questa lingua intitolato: _la Musica_, la cui prima superba edizione fu
fatta in Madrid nel 1779 in 4º; la seconda del 1764, in 8º ed è stato
stampato ancora in Parma dal cel. Bodoni. Egli è uno de' poemi spagnuoli
moderni il più generalmente stimato (_V. Desessart. Biblioth. d'un homme
de goût, t. 1, p. 383 Paris 1808_). “In tutti i secoli è piaciuto
d'ornare con le Veneri poetiche i precetti delle scienze e delle arti.
Abbiamo grandissima copia di poemi fisici e astronomici: molti ne
possegghiamo sopra la pittura, sull'eloquenza, sulla declamazione, sul
ballo, e somiglianti: ma nè veruno antico, nè moderno scrittore mai
pensò di comporre un poema didattico su la musica. Se era malagevole per
lo passato il riuscire in questo progetto, lo è anche assai più ai dì
nostri: è stata l'arte condotta a grado tale di perfezione, sonosi a
segno moltiplicati i precetti, che sembra quasi impossibile, che un
poeta presenti il contenuto in un'opera, che dee dilettare insegnando.
Lo stesso non si esigge da un artefice, che scriva in prosa, per dar
contezza dell'arte sua. Eppure abbiam noi forse molti libri che
spieghino con metodo, e compiutamente quella della musica? i migliori
libri per essere intesi non esiggon forse la voce del maestro, e numero
grande d'esempj? Un poeta non ha gli ajuti medesimi, e vien giudicato
con più rigore. Noi dobbiamo avere obbligazione grandissima al Sig. _de
Yriarte_ per aver coraggiosamente superata la difficoltà, ed aperta una
sì interessante carriera.” (_V. Giorn. de' Letterati d'Italia, 1780_). È
questo poema diviso in cinque canti. Il _primo_ è consacrato agli
elementi musicali, che l'Aut. riduce al _suono_ ed al _tempo_. Ei lo
termina con vaghe riflessioni sopra l'inutilità dei precetti dell'arte,
allorchè manchino a chi compone la sensibilità, e il genio. Il _secondo_
offre le regole dell'espressione musicale. Il _terzo_ comincia da una
vigorosa apostrofe alle anime insensibili, che hanno preteso di avvilire
la musica: tratta quindi dell'eccellenza della musica, e del suo impiego
nei nostri Templi. Il _quarto_ è consagrato alla musica di teatro.
L'autore che tratto tratto è andato investendosi del tono
dell'entusiasmo, credesi in un subito trasportato in quella parte degli
Elisi occupato dai famosi musici di tutti i secoli, e di tutte le
nazioni. Ei s'indirizza a Jommelli, e questo cel. compositore gli spiega
esso medesimo tutto quello, che è relativo alla musica teatrale. Il
_quinto_ comprende finalmente le due ultime classi della musica, cioè
l'uso che ne vien fatto nella società e nella solitudine. Principia da
un elogio delle accademie di musica, o concerti: loda grandemente gli
autori tedeschi, e singolarmente Haydn per la musica istrumentale.
Seguono in fine delle importanti note relative a cadaun canto, che
meritano di esser lette con attenzione. Lo stile poetico dell'Aut. è
d'un elegante natío, e dee estremamente dilettare chi perfettamente
intende l'idioma spagnuolo. Eccone un saggio tra' dieci versi del IV
canto consagrati all'elogio del cavaliere Gluck. _E tu_, fa egli dire al
Jommelli, _immortal compositore d'Alceste, d'Ifigenìa di Paride, e
d'Elena, Cantor germano del Cantore di Tracia, o Gluck, sublime
inventore, che hai richiamato alla vita il secol d'oro della scena,
allorchè l'infelice Europa verrà a perderti, coronato d'eterno alloro
troverai un asilo distinto in questo luogo, ove non si conosce
interessato encomio, ove non regna l'invidia, ed ove non ha sede verun
partito nazionale_. Un così eccellente poema non ha trovato sinora un
traduttore in Italia a danno dell'arte, e della nostra letteratura.
Z
ZACCONI (Luigi). Agostiniano di Pesaro, e maestro di musica del duca di
Baviera, pubblicò a Vinegia nel 1596 un libro assai ben fatto col titolo
di _Pratica di musica utile e necessaria sì al compositore per comporre
i canti suoi regolarmente, sì anco al cantore per assicurarsi in tutte
le cose cantabili_. Nel 1622, il P. Zacconi fe' comparire per le stampe
la seconda parte di quest'opera, dove con maggior precisione imprese a
trattare degli elementi musicali, e de' principj della composizione. Vi
si trovano, dice M. Suard, oltre a buoni principj chiaramente esposti,
de' curiosi dettagli su i progressi dell'arte, e sul carattere de' più
celebri compositori, che conosciamo del sedicesimo secolo.
ZANOTTI (Francesco), illustre filosofo, letterato di gran nome, oratore
e poeta, nato in Bologna, fu quivi professore di matematiche e di
filosofia dal 1718: spogliò la logica degli innumerevoli abusi con cui
sfigurata l'aveano i scolastici. Nel 1731 divenne Bibliotecario
dell'Istituto e membro di quella dotta Società; e nel 1766 ne fu quindi
il Presidente. Egli amava la musica, e trovossi in comercio co' più gran
professori di quel tempo, come il Sacchi, il conte Giulini, e 'l
Martini. Abbiamo in fatti, di lui alcune _Lettere sulla Musica_ stampate
insieme con quelle del Pad. Sacchi e del Pad. Martini in Milano 1782 in
4º. E nel t. 4 de' _Comment. Bonon._ un suo trattato di Acustica, _de vi
elasticâ_ citato da Chladni. Egli morì vivamente compianto da' suoi
concittadini ed amici l'anno 1777.
ZANOTTI (l'Ab. Giov. Calisto), nipote del cel. bibliotecario di Bologna,
di cui testè si è parlato, era membro della Società Filarmonica della
stessa città. Il dottor Burney (_Travels t. 1_) rapporta che trovandosi
egli nel 1770 in Bologna, nel concorso tra' membri di quella società
l'ab. Zanotti vi si fece distinguere per un suo _Dixit_, scritto con
molta vivacità e fantasia.
ZARLINO (Giuseppe), di Chioggia nello stato Veneto, si è reso cel. nel
sedicesimo secolo per le profonde cognizioni, ch'egli aveva della
musica. Era stato allievo di Adriano Willaert, e nel 1565 divenne
maestro di cappella di S. Marco, e della signoria di Venezia. Le sue
opere di teoria musicale lo han sollevato al rango di uno de' primarj
autori classici di quel tempo. Se gli attribuisce altresì il merito di
avere scoverto il rapporto esatto tra la terza maggiore e minore. Tutte
le sue opere sono state impresse in Venezia in 4 vol. grandi in fol. nel
1558. Eccone il catalogo: _Istituzioni harmoniche_, nelle quali, oltre
le materie appartenenti alla musica, si trovano dichiarati molti luoghi
di poeti, historici e filosofi, Ven., 1558, e 1588 in 4º.
_Dimonstrazioni harmoniche_, Ven. 1571 in 4º. _Istituzioni et
demonstrazioni di musica_, Ven. 1580 e 1602. _Opere della musica_, 1589,
in 2 vol. _Supplementi musicali_, 1588. _Melopeo, o musico perfetto. De
utraque musicâ_, libri 25, 1559. _Storia della musica. Trattato che la
quarta e la quinta sono mezzine, tra le consonanze perfette ed
imperfette_, ancora manoscritto, che trovavasi nella libreria del P.
Martini. Zarlino lasciò ancora molte sue composizioni per chiesa
impresse ed inedite, e per teatro l'_Orfeo_ eseguito la prima volta in
Venezia, che alcuni anni dopo la di lui morte il card. Mazarino fece
rappresentare in Parigi da una compagnia di musici italiani che aveva
fatti venir quivi nel 1630. Le _Istituzioni armoniche_ del Zarlino,
tuttochè troppo cariche di vane e fantastiche ragioni, divennero
nondimeno il libro classico per gli studiosi della musica pratica, e
tutte le sue opere musicali servirono per lungo tempo a formare la
teoria de' professori; benchè vi siano scarsi i veri principj d'armonia,
giovaron elleno non pertanto per usar delle corde con più esattezza, che
non era stato fatto ne' precedenti secoli. Oggidì però dice a ragione il
Bettinelli, _niun conosce più lo Zarlino, più non si cita, non si
ristampa, neppur si cerca dai bibliotecarj_ (Risorgimento ec. _della
Musica_ c. 4).
ZEIDLER (Carlo Sebastiano), di Norimberga, figlio del maestro di
cappella Massimiliano Zeidler nato nel 1719 studiò la musica sotto
Pachelbel. Vi ha una sua dissertazione impressa nel 1745: _De veterum
philosophorum studio musico_, in cui mostra molta cognizione dell'antica
letteratura musicale. Zeidler morì a Norimberga a' 15 marzo del 1786.
ZELTERN (Carlo), letterato di professione, ed amatore di musica in
Berlino, ove scriveva un _Giornale di musica_, in cui dava l'analisi e
la critica di tutte le produzioni de' più celebri compositori. Ne' suoi
diversi esami delle opere di Haydn, _profondità, gusto, perspicacia e
filosofia distinguono i giudizj di questo scrittore_, dice il Carpani,
_e l'Haydn non avrebbe potuto parlar meglio de' suoi lavori, se quanto
era grande nel fare, lo fosse stato ugualmente nel dire_. (_Lett. XVI_)
Se non che parlando della di lui musica delle _quattro stagioni_, la
definì per una musica strumentale con accompagnamento di parole, _nel
che il metafisico Zeltern, per vero dire portò la satira e il frizzo più
in là della realtà e della ragione_. Zeltern si è fatto altresì
distinguere per le sue composizioni nuove, e piene di gusto: egli era
violinista e direttore del concerto de' conoscitori e dilettanti
stabilito in Berlino: dove trovansi impresse di lui nel 1790, _Otto
variazioni di un rondò per forte-piano_, sul dramma il _Matrimonio di
Figaro_; alcune _sonate per cembalo_, ed un _concerto per viola_.
ZENO (Apostolo), nobile Candioto poeta, e storiografo dell'Imperatore
Carlo VI, si rese benemerito della musica migliorato avendo, per quanto
gli fu possibile, tutti i generi del dramma musicale. Quest'uomo
infaticabile, dice l'Arteaga, giornalista sensato, raccoglitor
diligente, erudito senza pedanteria, e antiquario senz'affettazione può
chiamarsi a ragione il Corneille del teatro lirico. Tra le molte
imprese, a cui porse mano con gran vantaggio della sua nazione, una fu
quella di migliorare il dramma. Le cose sacre principalmente furono da
lui maneggiate con maestria e decenza sconosciuta fino a suoi tempi. Gli
oratorj giacevano allora nell'avvilimento abbandonati alle penne
triviali. Zeno vi porse mani ajutatrici, e gli rivestì di quella maestà
che conviensi al linguaggio delle divine scritture. Le commedie musicali
eziandio, o sieno le opere buffe ricevettero maggior lume dalla sua
penna. Egli tuttavia fornito non era d'orecchio musicale, e dee
piuttosto dirsi un uomo di talento che un uomo di genio, il suo
recitativo riesce alquanto duro: le sue arie non sono molto arrendevoli
ad una buona musica. _Niun rapporto_, dice Marmontel, _niuna
intelligenza nella divisione de' versi, e nella scelta del ritmo: nulla
di regolare, di periodico_: onde a ragione è stato abbandonato da'
musici. Egli stesso conosciuto avendo la superiorità del gran
Metastasio, gli cedette il suo posto di _Poeta Cesareo_ nella corte di
Vienna, e si rese a Venezia per porre in ordine, e pubblicar le sue
opere. Morì quivi nel 1738. Nelle sue _Lettere_ pubblicate dal Morelli
in Venezia in 6 vol. in 8º, molti di lui passaggi ritrovansi sulla
_Musica drammatica_, e sulla _Poesia musicale_.
ZIANI (Pier-Andrea), veneziano, dapprima maestro di cappella di S. Marco
a Venezia, e quindi al servigio dell'imperatrice Eleonora in Vienna, fu
uno de' migliori teorici del diciassettesimo secolo. Fu altresì buon
compositore per quei tempi, sì per teatro che per chiesa, come ben lo
dimostrano molte sue opere di pratica stampate a Venez. dal 1654 sin al
1679. _Marc'Antonio Ziani_, di lui parente e suo successore nel posto di
maestro della corte di Vienna sotto l'imperatore Leopoldo, si rese anche
cel. sino a' primi anni del passato secolo per le sue composizioni
teatrali, oggigiorno del tutto obliate. Il suo oratorio _Gesù
flagellato_ è del 1714. (Encyclop. méthod. art. _Allemagne_).
ZIEGLER (Giov. Fedele), direttore di musica a Dresda, allievo di Pezold,
e dell'antico Bach si rese perfetto nell'arte sì per i suoi viaggi, che
per lo studio sulle partizioni de' migliori maestri. Egli fiorì sulla
metà dello scorso secolo. Non avendo potuto trovar un editore per le sue
opere di teoria, e per le sue composizioni, imparò l'arte d'incidere, e
pubblicolle egli stesso nel 1731. Abbiamo di lui: _Elementi di musica_,
e _Nuova istruzione sul basso continuo_.
ZINGARELLI (Niccolò) nacque in Napoli a' 4 aprile del 1752. All'età di
sette anni, rimasto orfano del padre, entrò nel conservatorio di Loreto
per apprendervi la musica. Finaroli fu suo maestro di composizione, e
Cimarosa, e Giordanello suoi condiscepoli. Uscito dal conservatorio
volle porsi sotto la direzione dell'ab. Speranza, per penetrare gli
arcani della teoria dell'arte; poichè, nel conservatorio, appena
s'insegnano le regole grammaticali. Questo cel. maestro con un suo
metodo particolare d'insegnamento addestrò per modo il Zingarelli, che
potè d'indi in poi scrivere le migliori sue opere in non più, e talvolta
anche in meno di otto giorni. “Io stesso sono testimonio, scrive il
Carpani, che in 40 ore, distribuite in dieci giorni, egli fece la sua
inarrivabile _Giulietta e Romeo_, ed in sette giorni, essendosi per
giunta ammalato, scrisse l'_Alsinda_ pel teatro di Milano, la prima
delle sue opere di grido” (_Lett. 3_). Nel 1781 compose egli pel teatro
di Napoli, _Montezuma_, opera più dotta che piacevole, e molto stimata
dall'Haydn. Nel 1785, diè in Milano l'_Alsinda_, che fu molto
applaudita, avvegnachè aveva egli abbandonato lo stil ricercato. Tutti i
teatri dell'Italia han fatto a gara per averlo compositore: _Ifigenia_,
_Pirro_, _Artaserse_, _Apelle e Campaspe_, _Giulietta e Romeo_, _Ines de
Castro_, _Clitennestra_, opere serie; e gli oratorj _la Distruzion di
Gerusalemme_, _il trionfo di Davide_, la _Passione_. I drammi burleschi:
_il Bevitor fortunato_, _la Secchia rapita_, _il Ritratto_, sono le
migliori sue opere. Nel 1789 chiamato in Francia diè alla R. Accademia
di musica in Parigi l'_Antigono_, poema di Marmontel, che mercè gli
avvenimenti politici non ebbe più che due rappresentazioni. Di ritorno
in Italia, egli applicossi ad uno studio profondo della musica di
chiesa, e compose ad otto voci per ottenere il posto di maestro di
cappella del duomo di Milano, e fuvvi eletto dopo un esame di tre
consecutivi giorni. Le circostanze l'obbligarono quindi a rinunziare
alla cappella di Milano. Nel 1806 alla morte del cel. Guglielmi fu egli
nominato a succedergli come maestro del Vaticano; e da quest'epoca in
poi rinunziò al teatro, non occupandosi esclusivamente che di musica per
chiesa. Egli è attualmente direttore del Real Collegio di musica in
Napoli nel soppresso monastero di S. Sebastiano. Par che di lui intenda
il Carpani, allorchè ci dice che “un cel. maestro italiano, e _uomo di
prima sfera in linea di compositori_, preso il testo poetico della
_Creazione_ (opera dello stesso Carpani), si mise a rifarne da capo
tutta la musica, procurando di far meglio _che l'Haydn_; ma il suo
lavoro non s'è ancora visto. Egli giace _sub rosa_, nè si vedrà che dopo
la morte dell'autore, avendo egli così deciso per evitare la taccia
d'invidioso o nemico della fama dell'Haydn, ch'egli stima moltissimo.
_Questo maestro, che vanta dei veri capi d'opera_, riconosce l'Haydn per
uomo unico come sinfonista, come scrittore accademico non superato da
altri, ma non lo crede inarrivabile, nè unico nel rimanente: nel che
troverà fra i dotti non pochi compagni di sentimento.” (_Lett. XI_). I
caratteri attribuiti a questo maestro anonimo dal Carpani, se pur lice
indovinarlo, sono confacenti e ben calzano al merito del Zingarelli, e
al giudizio che di questo grand'uomo far mostra l'illuminato scrittore.
Descrive altresì la maniera usata dal Zingarelli per disporsi a comporre
la sua musica. “La lettura di un passo di qualche santo padre, o di
qualche classico latino è necessaria al Zingarelli per improvvisare poi
un atto intero del _Pirro_, o della _Giulietta e Romeo_, e stendervelo
in meno di quattro ore.” (_Lett. 3_).
ZUCCARI (Giov.), minore conventuale, e dotto compositore e scrittore di
musica sui principi del sec. 18. Egli pubblicò in Roma _Pratica di
musica_, 1719. Diè anche in Venezia nel 1725 l'opera _Seleuco_: e nel
magazzino di Breitkopf a Lipsia vi ha una di lui cantata: _Come potrà il
mio cor, ec._
ZULATTI (Giov. Franc.), di Cefalonia, pubblicò in Venezia: _Discorso
della forza della musica nelle passioni, nei costumi, e nelle malattie:
e dell'uso medico del ballo._
ZULEHNER (Carlo), membro della società delle scienze ed arti di Magonza,
e del Museo di Francfort, nacque a Magonza nel 1770. Imparò il
forte-piano da Sterkel, e da Eckard a Parigi: studiò la composizione
sotto Philidor, e Kreutzer, e dopo il 1805 è direttore dell'orchestra in
Magonza, ove ha stabilito eziandio una stamperia di musica. Egli compose
dopo il 1790 una Messa, un _Te Deum_; due opere alemanne; tre sinfonie;
18 quartetti per violino; tre concerti per piano-forte; 24 sonate con
violino, ec. Vi sono in oltre impresse di lui sette opere per il
cembalo, e la maggior parte delle opere di _Mozart_ disposte per il
forte-piano.
ZUMSTEEG (Giov. Rodolfo), nato a Gausingen nel 1760, e morto a Stuttgard
nel 1802, era eccellente compositore e gran virtuoso sul violoncello
nella cappella del duca di Vittemberga. Egli era stato allievo del
maestro di cappella Poli, ma acquistò la miglior parte delle sue
cognizioni mercè lo studio delle opere di Mattheson, di Marpurg e di M.
d'Alembert. Le di lui composizioni distinguonsi per un carattere grave e
dignitoso: non faremo menzione che della _Festa di primavera_ di
Klopstock, d'una sua _Messa_, e della sua musica stromentale moltissimo
ricercata.
SUPPLEMENTI E CORREZIONI AL DIZIONARIO
ADAMI (Giuseppe), nato in Torino verso la metà dello scorso secolo, si
distingue molto oggigiorno per la sua singolar maniera di sonare il
_Clarinetto_, che tira a se l'ammirazion degli ascoltanti. Benchè sia
addetto alla Real Cappella e Teatro di Torino, la sua gran fama il fè
chiamare in Milano per il cel. teatro della Scala, ove attualmente
soggiorna.
AFRANIO, o Afanio come lo chiama Zacc. Tevo, fu canonico di Ferrara, e
vien riguardato come inventor del _fagotto_. Ambrogio Albonesi di Pavia,
canonico di Laterano nella sua Opera intitolata: _Introductio ad linguam
Chaldaicam_, impressa a Pavia nel 1539, e dedicata ad Afranio, dà la
descrizione di questo strumento da lui nuovamente trovato, e ne
rappresenta in un rame la forma primitiva.
AGNESI (M. Teresa), di Milano, sorella della celebre Gaetana Agnesi
morta nel 1799 in Bologna, dove coltivate avea con onore le matematiche,
si è fatto gran nome nella letteratura e nella musica. Ella ha posto in
note molte Cantate e tre drammi serj, che ebbero del successo, la
_Sofonisba_, _Ciro in Armenia_ e la _Nittocri_. Morì in Bologna nel
1808.
ALGHISI (Franc.), da Brescia, compositore rinomatissimo e maestro di
cappella di quella cattedrale soggiornò per alcun tempo in Venezia, ove
scrisse due opere per quel teatro, che piacquero al segno di essere
replicate l'anno di appresso, distinzione molto rara in Italia. Tornato
in Brescia diessi tutto alla pietà e al ritiro, e quivi terminò con
grande edificazione i suoi giorni nel 1733. (_V. Gazzetta music. di
Lipsia_).
AMATO (Vincenzo), di cui si è parlato nel tom. 1, p. 28: era prete e
dottore in teologia. A' suoi funerali nella chiesa di S. Ninfa de' padri
crociferi di Palermo, in dimostrazione della stima, che si aveva del di
lui merito, assister vollero non che tutt'i musici della città, ma il
clero ancora ed il capitolo della cattedrale, di cui era maestro di
cappella. Egli sorpassava appena i 40 anni di sua età.
ANDRIOLI di Torino, egregio suonatore di contrabbasso al servigio della
R. Cappella del re di Sardegna, e non meno commendevole sull'arpa, per
la pienezza e sonorità della sua corda, e per l'agilità con cui maneggia
il contrabbasso: vien oggidì riputato pel più bravo virtuoso su questo
strumento.
ANGELONI, di Frosinone in Italia è autore di una interessante
_Dissertazione sulla vita e le opere di Guido d'Arezzo_, 1809, ove molte
dotte notizie rinvengonsi utili alla storia, ed alla letteratura della
musica, e l'analisi di tutti i libri musicali di quel monaco ristoratore
dell'arte.
ANTIGENIDE, musico di Tebe, fu uno de' pubblici maestri di quest'arte
quattro secoli innanzi G. C. Egli accrebbe i fori nel flauto, per
facilitare l'accompagnamento nella musica a più parti (_Plin. Hist. l.
16_), onde rendesi incredibile il racconto di Aulo Gellio, il quale nel
lib. 15 delle sue _Notti Attiche_ dice, che per essere Antigenide bello
assai di persona, vedutosi egli un giorno deforme nel suonare il flauto
innanzi ad uno specchio, screditò l'uso di questo stromento fra' Tebani.
Ma chi darassi a credere, ch'egli facesse maggior conto della bellezza,
che della singolar gloria d'inventore? della passeggiera deformità, con
cui compariva nell'orchestra, che della durevol lode di abile suonatore?
(_V. Requen. t. 1_).
BABBI (Cristoforo), nato a Cesena nel 1748 studiò il violino sotto Paolo
Alberghi scolare di Tartini, e nel 1780, entrò al servigio dell'Elettor
di Sassonia a Dresda come maestro di concerto. Eranvi in quella corte i
primi virtuosi di Europa: Naumann, Schuster, e Seydelmann erano i
direttori della musica. Babbi ha composto dei concerti per violino,
sinfonie per chiesa e per camera, quartetti e duo per flauto, e una
cantata per cembalo, Dresda 1789.
BAMBINI (Felice), nato a Bologna, venne assai ragazzo portato in Francia
da suo padre direttore di una compagnia di musici italiani, che
rappresentarono sul teatro della Real Accademia in Parigi i belli
intermedj di Pergolesi di Jommelli, di Rinaldo ec. Questa musica
italiana fu che circa il 1760 diè occasione alla prima guerra musicale
in Francia. Bambini in età allora di dieci anni, era accompagnatore al
cembalo, e mostrovvi tale intelligenza, che Rousseau fecene l'elogio
nella sua cel. _Lettera sulla musica francese_. “Risovvengavi, dic'egli,
di avere inteso negl'intermedj datici in quest'anno il figlio
dell'impresario italiano, ragazzo al più di dieci anni, accompagnare
all'opera. Noi fummo dal primo giorno sorpresi dell'effetto dalle sue
piccole dita prodotto; e tutt'i spettatori si avvidero al suo suono
preciso e brillante ch'egli non era il solito cembalista. Io cercai ben
tosto le ragioni di tal differenza, benchè non dubitassi che M. Noblet
non fosse un buon armonista, e non accompagnasse molto esattamente: ma
qual fu la mia sorpresa nell'osservare le mani di quel bravo ragazzo,
vedendo ch'egli non riempiva quasi mai gli accordi, sopprimeva molti
suoni, e non impiegava assai volte che due sole dita, di cui l'uno
suonava quasi sempre l'ottava del basso. E che! diceva in me stesso,
l'armonia compita fa meno effetto della mancante, e i nostri cembalisti
con rendere tutti gli accordi pieni, non fanno che un confuso romore,
mentre costui con meno suoni fa più d'armonia, od almeno rende il suo
accompagnamento più sensibile, più grato! Io ne compresi ancora più
tutta l'importanza, allorchè osservai che tutti gl'italiani,
accompagnavano della stessa maniera che il piccol Bambini, ec.” Suo
padre divenuto console di Venezia a Pesaro lasciollo in Francia, ed egli
continuò i suoi studj di canto, e di composizione sotto Bordenave e
Rigade, ch'era stato scolare di Piccini. Le sue composizioni per teatro
gli han fatto molto onore in Francia: vi sono inoltre di lui otto opere
di sonate per forte-piano, ed alcuni trio per violino, viola e basso.
BANNIERI (Antonio), nato in Roma, e fornito di bella voce e di buona
scuola di canto venne assai giovane in Francia, ed ebbe l'onore di
cantare dinanzi la regina Anna d'Austria, che l'ebbe in grande stima, e
lo colmò di favori. Per prevenire la perdita della voce, impegnò un
chirurgo a fargli la crudele operazione. Non vi consentì costui che a
condizione della più forte promessa di custodire il secreto. Ma come la
voce del Bannieri di giorno in giorno diveniva più bella, si venne a
scoprir finalmente che non ne era naturale la cagione. Il re Luigi XIV
ne l'interrogò; e voleva sapere chi fosse il chirurgo che prestato
aveagli quel buon ufficio. _Sire, diss'egli, io ho dato la mia parola
d'onore, di non dirne mai il nome. — Tu fai bene, perchè io lo farei
appiccar per la gola, e così tratterò il primo che si arrischierà di
commettere un sì abominevole misfatto._ Voleva allora il re bandir
eziandio lui stesso: ma lo rimise poi in grazia, nè gli accordò la sua
dimissione che dopo aver compiti i 70 anni. Bannieri morì assai vecchio
nel 1740.