STEIBELT, compositore eccellente e gran virtuoso sul piano-forte nacque

a Berlino nel 1756. Il re di Prussia conoscendo le belle sue

disposizioni per la musica, lo fece istruire dal famoso Kirnberger, ed

egli ben corrispose alle cure del suo maestro. Viene rimproverato, dice

schiettamente M. Gerber, d'estrema incostanza nella scelta di sua

dimora. Ed infatti or egli è a Londra, or a Parigi, ed attualmente è in

Russia. La sua musica di _Juliette et Romeo_ ottenne in Parigi il più

brillante successo nel 1809. Egli ha composto per il piano-forte gran

numero di sonate, di concerti, e di variazioni: vi si trova sommo estro

e fantasia, ma la loro lunghezza assai sovente ne rovina l'effetto. La

più prezzata è la sua Op. 4 di Sonate. Steibelt è uno de' primi

improvvisatori sul forte-piano de' nostri giorni.

STEINBART (Samuele), professore di filosofia a Francfort pubblicò nel

1785 un'opera col titolo _Idee per la Filosofia del Gusto_, di cui la

prima parte contiene la _Teoria generale della Musica_.

STERKEL (l'Abbate Giuseppe), primo cappellano della corte dell'elettore

di Magonza, nacque a Wirzburgo nel 1755. L'elettore il fe' viaggiare in

Italia nel 1781, ove acquistossi prima in Roma, e poi in Napoli la

pubblica stima sì per l'amabilità del suo carattere che per le piacevoli

sue composizioni per cembalo. In Napoli per un espresso ordine della

regina compose anche la musica del _Farnace_. Tornò quindi nel 1782 in

Germania, ove il numero delle sue sonate impresse è una prova del

successo, che vi ha ottenuto. Sino al 1787 egli aveva fatto già

imprimere 28 opere, l'ultima delle quali consiste in 4 sonate a quattro

mani per i principianti. Le precedenti 27 contengono per lo più sonate

per il forte-piano con violino e basso.

STESICORO d'Imera, città della Sicilia, celebre poeta-musico

dell'antichità, visse a' tempi del tiranno Falaride d'Agrigento, sette

secoli innanzi G. C. Egli accompagnava i suoi versi al suono del flauto

e della lira, ed avendo fatto tutto il possibile per impedire che

Falaride usurpasse il governo, e non essendovi riuscito, abbandonò la

sua patria, e passò in Atene. A 35 anni dell'età sua alzò cattedra fra'

greci, e riformò per ordine del governo i _nomi_, o sieno i canti de'

più antichi e de' più celebri greci compositori. Chi avrà osservato

nella storia la gelosia con cui gli ateniesi custodivano le musicali

leggi de' loro maggiori, dovrà concepire una sorprendente idea

dell'abilità di Stesicoro nella musica, per avergli il senato dato tale

incarico. Pieno di nobile franchezza e di amore dell'altrui profitto,

pubblicò alcuni de' suoi canti con l'instruzione in iscritto del modo,

con che dovevano cantarsi; non avendo così fatto gli antichi, perchè

nessuno si facesse bello con le loro composizioni. Stesicoro tornò

finalmente nella sua vecchiezza in Sicilia, ove gli si resero ed in vita

e dopo morte i più grandi onori. In Catania, la porta della città,

d'onde egli era entrato, fu d'allora in poi detta porta _Stesicora_, vi

si eresse una statua lavorata da celebre artefice, rappresentante

Stesicoro incurvato dagli anni, involto nel suo pallio, e con un volume

in mano. Tale è la descrizione che fa M. Tullio di questo illustre

monumento, l'ammirazione de' viaggiatori, finchè fu rubato da Verre.

Aggiunge il romano oratore, che Stesicoro in ogni tempo è stato

riguardato come uno de' più bei genii della Grecia (_l. 2, contra

Verr._). Platone nel _Fedro_, Ateneo, Pausania ne parlano con elogio:

Dionigio di Alicarnasso lo dice superiore a Pindaro, ed a Simonide, e

Quintiliano afferma ch'egli sostenne sulla lira la dignità e la

nobilezza del poema epico (_Instit. Orat. l. X c. 10_).

STILLINGFLEET (Beniamino), nipote del vescovo di Worcester, poeta e

naturalista inglese, e assai dotto nella musica, viaggiò lungo tempo in

diverse contrade dell'Europa; al suo ritorno pubblicò in Londra le sue

opere, di cui non faremo qui menzione che di quella sulla musica,

intitolata: _Principles and powers of Harmony_, in 8vo London 1771, cioè

_Principj e potere della musica_, di cui fa menzione l'Ab. Andres (_t.

4, c. VIII dell'Acustica_). Questo dotto autore morì nel 1772, di 69

anni. M. Fayolle gli imputa a delitto la predilezione, ch'egli ha per

gli antichi, il che, egli dice, lo ha strascinato in molti errori, come

l'avere attribuito a' medesimi la cognizione dell'armonia e del

contrappunto. Una tale censura dà a divedere l'ignoranza di M. Fayolle

nella storia degli antichi musici. Veggasi qui appresso l'articolo

_Stratonico_.

STOELZEL (Arrigo), dopo avere profondamente studiato in Allemagna la

musica, ed aversi fatto distinguere per la bellezza di sue composizioni,

la seducente pittura che gli venne fatta da un suo amico dell'ameno

soggiorno dell'Italia, lo fe' risolvere a farvi un viaggio. Portossi da

prima in Venezia, ove visitò que' conservatorj sì celebri per le loro

belle musiche. _Gasparini_, _Vivaldi_, _Polaroli_, _Biffi_, ed il

cavaliere _Vinaccesi_ erano allora gli inspettori ed i professori delle

quattro scuole di musica. Stoelzel si recò a somma fortuna il far con

essi conoscenza, e 'l godere della loro amicizia, e de' loro consigli.

Il cel. _Bened. Marcello_ gli offrì il comodo di assistere alla musica

dei _Nobili_ nel palazzo _alli fondamenti nuovi_. Si rese quindi a

Firenze, ove conobbe _Ludwig_ di Berlino: il duca Salviati gli procacciò

nello stesso tempo la conoscenza della principessa Eleonora di Guastalla

intendentissima di musica. Il favore, di cui venne onorato da questi due

illustri personaggi, avrebbe potuto servire a far la sua fortuna, se non

fosse stato di ostacolo la diversità della religione. Venne in Roma di

poi, dove contrasse amicizia col cel. _Bononcini_, ed Aless.

_Scarlatti_: passò per Bologna, e nel 1719 entrò al servigio del duca di

Saxe-Gotha come suo maestro di cappella, dove visse più di 30 anni,

continuamente occupandosi di nuove composizioni, come Messe, oratorj, e

molta musica stromentale. La sua musica ben si distingue per un canto

leggiero e piacevole: non è caricato il suo accompagnamento. La

disposizione de' suoi cori è variata all'infinito; molti compositori

moderni han tirato profitto da ciò, ch'è stato da costui prima di loro

eseguito. Il suo genio nell'espressione musicale del testo era

inesauribile, ed egli vi riuscì assai volte di una felicissima maniera.

Nel 1739 egli aveva scritto un _Trattato sul recitativo_ per la società

musicale: Albrecht a Mulhausen aveva promesso di pubblicarlo nel 1762 ma

egli con dispiacere degli intendenti non mantenne la sua parola. Chi lo

ha letto, lo trova dottissimo. La sola opera, che si ha di lui impressa,

prova insieme e la sua profonda scienza nel contrappunto, e 'l poco

conto ch'egli faceva de' gran pieni e del fracasso in tal maniera di

comporre. Questo trattato comparve nel pubblico nel 1725 col titolo di

_Musica pratica_ in tedesco, ma non è stato mai posto in vendita,

attesochè l'A. non fè tirarne che cento copie, ch'egli divise tra gli

amici. Stoelzel morì nel 1749 di anni 60.

STRADELLA (Alessandro), famoso cantante e compositore Veneziano sulla

metà del sec. 17. La di lui vita offre una sensibile prova della

possanza della musica, ed insieme un terribile esempio dell'eccesso

della vendetta. Com'egli frequentava le più distinte case di Venezia,

gli amatori di musica facevano a gara per aver da lui lezione. Tra' suoi

allievi eravi una giovane signora, chiamata Ortensia, di un'antica

famiglia di Roma, che teneva un amoroso intrigo con un signor veneziano.

Stradella ne fu innamorato, e non stentò molto a farsi da lei preferire

al suo rivale; la rapì, e seco menolla in Roma facendosi credere di già

maritati. Il Signor veneziano, montato in furore per quel ratto, fece

appostar due assassini sulle loro tracce: costoro, dopo averli

inutilmente cercati in alcune città d'Italia, scopersero finalmente il

luogo del loro ricetto, e giunsero in Roma una sera, che Stradella dava

un oratorio in S. Giovanni di Laterano. Questi scellerati, risoluti a

compire il loro delitto al sortire ch'ei farebbe dalla chiesa, entrarono

per sentire la musica, o sibbene per vegliare sulla loro vittima, e non

far che sfuggisse loro. Ma questo lo salvò. Al sentire appena la voce

incantatrice di Stradella furon eglino presi di compassione e di

rimorsi; rimprocciaronsi a vicenda il loro orribile disegno, ed altra

brama e voglia non ebbero che di salvar quello, di cui un istante avanti

avevan giurata la morte. Lo aspettarono dinanzi alla porta della chiesa,

e vedendolo uscire insieme con Ortensia, gli si accostarono con

pulitezza e con garbo, lo ringraziarono del piacere che aveva lor

cagionato, e gli confessarono dover egli la sua salvezza

all'impressione, che su di loro fatto aveva la sua voce: gli spiegarono

dappoi il motivo del loro viaggio, e conchiusero consigliandogli di

lasciare al più presto Roma, affinchè potessero far credere a quegli,

che gli aveva spediti, di esser giunti assai tardi. Stradella ubbidì

loro, e portossi con la donna a Torino, mentre quelle due persone di

ritorno a Venezia scusaronsi della maniera che di già si è detta. Ma un

tal successo non fece che accrescer rabbia al furibondo veneziano; alla

sua vendetta fece compagno il padre stesso di Ortensia, dandogli a

sentire, che lavar ei non potrebbe la sua ignominia se non col sangue

della figlia, e del di lei rapitore; e lo snaturato vecchio messosi alla

testa de' due assassini prese il cammino della Savoja; dopocchè fè darsi

delle commendatizie per l'ambasciadore di Francia, allora il marchese di

Villars. Frattanto la duchessa reggente di Savoja, informata dell'arrivo

de' due amanti, e del motivo della loro partenza da Roma, pensò

sottrarli alla vendetta del veneziano. Mise Ortensia in un convento, e

diè a Stradella il titolo di primo suo musico, con alloggio nel suo

stesso palazzo. Tali precauzioni parvero bastevoli alla sicurezza di

ambidue, ed essendo scorsi tranquillamente già alcuni mesi, Stradella

credeva non aver nulla a temere, allorquando una sera trovandosi a

diporto sui baloardi della città, venne assalito dai tre sicarj, che gli

diedero un colpo di pugnale al petto; e lasciandolo per morto in sul

luogo, andarono prestamente a ricoverarsi nel palazzo dell'ambasciadore

di Francia. Eran costoro il padre di Ortensia, e i suoi due satelliti,

che il ministro francese, il quale nè voleva difenderli dopo un sì

atroce delitto, nè abbandonarli alla giustizia dopo avergli dato asilo,

fece secretamente fuggire alquanto dopo. Fra questo mentre Stradella

guarì della ferita, che non era mortale, e 'l Veneziano vide una seconda

volta andar in fumo i progetti di sua vendetta, ma non perciò

abbandonolli. Stabilì soltanto a differirne d'or innanzi l'esecuzione

per renderla più sicura, e contentossi di far spiare il suo nemico da'

suoi emissarj. Passò così un anno senza tentare nuova impresa, ed era da

presumere che i persecutori eran già stanchi dell'inutilità de' loro

sforzi. La duchessa regente di Savoja pensò esser giunto il tempo di

render sicura la felicità de' due amanti, e legittima la loro unione.

Stradella ed Ortensia contrassero alla fine il lor matrimonio, e si

credettero al termine delle loro sciagure. Ma una trista sperienza

avrebbe dovuto far loro aprir gli occhi, e diffidare d'una calma

apparente; la troppa sicurezza fu infatti la loro rovina. La curiosità

di andare a vedere il porto di Genova fece abbandonar loro Torino. Il

veneziano ne fu avvisato, e l'indomani del loro arrivo in Genova,

entrarono i sicarj nella loro stanza, e gli assassinarono ambidue.

L'epoca di questa fatale avventura è dell'anno in circa 1670. Stradella

oltre all'essere un cantante di prima sfera, era altresì sommamente

virtuoso sull'arpa e 'l violino, e gran compositore insieme. Il dottor

Avison afferma ch'egli fu de' primi ad introdurre il recitativo nelle

arie.

STRADIVARI (Antonio) da Cremona, rinomatissimo costruttore di stromenti

a corda: i suoi violini vengono ricercati tuttora. Gli _Amati_ han fatti

de' violini convessi e ricurvi, costui all'opposto li ha fatti tutti

poco men che piani. Hanno i primi più dolcezza, e più sonorità i

secondi: questi sono più adatti ad eseguire le carte di Haydn e Mozart,

e quelli di Boccherini. Stradivari viveva sino al 1734.

STRATONICO di Atene, celebre suonatore di cetra, fioriva nel quarto sec.

prima dell'era cristiana. Il suo talento per le risposte pronte e vivaci

uguagliava in lui quello della musica: egli passava la sua vita

viaggiando per i varj paesi della Grecia. Ateneo ci ha conservati

parecchi aneddoti intorno a lui. (_lib. 8, cap. 9_). Avendo non so in

qual luogo, promesso di dare pubbliche lezioni di musica, non potè

radunare più di due scolari. Egli insegnò in una sala, ove trovavansi le

nove statue delle muse con quella di Apollo: Quanti scolari avete voi,

gli disse certuno? Dodici, rispose con l'ajuto degli dei. Secondo Faria,

citato da Ateneo, egli si esercitò ancora nel canto, aumentò la cetra di

molte corde e fu il primo a regolare ed insegnare le corde, ed i ritmi,

che potevano negli stromenti, e nel canto unirsi per contrappunto o

armonia simultanea con le loro variazioni, e con le regole da osservarsi

per l'accordo. “Le innumerabili dissertazioni, dice al proposito di

questa invenzione di Stratonico il dotto Requeno, fatte da' moderni per

negare il contrappunto a' greci, mi sono sembrate simili alle

dissertazioni degli antichi, che negavano l'esistenza degli antipodi:

nelle quali si presentavano argomenti e ragioni, che scoperta l'America

ci fanno ridere. Scoperta l'antica musica, si vede, che i greci ebbero

tutte le nostre corde, ed altre dippiù benchè diversamente ordinate: che

divisero la battuta come noi ed il tempo con maggior arte de' moderni,

che ebbero le note richieste per variarlo, o contrassegnarlo con

maggiore semplicità di noi altri: onde le dissertazioni dei moderni, che

adducono per ragioni da negare a' greci il contrappunto, il non aver

essi conosciute le nostre consonanze, il non aver distinti che due tempi

breve e lungo, e la scarsezza de' segni da notare i tempi, svaniscono e

si risolvono in nulla, letti o intesi i greci armonici. Le parole di

Ateneo parlando di Stratonico sono: _Primumque docuisse concentus

musicos, ac cantuum numeros varietatesque designasse_. Ecco

l'interpretazione che ne dà lo stesso accurato scrittore: Il _concentus_

è accordo di voci diverse: se la dottrina di Stratonico si fosse ridotta

all'unisono di molte e differenti voci, era affatto superfluo

l'insegnare come doveva distribuirsi il tempo vario delle parti cantanti

unite in una cantilena. Stratonico dunque con accurato esame fissò le

regole da unire le corde consone in diverso tuono, e in ogni specie di

canto; distinguendo e spiegando in ogni canto la maniera, con cui doveva

distribuirsi il tempo, e i numeri ritmici di qualunque specie” (_Saggi

t. 1, p. 200_).

SUARD (Giov. Antonio), secretario perpetuo dell'accademia francese nato

a Besançon, ha pubblicato molti scritti sulla musica. Insieme con l'abb.

Arnaud suo amico prese con zelo la difesa di Gluck contro le cabale

ordite dallo spirito di partito: tutti i pezzi che nelle memorie per

servire alla storia di Gluck vanno sotto il velo dell'anonimo di

Vaugirard, sono di M. Suard: ve ne ha ancora di lui nel 4º tomo di

Supplemento all'_Essai sur la musique_ de M. la Borde. Finalmente a M.

Suard ed all'ab. Arnaud, un poco prima della rivoluzione fu affidata la

compilazione generale della parte della musica nell'Enciclopedia

metodica, e dopo la morte del suo amico, Suard rimasto solo nell'impresa

associossi M. Framery per la parte tecnica dell'arte musicale, e riserbò

a se la parte istorica, e ciò che dir si potrebbe la rettorica

dell'arte: ma non se ne ha sinora che il solo primo volume; senza

speranza di averne il resto. Gli articoli di M. Suard sono di un uomo di

gusto, e di profonda erudizione, ha chiarezza e vivacità nel suo stile:

propone delle ottime viste, e stabilisce eccellenti principj. Egli è

morto in età molto avanzata nel 1812.

SULZER (Giorgio), della R. Accademia di Berlino, nacque nel 1720 a

Winterthur nel cantone di Zurigo. Nel 1763 intraprese la sua _Teoria

universale delle Belle Arti_ in tedesco, opera importante, che gli

assicura un distinto posto nella Repubblica delle Lettere. Per gli

articoli di musica egli fè uso de' lumi, e delle cognizioni profonde di

tre celebri maestri, _Agricola_, _Kirnberger_ e _Schutz_. Il primo tomo

di quest'opera fu pubblicato nel 1771 ed il secondo nel 1774. Una nuova

edizione della medesima n'è stata fatta in Lipsia nel 1792, 4 vol. in

8º, e M. Millin ha data la traduzione de' principali articoli nel suo

_Dictionnaire des beaux-arts_, 3 vol. in 8º, Paris 1806. Nelle Memorie

dell'accademia di Berlino per l'anno 1770. si trova di Sulzer una

distinta relazione dell'opera dell'ab. Roussier, _Sur la musique des

Anciens_: e nel t. 27 la descrizione di una macchina di Holfeld, per

notare i pezzi di musica a misura che si eseguiscono sul cembalo. Mr.

Sulzer morì in Berlino nel febbrajo del 1779.

SUREMAIN (Franc. Alessio), uffiziale d'artiglieria, nato a Dijon nel

1769, pubblicò a Parigi nel 1793 in età di soli 24 anni un'opera

analitica e filosofica intitolata: _Théorie acoustico-musicale ou de la

doctrine des sons rapportés aux principes de leur combinaison_, in 8º.

Questa teoria ha avuto l'approvazione dell'accademia delle scienze di

Parigi: essa infatti è piuttosto della giurisdizione de' geometri che

de' musici. L'autore ha formato l'impresa di sottoporre alla luce

dell'esperienza e del calcolo i principj elementari, e primordiali

dell'arte musicale: egli si è principalmente proposto di riunire i

differenti risultati, ai quali può condurre il calcolo de' suoni

ravvisati sotto questo punto di vista, di ricondurre tutti questi

risultati ad una teoria generale, e, finalmente di rendere più esatti,

più filosofici, e in conseguenza meno arbitrarj la nomenclatura ed i

primi elementi della musica. Egli dimostra che tutte codeste nozioni si

trovano assai volte confuse nel Dizionario di musica di Rousseau, di cui

rileva gli errori, e soprattutto nella sua teoria attacca altresì gli

_Elementi di musica del d'Alembert_, opera che a dirla daddovero, non è

secondo lui, nè teorica, nè filosofica. Bisogna confessare, egli dice,

che questo gran geometra non pretese se non rischiarare, e semplificare

_Rameau_; e non già fare un'opera che fosse sua, senza di che l'avrebbe

certamente egli fatta d'altra maniera. L'A. osserva con ragione, che

Rameau ne' suoi scritti sulla musica si era perduto in un labirinto di

proporzioni e progressioni d'ogni specie, aritmetiche, geometriche, ed

armoniche, e vi aveva sparso quel falso apparato scientifico, che non

impone che agl'ignoranti. _Rameau_ era stato assai poco filosofo per

avanzare che si trova nella musica il principio della geometria. M.

Suremain è assai ragionevole per combattere l'opinion di coloro i quali

si danno a credere che le matematiche posson servire a comporre della

buona musica. L'uno voleva innalzare la sua arte a spese del buon senso:

l'altro conosce abbastanza le scienze esatte, per non accordar loro un

potere che non hanno. Costui ha delle sane idee, quegli ha de'

pregiudizj da musico. Finalmente quest'opera è ben concepita, e messa in

buon ordine; connesse tutte ne sono le parti, tutte concorrono all'unità

del soggetto; l'autore ha saputo esser conciso senz'essere oscuro, se

non che nel presentar le sue idee d'una maniera troppo generica, farebbe

bramare in certi casi degli esempj e delle applicazioni particolari, che

sviluppassero ciò che egli detto non ha, se non in una maniera puramente

astratta (_V. Journal de Physique t. 42 a Paris 1793_). Questo profondo

matematico, benchè assai giovane, fu una delle vittime della

_guillotina_ lo stesso anno 1793 in cui pubblicò la sua opera.

T

TAGLINI (Carlo), professore nell'università di Pisa, pubblicò verso il

1650, _Lettere scientifiche sopra varii dilettevoli argomenti di

fisica_, nella prima delle quali parla de' suoni prodotti dal violino, e

vi dimostra in quale maniera la differenza loro proviene dalla

grossezza, lunghezza e varia tensione delle corde. Nella terza spiega

egli come si formano nella gola i suoni.

TAILLARD (Mr.), musico francese assai rinomato pel suo talento sul

flauto: viva era la sua esecuzione, brillante ed animata. Sin dall'età

di dodici anni fu ascoltato con piacere da più sovrani: negli anni 1760

e 1767 sono state impresse alcune collezioni di sue sonate per

quell'istromento pregiatissime. Vi ha di lui altresì: _Méthode pour

guider les compositeurs_. Morì egli in Parigi nel 1783.

TAILLER (Simone), domenicano scozzese verso il 1240, scrisse due libri

_de Pentacordis_, un altro _de Tenore musicali_, e _de Cantu

ecclesiastico corrigendo_, de' quali fa menzione il Fabricio nella

Biblioteca latina.

TALETE di Mileto nella Jonia, uno dei sette savj della Grecia, e uno dei

precettori di Pitagora, fiorì sette secoli prima di G. C. Oltre

all'essere egli stato il più antico filosofo e caposcuola tra' Greci,

sappiamo da _Plutarco_ aver tenuto anche scuola di musica. “Trovando

Licurgo, egli dice, a Creta un uomo savio e civile chiamato _Talete_, lo

persuase con l'amicizia e co' prieghi a passar seco in Sparta. _Era

Talete stimato musico lirico di ottimo gusto; e quivi insegnava l'arte

sua_, e faceva quegli ufficj, che sono soliti a fare gli ottimi

legislatori: perciocchè il canto suo si riduceva a certe preghiere, le

quali co' modi, e co' loro leggiadri e gravi ritmi conducevano gli

uomini all'ubbidienza de' loro maggiori, ed a stare bene uniti in

società, co' suoi canti s'infrenavano e si acchetavano le passioni, e

avvezzavansi gli uomini a lasciare la rustica malevolenza, e ad

abbracciare le cose oneste; e così esso preparolli in certo modo, e

disposeli all'osservanza degli onesti insegnamenti di Licurgo.” (_In

vit. Licurg._). Dal che chiaramente si rileva che l'antica educazione

era in mano de' musici, d'onde derivano quei tratti storici degli

antichi, ne' quali vien detto, che alcune greche provincie erano

divenute inselvatichite e feroci per avere unicamente negletta la

coltura della musica; essendo allora lo stesso il tralasciar questo

studio che il tralasciare la civile e religiosa educazione.

TANSUR (William), musico inglese, nel 1735 pubblicò un'opera col titolo:

_A complete melody_, in 3 vol. nel primo de' quali vi ha un'introduzione

ai veri elementi della musica vocale ed instrumentale, con un nuovo e

facil metodo: ella è, dice M. Gerber, una compilazione in dieci capitoli

di ciò, che si è scritto sulla musica da' Greci, Romani, Francesi, ed

Italiani. Gli altri due volumi contengono alcuni canti scelti a più

voci. Alcuni anni dopo diè egli al pubblico altre sue opere col titolo

di _Universal harmony_, ossia _Armonia universale_, e l'altra: _A new

musical grammar_, cioè: _nuova grammatica della musica_.

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 4 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 4 / 17 段