TRENTO (Vittorio), compositore italiano dei nostri giorni per teatro

rinomatissimo, per un gusto tutto nuovo nelle sue produzioni, e per

l'originalità e le grazie del suo strumentale, onde a ragion, io credo,

che detto ei venga dagl'intendenti l'Haydn e il Mozart dell'Italia. Le

sue sinfonie sono pregiatissime per la novità, e brio, e vivacità de'

motivi: per lo più vi dà egli principio da un _Grave_, ove impiegando

tutte le ricchezze delle transizioni armoniche, e scorrendo per varj

tuoni o modi, interessa non meno il cuor che l'orecchio, comecchè ambi

alletti e soddisfaccia. Il suo stile è dignitoso, elegante metodico, e

di tale forza a resistere più che ogn'altro all'instabilità del gusto

italiano. Nel magazzino di musica del _Ricordi_ in Milano trovansi di

lui impressi _Gli assassinj_ ossia _Quanti casi in un giorno_, _Teresa

vedova_, _le astuzie di Ficchetto_ oltre a più canzonette con

accompagnamento di forte piano stampate in Londra, e altrove.

TRICHET (Pietro), avvocato di Bordeaux, morto a Parigi nel 1644, di 57

anni. Nella Biblioteca di S. Genovefa si conserva un di lui _Trattato

manoscritto sugli stromenti di musica_.

TRIKLIR (Giovanni) nato a Dijon nel 1750, mostrò sin da' primi anni

molta abilità sul violino, e in età di 15 anni portossi a Manheim per

perfezionarvisi. Fece quindi tre viaggi in Italia, ove acquistò molti

lumi per la sua arte, e nel 1783 di ritorno in Alemagna entrò al

servigio dell'Elettor di Sassonia. Egli era allora uno de' più gran

virtuosi sul violoncello, e uno de' migliori compositori eziandio su

questo istromento. Deesi a lui l'invenzione del _microcosmo musicale_,

pel cui mezzo possono mettersi gli stromenti da corda al sicuro delle

variazioni dell'aria. Terminò egli questa sua scoperta l'anno 1785, con

l'ajuto di M. Hennequin a Dresda, e la sottomise allora al giudizio de'

Signori Schuster, Babbi, Uhlig e Caselli. Egli è morto verso il 1806.

TRITTA (Giacomo), attualmente maestro di contrappunto nel R. Collegio di

musica in Napoli, fu allievo del cel. Sala. Nel 1787 scrisse _la Vergine

del Sole_, nel quale dramma vi ha un duetto, ed un terzetto di una

estrema bellezza. Nel 1788 compose la musica della _Molinarella_. Nel

magazzino del Ricordi in Milano vi ha di lui in oltre _Il Cartesiano

fantastico, e le trame spiritose_.

TROMLITZ (Giorgio), uno de' primi virtuosi sul flauto nella Germania, e

cel. nella costruzione di tali stromenti, benchè la delicatezza della

sua salute lo avesse obbligato dopo il 1780 a non più suonarlo. Egli

diessi allora all'istruzione di un gran numero di allievi

nell'università di Lipsia; e nel 1786 pubblicò quivi una _Dissertazione

sul flauto e sulla maniera di suonarlo_: di cui ve ne ha una seconda

edizione del 1790. Nel magazzino di Cramer trovansi di lui impressi

_Concerti di flauto_, che sono assai ricercati.

TRYDELL (John), musico di Londra, ove nel 1769 diè per le stampe: _Two

essays on the theory, and practice of music_, cioè _Due Saggi sulla

teoria e la pratica della musica_. Il primo contiene gli elementi

musicali, e 'l secondo i principj dell'armonia, della composizione e del

basso continuo.

TURINI (Ferdinando), veneziano, nipote del rinomato _Berton_, benchè

avesse avuta la disgrazia di divenir cieco nel 1772, nel fiore dell'età,

fu non di meno uno de' migliori organisti dell'Italia. Compose molti

intermedj e cantate, alle quali lo stesso Sassone non potè ricusare la

sua approvazione.

TURKI (Daniele) fece i suoi studj nell'università di Lipsia dopo il

1773, e coltivò insieme la musica. Il cel. Hassler gli diè lezioni di

cembalo sulla maniera di Emman. Bach. Turki si applicò quindi alla

composizione: e dopo il 1781 ha dato molti corsi pubblici di quest'arte

nell'università di Halle, dove pubblicò le seguenti opere: _Dei

principali doveri di un organista, 1787. Scuola di cembalo per i

maestri, e per i principianti con note critiche 1789. Introduzione allo

studio del basso continuo_ in 8º; la seconda edizione è del 1800, in

Lipsia. Quest'opera è pregiatissima. Vi sono di lui impresse eziandio

molte sonate per cembalo assai stimate.

TURN-TAXIS (il conte di), direttore generale delle poste italiana e

tedesca in Venezia, era il protettore e l'allievo dell'illustre Tartini,

col quale mantenne sempre un commercio non interrotto di lettere intorno

alla musica, di cui erane distintissimo amatore. Allorchè Rousseau si fè

lecito nel suo dizionario di musica di fare alcune osservazioni critiche

sul sistema di Tartini, egli ne prese vigorosamente la difesa: e venendo

a morte il Tartini lasciò in sua cura tutti i suoi manoscritti. Il

dottor Burney, che conobbe questo conte ancor giovane nel 1770 in

Venezia, lo annovera tra' migliori allievi del medesimo, comecchè il di

lui strumento favorito fosse il cembalo, ed ammirò il numero delle

messe, de' mottetti, e degli oratorj da lui composti. (_Present state of

music in Italy_).

TURNER (William), dottore in musica a Londra, e compositore al suo tempo

pregiatissimo sul gusto italiano, morì nel 1740. Egli è inoltre autore

di un'opera intitolata: _A philosophical essay on music_; cioè _Saggio

filosofico sulla musica_, in 4º, senza data.

U

UGOLINI (l'ab. Biagio), dottore veneziano, a cui si deve l'immensa

collezione in 34 vol. in fol. col titolo _Thesaurus antiquitatum

sacrarum_ etc. Venetiis 1766. Il trentesimo secondo vol. è interamente

addetto alla _Musica degli Ebrei_: vi si trovano in sul principio i 10

capitoli del _Schilte Haggiborim_, tradotti dall'ebreo in latino,

dall'ab. Ugolini, i quali trattano di quasi tutte le parti della musica

di questa nazione, e quindi 40 dissertazioni, o estratti dalle più

considerevoli opere di diversi autori, come Abicht, Bartoloccio,

Bocrisio, Bytemeister, Calmet, Drechsler, Glaser, Hasac, Heumann, Horch,

Kircher, Lamy, Mersenne, Hothon, d'Outrein, Pfeiffer, Paschio, Reime,

Schacchi, Schudt, Spencer e Van-Til, sullo stesso argomento.

UNGER (Federico) di Brunswick, ove fu consigliere di giustizia, inventò

ad Einbeck una macchina, che unita a un cembalo nota successivamente

tutto quello che si suona su questo istromento. Egli comunicò in una

lettera all'accademia di Berlino, di cui era membro, i disegni di questa

macchina, e nel 1774 ne pubblicò a Brunswick una descrizione

dettagliata. Quest'idea è stata di poi perfezionata da _Holfeld_, da

_Lenormand_, e nel 1810 da Mr. Nabot meccanico in Londra, che più che

altri vi è riuscito. (_V. Archiv. des découvertes t. 2_). Unger morì a

Brunswick nel 1781.

UREGNA (Pietro d'), monaco spagnuolo, visse nel decimosesto secolo a

Vigevano nel Milanese. L'ab. Arteaga dice, che egli merita esser cavato

dall'oscurità, ove indebitamente giaceva, poichè fu l'inventore della

settima nota aggiunta alla scala di Guido Aretino; che siffatta scoperta

si trova nel compendio del sistema di esso Uregna fatto, e pubblicato in

Roma in lingua spagnuola l'anno 1669. Il libro ha per titolo: _Arte

nueva della musica inventada por S. Gregorio, desconcertada an. 1022 por

Guido Aretino, restituida a su primera perfeccion por Fray Pedro de

Urena, y reducida a este breve compendio por J. C. in 4º._ L'autore del

compendio è il cel. M. Caramuele. (_Rivol. ec. t. I, p. 202_).

V

VACCARI (Francesco), nato a Modena circa 1772, cominciò a studiar di

violino dall'età di cinque anni, e mostrovvi le più grandi disposizioni.

Suo padre per farvelo vie più avanzare, gli offriva a suonare a prima

vista ogni specie di musica. Di nove anni eseguì in Parma un concerto di

violino dinanzi al duca e al conte del Nord: _Pugnani_, che si era

opposto a far suonare in corte un fanciullo, non lasciò, sentendolo, di

ammirarne l'esecuzione. Egli passò poi in Firenze a prender lezione del

cel. _Nardini_. Di tredici anni si rese a Mantova, ove _Pichl_

presentogli per saggio un concerto da lui composto, ch'egli eseguì

perfettamente a primo colpo d'occhio. Dopo aver viaggiato per quasi

tutta l'Italia, il figlio del gran-duca di Parma lo portò seco in

Ispagna, e verso l'anno 1804 fu dal re scelto come primo violino della

corte. Nelle turbolenze politiche di Madrid passò in Portogallo, dove

forse attualmente si trova. Egli ha scritto alcune sonate di violino.

VAGUE (M.), di Marsiglia, pubblicò in Parigi nel 1733, _l'Art

d'apprendre la musique, exposé d'une manière nouvelle et intelligible,

par une suite de leçons, qui se servent successivement de préparation_.

Gli elogj prodigamente accordati a quest'opera sin dalla sua

pubblicazione, e più ancora l'onore di una seconda edizione, sono una

prova del suo merito. Le dissertazioni, che vanno alla fine, meritano di

esser lette.

VALBURGA (M. Antonietta) di Baviera, figlia dell'imperatore Carlo VI,

elettrice vedova di Sassonia, morta a Dresda nel 1782, coltivò il suo

spirito collo studio delle scienze, e delle arti di gusto, e senza

mancar punto a' doveri d'una savia sovrana giunse così perfettamente a

possederle, che i più abili professori riguardaronla come un prodigio

del sesso. Alle profonde cognizioni in musica, univa somma abilità sul

cembalo, ed una grande espressione nel canto. Possedeva sì bene

l'italiano sino al segno di comporre degli eccellenti drammi in questa

lingua, che ella medesima metteva in note. Tali sono _il Trionfo della

fedeltà_, _Talestri regina delle Amazoni_, e l'oratorio _la Conversione

di S. Agostino_, cui fè porre in musica dal Sassone. Il cel. abbate

Eximeno nel dedicarle la sua Opera della Musica dice “che se il gran

Metastasio ha avuto l'immortal gloria di stimolare co' suoi drammi il

genio de' professori di musica; ella però non ha sofferto che altro

genio esprimesse colla musica i nobili sentimenti de' suoi drammi.”

Essendo venuta in Roma, fecesi ammirare pe' suoi sublimi talenti nella

poesia e nella musica, e l'accademia degli Arcadi recossi a gloria di

annoverarla tra' suoi membri, dove essa ebbe il nome di _Ermelinda

Talea_. Il dottor Burney sommamente la loda, per avere avuta occasione

nel 1772 di sentirla in Roma cantare un'intera scena, accompagnandosi al

cembalo, del suo dramma il _Trionfo_. Puossi anche vedere un'intera aria

della sua _Talestri_, che il surriferito _Eximeno_ ha fatto imprimere

alla fine del suo libro: lo stile ne è espressivo, grazioso, e pare

recentemente scritta. Porpora era stato il suo maestro sì per la

pratica, che per la composizione, ed essa aveva conservate nel suo

canto, e nelle sue produzioni la maniera grande, nobile e semplice

insieme di questo celebre maestro.

VALGULIO (Carlo), nato a Brescia da una antica e distinta famiglia, fu

uno de' più dotti uomini del sedicesimo secolo. Egli era secretario del

card. Cesare Borgia, e possedeva a fondo la lingua greca e latina. Nel

1507 pubblicò in Brescia la sua _traduzione latina del dialogo di

Plutarco sulla musica_ in 4º con sue dottissime annotazioni, a cui fa

precedere un _Discorso sull'antica musica_ per render più facile

l'intelligenza del suo autore. Spiega in esso i diversi termini della

musica usati da Plutarco; prende a difendere l'antico musico Aristosseno

contro le ingiuste accuse de' suoi avversarj, e deplora la totale

perdita di una musica così perfetta qual si era quella degli antichi;

perdita non per tanto, che secondo lui non è irreparabile, poichè

quest'arte può essere ristabilita per li medesimi mezzi, che la

portarono anticamente ad un sì alto grado di perfezione. Nè altra

cagione del cattivo stato della medesima crede potersi assegnare, se non

la trascuranza de' suoi professori nel non voler consultare le opere

degli antichi, ove troverebbero di che migliorare un'arte così utile.

Valgulio, dice M. Burette, merita della stima, e dell'attenzione per

avere avuto il coraggio di spianare il primo un pezzo cotanto difficile

a ben capirsi, qual si è questo dialogo di Plutarco sulla musica, e di

tradurlo in un latino puro abbastanza, perchè Enrico Stefano lo

adottasse nella sua edizione (_Histoir. littéraire du Dial. sur la

musique_). Tuttavolta fa maraviglia come la versione di Valgulio sia

sfuggita all'esatto Fabricio. Gaffurio, altro letterato musico di quel

secolo, fa onorevol menzione del Valgulio in un suo Trattato italiano, e

lo chiama _homo doctissimo, et experto in tutte le discipline_.

VALLA (Giorgio) da Piacenza, letterato di grido sulla fine del

quindicesimo secolo, e i principj del seguente, nel 1501 pubblicò in

Venezia, _de Musicâ_ libri V. Diè ancora una versione latina

dell'_Introduzione armonica_ del greco Euclide, cui egli attribuisce a

Cleonide (benchè non sia nè dell'uno, nè dell'altro, come lo abbiamo

avvertito all'artic. _Euclide_ t. 2 p. 124), pubblicata insieme con

l'_Architettura_ di Vitruvio a Venezia l'anno 1497, in fol.

VALLE (Pietro della), cavaliere romano, che secondo Kircher, era gran

musico e precettore di musica, nacque in Roma a' 2 di aprile del 1586.

Si ha di lui una dissertazione _de musicâ ætatis suæ_, che si trova

inserita nel secondo tomo delle opere di Doni, Firenze 1763.

VALLE (Guglielmo della), frate conventuale, che ne' suoi scritti mostra

aver del gusto per le belle arti, è autore delle _Memorie storiche per

la vita del Pad. Martini cel. maestro di cappella_, Napoli 1785 in 8º;

in esse dà egli un estratto delle di lui opere musicali, e specialmente

della sua storia pubblicata in tre volumi, ma rimasta imperfetta per la

morte del suo autore. Il P. della Valle dà eziandio l'estratto del 4º

tomo, che sui manoscritti del Martini continuar dovevasi dal Pad.

Stanislao Mattei: la musica degli Etruschi, de' Romani e de' bassi

secoli ne è il soggetto. Fa quindi le difese del Martini e della scuola

musicale italiana contro gli attacchi del frivolo autore di un libercolo

francese intitolato: _Brigandage de la musique italienne_, e rapporta

alla fine le lettere dell'avvocato Mattei, dell'ab. Eximeno, del P.

Martini ed alcune sue ancora sulla questione: _Se i greci ebbero

cognizione dell'armonia simultanea o contrappunto._ Diverse altre

lettere del Martini, e di alcuni celebri letterati al medesimo egli

riferisce molto interessanti alla letteratura della musica. Il P. della

Valle pubblicò anche il di lui elogio, che letto aveva nell'accademia di

Roma nel 1784 e che si trova nel tomo 57 del _Giornale de' letterati_.

VALLO (Domenico), napoletano, diè alle stampe un _Compendio elementare

di Musica specolativo-pratica_, in 8º, Napoli 1804. L'autore dice che

“obbligato dalle circostanze di apostatare dal foro, e di dare un addio

ai libri della dotta legge, la necessità ridestò in lui quei musicali

talenti, la di cui acquisizione, abbenchè estranea allo scopo che

mirava, pure adolescente la riguardò come mezzo salutare a poter

suffogare talvolta nel camin della vita il molesto senso delle edaci

cure; che metamorfosato in tal guisa da uom legale in musico, giunto in

paese straniero meritò il compatimento de' particolari del luogo, e la

benemerenza degli allievi a lui affidati per essere istituiti nell'aurea

scienza musicale. Dopo aver così consumato un intero lustro, essendosi

avvisato della mancanza di un breve metodo di musicali rudimenti,

vennegli in pensiero di compilare il presente, che ora offre al

pubblico.” _In esso lungi dall'occuparmi_, egli dice, _de' rapporti

chimerici tra la musica e le altre scienze, e lungi dal prescrutare il

principio fisico della risonanza de' corpi sonori, ed il principio

metafisico del sentimento dell'armonia, è solo mio disegno di fornire a'

principianti in iscorcio le sommarie cognizioni di teoria sufficienti a

rischiarar la pratica de' principj._ Pare in verità che questo compendio

sia assai ben fatto, e possa riuscir di profitto non che agli scolari,

ma ai maestri eziandio; mancando essi d'ordinario di un buon metodo

elementare. Gli uni e gli altri vi troveranno chiarezza e precision

nelle idee, una scelta erudizione, e de' principj atti a formare un

musico di buon gusto.

VALLOTTI (Franc. Antonio), nato a Vercelli nel 1697, fece i suoi primi

studj nel Seminario di quella città, ed applicatosi con ispezialità alla

musica sotto il cel. Brisson, fece in quest'arte de' molto rapidi

progressi. La poco fortuna de' suoi parenti l'obbligò a prender l'abito

di minore conventuale; dopo il noviziato, ritornò in Piemonte, studiò la

teologia e la filosofia, e lasciò ben tosto le lettere per la musica.

Egli fu dapprima organista del suo gran convento di Padova, e poco

appresso ne divenne maestro di cappella. La sua maniera sembrò tutta

nuova: fornito di un sentimento delicato, e di un'anima, per così dire,

tutta armonica, fu del paro applaudito da' suoi compatriotti e dagli

esteri. Dopo il 1750 veniva riguardato come uno de' migliori teorici, e

de più bravi compositori per chiesa. Il dottor _Burney_ rapporta di aver

veduto presso di lui nel 1770 in Padova, oltre ad una preziosa

biblioteca, due grandi armadii pieni di partiture delle sue

composizioni, tra le quali eravi la Messa di _Requiem_ per le esequie di

Tartini (_Travels, etc._). Nel 1779, diè egli alla luce in Padova la

prima parte della _Scienza teorica e pratica della moderna musica_, in

4º. Questo primo libro è puramente teorico: altri tre ne prometteva

l'autore, che son rimasti inediti. Il _secondo_ dovea contenere _gli

elementi pratici della musica_; il _terzo i principj del contrappunto_,

e 'l _quarto le regole dell'accompagnamento_. Egli morì a 16 gennaro del

1780, l' ab. Fanzago pronunziò il suo elogio. Il cel. P. Martini fu

incaricato dai Padri di Padova a cooperarsi alla pubblicazione del resto

di quell'opera del Vallotti, ed essendogli stati perciò rimessi i

manoscritti, così loro scriveva: _Non posso esprimere con quanto piacere

abbia dato una scorsa a tali scritti, dai quali rilevasi il profondo

sapere del P. Vallotti, e il danno che ne verrebbe al pubblico se non si

proseguisse a stampare quanto manca al compimento di tutta l'opera._ Non

sappiamo però per qual ragione sia svanita l'esecuzione di un sì util

progetto. Anche il Burney grandemente bramava che se ne facesse parte al

pubblico per la maniera chiara ed intelligibile, con la quale era

scritta. Nell'Effemeridi letterarie di Roma del 1780, uscì quindi una

mordace critica al primo tomo del Vallotti, che recò molto disgusto al

Martini. _Sono stato tentato_, dice egli in una lettera, _per la stima e

l'onore del defunto a rispondervi; ma il mio naturale abborrisce troppo

la guerra. Codesto P. Barca amicissimo del Vallotti, e che è informato

del profondo suo sapere potrebbe confutare i Signori Effemeridisti, per

far noto al mondo, che se fosse vivo il cel. Vallotti, forse non si

sarebbero azzardati a tanto, perchè loro avrebbe risposto per le rime._

La migliore apologia però sarebbe stata al certo la pubblicazion delle

sue opere, il che, per disavventura dell'arte non si è sinora avverato.

VALMALETE (Louis de), dilettante assai distinto sul violino, nato a

Rieux circa 1768, fece i suoi primi studj musicali sotto M. Fonces, e a'

quindici anni di sua età cantava qualunque musica a batter d'occhio.

Ebbe le prime lezioni di violino da Turlet, primo violinista del teatro

di Tolosa, a cui davasi il nome di _Tartini della Provenza_: nel 1787

venne a Parigi, e prese lezioni da Gaviniès. M. de Liron iniziavalo ne'

misteri della composizione, finchè venne a morire nel 1806. M. Valmalete

è oggidì uno de' primi dilettanti della Francia: egli suona da primo

violino con altrettanto di esattezza che d'intendimento nelle

composizioni di Tartini, di Haydn, e di Boccherini: accompagna molto

bene al piano-forte, ed ha fatto sinora imprimere a Parigi tre romanzi,

di cui ha composto i versi e la musica. Nel 1805, pubblicò inoltre le

_Due odi sull'armonia_ di Dryden, e di Pope, ch'egli ha tradotto da

poeta e da musico.

VANDERMONDE (M.), nato in Parigi nel 1735, e quivi morto nel primo di

gennaro 1796, era gran geometra e fisico, e non per tanto falso spirito.

Nel 1780 espose in una sessione pubblica dell'accademia delle scienze,

di cui era membro, un nuovo sistema di armonia. Egli riferisce le

maniere di procedere adottate sino a lui a due regole principali, una

sulla successione degli accordi, l'altra sulla disposizione delle parti;

queste due leggi generali, secondo lui, dipendono da una legge più

sublime, che regolar deve tutta l'armonia. L'autore temendo che si

potesse trar profitto dalla sua scoverta, inviluppò il suo sistema di

tanta oscurità, che finì col non comprendervi niente egli stesso.

VANHAL (Giovanni), boemo, dimorante in Vienna, ove viveva da semplice

particolare del prodotto della vendita di sue composizioni, che sono

state impresse per la più parte a Amsterdam, a Berlino, e a Parigi.

Queste consistono in sonate di cembalo, in divertimenti e rondò con

variazioni, in sinfonie, in concerti, ed anche in musica vocale, e tutte

stimatissime. Le sue prime sinfonie comparvero nel pubblico nel 1767, e

furono generalmente ricercate. Vi si ammirava la vivacità

dell'espressione, e la leggiadria del canto. Si pretendeva a quest'epoca

ch'egli fosse soggetto ad attacchi di follia: Burney, che il vide in

Vienna nel 1772, par che confermi tal voce, nel dire che lo trovò

guarito di siffatta malattia. Vanhal migliorò notabilmente la sua

fortuna con un vantaggioso matrimonio; e sarebbe divenuto ricchissimo,

se non portava tanto avanti la prodigalità verso i suoi confratelli. Gli

è assai volte accaduto di torsi l'abito dalla persona per vestirne un

musico bisognoso.

VAN-SWIETEN (il Barone di), prefetto dell'imperiale biblioteca di

Vienna, e presidente della commissione d'istruzione pubblica, uomo

dottissimo anche nella musica, e compositore non privo di merito, morto

a Vienna nel 1806, è inoltre autore d'una dissertazione _De musicæ in

medicinam influxu atque utilitate_, Leida 1773. A lui dobbiamo la divina

musica dell'Haydn, _della creazione, e delle quattro stagioni_: eccone

il come. Osservato aveva il Barone, che sebbene la musica non abbia un

linguaggio, pure come sa esprimere a maraviglia gli affetti, così può

colorire e dipingere le immagini, mercè la imitazione degli effetti

analoghi: aveva pure osservato che sebbene quà e là s'incontrino nelle

produzioni dei valenti maestri, dei cenni di questa imitazione, nulla di

meno un tal campo restava pressocchè tutto a scorrere, e l'additò al suo

amico Haydn, l'impresa da tentarsi fu dapprima un oratorio tutto di

genere descrittivo. Haydn accettò l'invito, e ne nacque questo capo

d'opera: il barone tradusse in tedesco il testo inglese del cel. Milton

dell'oratorio intitolato la _Creazione del mondo_, e vi aggiunse cori,

arie, duetti, ed altri pezzi concertati, onde pompeggiar potesse il

talento del maestro. Nel 1795 l'Haydn vi pose la prima mano: non meno di

2 anni vi sudò sopra, ma fece un lavoro di secoli. Due anni dopo, cioè

nel 1800, animato dal successo, e più ancora stimolatovi dall'amico

Barone, compose le _quattro stagioni_. Il poema è una imitazione di

quello di _Thompson_, ridotto a cantata da Van-Swieten: in quanto alla

musica, è opera tale da assicurare il primato nel genere descrittivo al

suo autore, quand'anche non avesse composta la creazione. Può leggersi

la dotta analisi, che fa della musica dell'Haydn su questi due poemi del

Van-Swieten, il non mai abbastanza lodato _Carpani_ nelle lettere 10 e

12. Dice egli inoltre, che se il Barone non moriva, avressimo un terzo

oratorio dell'Haydn de' _quattro novissimi_. Tanta era l'autorità, egli

soggiunge, che il detto Barone aveva preso sopra il buon vecchio, che

d'altronde non poco doveva ai di lui lumi, ed alla di lui amicizia.

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 4 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 7 / 17 段