

nella chiesa de' RR. PP. Serviti in Padova li 31 di marzo_, in 4.º in

fronte alla quale vi ha il ritratto di quel celebre virtuoso. Nel 1780

pubblicò ancora _Orazione ne' funerali del R. P. Franc. Ant. Vallotti,

recitata nella chiesa del Santo in Padova_, in 4º.

FENZI da Torino, virtuoso distinto sul violoncello, vien creduto

oggigiorno da tutti gli intendenti il più bravo professore sì per la

bellezza de' suoni, che per l'esecuzione della più gran difficoltà. Nel

1807 fecesi egli sentire a Parigi ne' pubblici concerti, e vi ottenne il

più brillante successo: il suo nome è celebre ancora in Germania, e in

Italia. Il di lui minor fratello, tuttocchè abilissimo sullo stesso

strumento, non giunge tuttavolta alla stessa di lui celebrità.

FERREIN (Mr.), nelle Memorie dell'Accademia delle scienze di Parigi

1741, e 1745 vi sono di lui alcune osservazioni fisiche sulla voce

dell'uomo nel canto, che sembrano contradir quelle di M. Dodart. (_V.

Chladn., Acoustiq. p. 68_).

FORTIS (l'ab. Cesare), nato in Padova di nobil famiglia, per la sua

letteratura e le doti del suo spirito veniva onorato dall'illustre

Cesarotti col titolo di _suo caro e fedele amico_ (_V. Epistolar. tom.

5_). La di lui madre Francesca Capodilista donna di coltissimo ingegno e

di cuor nobilissimo divenir fece la sua casa un'accademia di Letterati;

in sul far della sera i più specchiati di Padova vi si radunavano.

Conoscenza degli uomini e degli affari, intelligenza, bontà, discrezione

e per colmo finezza di gusto, agilità di spirito, passione del bello,

rendevano questa donna l'anima di quella dotta compagnia. Dai talenti e

dalle virtù di tal madre puossi ben argomentare la coltura del figlio.

“L'abate Fortis è buon improvvisatore (_scriveva nel 1808 il D.

Pananti_), buono scrittore e grandissimo naturalista. Credo che

attualmente sia in una gran carica nell'Università o nell'Instituto di

Bologna.” (_Poet. di teatr. t. 1, note p. 326_). Oltre a più opere

scrisse egli _sulla musica de' Morlacchi_, popoli vicini della Dalmazia,

di cui può vedersene un lungo estratto presso M. de la Borde. _V. Essai

etc._

FRICHOT è inventore di un nuovo stromento, cui diè il nome di

_Basse-cor_, o _Basso di corno di caccia_. Ha egli l'estensione di

quattro ottave e mezza: il che forma un compiuto sistema di suoni, che

cromaticamente procedono dal suono il più grave al più acuto. M. Frichot

nel 1811 presentò al Conservatorio di Parigi questo nuovo strumento, la

di cui invenzione dee far epoca per il grand'utile che recar può

all'arte musica. (_Achiv. des Découvert. tom. 2, p. 265_). Nel Giornale

Enciclopedico di Sicilia n. VI mal si annunzia col nome di _Tromba_.

GARSIA (Alessandro), nativo Spagnuolo, uno de' più celebri cantanti di

Tenore e compositore sensatissimo, ha scritto la musica di più drammi

per i teatri di Napoli, e cantò per più anni nel teatro privato della

corte di Francia con incredibil successo. La dolcezza e la grazia, con

cui sa modular la sua voce, rapisce i cuori; la sua musica fa sentirsi

con tale trasporto, che non vi ha teatro in Europa dove non si sia

ricercata ed eseguita sempre con felicissimo incontro. Oggidì trovasi

egli stabilito in Napoli in servigio della R. Cappella. Non sorpassa gli

anni trenta di sua età. La sua passione per il vino gli ha cagionato de'

disgusti: dicesi ch'egli attualmente si occupa a far de' negozj di

quadri de' migliori artisti.

GERBINI (la Signora) da Torino, abilissima suonatrice di violino, fu per

alcun tempo virtuosa di camera nella corte di Baviera, e quindi in

quella di Francia. Avendo percorso la Moscovia, la Germania, la Francia

e l'Italia, la sua delicata maniera, la sua agilità, il suo bello stile

nell'eseguire sul violino ritrasse non che ammirazione ed universale

applauso, ma doni considerevoli ancora da più Sovrani e Signori, sicchè

divenne agiatissima, e posseditrice d'immense ricchezze. Non oltrepassa

ella i 40 anni di sua età, e non ha abbandonato ancora il suo strumento.

GIBELIN (Mr.): tra le opere presentate alla classe delle Belle-Arti

dell'Istituto nazionale di Francia nel 1803, vi ha di lui: _Discours sur

la necessité de cultiver les arts d'imitation._

GOUGELET (Pierre Menie), nato a Chalons, fu da Monsignor Vescovo suo

padrino posto a servire in età di sei anni come chierico corista nella

cattedrale. Egli fece de' rapidi progressi non solo nella musica, ma

anche nelle lingue dotte, e nelle mattematiche. Compose alcune messe in

musica, e nel 1744 a diciott'anni della sua età i suoi talenti gli

meritarono il posto di maestro di cappella, ma il vescovo di Chalons,

che voleva farlo entrare nel seminario, vi si oppose. Il giovine Menie

non sentendosi del gusto per lo stato ecclesiastico, portossi a Parigi

presso un suo zio assai ricco, che voleva fargli abbandonare la musica

per il commercio, e le finanze. Gougelet impiegava il giorno in questa

nuova occupazione, e la notte nell'esercizio dell'arte sua favorita.

Compose allora molta musica per chiesa, che fu eseguita più volte a

Versaglies, e ricevuta sempre con applausi. Egli possedeva con la musica

il talento della poesia, e scrisse parole e musica di più graziose

canzonette: fornito di spirito, di vivacità e di grazie veniva ben

accolto nelle più colte società, ma la morte venne a rapirlo assai

presto all'arte ed agli amici. Egli finì i suoi giorni in Parigi nel

1768 di 42 anni. Poco prima aveva dato al pubblico: _Méthode, ou Abrégé

des règles d'accompagnement de clavecin_, Paris.

GRIMALDI (Carlo, e Paolo), fratelli nati in Messina da onesta famiglia

nell'ultima metà del diciassettesimo secolo, ed i più celebri

costruttori di cembali a que' tempi in Europa. Di Carlo si sa, ch'egli

viaggiò in Italia, in Francia, in Inghilterra, e che lasciò in que'

paesi de' monumenti illustri della sua arte. Somma esattezza nelle

misure, una singolar nettezza ed insieme un'aggradevele pienezza ne'

suoni, una squisitezza di lavoro e solidità di costruzione formavano il

singolar pregio de' cembali di questi due virtuosi fratelli, che vengono

ricercati tuttora specialmente dagli esteri. Nell'ultimo tasto de' loro

strumenti vedesi scritto il loro nome, e l'anno della costruzione.

Eglino sopravvissero a' primi anni dello scorso secolo. Il cembalo è

oggigiorno così in abbandono che uno di quelli costruiti da Grimaldi,

che trent'anni prima compravasi per 300 e più ducati, a stento ha oggidì

il prezzo di trenta scudi.

GRIMALDI (Emmanuele), nato in Catania ma dalla più tenera età educato in

Palermo nel Conservatorio di musica, mostrò in quest'arte quanto può il

genio secondato dalla cultura e dallo studio. Apprese la composizione

dal bravo Niccolò Logroscino, che erane allora il maestro, ma applicossi

soprattutto al violino, nel quale istromento riuscì valentissimo. Egli

formossi una maniera sua propria con l'assiduità d'uno studio profondo

sulle composizioni del gran Boccherini: eseguiva con singolare

espressione i di lui quartetti, e ne' _larghi_ giunse più volte a muover

le lagrime degli ascoltanti. Un'immatura morte il rapì all'arte nel

1773, compiti appena gli anni 35 di sua età. Il disgusto, ch'ei risentì

per aver perduto l'occasione di guadagnare un'ingente somma al lotto, ne

fu cagione per consiglio di uno di quegli impostori, che si vantano di

possederne la scienza, egli aveasi ritirato un biglietto, in cui

ritrovavansi tutt'i cinque numeri di quella estrazione. Lasciò morendo

un sol figlio nella tenera età di cinque anni, di cui parleremo nel

seguente articolo.

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 4 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 12 / 17 段