TERPANDRO, nativo di Lesbo, poeta musico, guadagnò più d'una volta il

premio d'onore nei giuochi pubblici della Grecia (_V. Euclid. Introd.

music._): maggior onore recarongli però le sue scoperte. Da lui fu

aggiunto un quarto tetracordo nella cetra, chiamandolo _diezeugmenon_,

che prima tre soli ne avea, due congiunti ed uno disgiunto. Narra

Plutarco, che per tal novità fu chiamato a Lacedemone, dove egli

dimorava, in giudizio dagli Efori. Terpandro, armato della sua lira,

comparve dinnanzi al popolo, e disse primieramente in sua difesa, che la

musica non fu solo inventata per istruire, ma eziandio per dilettare,

che non consistendo il criterio de' piaceri nel senso o

nell'immaginazione di un sol uomo, ma della moltitudine, a questa egli

appellavasi; e mettendo mano alla lira fece delle sonate così nuove e

piacevoli, che fu assoluto dal popolo, e da' giudici; ed applaudita la

novità da lui introdotta nella lira. Compose egli altresì per differenti

strumenti alcune arie, che serviron poi di modello: fissò con note il

canto, che dar si doveva alle poesie d'Omero: introdusse nuovi ritmi

nella poesia, e coll'adattarvi l'azione diede spirito agli inni ne'

musicali conflitti (_Polluc. lib. 4, Plutar. de mus._) In Lacedemone era

chiamato per eccellenza il _cantore di Lesbo_ e gli altri Greci

conservaron per lui la stima profonda con cui eran usi onorare i

talenti, che contribuivano ai loro piaceri. Terpandro fiorì sette secoli

innanzi G. C.

TERRADEGLIAS (Domenico) nacque a Barcellona sui principj dello scorso

sec. e venne in Napoli a studiar la musica sotto il cel. Durante nel

Conservatorio di Sant'Onofrio. Mercè i suoi talenti e l'assiduità allo

studio pervenne al rango di uno de' migliori compositori del sec. 18,

principalmente pel teatro. Nel suo stile, egli più che altri si avvicina

a quello di Majo e del Sassone, ma vi unisce più fuoco e più brio.

All'epoca della sua maggiore celebrità, circa 1746, i cantanti

amaramente lagnavansi delle difficoltà delle sue opere, il che certo non

avverrebbe oggigiorno. _Rousseau_ nella sua lettera sulla musica

francese rapporta che Terradeglias parlandogli una volta di alcuni

Mottetti da lui composti, dove aveva messo de' cori con gran maestria

faticati arrossiva di averne fatti così belli scusandosi sulla sua

giovinezza, _altre volte_, egli diceva, _io amava a far del fracasso,

cerco adesso di far della musica_. Nel Dizionario di musica dice che il

Genio guidò questo compositore, nel santuario del buon gusto, e

dell'espressione. Un giorno Terradeglias trovandosi in Francia, venne al

teatro ove si eseguiva la musica di una grand'opera francese. Al sentir

le grida e gli urli, che allora ne formavano l'essenza, e vedendo gli

applausi con i quali accoglievansi quelle svenevolezze, _i francesi_,

sclamò egli, _hanno le orecchie di corno_. Terradeglias si stabilì

finalmente in Roma come maestro di cappella di S. Giacomo de' Spagnuoli,

e morì quivi nel 1751.

TERZA (Giuseppe) nel 1805 pubblicò in Napoli, _Nuovo sistema del suono_,

in 8º, con un rame di esempj. Egli è una specie di Prospetto di un'opera

più lunga, che l'autore si propone di pubblicare sull'arte del maestro

di musica. Prima d'ogn'altra cosa vi esamina egli le idee di Aristotile,

di Descartes, di Newton e d'altri sull'origine del suono, e sviluppa a

questo proposito delle estese conoscenze, che prevengono in favore

dell'opera ch'egli annunzia.

TESI (Vittoria), nata in Firenze, fu una delle prime cantatrici

dell'Italia nel secolo 18. Francesco Redi maestro di cappella fiorentino

le diè le prime lezioni di canto. Ella portossi quindi a Bologna, e vi

proseguì i suoi studj sotto la direzion di Campeggi, e frequentò insieme

la celebre scuola del Bernacchi; applicandosi con zelo allo studio

dell'arte di cantare, il suo gusto naturale la portò sulle scene. Nel

1719 cantò sul teatro di Dresda, e nel 1725 su quello di Napoli: nel

1749 cantò la parte di Didone, dramma del Metastasio messo in musica dal

gran Jommelli, nel teatro di Vienna; e tutto che la Tesi sorpassasse

allora i cinquant'anni di sua età, piacque più che prima la sua

esecuzione. Lo stesso Metastasio scrivendo quell'anno alla principessa

di Belmonte, _andò in iscena la mia Didone_, egli dice, _ornata di una

musica che giustamente ha sorpresa, ed incantata la corte. La Tesi è

ringiovanita di venti anni._ Essa stabilitasi in Vienna lasciò il

teatro, ed impiegò i suoi ultimi anni nel formare delle giovani

cantanti, ed attrici, tra le quali si distinsero la _Teuber_, e la _de

Amicis_. Burney ne' suoi _Viaggi_ t. 2 p. 236 racconta, che in Vienna

ella ricusò generosamente la mano di un conte, per riguardo alla sua

famiglia, e sposò un giovane di bassa lega. Il re di Danimarca onorolla

nel 1769, della croce dell'ordine della fedeltà e della costanza. Morì

ella a Vienna in età di più di 80 anni verso il 1775. Aveva la voce

molto estesa, e cantava con uguale facilità sì nell'alto, che nel basso:

il genere serio e 'l grazioso le eran familiari ugualmente.

TESSARINI (Carlo) da Rimini, godè in Italia di gran rinomanza come

compositore, e come violinista, fu per molti anni maestro di concerto e

primo violino della cattedrale di Urbino: nel 1762 portossi a Amsterdam,

dove la sua musica strumentale ebbe un grandissimo incontro per il gusto

moderno, con cui era scritta, e molta ve ne ha quivi impressa, come

anche ad Urbino e in Parigi. Pubblicò altresì in Amsterdam: _Nuovo

metodo di apprender per teorica, in un mese di tempo, a suonar di

violino, diviso in tre classi, con lezioni a 2 violini_, 1762.

TESTORI (Carlo Giovanni), maestro di musica e professore di violino in

Vercelli, è autore di un'opera quivi pubblicata col titolo: _La Musica

ragionata, espressa famigliarmente in dodici passeggiate a dialogo_, in

4º, 1767, con 22 carte di rami. L'autore dice, che avendo avuto due

maestri di composizione, non ebbe dall'un di essi che sei lezioni,

dall'altro nove, e tutti e due _si fa così si dee far così_, e o le loro

ragioni, egli soggiunge, non furono abbastanza per me, od io non bastava

per loro, e così lasciando la cosa a suo luogo, non ne feci altra. Si

mise egli a leggere varj libri, che trattavan di musica, massime per

comporre, e benchè il titolo promettesse assai inoltrandosi nel leggerli

vi trovò un numero infinito di regole senza vedere un principio d'onde

derivassero. Leggendo attentamente queste regole trovonne molte tra di

loro contradicenti. Formossi egli dunque da se stesso un metodo, dedotto

da alcuni principj, che ben meditando sull'arte dispose gradatamente in

buon ordine, e procurossi così il vantaggio di capire il buono, e

scartare il cattivo negli scritti altrui. Incontratosi poi nel _Trattato

dell'Armonia di M. Rameau_, dice egli di averlo non solo inteso bene

dalla prima lettura, ma di averne eziandio capito lo spirito, per avere

egli già battuta la medesima strada. Chechè sia di ciò, l'A. nella sua

opera ha saputo farne buon uso, non adottando del Rameau che alcuni

buoni principj di pratica: non ha saviamente fatto uso di calcoli

aritmetici, che non son punto necessarj al fine ch'egli si propone; ed

ha solo sparso il suo libro di esempj chiari, e di semplici

dimostrazioni affine di formare in brieve tempo, e senza molta fatica

de' ragionevoli compositori di musica. Quel che reca alcun fastidio ai

suoi leggitori si è la prolissità e la bassezza del suo stile, onde

dommi a credere che questa sia stata la ragione del poco spaccio del suo

libro. Nell'avvertimento al lettore egli prometteva di dar fuori pure un

altro _Trattato della misura, e dello scrivere sotto le parole

coll'adattamento al senso di esse_. Non sappiamo però ch'egli ciò avesse

messo in effetto.

TEVO (Zaccaria), francescano di Venezia e professore di musica, pubblicò

quivi nel 1706 un'eccellente opera intitolata: _Musico testore_, in 4º,

ove trovansi molte profonde riflessioni sulla teoria, e sulla pratica

della musica. Chiama egli _testore_ il musico che vuol formare _a

texendo_, perchè insegna la maniera di _tesser_ un pezzo di musica di

qualunque genere egli sia. Egli sostiene il sentimento di coloro, che

non niegano agli antichi la cognizione del contrappunto, o dell'armonia

simultanea, sentimento il più abbracciato oggigiorno. L'opera di Tevo è

stata lodata da' più dotti scrittori di musica, particolarmente

italiani, e francesi.

THIEMÉ (Federico) musico tedesco, che ha passato in Francia la più gran

parte di sua vita, e dove si sono impresse molte sue composizioni

musicali. Egli pubblicò in oltre nel 1801 a Parigi, _Nouvelle théorie du

mouvement des airs, contenant le projet d'un nouveau chronomètre_.

Quest'opera non sorpassa la mediocrità.

TIEDEMANN professore di lingue dotte a Cassel, nel 1779 scrisse delle

_Osservazioni sulla Musica di Pitagora_, che Forkel ha inserite nel t. 3

della sua biblioteca di musica.

TIGRINI (Orazio), canonico di Arezzo, pubblicò in Venezia nel 1588

_Compendio della musica, nel quale si tratta dell'arte del contrappunto,

diviso in 4 Libri_ in 4º. La seconda edizione è del 1602.

TIMOTEO, poeta musico di Mileto, fornito di un singolar talento dalla

natura venne a darne in Atene i suoi primi saggi: ma sonato avendo

dinanzi al popolo, gli Ateniesi lo fischiarono. Scoraggiato da questo

primo incontro, pensava di rinunziare alla musica per la quale credeva

già di non avere disposizione alcuna, quando Euripide, più perspicace

della moltitudine talmente lo consolò e fecegli animo, che obbliar gli

fece la sua disgrazia. Egli diessi di poi interamente a coltivar la sua

arte, e giunse col suo genio a fare una rivoluzione nella musica de'

Greci. Ad imitazion di Terpandro aggiunse quattro nuove corde alla lira,

e trasse dal nuovo istromento un'armonia sì penetrante, sì dolce, che il

Senato di Sparta, riguardando siffatta innovazione come pericolosa a'

costumi condannò con un rigoroso decreto conservatoci da _Boezio_ i

nuovi progressi dell'arte, e l'artista insieme. (_V. l'artic._ Cleaver,

_nel 2º tom._). Si pensava già al riferir di _Ateneo_, di tagliar quelle

nuove corde secondo il decreto, quando si accorse Timoteo di una statua

di Apollo, la di cui lira aveva l'ugual numero di corde della sua:

mostrolla ai giudici, ed ei fu assoluto. Proseguì a perfezionare allora

l'antica musica, e vien riguardato qual inventore del genere cromatico,

e di un canto più scientifico e più variato. La sua riputazione tirò

alla sua scuola un'infinità di scolari. Egli esiggeva doppia paga da

quegli, che venivano per imparar da lui a suonar di flauto, o la lira,

dopo avere avuto un altro maestro: e davane per ragione, che un abil

maestro, succedendo a de' precettori semidotti, ha doppiamente ad

affaticarsi, con fare obbliare al discepolo quel che aveva appreso male,

e con nuovamente istruirlo. Egli morì in età di 90 anni cinque secoli

innanzi G. C. Si sa la bella ode di _Dryden_, nella quale il poeta

celebra con entusiasmo i sublimi talenti di Timoteo, e M. _Delille_ nel

suo poema de _l'Imagination chant V_, se non che ambidue lo han confuso

con un altro Timoteo posteriore a costui.

TIMOTEO di Tebe, cel. musico e suonatore di flauto nella corte del

grande Alessandro, fiorì alcun tempo dopo del precedente. Chiamato alle

nozze di Alessandro con Rossane, Timoteo ne fece l'apertura

accompagnando con la tibia un inno ad Apollo (_V. Plutarc. de nupt.

Alex._), e talmente fecesi ammirare da quel conquistatore, che volle

presso di se ritenerlo per sempre. Egli aveva il talento di eccitare, o

di calmare in questo principe il suo umore guerriero. Se gli

attribuiscono dei _libri sulla musica_, che non sono giunti sino a noi.

TINCTOR, o TEINCTURIER (Giovanni), di Nivelles nel Brabante, fu dapprima

cappellano e musico del re di Sicilia, come nelle sue opere si chiama

egli stesso, e quindi nella sua patria canonico e dottore in dritto. Fu

egli che fondò in Napoli, mentre era in corte del re Ferdinando, insieme

con Gaffurio e Garnerio, quella cel. scuola di musica, che fu in quel

tempo sommamente utile ai progressi dell'arte in Italia. A quest'oggetto

egli scrisse più opere sulla teoria e la pratica della musica in latino

idioma, assai puro per quel secolo: a lui si deve il primo _Dizionario

di musica_ col titolo di _Terminorum musicæ definitorium_, e quest'opera

è altresì il primo trattato dell'arte, che siasi onorato colle stampe di

Napoli, e da lui dedicato a Beatrice di Aragona figlia di Ferdinando

verso il 1478. Forkel l'ha fatto ristampare nella sua _Letteratura

generale della musica_ a Lipsia 1792. Questo dizionario, dove sono

spiegati i termini dell'arte in uso ne' secoli di mezzo, è di un'estrema

importanza per la sua storia: pare che i più accurati bibliografi in

musica, come Sammler, Doni, Zarlino, Bottrigari non ne abbiano avuto

notizia: e sino al P. Martini, Burney e Forkel se n'era quasi del tutto

perduta la memoria. Le altre opere di questo dotto autore del secolo 15

sono rimaste manoscritte.

TISSOT (Samuele-Augusto), cel. dottore in medicina, in molte delle sue

opere parla degli effetti della musica sul corpo dell'uomo, e divide la

musica medicinale in _incitativa_, e _calmante_. (_V. Lichtenthal p. 57,

e 79_). Merita altresì che si legga un suo piccol libro intitolato:

_Essai sur la mue de la voix_.

TITON DU TILLET (Evrard), morto in Parigi nel 1762. Egli conservò sino

alla fine de' suoi giorni un vivo gusto per le belle lettere: nel suo

_Parnasse français_, Paris 1732 in fol. si trovano molte osservazioni

sulla poesia e sulla musica, e le notizie necrologiche de' musici

francesi. I supplementi ch'egli pubblicò in un altro volume in fol.

giungono sino al 1760, e contengono la storia de' musici in

quest'intervallo defunti. Il suo stile è negletto, e monotono.

TODERINI (l'ab. Giambattista), precettore dei figlio dell'ambasciadore

di Venezia a Costantinopoli, ove dimorò per sei anni, è autore di

un'opera in 3 vol. intitolata: _Letteratura turchesca_, Venezia 1787.

Nel primo tomo egli tratta _della Musica de' Turchi_, e mostra esser

falso contro l'asserzione di Dunbar, e Niebuhr inglesi che i turchi di

distinzione disdegnino di apprender la musica: essi evitano soltanto di

farsi sentire in pubblico. I turchi, egli dice, hanno preso dai Persiani

la loro musica; il Sultano mantiene un numeroso coro di musici, i quali

fanno sentirsi in occasione di solennità. Al serraglio vi ha una musica

da camera, che il Sultano fa eseguire più volte per settimana: vi fa

alle volte introdurre eziandio i più distinti musici della città Greci,

Armeni, Giudei o Turchi. Toderini dà alla fine di questo volume un

saggio della musica turchesca. La sua opera è stata tradotta in tedesco

dal professore _Hausleutner_ a Stuttgard, ed in francese dall'ab. _de

Cournand_ a Parigi.

TOEPFER (Carlo), precettore nel ginnasio d'Eisenach, è autore di

un'opera in tedesco che ha per titolo: _Elementi per imparare la musica,

e principalmente il cembalo, con una introduzione critica_, Breslavia

1773 in 4º.

TOLEMAIDE di Cirene, donna seguace della filosofia di Pitagora, secondo

l'uso di questa scuola coltivò anche la musica. Porfirio ne' Comenti

sugli armonici di Tolomeo, cita alcuni di lei scritti sulla musica (_V.

Fabric. Bibl. Gr. t. 2_).

TOLOMEO (Claudio), cel. matematico di Alessandria nell'Egitto fiorì

verso l'anno 130 dell'era cristiana. Egli coltivò la musica, che presso

gli antichi sappiamo aver fatta parte delle mattematiche, e de' studj

de' filosofi. Abbiamo di lui _Tre libri degli Armonici_, sopra i quali

vi fece Porfirio de' lunghi Comenti. Il D. Wallis li ha tradotti in

latino, e col testo greco promesso dal Meibomio pubblicolli a Oxford,

dapprima in 4º, nel 1682, e quindi nel 1699 in fol. con una sua

appendice: _De veterum Harmonica ad hodiernam comparata._ Il dottissimo

ab. Requeno dopo un profondo esame della dottrina di Tolomeo e de' suoi

Comentatori, “I moderni credono, egli dice, che la musica debba più a

Tolomeo che a nessun altro de' Greci; ma dall'esame de' greci armonici,

e da' miei sperimenti sul greco sistema si conchiude, che nessun altro

rovinò tanto l'antico sistema, nè autorizzò col calcolo armonico tanti

errori su gli intervalli consoni, quanto Tolomeo. Egli era uomo molto

erudito ed accreditato nel calcolo, ed un grande ingegno. Il suo

eccellente ingegno lo avrebbe condotto a fare delle dimostrazioni

verissime intorno agli intervalli delle sei consonanze, se il fondamento

della misura del tuono, con cui le computò, fosse stato vero, anch'esso:

ma le fece falsissime per l'insussistenza del principio, da cui fu

guidato. Il credito non di manco del suo sapere autorizzò questi computi

a tal segno, che Boezio suo seguace giunse fino a sistemare i suoi

errori, e a dimostrarli col metodo geometrico in diversi teoremi. Il

dotto Zarlino gli copiò e li difese, e Rousseau li trascrisse dal

Zarlino: _I commentarj di Porfirio_ sono degni dell'autore dell'Isagoge

de' cinque predicabili, celebrati tanto da' nostri scolastici.

_Porfirio_ muove disputa contro Tolomeo per avere definito il suono per

quantità, essendo, dice egli, una qualità. Lo riprende inoltre per aver

egli confuso il suono con la voce; e fuori di qualche erudizione, che

allora poco si valutava, e adesso si stima molto, Porfirio ed i suoi

commentarj su Tolomeo sono poco pregevoli.” (_Saggi ec. t. 1_). Veggasi

ancora la confutazione della dottrina di Tolomeo che ne ha fatta questo

dotto critico nel t. 2 de' suoi _Saggi pratici, part. 2, c. 3_. Nelle

_Memorie_ di Gruber _per la letteratura della musica_ trovansi eziandio

delle ricerche critiche molto interessanti sui libri armonici di

Tolomeo. “In molti punti, dice l'ab. Andres, Tolomeo si rende

inintelligibile, e passa in altri da' ragionamenti e dimostrazioni in

sogni e delirj” (_Dell'Acustica c. 8_). Reca quindi meraviglia come

l'inglese Burney lo chiami il più dotto, più preciso, e più filosofico

scrittore in questa materia (_History of music_ c. V).

TOMEONI (Florido), nato in Lucca, ma stabilito attualmente in Parigi da

più di venti anni, come compositore e professore di musica, nel 1799

pubblicò quivi: _Teoria della musica vocale con osservazioni sulla

pronunzia delle due lingue italiana e francese_, in 8º. Quest'opera

contiene delle giudiziose riflessioni sulle due scuole di musica

dell'Italia, e della Francia; vi si veggono le ragioni della superiorità

degli Italiani nell'arte musicale, ed i mezzi di giungere alla

perfezione, che eglino hanno acquistata nell'esecuzione.

TONELLI (Antonio), nato a Carpi nello stato di Modena, studiò in Bologna

la musica, ove fecesi un nome celebre pe' suoi talenti. Nominato

all'impiego di maestro di canto nel collegio di Parma, ottenne per la

sua virtù la protezione del duca. Dopo un soggiorno di 15 anni in quella

città, per la stranezza del suo pensare, partì subitamente senza danaro,

senz'equipaggio, con un solo abito nero, e 'l suo violino, che

eccellentemente sonava: portossi in Danimarca, e vi restò per tre anni.

Nel 1720 tornò in Italia come ne era sortito, sfornito di tutto, e

ricusò lungo tempo i beneficj de' principi, che offrivangli a gara

ottimi stabilimenti, ma egli non volle fissarsi mai in verun luogo. Non

fu che nel 1760, che si stabilì finalmente nella patria in qualità di

maestro di cappella della cattedrale di Carpi, ove morì li 26 dicembre

del 1765, dopo aver dichiarati suoi eredi i poveri incurabili di Faenza.

Egli lasciò manoscritto un _Trattato della musica_. Coltivava altresì la

poesia, e si hanno di lui alcuni eccellenti pezzi satirici, sparsi in

diverse raccolte.

TOSCANELLO (Orazio), uno di quegli eruditi cinquecentisti italiani, che

tentarono di ristabilire l'antico genere enarmonico de' Greci, ma

ponendo per base le corde diatoniche, e cromatiche de' moderni, e

facendone lo sperimento sul nostro clavicembalo, presero moltissimi

abbagli. Orazio pubblicò la sua _Arte metrica_ in Venezia nel 1567. “Su

tali principj o su tali supposizioni lascio alla considerazione

degl'intelligenti armonici qual conto debba farsi delle loro dotte

dicerie, e de' loro tomi in foglio sopra il cromatico o enarmonico de'

Greci. Non sono però affatto indegni que' soggetti di stima, mentre,

cercando essi l'antica musica, avanzaronsi nella moderna, e rischiararon

con la loro pratica varie corde dubbiose della nostra armonia.” Questo

si è il savio giudizio che reca di tali opere il _Requeno t. 2, p. 125_.

TOSI (Pierfrancesco), socio dell'accademia filarmonica di Bologna, si

rese illustre sui principj dello scorso secolo per la sua eccellente

maniera di cantare, e come compositore e scrittore eziandio. Fu

applaudito ne' più gran teatri d'Italia, e d'oltramonti. Quanz il

conobbe a Londra nel 1724, benchè in un'età molto avanzata: ma stimato

ancora pel suo raro merito. Lasciò quindi il teatro, e consacrossi a

formar degli allievi nel canto. La sua opera pubblicata in Bologna, col

titolo di _Opinioni de' cantori antichi e moderni, o sieno Osservazioni

sopra il canto figurato_, 1723, è molto pregiata non solo in Italia, ma

altresì in Germania ed in Francia (_V. Enciclop. metod. art. Aria_).

Agricola nel 1757 la tradusse in tedesco, con aggiungervi delle

interessanti note.

TRAETTA (Tommaso), uno de' più celebri scolari di Durante, e de'

migliori compositori pel teatro nello scorso secolo, nacque a Napoli nel

1738. In età di anni 21, sortì dal conservatorio della Pietà, e due anni

dopo scrisse il _Farnace_ per il gran teatro di S. Carlo, di cui fu così

brillante il successo, che gli si fecero comporre altre sei opere di

seguito sì serie che buffe. In Roma scrisse l'_Ezio_: e tutti i gran

teatri dell'Italia facevano a gara per averlo. Dopo averli tutti

percorsi, si attaccò egli al servigio della corte di Parma: fu richiesto

in Vienna, e vi scrisse due grandi opere con cori e balli, l'_Ifigenìa_

e l'_Armida_. Il successo ne fu prodigioso. Dopo la morte dell'infante

D. Filippo, Traetta portossi in Venezia, ove se gli affidò il

conservatorio dell'_Ospidaletto_, ma non vi si trattenne lungo tempo.

Due anni dopo l'Imperatrice Caterina II lo chiamò a Pietroburgo per

succedere a Galuppi, e nei sette anni del suo soggiorno nella Russia vi

scrisse sette opere, e molte cantate. Dopo la prima rappresentazione

della sua _Didone_ dicesi che l'imperatrice mandogli in dono una scatola

d'oro col di lei ritratto, e dentro un biglietto scritto di sua mano, in

cui gli diceva, che _Didone morendo avevagli fatto quel legato_.

L'Inghilterra volle anche averlo, ma provò quel clima assai nocivo alla

sua salute, e dopo un anno tornò in Italia per guarirsi. Il male

tuttavia fu incurabile, ed egli venne a morire in Napoli nel 1779,

compiti appena i 40 anni dell'età sua. Traetta musico profondo e

melanconico, riesce soprattutto eccellente negli effetti pittoreschi, e

patetici dell'armonia. Le migliori sue opere passar possono per

altrettanti modelli di musicale poetica, e come esemplari di correzione

e di grazia. “Bisognerebbe, dice l'elegante Arteaga, aver approdato or

ora da qualche Isola boreale scoperta dal celebre viaggiatore Cook per

ignorar i talenti, e la scienza del sempre bello, e qualche volta

sublime Traetta.” (_Rivol. t. 2_). M. Ginguené rapporta il seguente

aneddoto, all'art. _crier_ dell'Enciclop. metodica. Nella Sofonisba di

Traetta, questa Regina framettendosi tra 'l suo sposo, e l'amante, _Ah!

barbari che fate?_ dice loro: _Se di sangue dissetarvi bramate — Ferite,

uccidetemi, ecco il mio seno_, e come eglino sono ostinati a partire per

battersi, ella esclama: _Dove andate? Ah! no._ A quell'_Ah!_ vien

interrotta la musica. Il compositore, vedendo che quì gli era d'uopo

esimersi dalla regola generale, e non sapendo come esprimere il grado

della voce, che dar doveva l'attrice, mise sulla nota _sol_, tra due

parentesi: (_Un urlo francese_). Traetta intendeva molto bene, che urlo

_francese_ era il più acuto grido che formar possa la voce dell'uomo.

TRASILLO, greco scrittore di musica, filosofo platonico, e matematico,

familiare dell'Imperatore Tiberio, vien citato con elogio come dotto

musico da Plutarco, da Nicomaco, da Teone di Smirna e da Porfirio; il

quale ne' suoi _Comenti sugli armonici di Tolomeo_ fa menzione di un suo

_Trattato dell'Eptacordo_. Svetonio rapporta, che Trasillo come

matematico fu in Roma molto onorato da Tiberio, sino a dargli alloggio

nel palazzo. (_Vit. Cæsar, in Tiberio n. 14_).

TREJER (Padre maestro), valoroso contrappuntista di Firenze e autore di

quel curiosissimo canone a quattro, intitolato il _Ponte di santa

Trinità di Firenze_. Sanno i Fiorentini, che su quel bellissimo ponte

accorrono li venditori d'ogni genere di frutta e di utensigli, e vi

fanno un chiasso del diavolo per tirare ciascuno a se stesso i

passeggieri. Questo frastuono di voci e caratteri diversi prese egli

facetamente ad imitare con tanta precisione, che a chi l'udiva sembrava

proprio di trovarsi in quel luogo, e vi sentiva per sino il romore delle

carrozze, non che le grida de' barcaruoli d'Arno, miste a quelle de'

venditori. (_V. Carpani Haydine lett. 7_).

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 4 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 6 / 17 段