eccellente, di cui favella Eraclide (_de Polit._). Fioriva egli otto
secoli innanzi l'era cristiana. (_Signorelli Colt. delle due Sicil. t.
1_).
SENOFANE, di Colofone nella Jonia, poeta musico, e fondatore della
scuola filosofica d'Elea, esiliato dalla sua patria, venne a stabilirsi
in Sicilia, dove per sostenere la sua famiglia, non ebbe altro mezzo che
la musica. Egli andava cantando e suonando per le piazze le sue poesie,
come facevano i primi filosofi. Visse sei secoli prima di G. C. (_V,
Laert. lib. 9. Bruker. Hist. Philos t. 1_).
SERÉ (M. de) è autore di un Poema sulla musica, cui diè per titolo: _Les
Dons des enfans de Latone_, Paris 1734, in 8º. Esso è diviso in quattro
Canti: il suo autore ha avuto l'arte di farvi entrare di una maniera sì
ingegnosa che naturale tutto ciò che la musica ha di più profondo ed
astratto. Non trascura altresì la parte didattica onde vi spiega i
principj dell'arte, e vi unisce alcune regole della composizione. Per
render queste più sensibili, egli ha fatto imprimere molti rami, dove
veggonsi in dettaglio gli elementi della modulazione, e dell'armonia.
Nel terzo e quarto Canto egli espone il gusto, e 'l carattere della
musica italiana, ch'egli preferisce alla francese, e fa l'elogio de'
gran maestri in quest'arte, come _Scarlatti_, _Bononcini_, _Hendel_, che
sebbene tedesco, merita di essere annoverato tra gli italiani. Il Poeta,
dopo avere dimostrato come il gusto italiano sparso in Francia ha
contribuito a migliorare la musica, finisce con formar de' voti per la
riunione delle _Due Sorelle_, la musica italiana e la francese. _La
musique n'est qu'une et ces mêmes accords par tout doivent former de
semblables transports._ Questo Poema ha meritato la stima e gli elogj
degli intendenti, e possiam dire l'autore un degli apostoli del buon
gusto, e della musica italiana in Francia.
SERRE (Jean-Adam), cittadino di Ginevra, profondo nella fisica e dotto
musico, era grande antagonista delle teorie di Rameau e di Tartini.
Avendo viaggiato in Italia, ebbe quivi cognizione degli sperimenti del
Tartini; e trovato avendo insufficienti a molti riguardi i principj del
Rameau, inventò un altro _Sistema misto_, che non vale più, a dir vero,
degli altri due. Egli pubblicò in Parigi nel 1753: _Essai sur les
principes de l'harmonie_ e nel 1763 a Ginevra: _Observations sur les
principes de l'harmonie_, occasionées par quelques écrits modernes sur
ce sujet, et particuliérement par l'article de M. d'Alembert _basse
fondamental_ dans l'Encyclopédie, _le Traité de Théorie musicale_ de M.
Tartini, et le _Guide harmonique_ de M. Geminiani, in 8vo.
SESTO EMPIRICO, medico e filosofo celebre per il suo pirronismo, che non
bisogna confondere con Sesto di Cheronea filosofo Stoico, e nipote di
Plutarco, come sull'autorità di Suida ha fatto l'illustre Requeno. Egli
è autore di una grande opera contro gli mattematici, o coloro che
professano le scienze, _Istituzioni Pirroniche in sei libri_,
nell'ultimo de' quali attacca la musica considerata come scienza, che
tratta de' suoni, delle modulazioni e del ritmo. Egli si dichiara contro
i maravigliosi effetti della musica, narrati dagli antichi scrittori, ed
armato unicamente dell'acutezza del suo ingegno, e delle idee, che gli
presentava in quel tempo di decadimento quest'arte, dichiara doversi
avere in conto di favole le narrazioni degli antichi armonici. “Sesto
Empirico, _dice il sullodato Requeno_, era uno di quei letterati, con
cui può più la vanagloria e la cupidigia che l'amore del giusto e della
verità.” (_Saggi t. 1. p. 287_). Egli avrebbe dovuto tacersi intorno
alla musica (come ben riflettè un moderno filosofo,) pretendendo che non
ve ne fosse, e che l'armonia sia una pura chimera. Nulla offende tanto
quanto il carattere di un uomo che contraddice tutto per fare il bello
spirito. Non si dee mai contendere contro il testimonio de' sensi,
allorchè si sono prese le necessarie precauzioni per non restarvi
deluso. (_M. le Clerc, Bib. anc. et mod. t. 14_).
SEYDELMANN (Francesco), nato a Dresda nel 1748, studiò da prima la
musica sotto Weber maestro del re di Polonia, e 'l contrappunto sotto il
cel. Naumann. Nel 1765 viaggiò insieme con lui e Schuster in Italia, ove
non solo si rese perfetto nell'arte della composizione, ma eziandio in
quella del canto: fu a quell'epoca che essi vennero, in Palermo, come si
è detto all'articolo di Naumann. Di ritorno a Dresda, Seydelmann fu
nominato nel 1772 compositore per la chiesa, e la camera di quella
corte, alternar dovendo tutt'i mesi col maestro Naumann, e Schuster,
nella direzione dell'opera, e della musica di chiesa. Egli ha scritto la
musica di alcuni drammi italiani, nel 1784 _la figliuola di Misnia_; nel
1786 _il capriccio corretto_; nel 1787 _il Mostro_; nel 1788 _il turco
in Italia_. Vi ha di lui impresse a Lipsia _Sei sonate_ a 4 mani pel
forte piano, ed altre con accompagnamento di violino 1801-1807.
SHIELD (Will.) nel 1800, pubblicò in Londra, _An introduction to
harmony_, ossia _Introduzione all'armonìa_, in 4º. Non è che un picciol
libro elementare di 125 pagine. Shield era in oltre stimatissimo
compositore per teatro, e vi ha di lui la musica di più drammi inglesi,
e sei _duo_ con altrettanti quartetti per violino.
SIGISMONDO (Giuseppe), gentiluomo napoletano, ed allievo favorito del
gran Jommelli, possedeva una collezione compita delle opere di questo
maestro, e proponevasi di scrivere la sua vita, non che quella de'
compositori napoletani ma ne lo impedirono forse le turbolenze politiche
di Napoli del 1799. Il nostro sovrano Ferdinando lo aveva costituito
Bibliotecario del Conservatorio della Pietà nel 1791, a cui somministrò
il Sigismondo delle rare e preziosissime carte, dice il Mattei, e per
suo mezzo si è intrapresa la formazione di una Biblioteca musica con
buoni auspicj. (_Memor. per la Bibliot. mus. del Conserv. 1795_).
SIGNORELLI (Pietro Napoli), secretario della Real Accademia di Napoli e
autore di molte stimabili produzioni, fu vent'anni in Madrid professore
in quell'università coll'onorario di annui scudi 600. Nel 1786 essendo
venuto a ripatriarsi in Napoli, sul procinto di tornare in Ispagna, fu,
come dice egli stesso (_t. 4, Vicende ec. p. v._) dalla real munificenza
di Ferdinando III trattenuto in sua patria. Sin dal 1777 egli aveva
enunciata la sua opera, che rifusa poscia in Madrid e limitata al solo
genere musicale diè al pubblico nel 1783, col titolo di _Sistema
melodrammatico_ (_V. ib. in not. p. 70_). Egli è anche autore delle
_Vicende della coltura delle due Sicilie, o sia Storia ragionata delle
lettere delle arti ec._, 5 vol. in 8vo, Napoli 1785, ove molte notizie
ritrovansi intorno alla musica di questi due regni dall'epoca de' greci
sino a' nostri giorni. Pubblicò finalmente l'eccellente sua _Storia
critica de' teatri antichi, e moderni_, 6 vol. in 8º, Napoli 1787, e 12
vol. in 12º, Venezia 1810, con più addizioni, opera che vien riputata la
migliore e la più esatta in questo genere, ed in cui vi ha una compiuta
storia della musica drammatica.
SIMONIDE, poeta musico, e filosofo nacque nell'Isola di Ceo. Egli meritò
la stima dei sovrani, dei saggi, e dei grand'uomini del suo tempo.
“Questo cel. musico, vedendo il pericolo che correva l'antico canto
stromentale con le tragedie da recitarsi dalla parte superiore della
Cartéa, ove soggiornava in Atene, mandò un pubblico invito a tutta la
greca gioventù per l'apertura d'una nuova scuola di musica, innalzata
all'usanza de' loro maggiori; promettendo egli d'insegnare coll'armonia
la morale, la storia e la religione. Ateneo (lib. 10) allude a questa
scuola, raccontandoci che Simonide per venire in città aveva un
asinetto, a cui doveva alla giornata pagare la biada lo scolaro più
trascurato e negligente nell'imparare la sua lezione.” (_V. Requeno t.
1_). Nessuno meglio di lui conobbe l'arte sublime d'interessare, e
d'intenerire, e riuscì principalmente nell'elegie e nei canti
lamentevoli. Jerone re di Siracusa il volle nella sua corte, e ciò che
assicura a Simonide una gloria immortale, si è di aver date utili
lezioni a questo monarca, e felicitato la Sicilia, ritirando Jerone dai
suoi traviamenti, e obbligandolo a vivere in pace co' suoi confinanti,
co' suoi sudditi, e con se stesso; cosicchè sebbene cominciato avesse ad
essere il tiranno di Siracusa, finì coll'esserne il padre (_V. Xenoph.
in Jeron._). Bacchilide fu suo scolare in Sicilia nella poesia, e nella
musica, e vi si fece molto onore. Plinio attribuisce a Simonide
l'invenzione dell'ottava corda nella lira. Morì egli a Siracusa in età
di 90 anni l'anno 468 prima di G. C.
SIMPSON (Cristoforo), musico e dotto autore inglese del sec. 18,
pubblicò nel 1667 _A compendium of practical music_, in 8º, che vien
riguardato come utilissimo: e nel 1670, _Introduction to composition_,
in 5 vol. ove trovansi i principj del suono e della composizione, l'uso
delle dissonanze, le regole del contrappunto semplice e figurato, e de'
canoni. Nella storia della musica di Hawkins si vede il suo ritratto.
SMITH (Dr. Armando), verso il 1780 annunziò in Berlino, dove allora
trovavasi, la sua _Filosofia della musica pratica_, ch'egli pubblicò in
Vienna nel 1787 col titolo di _Fragmens philosophiques sur la musique
pratique_, in 8º.
SMITH (Robert), dottore dell'università di Cambridge, e membro della
Real Società di Londra è autore di un'opera, di cui la seconda edizione
è del 1760 col titolo: _Harmonies, or the philosophy of sounds_, in 8º,
cioè _Principj dell'armonia, o la filosofia de' suoni_. L'autore vi fa
entrare troppo di matematica, in cui gli era versatissimo, ed ha poca
cognizione delle antiche teorie della musica, onde poco profitto può
ritrarsi dalla sua opera, tuttochè venga molto lodata nel giornale
letterario di Berna.
SOMIS (Giov. Battista), primo violino della real corte di Torino, e de'
più esimj tra i discepoli del _Corelli_, fondatore di una nuova scuola,
che porta il suo nome, nello scorso sec. “Somis, dice il _conte di S.
Raffaele_, riuscì veramente impareggiabile pel merito della esecuzione,
ed è stato (ciò che a pochi altri addiviene) fin oltre all'anno
settantesimo sì prode nell'arte sua, da non ravvisarvisi orma di senile
scadimento.” (_Sull'arte del suono p. 181_). Vi sono di lui sei opere di
sonate per violino. La scuola di Somis si reca la gloria di avere
formato Giardini.
SONNETTI (J. J.), sotto a questo nome va un picciol libro intitolato _le
Brigandage de la musique italienne_, 1777 in 8º, ove in mezzo a curiosi
aneddoti vi ha un'ingiusta critica de' più celebri maestri italiani, e
delle indecenze contro il rispettabile P. Martini, cui nelle memorie
della di lui vita si è fatto un dovere di confutar dottamente il P.
della Valle. Ecco un piccol saggio delle ciance di quest'autore.
“Tutt'il contrappunto italiano, dic'egli, è oggidì ristretto sul capo
d'un frate francescano; bisogna che i maestri vadano a baciargli i
sandali per avere della musica, come si va al bacio della mula del papa,
non dico già che questo religioso non possa essere un gran santo, ma
solo che di raro addiviene, che un frate sia grand'uomo principalmente
nelle arti di gusto e di genio. Benchè S. Francesco non fosse un gran
musico, egli non è per tanto che da uno de' suoi conventi d'Italia
escono oggigiorno quei pezzi di contrappunto vivace e voluttuoso e che
seducono i cuori. Se la scuola di questo francescano è buona, non vale a
nulla la sua fantasia. La più parte poi de' maestri italiani portano
tant'oltre la loro ignoranza sino a non conoscere i principj dell'arte
loro. L'acustica che n'è la parte teorica è loro del tutto straniera
ec.” Da queste poche linee ben può dedursi la sgarbata maniera di
ragionare di questo larvato autore.
SORGE (Giorgio-Andrea), allievo di Walther per la musica, e di Holzhey
per cembalo, era un eccellente pratico non men che profondo teorico.
Egli avea fatto il suo corso di studj a Mellenbach sua patria, ed oltre
un gran numero di opere da lui scritte sì pratiche che teoriche, si è
ancora applicato alla perfezione degli instrumenti. Morì a Lobenstein,
dove era maestro della corte, nel 1778. Sono le sue opere, 1.
_Genealogia intervallorum octavae diatonico-chromaticae_, 1741. 2.
_Anweisung etc._, ossia _Istruzione per accordare gli organi e i
cembali_, _Amburgo_ 1744. Chladni loda molto quest'opera. 3. _Dialogo
sul temperamento di Pretorio, Prinz Werkmeister, Neidhart e Silbermann,
e del sistema moderno di Telemann_, in 8º, 1748, _Lobenstein_. 4.
_Principj del calcolo razionale, della misura, e della divisione del
monocordo_, 1749. 5. _Esame de' temperamenti del cembalo di Schroeter_,
1754. 6. _Compasso musicale perfezionato_ in f. 7. _Osservazioni sul
sistema degli intervalli di Eulero_, Lipsia 1771. 8. _Sulla natura del
suono dell'organo_, 1771. _Istruzione nei principj del calcolo, e della
geometria per i costruttori di organi_, 1773. 9. _Compendium
harmonicum_, che diè occasione alla sua disputa con Marpurg, il quale lo
pubblicò col titolo di _Sorge's Anleitung ec._, o _Istruzione sul basso
continuo e l'arte della composizione di Sorge_, con note critiche di
Marpurg, 1760. 10. _Elementi della composizione musicale_, 3 vol. in 4º,
Lobenstein, la migliore certamente delle sue opere. 11. _Principj della
fantasia_, in 4º.
SOTERIDE d'Epidauro, detto il grammatico visse a' tempi di Nerone nel 1º
sec. dell'era cristiana. Tra le sue opere sono da rimarcarsi _Storia
della musica_ in tre libri, e due _Trattati sulla Comedia e sui diversi
Metri_.
SOUHAITTY (il Padre), religioso dell'Osservanza, nel 1677 pubblicò un
suo Saggio intitolato: _Nouveaux élémens du chant_, nel quale propone
una nuova maniera di scrivere la musica, facendo uso di cifre in vece di
note. Rousseau ne fa menzione nel suo Dizionario, e ne propone egli
stesso un'altra più semplice. _Ma il Pubblico_, egli dice _senza molto
discutere il vantaggio de' segni, che se gli propongono, s'attiene a
quelli che trova stabiliti, e preferirà sempre una cattiva maniera di
sapere a una migliore di apprendere_.
SOUTH (Robert), canonico della chiesa di Cristo a Oxford, è autore di un
poema latino, che ha per titolo: _Musica incantans, sive poema exprimens
musicae vires_ etc. Oxonii 1655, in 4º. South commendevolissimo per le
sue vaste cognizioni, e per la sua probità, dopo aver ricusato due
vescovati, morì nel 1716.
SPADARO (Giov.) da Bologna scrisse contro Gaffurio un _Trattato di
musica_, pubblicato in Venezia nel 1531 in fol.
SPIES (Meinardo), priore benedettino del convento d'Yrsee nella Svevia,
e membro della società di musica di Mitzler dopo il 1743, fu discepolo
di Giuseppe Bernabei maestro di cappella romano della corte di Baviera:
secondo l'ab. Gerbert egli viveva ancora nel 1774, compose molta musica
di chiesa, e pubblicò ad Ausburgo nel 1716, un'opera col titolo di
_Tractatus musico practicus_, che è divenuta rarissima. Vi si trovano in
vero molte bellissime cose, ma è così pessimamente scritta che lo stesso
_Hiller_ nell'atto di lodarla dice che sarebbe a desiderarsi, che
_qualcuno volesse tradurla dall'alemanno in tedesco_.
SPONTINI (Gaspare) nacque a Jesi, piccola città dello stato Romano li 14
novembre 1778. Dopo avere studiato i principj della musica sotto il cel.
P. _Martini_ a Bologna, e 'l maestro _Borroni_ in Roma, entrò all'età di
13 anni nel conservatorio _della Pietà_ in Napoli, sotto la direzione
de' maestri _Sala_ e _Trajetta_. A capo di un anno, divenne maestro in
quel conservatorio; nel 1795, in età di diciasett'anni, compose l'opera
buffa, _i Puntigli delle donne_, di cui fu così grande il successo, che
tutti gli impresarj dell'Italia si diedero premura di domandargli delle
opere. L'anno di appresso egli portossi in Roma, ove scrisse gli _Amanti
in cimento_, e quindi passò a Venezia per comporvi l'_Amor secreto_.
Tornò nuovamente in Roma e vi scrisse la musica dell'_Isola disabitata_
del Metastasio, che mandò a Parma dove non potè egli condursi, perchè
veniva allora richiesto pei teatri di Napoli e di Palermo. Compose in
Napoli _l'Eroismo ridicolo_, e si acquistò la stima di Cimarosa, di cui
divenne il discepolo e con lui dimorò cinque anni sino alla sua partenza
per Palermo. Dopo avere scritto quell'opera, Spontini si rese in Firenze
ove la sua opera seria, _il Teseo riconosciuto_ ottenne il più brillante
successo. Di ritorno in Napoli, fu ancora molto applaudito nelle due
opere _la Finta filosofa_ e _la Fuga in maschera_. A quest'epoca il Re e
la corte trovandosi in Palermo il direttore del nostro real teatro di S.
Cecilia, vi chiamò Spontini per iscrivere due opere buffe ed un'opera
seria: furono le prime _i Quadri parlanti_, ed _il finto pittore_,
l'altra _gli Elisi delusi_, in occasione della nascita del real
principe. Non ebbe molto felice incontro per la prima volta in Palermo
per il cattivo consiglio di alcuni malevoli. Gl'insinuarono questi, che
se voleva buona riuscita della sua musica per quel pubblico, dovesse far
uso di molto fracasso nello strumentale. L'esperienza lo fece a suo
costo ricredere dello sbaglio, e la musica degli altri due drammi ebbe
quivi un felicissimo incontro. Non essendo molto favorevole al suo
temperamento il clima di quest'isola, tornò egli in Roma, e vi scrisse
l'opera _il Geloso e l'audace_: poco dopo chiamato in Venezia compose
colà _le Metamorfosi di Pasquale_, e _Chi più guarda, meno vede_.
Spontini dopo aver dato con successo undici opere buffe e tre serie sui
primarj teatri dell'Italia, ebbe il progetto di portarsi in Parigi. Vi
si fece da prima conoscere colla sua _finta filosofa_, diè quindi il suo
_Milton_ che ebbe molti applausi. Ma non volle più scrivere che per il
teatro dell'accademia di musica, ove diè _la Vestale_ nel 1807 e
_Fernando Cortez_, nel 1809. Il _Jury_ istituito da S. M. pel giudizio
de' premj decennali, così si esprime nel suo rapporto sulla _Vestale_:
“Quest'opera ha ottenuto un brillante e fermo successo. Il compositore
ha avuto il vantaggio di applicare il suo talento ad una composizione
interessante, e veramente tragica. La sua musica ha dell'estro della
magnificenza e assai volte della grazia. Vi si sono costantemente e con
ragione applaudite due grand'arie d'un bello stile, e di bella
espressione, due cori di un carattere sagro e toccante, e il finale del
secondo atto, il di cui effetto è tragico insieme e piacevole. Il merito
incontrastabile, e la superiorità del successo della _Vestale_ non
permettono alcun dubbio al _jury_ di proporre quest'opera come degna del
premio.” Questo giudizio è a dir vero sommamente onorevole per Spontini,
ma la pubblica opinione decretò il premio ai _Bardi_ di Lesueur.
SQUARCIALUPI (Anton.) da Firenze, fioriva nel sec. 15. Egli per
maggiormente promuovere gli avanzamenti di quest'arte, dava come
professore de' pubblici corsi di musica. Gerardo Vossio (_de scientiis
mathemat. cap. 60_) dice ch'egli era in tale riputazione, che gli
amatori di musica occorrevano da tutte parti in Firenze per conoscerlo,
e sentire i suoni armoniosi, ch'egli ritrar sapeva da' suoi stromenti.
Il magistrato della città fecegli innalzare una statua presso la porta
della cattedrale. Dicesi ancora di avere scritto un libro sulla musica.
STAINER (Giacomo), cel. costruttore di violini di una piccola città del
Tirolo, sulla fine del secolo 17 era allievo di Amati. Non fu se non
dopo la sua morte, che si cominciò a conoscere il valore de' suoi
stromenti, e tanto più vengono oggidì apprezzati quanto più di raro se
ne incontrano de' veri e de' ben mantenuti. E così pur si può dire, che
talvolta allo Stainer, o all'Amati è uscita di mano una zucca, mentre
qualche oscurissimo guastamestieri urta a caso nell'ottimo: (diceva il
conte di S. Raffaele), cosichè non si deve dal nome del facitore misurar
sempre il pregio dello stromento, ma sì dall'intrinseca sua perfezione.
(_Dell'arte del suono Lett. 1_)
STAMITZ (Giovanni). Boemo, da cui la terza rivoluzion della musica
stromentale prende cominciamento dopo quelle del _Corelli_ e del
_Tartini_, viveva circa 1770 a Manheim, ove fondato aveva la sua famosa
scuola di violino, che conservò lunghissimamente gran fama. “In tutti i
generi di musica stromentale, dice il dotto conte di San Raffaele, ha
posto mano e conseguito gran lode il Boemo Stamitz. Maravigliosa di vero
è stata la fertilità della sua penna a stendere duetti, trio, sinfonie,
concerti con una rapidità, che suol essere incompatibile col ben
riuscire. Lo stile suo è grandioso, vastissimo, sorprendente: la
modulazione agiata, corrente, naturale: i passi ben concatenati: i
principj semplici, inaspettati, luminosi. Se dal _Brioschi_ o dal
_Tartini_ ei toglie a nolo qualche concetto, sì se l'appropria che il fa
parer cosa sua; sì l'abbellisce che non è più desso; sì ben l'adatta e
il pone in opra, che meglio per avventura nol seppe collocar quel
medesimo che ne fu l'inventore. Lo stile di Stamitz è un ingegnoso
composto di stil tedesco e d'italiano. Egli ha saputo accoppiar queste
scuole per modo, che i suoi compatrioti ebbero ad ammirar ne' suoi
dettati una soavità di canto dianzi non intesa, e noi italiani una
novità di passaggi non mai conosciuta. Ma dove singolarmente campeggia
la vaga fecondità del suo ingegno inventore, egli è ne' concerti, i
quali se tanta non fosse la malagevolezza di venirne a capo, sarebber
eglino senza dubbio la più saporita musica ad ascoltare, e la più
dilettosa ad eseguire, di quanta ne sia finor caduta di penna agli
scrittori da suono. Un erudito, ma insipido contrappuntista veggendo in
codesti concerti tanti e sì smaniosi gruppi di note, tanta folla di
salti, di capitomboli, di rompicolli, smascellava dalle risa, come a
vista delle più strane mattezze, che produr possa un cervello eteroclito
ed offeso. Ma il poveruomo traendo poi di tasca le sue armoniche
fanfaluche, nelle quali tutte erano esattamente osservate le regole di
non dar gusto, restava in fatti il solo contento delle proprie melense
produzioni. Nondimeno a far ragione al vero m'è d'uopo il dire, che
affatto ingiuste non erano cotali rampogne; essendo pur vero che Stamitz
al par di quanti sono iti in grido d'esimj sonatori, smodatamente corse
dietro al difficile; troppo degli acutissimi si compiacque, troppo amò
il rischio di stuonare, mentre che anche nel suono è pur vera quella
gran massima, che _l'amor del pericolo è l'amor della propria rovina_.”
STEFFANI (Agostino) di Castelfranco, piccola città dello stato Veneto,
fu uno de' più gran compositori, e cantanti del suo tempo. Suo principal
maestro nella musica fu Ercole Bernabei, uno de' primi virtuosi a
quell'epoca, e maestro di cappella di S. Pietro in Roma. Fece ancora i
suoi studj di dritto, prese la tonsura a Monaco, e il titolo di abbate
che portò sempre di poi. Dopo avere composto molta musica per teatro, e
per camera con incredibil successo, Innocenzo XI gli conferì la dignità
di vescovo di Spiga, nelle possessioni spagnuole dell'America: non volle
più mettere allora il suo nome alle sue composizioni musicali, e corsero
d'indi in poi sotto il nome di Greg. Piva suo copista. Sin dallo
stabilimento dell'accademia di musica antica in Londra nel 1724,
Steffani ne fu scelto di unanime consenso il presidente, posto che egli
occupò sino alla morte. Dopo una lunga assenza dalla sua patria, nel
1729, tornò in Italia, ed ebbe in Roma l'onore di esser sempre nella
compagnia del cardinale Ottoboni, il quale faceva spesso rappresentare
le di lui opere, oratorj, o altri suoi capi d'opera. Egli morì
finalmente a Francfort nel 1730, di anni 80. L'ab. Steffani era di
mezzana taglia, e di delicato temperamento, indebolito altresì da' suoi
studj, e dalle continue fatiche. Era di serio contegno, ma modificato
nella conversazione da una estrema affabilità. Oltre a molte di lui
composizioni musicali vi ha una sua Dissertazione italiana, dotta
insieme e profonda in difesa della musica contro alcuni pretesi
filosofi, i quali sostenevano non esser ella fondata sulla natura,
Amsterdam 1695.