a Berlino nel 1756. Il re di Prussia conoscendo le belle sue
disposizioni per la musica, lo fece istruire dal famoso Kirnberger, ed
egli ben corrispose alle cure del suo maestro. Viene rimproverato, dice
schiettamente M. Gerber, d'estrema incostanza nella scelta di sua
dimora. Ed infatti or egli è a Londra, or a Parigi, ed attualmente è in
Russia. La sua musica di _Juliette et Romeo_ ottenne in Parigi il più
brillante successo nel 1809. Egli ha composto per il piano-forte gran
numero di sonate, di concerti, e di variazioni: vi si trova sommo estro
e fantasia, ma la loro lunghezza assai sovente ne rovina l'effetto. La
più prezzata è la sua Op. 4 di Sonate. Steibelt è uno de' primi
improvvisatori sul forte-piano de' nostri giorni.
STEINBART (Samuele), professore di filosofia a Francfort pubblicò nel
1785 un'opera col titolo _Idee per la Filosofia del Gusto_, di cui la
prima parte contiene la _Teoria generale della Musica_.
STERKEL (l'Abbate Giuseppe), primo cappellano della corte dell'elettore
di Magonza, nacque a Wirzburgo nel 1755. L'elettore il fe' viaggiare in
Italia nel 1781, ove acquistossi prima in Roma, e poi in Napoli la
pubblica stima sì per l'amabilità del suo carattere che per le piacevoli
sue composizioni per cembalo. In Napoli per un espresso ordine della
regina compose anche la musica del _Farnace_. Tornò quindi nel 1782 in
Germania, ove il numero delle sue sonate impresse è una prova del
successo, che vi ha ottenuto. Sino al 1787 egli aveva fatto già
imprimere 28 opere, l'ultima delle quali consiste in 4 sonate a quattro
mani per i principianti. Le precedenti 27 contengono per lo più sonate
per il forte-piano con violino e basso.
STESICORO d'Imera, città della Sicilia, celebre poeta-musico
dell'antichità, visse a' tempi del tiranno Falaride d'Agrigento, sette
secoli innanzi G. C. Egli accompagnava i suoi versi al suono del flauto
e della lira, ed avendo fatto tutto il possibile per impedire che
Falaride usurpasse il governo, e non essendovi riuscito, abbandonò la
sua patria, e passò in Atene. A 35 anni dell'età sua alzò cattedra fra'
greci, e riformò per ordine del governo i _nomi_, o sieno i canti de'
più antichi e de' più celebri greci compositori. Chi avrà osservato
nella storia la gelosia con cui gli ateniesi custodivano le musicali
leggi de' loro maggiori, dovrà concepire una sorprendente idea
dell'abilità di Stesicoro nella musica, per avergli il senato dato tale
incarico. Pieno di nobile franchezza e di amore dell'altrui profitto,
pubblicò alcuni de' suoi canti con l'instruzione in iscritto del modo,
con che dovevano cantarsi; non avendo così fatto gli antichi, perchè
nessuno si facesse bello con le loro composizioni. Stesicoro tornò
finalmente nella sua vecchiezza in Sicilia, ove gli si resero ed in vita
e dopo morte i più grandi onori. In Catania, la porta della città,
d'onde egli era entrato, fu d'allora in poi detta porta _Stesicora_, vi
si eresse una statua lavorata da celebre artefice, rappresentante
Stesicoro incurvato dagli anni, involto nel suo pallio, e con un volume
in mano. Tale è la descrizione che fa M. Tullio di questo illustre
monumento, l'ammirazione de' viaggiatori, finchè fu rubato da Verre.
Aggiunge il romano oratore, che Stesicoro in ogni tempo è stato
riguardato come uno de' più bei genii della Grecia (_l. 2, contra
Verr._). Platone nel _Fedro_, Ateneo, Pausania ne parlano con elogio:
Dionigio di Alicarnasso lo dice superiore a Pindaro, ed a Simonide, e
Quintiliano afferma ch'egli sostenne sulla lira la dignità e la
nobilezza del poema epico (_Instit. Orat. l. X c. 10_).
STILLINGFLEET (Beniamino), nipote del vescovo di Worcester, poeta e
naturalista inglese, e assai dotto nella musica, viaggiò lungo tempo in
diverse contrade dell'Europa; al suo ritorno pubblicò in Londra le sue
opere, di cui non faremo qui menzione che di quella sulla musica,
intitolata: _Principles and powers of Harmony_, in 8vo London 1771, cioè
_Principj e potere della musica_, di cui fa menzione l'Ab. Andres (_t.
4, c. VIII dell'Acustica_). Questo dotto autore morì nel 1772, di 69
anni. M. Fayolle gli imputa a delitto la predilezione, ch'egli ha per
gli antichi, il che, egli dice, lo ha strascinato in molti errori, come
l'avere attribuito a' medesimi la cognizione dell'armonia e del
contrappunto. Una tale censura dà a divedere l'ignoranza di M. Fayolle
nella storia degli antichi musici. Veggasi qui appresso l'articolo
_Stratonico_.
STOELZEL (Arrigo), dopo avere profondamente studiato in Allemagna la
musica, ed aversi fatto distinguere per la bellezza di sue composizioni,
la seducente pittura che gli venne fatta da un suo amico dell'ameno
soggiorno dell'Italia, lo fe' risolvere a farvi un viaggio. Portossi da
prima in Venezia, ove visitò que' conservatorj sì celebri per le loro
belle musiche. _Gasparini_, _Vivaldi_, _Polaroli_, _Biffi_, ed il
cavaliere _Vinaccesi_ erano allora gli inspettori ed i professori delle
quattro scuole di musica. Stoelzel si recò a somma fortuna il far con
essi conoscenza, e 'l godere della loro amicizia, e de' loro consigli.
Il cel. _Bened. Marcello_ gli offrì il comodo di assistere alla musica
dei _Nobili_ nel palazzo _alli fondamenti nuovi_. Si rese quindi a
Firenze, ove conobbe _Ludwig_ di Berlino: il duca Salviati gli procacciò
nello stesso tempo la conoscenza della principessa Eleonora di Guastalla
intendentissima di musica. Il favore, di cui venne onorato da questi due
illustri personaggi, avrebbe potuto servire a far la sua fortuna, se non
fosse stato di ostacolo la diversità della religione. Venne in Roma di
poi, dove contrasse amicizia col cel. _Bononcini_, ed Aless.
_Scarlatti_: passò per Bologna, e nel 1719 entrò al servigio del duca di
Saxe-Gotha come suo maestro di cappella, dove visse più di 30 anni,
continuamente occupandosi di nuove composizioni, come Messe, oratorj, e
molta musica stromentale. La sua musica ben si distingue per un canto
leggiero e piacevole: non è caricato il suo accompagnamento. La
disposizione de' suoi cori è variata all'infinito; molti compositori
moderni han tirato profitto da ciò, ch'è stato da costui prima di loro
eseguito. Il suo genio nell'espressione musicale del testo era
inesauribile, ed egli vi riuscì assai volte di una felicissima maniera.
Nel 1739 egli aveva scritto un _Trattato sul recitativo_ per la società
musicale: Albrecht a Mulhausen aveva promesso di pubblicarlo nel 1762 ma
egli con dispiacere degli intendenti non mantenne la sua parola. Chi lo
ha letto, lo trova dottissimo. La sola opera, che si ha di lui impressa,
prova insieme e la sua profonda scienza nel contrappunto, e 'l poco
conto ch'egli faceva de' gran pieni e del fracasso in tal maniera di
comporre. Questo trattato comparve nel pubblico nel 1725 col titolo di
_Musica pratica_ in tedesco, ma non è stato mai posto in vendita,
attesochè l'A. non fè tirarne che cento copie, ch'egli divise tra gli
amici. Stoelzel morì nel 1749 di anni 60.
STRADELLA (Alessandro), famoso cantante e compositore Veneziano sulla
metà del sec. 17. La di lui vita offre una sensibile prova della
possanza della musica, ed insieme un terribile esempio dell'eccesso
della vendetta. Com'egli frequentava le più distinte case di Venezia,
gli amatori di musica facevano a gara per aver da lui lezione. Tra' suoi
allievi eravi una giovane signora, chiamata Ortensia, di un'antica
famiglia di Roma, che teneva un amoroso intrigo con un signor veneziano.
Stradella ne fu innamorato, e non stentò molto a farsi da lei preferire
al suo rivale; la rapì, e seco menolla in Roma facendosi credere di già
maritati. Il Signor veneziano, montato in furore per quel ratto, fece
appostar due assassini sulle loro tracce: costoro, dopo averli
inutilmente cercati in alcune città d'Italia, scopersero finalmente il
luogo del loro ricetto, e giunsero in Roma una sera, che Stradella dava
un oratorio in S. Giovanni di Laterano. Questi scellerati, risoluti a
compire il loro delitto al sortire ch'ei farebbe dalla chiesa, entrarono
per sentire la musica, o sibbene per vegliare sulla loro vittima, e non
far che sfuggisse loro. Ma questo lo salvò. Al sentire appena la voce
incantatrice di Stradella furon eglino presi di compassione e di
rimorsi; rimprocciaronsi a vicenda il loro orribile disegno, ed altra
brama e voglia non ebbero che di salvar quello, di cui un istante avanti
avevan giurata la morte. Lo aspettarono dinanzi alla porta della chiesa,
e vedendolo uscire insieme con Ortensia, gli si accostarono con
pulitezza e con garbo, lo ringraziarono del piacere che aveva lor
cagionato, e gli confessarono dover egli la sua salvezza
all'impressione, che su di loro fatto aveva la sua voce: gli spiegarono
dappoi il motivo del loro viaggio, e conchiusero consigliandogli di
lasciare al più presto Roma, affinchè potessero far credere a quegli,
che gli aveva spediti, di esser giunti assai tardi. Stradella ubbidì
loro, e portossi con la donna a Torino, mentre quelle due persone di
ritorno a Venezia scusaronsi della maniera che di già si è detta. Ma un
tal successo non fece che accrescer rabbia al furibondo veneziano; alla
sua vendetta fece compagno il padre stesso di Ortensia, dandogli a
sentire, che lavar ei non potrebbe la sua ignominia se non col sangue
della figlia, e del di lei rapitore; e lo snaturato vecchio messosi alla
testa de' due assassini prese il cammino della Savoja; dopocchè fè darsi
delle commendatizie per l'ambasciadore di Francia, allora il marchese di
Villars. Frattanto la duchessa reggente di Savoja, informata dell'arrivo
de' due amanti, e del motivo della loro partenza da Roma, pensò
sottrarli alla vendetta del veneziano. Mise Ortensia in un convento, e
diè a Stradella il titolo di primo suo musico, con alloggio nel suo
stesso palazzo. Tali precauzioni parvero bastevoli alla sicurezza di
ambidue, ed essendo scorsi tranquillamente già alcuni mesi, Stradella
credeva non aver nulla a temere, allorquando una sera trovandosi a
diporto sui baloardi della città, venne assalito dai tre sicarj, che gli
diedero un colpo di pugnale al petto; e lasciandolo per morto in sul
luogo, andarono prestamente a ricoverarsi nel palazzo dell'ambasciadore
di Francia. Eran costoro il padre di Ortensia, e i suoi due satelliti,
che il ministro francese, il quale nè voleva difenderli dopo un sì
atroce delitto, nè abbandonarli alla giustizia dopo avergli dato asilo,
fece secretamente fuggire alquanto dopo. Fra questo mentre Stradella
guarì della ferita, che non era mortale, e 'l Veneziano vide una seconda
volta andar in fumo i progetti di sua vendetta, ma non perciò
abbandonolli. Stabilì soltanto a differirne d'or innanzi l'esecuzione
per renderla più sicura, e contentossi di far spiare il suo nemico da'
suoi emissarj. Passò così un anno senza tentare nuova impresa, ed era da
presumere che i persecutori eran già stanchi dell'inutilità de' loro
sforzi. La duchessa regente di Savoja pensò esser giunto il tempo di
render sicura la felicità de' due amanti, e legittima la loro unione.
Stradella ed Ortensia contrassero alla fine il lor matrimonio, e si
credettero al termine delle loro sciagure. Ma una trista sperienza
avrebbe dovuto far loro aprir gli occhi, e diffidare d'una calma
apparente; la troppa sicurezza fu infatti la loro rovina. La curiosità
di andare a vedere il porto di Genova fece abbandonar loro Torino. Il
veneziano ne fu avvisato, e l'indomani del loro arrivo in Genova,
entrarono i sicarj nella loro stanza, e gli assassinarono ambidue.
L'epoca di questa fatale avventura è dell'anno in circa 1670. Stradella
oltre all'essere un cantante di prima sfera, era altresì sommamente
virtuoso sull'arpa e 'l violino, e gran compositore insieme. Il dottor
Avison afferma ch'egli fu de' primi ad introdurre il recitativo nelle
arie.
STRADIVARI (Antonio) da Cremona, rinomatissimo costruttore di stromenti
a corda: i suoi violini vengono ricercati tuttora. Gli _Amati_ han fatti
de' violini convessi e ricurvi, costui all'opposto li ha fatti tutti
poco men che piani. Hanno i primi più dolcezza, e più sonorità i
secondi: questi sono più adatti ad eseguire le carte di Haydn e Mozart,
e quelli di Boccherini. Stradivari viveva sino al 1734.
STRATONICO di Atene, celebre suonatore di cetra, fioriva nel quarto sec.
prima dell'era cristiana. Il suo talento per le risposte pronte e vivaci
uguagliava in lui quello della musica: egli passava la sua vita
viaggiando per i varj paesi della Grecia. Ateneo ci ha conservati
parecchi aneddoti intorno a lui. (_lib. 8, cap. 9_). Avendo non so in
qual luogo, promesso di dare pubbliche lezioni di musica, non potè
radunare più di due scolari. Egli insegnò in una sala, ove trovavansi le
nove statue delle muse con quella di Apollo: Quanti scolari avete voi,
gli disse certuno? Dodici, rispose con l'ajuto degli dei. Secondo Faria,
citato da Ateneo, egli si esercitò ancora nel canto, aumentò la cetra di
molte corde e fu il primo a regolare ed insegnare le corde, ed i ritmi,
che potevano negli stromenti, e nel canto unirsi per contrappunto o
armonia simultanea con le loro variazioni, e con le regole da osservarsi
per l'accordo. “Le innumerabili dissertazioni, dice al proposito di
questa invenzione di Stratonico il dotto Requeno, fatte da' moderni per
negare il contrappunto a' greci, mi sono sembrate simili alle
dissertazioni degli antichi, che negavano l'esistenza degli antipodi:
nelle quali si presentavano argomenti e ragioni, che scoperta l'America
ci fanno ridere. Scoperta l'antica musica, si vede, che i greci ebbero
tutte le nostre corde, ed altre dippiù benchè diversamente ordinate: che
divisero la battuta come noi ed il tempo con maggior arte de' moderni,
che ebbero le note richieste per variarlo, o contrassegnarlo con
maggiore semplicità di noi altri: onde le dissertazioni dei moderni, che
adducono per ragioni da negare a' greci il contrappunto, il non aver
essi conosciute le nostre consonanze, il non aver distinti che due tempi
breve e lungo, e la scarsezza de' segni da notare i tempi, svaniscono e
si risolvono in nulla, letti o intesi i greci armonici. Le parole di
Ateneo parlando di Stratonico sono: _Primumque docuisse concentus
musicos, ac cantuum numeros varietatesque designasse_. Ecco
l'interpretazione che ne dà lo stesso accurato scrittore: Il _concentus_
è accordo di voci diverse: se la dottrina di Stratonico si fosse ridotta
all'unisono di molte e differenti voci, era affatto superfluo
l'insegnare come doveva distribuirsi il tempo vario delle parti cantanti
unite in una cantilena. Stratonico dunque con accurato esame fissò le
regole da unire le corde consone in diverso tuono, e in ogni specie di
canto; distinguendo e spiegando in ogni canto la maniera, con cui doveva
distribuirsi il tempo, e i numeri ritmici di qualunque specie” (_Saggi
t. 1, p. 200_).
SUARD (Giov. Antonio), secretario perpetuo dell'accademia francese nato
a Besançon, ha pubblicato molti scritti sulla musica. Insieme con l'abb.
Arnaud suo amico prese con zelo la difesa di Gluck contro le cabale
ordite dallo spirito di partito: tutti i pezzi che nelle memorie per
servire alla storia di Gluck vanno sotto il velo dell'anonimo di
Vaugirard, sono di M. Suard: ve ne ha ancora di lui nel 4º tomo di
Supplemento all'_Essai sur la musique_ de M. la Borde. Finalmente a M.
Suard ed all'ab. Arnaud, un poco prima della rivoluzione fu affidata la
compilazione generale della parte della musica nell'Enciclopedia
metodica, e dopo la morte del suo amico, Suard rimasto solo nell'impresa
associossi M. Framery per la parte tecnica dell'arte musicale, e riserbò
a se la parte istorica, e ciò che dir si potrebbe la rettorica
dell'arte: ma non se ne ha sinora che il solo primo volume; senza
speranza di averne il resto. Gli articoli di M. Suard sono di un uomo di
gusto, e di profonda erudizione, ha chiarezza e vivacità nel suo stile:
propone delle ottime viste, e stabilisce eccellenti principj. Egli è
morto in età molto avanzata nel 1812.
SULZER (Giorgio), della R. Accademia di Berlino, nacque nel 1720 a
Winterthur nel cantone di Zurigo. Nel 1763 intraprese la sua _Teoria
universale delle Belle Arti_ in tedesco, opera importante, che gli
assicura un distinto posto nella Repubblica delle Lettere. Per gli
articoli di musica egli fè uso de' lumi, e delle cognizioni profonde di
tre celebri maestri, _Agricola_, _Kirnberger_ e _Schutz_. Il primo tomo
di quest'opera fu pubblicato nel 1771 ed il secondo nel 1774. Una nuova
edizione della medesima n'è stata fatta in Lipsia nel 1792, 4 vol. in
8º, e M. Millin ha data la traduzione de' principali articoli nel suo
_Dictionnaire des beaux-arts_, 3 vol. in 8º, Paris 1806. Nelle Memorie
dell'accademia di Berlino per l'anno 1770. si trova di Sulzer una
distinta relazione dell'opera dell'ab. Roussier, _Sur la musique des
Anciens_: e nel t. 27 la descrizione di una macchina di Holfeld, per
notare i pezzi di musica a misura che si eseguiscono sul cembalo. Mr.
Sulzer morì in Berlino nel febbrajo del 1779.
SUREMAIN (Franc. Alessio), uffiziale d'artiglieria, nato a Dijon nel
1769, pubblicò a Parigi nel 1793 in età di soli 24 anni un'opera
analitica e filosofica intitolata: _Théorie acoustico-musicale ou de la
doctrine des sons rapportés aux principes de leur combinaison_, in 8º.
Questa teoria ha avuto l'approvazione dell'accademia delle scienze di
Parigi: essa infatti è piuttosto della giurisdizione de' geometri che
de' musici. L'autore ha formato l'impresa di sottoporre alla luce
dell'esperienza e del calcolo i principj elementari, e primordiali
dell'arte musicale: egli si è principalmente proposto di riunire i
differenti risultati, ai quali può condurre il calcolo de' suoni
ravvisati sotto questo punto di vista, di ricondurre tutti questi
risultati ad una teoria generale, e, finalmente di rendere più esatti,
più filosofici, e in conseguenza meno arbitrarj la nomenclatura ed i
primi elementi della musica. Egli dimostra che tutte codeste nozioni si
trovano assai volte confuse nel Dizionario di musica di Rousseau, di cui
rileva gli errori, e soprattutto nella sua teoria attacca altresì gli
_Elementi di musica del d'Alembert_, opera che a dirla daddovero, non è
secondo lui, nè teorica, nè filosofica. Bisogna confessare, egli dice,
che questo gran geometra non pretese se non rischiarare, e semplificare
_Rameau_; e non già fare un'opera che fosse sua, senza di che l'avrebbe
certamente egli fatta d'altra maniera. L'A. osserva con ragione, che
Rameau ne' suoi scritti sulla musica si era perduto in un labirinto di
proporzioni e progressioni d'ogni specie, aritmetiche, geometriche, ed
armoniche, e vi aveva sparso quel falso apparato scientifico, che non
impone che agl'ignoranti. _Rameau_ era stato assai poco filosofo per
avanzare che si trova nella musica il principio della geometria. M.
Suremain è assai ragionevole per combattere l'opinion di coloro i quali
si danno a credere che le matematiche posson servire a comporre della
buona musica. L'uno voleva innalzare la sua arte a spese del buon senso:
l'altro conosce abbastanza le scienze esatte, per non accordar loro un
potere che non hanno. Costui ha delle sane idee, quegli ha de'
pregiudizj da musico. Finalmente quest'opera è ben concepita, e messa in
buon ordine; connesse tutte ne sono le parti, tutte concorrono all'unità
del soggetto; l'autore ha saputo esser conciso senz'essere oscuro, se
non che nel presentar le sue idee d'una maniera troppo generica, farebbe
bramare in certi casi degli esempj e delle applicazioni particolari, che
sviluppassero ciò che egli detto non ha, se non in una maniera puramente
astratta (_V. Journal de Physique t. 42 a Paris 1793_). Questo profondo
matematico, benchè assai giovane, fu una delle vittime della
_guillotina_ lo stesso anno 1793 in cui pubblicò la sua opera.
T
TAGLINI (Carlo), professore nell'università di Pisa, pubblicò verso il
1650, _Lettere scientifiche sopra varii dilettevoli argomenti di
fisica_, nella prima delle quali parla de' suoni prodotti dal violino, e
vi dimostra in quale maniera la differenza loro proviene dalla
grossezza, lunghezza e varia tensione delle corde. Nella terza spiega
egli come si formano nella gola i suoni.
TAILLARD (Mr.), musico francese assai rinomato pel suo talento sul
flauto: viva era la sua esecuzione, brillante ed animata. Sin dall'età
di dodici anni fu ascoltato con piacere da più sovrani: negli anni 1760
e 1767 sono state impresse alcune collezioni di sue sonate per
quell'istromento pregiatissime. Vi ha di lui altresì: _Méthode pour
guider les compositeurs_. Morì egli in Parigi nel 1783.
TAILLER (Simone), domenicano scozzese verso il 1240, scrisse due libri
_de Pentacordis_, un altro _de Tenore musicali_, e _de Cantu
ecclesiastico corrigendo_, de' quali fa menzione il Fabricio nella
Biblioteca latina.
TALETE di Mileto nella Jonia, uno dei sette savj della Grecia, e uno dei
precettori di Pitagora, fiorì sette secoli prima di G. C. Oltre
all'essere egli stato il più antico filosofo e caposcuola tra' Greci,
sappiamo da _Plutarco_ aver tenuto anche scuola di musica. “Trovando
Licurgo, egli dice, a Creta un uomo savio e civile chiamato _Talete_, lo
persuase con l'amicizia e co' prieghi a passar seco in Sparta. _Era
Talete stimato musico lirico di ottimo gusto; e quivi insegnava l'arte
sua_, e faceva quegli ufficj, che sono soliti a fare gli ottimi
legislatori: perciocchè il canto suo si riduceva a certe preghiere, le
quali co' modi, e co' loro leggiadri e gravi ritmi conducevano gli
uomini all'ubbidienza de' loro maggiori, ed a stare bene uniti in
società, co' suoi canti s'infrenavano e si acchetavano le passioni, e
avvezzavansi gli uomini a lasciare la rustica malevolenza, e ad
abbracciare le cose oneste; e così esso preparolli in certo modo, e
disposeli all'osservanza degli onesti insegnamenti di Licurgo.” (_In
vit. Licurg._). Dal che chiaramente si rileva che l'antica educazione
era in mano de' musici, d'onde derivano quei tratti storici degli
antichi, ne' quali vien detto, che alcune greche provincie erano
divenute inselvatichite e feroci per avere unicamente negletta la
coltura della musica; essendo allora lo stesso il tralasciar questo
studio che il tralasciare la civile e religiosa educazione.
TANSUR (William), musico inglese, nel 1735 pubblicò un'opera col titolo:
_A complete melody_, in 3 vol. nel primo de' quali vi ha un'introduzione
ai veri elementi della musica vocale ed instrumentale, con un nuovo e
facil metodo: ella è, dice M. Gerber, una compilazione in dieci capitoli
di ciò, che si è scritto sulla musica da' Greci, Romani, Francesi, ed
Italiani. Gli altri due volumi contengono alcuni canti scelti a più
voci. Alcuni anni dopo diè egli al pubblico altre sue opere col titolo
di _Universal harmony_, ossia _Armonia universale_, e l'altra: _A new
musical grammar_, cioè: _nuova grammatica della musica_.