BARBELLA (Emmanuele) cominciò a studiar di violino dall'età di un pò più

di sei anni, e quindi ebbe lezioni da Pasquale Binni allievo del

Tartini. Il cel. Leo fu suo maestro nel contrappunto, che celiando

diceva di lui: _Non per questo Barbella è un vero asino, che non sa

niente._ Questo abile violinista, seguace de' principj di Tartini, morì

in Napoli sua patria nel 1773. Tra' suoi allievi singolarmente si

distinsero il Sig. _Girolamo Blasco_ primo violino del teatro, e della

R. Cappella di Palermo, morto nel 1795; ed il cel. _Ignazio Raimondi_,

autore eziandio di molta musica strumentale impressa a Amsterdam, dove

erasi stabilito. Le sonate di Barbella per violino trovansi pubblicate

in Parigi, e a Londra.

BARBICI (Michele), nato in Palermo di assai civile famiglia, mostrò sin

da' primi suoi anni molta inclinazione alla musica, e studiolla

profondamente sino a divenire un abile compositore. Egli può dirsi

altresì l'inventore dell'_Arpone_, che si fabbricò da se stesso, e che

senza l'ajuto di alcun maestro giunse a suonare perfettissimamente.

Questo strumento è fornito di corde di budello, e può chiamarsi un

forte-piano verticale, ma non avendo de' tasti, si suona pizzicando a

punta delle dita. Il Sig. Barbici intraprese un viaggio per l'Italia per

farsi intendere su quel nuovo istromento, ed in Napoli, e

particolarmente in Firenze fu sommamente applaudito in ambe le corti, e

in tutte le più scelte compagnie, ma siccome non volle far mai la figura

che di un semplice amatore, e non già di un virtuoso che metteva a

profitto l'arte sua, gli fu d'uopo ritornare alla patria pieno di

debiti, e per colmo di disavventura perdette eziandio l'onesto impiego,

ch'egli aveva lasciato pe' suoi viaggi. Quindi gli convenne soffrire

delle ristrettezze, e vivere di que' pochi beni di sua famiglia, e de'

scarsi profitti che ritrar potè dalla professione di notaro ch'egli

esercitava. Proseguì tuttavia ad amar passionatamente la musica, a

comporre pel suo strumento, ed allorchè veniva invitato a suonarlo sì in

chiesa, che in camera, occorreva egli ben volentieri a farlo senza

generosamente pretenderne veruna paga. Egli aveva scritto de' concerti

pel suo _Arpone_ a piena orchestra; delle suonate pel medesimo a solo, o

con accompagnamento di due violini e basso, e molta musica vocale, ove

l'_Arpone_ produceva grandissimo effetto accompagnando la voce, mentre

il resto degli istrumenti sentivasi appena: le di lui composizioni, e la

sua esecuzione riuniron sempre tutti i suffragj non che de' semplici

amatori, ma eziandio de' virtuosi. Questo strumento riesce moltissimo

con ispezialità negli _adagio_: tenero, e assai dolce ne è il suono; e

di una espressione atta a muover gli affetti ne' cuori eziandio meno

sensibili. Assai volte avveniva, che suonando egli cadeva in isvenimenti

alcuno de' suoi uditori, e quel ch'è più da rimarcarsi, siffatta

convulsione verificavasi più su gli uomini che sulle donne. Il

Giornalista di Modena, nel riferire un simil successo dietro la

testimonianza del nostro P. Catalisano che vi era presente, _ci

sembrerebbe_, ei dice _più degno di maraviglia il siciliano arpone, se

in vece di scompaginare la macchina corporea, racchiudesse la virtù di

rinfrancarla_. (_V. Grammat. armon. c. 3_). Osservazione ridicola! come

se l'unico effetto che produce l'arpone fosse costantemente quello di

far isvenire gli astanti, e come se non mettesse il più delle volte,

secondo la qualità dei tuoni e del modo, e secondo la disposizione

morale e fisica delle persone, lo spirito in allegrìa ed in brio. Il

Sig. Barbici terminò i suoi giorni verso il 1790. Non sappiamo aver egli

fatto degli allievi su quel suo stromento; fuvvi bensì un altro bravo

suonatore di arpone in quel tempo, di lui più giovine, per nome il Sig.

_Cristoforo Baisi_ palermitano. Egli avendolo sentito suonare al

Barbici, fecesene costruire un simile, e come fornito egli era di grande

ingegno, e di somma abilità nella musica, giunse senza alcun maestro a

suonarlo così perfettamente, che sorpassò di gran lunga lo stesso

Barbici sì per l'agilità, che per il gusto. Egli eseguiva sull'arpone

qualunque difficile sonata di clavicembalo, e vi adattava qualsivoglia

pezzo di musica scritta per altri stromenti: molta ne compose egli

stesso, e dopo aver fatto l'ammirazione, e la delizia de' suoi

concittadini, fecesi ne' suoi viaggi ammirare ancora in Italia, in

Francia, e finalmente formò la sua fortuna in Moscovia, dove attualmente

si trova.

BARNI (Camillo), nato a Como nel 1762, cominciò dall'età di 14 anni lo

studio del violoncello sotto la direzione del suo avolo _Davide

Ronchetti_, e quindi per alcun tempo del dilettante _Giuseppe Gaggi_,

canonico della cattedrale di Como. Di 26 anni venne egli in Milano come

secondo violoncello di quel gran teatro, e vi soggiornò per otto anni

presso il conte _Imbonati_, protettore illuminato degli artisti. Nel

1791 divenne egli il primo violoncello, e sonò gli a solo nel teatro

_della Scala_. Nel 1799 studiò la composizione sotto il cel. _Minoja_:

scrisse alcuni quartetti in Italia, e portossi a Parigi, dove si è

stabilito sin dal 1802. L'anno di poi diè egli al teatro Olimpico un

concerto di violoncello di sua composizione, e sino al 1809 ha

pubblicata molta musica strumentale.

BARTHEZ (Paolo-Gius.), celebre medico, morto nel 1806; nella sua

_Théorie des beaux-arts_ ha scritto un capitolo molto erudito, che ha

per titolo: _Nouvelles recherches sur la déclamation théâtrale des

anciens Grecs et Romains_ (_V. Millin, Mag. encyclop. t. V_)

BECCARIA (il conte), cel. in Italia e in tutta l'Europa nello scorso

sec. per il suo trattato dei delitti e delle pene, come per altre dotte

sue opere, è autore eziandio di una _Dissertazione sulla musica_ piena

di eccellenti riflessioni sul poco effetto della moderna per rapporto

agli affetti. “Oh quante volte, egli dice, accade di dover dire ad

alcune arie, quel che soleva l'ingegnosissimo autore dei mondi, _Musica,

che vuoi tu?_ S'ascoltano delle arie eccellentemente intonate, dette con

una prodigiosa agilità, con una perfetta eguaglianza di corde nella

voce, con esattissimo rigore di tempo, con trilli, con lunghezza

mirabile di cadenze senza prender fiato: _Musica che vuoi tu?_ Ancora

non lo so, se non mi desti nel cuore verun sentimento. Io ho ascoltato

delle voci, alle quali non si poteva rimproverare alcun difetto, ma il

mio animo faceva loro il rimprovero massimo poichè non sentiva nulla. I

ballerini da corda si pagano perchè ci faccian maraviglia, i musici si

pagano perchè ci movano; eppure la massima parte de' musici vuol fare da

ballerini da corda”, ec.

BELOLLI (Luigi), da Parma, celebre suonatore di corno di caccia

stabilito in Milano nel R. teatro _della Scala_. I suoi concerti sì pel

gusto, che per la sodezza delle regole lo han messo al rango di un de'

più celebri compositori d'oggigiorno. Non puossi esprimere l'effetto che

produce lo strumento da lui maneggiato: l'illusione è arrivata al segno

di aver creduto alcuni ch'egli pronunzii insin le parole. _I quartetti,

ch'egli ha composto per quattro corni di caccia, fanno un eccellente

effetto_, dice il dottor Lichtenthal: noi ne abbiam fatto un cenno nel

suo articolo (t. 3. p. 25). Belolli ha formato un grand'allievo nella

persona di un certo Balezar Milanese, che attualmente dimora in Napoli.

BENDA (Francesco) merita un distinto luogo nella storia dell'arte qual

fondatore di una scuola di violino nell'Alemagna. Egli era della Boemia,

ma dopo di avere appreso il canto e la musica a Praga, applicossi allo

studio del violino a Dresda, ove era stato accolto come uno de' membri

della real cappella. Tornato dopo alcun tempo a Praga, ebbe lezione da

Konyezek bravo violinista del paese, e quindi dal cel. Francischello in

Vienna. Sulla raccomandazione di Quanz entrò egli nel 1732 al servigio

del principe real di Prussia, indi Federico II. Benda intento sempre

alla perfezion di sua arte fecesi istruire nell'esecuzione degli

_adagio_ da Graun maestro de' concerti del Re, nell'armonìa dal di lui

fratello maestro di cappella della corte, e dallo stesso Quanz nella

composizione. Nel 1772 fu sostituito a Graun nel posto di maestro de'

concerti, e morì di apoplesia a Potsdam nel 1786 in età di 77 anni. Il

Dottor _Burney_ dice che “la sua maniera non era nè quella di _Tartini_,

nè quella di _Somis_ o _Veracini_, nè quella di alcun altro caposcuola

di violino, ch'ella era tutta sua propria, da lui formatasi su i modelli

de' gran maestri.” (_Travels 3º vol. p. 101_). Hiller nel 1º vol. delle

sue biografie dice: “ch'egli rendeva col suo violino i più belli, i più

nitidi, i più gradevoli suoni, che sentir si potessero. Niuno

uguagliavalo nella celerità e nell'esecuzion degli acuti. Egli conosceva

a fondo tutte le difficoltà, e tutte le risorse del suo instromento,

delle quali giudiziosamente sapeva far uso. Egli inclinava maggiormente

ad una nobile melodia.” Pregevolissimi sono i suoi concerti; _il Benda_,

dice Carpani, _è pennelleggiatore fiero e profondo_. (_Lett. 4_). Tra'

suoi allievi pel violino si fecero gran nome suo fratello Giuseppe Benda

e due suoi figli; Koerbitz, Bodino, Pittcher, Ramnitz, Rust e Matthes;

per il canto formò egli le sue due figliuole, che sposarono i maestri di

cappella Wolff, e Reichardt, ed il soprano Paolino. _Giorgio Benda_, il

terzo de' suoi fratelli si rese celebre come maestro di cappella del

duca di Saxe-Gotha: le sue composizioni sì per chiesa che per teatro

furono molto applaudite in Germania e nella Francia. Egli aveva

viaggiato in Italia per apprendervi la lingua, e il buon gusto nel

canto, il che acquistar fece alle sue produzioni la singolar maniera che

le rende superiori a quelle de' suoi contemporanei. Egli viveva ancora

nel 1794.

BERNARD, musico tedesco viveva in Venezia nel 1470. A lui deesi

l'invenzion de' pedali negli organi. (_Fabric. bibl. lat. med. ætat._).

BERNARDI (Franc.), detto il _Senesino_, eccellente mezzo soprano, nato

in Siena, fu ricercato dal cel. Hendel per condurlo seco in Londra come

prim'uomo nel teatro italiano, collo stipendio di 1500 lire sterline,

che fu in appresso accresciuto sino a 3 mila ghinee; ma essendosi

disgustati fra loro, Hendel lo mandò via dal suo teatro, malgrado il

discapito che gliene avveniva, e le premure de' più gran signori di

Londra, cui dispiaceva il perderlo. Nel 1739 egli si era stabilito in

Firenze, e tuttochè vecchio vi cantò un duetto insieme con l'imperatrice

M. Teresa, allora arciduchessa d'Austria. Era in gran pregio la di lui

voce penetrante, chiara, uguale e flessibile: aveva egli in oltre

un'abilità poco comune nell'esecuzion de' passaggi, pura l'intonazione,

ed il trillo perfetto. Ottimo attore nel tempo stesso primeggiava fra

tutti ne' recitativi.

BERRETTARI (Gaetano), membro della Società delle scienze ed arti

dell'Italia, è autore delle _Osservazioni sul suono_, che trovansi negli

_Annali di Chimica e Storia Naturale di Brugnatelli_, a Pavia, tom. 18,

1800.

BERTINOTTI (Teresa), da Savigliano nel Piemonte, cantatrice

rinomatissima su i primi teatri d'Europa, come di Londra, Milano, Napoli

e Palermo, dove sommamente si distinse nell'oratorio _la Zaira_ scritto

dal Federici per la sua voce nel 1800. La sua singolar maniera di

cantare, e la sua bellissima voce penetra il cuore: la sua espressione è

ammirabile. Alle doti di avvenenza e di grazia, di cui è stata assai

favorita dalla natura, unisce ella una decenza, un contegno, una virtù

che trovansi di raro nelle persone del suo rango. Ella sposò finalmente

il Sig. Radicati famoso professor di violino. Attualmente soggiorna in

Bologna, e canta da prima donna in quel teatro, dopo di essere stata in

Lisbona.

BIANTE di Priene, uno dei Saggi della Grecia fiorì sei secoli innanzi G.

C. Dopo essersi istruito in ogni genere di scienza, e dopo avere

imparata con eccellenza la musica, prese a cantar con la lira in diverse

occasioni i mezzi di render felice la patria, e di preservare da' mali

la poco accorta gioventù. I sentenziosi detti sparsi ne' canti di questo

valentuomo si celebrarono tanto da' Greci, che dell'età sua si videro

scolpiti nel tempio di Apollo, quali sentenze del Dio della musica. La

Grecia dichiarollo per uno de' suoi Savj (_V. Laert. l. 1, 35, et

Plutarch. de Monarch._)

BLANGINI (Mad.), sorella del bravo maestro Giuseppe Blangini (_V. il suo

art. nel t. 1, p. 123_), nacque in Torino nel 1780. Ebbe dapprima

lezioni di violino dal col. Pugnani, e poscia da Puppo, e da Boucher. Il

Sig. Barni da Como l'ha diretta nello studio della composizione. Essa ha

suonati de' concerti di violino nelle pubbliche accademie a Torino, a

Milano, a Vienna e a Parigi: una sola delle sue opere si è pubblicata

sinora, cioè un trio per due violini e violoncello. Ella è attualmente

nella corte di Baviera in qualità di maestra di canto della principessa.

BURA (Antonio), da Savigliano in Piemonte, attualmente uno de' primi

suonatori di violino, fu scolare del Pugnani.

BURGH (A.) nello scorso anno 1814 pubblicò in Londra _Anecdotes

historical and biographical of music in letters_, cioè _Lettere

contenenti alcuni aneddoti storici e biografici della musica_, 3 vol. in

8vo.

CATALANI (Ottavio), dell'antica Enna, abate e canonico della cattedrale

di Catania, acquistossi tal nome per la sua scienza e perizia nella

musica, che divenne in Roma maestro della cappella pontificia sotto

Paolo V. Fu poi maestro di cappella del duomo di Messina dove morì dopo

il 1620. Le sue composizioni per chiesa furono stampate in Roma presso

il Zannetti, e dedicate a quel Papa nel 1616 in 4º. (_Mongit. Bibl.

Sic._)

CESAROTTI (l'abb. Melchiorre), illustre professore nell'università di

Padova sua Patria, ed assai noto all'Europa letterata per l'eccellenti

sue opere di diverso argomento, merita un distinto luogo fra gli

scrittori sulla musica, comecchè protesti egli stesso _di non aver avuta

veruna intelligenza di quest'arte_ (_Lett. a M. de Vogt_). Trovansi non

pertanto nelle sue opere molte notizie riguardanti la musica: tal si è

quella sull'origine della medesima nel suo _Ragionamento sopra l'origine

e i progressi dell'arte poetica_. Tali sono le due sue relazioni

accademiche sulla nuova teoria musicale del P. Barca Scolopio; e tale è

la relazione della musica dei Caledonj nel suo _Ragionamento

preliminare_ dell'inavanzabil traduzione de' poemi di Ossian. Tra questi

vi ha il poema drammatico di _Comala_, ove come osserva lo stesso

traduttor Cesarotti, _la varietà della misura dei versi fa vedere che il

poema fu originalmente messo in musica_. Come il suo amico M. de Vogt

scrivevagli da Vienna nel 1776, ch'egli non disperava d'indurre M. Gluck

a porre in note l'eccellente traduzione ch'egli ne aveva fatta, “mi

sarebbe al certo gratissimo, gli rescrisse il Cesarotti, di veder posto

in musica da cotesto cel. professore il pezzo rimato del Celtico Bardo.

Parmi che quella versificazione imitativa, spezzata e varia, sarebbe

suscettibile di bellezze musicali straordinarie.” Ma, se pur non

m'inganno, la varietà e l'inuguaglianza del metro, che usò il Cesarotti

ne' versi di una medesima stanza, e la strada, com'ei dice, in gran

parte nuova che gli convenne tentare nella lirica, la rendono meno

adatta ad una buona musica: e fu forse questa la ragione, per cui non

potè indursi il Gluck a metterla in note. Piacemi di qui rapportare il

giudizio, che questo insigne letterato formavasi del Pacchiarotti,

ch'egli soleva chiamare l'_Orfeo dell'anima_ (_Lett. al Gener. Miollis

del 1808_), con tanto più di ragione, quanto nel formare il di lui

articolo non mi era occorso allora l'elogio così onorevole fattogli dal

Cesarotti. Egli dunque scrivendo alla contessa Livia Dragoni nel 1785

dice così. “Il vortice amichevole mi trasse seco per alcuni giorni a

Verona a render omaggio al nostro Orfeo. Tale è per me realmente il

Pacchiarotti. Egli si fa tiranno dell'anime sensibili, ed è il solo che

m'abbia fatto credere ai miracoli della musica Greca tanto magnificata

dall'antichità.” (_Epistolar, t. 2_). Per la ragione medesima tralasciar

qui non debbo le lodi, che dà il Cesarotti all'insigne poeta _Angelo

Mazza_ per la collezione de' suoi _Sonetti sull'armonia_. “È già molto

tempo, dic'egli in una lettera del 1803, che l'Italia vi riguarda come

il suo Pindaro. I vostri sonetti scuoterebbero il letargo stesso. Io ne

sono incantato, trasportato, e non ho parole che bastino a spiegarvi

quel ch'io ne sento. Voi meritate d'esser chiamato per eccellenza _il

Signor dell'altissimo canto_. Non v'è fra tanti un solo sonetto che non

porti l'impronta luminosa del grande; ma varj di essi sono d'una

bellezza sorprendente, e senza esempio. _S. Cecilia_, _il Genio_,

_l'Entusiasmo_, _l'Armonia ideale_, per tacer di altri, sono degni solo

di Apollo se pur Apollo ne sapea tanto.” Morì Cesarotti il giorno 4

novembre 1808.

CHLADNI, di cui abbiamo parlato nel 2º tomo a carte 58, e nel cui nome

vi è occorso errore. Chiamasi egli _Ernesto-Florente-Federico_, come lo

abbiamo trovato scritto negli estratti della sua _Acustica nel Journal

de Physique_ a Paris, etc., tom. 48.

COLLE (Francesco), accademico e storiografo dell'università di Padova, e

socio dell'accademia letteraria e georgica di Belluno assai noto per le

sue opere commendate dal Cesarotti, merita qui un distinto luogo per la

sua _Dissertazione_ presentata al concorso dell'anno 1774, e coronata

dalla R. Accademia di Scienze e Belle-Lettere di Mantova, sopra il

quesito: _Dimostrare che cosa fosse, e quanta parte avesse la musica

nell'educazione de' greci; qual era la forza di una siffatta

istituzione, e qual vantaggio sperar si potesse se fosse introdotta nel

piano della moderna educazione._ Essa è scritta con uno stile

coltissimo, e talora anche fiorito, sparsa di molta e punto non volgare

erudizione, soprattutto giusta, ed esattissima nel proporre e nello

sciogliere con tutta la soddisfazione desiderabile a parte a parte il

quesito, che ne forma l'interessante argomento. Prova l'A. quanta

efficacia aver dovesse nell'educazione della gioventù la musica

dall'esser questa l'arte più adattabile anche alla più tenera età: a

quell'età cioè, a cui le altre scienze di eloquenza, filosofia,

matematica sarebbero troppo sproporzionate. Quindi è che nessuna

professione conta tanti eccellenti professori suoi in fanciulli, quanto

la musica; laonde è che in età di soli sei anni i Greci erano alla

musica applicati. Essa oltre l'esser un innocente anzi virtuoso

trattenimento, coltiva ulteriormente e arricchisce l'intelletto, e il

cuore: e quindi mentre che ella si è uno scherzo e un diletto, ha

insieme il merito delle più nobili scienze, cioè di esser fonte di

sempre nuove cognizioni, e di nuovi affetti. Vero è che questo merito

non è grande, quanto esser lo potrebbe, per colpa dell'avvilimento, in

cui la lasciamo. E però prende da ciò motivo l'A. di deplorare con ogni

ragione, che la musica si professi per lo più da persone mercenarie e

venali che tanto sol la coltivano, quanto basta a proccurar loro danari

in copia, onde sollevarsi da quella vile e stentata condizione di vita,

a cui la nascita gli avea condannati. Due gran pregiudizj da ciò tornano

alla musica. L'uno è di non poter ispirare tutta quella nobiltà di

sentimenti, e di passioni di cui sarebbe suscettibile, perchè ne mancano

quei che la professano. L'altro di non aver nessun ajuto dalle scienze,

e dallo studio ragionato, perchè non son punto versate, nè nelle

lettere, ne nelle scienze le persone a cui è affidata. Qual danno il non

avere studiato a dovere la natura sì fisica che morale del cuore umano,

onde dedurne quai moti fisici, e quali affetti si potrebbero con sicuro

dominio svegliare in lui! Chi è chi ignori quanti avanzamenti non han

portati alla musica que' pochi uomini dotti, che l'han professata, un

_Zarlino_, un _Salinas_, un _Galilei_, un _Doni_, un _Banchieri_, un

_Rameau_, e più recentemente un _Tartini_, e un _Riccati_! Quanti

maggiori dunque non ne farebbe, se ella entrasse nell'educazione

universale; sicchè a professarla venissero non pochi solamente, ma tutti

i dotti che vantasser l'età venture! Professata così anche da' più

ricchi e potenti avrebber questi campo di far nuovi sperimenti comecchè

dispendiosi, onde acquistar nuovi lumi, e procurare alla musica nuovi

avanzamenzi. E poi se ogni dì la vediamo acquistar qualche nuovo grado

di perfezione, mentre è per lo più fra mani indotte e vili, quanti

adunque più ne acquisterebbe ai dotti ed ai nobili affidata? Nè la

perfezione, che essa allora otterrebbe non sarebbe di tal sorte, come lo

è al presente, che tende a guastarla e farle perdere la sua nobiltà.

Ecco un piccol Saggio di questa dotta ed erudita Dissertazione, che

fassi leggere con piacere e con profitto.

COLLIER, inglese, grande amatore della musica, dopo avere viaggiato per

la Francia, la Germania e l'Italia, ed aver osservato lo stato di

quest'arte in tutti que' paesi, ne diè al pubblico una ben dettagliata

notizia in un suo libro intitolato: _Musical Travels_, ossia _Viaggi

musicali_, in 12º, Londra 1790 (_V. Bent's the Lond. Cat._).

CONTI, valente compositore italiano, e uno dei primi a porre in note i

drammi del Metastasio, era al servigio dell'Imperatore Leopoldo grande

amatore della musica italiana in Vienna. Mr. _Suard_ nell'Encicl.

metodica ci ha conservato di lui il seguente aneddoto. Nel 1730, questo

virtuoso essendo stato insultato da un prete in Vienna, vendicossene

tosto con dargli delle buone botte addosso. La contesa avendo avuto de'

testimoni, gli si fece un processo criminale, ed in virtù di una

sentenza ecclesiastica, Conti fu condannato ad essere esposto per tre

giorni, pello spazio di un'ora, dinanzi alla porta della cattedrale

chiesa di S. Stefano. L'imperatore, per la stima che facevane, mitigato

aveva la sentenza, con ridurre ad una sola le tre umilianti stazioni. Ma

poichè nella prima non comportò egli quella pena con rassegnazione e

pazienza, venne condannato a subirla due altre volte; rivestito di un

grosso sacco, e tenendo un cero alla mano. Dopocchè la giustizia

ordinaria condannollo a pagar mille franchi al prete offeso, e tutte le

altre spese; ad una prigione di quattro anni, o ad esser quindi

perpetuamente bandito, da' dominj dell'Austria. (_Art. Allemagne_).

CRISTOFORI (Bartolomeo), da Padova, costruttore di cembali dimorante in

Firenze: a cui secondo la testimonianza del P. Sacchi, e del Conte

Gianrinaldo Carli, ambi Milanesi, deesi l'invenzione del _Piano-forte_

nella prima metà dello scorso secolo; benchè per l'usata trascuraggine

degli Italiani nel non rivendicare sugli esteri i dritti alla propria

gloria, si attribuisca cotale invenzione or a' Tedeschi, or a' Francesi

anche in Italia. Noi riporteremo qui le parole stesse del Conte Carli,

autore grave e rinomatissimo. “Bartolomeo Cristofori Padovano, egli

dice, fu l'inventore del cimbalo a martelletti, della quale invenzione

ci siamo scordati a segno, che l'abbiam creduto una nuova cosa, allorchè

ci venne dalla Germania, e dall'Inghilterra accogliendolo come una

singolare produzione di quelle felici regioni destinate ad illuminarci

con i lumi presi dagl'Italiani, i quali hanno ritrovato tutto,

inclusivamente un nuovo mondo, e non hanno saputo conservar mai cosa

alcuna.” _V. il vol. 14 delle sue opere, p. 405, Milano 1788, in 8º._

CROTCH (William), musico inglese, nel 1813 pubblicò in sua lingua:

_Elementi di composizione musicale_, opera che viene annunziata nel

Giorn. Enciclopedico di Sicilia, Maggio n. 5, 1814.

CROUSAZ (Jean-Pierre), professore di filosofia, e di matematica

nell'Accademia di Losanna, nel 1714 diè al pubblico _Traité du Beau_, in

8º, dove dimostra in che consista il _bello_ con degli esempj tratti per

la più parte delle arti, e delle scienze. L'autore parla altresì del

_Bello_ della musica, che ha qualche cosa che non del tutto dipende dal

piacer dell'orecchio. L'ultimo e 'l più lungo capitolo di quest'opera

viene da lui impiegato a spiegar da prima fisicamente la natura del

suono; tratta quindi da matematico dei tuoni, e delle differenti

combinazioni che bisogna farne, per produrre un pezzo di musica, che sia

veramente bello, secondo i principj, ch'egli ha premessi. Ma come tale

bellezza matematica della musica è da pochi, anzi da niuno compresa,

così tolse egli questo capitolo sulla musica dalla seconda edizione del

suo trattato pubblicata in Amsterdam nel 1723, e tratta in sua vece

della bellezza della Religione. (_V. le Clerc Bibl. Anc. et Modern. t.

20_).

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 4 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 11 / 17 段